L’uomo-scorpione simbolo dell’irrazionalità umana!

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Un’antica favola persiana intitolata “Lo scorpione e la tartaruga” o la versione attribuita ad Esopo, anche se non ci sono prove certe in merito, chiamata “La rana e lo scorpione” racchiude in sé uno dei misteri che caratterizza l’essenza della natura umana: la capacità di agire in modo irrazionale, causando coscientemente danno a se stessi e agli altri!

Una rana stava tranquillamente sguazzando in un fiume quando gli si avvicinò uno scorpione.   Devo passare dall’altra parte – disse – ma io non so nuotare e non so come fare, se provo affogherò. Tu potresti darmi un passaggio sul tuo dorso? La rana dubbiosa rispose: – Se io ti lascio salire sul mio dorso tu mi pungerai.  Ma lo scorpione rassicurò la rana: – Non ti preoccupare, perché dovrei farlo? Se ti pungessi affogherei anch’io perché entrambi andremmo a fondo. La rana rassicurata fece salire lo scorpione sul suo dorso. Quando arrivarono al centro del fiume lo scorpione punse la rana, che stupita da tale gesto trovò la forza di chiedergli: – Ma perché l’hai fatto? Moriremo entrambi! Lo scorpione rispose: – Non ho potuto farne a meno, è nella mia natura!

Guardando alla storia recente o passata possiamo trovare innumerevoli  esempi in cui l’uomo dà il peggio di sé provocando guerre, morti e sofferenze a non finire. L’intelligenza umana è stata in grado – più di ogni altra forza della natura –  di trasformare il mondo e plasmarlo per i suoi fini. Questo non sarebbe un problema se i fini dell’uomo fossero compatibili con la vita di cui l’uomo stesso è parte. Il problema nasce nel momento in cui ci si accorge che la vita, il benessere e l’amore è secondario all’interno della nostra specie, prioritaria è invece la sete assoluta di potere e di dominio che alcuni individui esercitano in modo totalmente irrazionale su tutto e su tutti, comportandosi né più né meno come lo scorpione della favola. Sentiamo spesso citare in televisione una famosa frase di Einsten, che affermava che quando le api spariranno dal pianeta all’uomo rimarranno solo quattro anni di vita. La causa della moria delle api è proprio l’uomo-scorpione, quello che grazie “alla sua natura” modifica l’ecosistema portando squilibri irreversibili che minano la sua stessa esistenza. Ma se fosse l’uomo a sparire accadrebbe lo stesso alle altre specie viventi? Perché il privilegio di sapere di esserci che caratterizza l’umanità rispetto a tutti gli altri esseri viventi, comporta anche la consapevolezza del non-esserci più, del tornare al NULLA da dove veniamo che sembra affascinare i tanti che fanno del male scientemente e si immolano per questo! Noi siamo in perenne guerra gli uni contro gli altri, la pace viene spesso invocata, ma quante persone riescono davvero a capire che cos’è?

La vita stessa è guerra, sempre e comunque contro l’oblio. Riflettendoci è il paradosso della vita: sia la guerra degli uomini, sia la guerra del finito contro l’infinito, sono entrambe causa della morte come assurdo e limite! Perché la vita vuole sempre e comunque Essere al di là di ogni confine fisico o spirituale e oltre l’insensatezza umana. A volte mi chiedo: siamo davvero sicuri che l’ultimo nemico da sconfiggere sia la morte? Certo, nel cristianesimo Gesù si è immolato sulla croce per poi risorgere, identificando in sé stesso la via verso la verità e la vita. E lo stesso Gesù disse:” Se uno vuol venire dietro a me rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”Luca 9,23. Non sembrano proprio razionali frasi che spingono l’individuo a “rinunciare a se stesso”, ma qui Gesù mette il dito nella piaga dell’egoismo che impedisce all’uomo di amarsi e amare gli altri.

Non è tanto la morte fisica quella da cui Dio salva, Lui salva dall’inganno e dal male di vivere gli uni contro gli altri, nell’invidia e nell’odio che porta  alla distruzione. Il fatto di esserci ora, qui e adesso, ci condanna alla vita: rimbalzeremo come bilie, avanti e indietro nel tempo, in questo spazio d’eternità in cui ci è concesso di vivere o fermeremo il divenire incessante in un eterno presente dove il limite e l’infinito coincidono e l’amore per l’assoluto colmerà ogni vuoto?

Nella favola della rana e dello scorpione si tende ad identificare l’uomo con lo scorpione dimenticandosi della rana: essa, pur diffidente perché conosce la pericolosità dello scorpione, sceglie di fidarsi di lui! Non credo che sia stata solo ingenuità: la rana ha voluto credergli, come tanti uomini e donne ogni giorno credono nella vita e nella sua sacralità. Se il germe dell’irrazionalità e del caos fa parte del genere umano, esso pur essendo potente è comunque nulla rispetto al Bene che l’uomo può riconoscere e fare. Quindi c’è sempre la speranza, che come gocce nel mare, ogni gesto, ogni pensiero trasformi la vita in un percorso di crescita e di pace da fare insieme.

Voto o non voto? Cosa faranno i nostri EUROi?

