Genderismo e antropologia egualitaria

 

manicuore

 

In quanto persone siamo tutti, uomini o donne, dotati di pari dignità. Ora parlando della teoria del gender, essa vorrebbe andare oltre la distinzione maschile e femminile, considerandole solo dal punto di vista biologico come pure distinzioni sessuali che non possono avere quindi una valenza ontologica, cioè fondante e costitutiva della persona umana. Io credo invece che la distinzione di genere non sia riducibile a semplice differenza sessuale sul piano puramente biologico, ma che  sia costitutiva del nostro essere persona e al contempo uomo o donna uno aperto al mistero dell’altra. Se andiamo a vedere le conseguenze storiche di questo dualismo, esse sembrerebbero dare ragione a chi oggi vorrebbe, attraverso un’etica e un’antropologia egualitaria, abolire tali distinzioni. Guardando ad esempio alle origini della Chiesa cristiana, emerge sicuramente un’idea di donna  distorta e identificata con la materia, contrapposta all’uomo identificato invece con lo spirito. Esplicative in tal senso e sconcertanti sono le parole di San Girolamo che affermava: ” Finché una donna è per la nascita e per i figli, è differente dall’uomo come lo è il corpo dall’anima. Ma quando desidera servire Cristo più del mondo, allora cessa di essere donna e sarà chiamata uomo”. Discende da questa concezione anche un’immagine di Maria, madre di Gesù e della chiesa, idealizzata e anch’essa lontana da un modello femminile concreto e soprattutto umano.

Il genere donna è così condannato all’inferiorità e al dominio da parte del genere uomo. Quello che manca è qui una considerazione della donna in quanto persona a sé stante, distinta e indipendente dall’uomo. Ma recuperando questa necessaria distinzione fra la persona uomo e la persona donna, entrambi portatrici di eguali valori e dignità, si deve anche superare il dualismo maschile e femminile riducendolo a pura differenza sul piano biologico, per poter così cancellare le discriminazioni ancora presenti nella nostra società?

Per provare a rispondere ritorniamo alla teoria del gender, secondo la quale la diversità delle caratteristiche personali non è predeterminata dal sesso, ma si differenzia quasi esclusivamente a seconda della razza e della cultura di appartenenza. In base a tale concezione non si dovrebbero predestinare le persone a ruoli sociali o pubblici esclusivamente in base al sesso di appartenenza, ma tenere conto di altri fattori determinanti che agiscono nella società. Su questo sono daccordo, ma non accetto che si arrivi a sterilizzare la società da concetti di genere, abolendo la distinzione maschile femminile già nei bambini molto piccoli, riformulando il concetto stesso di famiglia non più composta da padre e madre, concetti essi stessi appartenenti ad un’antropologia dualistica e quindi discriminatoria, ma da genitore 1 e genitore 2 o comunque da persone non identificate in base al genere!

Tutto ciò sarebbe il primo passo per una vera uguaglianza fra uomini e donne entrambi portatrici di identici valori? Io non credo, anzi ritengo che questa teoria sia semplicemente funzionale al “sistema impersonale” di potere con il quale le élite mondiali vogliono controllare le società umane. Cancellare l’ordine “naturale”, o perlomeno i valori e la cultura che sono a fondamento della società per sostituirli con pseudodiritti cosmetici: ripeto sempre e fino alla noia che non esiste uguaglianza laddove regna l’ingiustizia sociale, che viene amplificata dalla cancellazione del lavoro, delle tutele sociali quali quella che riguarda la salute o la previdenza; a seguire si arriva attraverso la teoria di genere alla cancellazione della famiglia intesa come nucleo fondante della società, non solo da un punto di vista cristiano, ma anche dal punto di vista del diritto costituzionale che nell’articolo 29 la definisce così:

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”

A me non interessa tanto definire cosa si intenda filosoficamente per “società naturale” o per famiglia, quanto piuttosto soffermarmi sul riconoscimento di un’istituzione, la famiglia appunto, che viene considerata nucleo, cellula da tutelare e da riconoscere. Una famiglia ha nella maggior parte dei casi la necessità di mettere radici, di avere una casa, dei riferimenti nel luogo dove essa nasce. Questo modello è messo in discussione forse perché non compatibile con la precarizzazione del lavoro attualmente messa in atto dalle cosiddette RIFORME?!?! Avere radici è appunto il contrario della necessità di spostarsi, cambiare continuamente lavoro, città o addirittura stato come vorrebbero gli sfruttatori del lavoratore-merce.

