Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore! (prima parte)

strada

* Le pagine che seguono sono frutto di riflessioni personali  filosofico-esistenziali , non so se abbiano un senso o se perlomeno risultino comprensibili, ma ho deciso comunque di condividerle a puntate (i mattoni difficilmente si digeriscono). Ecco quindi la prima parte di un lungo discorso iniziato anni fa e in cammino, come la vita, verso mete sconosciute!

Avanti e indietro, indietro e avanti…

NON RIESCO A USCIRE DALLA GABBIA! Eppure in questo mondo nero un’ascesa e forse più di una l’ho avuta, una spinta per cambiare, in meglio, l’ho data, un’iniezione di speranza più volte, qualcuno, me l’ha regalata. Non tutto è da buttare, ma io sono incontentabile e annaspo: di che ho (abbiamo) bisogno per essere felici? Tutto astratto vero sto ragionamento? Non sono Budda, non vado in cerca il Nirvana, né lo voglio, ma la vita senza Verità e senza Dio (sinonimi che superano ogni fede) non so proprio a che serva, chiudi gli occhi e sei già polvere e quindi è un sicuro non senso: capite il perché non si può fare a meno di credere? Siamo indubbiamente eterni altrimenti non saremmo ORA, ma il dono è tutt’altro che facile da gestire. I saggi delle varie epoche che ci hanno preceduto i semi li hanno piantati eccome, ma va un po’ a gestirla tutta sta roba nella tua vita!!! Che poi ti accorgi che tanto tua non è.

Partiamo dall’orticello che coltivi giorno dopo giorno, ti circondi di abitudini, di normalità, ne hai bisogno ma quando l’imprevisto s’insinua e spezza il TUO sistema di regole… dove te le ficchi, come continui sulla strada della normalità apparente?

Poi c’è il campo, quello che ti coltivano attorno e da cui dipende anche la pseudo normalità di prima: la società con i suoi sistemi ti accoglie e ti insegna a ragionare su dei binari prestabiliti. Nei vari stadi di società e di realtà possibili, quello che vince è anche il più lontano da quello che sei o meglio dovresti essere, cioè una persona libera volta all’amore per se stessa e per chi gli sta accanto. Ma quando mai lo siamo?

Regna l’ingiustizia sociale e spirituale, vincono i controllori che godono nel poter dettare le regole adatte a normalizzare una non-realtà piena di male, in cui Dio (e quindi l’uomo che è una sua immagine) è assente e tenuto lontano in ogni modo, basta pensare che l’immateriale è ormai dominio dei controllori, c’è di fatto una rete telematica in cui ci riconosciamo e da cui dipendiamo. La nostra mente che MAI vuole perdere il controllo non ci lascia un solo istante: come fare a meno dei telefoni, dei pc, della RETE! Chi pensa a Dio come all’IMMATERIALE, ebbene si sbaglia, perché il REGNO DI DIO è il REGNO DELL’INCONTRO, Dio è colui che ti tiene per mano in ogni istante della tua vita, ma che tu ignori anche mentre lo stai guardando negli occhi, l’indifferenza con cui viviamo è agghiacciante, come ho detto sopra, annaspo, non ho molte cose da dire, eppure intuendo l’assurdo di questa vita non riesco comunque a rigettare il controllo, a rivoltare i falsi abiti che indosso, a guardare veramente oltre le apparenze.

Ricapitoliamo: cos’è l’uomo, l’uomo di ogni tempo e di ogni epoca?

L’uomo nella “storia”, quella dei documenti e delle testimonianze, è controllo, cioè dualismo perenne di controllori-controllati!!!

Cosa c’è oltre l’apparenza?

C’è Dio-Verità, colui che ci tiene per mano in ogni istante della nostra esistenza!

Perché viviamo nella pseudo-normalità, vero male di ogni epoca, ora giunta al culmine attraverso la massificazione immateriale della rete?