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Dopo la cancellazione del referendum sul Jobs act, ieri la Consulta si è espressa sull’Italicum dichiarandolo parzialmente incostituzionale, pur mantenendone diversi aspetti come il premio di maggioranza al 40% alla Camera. La cosa più interessante rimane però l’aver evidenziato l’immediata applicabilità delle leggi elettorali così uscite dal loro verdetto. E questo pur non avendo in alcun modo risolto la totale disomogeneità tra i sistemi elettivi di camera e senato, come aveva invece chiesto il Capo dello Stato Mattarella subito dopo il voto referendario del 4 dicembre: «È inconcepibile indire elezioni prima che le leggi elettorali di Camera e Senato vengano rese tra loro omogenee», «il risultato del referendum abbia confermato un Parlamento con due camere, regolate da due leggi elettorali profondamente differenti, l’una del tutto proporzionale, l’altra fortemente maggioritaria con forti rischi di effetti incompatibili rispetto all’esigenza di governabilità». QUI  l’articolo!

Ora noi sappiamo che la coerenza è una caratteristica delle nostre istituzioni, una coerenza che però fino ad ora li ha portati ad andare avanti sulle loro tanto amate riforme, perdendo totalmente di vista il popolo che non rappresentano più da tempo!

Ma per tornare al tema delle elezioni anticipate, la domanda è sempre la stessa: a chi giova? Tutti sappiamo quanto faccia gola ai nostri politici il vitalizio di fine legislatura, quindi non è meglio giocare e sacrificare sull’altare delle future e devastanti riforme di-strutturali il governo Gentiloni? Per provare a vedere oltre le nubi nere che si prospettano all’orizzonte facciamo un passo indietro…

Il 23 gennaio il Commissario agli affari economici dell’UE affermava riguardo al terremoto: C’è piena disponibilità della Commissione europea” (bene, dico io…), “per il terremoto stiamo facendo tutto quello che possiamo” ( cioè?..),  “La ripetizione dei terremoti dimostra che c’è un qualche aspetto strutturale lì(ah, vuol dire che siamo i soliti italiani spreconi e incapaci che non sanno risolvere i loro problemi?), E siamo pienamente disponibili. Non parliamo di altre spese, ma è chiaro che la Commissione lo considera una questione per la flessibilità” ( chiaro no? Niente soldi, anzi LORO la flessibilità (de che?) ce l’hanno già data, adesso si aspettano che noi prepariamo una manovrina correttiva, come richiesto, da 3,4 miliardi!)

Giustamente, dopo aver confermato il governo del SI e avuto all’economia le persone “giuste”(vedi alla voce Padoan) che sanno cosa si deve fare, ora la Commissione batte cassa sapendo di sfondare porte già aperte. Infatti è di oggi la notizia che Moscovici torna alla carica esplicitando le già abbastanza chiare richieste: ” Lo scorso 17 gennaio la Commissione ha inviato una richiesta di chiarimenti, da fornire entro il primo febbraio prossimo, sul mancato rispetto dell’obiettivo di deficit, chiedendo interventi pari allo 0,2% del pil. Ora Moscovici si aspetta “una risposta precisa a una lettera che era estremamente precisa”. Anche perché, e il commissario Ue ci ha tenuto a sottolinearlo, “l’Italia è il paese che ha maggiormente beneficiato della flessibilità”. “L’ha avuta per gli investimenti, le riforme, i rifugiati e il terremoto. È chiaro – ha aggiunto – che nelle spese che abbiamo già integrato per il terremoto ci sono elementi straordinari ed elementi strutturali, come le spese per migliorare la prevenzione, il consolidamento per rimediare ai danni”. QUI l’articolo. 

Quindi Moscovici conferma quello che avevamo già capito: l’Italia ha avuto tutto quello che doveva avere, (peccato che noi cittadini di tanta generosità non ci siamo accorti) ora prepari gli italiani alla stangata di 3,4 miliardi da noi richiesta nella letterina inviata al governo. Come? SO CA..I VOSTRI!!!

A tanta generosità dei buuuu-rocrati euristi risponde indignato addirittura il presidente del PD Orfini:

“Le parole di Moscovici sono sconcertanti”. Matteo Orfini ha duramente criticato la linea della Commissione europea. “Mentre stiamo ancora piangendo i morti della tragedia di Rigopiano, sentire coloro che dovrebbero rappresentare i valori di solidarietà su cui è nata l’Europa esprimersi con argomentazioni fredde, proprie delle burocrazie che da anni difendono gli interessi politici legati al feticcio dell’austerity, è inaccettabile e offensivo – presidente dell’assemblea nazionale del Pd – dopo questo ennesimo atto mi tocca ribadire che la lettera di Bruxelles è irricevibile”QUI l’articolo!

Peccato che i primi ad applicare TUTTE le regole dell’austerity siano stati proprio i politici italiani, in primis quelli del PD! Quindi non c’è via di scampo e sembra che abbiano poco da scegliere: prendere (il poco) tempo, sperando che il sistema dell’euro si sfaldi facendo saltare il banco insieme alle manovre e manovrine varie che ci aspettano ( ricapitalizzazione delle banche, aggiustamenti del deficit da 3,4 miliardi, manovrone lacrime e sangue di fine anno…), oppure andare alle elezioni e completare comunque la svendita del paese, ma perlomeno lavandosi la bocca con la cosiddetta legittimazione popolare attraverso il voto… E Renzi naturalmente è di nuovo pronto a garantire un futuro radioso al suo paese!

 

Da Obama a Trump: finirà l’era global-colonialista-progressista?