Ora potremmo discutere all’infinito se la famiglia come istituzione possa oggi essere formata solo da coppie eterosessuali o anche omosessuali, ma qualunque sia la nostra opinione in merito essa deve considerare la famiglia sempre e comunque come un confronto fra due alterità portatrici di eguali valori sul piano morale e giuridico. Non quindi due persone indistinte, o al massimo diverse solo sul piano della scelta del proprio orientamento sessuale. Due alterità significa persone che necessitano di stare insieme per completarsi a vicenda e magari pianificare un futuro che sia loro e al contempo appartenga alla società dove vivono: attraverso i figli si costruisce il futuro, ma questi necessitano di garanzie materiali che sempre più alle coppie vengono negate!!!

Riporto qui una delle tante perle della saggezza popolare: “Non si fanno le nozze con i fichi secchi!!!”

Tradotto significa semplicemente che non si può realizzare alcun progetto se non si hanno i mezzi necessari, quindi se è vero che la teoria del gender nasce per risolvere discriminazioni di genere, è altrettanto vero che tali discriminazioni non possono essere risolte se al contempo non si realizzano nella società le condizioni effettive di godimento dei diritti sociali unica garanzia di una vita dignitosa! 

Ecco perché la Costituzione è il discrimine fra l’uguaglianza sostanziale e quella cosmetica! Non si può parlare di uguaglianza sostanziale se il sistema politico cancella i diritti sociali di primo livello e li sostituisce con parvenze di diritti: l’intenzione apparentemente lodevole di cancellare le diseguaglianze serve in realtà ad abolire le differenze e mettere tutto e tutti su un piano d’indifferenza annientando le persone. Tutti ugualmente senza valore e quindi mercificabili alla bisogna dal sistema dominante! Un modello violento e imposto con metodi che appartengono alla peggiore tradizione maschilista! La differenza è che invece di esaltare il dualismo fra uomo e donna, esso esalta il dualismo fra chi comanda e chi è sottomesso: il sistema di potere ci vuole sudditi impersonali e manipolabili, quindi sganciati da qualsiasi rivendicazione sociale!

Su un piano filosofico-religioso possiamo trovare un qualche fondamento alla teoria del gender? Possiamo cioè ridurre la sessualità a biologia scollegandola dall’essere persona?

 Secondo me nel dogma trinitario si specchia questa dinamica  di confronto fra alterità in quanto pur essendo UNO, Dio si manifesta nella relazione e nella trascendenza, in una pulsione d’amore che al pari dell’energia sessuale è in grado di generare e creare!

Credo che la sessualità vada ben oltre il sesso, anche chi è attratto da persone del suo stesso sesso replica questo dualismo maschile e femminile pur vivendolo nella dimensione del “limite”, quella cioè dove gli elementi sembrano fondersi e sovrapporsi pur rimanendo distinti. In Dio la distinzione è nell’unità, ma paradossalmente l’unità non è tale se non nella distinzione che genera amore…

Possiamo forse affermare che la “persona” è un progetto dinamico, in divenire in quanto aperto alla trascendenza dell’altro e attraverso l’altro aperto all’infinito, cioè a Dio. Ma questa trascendenza implica la distinzione, una differenza tra uomo e donna o maschile e femminile, che non può essere ridotta a semplice orientamento sessuale ma esalta invece l’essere persona nella diversità! La complementarietà dà forse fastidio a chi pretende di abolire le differenze di genere, essendo essa stessa garanzia del dualismo maschilista? Ma nella “notte in cui tutte le vacche sono nere” di quale uguaglianza potremmo mai parlare? Come mai i genderisti convinti non spendono uguali parole per criticare un contesto sociale degradante e degradato da politiche ultraliberiste nemiche dello Stato costituzionale pluriclasse (cioè garante di tutte le classi sociali)? L’eguaglianza di genere sembra purtroppo funzionale al progetto neoliberista e quindi ben lontana dalla giustizia sociale che si vorrebbe rivendicare. Ma non è solo la famiglia ad essere messa profondamente in discussione, per incidere profondamente nel contesto sociale e far sembrare ciò che prima era considerato impensabile necessario si deve agire attraverso il sistema scolastico direttamente sui bambini. ESSI (i liBBBeristi) pretendono di imporre, con politiche mirate che partono dalla formazione degli insegnanti dei vari ordini scolastici, l’uguaglianza di genere come valore in sé da realizzate in concreto nei programmi scolastici in modo sistematico ed efficace! Ciò significa che gli insegnanti non dovranno limitarsi ad informare gli alunni, ma dovranno decostruire il vecchio mondo duale formato da maschile e femminile e provocare nei bambini (meglio se piccoli, dato che sono più ricettivi) e ragazzi reazioni egualitarie facendoli riflettere magari con situazioni e provocazioni tipo: che male c’è se un bambino indossa il grembiulino rosa della sorellina? Nessuna naturalmente! Idem per una gonnellina o vestitini alla moda!

