Là dove il SI suona…anche Renzi sa spiegare le ragioni del NO!!!

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Nella Divina Commedia Dante si riferisce agli italiani come “le genti del bel paese là dove ‘l sì suona, (Inferno XXXIII)  in un’epoca in cui il concetto d’Italia come nazione e come popolo non esisteva. Eppure Dante viene qui associato al tricolore, considerato padre della lingua italiana e in un certo senso anche della patria. Perché per Dante attraverso la lingua si fonda l’identità di un popolo ed il SI è visto come il nucleo che accomunava le genti del bel paese!

In questi giorni il SI è tornato alla ribalta, soprattutto nelle parole di un altro fiorentino, Renzi, che vorrebbe spingere gli italiani del bel paese a votare a favore della sua Riforma. Eppure, nelle sue innumerevoli apparizioni a reti teleaudiofoniche unificate Renzi ha anche più volte spiegato perché è sempre più necessario votare NO al referendum costituzionale del 4 dicembre, con motivazioni inconfutabili. Non sto scherzando, infatti il premier sta snocciolando una dietro l’altra le principali motivazioni a sostegno del NO contro la (sua) riforma costituzionale. Premetto che per chi scrive (cioè IO) votare NO significa prima di ogni altra cosa dire NO all’euro e all’UE, alle sue regole economiche irrazionali e antidemocratiche. E solo l’applicazione della nostra Costituzione che mette al primo posto i diritti sociali, a partire dal lavoro e da politiche di piena occupazione, è in grado di riportare l’Italia sulla strada del benessere e della crescita.

Ma elenchiamo velocemente “cosa” dice Renzi riguardo a quello che non funziona in questa Europa: – “Mettiamo il veto al bilancio europeo…l’Italia è contributrice netta a tale bilancio, ogni anno versiamo 20 miliardi di euro e ne riceviamo indietro solo 12…Quindi l’Europa non può lasciarci soli nell’affrontare il problema terremoto e immigrazione guardando lo zero virgola del nostro deficit se no… forse… però… bla, bla, bla…”.

BRAVO RENZI, SPIEGA BENE AGLI ITALIANI COSA FINANZIAMO CON I TAGLI E LE TASSE CHE HANNO QUASI RASO AL SUOLO LA PARTE PRODUTTIVA DEL PAESE.

L’assurdo è che con la riforma vogliono ridurre i parlamentari mettendo a bilancio 50 milioni di risparmio all’anno, mentre in Europa sono anni che manteniamo la doppia sede del parlamento europeo, a Strasburgo e Bruxelles, che all’Italia costa oltre 200 milioni di euro all’anno. Tale organo, pur se eletto direttamente dai cittadini, ha funzioni limitate: basti pensare che il patto di stabilità è controllato PREVENTIVAMENTE dai buuuu-rocrati della Commissione europea, organo non eletto, che in piena autonomia dice e disdice imponendo le regole e minacciando la troika come e quando vuole! Riguardo poi i famigerati “fondi europei” che l’Italia non sarebbe in grado di spendere, dovete sapere che essi devono essere COFINANZIATI al 50% con soldi pubblici o con risorse private. Ora in piena crisi questo significa che per poter usare questi soldi la regione o il comune che li riceve deve mettere a bilancio ulteriori tagli o aumenti di tasse: con una mano fanno finta di dare e con l’altra tolgono e pilotano la nostra spesa pubblica costringendoci a privatizzare e rinunciare a servizi. Uscendo dall’UE l’Italia potrebbe gestire come vuole sin da subito i 20 miliardi che ogni anno mettiamo nel calderone dell’eurozona, dalla quale in cambio riceviamo solo calci nel didietro e umiliazioni!

– “Se il bilancio della finanziaria italiana non sarà approvato dalla Commissione europea, allora andate a controllare anche quello della Germania che da anni fa surplus enormi e proibiti dalle regole europee …

BRAVO RENZI, SPIEGA AGLI ITALIANI CHE I TEDESCHI PER PRIMI NON HANNO MAI RISPETTATO LE REGOLE EUROPEE, MENTRE L’ITALIA E’ L’UNICA, GRAZIE A GOVERNI TOTALMENTE ASSERVITI, AD AVER MESSO IN COSTITUZIONE IL PAREGGIO DI BILANCIO (GOVERNO MONTI), APPROVATO IL FISCAL COMPACT O AD AVER COSTANTEMENTE ABBASSATO IL DEFICIT…