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Fra gli “esportatori di democrazia” americani, Obama risulta essere il più originale riuscendo ad impersonare nuovi slogan grazie alle sue caratteristiche innovative: il primo presidente di colore, con un nome musulmano – Barak Hussein Obama – in grado di diventare egli stesso il simbolo di più popoli e più culture! Il suo discorso di apertura lo fece il 4 giugno del 2009 all’università del Cairo – Bashar al Assad – dove invitò i musulmani a concepire gli Stati Uniti in un nuovo modo, spingendoli ad entrare a far parte dell’impero globale dove tutti i popoli e tutte le nazioni avrebbero dovuto convivere. Questa è la parte del suo discorso dove era chiaro il suo programma futuro: 

” Noi siamo formati da ogni cultura, usciti dai quattro angoli del mondo e siamo conquistati da un semplice concetto : E pluribus unum : « Da parecchi popoli, uno solo » “

QUI    il testo integrale. In questo discorso Obama si schiera dalla parte dei popoli musulmani affermando al contempo la volontà degli Stati Uniti di combattere il terrorismo. Obama fece anche un appello alla democrazia e al diritto del popoli di liberarsi dai regimi oppressivi, appello che molti lessero proprio come un esplicito invito alla rivolta nei confronti dell’ormai trentennale dittatura di Mubarak in Egitto, cosa che in effetti accadde nel 2011.

Si usò il termine di “primavera araba” per riferirsi a quella serie di proteste e agitazioni che portarono a drastici cambiamenti di regime in paesi quali l’Egitto, la Tunisia, la Libia, la Siria… E fu proprio in Egitto che Obama, facendo eco alle parole pronunciate al Cairo pochi anni prima, disse di appoggiare “una ordinata transizione verso un governo che sia in linea con le aspirazioni del popolo egiziano” . Oggi sappiamo che la destabilizzazione del vicino e del medio oriente causata dalle scelte di politica estera dell’amministrazione Obama è stata catastrofica anche per i paesi europei e non solo per motivi economici (basta pensare all’onda migratoria incontrollata accolta a braccia aperte dai nostri leader euristi)! Inoltre se l’intento di Obama era quello di riprendere il controllo di questi paesi in funzione anti-russa, certamente non è riuscito: dopo aver reso ingovernabile la Siria cercando in tutti i modi di far cadere il governo di Assad, arrivando addirittura ad armare i ribelli siriani, non è riuscito ad isolare-accerchiare Putin.

Quindi la tesi del “mondo unipolare a guida USA” sostenuta da Obama è di fatto caduta mentre fanno da contraltare le “nuove” intenzioni politiche dichiarate dal presidente Trump, che nel suo discorso d’insediamento del 20 gennaio ha detto: “c’è la cruciale convinzione che un paese esiste per servire i suoi cittadini. Ma per molti cittadini la realtà è diversa”. Famiglie in difficoltà, industrie abbandonate, scuole senza soldi, criminalità e bande: “Questa carneficina finisce qui e ora”.  A noi cittadini italiani ed europei dicono qualcosa queste affermazioni? La politica dell’unione europea di stampo globalista, palesemente contro le nazioni, – concetto definito obsoleto dalle nostre stesse istituzioni – non ha forse portato alle stesse tragiche conseguenze indicate come mali da Trump?

Ma continuiamo con il suo discorso: “Per molti anni abbiamo arricchito l’industria straniera a scapito di quella statunitense, abbiamo difeso i confini di altre nazioni e non i nostri. Da  oggi ci sarà una nuova visione: l’America viene prima. Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, in materia di immigrazione, sugli esteri sarà presa a beneficio dei lavoratori americani e delle famiglie americane. Dobbiamo proteggere i nostri confini dalle devastazioni di altri paesi che distruggono i nostri prodotti, rubano le nostre aziende e distruggono il nostro lavoro. L’America tornerà a vincere, come mai prima. Ci riprenderemo i nostri posti di lavoro. Ci riprenderemo i nostri confini…” “Cercheremo l’amicizia con le nazioni del mondo, ma con la consapevolezza che è diritto di ogni nazione mettere i propri interessi davanti a tutto.” 

Di fronte a queste affermazioni chiediamoci: è un ritorno al protezionismo o all’affermazione della democrazia, intesa come diritto di autodeterminazione dei popoli resi ormai delle colonie dal sistema imperialistico globalizzato guidato dagli USA e in Europa dalla Germania? Credo che nelle intenzioni dello stesso Trump la parola America può essere tranquillamente cambiata con Italia, Grecia, Spagna,…o qualsiasi altra nazione e popolo del mondo! Solo riconoscendo la propria identità e la propria cultura i popoli potranno tornare a dialogare pacificamente con gli altri, senza mire espansionistiche volte alla cancellazione delle nazioni. Ed è proprio perché il mondo è di tutti che nessuno può pensare di farne il proprio orticello personale!

L’eurismo neoliberista è incompatibile con la civiltà!

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Si rimane senza parole di fronte al disastro e alla disperazione delle persone che sono da giorni senza elettricità e devono sopportare il freddo, la neve e il terremoto aspettando gli aiuti di uno Stato sempre più assente e lontano dalla realtà! Ma in l’emergenza non è iniziata in quel terribile 24 agosto 2016, così come non iniziò in Emilia Romagna il 20 maggio 2012 o a L’Aquila il 6 aprile 2009 o in una delle innumerevoli tragedie con cui la natura ci mette da sempre a dura prova. La tragedia è iniziata da quando le istituzioni nazionali ed europee hanno deciso di staccare la spina ad un sistema, che pur con tutti i suoi difetti, aveva garantito un benessere crescente alla nostra società, quello cioè delle democrazie costituzionali nate dopo la seconda guerra mondiale. Questo è il motivo per cui oltre ai soldi per affrontare l’emergenza non ci sono neanche quelli per affrontare l’ordinaria amministrazione: grazie al patto di stabilità i comuni non hanno soldi disponibili, ogni anno fioccano nuove emergenze e i fondi “europei” sono vincolati al rastrellamento, sul territorio, di ulteriori soldi pubblici da procurarsi mediante nuove tasse e/o tagli…servono cioè ad avere ancora MENO STATO! Questa è l’essenza del liberismo: liberarsi, appunto, dello Stato per limitarsi a dare al popolo giusto quello che gli serve per non ribellarsi. Ma cosa serve alla gente per non ribellarsi? Poco, sembra, visto che ci hanno già tolto quasi tutto! Il lavoro per i giovani è di fatto cancellato da leggi che li rendono precari a tempo indeterminato, la sanità viene velocemente privatizzata mettendo a carico dei cittadini visite o analisi un tempo a carico del SSN, la previdenza è una chimera per chi deve andare in pensione nei prossimi anni, mentre si prospettano salvifici fondi privati per i precari e sottoccupati senza alternative e speranza per il futuro.