Ora l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS ha prodotto un documento (sotto riporto parti del capitolo 6) dove si possono leggere gli * Standard per l’educazione sessuale in Europa 

Al capitolo 6 di detto documento si afferma che l’educazione sessuale (definita olistica) deve avere un suo spazio specifico a scuola (a partire dalla scuola dell’infanzia),[…] che necessita di personale formato, ma che comunque dovrebbe essere realizzata anche in assenza di tali requisiti[…] Educatori competenti necessitano di una formazione in educazione sessuale così come di un’apertura mentale per la materia e una forte motivazione: devono credere fermamente nei principi dell’educazione sessuale sopra menzionati (leggetevi il documento cliccando sul link sopra). Ciò implica che le autorità scolastiche non facciano pressione su chi è riluttante ad essere coinvolto nell’educazione sessuale (sembra proprio che si devono  scegliere persone fortemente orientate e ideologizzate ); piuttosto, gli insegnanti vanno stimolati e sostenuti […] Gli insegnanti di educazione sessuale necessitano di strutture di supporto e devono avere accesso a momenti di supervisione.

Concludo dicendo che formare gli insegnanti in funzione di principi considerati rigidamente acquisiti, non sembra certo la strada migliore per modellare la società verso un sistema più eguale e quindi più equo. Anzi siamo già ad un passo dall’imposizione-coercizione (genderismo appunto e non teorie di genere), parole che pur mascherate da buone intenzioni (tutela della salute pubblica=vaccinismo; lotta alle discriminazioni di genere=genderismo), non lasciano certo spazio al pluralismo (neanche a quello scientifico), negando per principio l’esistenza di diversi modelli sociali ugualmente validi e in grado di garantire quei diritti sociali che a parole sembrano tanto cari ai nostri governanti, ma nei fatti vengono costantemente negati.

* Sono risalito al documento linkato grazie ad un’interessante articolo sul sito Byoblu – Test gender ai nostri ragazzi dei licei… 

28 pensieri su “Genderismo e antropologia egualitaria

  1. Mi pare che tu parta con un punto di vista fortemente ideologizzato (a occhio direi dalla predica domenicale) che storpia buona parte del discorso.
    E poi ci sono delle inesattezze, tipo la citazione della ‘società naturale’ che mi hanno fatto un po’ rabbrividire.
    Non esiste uno ‘stato di natura’, non esiste: ogni comportamento umano è cultura, e cambia con il vento: non è una ragione valida per danneggiare e forzare la sessualità di qualcuno. Qualunque scelta faccia un individuo per sé, e qualunque informazione riceva con una corretta educazione sessuale (corretta = meglio se non ha nulla a che fare con la chiesa cattolica) non danneggia nessuno. Il contrario invece…
    Riguardo alla natura, quella vera, quella che esiste e che freme di materia, sforna ermafroditi e casi difficilmente definibili ogni giorno (anche tra gli umani), fregandosene bellamente di tutta questa bella cultura religiosa dicotomica degli ultimi secoli.

    Sull’analisi politica ed economica bisognerebbe invece attaccare con un po’ più di convinzione l’industrializzazione capitalista dell’Ottocento. Prima la ‘famiglia’ non era un nucleo.
    Dobbiamo fare i conti con la realtà economica – ma sono d’accordo che è difficile fare una famiglia oggi (e quindi meglio favorirla, e chissene del genere di chi la compone)

    Ciao!

