Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (quarta parte)

Murano ok

Croce del Monte Murano

Presente passato, passato presente, in un alternarsi di prospettive il divenire si dipana ma non lasciamoci ingannare: non c’è futuro che non sia già stato, non c’è passato che non sarà futuro, non c’è io senza eterno presente. Ogni storia di vita vissuta rimbalza immutabilmente in uno spazio-tempo senza limiti…

Per chi se le fosse perse (e volesse farsi del male leggendole), ecco qui la Prima parte  , Seconda parte   e   Terza parte    .

Assaggi adolescenziali dallo pseudo-passato…

Se mi volto indietro vedo ancora un crinale avvolto nella luce del sole pomeridiano, era estate, mentre in quattro amici discendevamo un po’ a balzi e un po’ con le corde il ripido pendio del Monte Murano. Sento ancora il male al ginocchio destro, che avevo forzato nella discesa, iniziavo a zoppicare e dovevo stringere i denti per andare avanti. Dovevamo cercare le pareti della Gola della Rossa dall’alto del ripidissimo crinale, individuando delle vie di roccia conosciute per poi calarci e riuscire nell’impresa. Nonostante il caldo estivo, la fatica e la parete rocciosa ormai in ombra mi fecero venire la pelle d’oca, sia per il freddo, sia per i brividi dell’altezza, diverse decine di metri. Il tutto partì semplicemente osservando dalla superstrada sottostante il versante del Monte Murano che discendeva ripido, ma fattibile, verso la conosciuta Gola della Rossa. Ideatore e autore principale Andrea, supportato da Lorenzo con la partecipazione dei pard Nico e Brunello! Così io, Andrea, Brunello e Lorenzo una domenica qualsiasi provammo a discendere dalla cima del monte verso una nuova strada, inesistente e da ricreare ex-novo con un minimo di suspense dovuto al trovare la giusta uscita, cioè l’attacco di vie di roccia preesistenti della sottostante Gola della Rossa,… altrimenti ci saremmo dovuti “attaccare” a ben altro arnese!

Era giusto per fare un esempio di che cosa può voler dire improvvisare un’avventura senza tanti fini, più che altro per divertirsi!

Quanti buoni propositi ho infranto, dimenticato o neanche provato a realizzare. La mia carriera scolastica per esempio fu alquanto tormentata e lo è tuttora visto che sono un insegnante insoddisfatto del modello ultraliberista aziendalista in cui è stata trasformata la scuola negli ultimi 20 anni! Era il 1983 quando in seconda media venni fermato (o meglio bocciato) a causa di un anno disastroso! Nella casa dove abitavo stavano ristrutturando il palazzo e passai l’estate a salire e scendere dall’impalcatura riflettendo sulla mia incapacità ad adattarmi ad un sistema scolastico che consideravo ostile e lontano anni luce dalla mia vita. Se il sistema (sociale) ora come allora vuole formarci, la scuola non riuscì nell’impresa di impormi un metodo di studio, di suscitarmi interesse e consapevolezza maggiore. Anzi fuggivo e rifuggivo da qualsiasi inquadramento e gratificazione scolastica. Ripartii nella nuova classe con poca voglia in più, appena sufficiente a proiettarmi in primo superiore assieme al mio nuovo amico Massimiliano. Scelsi, o meglio scegliemmo l’ITIS, l’istituto tecnico che avrebbe dovuto darmi un’istruzione prevalentemente tecnico-scientifica, esattamente opposta a quella che di lì a poco sarebbe stata la nuova strada che avrei deciso (convintamente) di percorrere: durante il secondo anno decisi infatti di iscrivermi alla scuola magistrale per diventare in seguito un maestro di scuola elementare (primaria). Fu quell’Andrea dei pesi già citati sopra a indirizzarmi, stimolando al contempo lo studio della filosofia, sua grande passione. Per passare dall’ITIS al secondo anno delle magistrali dovetti studiare latino e superare la prova scritta e orale a settembre. Durante l’estate andai addirittura a ripetizioni e riuscii nell’impresa. Da irriducibile somaro a studente modello, serio e impegnato. Basti pensare che nell’ultimo anno di scuola superiore reincontrai una professoressa di scienze che stava all’ITIS che rimase letteralmente scioccata nel vedere il cambiamento che avevo fatto in quegli anni: mi disse a chiare lettere che ero una specie di Dottor Jekyll e Mr Hyde, dovevo avere una doppia personalità oppure io non ero più io!!! Poveretta, io ero sempre io ma qualcosa era cambiato, non so dire se in meglio o in peggio, semplicemente cambiato!