Pensiamo solo ai soldi (di noi PRIVATI cittadini) raccolti per l’emergenza terremoto e attualmente non disponibili: è una storia che si ripete puntualmente da anni, prima con il terremoto dell’Aquila nel 2009, quando l’allora capo della protezione civile Bertolaso decise di affidare tali fondi ad una società finanziaria, l’Etimos, che formò un fondo di garanzia per garantire le banche che dovevano dare piccoli prestiti ai terremotati;  i terremotati invece di ricevere quei soldi DONATI per l’emergenza e la ricostruzione delle proprie VITE, dovevano rientrare nei criteri di solvibilità stabiliti dalle banche e restituire i prestiti con gli interessi! Anche con il terremoto dell’Emilia del 2012, nonostante i fondi raccolti con gli sms furono versati presso la Banca d’Italia, si dovette attendere che le regioni coinvolte, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, decidessero le modalità per la ripartizione e presentassero progetti per la ricostruzione. Oggi come allora i soldi inviati dagli italiani tramite sms ci sono, ma quando veramente servono non si possono toccare come potete leggere su la stampa.

Ma il problema sono davvero i soldi oppure è una questione di civiltà? Le politiche neoliberiste impongono ai governi una rigida mentalità contabile volta essenzialmente al controllo sociale, dove l’uomo deve essere de-costruito a modello della neo-società liberista, basata sui principi del mercato e del lavoro-merce. Uno sfruttamento senza ritegno è la proposta o meglio supposta politica che ci impongono i nostri governanti, in cambio, grazie anche al controllo totale dei mass-media, gettano negli occhi degli sprovveduti il fumo e la sabbia della democrazia cosmetica, abbellimenti appunto per mascherare una realtà ben diversa.

Ricordiamoci invece che in questo sistema l’euro è il manganello impietoso per imporre le regole, la BCE un vero e proprio organo politico al servizio dei paesi egemoni, la Commissione Europea l’organo esecutivo pronto a sanzionare e attivare le famigerate procedure d’infrazione: nonostante la terribile emergenza che l’Italia sta affrontando in questi giorni, sti signori hanno la faccia e lo stomaco per chiederci una correzione dei conti stimata in 3,4 miliardi!

Soldi che chiaramente verranno rapidamente trovati senza troppe dilazioni, al di là del solito teatrino che i nostri politici, garzoni di bottega al soldo del capitale finanziario, ci propinano ogni volta impersonando finte proteste e ottenendo alcunché. Non è lo stesso per chi vive l’emergenza sulla propria pelle, perché i soldi per la prevenzione e la tutela del territorio non ci sono, quelli per l’emergenza arrivano a babbo morto e ogni anno è peggio in un vortice distruttivo senza fine! Un modello di “inciviltà” imposto da autorità che distribuiscono rimproveri e minacciano sanzioni in funzione esclusiva di interessi esteri di paesi e istituzioni dominanti, che è incompatibile con la democrazia. Non si può parlare di aiuti o dire “non vi lasceremo soli” se le pseudo-istituzioni che fanno tali affermazioni accettano questo modello neoliberista che usa strumenti coercitivi (la moneta-euro e i mercati dei capitali) cancellando ogni principio d’umanità! In realtà tutto quello che all’apparenza è democratico (referendum, libere elezioni, informazione di qualsiasi forma o tipo, rete e social compresi) viaggiano da tempo su binari morti, che nulla possono e nulla decidono…Il cambiamento se ci sarà sembra provocato da tragiche rotture, fatte da persone portate alla disperazione e che non accettano più il falso buonismo della propaganda! Oppure, nonostante il governo ombra che si è formato sta già agendo in modo feroce, un cambio al vertice del sistema della governance mondiale, sperando perlomeno che un Trump non sia lì solo per distruggere, ma anche per rifondare un minimo di civiltà perduta…

Sant’Anselmo: Dio è…id quo maius cogitari nequit!

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Dio è… <<quella cosa di cui nulla può pensarsi di più grande>>!