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    • La discussione su cosa si intenda per stato di natura non è in alcun modo definito nel post, se leggi lo scrivo chiara mente. Tantomeno la Chiesa è presa come modello di riferimento: hanno sempre considerato la sessualità come un accessorio non costitutivo della persona di cui si può fare a meno ( appoggiando sostanzialmente la teoria gender). Credo che siamo tutti un po’ ideologizzati ma nessuno di noi impone per vie traverse e coercitive le proprie idee agli altri come si sta invece facendo sui gender. Di teorie gender parliamone ma cancelliamo il genderismo e le forme più o meno subdole di democrazia cosmetica.

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      • Allora mi sono perso tra ‘teoria gender’ e ‘genderismo’.
        Io sapevo che “teoria gender” faceva riferimento ai complottisti (vicini alla chiesa) che pensavano ci fosse una lobby votata alla sessualizzazione precoce e deviata dei bambini, ma non li ho mai seguiti da vicino.
        Con Genderismo mi sono perso qualcosa…

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      • Ci sono associazioni di famiglia cattoliche che fanno della lotta alla teoria gender uddddseeewna crociata. Ma l al contempo teologi e importanti ecclesiastici approvano appieno questa teoria considerando la sessualità solo un accessorio. Genderismo è dolo un termine inventato ( credo) da me per evidenziare quegli atteggiamenti che non lasciano spazio alle opinioni altrui, pro o contro che siano. Il problema sono sempre gli …ismi, al di là dei complottismo perché le cose vengono fatte ala luce del sole, l’importante è non accorgersene

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      • Mi hai confuso ancora di più: quindi genderismo è la versione integralista dei genitori che si accaniscono sulla teoria gender?

        Avevo letto lo schema a cui fanno riferimento questi complottisti: si parla di educazione sessuale, nei termini e nei modi comprensibili dai bambini delle diverse età, e orientata a spiegare ai bambini che hanno un corpo, che esistono differenze di genere (quali che siano) e che ognuno deve sentirsi a suo agio con il proprio corpo e con il proprio orientamento – e contemporaneamente consentire agli altri di esplorarsi e viversi con la medesima libertà.
        È chiaro che non puoi prendere degli insegnanti cattolici integralisti per un insegnamento del genere (ma nemmeno musulmani, ma nemmeno vuduisant) – servono persone che credano nei principi laici e liberali sulla sessualità.
        Non mi sembrano affatto dei principi sbagliati – e hanno il vantaggio di valorizzare l’umanità e l’unicità di ognuno, senza imporre nulla al singolo.
        Certo c’è una ideologia sottesa, ma è una ideologia conciliante e rispettosa – purtroppo è l’unica che abbia questa caratteristica applicabile a tutti i casi.
        Mi sono perso qualcosa?

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      • Per genderismo intendo sia chi considera la teoria gender un’invenzione del demonio, sia chi la considera una soluzione a tutte le discriminazioni al punto tale da imporla per via normativa a tutti! Personalmente ritengo assolutamente sbagliato usare largo scuola per addestrare i futuri cittadini alla neutralità di genere. La scuola è stata e viene tuttora distrutta dalle tante deleghe che ne snaturano il compito: educare istruendo, per formare la persona, il cittadino e il futuro professionista. Le varie “educazioni” (stradale alimentare, sessuale…) dovrebbero essere affidate ad altre istituzioni presenti nella società con compiti diversi dalla scuola, fra queste la famiglia. Non trovo nulla di male se una famiglia educa il proprio figlio all’indifferenza di genere considerando essa un antidoto al razzismo e all’omofobia. Diverso è se si considera questa teoria l’unico antidoto alle varie forme di discriminazione al punto da imporla per via normativa. Le leggi a riguardo ci sono e sono già state recepite da alcuni paesi europei. In Italia la legge 107 sulla buona suola introduce anch’essa un paragrafo a riguardo, l’omofobia e le varie forme discriminatorie e di violenza sessuale andrebbero combattute con l’ideologia gender. La CEI a riguardo si è accontentata di ottenere dal ministro Giannini il “consenso informato” delle famiglie come unica possibilità (per ora) di non condividere tali teorie da parte dei genitori. Eppure ciò nulla centra con la scuola, centra ripeto con la scelta delle famiglie e mi pare che la risposta della CEI sia in linea col pensiero attualmente dominante.