Quando ero nell’istituto tecnico sopracitato mi capitava spesso e volentieri di entrare dalla porta principale per poi uscire dalla finestra (al piano terra) prima dell’arrivo dei professori. Una volta insieme a Massimiliano decidemmo di entrare un’ora dopo a causa dell’interrogazione del professore di geografia, un tale Ceccacci, che intuite le motivazioni di tale ritardo pensò bene di spedirci dal vicepreside per farci passare la voglia di fare seghino! Ma fra battutine- “Professore la prego non Cec – cacci!”– e i soliti buoni propositi- “Non lo faremo più!”– ce la cavammo a buon mercato. Eravamo un “macello”, passai alla classe seconda rimandato d’inglese e di fisica per poi rimediare discretamente a settembre. L’anno successivo non fu certo migliore, a parte il fatto che reincontrai i compagni che avevo lasciato dopo la bocciatura in seconda media, fermati a loro volta alle superiori, in particolare mi riferisco a quel Brunello citato sopra. 

Che tipo! Portava degli occhiali con montatura simil-osso e lenti spesse un dito a causa di una forte miopia. Gli occhi oltre quei fondi di bottiglia risultavano naturalmente rimpiccioliti e inespressivi (tipo squalo)!!! Alto e longilineo, fisico alla Pippo per intenderci, con flemma inglese sopportava tutti i nostri attacchi e le prese in giro, la sua reazione più violenta consisteva in un – “Ma va in galera!”– pronunciato con disprezzo e immancabilmente preceduto da un –”nc’ù”– schiocco di labbra idoneo ad esprimere disapprovazione. Nei vari cambi d’aula non era raro prendere lo zaino del Brunello ed entrare di corsa, inseguiti dallo stesso, lanciandoglielo in fondo alla stanza…e lui dietro a gridare – “Nooo, gli occhiali, la calcolatriceeee….Ma va in galera!!! Nc’ù, nc’ù, nc’ù…”. Ebbene il Brunello di allora, impacciato e insicuro (quello di oggi è tutt’altra persona), aveva sicuramente bisogno di educazione adeguata ed un pronto svezzamento, così lo invitai a fare i pesi nella “cantina” di Andrea, insieme a Massimiliano.

Tutti lo conoscevamo (Andrea) visto che abitavo proprio nel condominio dove faceva i pesi nella cantina sottostante il mio appartamento. Ricordo che un giorno d’estate, mentre stavo ascoltando il nuovo album di Claudio Baglioni, “La vita adesso” disteso sul letto a leggere i soliti fumetti, sentii suonare alla porta di casa: era proprio Andrea che mi chiedeva se potevo fargliene una copia e al contempo m’invitava in “cantina” – avete capito bene – in “cantina” a fare i pesi. Infatti era null’altro che una vecchia cantina adibita a palestra: panca artigianale per gli addominali e una per i dorsali, panca per i pesi e manubri per spalle e bicipiti. Dietro, nella parte di giardino annessa a tale locale, era stata piantata una grande e robusta sbarra in acciaio per fare trazioni e cose simili… Andrea, il maestro, ci preparò una tabella d’allenamento da fare invidia a Silvester Stallone: 5 serie di panca piana con il metodo piramidale per potenziare “la forza”, 4 serie di sbarra, addominali, dorsali, manubri…arrivavamo a quasi due ore d’intenso allenamento e poi sfiniti rientravamo in casa. Ma ubbidivamo senza fiatare, Andrea per noi adolescenti era un maestro e un modello da imitare.