Siamo in un epoca in cui gli uomini si stanno abituando a “mettere fra parentesi” il pensiero e questa è una delle cause per cui i fondamentalismi religiosi e anti-religiosi prevalgono: proliferano in modo solo apparentemente antitetico le ideologie estremiste di matrice terroristica come l’Isis e le organizzazioni mondialiste che mirano a sciogliere nell’acido nullificandoli i valori e le identità che caratterizzano i popoli, sostituendoli con finzioni e abbellimenti che nulla hanno a che vedere con la democrazia. Questa è l’epoca dove prevale il “pensiero debole”, un pensiero che ha perso di vista il fondamento dell’esistenza umana e che sta andando alla deriva. Se vogliamo ricominciare a “trattare l’uomo sempre e anche come fine e non mai come mezzo” – è una massima kantiana – dobbiamo necessariamente andare oltre l’agire razionale e trovare il fondamento ultimo di ogni nostra azione volta al bene in Dio, che si presenta all’intelletto nello stesso tempo, sia come idealità suprema, sia come oggetto che non può essere risolto nelle categorie della ragione. Ogni filosofia non può essere che ricerca e la ricerca non può essere che libertà. Ogni religione implica invece l’accettazione di una rivelazione, cioè di una verità che l’uomo accetta in virtù di un essere superiore che la testimonia. Ma questo atteggiamento non esclude la ricerca, dato che la fede non esclude la domanda sul significato della verità rivelata e il bisogno dell’uomo di avvicinarsi a tale verità! Sant’Anselmo d’Aosta, un filosofo cristiano, è quello che più di ogni altro ha proiettato la fede nell’orizzonte di verità che gli è stata donata per avvicinarsi al mistero di Dio.

Sant’Anselmo è considerato uno dei più grandi pensatori dell’XI secolo, un’epoca in cui erano evidenti i segni di una rinascita della vita europea in tutte le sue forme, sia quelle materiali, sia quelle spirituali (praticamente l’opposto di oggi)! Perfino i servi della gleba fuggivano e cercavano di liberarsi dal feudo spinti dal desiderio di libertà che respiravano! Ricordiamoci che per un teologo la questione sull’esistenza o meno di Dio è abbastanza banale: chiunque si ponga la domanda sull’origine del mondo e della vita crede ad un principio primo, indipendentemente dal fatto che esso sia materia o spirito. La novità portata da Anselmo consiste nell’avere chiarito che anche con l’intelletto si può arrivare al nucleo fondamentale di ogni religione. Lui cerca di vivere e presentare la fede in un contesto di vita nuovo, in cui la ragione diviene lo strumento principe al servizio della teologia e della religione. La sua idea di Dio è luminosa proprio perché è Dio stesso a presentarsi al nostro intelletto nella sua perfezione, a manifestarsi nella trascendenza a noi esseri finiti. Questo, secondo Anselmo, vale per tutti gli uomini, siano essi atei o stolti, perché già il negare Dio è insieme pensarLo! L’idea stessa di Dio è quella di un Essere di cui non si può pensare nulla di più grande, quindi oltre ad esistere nell’intelletto Egli deve necessariamente esistere anche nella realtà. Per Sant’Anselmo il sentimento di Dio è fortemente presente in ogni uomo e con il suo ARGOMENTO ONTOLOGICO dà una struttura logica alla fede: Dio è l’Essere in cui l’essenza e l’esistenza coincidono. Nell’idea di Dio, nella nostra stessa possibilità di concepirlo, è racchiusa la prova innegabile della sua esistenza.

Anselmo sembra pensare alla fede come ad una spinta dinamica che sta a fondamento della stessa intelligenza umana con la quale l’uomo si apre al trascendente concependo Dio come necessario. Nel testo del Proslogion Anselmo così invoca Dio: <<Io non tento, Signore, di sprofondarmi nei tuoi misteri perché la mia intelligenza non è adeguata, ma desidero capire un poco della tua verità che il mio cuore già crede e ama. Io non cerco di comprenderti per credere, ma credo per poterti comprendere>>. La fede è il presupposto per comprendere il senso della realtà, della propria esistenza e la presenza di Dio che è alla base del tutto che ci circonda.

Molte furono le critiche poste a quest’argomento: San Tommaso affermò che è impossibile dimostrare l’esistenza di Dio a priori perché dal pensare Dio non necessariamente si arriva alla sua esistenza. Per San Tommaso è possibile arrivare a dimostrare l’esistenza di Dio solo a posteriori, cioè per mezzo dei suoi effetti. In epoca più recente Kant distinse in modo radicale l’esistenza pensata dall’esistenza reale, negando quindi ogni validità all’argomento ontologico di Anselmo. Ma tutti i suoi oppositori ammettono che Anselmo è riuscito ad enunciare quest’argomento nella sua nuda purezza logica, evidenziando come le ragioni della fede possono essere comprese solo nella loro incomprensibilità.

A dimostrazione di ciò possiamo aggiungere che perfino il grande logico Kurt Gödel scrisse un teorema logico formato da 28 passaggi la cui conclusione equivale alla seguente affermazione: <<Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare>>. Gödel ha cercato di fondare la ragione dell’esistenza nel mondo di un ordine logico e matematico attraverso la dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio.

La speculazione di Anselmo, iniziatasi con Dio, si concludeva con l’anima umana. Egli aveva fatte sue le parole di Sant’Agostino:<<Desidero conoscere Dio e l’anima; e null’altro>>. Noi uomini moderni a cosa ci stiamo rivolgendo? Forse queste preoccupazioni di Sant’Anselmo ci fanno sorridere, le releghiamo facilmente in un tempo lontano e senza alcun collegamento con la realtà che viviamo. Come se si potesse davvero fare a meno della verità pensando che non ci sono alternative al non-essere che ci propinano, veleno istillato a basse dosi che ci offusca l’anima e ci tiene lontano da Dio e dal bene.