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      • Hm, no.
        Una teoria, come quella della CEI, che è piuttosto reazionaria sull’omofobia (la considera una aberrazione da punire e/o ignorare) non è accettabile, secondo me, in un paese civile – se non altro perché non farebbe altro che favorire il bullismo più becero, mentre sarebbe una cosa buona invece combatterlo.
        Se, come dici tu, il pensiero della CEI è in linea con il pensiero dominante significa che l’educazione sessuale in molte famiglie continuerebbe ad essere un esercizio di bullismo omofobo, tanto per dare un’idea.
        Non è una questione di libertà di scelta, perché l’esercizio di questa ‘libertà’ sconfina ampiamente nella violenza sociale – e se è necessario togliere questa ‘libertà’ alle famiglie che tanto stimano la CEI, beh, diventa un atto di civiltà indispensabile che lo Stato provveda all’educazione sessuale (che, oltretutto, è molto più delicata di quanto molte famiglie potrebbero gestire).
        Esattamente come l’educazione civica.
        Piuttosto: togliamo le ore di religione dai programmi: quelle sì che devono restare questioni private ed essere insegnate in famiglia, no?

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      • La religione confessionale, cioè quella che ha l’imprimatur della CEI non dovrebbe esistere nella scuola pubblica. La religione come parte integrante della cultura del paese dove si vive deve essere invece disciplina obbligatoria al pari delle altre. Ciò che riguarda la cultura non va confuso con le scelte personali che fanno parte della sfera di libertà privata, scelte di fede comprese. Francamente non riesco a capire quale sia la valenza scientifica e o culturale della teoria gender, tale da renderla addirittura prioritaria rispetto alla scelta personale delle famiglie? Io nell’articolo ho espresso il mio parete e dico che ne viene fatto un uso prevalentemente ideologico e strumentale. Se ne può discutere, ma in nessun caso condivido un’imposizione normativa.

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      • Hm, io sono laico (agnostico, finché resisto) e sono italiano, e posso assicurarti che la religione non è affatto parte integrante della cultura del mio paese, non più della religione pagana dei Romani. Per addobbare un albero a Natale e sapere che la domenica i cattolici vanno a messa non serve l’ora di religione – tutto il resto sarebbe propaganda, e non fa bene nemmeno ai bambini delle famiglie cattoliche. Piuttosto facciamo insegnare ReligionI, in modo che i pampini possano scegliersi quella che sentono più vicina alla loro sensibilità.
        Piuttosto introduciamo delle ore di Educazione Civica: i principi laici del nostro Stato definiscono la nostra cultura, e non devono restare limitati alle scelte personali o familiari (a differenza della religione)
        Spero di aver spiegato perché eviterei accuratamente di equiparare la religione alla ‘cultura nazionale’: sono due cose molto diverse, e dire il contrario significherebbe escludere a priori molti ‘infedeli’ dalla cultura nazionale.

        Detto questo torniamo al tema: la teoria gender è quella complottista dei genitori cattolici, e sicuramente è puro nonsense.
        L’idea di insegnare educazione sessuale nelle scuole invece ha una valenza culturale di ordine pragmatico, che ho esposto prima: si tratta di una impostazione atta a prevenire il bullismo e a incentivare la consapevolezza personale.
        Non mi pare che ci siano altre impostazioni possibili per spiegare ai bambini che qualsiasi orientamento sessuale deve essere rispettato e che tutti gli esseri umani devono poter scegliere cosa fare della propria sessualità. Purtroppo, come hai detto tu, non si tratterebbe di una impostazione condivisa dalle famiglie: la CEI è ancora troppo potente, politicamente e come propaganda, in Italia.

        Si torna sempre al punto: i valori dello Stato, e della cultura di uno Stato, devono essere civili e flessibili, e devono essere indipendenti dalle scelte personali dei singoli, anche della maggioranza, proprio per dare garanzie e libertà anche alla maggioranza stessa, senza prevaricare gli altri (tipo gli agnostici, i più cattolici, i meno cattolici, i valdesi, ecc – dobbiamo poter essere tutti italiani, e poter convivere in pace).