Perché Dio è persona vivente, è l’incontro, l’amore, la reciprocità, mentre la materia, così come l’immateriale in cui ci ostiniamo a vivere è l’oblio, l’indifferenza, il male che vuole in ogni modo costringerci alla non-vita lontano dal vero bene. L’uomo insomma attraverso il libero arbitrio può vivere lontano da Dio pur essendo morto, cioè svuotato della sua anima, una parvenza d’amore colmata dall’odio più puro dell’indifferenza. Non è forse questa la realtà che nei secoli, nei millenni abbiamo plasmato? Quanti di noi di fronte alle occasioni d’incontro con il bene, gli voltano, poco o tanto consapevolmente, le spalle? Chi ha il coraggio di uscire dal sistema di controllo a cui ci sottoponiamo più o meno liberamente? Si fa finta di vivere, per cosa?!? Provate a domandarvelo veramente VOI per cosa vivete e in che cosa credete!! Vi accorgerete che non troppe parole usciranno dalla vostra bocca, nulla o quasi attenuerà il torpore della vostra mente…pseudorisposte, forse neanche quelle, per poi affrettarsi a tornare nel sonno dell’incoscienza!

Continua…

16 pensieri su “Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore! (prima parte)

  1. Caro Roberto, tenterò di rispondere alle tue complicate esistenziali con due tweet:
    (quindi le risposte saranno inevitabilmente lacunose )
    1) Per cosa vivete?
    Io, come tutti, vivo perchè sono stato chiamato da altri a vivere ( Dio, i miei genitori).
    Poi la famiglia, la scuola, la Chiesa, i governi hanno stabilito per me delle regole, dei regolamenti, dei comandamenti, delle leggi che sono stato di volta in volta invitato a rispettare volontariamente ed anche involontariamente. Vivendo ho amato mia moglie i miei figli , la poesia.Se avessi l’aiuto divino vorrei vivere secondo gli insegnamenti contenuti nel libro : ” L’imitazione di Cristo “. Purtroppo non credo di avere da solo le forze per accedere a questa scuola di spiritualità
    2) In cosa credete ?
    Negli uomini buoni ( se ci sono ) nei miei cari maestri della scuola elementare e della scuola media inferiore, in Socrate, Seneca, Dante Alighieri, in papa Francesco.
    E naturalmente in Dio Padre ed in Nostro Signore Gesù Cristo che ci ha detto : ” Io sono la Via, la Verità e la vita “.

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    • Grazie Isidoro per il tuo commento. Hai ragione, come ho permesso le mie riflessioni sono così ingarbugliate che non portano da nessuna parte. O meglio servono a provocare una reazione su come viviamo e chi siamo come singoli e come gruppo sociale. L’importante è non allontanarsi mai dalla verità cercando di essere e accettare se stessi e gli altri che incontriamo sul nostro cammino. E le tue riflessioni dicono proprio questo mi sembra. Un caro saluto.

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  2. Vivo perchè sono curiosa di vivere: ogni argomento, ogni cosa mi incuriosisce e devo approfondirlo fino a farlo diventare un breve articolo che, spero, serva anche agli altri. Mi incuriosiva la ricerca di Dio ed ho fatto parte per tre anni di una comunità neocatecumenale per poi accorgermi che eravamo solo un’altro branco tra i tanti. Adesso mi incuriosisce Mauro Biglino e trovo che la sua traduzione sia la più esatta perchè solo con lui il cerchio si chiude. La morte vera l’ho incontrata tre volte ma non mi ha voluta ancora ed anche lei mi incuriosisce perchè sono sicura che passerò in un’altra dimensione.

