Debiti e pane quotidiano: da Trump ai libberisti di casa nostra

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La lezione “Trump” sarà servita a far cambiare prospettiva ai libberisti euristi di casa nostra? Mi riferisco alle politiche volte ad aumentare la DISOCCUPAZIONE e la PRECARIZZAZIONE, volte deliberatamente ad impoverire la gente aumentandone la disperazione. Perché chi ha votato Trump l’ha fatto pensando al “pane quotidiano”, le manipolazioni mediatiche, le demonizzazioni, non hanno avuto alcun effetto sulle “troppe” persone che si sono trovate senza lavoro e prospettive di miglioramento! In un impero, come quello americano, il sistema non sarà mai davvero “democratico”, chiunque vinca sta lì a garantire gli interessi del sistema, ma anche un modello imperialista-lobbista deve tener conto di equilibri delicati come quello della sussistenza dignitosa di milioni di persone: attualmente ci sono oltre 40 milioni di cittadini americani che sono costretti a ricorrere agli aiuti alimentari per vivere! Credo che la corda, quella che porta alla disperazione e alla violenza, era pronta per rompersi, quindi una discontinuità politica, per quanto imprevedibile, è l’unica speranza che le cose possano migliorare!

Anche da noi, nel vecchio continente e nella nostra Italia, le “riforme” a sentire i media e i tromboni di regime, presto faranno “ripartire” il paese.  La realtà è che dopo 5 anni di crisi portata avanti in modo magistrale dagli ultimi tre governi, tutti subalterni al sistema finanziario eurocratico, la gente comune è sull’orlo della disperazione più totale: pochi capiscono cosa sta accadendo davvero, ma di fronte al suicidio a cui stanno portando la nostra civiltà, l’istinto di sopravvivenza dei più è alla disperata ricerca di qualcuno che ci indichi una via d’uscita: dare il “pane”, cioè il “LAVORO”, quello vero, quello in grado di garantire un futuro dignitoso! E per PRETENDERE il “pane quotidiano” dobbiamo passare attraverso la comprensione di alcuni “temi” o meglio “best seller” tanto in voga in quest’era ultralibberista!

Una delle tematiche più care alle élite libberiste è quella del DEBITO PUBBLICO! A causa dell’enorme DEBITO PUBBLICO, ci dicono, dobbiamo fare le riforme per cambiare l’Italia e tornare a crescere! Quante volte avrete sentito questa litania snocciolata dal premier di turno o dal solito e ripetitivo servizio sui telegiornali. Funziona sempre: abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, i debiti dei padri ricadono ora sopra i figli, troppi privilegi cancellano così i diritti e dobbiamo fare i sacrifici altrimenti…

Eppure è semplice riflettere su un dato di fatto: se c’è uno o più debitori, chi sono i creditori? O detta altrimenti: la spesa di uno è sempre il guadagno di qualcun altro! Sicuramente in questo contesto, quello dell’euro, il taglio del DEBITO PUBBLICO è il principale pretesto per fare le riforme che si scaricano sui cittadini: riforma delle pensioni, tagli feroci alla sanità e all’istruzione, precarizzazione selvaggia del lavoro reso, grazie al jobs act, precario a tempo indeterminato… Quindi sembra proprio che questo debito non sia il guadagno, l’arricchimento dei cittadini! Ma andiamo avanti…

Era l’estate del 2012 quando, sotto il governo Monti, la stragrande maggioranza del Parlamento italiano votava a favore del “PAREGGIO DI BILANCIO” in Costituzione cambiando così insieme all’articolo 81 l’intera struttura della nostra Carta costituzionale. Provate infatti a spiegare COME uno Stato che rinuncia a fare politiche di spesa pubblica, può per esempio “adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” come afferma, suo malgrado, l’articolo 2 della Costituzione? Oppure come può favorire il risparmio come dice l‘articolo 47, dato che fa solo politiche volte a rastrellare i soldi dirottandoli verso i mercati finanziari?  Uno Stato che oggi più che mai tira dritto verso il deficit zero decide con tranquillità di rinunciare ad immettere nell’economia liquidità per sostenere l’occupazione o ricostruire i paesi devastati dal terremoto! Checché ne dica Renzi, che va elemosinando lo 0,… di deficit in più ai suoi padroni europei, chi non mette radicalmente in discussione il pareggio di bilancio e le assurde regole europee da cui deriva, nulla può dare ai propri cittadini: può solo aumentare le tasse e/o tagliare la spesa pubblica, creando impoverimenti senza fine. Già dal 1992, con il Trattato di Maastricht, l’Italia ha adottato i vincoli per il risanamento dei conti pubblici iniziando a fare consistenti “avanzi primari”. Ciò significa che da circa 25 anni l’Italia  ha sempre speso meno di quello che ha incassato via tasse. L’unica voce in bilancio che ha fatto lievitare in modo consistente il famigerato debito pubblico è stata infatti la “spesa per interessi”! Ora siccome il costo medio del nostro debito pubblico è di circa il 4% del pil, è matematico che con un deficit attuale intorno al 2% come ce lo chiede l’Europa il governo non può DARE NULLA per la ripresa o per altri fini sociali. Ripeto: se lo Stato non può spendere come sancisce il principio del pareggio di bilancio, non può far altro che tassare e tagliare la spesa sociale privatizzando i servizi, PUNTO!