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      • Condivido abbastanza questo tuo commento, ma faccio un’osservazione sul discorso religione e cultura: la cultura umana è sin dalle origini prevalentemente di natura religiosa. Ora il cristianesimo è stato definito da storici come Lucetta Scaraffia la “religione dell’uscita dalla religione” , proprio perché è alla base della nascita dell’identità dell’uomo moderno, laico e secolarizzato. Quindi mi sembra un po’ riduttivo ridurla all’albero di natale o simili. È parte integrante della cultura del nostro paese pur non coincidendo con essa. Presa laicamente ha permesso nella sua essenza agli uomini di svincolarsi dai dogmi e dalle chiusure del passato permettendo la nascita dell’individuo portatore di diritti inalienabili. Altea cosa, certo, è la religione come istituzione fra le istituzioni…

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      • Dissento fortissimamente dal parere di Scaraffia: mi sembra semplicistico e agiografico nei confronti del cristianesimo.
        I pensatori che ci hanno portato al pensiero laico erano tutti ai margini della società cristiana, oppure erano protestanti, oppure ebrei, oppure buddhisti o qualsiasi altra cosa, ma non cristiani. Al massimo capitalisti o borghesi.
        Dare un primato al Cristianesimo per il pensiero laico mi pare una forzatura bella grossa.

        Se il Cristianesimo NON È una religione così amichevole con il pensiero laico (e non lo è – l’ateismo è amichevole con il pensiero laico, piuttosto), allora non vedo cosa abbia a vedere con la mia cultura italiana oltre all’albero di Natale e alle manifestazioni essoteriche (= esteriori).
        Posso anche andare al matrimonio degli amici, battezzare mio figlio, avere un funerale cristiano: sono gli unici punti di sovrapposizione tra il cristianesimo e la mia cultura italiana.
        Se poi ti interessa io avrei una tesi sulle religioni, che, se ti convincerà, potrebbe essere pertinente alla direzione che ha preso la nostra conversazione.
        E poi, sto pensando di coinvolgerti in una catena di sant’antonio in cui sono stato coinvolto, ma è una cosa abbastanza scanzonata, quindi prendila con spirito di sopportazione 🙂

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      • Quindi hai letto i libri della Scaraffia? Comunque se non l’hai già fatto ti consiglio “Rinnegati”, mi pare questo il titolo. Riguardo alle tue tesi sulla religione, un confronto su tali temi mi interessa sempre anche se non tramite commenti, un po’ riduttivi! Magari se scrivi sul tuo blog o mi invii anche in privato ne potrebbe uscire in futuro un articolo anche a due mani, con prospettive magari diverse ma comunque in dialogo. Sulla “catena” preferisco di solito evitare, ma se decidi valutero’ la cosa.

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      • Ma no, grazie.
        Se questa è la tesi di fondo di Scaraffia mi sentirei come se stessi leggendo un libro con la dimostrazione che la terra è piatta. Ehm.
        Proverò a cercare qualche informazione sui “Rinnegati” che citi, magari c’è qualcosa di adatto al mio ruvido palato.
        Sulle tesi sulle religioni prometto di farne un riassunto che non sia logorroico, e poi te lo invio in privato: sono curioso di conoscere il tuo parere.
        (PS: ti ho comunque citato sulla ‘catena’, ovviamente a tua discrezione e senza impegno)

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      • Diciamo che è un libro storico, che analizza lo scontro e incontro fra la civiltà cristiana e quella musulmana ai tempi della corsa e delle reggenze barbaresche (tra il 500 e il ‘600 in particolare). I rinnegati erano gli schiavi cristiani o musulmani che rinnegavano là propria fede per avere la libertà. L’analisi mette in evidenza come i cristiani erano meno portati al sincretismo (esistono molti luoghi di “confine” come ho scritto nel post https://opinioniweb.blog/2017/02/08/i-luoghi-di-confine-dal-romito-di-lampedusa-al-multiculturalismo-globalista/ )ma più inclini all’apostasia. In tutto ciò l’analisi è storica (anche se gli archivi usati sono prevalentemente quelli dell’Inquisizione e meno quelli relativi ai territori ottomani), ma anche sociologica e antropologica . Il pensiero e i pensatori cristiani poco centrano con le tesi del libro, almeno per quello che ho capito io. Quindi penso che una lettura non sarebbe tempo perso, il pensiero di un autore filtrato da altri non è sicuramente oggettivo, tantomeno il mio. Attendo con curiosità e piacere un tuo eventuale scritto che leggerò con attenzione.