Questi provvedimenti di austerity sono i principali motivi per cui in Italia dal novembre 2011 è scomparsa la crescita del pil. Per vedere l’impatto delle riforme sul pil rispetto a tutti gli altri paesi dell’area euro cliccate QUI    e potrete vedere il grafico della  crescita nell’ottimo sito “Vincitori e vinti” di Paolo Cardena! Bella vero la crescita di Renzi e compagnia? La Germania, paese egemone, usa gli enormi vantaggi concessogli dall’euro, moneta per lei fortemente svalutata, per praticare concorrenza sleale nei confronti degli altri patner europei, accumulando così enormi surplus che sarebbero VIETATI DALLE STESSE REGOLE EUROPEE. Tali surplus infatti avrebbero dovuto essere ridistribuiti dalla Germania attraverso investimenti pubblici in stipendi, pensioni e opere statali…Invece è il paese che più di ogni altro sfrutta i propri cittadini con politiche mercantilistiche, che servono a comprimere i salari verso il basso e a sfruttare chi lavora. Oltre 8 milioni di tedeschi vivono con i minijob, cioè lavoro in nero legalizzato e sostenuto da un sussidio pubblico (tipo reddito di cittadinanza) che ingabbia i cittadini in un sistema di sfruttamento da cui non possono più uscire. Tutta l’area euro si basa su questo modello mercantile-coloniale in cui il più forte sfrutta (a morte) il più debole. Non può esistere un’unione dove il paese egemone non ridistribuisce gli enormi vantaggi che trae dal sistema. Più che di un’unione si tratta di una supernazione di stampo coloniale.

Quindi Renzi continua ad evidenziare le storture del sistema, gli manca però un’ultima ammissione di verità: questa Europa a trazione germanica NON è riformabile. NON può esistere un’altra Europa perché le motivazioni che sin dall’inizio sono state dietro a questo progetto non erano quelle della cooperazione o della pace, ma quelle dell’imposizione e della guerra economica senza scampo per i paesi aderenti. La modifica della Costituzione blinderebbe ancora di più il nostro sistema in questa gabbia: noi siamo i “ricchi” e ingenui polli da spennare fino all’ultimo. I virtuosi tedeschi con il loro mercantilismo spinto hanno in realtà casse previdenziali al collasso e puntano al nostro sistema bancario, ancora in mano italiane, per ricapitalizzare i loro azzardi. Con il bail in, espropriando i risparmi degli azionisti, obbligazionisti e (se dovesse servire) correntisti potranno comperare per due soldi tutta la baracca e grazie all’innalzamento degli spread causato dalla crisi bancaria italiana incasseranno i lauti interessi pagati dagli italiani con le solite politiche di austerità! Se serve manderanno la troika come in Grecia. Ho detto SE perché da noi, un servo-sacerdote dell’austerità, tipo Monti, si trova sempre alla bisogna.

In questo quadro sconsolato pur essendo gli italiani, come dice Dante, le genti del bel paese, là dove ‘l SI suona, essi voteranno NO per mantenere salda quell’identità che è l’unica speranza, per un popolo, di ripristinare la democrazia e i diritti da essa tutelati! Serve però una volontà politica capace di guidare il consolidarsi dei molti segnali positivi che indicano una possibilità di uscita dalla crisi e un recupero effettivo di sovranità.

Votiamo No, per non ritrovarci a piangere sul latte versato!

latte

A Porta a Porta, il programma di Bruno Vespa, il ministro Padoan è rimasto senza parole quando Salvini gli ha chiesto: “Quanto costa un litro di latte?”. Leggi qui! Chiaramente non lo sapeva, non gli compete – scrivono sulla Repubblica – sono altre le cose che un ministro dell’economia dovrebbe sapere! Può darsi, ma  come cittadino mi interessa che chi governa sia consapevole delle esigenze quotidiane della gente. L’economia in particolare deve essere rivolta al bene comune, al mantenimento di una società civile compatibile con lo Stato democratico, rispettosa cioè dei diritti sociali costituzionalmente garantiti! Dico questo perché non posso  in alcun modo giustificare un ministro della Repubblica che applica con leggerezza principi volti al “risparmio”, tagliando su servizi quali la sanità o la scuola… In base a quali motivazioni si applicano tali criteri di “riduzione della spesa” che corrispondono nei fatti ad una sostanziale privazione dei diritti costituzionalmente garantiti?  E questa premessa mi porta a parlare del Referendum costituzionale…

La Riforma costituzionale fatta dal governo inserisce esplicitamente l’attuazione delle norme di derivazione europea come compito e obbligo da recepire per via legislativa! Per capire quali sono le norme di natura economica derivanti dalla governance europea che abbiamo già recepito, basta riferirsi alle recenti “RIFORME“: da quella “previdenziale” o altrimenti detta “RIFORMA FORNERO“, a quella della “BUONA SCUOLA“,  al “JOBS ACT“, al “BAIL IN” altrimenti detto “ESPROPRIO LEGALIZZATO”,… e dovremmo aggiungerci certamente anche la “RIFORMA COSTITUZIONALE“, visto l’esplicita cessione di sovranità che comporta nei confronti dell’UE! Votando SI di fatto si ritengono tali leggi come buone e giuste, perché “ce le chiede l’Europa” e noi vogliamo che tale istituzione entri di diritto a far parte dell’ossatura legislativa del nostro paese: la COSTITUZIONE!