Ma ritorniamo alla domanda cruciale: a chi entrano in tasca gli interessi sul debito pubblico italiano? Se tali titoli andassero in tasca a cittadini o ad imprese ed istituti finanziari italiani lo Stato avrebbe di fatto un debito con se stesso: in una famiglia i soldi che il marito dà alla moglie per andare a fare la spesa contribuiscono al reddito famigliare non generando alcun debito! Il problema si pone quando i soldi non bastano e allora un componente della famiglia deve fare la spesa a debito! Ma anche in questo caso l’Italia ha un debito estero corrispondente a circa il 40% del pil, percentuale non considerata preoccupante dagli economisti. Quindi esaminato sotto vari aspetti il Debito pubblico in termini assoluti è del tutto comparabile a quello di paesi con economie simili a quella italiana, è tenuto sotto controllo da politiche d’austerità che impongono esclusivamente avanzi primari consistenti e compressione della spesa pubblica, è ulteriormente “controllato” da riforme, come quella previdenziale, che tagliando le gambe (il futuro) a milioni di pensionati è in grado di abbassare la spesa per le pensioni nel medio e lungo periodo! InZomma, il Debito pubblico, soprattutto se protetto da una banca centrale in grado di acquistarlo alla bisogna e tenere sotto controllo i famigerati spread, è il NON problema! Casomai, nel nostro caso, è proprio la BANCA CENTRALE ad essere il problema: una banca dei banchieri, esente dal controllo democratico degli stati e al totale servizio delle istituzioni finanziarie! L’euro, moneta di nessuno, è appunto il manganello e l’olio di ricino da usare e dosare a dovere nei confronti dei malcapitati cittadini dell’Eurozona.

L’ha dimostrato Draghi quando nel 2012 dichiarò che avrebbe fatto di tutto per “SALVARE L’EURO” (l’euro, non i cittadini europei) e infatti da allora ha acquistato direttamente titoli pubblici, anche italiani, abbassando notevolmente i tassi debitori e mantenendo un’apparente calma finanziaria! Apparente perché l’economia reale non ne ha tratto alcun beneficio; anzi la minaccia di nuove “crisi” euroimposte per tramite della stessa BCE, pronta a chiudere i rubinetti del quantitative easing, interrompere cioè l’acquisto di titoli pubblici riportando gli spread alle stelle e togliendo liquidità agli stati che non fanno i “compiti a casa” adottando perfino, come accaduto in Grecia e a Cipro il “controllo dei capitali”: vennero limitati i trasferimenti finanziari da banca a banca, i prelievi ai bancomat… il tutto perché i greci avevano votato no all’arrivo della troika, che poi puntualmente arrivò per tramite della Commissione UE, imponendo su volere della Germania, una devastante rinegoziazione del debito! Tutto pur di non farli uscire dall’euro, precedente pericoloso che avrebbe potuto rafforzare le voci critiche che sostengono addirittura che continueremo a vivere anche senza l’euro! Se si usasse la spesa pubblica per rilanciare i consumi, sostenere l’occupazione, rafforzare e ripristinare le tutele sociali, inizieremmo ad uscire, pur fra mille ostacoli e difficoltà, da una crisi che non ha mai fine. Nulla di tutto ciò è possibile se prima non si ripristina la sovranità monetaria uscendo dall’euro,  vero tema da affrontare per primo se si vuole un cambiamento per la gente, volto a dare una speranza e un futuro alle nuove generazioni!

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