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    • La vita dipende molto da noi, da come l’affrontiamo. Finché c’è voglia di cambiare, di conoscere, di andare oltre la paura, che nasce sempre dallo sperimentare un limite, una fine, non fa parte di noi e andiamo avanti evolvendo, credo appunto che diventiamo persone migliori. Grazie per i tuoi sempre interessanti commenti

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      • Infatti il problema è che molti uomini si ergono a dei decidendo la vita degli altri senza badate al fatto che senza libertà non c’è vita che valga la pena di essere vissuta. Penso che una coscienza collettiva più forte e consapevole può creare un mondo migliore, noi siamo cellule, molto dipende da ognuno ma non bastiamo a noi stessi. Almeno riuscissimo a riconoscere dova si annida il male del controllo e delle sopraffazioni già sarebbe molto

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  3. Sono domande vere e non astratte.
    Siamo sempre alla ricerca dei significati profondi dell’esistenza.
    Io vivo perché sono felice di esistere, di amare l’attimo puro dell’esistenza.
    E ti dirò che cerco di non perdermi nulla…
    Mi emoziono di fronte allo sbocciare di un fiore, alla screziatura del cielo, al sorriso incantevole di un bambino

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  4. Grazie per il commento che esprime appieno il nome che hai scelto per il tuo blog, nati per vivere appunto. Amare la vita e saperne apprezzare ogni aspetto non è facile, a me per esempio in certi momenti costa tanta fatica. Devo imparare di più anch’io a ringraziare per quello che ho e per quello che sono.

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  5. quello fhe credo, nico, mq tu sai gia’ come la penso e’ che la parte divina che ognuno ha REALMENTE dentro di se in te sta bussando piuttosto forte e questo acuisce l ‘ inquietudine, il disagio interiore il contrasto con l’ altra parte del nostro essere, quella che ha preso forza sin dalla nascita dalle nostre paure, ambizioni cioe’ tutte quelle reazioni mentali emotive che inevitabilmente derivano dallo scontro- incontro con il mondo che ci circonda, in poche parole la nostra personalita’ ( dal greco MASCHERA) che spesso non e’ in armonia con il nostro essere interiore. Credo che sia un passaggio necessario per quella che potremmo chiamare crescita spirituale. Purtoppo immedesimarsi nella “personalita’” puo’ farciperdere di vista le nostre vere necessita’ e confonderci. Il senso di tutto cio? Credo nonsia facile comprenderlo sicuramente ci sara’ chiaro un giorno probabilmente subiamo le conseguenze di nostre antiche scelte
    Mettiamola cosi’ : tu sei su un isola li’ sei nato, li’ hai tutto e stqi bene. Ma guardando il mare ogni giorno cresce in te il desiderio di scoprire cosa c’e’ oltre cosa nasconde questa distesa immensa? cosi’ parti, conosci mondi genti di ogni genere ma trovi anche sofferenze deliusioni contraddizioni e senti pian piano che manca qualcosa tutto questo non ti appartiene realmente benche’ tu abbia fatto esperienze molto appaganti finche finalmente non ti ritorna il desiderio di ritornare alla tua isola natia e per tornarci ce ne vuole E una ODISSEA ma se non avessi quell’amore quell’ anelito verso la tua vera casa verso le cose nobili e sacre da cui eri partito ti perderesti come i compagni di ulisse. Il senso? Una nostra scelta, forse necessaria , chissa’?

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  6. Roberto, in parte hai ragione. Non so…fosse stato qualche tempo fa ti avrei dato totalmente ragione. Mi sorprende a volte la falsità di coloro che si professano credenti e che poi non sono altro che ipocriti, farisei. Probabilmente l’incontro con Dio si ha avvicinandosi più ai nostri simili, all’umano. Cercare Dio nel vero, nell’altro autentico, cercare di amare senza chiedere niente anche se non è per niente facile. Un sorriso.

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  7. In me uomo scorgo davvero poco di Divino? Sarà perché le religioni in genere dicono che siamo stati creati a sua immagine e somiglianza? Ma debbo ammettere che intravedo il suo intervento creativo ogni volta che fuggo dagli alveari di cemento , e mi integro nell’insieme di una foresta ..

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