Ma cosa centra l’Europa con le riforme? Risposta: TUTTO! Considerate solo il fatto che dal 2011 sotto il manganello della crisi stiamo semplicemente realizzando il programma di governo dettato dalla BCE attraverso la famosa lettera inviata al governo Berlusconi! Inoltre sarebbe bene domandarsi che senso abbiano le attuali “opposizioni” di Renzi alle critiche fatte dalla Commissione europea alla finanziaria scritta dal governo italiano, se poi in realtà con la “RIFORMA“, si vincola in maniera più stringente l’Italia al rispetto del patto di stabilità europeo! Praticamente è per meri fini elettorali che Renzi  critica la Commissione, lui dice che è assurdo non fargli mettere nel deficit le spese per l’immigrazione e per l’emergenza terremoto! Giustissimo, peccato però che nella SUA riforma costituzionale si VINCOLA senato e parlamento a ratificare tali norme (quelle del deficit zero e del taglio del debito pubblico) in modo inderogabile! Sono oltre 20 anni che le norme comunitarie dell’UE hanno una prevalenza su quelle derivanti dal diritto interno. Quando parliamo di burocrazia dovremmo riflettere su quanta di essa sia in realtà “importata” dal diritto comunitario, che si inserisce fra le righe delle leggi complicandone la forma e la comprensione. Ciò nonostante, quando andremo a votare dovremmo ricordarci che la nostra Corte Costituzionale ha ancora la possibilità di sindacare le leggi derivanti dalle norme del diritto europeo se esse risultano incompatibili con i diritti sanciti dai principi fondamentali della Costituzione italiana. Ancora per poco se vincerà il SI! Saremmo l’unico Stato dei paesi membri a NON POTER USCIRE DALL’UNIONE EUROPEA E DAI SUOI VINCOLI ECONOMICI, vincoli che si scontrano con i diritti sociali PRIMA garantiti dalla Costituzione. Anche se tali imposizioni fino ad ora sono sempre entrate dalla finestra (grazie all’adesione italiana all’UE e ai suoi trattati sovranazionali), cioè come detto sopra hanno scavalcato la Costituzione modificando gran parte della legislazione italiana, dopo entreranno direttamente dalla porta del parlamento con corsie preferenziali, senza la possibilità alcuna di incompatibilità costituzionale! La Corte costituzionale non potrà applicare priorità o gerarchie fra diritti!  Nessuno di noi può davvero permettersi questo e in realtà non se lo possono permettere neanche LORO, il premier e i suoi ministri, artefici convinti di una Riforma dalla quale credono di rimanere immuni! Salvarli da se stessi è il minimo che possiamo fare: è assurdo pensare che questo sia un voto sul governo Renzi, dato che dentro l’euro qualsiasi decisione viene presa in base ai diktat europei e non potrebbe essere altrimenti! Come è assurdo pensare che dentro l’euro possa esserci un’alternativa di governo, dato che chiunque venga eletto (o nominato) non può far altro che proseguire sul solco tracciato dai suoi predecessori. Chi dice di votare NO e non mette in diuscussione l’euro è peggiore di Renzi: il NO deve essere al SISTEMA DELL’EURO, consapevoli che per far funzionare la Costituzione bisogna uscire. Chiunque si faccia portavoce di questa semplice verità, sia esso Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi…darà un senso al voto referendario e una speranza di cambiamento al proprio paese.

Ps: chiaramente le mie sono solo opinioni, se voltete pareri autorevoli vi consiglio di leggere:

il blog del magistrato Luciano Barra Caracciolo Orizzonte 48

il blog dell’economista Alberto Bagnai Goofynomics

 

Se vince il NO… arriverà l’ennesimo governo tecnico?

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La preponderante presenza mediatica del premier per presentarci le cosiddette “ragioni del  si” mettono in evidenza come stiano cercando di sparare le “ultime cartucce”  (a salve), contro la sempre più certa vittoria del no.

Quello che non riescono a capire, nel loro annaspare e farfugliare pseudo-motivazioni pro-riformiste, è quello che dicevo pochi giorni fa analizzando il voto a favore di Trump: se alla gente fai mancare il “pane quotidiano”, cioè il lavoro stabile unica sicurezza per il futuro, ai voglia tu a parlare di cambiamento, ripresa, risparmi, calo del debito o minaccia degli spread…

Gli ultimi dati istat confermano che l’Italia rimane in deflazione Leggi QUI!  Poi però l’istat ci ripensa e fa uscire stime PRELIMINARI del PIL che confermerebbero la fatidica crescita, come potete leggere QUI!  Ci dovrebbe spiegare il premier, o il ministro Padoan, come è possibile parlare di ripresa e di aumento dell’occupazione , quando i dati certificano in modo inequivocabile che i consumi non ripartono?  Se si aggrava la deflazione come si fa a dire che aumenta l’occupazione, usando squallidi giochi di parole – disoccupati, inattivi, occupati…il gioco delle tre carte – col solo fine di confondere la gente? Di che tipo di lavoro stiamo parlando, dato che su base nazionale la quota salari rimane invariata anche quando aumenterebbe l’occupazione?