Concludo, come già fatto in “il potere solidale”, con una citazione tratta dal Fedone di Platone:

A me sembra, come anche a te, o Socrate, che intorno a queste cose il sapere chiaramente sia impossibile o difficilissimo, mentre d’altra parte il non indagare in tutti i modi ciò che si è detto e il desistere avanti che uno sia esaurito nell’osservare sotto ogni aspetto, è certo da uomo ignavo. E’ necessario quindi decidersi in uno di questi due modi: o accoglier da altri, o scoprire da sé come stanno le cose; o,  se ciò è impossibile, accettando almeno il migliore e il più inconfutabile degli argomenti; e, affidati a questo come su di una zattera, fare in modo pericolante la traversata della vita; a meno che uno non sia in grado, in modo più stabile e meno arrischiato, di compiere la traversata su di un sostegno più sicuro, cioè su di una certa divina rivelazione”.

 

 

 

 

 

Se negano il lavoro la sovranità a chi appartiene?

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Articolo 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La domanda sorge spontanea: dopo la bocciatura del Referendum sul Jobs act, la sovranità a chi appartiene? Se gli italiani nel referendum del 4 dicembre avevano chiesto una riaffermazione dei valori della Costituzione, primo fra tutti quello sul lavoro, ora è chiaro che tutti i segnali di natura politica e giuridica vanno in senso diametralmente opposto. Chi dà la legittimazione a governare non siamo certamente noi cittadini, ci sono ben altre istituzioni che lavorano con efficienza per scegliere e comandare al nostro posto. Basta vedere i risultati delle riforme di-strutturali per togliersi ogni dubbio, prima fra tutti quella sul lavoro che dimostra, dati sulla disoccupazione alla mano, che garantisce esclusivamente la precarizzazione e l’impoverimento collettivo, eppure per la maggioranza dei giudici della Consulta va bene così, il quesito sul Jobs act era scritto male mentre tale legge sarebbe sacrosanta e non in conflitto con la Costituzione sociale!

Come dicevo nel post precedente è lo stesso Istat, nella sezione Faq, domande frequenti sulla rivelazione sulle forze lavoro , a chiarire come viene fatta la rivelazione relativa alla disoccupazione:

5. Che significa essere occupato?

Nella nuova indagine, sono considerate occupate le persone con più di 15 anni che nella settimana a cui si riferisce l’intervista hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuita. E’ occupato anche chi ha lavorato almeno per un’ora presso la ditta di un familiare senza essere retribuito. E’ questo un criterio oggettivo che differenzia la nuova indagine rispetto alla precedente, dove valeva la condizione percepita e dichiarata dall’intervistato.

Ho volutamente evidenziato l’ultima frase del punto 5 per domandarvi: è veramente più OGGETTIVO considerare una persona OCCUPATA se ha lavorato almeno un’ora nella settimana dell’intervista rispetto al chiedere all’intervistato? Purtroppo conosco persone che svolgono lavori saltuari,ad ore o giorni tramite voucher o agenzie interinali, che non si sentono in alcun modo “occupate” e non certo per una loro OPINIONE SOGGETTIVA!!! Chi è stato licenziato e ha perso un LAVORO VERO grazie alla crisi infinita e istituzionalizzata, rischia semmai, proprio a causa di questo indegno sfruttamento a cui viene sottoposto, di arrendersi al “non-lavoro” escludendosi da qualsiasi statistica con il plauso del governo di turno. Infatti non rientrando più fra i disoccupati, i numeri della disoccupazione torneranno magicamentea scendere: se volete “divertirvi” con il gioco delle tre carte fatto con i dati su OCCUPATI-DISOCCUPATI-INATTIVI potete leggerli aggiornati QUI!

Ricordiamoci però che tali dati, quelli sull’occupazione-disoccupazione in continuo saliscendi, sono alterati pesantamente da quell’ora di piena occupazione in cui incapperebbero i fortunati cittadini! Inoltre ci sono altri indici che confermano la terribile realtà a cui ci stanno condannando, quelli cioè sulla DEFLAZIONE. Sempre l’Istat segnala che il 2016 si è chiuso con una variazione negativa sui prezzi al consumo del 0,1%, un dato così negativo non si vedeva in Italia dal 1959! Sappiamo che nel mese di Dicembre 2016 c’è stato un moderato aumento dei prezzi al consumo, che possiamo però attribuire a rincari che tutti abbiamo visto: benzina e materie prime. Invece non sono pervenuti aumenti dei SALARI, unico fattore che può agire direttamente sul potere d’acquisto dei lavoratori e risollevare i consumi portando ad una VERA CRESCITA DELL’ECONOMIA! In meno di 10 anni i consumi degli italiani sono calati di oltre 80 miliardi e questi dati sono ben chiari a chi ci governa, ma non fanno altro che calare come una mannaia ulteriori riforme deflattive che stanno portando velocemente alla fine della cosiddetta “classe media”:gli stipendi caleranno ulteriormente perché il fine delle riforme è precarizzare il lavoro e conseguentemente creare bolle sull’economia reale. Un esempio su tutti è il sistema bancario oberato di sofferenze, cioè di crediti inesigibili a causa dei fallimenti delle imprese e della perdita di reddito e di lavoro stabile da parte delle famiglie italiane. Il fatto che il governo getti 20 miliardi di aiuti pubblici nel sistema bancario senza sostenere al contempo i redditi delle famiglie garantendo il lavoro e l’occupazione, è totalmente inutile, come sarebbe inutile continuare a voler riempire una vasca aumentando il getto dell’acqua dei rubinetti senza però avere alcuna intenzione di mettere un tappo nello scarico! L’Italia, con l’euro e la sua cura deflattiva, oltre a salassare i cittadini e massacrare i servizi pubblici (scuola e sanità su tutti), altro non può fare, per quanto ne dicano i tanti tromboni di regime che vediamo comparire in televisione!