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      • Quindi i cristiani sarebbero stati più consapevoli della natura e dei limiti della propria fede – l’avrebbero vissuta in maniera più normativa (quindi da accettare o ripudiare in blocco).
        Mi ricorda una tesi passata da un libercolo narrativo di Carlotto (che comunque non ho ancora letto).
        Ecco però, proprio il fatto che questa analisi sia storica e geograficamente localizzata mi fa sospettare che possano essere sfuggiti degli elementi storici molto distanti dall’area e dal tempo esaminati, ma molto rilevanti ai fini della tesi – oltretutto in contrasto con quel poco che mi ricordo riguardo alla Storia del pensiero occidentale, che sostanzialmente individuava nell’Ebraismo e in Nietzsche le radici della nostra cultura.
        Da stasera (spero) mi rimetto a scrivere. Forse.

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      • Diciamo che sia nell’ebraismo, sia nell’Islam c’è una base comune relativa ad esempio ai rituali alimentari e di purificazione. L’ebraismo ha forte mente influenzato l’Islam, mentre il cristianesimo ha subito l’influenza greca oltre che giudaica. Nell’islam come nell’ebraismo la purezza è un concetto fisico oltre che spirituale e il singolo ha valore finché accetta le regole religiose che lo rendono parte della comunità. Invece nel cristianesimo Gesù affermava che “nulla di ciò che viene dell’esteriorità rende impuro l’uomo”. Paradossalmente l’apostasia poteva essere giustificata di fronte a Dio se dell’intimità c’era pentimento sincero. Il singoli poteva recedere i legami comunitari al contempo tornare nella comunità attraverso un processo di pentimento individuale. Scusa il modo confuso, per dire cosa nel cristiano è stato elemento di rottura verso un contesto dì regole religiose e sociali che lasciavano poco spazio al singolo. Se non li hai mai letti i libri di Idelfonso Falcobes La cattedrale del mare e La mano di Fatima danno un bellissimo spaccato della cultura ebraica e quella dei moriscos in Spagna entrambe contrapposte al cristianesimo. Sono romanzi storici ma dimostrano una conoscenza molto buona delle culture e religioni

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      • Ah, questi titoli sono già più interessanti per il mio gusto.
        Ti sei espresso benissimo, e hai sottolineato un elemento che ho riscontrato anche io, tra certi culti più ‘esteriori’ e altri invece più rivolti a un sentimento interiore.
        Attenzione però perché il confine non é affatto netto: sia l’Islam che l’Ebraismo hanno (avevano) profondissime tradizioni esoteriche e ‘interiori’ (vd cabalismo/gnosticismo e sufismo delle origini).
        Non si può nemmeno negare che, con la strutturazione ecclesiastica il cristianesimo settario delle origini sia stato trasformato esattamente nella formula ‘esteriore’ e comunitaria che di mistico, per il singolo, offre ben pochi sfoghi.
        Già nell’alto medioevo la carica eversiva del cristianesimo era perfettamente imbrigliata verso il controllo sociale, nonostante le opposizioni disorganizzate di quelli che sono stati prontamente bollati come eretici.
        Sul periodo storico medioevale ho apprezzato molto i gialli di Marcello Simoni, ovviamente molto stiracchiato per certi elementi di trama, ma ben documentati sulla situazione dei mozarabi e su certe diatribe filosofiche medioevali (e dannatamente scorrevoli e accattivanti da leggere 😃)

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      • Credo di aver letto solo un libro di Simoni, non ricordo il titolo. Invece se decidi di avvicinati a Falcones La mano di Fatima con il tragico e quasi sconosciuto destini dei moriscos rimane per me il suo capolavoro, uni di quei rari romanzi che si può rileggere senza annoiarsi!

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      • I libri di Simoni sono molto ben documentati, ma restano opere di intrattenimento puro.
        La mano di Fatima è un simbolo (una mano con un occhio al centro del palmo) a me piuttosto caro per i significati che gli sono stati attribuiti: la conoscenza è funzionale all’azione, che è come dire che “sapere è potere”.
        Un libro incentrato sulla mano di Fatima potrebbe avere qualcosa per me.

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  2. Totalmente d’accordo, il sistema liberista uccide l’identità per umiliare la dignità. Tuttavia ritengo che l’ideologia gender sia solo la punta dell’iceberg, il fastoso palco che lascia a malapena intravedere cosa stia succedendo dietro le quinte. Si sta realizzando l’incubo della ricchezza nelle mani di pochi, prodotta un lavoro il quale costo si sta sempre più abbassando.

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    • Dicevo proprio ora in un commento sul post “Il risparmio dello Stato colpisce ancora”. La storia si ripete, i liberisti misero le premesse dell’avvento dei fascismi e della seconda guerriglia mondiale, idem oggi continueranno a tirare la corda del disagio sociale fino all’estreme conseguenze. Ciao e grazie per il commento.

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  3. Condivido il tuo pensiero e devo dire che i tuoi scritti sono per me pieni di spunti per profonde riflessioni. Detto questo posso dirti che io a scuola ho fatto educazione sessuale e altrettanto mia figlia. Il punto cruciale per me, sia chiaro, è che i professori dovrebbe sviluppare sempre nei loro allievi uno spirito critico che li porterà poi a fare le loro scelte in “libertà”. La scuola non deve essere l’appiattimento totale che invece leggo oggi nei giovani. La famiglia nucleare odierna è fondamento della società, ma non sappiano bene verso quale modello di società ci stanno portando. Credo che in realtà in un futuro non molto lontano saremo solo la massa lavoratrice e, ahimè, non interesserà più nessuna distinzione. Si dovrebbe parlare non di integrazione, ma di omologazione!
    E ti assicuro non sono una pessimista!!!

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    • Ciao Giovanna, grazie per l’interesse con cui segui i miei scritti. Anch’io non sono contrario al fatto che gli insegnanti facciano educazione sessuale, anzi lo ritengo doveroso in età adolescenziale e non solo. E’ un’educazione trasversale che tutti possono affrontare, anche quando mio figlio in 5 elementare a causa di una girandola di supplenti non fece in scienze l’apparato riproduttivo con le domande e curiosità ad esso annessi lo ho ritenuto una grave perdita per i ragazzi! Come hai ben spiegato la scuola educa innanzitutto alle criticità, l’unico antidoto verso razzismo e simili: si disprezza ciò che non si capisce e non si conosce. Quindi a cosa serve imporre un’educazione per legge con programmi non meglio definiti ma prevalentemente impostati su teorie discutibili? Come ben dici l’omologazione è il contrario del pensiero critici, essere schiavi inconsapevoli è ben lontano dal realizzare un mondo migliore

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  4. Ciao Vincenza, il post è nato anche grazie a te, lo volevo scrivete da tempo ma ho deciso solo dopo che svevi pubblicato l’articolo sul santuario pagano e il femminino sacro dove commentai anch’io. Ho usato in parte anche quei commenti, quindi sono contento che ora lo condividi. Grazie .

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  5. E’ un argomento che spesso discutiamo tra di noi…
    E quando parlo ” noi”, parlo del fulcro della vita che è la famiglia, al di là di ogni falsa ideologia mascherata da un nuovo concetto di “modernità”.
    Come se “essere moderni, saper vivere al passo dei cambiamenti”, debba necessariamente essere correlato a dover rinunciare a quello che tu chiami “Il mistero dell’altro”, la scoperta di chi ci completa. Mai e poi mai rinuncerò a questo meraviglioso mistero, allo sguardo del mio compagno di vita, del padre dei nostri figli e dell’ inestimabile testimonianza d’amore vissuta soprattutto nei momenti di vere conquiste e battaglie.
    E i figli?
    La vera ebbrezza della vita, nel prodigioso miracolo della loro crescita….
    Io non chiedo altro…
    Solo di continuare a vivere il mistero dell’amore
    Un grazie sincero per le tue parole così importanti
    Adriana

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