Questi dati certificano che le riforme, compresa quella della Costituzione, stabilizzano solo i diritti della mega aziende, prevalentemente estere, di fare shopping a basso costo in un’Italia in rovina: investono soldi e hanno in cambio lavoratori sottopagati e schiavizzati! Questo è il vero motivo per cui la gente voterà NO!  Renzi ha già fatto capire che lui “nella palude non ci rimarrà”! Non si comporterà come i soliti politici che “galleggiano” e mai si tolgono di torno. Sinceramente mi pare difficile “galleggiare” quando grazie alle RIFORME l’intero sistema paese affonda; comunque sembra proprio volerci dire che si dimetterà, – come i suoi padroni euristi gli avranno già chiesto – ma non certo per andare ad elezioni anticipate!  Sono già uscite previsioni di istituti di credito, come la banca svizzera Credit Suisse, che danno la probabilità di un governo tecnico a seguito della vittoria del NO al 70%! Leggi Qui!

Alla guida di tal governo potrebbe spendersi una figura carismatica, autorevole, come ad esempio quella di Mario Draghi, in grado di rassicurare i piddini di tutte le specie (definizione del professor Bagnai, potete trovare il vero significato del termine nel suo blog Goofynomics )  sempre pronti ad accogliere a braccia aperte il salvatore della patria (degli altri) di turno!

Nel caso invece si andasse alle elezioni anticipate con l’attuale maggioritario non è da escludere una vittoria dei 5s con alla guida del paese un Di Maio, che si è prestato a fare un tour di presentazione dai potenti del mondo, come già fece Renzi Lo potete leggere QUI!

 In entrambi i casi la GARANZIA che il SISTEMA RIFORMISTA LIBBBBERISTA NON CAMBI è assicurata! I 5s hanno detto più volte che la permanenza dell’Italia dentro l’unione europea NON è in discussione. Per loro, come per i piddini, l’euro NON è il problema, lo sono invece gli sprechi, la casta, la corruzione… in poche parole gli stessi temi cavalcati da un Renzi o un Monti qualsiasi con il distinguo dell’onestà!

Su Draghi e le sue capacità indiscusse di salvare l’euro non ho molto da dire. Se mai si prestasse a governare l’Italia con il solito governo di “responsabilità nazionale”,  capiremmo presto se la salvezza dell’euro è compatibile con la vita di noi poveri cittadini!

In tutto ciò, naturalmente, l’incognita nel gioco dei poteri potrebbe essere Trump e la sua dichiarata opposizione al sistema globalista: i buuu-rocrati potrebbero aver fatto il loro tempo e la democrazia, pur se con dei “limiti”, avrebbe perlomeno una piccola speranza di rivincita. Chiaramente è solo un sogno, ma dopo tanti incubi dovuti all’indigestione di pesanti salse euriste (l’Europa ci dà la pace, lavoremo tutti un giorno in meno guadagnando di più, l’Euro ci protegge,bla, bla, bla…), cercheremo perlomeno di farlo ad occhi aperti e non lasciarci ingannare tanto facilmente.

Terremoto in Nuova Zelanda: allerta tsunami!

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Un terremoto classificato di magnitudo 8.1 ha colpito la Nuova Zelanda alle ore 12:02 italiane (00:03 ora locale della zona colpita)!  Vedete i dati sul sito dell’INGV cliccando QUI ! Sulla pagina  facebook  EU storm map viene segnalato il seguente comunicato dalle autorità locali: “La gente vicino alla costa orientale della Nuova Zelanda isola del sud dovrebbe immediatamente trasferirsi in altura o nell’entroterra per quanto possibile. Ore 4.22 ora locale!!” Potete leggerlo anche andando direttamente sulla pagina facebook cliccando QUI !

L’epicentro è stato localizzato a soli 90 km da Christchurch, città colpita già nel 2010 da una scossa di magnitudo 7 e poi nel 2011 da una scossa di magnitudo 6,3 che causò molti danni e morti proprio a causa delle lesioni agli edifici causate dal sisma precedente. Attualmente anche sul sito dell’ANSA trovate queste notizie!

Breve riflessione riguardo al sisma del centro Italia: pur non potendo prevedere se ci saranno nuove scosse di entità paragonabile a quella di fine agosto o di fine ottobre 2016, possiamo almeno sapere che essendo la lunghezza delle faglie appenniniche di circa 25-30 km l’entità della magnitudo non dovrebbe mai essere superiore a 7 – 7,5. Ben diversa la situazione della Nuova Zelanda o del Giappone dove sono coinvolte faglie che arrivano anche a 100 km di lunghezza. Queste stime possono perlomeno dare ai tecnici dei dati certi per programmare una ricostruzione adeguata sui territori coinvolti, con strutture sismiche in grado di sopportare queste scosse. Che purtroppo nella storia d’Italia sono ricorrenti come possiamo leggere relativamente all’Appenino e a Norcia  Qui  !  

Oggi i mezzi e la tecnologia per mettere in sicurezza ci sono, lo dimostrano gli eventi drammatici come quello appena segnalato dove le persone convivono con terremoti ancora più spaventosi, che inevitabilmente generano danni, morti e paure, ma con conseguenze sicuramente meno drammatiche! Per parlare di ricostruzione e messa in sicurezza servono soldi, serve innanzitutto una politica espansiva di spesa sociale che QUESTO STATO in QUESTA EUROPA, come spiegato molte volte nel blog, non può assolutamente fare!

Debiti e pane quotidiano: da Trump ai libberisti di casa nostra

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La lezione “Trump” sarà servita a far cambiare prospettiva ai libberisti euristi di casa nostra? Mi riferisco alle politiche volte ad aumentare la DISOCCUPAZIONE e la PRECARIZZAZIONE, volte deliberatamente ad impoverire la gente aumentandone la disperazione. Perché chi ha votato Trump l’ha fatto pensando al “pane quotidiano”, le manipolazioni mediatiche, le demonizzazioni, non hanno avuto alcun effetto sulle “troppe” persone che si sono trovate senza lavoro e prospettive di miglioramento! In un impero, come quello americano, il sistema non sarà mai davvero “democratico”, chiunque vinca sta lì a garantire gli interessi del sistema, ma anche un modello imperialista-lobbista deve tener conto di equilibri delicati come quello della sussistenza dignitosa di milioni di persone: attualmente ci sono oltre 40 milioni di cittadini americani che sono costretti a ricorrere agli aiuti alimentari per vivere! Credo che la corda, quella che porta alla disperazione e alla violenza, era pronta per rompersi, quindi una discontinuità politica, per quanto imprevedibile, è l’unica speranza che le cose possano migliorare!

Anche da noi, nel vecchio continente e nella nostra Italia, le “riforme” a sentire i media e i tromboni di regime, presto faranno “ripartire” il paese.  La realtà è che dopo 5 anni di crisi portata avanti in modo magistrale dagli ultimi tre governi, tutti subalterni al sistema finanziario eurocratico, la gente comune è sull’orlo della disperazione più totale: pochi capiscono cosa sta accadendo davvero, ma di fronte al suicidio a cui stanno portando la nostra civiltà, l’istinto di sopravvivenza dei più è alla disperata ricerca di qualcuno che ci indichi una via d’uscita: dare il “pane”, cioè il “LAVORO”, quello vero, quello in grado di garantire un futuro dignitoso! E per PRETENDERE il “pane quotidiano” dobbiamo passare attraverso la comprensione di alcuni “temi” o meglio “best seller” tanto in voga in quest’era ultralibberista!

Una delle tematiche più care alle élite libberiste è quella del DEBITO PUBBLICO! A causa dell’enorme DEBITO PUBBLICO, ci dicono, dobbiamo fare le riforme per cambiare l’Italia e tornare a crescere! Quante volte avrete sentito questa litania snocciolata dal premier di turno o dal solito e ripetitivo servizio sui telegiornali. Funziona sempre: abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, i debiti dei padri ricadono ora sopra i figli, troppi privilegi cancellano così i diritti e dobbiamo fare i sacrifici altrimenti…

Eppure è semplice riflettere su un dato di fatto: se c’è uno o più debitori, chi sono i creditori? O detta altrimenti: la spesa di uno è sempre il guadagno di qualcun altro! Sicuramente in questo contesto, quello dell’euro, il taglio del DEBITO PUBBLICO è il principale pretesto per fare le riforme che si scaricano sui cittadini: riforma delle pensioni, tagli feroci alla sanità e all’istruzione, precarizzazione selvaggia del lavoro reso, grazie al jobs act, precario a tempo indeterminato… Quindi sembra proprio che questo debito non sia il guadagno, l’arricchimento dei cittadini! Ma andiamo avanti…

Era l’estate del 2012 quando, sotto il governo Monti, la stragrande maggioranza del Parlamento italiano votava a favore del “PAREGGIO DI BILANCIO” in Costituzione cambiando così insieme all’articolo 81 l’intera struttura della nostra Carta costituzionale. Provate infatti a spiegare COME uno Stato che rinuncia a fare politiche di spesa pubblica, può per esempio “adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” come afferma, suo malgrado, l’articolo 2 della Costituzione? Oppure come può favorire il risparmio come dice l‘articolo 47, dato che fa solo politiche volte a rastrellare i soldi dirottandoli verso i mercati finanziari?  Uno Stato che oggi più che mai tira dritto verso il deficit zero decide con tranquillità di rinunciare ad immettere nell’economia liquidità per sostenere l’occupazione o ricostruire i paesi devastati dal terremoto! Checché ne dica Renzi, che va elemosinando lo 0,… di deficit in più ai suoi padroni europei, chi non mette radicalmente in discussione il pareggio di bilancio e le assurde regole europee da cui deriva, nulla può dare ai propri cittadini: può solo aumentare le tasse e/o tagliare la spesa pubblica, creando impoverimenti senza fine. Già dal 1992, con il Trattato di Maastricht, l’Italia ha adottato i vincoli per il risanamento dei conti pubblici iniziando a fare consistenti “avanzi primari”. Ciò significa che da circa 25 anni l’Italia  ha sempre speso meno di quello che ha incassato via tasse. L’unica voce in bilancio che ha fatto lievitare in modo consistente il famigerato debito pubblico è stata infatti la “spesa per interessi”! Ora siccome il costo medio del nostro debito pubblico è di circa il 4% del pil, è matematico che con un deficit attuale intorno al 2% come ce lo chiede l’Europa il governo non può DARE NULLA per la ripresa o per altri fini sociali. Ripeto: se lo Stato non può spendere come sancisce il principio del pareggio di bilancio, non può far altro che tassare e tagliare la spesa sociale privatizzando i servizi, PUNTO!

Ma ritorniamo alla domanda cruciale: a chi entrano in tasca gli interessi sul debito pubblico italiano? Se tali titoli andassero in tasca a cittadini o ad imprese ed istituti finanziari italiani lo Stato avrebbe di fatto un debito con se stesso: in una famiglia i soldi che il marito dà alla moglie per andare a fare la spesa contribuiscono al reddito famigliare non generando alcun debito! Il problema si pone quando i soldi non bastano e allora un componente della famiglia deve fare la spesa a debito! Ma anche in questo caso l’Italia ha un debito estero corrispondente a circa il 40% del pil, percentuale non considerata preoccupante dagli economisti. Quindi esaminato sotto vari aspetti il Debito pubblico in termini assoluti è del tutto comparabile a quello di paesi con economie simili a quella italiana, è tenuto sotto controllo da politiche d’austerità che impongono esclusivamente avanzi primari consistenti e compressione della spesa pubblica, è ulteriormente “controllato” da riforme, come quella previdenziale, che tagliando le gambe (il futuro) a milioni di pensionati è in grado di abbassare la spesa per le pensioni nel medio e lungo periodo! InZomma, il Debito pubblico, soprattutto se protetto da una banca centrale in grado di acquistarlo alla bisogna e tenere sotto controllo i famigerati spread, è il NON problema! Casomai, nel nostro caso, è proprio la BANCA CENTRALE ad essere il problema: una banca dei banchieri, esente dal controllo democratico degli stati e al totale servizio delle istituzioni finanziarie! L’euro, moneta di nessuno, è appunto il manganello e l’olio di ricino da usare e dosare a dovere nei confronti dei malcapitati cittadini dell’Eurozona.

L’ha dimostrato Draghi quando nel 2012 dichiarò che avrebbe fatto di tutto per “SALVARE L’EURO” (l’euro, non i cittadini europei) e infatti da allora ha acquistato direttamente titoli pubblici, anche italiani, abbassando notevolmente i tassi debitori e mantenendo un’apparente calma finanziaria! Apparente perché l’economia reale non ne ha tratto alcun beneficio; anzi la minaccia di nuove “crisi” euroimposte per tramite della stessa BCE, pronta a chiudere i rubinetti del quantitative easing, interrompere cioè l’acquisto di titoli pubblici riportando gli spread alle stelle e togliendo liquidità agli stati che non fanno i “compiti a casa” adottando perfino, come accaduto in Grecia e a Cipro il “controllo dei capitali”: vennero limitati i trasferimenti finanziari da banca a banca, i prelievi ai bancomat… il tutto perché i greci avevano votato no all’arrivo della troika, che poi puntualmente arrivò per tramite della Commissione UE, imponendo su volere della Germania, una devastante rinegoziazione del debito! Tutto pur di non farli uscire dall’euro, precedente pericoloso che avrebbe potuto rafforzare le voci critiche che sostengono addirittura che continueremo a vivere anche senza l’euro! Se si usasse la spesa pubblica per rilanciare i consumi, sostenere l’occupazione, rafforzare e ripristinare le tutele sociali, inizieremmo ad uscire, pur fra mille ostacoli e difficoltà, da una crisi che non ha mai fine. Nulla di tutto ciò è possibile se prima non si ripristina la sovranità monetaria uscendo dall’euro,  vero tema da affrontare per primo se si vuole un cambiamento per la gente, volto a dare una speranza e un futuro alle nuove generazioni!

Allunga…

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…nei sondaggi, la Clinton! Ce lo dicono i media a reti “internazionali” unificate che oggi la Clinton “vola” nei sondaggi superando Trump! Quindi a rigor di logica domani Trump sarà il nuovo presidente americano! A rigor di logica, perché non si può pensare come attendibili sondaggi che in poche ore, ribaltano un risultato che dava in netta e costante ascesa Donald Trump. Ce lo hanno dipinto come inaffidabile, pericoloso, con idee considerate intollerabili… Ma il “politicamente corretto” non è forse quello che spinge i popoli a rinunciare alla propria identità etnica, religiosa, sessuale o ancora ad un’identità politica capace di distinguersi dal partito unico e soprattutto all’identità nazionale, in nome di un falso egualitarismo che accoglie tutti e tutto nel calderone che chiamiamo comunemente globalizzazione? In questo sistema ciò che muove la società è la disuguaglianza, dove i poveri saranno sempre più poveri e non c’è più spazio per la “classe media”, razza ormai in rapida estinzione! Se i Trump, pur con la loro inaffidabilità, possono rappresentare un freno al sistema totalitario del pensiero unico, quello appunto che cancella democrazie in nome di falsi ideali, credo che sia un rischio che valga  la pena correre. Anche in quest’Europa in cui i burocrati dettano l’agenda ai governi in nome di indiscutibli e devastanti regole di risanamento. Se appunto il cosiddetto “populismo” diventasse realtà in America, ripristinando almeno in parte un equilibrio fra popolo portatore di diritti e lobby economiche che vogliono sottomissione e obbedienza totale alle loro regole, un cambiamento a livello globale non potrà non esserci. Bene, male, guerra, pace… Questi sono temi che riguardano entrambi i candidati alla presidenza americana. Basta vedere come l’operato del “premio nobel per la pace” Obama ha di fatto aumentato la pressione militare della NATO nei confronti della Russia in modo esponenziale. Vedremo domani e soprattutto negli anni a venire…

Quando lo Stato risparmia…

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Dall’inizio della crisi e in particolare dall’entrata in campo di Monti che ha inaugurato l’era infinita dell’austerità, lo Stato italiano ha realizzato nelle manovre finanziarie notevoli “risparmi”, ma essi sono andati di pari passo ad una caduta verticale degli “investimenti” pubblici in modo praticamente trasversale a tutti i settori della vita sociale, che sono proprio quelli che servono ad esempio per la manutenzione delle strade, la messa in sicurezza degli edifici pubblici, la prevenzione di disastri ambientali… Insomma, più lo Stato ha risparmiato, più ha tolto, cancellato, letteralmente MANDATO IN ROVINA il nostro paese! Inutile qui dire l’elenco infinito dei disastri che si sarebbero potuti evitare o perlomeno limitare con la giusta manutenzione e con adeguati investimenti pubblici, basta ricordare il recentissimo crollo del viadotto di Lecco! Ma come mai, se lo Stato risparmia, – perché il debito pubblico SAREBBE IL SOLO E UNICO PROBLEMA – tali risparmi non si convertono in servizi aggiuntivi, in risorse per affrontare l’emergenza, come ce la cantano giornalmente in tutte le salse da anni i media di regime?!?!?!?!?!?  La spesa è un problema, quindi il risparmio, i TAGLI AGLI SPRECHI, sarebbero la soluzione, non è forse vero? Iniziamo a vedere l’effetto dei tagli o se preferite dei risparmi, sul comparto sanità: “La spesa sanitaria italiana è del 28,7% più bassa rispetto ai Paesi EU14, con una forbice, anche in percentuale del PIL, che si allarga anno dopo anno…” Qui trovate la fonte di tali dati.

Possiamo continuare con la spesa per l’istruzione:

Ocse: Italia penultima per spesa, record di Neet e prof anziani

venerdì 16 settembre 2016  –   Edscuola  –  da Il Sole 24 Ore   –   di Alessia Tripodi

Una spesa pubblica scesa del 14% in 5 anni – che mette l’Italia al penultimo posto dopo l’Ungheria – record di insegnanti over 50 (con salari in calo) e di Neet, cioè di ragazzi che non studiano e non lavorano… L’articolo continua qui.

InZomma, sia se l’analizziamo per settori, – salute, istruzione, servizi… – sia se l’analizziamo in termini assoluti, l’Italia risulta tra i paesi dell’area euro con la spesa pubblica più bassa! Ed è tale spesa – che per i liBBeristi di tutte le salse che invadono con le loro blaterazioni la tv sarebbe ABNORME, PESO IMMORALE SULLE SPALLE DEI FIGLI, IMPRODUTTIVA, BRUTTA, SPRECO DA TAGLIARE… – che è rimasta in termini reali praticamente INVARIATA tra il 2005 e il 2015! Certo il debito pubblico continua a salire, ma siamo sicuri che sia questo il problema? SI! Siamo sicuri che il debito pubblico NON è il problema e ce lo certifica la stessa Commissione europea oltre che prestigiosi istituti di ricerca tedeschi. Qui l’articolo. Per chi non ha la pazienza di aprire i link e leggersi gli articoli riporto dei brani significativi:

“Il primo, certificato EU e già qui ricordato, è che l’Italia mai, nemmeno per un momento, è stata a rischio default. Lo certifica la stessa Commissione Europea nel suo Fiscal Stability Report…”, “…l’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, ha ribadito che l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più sostenibile dell’eurozona! “

Per collegare i puntini fra una frase e l’altra ripeto che l’articolo dovete leggervelo da soli. Però non fatevi trarre in inganno dalle conclusioni, dove l’autore dice che siccome l’Italia è il paese che più di ogni altro ha applicato i vincoli di bilancio imposti dall’UE, avrebbe quindi titolo per “chiedere”, “pretendere”, “realizzare” un maggiore flessibiltà e incrementare così gli inesistenti investimenti pubblici rilanciando la domanda interna ( i consumi) e incrementando il pil (la ricchezza prodotta dagli italiani). Le avrete sentite tutti le farneticazioni del buon Renzi, che addirittura si è spinto a dire “…non possiamo accettare che crollino le scuole per rispettare le regole di bilancio europee!” Eppure lui insieme ai suoi predecessori (Letta e Monti) sono stati i campioni di austerità: se riduci il deficit e porti il tuo paese al “pareggio di bilancio” ,e applichi addirittura il Fiscal compact allora significa che accetti con leggerezza di continuare a impoverire il tuo paese e a tagliare le risorse per la sicurezza e lo stato sociale! Ma al di là degli slogan politici, il motivo per cui i garzoni di bottega che si sono succeduti negli ultimi tre governi hanno “curato” la gamba sana dell’Italia, cioè la spesa pubblica con cui dal dopoguerra ad oggi gli italiani tutti hanno visto migliorare le loro condizioni di vita, non è certo per ignoranza o per incompetenza. Essi infatti hanno lavorato al servizio dei creditori esteri, gli stessi che attraverso il controllo del mercato dei capitali e degli spread dettano le regole del gioco: limitare la democrazia (per ESSI sinonimo di populismo), azzerare le tutele sul lavoro, demonizzare tutto ciò che è pubblico spingendo l’ex-Stato a privatizzare i servizi. Se vi ricordate la “crisi” è iniziata da una banca statunitense, la Lehaman Brothers, che a causa delle speculazioni dei mutui subprime fallì spalmando la voragine di insolvenze accumulate nel sistema bancario di tutto il mondo. Per chi non lo sapesse i mutui subprime sono ad alto tasso di insolvenza proprio perché dati a persone con lavori precari e senza tutele, appunto perché negli Stati Uniti la precarizzazione selvaggia del lavoro è la regola! Quando TUTTI o la stragrande maggioranza dei lavoratori hanno lavori senza tutele e possono essere licenziati dal datore di lavoro senza problemi, il sistema finanziario spinge a dare prestiti senza garanzie, siano essi carte di credito, mutui, finanziamenti poco importa: il modello sociale si basa sul DEBITO (non sui consumi) e poi quando una recessione globale fa saltare il giochetto aumentando vertiginosamente la disoccupazione, ebbene ci pensano gli Stati, attraverso l’austerità, a rapinare i propri cittadini incrementando le tasse e cancellando lo Stato sociale con i tagli: il tutto naturalmente per ripagare le SPECULAZIONI PRIVATE DELLE BANCHE. L’Italia, per fare un esempio, ha regalato, attraverso i fondi ESM istituiti dall’UE per salvare prevalentemente le banche francesi e tedesche, oltre 40 miliardi di euro. Leggete questo articolo per chiarirvi le idee. Questi soldi sono stati versati alle banche greche che prima della crisi avevano prestato senza troppe garanzie enormi capitali sotto forma di mutui e prestiti alle famiglie e imprese greche e tali soldi arrivavano prevalentemente dalle ricche banche tedesche e francesi. Tanto sapevano che arrivata la crisi nei vari paesi dell’eurozona ci sarebbero stati umili servitori pronti a strangolare i loro cittadini atteraverso l’austerità pur di ripianare, con i dovuti interessi, le folli speculazioni fatte dal sistema finanziario deregolamentato. In tutto ciò l’euro è il principale baluardo del sistema: una moneta che non appartiene a nessuno stato, gestita dal sistema finanziario a garanzia della realizzazione delle cosiddette “RIFORME DI-STRUTTURALI” e della speculazione selvaggia. Nel mondo dei predatori il più grosso mangia il più piccolo e in Europa il sistema finanziario tedesco è quello che più di ogni altro gestisce l’euro per i propri fini, senza tener troppo conto degli ormai innumerevoli focolai di ribellione che nei paesi europei stanno per venire alla luce. Forse è ora di iniziare ad aprire gli occhi e iniziare a guardare la realtà con più consapevolezza. In Italia finché l’opinione pubblica è distratta dai soliti temi della casta, della corruzione, dei privilegi, continueranno a farci credere che la terra è piatta, anche se sono ormai molti i liBBeristi che iniziano a raccontarci che il sole è luminoso e l’acqua è bagnata. Cosa voglio dire? Che iniziano già a cambiare disco cantando “lo Stato è brutto si, ma l’austerità è anch’essa cattiva”, “l’euro è divino si, ma se la Germania fa sempre e solo i ca..i suoi allora è meglio andare ognuno per la propria strada”. Il problema è che sti personaggi che dicono tali mezze verità, non lo fanno certo per noi, perché si sono pentiti o sono rinsaviti dopo aver per anni demonizzato lo stato e idealizzato la DIS-Unione europea basata sul Mercato Salvatore. Lo fanno perché da un momento all’altro il sistema potrebbe implodere e potranno così dire: ve l’avevo detto che era sbagliato! Ma chi vende menzogne non potrà mai fare niente di buono per la collettività. Che ci rimane allora a noi cittadini? La consapevolezza di quale sia la direzione da seguire, rafforzare lo Stato per ripristinare i diritti sociali garantiti dalla Costituzione e la speranza che ancora possano esistere forze politiche e sociali, vecchie o nuove che siano poco importa, in grado di schierarsi dalla nostra parte.