Contro l’Isis che verrà

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« Come mai sei caduto dal cielo,
astro mattutino, figlio dell’aurora?
Come mai sei atterrato,
tu che calpestavi le nazioni? »                                                                                                                                                       Is. 14,12

Calpestava le nazioni…violava la loro libertà, le schiacciava sotto il peso delle menzogne e dell’ingiustizia! Secondo alcuni esegeti della Bibbia era il re di Babilonia il “Lucifero” che Dio scacciò dal Paradiso a seguito della sua ribellione. Fu l’arcangelo Michele a sconfiggerlo facendolo precipitare verso la terra: il suo nome significa «Chi è come Dio?» e poiché nessuno è come l’Onnipotente, l’Arcangelo combatte tutti coloro che si innalzano con superbia, sfidando l’Altissimo! Questa breve disgressione biblica ci introduce all’argomento del post: quali sono le cause che stanno dietro i recenti attentati terroristici che con sempre più frequenza colpiscono i paesi europei (e non solo)?

Per prima cosa riflettiamo sul fatto che lo stato islamico è l’effetto, il sintomo, ma non la causa che porta al conflitto tra i popoli! Sconfiggerlo non rappresenterà la fine del terrorismo,  radicato su forti ingiustizie sociali che richiederebbero grandi investimenti sui diritti, unici e veri garanti della pace e del dialogo. Siamo lontanissimi da questo perché oltre alla fine degli Stati si può parlare della fine dei popoli: si mira a creare una base sociale degradata per far perdere alle ex-nazioni ogni forma d’identità e di possibile riscatto. La ricchezza e la diversità dei popoli infatti si può mantenere solo se è forte l’identità culturale che li caratterizza, perché è nel riconoscere le differenze che si può iniziare il dialogo e non certo nella nullificazione che mette tutti e tutto sullo stesso piano e cancella ogni etica e ideologia. Esempio in tal senso è il Belgio, che è anche uno dei paesi più colpiti dal terrorismo. Qui, per tenere insieme una società sempre più multiculturale, si è imposto il laicismo. Invece di promuovere la conoscenza reciproca delle culture, hanno – ad esempio – rinominato le vacanze scolastiche di Natale come “vacanze d’Inverno”, o  la festa di tutti i santi è diventata “congedo d’Autunno” e le vacanze di Pasqua sono  “le vacanze primaverili”. In realtà questa pseudo-tolleranza invece di integrare e accogliere è servita solo a creare quartieri-ghetti dove i musulmani sono la maggioranza e dove ci sono veri e propri «centri di reclutamento per jihadisti». Chi di fatto è dis-integrato, cioè sfruttato e rifiutato, riversa la sua rabbia in ideologie estremiste. Perciò in Stati come il Belgio o la Francia, dove l’immigrazione è stata massiccia e l’integrazione non ha mai funzionato, possiamo forse già ora parlare di “guerra civile permanente”.  Leggi di Più: Belgio, perché proprio qui il terrorismo islamico | Tempi.it

Al mix esplosivo che porta alla violenza e favorisce i germi del terrorismo contribuiscono le politiche economiche euro-imposte che hanno come fine lo sfruttamento dei lavoratori-merce e la cancellazione dello stato sociale. Accogliere rifugiati in centri d’accoglienza lager o dare loro un welfare d’accoglienza momentaneo, – visto dai cittadini come parassitario – e destinato nel tempo ad inserire gli immigrati in meccanismi di lavoro volti allo sfruttamento che non danno prospettive di vita dignitose, a quali risultati potrà portare? La realtà è che non c’è LAVORO VERO neanche per i cittadini comunitari come certificano i dati allarmanti sulla disoccupazione. L’Italia ad esempio, dovrebbe avere un tasso di disoccupazione ufficiale attestato intorno al 11,6%, ma nasconde il vero effetto della precarizzazione selvaggia del lavoro dietro metodi di statistica usati dall’Istat alquanto discutibili: se andate nel sito Istat, nella sezione FAQ potete leggere che nelle indagini sull’occupazione viene considerato occupato chi nella settimana dell’intervista ha lavorato almeno un’ora! Ora pensate all’uso spropositato dei voucher che ha raggiunto livelli da record mondiale e provate a ricalcolare quell’11,6%( che già è un dato allarmante) considerando i tanti “occupati” a mezzo voucher per “almeno un’ora a settimana!!!”

I dati sull’efficacia delle riforme non finiscono qui come potete leggere sull’articolo del Sole 24 ore ore di cui riporto degli stralci sotto:

“Per trovare dati così brutti bisogna tornare indietro di un secolo, al triennio 1916-18, e in particolare al 1917, con la doppia strage della Grande Guerra da una parte e della pandemia di letale influenza Spagnola dall’altra. Secondo il demografo Gian Carlo Blangiardo, docente all’Università di Milano Bicocca, a fine 2015 sono ben 150mila gli italiani che mancano all’appello rispetto all’anno precedente.” – ” Innanzitutto c’è il crollo delle nascite, che già nel 2014 ci aveva fatto toccare il record negativo della peggior natalità dal 1861, anno dell’Unità d’Italia”- “… questo studente, una volta laureato, non trovando soddisfazioni professionali in Italia se ne scappa in Germania, Gran Bretagna o Stati Uniti, e con le sue competenze crea valore in quelle economie (versando in quegli Stati esteri i suoi contributi previdenziali). Ecco che i 100mila euro italiani serviti a formare quel professionista italiano che non trova lavoro nel nostro Paese volano oltreconfine. Forse per sempre.” – “Anche sul fronte immigrazione non c’è molto da sorridere. Il contributo netto dei movimenti migratori è in drastica caduta,… «Un fenomeno che solo nel recente passato è stato sino a dieci volte più rilevante – continua l’esperto – e che deve il suo ridimensionamento sia alla minore attrattività dell’Italia nel panorama della mobilità internazionale (escludendo doverosamente sbarchi e transiti), sia alla crescente “fuga” di nostri connazionali». ” – “«per trovare un’analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918». Alle due guerre mondiali, insomma. Se confermato, quello del 2015 sarebbe un triste primato in tempo di pace. Ma soprattutto, andrebbe spiegato a fondo.”