Tipi strani e particolari erano abitué dei pesi: Grillo, Corrado, Magilla, a fasi alterne Testaguzza, io, Massimiliano e poi lo stesso Brunello: nomi e soprannomi si mischiano e diventano leggenda nella narrazione mitico-adolescienziale! E sempre da lì anche Brunello passò alle uscite domenicali: eravamo seri io e Andrea nei suoi riguardi all’inizio, ma presto ci sbragammo con trattamenti d’urto. Nel procedere nei sentieri alla minima difficoltà tastava il terreno incerto come una gallina che razzola nel cortile e noi lì giù a spintoni… Una volta in un difficilissimo fuori sentiero nel Conero, era notte ed eravamo in molti, uno del gruppo soprannominato Magilla, a causa delle sue enormi membra scimmiesche, lo afferrò in estremis per le gambe mentre cascava di testa in un mezzo precipizio, e lui invece di aiutarsi e cercare di tirarsi su da solo stava lì a gridare: “Gli occhiali, gli occhiali….”. Ma il Brunello di allora non è qui un diversivo sulla strada della mia vita, lui rimane insieme ad Andrea, ancora oggi ancorato alla cantina dei pesi e all’amicizia indissolubile che abbiamo costruito negli anni, è sicuramente uno di quei “tipi precisi” con i quali dovevo avere a che fare, con cui ho percorso molta strada insieme, anche se spesso su cammini separati, pur sempre paralleli. Così capita che se inciampa uno, l’altro gli dà una mano a rialzarsi, perché questa è la vera amicizia che fa sperare nel senso e allontana il vuoto che ci siamo creati e ci costruiscono intorno.

Seguii a lungo quel solco tracciato da Andrea e dagli altri miei amici, come detto sopra vissi poi come in una giungla, o in un deserto, – non so ben definirlo – che mi portò a respingere e soffrire, ad un confronto interiore tenuto a galla da abitudini che servivano solo a non sprofondare in un abisso di non-senso, il mio vero habitat naturale. Se ad un certo punto ho scelto di cambiare, o perlomeno modificare o meglio ancora ampliare il solco della mia vita, è stato per deviarne la direzione verso altre dimensioni perché non potevo continuare lì: è come una vena aurifera, una volta esaurita puoi continuare a scavare nell’illusione di trovare altro oro, ma prima o poi devi trovare la forza e la consapevolezza di abbandonarla e riprendere la ricerca da capo. Che poi non è mai un abbandonare, quanto piuttosto un cambiare prospettiva per vedere quello che avevi accanto senza accorgertene! Tutto nelle nostre vite è a portata di mano, bisogna imparare ad aprire gli occhi e a far uscire dall’ombra le giuste soluzioni. E’ sempre dura ricominciare, ma se ti porti dietro il bagaglio d’esperienze che hai accumulato nel cammino, per quanto pesante e ingombrante, dentro trovi sempre la risposta per andare avanti. Così ad un certo punto fu, anche se quella vena era stata assai ricca e ci vollero molti anni per esaurirla! Anni, che poi si traducono sempre in un istante presente di consapevolezza, come ora che li ricordo (o li ri-vivo, o addirittura li vivo!)… Somma di istanti che chiamiamo divenire, vita presente che chiamiamo essere, tutto si gioca in questo continuo voltarsi avanti e indietro, come se esistesse sempre un passato che ci fa poi guardare verso il futuro ignorando però il presente. Basta rigirare troppo le parole, di che stavamo parlando?

Continua…

8 pensieri su “Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (quarta parte)

  1. Parole che nascono da una straordinaria sensibilità!
    Mi chiedo se i grandi Saggi della scuola(magari non tutti) riescano a cogliere il valore inestimabile dei ragazzi che hanno a scuola…
    Io penso che la risposta sia alquanto negativa!
    Un caro saluto e un augurio di una felice settimana
    Adriana Pitacco

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    • Oggi meno che mai: la scuola dell’autonomia e dei progetti volta sempre più alla competizione annienta i ragazzi che non riescono ad emergere con le proprie forze. Il binomio educazione istruzione è ormai zoppo. Si istruisce rinunciando alla valenza educativa della cultura, quella che forma la persona e la rende capace di essere l’uomo e la donna della società del domani, in grado di contribuire al meglio con il proprio valore. Senza questa capacità di “promozione” della persona non c’è scuola, al massimo un centro d’addestramento cloni

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