Vi ricordate forse di  QUELLO che parlava dei “più grandi successi dell’euro?”. Ebbene ormai anche l’Italia può tranquillamente vantarsi di essere diventata un successo: l’impoverimento a cui ci hanno sottoposto sta creando l’humus fertile a nuove e devastanti realtà! Non si può pretendere che la gente faccia figli dove il domani, prima garantito da un lavoro stabile e dignitoso, è lasciato alla mercé del mercato, che detta e impone regole disumanizzanti. Se la gente non vive tranquilla anche la salute diventa un problema, oltre al fatto che comprimendo la spesa pubblica la prevenzione e gli esami ad essa necessari sono ormai un lusso per i più. Spaventosa è  la comparazione che viene fatta fra la mortalità odierna – alla quale aggiungerei la distruzione della ricchezza, cioè del pil italiano, paragonabile solo a quella fatta dalle guerre – e i morti dovuti alle due guerre mondiali del secolo passato!  Tutto ciò lungi dall’essere un problema è in realtà  l’effetto voluto dalle riforme, volte in via prioritaria alla deflazione salariale: scaricare sui salari dei lavoratori la competitività significa in pratica precarizzare il lavoro, renderlo MERCE a basso costo al servizio del CAPITALE!

Funzionale a queste SAGGE politiche di privazione dei diritti sociali è l’arrivo massiccio di profughi, da utilizzare come forza lavoro a basso costo in competizione con le popolazioni europee. Si tratta appunto dei cosiddetti “migranti economici”, quelli che venivano “esclusi” dall’articolo sopracitato, che parlava invece di diminuzione dell’immigrazione qualificata. Possiamo immaginare che gli esseri umani che vengono spinti verso l’Europa siano prima accuratamente informati del “PARADISO” che li aspetta nei nostri Stati: a loro sarà stato presentato un sistema di accoglienza e di diritti che a noi viene velocemente tolto, considerato al più come privilegio che non possiamo permetterci (causa sprechi, debito, corruzione e amenità simili)! Come dicevamo sopra i paesi europei non hanno previsto nessuna politica d’accoglienza volta a realizzare un’integrazione reale o magari anche solo parziale. Del resto tali politiche sono impossibili nel modello economico neoliberista, che mira esclusivamente a tagliare lo stato sociale per portare tutti i cittadini all’impoverimento diffuso, grazie alla ricetta che favorisce l’alta disoccupazione funzionale al taglio dei salari! Per tutti noi, immigrati inclusi, c’è pronto un destino da lavoratori-merce e questo comporterà e comporta già ora una tensione crescente tra le popolazioni locali impoverite e i “nuovi”  lavoratori immigrati in cerca di una prospettiva di vita migliore, ma  destinati purtroppo a ricadere nello sfruttamento e nel rifiuto da cui sono scappati. La rabbia non può che salire in queste condizioni e spingere psicopatici depressi ad abbracciare prospettive integraliste e violente. Esse possono essere una conseguenza dell’odio cieco a cui ci costringono: poveri contro poveri chiusi in una gabbia d’ingiustizia senza prospettive di salvezza. Le organizzazioni terroristiche sanno bene che il “modello occidentale”, laddove non crea integrazione,  contribuisce ad alimentare l’odio e la disperazione e sfruttano chi è più facilmente manipolabile con slogan ed inni volti a spingere al reclutamento e alla vendetta. I governi occidentali sotto la stretta dell’austerità fiscale non hanno nessuna concreta possibilità di modificare l’assetto sociale d’accoglienza con politiche d’integrazione. Politiche peraltro che sarebbero comunque impossibili in questo contesto incontrollabile e senza filtri, che sembra mirare ad una parziale sostituzione razziale dei nostri popoli e a travasare il welfare modello Bangladesh in Europa! Se le cose stanno veramente così perseguiranno la strada dell’israelizzazione dei paesi europei, cioè si trasformerebbe l’Europa in una grande israele con un sistema militare volto a controllare una minoranza interna in modo restrittivo. Chiaramente questo non sarà la cura del terrorismo, ma garantirà la presenza dell’integralismo e uno stato di guerra  permanente senza vinti ne vincitori. L’unica nota positiva in questo contesto disperato è che stanno facendo le cose troppo velocemente per non commettere errori: schegge impazzite con interessi contrastanti governano le nostre vite e la mancanza di razionalità delle loro scelte potrebbe rapidamente far cadere il castello di carte traballante che è l’Unione Europea e le sue sempre più assurde e insostenibili politiche d’austerità. Speriamo quindi, contro l’affermazione del terrorismo, che esistano in Europa e in Italia forze politiche in grado di riaffermare con forza le Costituzioni democratiche del dopoguerra, uniche garanti dello stato sociale e della dignità umana, rimedi concreti ai mali dello sfruttamento e dell’ingiustizia.

2Corinzi 11:14-15

14 Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. 15 Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere.