Antifascismo, costituzioni democratiche e liberismo

Manifestazione_antifascista

La condanna al fascismo è tornata alla ribalta in questi giorni anche al seguito della MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DAL PD A COMO alla quale hanno partecipato molti esponenti politici e del governo. Leggendo l’articolo linkato sopra ognuno può chiarirsi le idee a riguardo nel caso non abbia già assistito ai servizi mandati in onda dai vari tg nazionali.  Mi associo anch’io alla condanna al fascismo storico, ma proverò a fare alcune riflessioni per andare al di là della pura propaganda politica, che tende a minimizzare alcuni fatti esaltandone altri a proprio uso e consumo.

In Italia c’è stata l’affermazione evidente di forze politiche marcatamente europeiste (il PD è il partito che più di ogni altro identifica il suo agire a sostegno del modello europeo), ed esse sono necessariamente neoliberiste perché il liberismo è il modello politico-economico su cui si fonda tutta l’impalcatura istituzionale europea.

Certamente il liberismo alla fine della seconda guerra mondiale assunse una posizione critica nei confronti dei regimi totalitari. In particolare però tali critiche riguardavano la natura interventista in economia di tali regimi, cioè la loro forte presenza nel settore bancario, di fatto controllato dallo Stato e l’introduzione di alcune tutele sociali, ad esempio la redazione della CARTA DEL LAVORO (1927) sotto il regime fascista.  Questo accadeva perché il fascismo, pur sposando i principi del liberismo classico, – accettando ad esempio il pareggio di bilancio o le virtù di una moneta forte (la lira a “quota 90”) – aveva comunque bisogno di non deprimere troppo l’economia in vista di future azioni belliche volte all’espansione coloniale.

Il neo-liberismo invece considera lo Stato come un mero regolatore che deve realizzare il benessere della società in un contesto di libero mercato. I “mercati” nella bocca degli opinionisti e dei politici liberisti, sono virtuosi per definizione e in quanto tali incontestabili. Viceversa per loro lo Stato interventista, quello cioè costruito sulle Costituzioni pluriclasse e antifasciste del dopoguerra, è corrotto per definizione, a lui si possono attribuire i più svariati mali e nessuna virtù: clientelismo, corruzione, sprechi, inefficienze, …

Questo neo-paradigma liberista si è affermato in Europa in modo esponenziale a partire dagli anni settanta, trovando la sua piena affermazione con il trattato di Maastricht (1992) e con l’entrata nell’euro. Ci furono certamente una serie di cambiamenti a livello politico e internazionale che  condussero a far prevalere la necessità dell’affidamento a poteri sovranazionali la gestione economica degli Stati nazionali, cosa che ha limitato fortemente la loro sovranità.  In Europa i partiti socialdemocratici di matrice liberale si posero in funzione antitetica al costituzionalismo, considerato causa di squilibri quali l’inflazione incontrollata che avrebbe, a loro dire, danneggiato le classi sociali più deboli.

Ora l’applicazione per via legislativa dei principi economici liberisti ha portato in pochi anni al lento ma progressivo passaggio dal potere nazionale a quello federale di tipo sovranazionale (istituzioni non elette dell’Unione Europea), subordinando in sostanza il primato della politica a quello dei mercati (ordoliberismo). L’UE non è altro che una federazione di stati nazionali con diversità d’interessi economici e politici, senza un vero sentimento d’appartenenza ad un’identità che riesca a far loro superare i conflitti causati proprio da interessi divergenti. In questa federazione diviene veramente impossibile l’intervento dello Stato in economia, perché la libera circolazione di merci e capitali, cardine liberista della costruzione europea, porta lo Stato nazionale all’incapacità di mediare fra interessi contrapposti rappresentati da Stati di popoli diversi.

Dice un vecchio detto: “L’unione fa la forza!” Ma, – aggiungo io – l’UE è un’eccezione! L’obiettivo sembra quello d’impadronirsi delle istituzioni democratiche gestendole attraverso trattati sovranazionali al fine di invertirne l’intervento: invece di realizzare ciò che le Costituzioni sociali del dopoguerra affermano – un welfare che garantisca nella società in ogni suo aspetto il lavoro – esse oggi devono “fare le riforme” per cancellare tali tutele e garantire al loro posto l’interesse del “mercato”! E dico “impadronirsi delle istituzioni democratiche” perché laddove l’azione legislativa dello Stato diventa subordinata a quella dei trattati sovranazionali, vuol dire che gli esecutivi eletti per via democratica perdono la loro legittimazione popolare.

Nel liberismo però si parla chiaramente di libertà e persino di società! Nel diritto europeo il cittadino è tutelato in primis come cittadino-consumatore e questo in un modello che ha come cardine il libero mercato sembrerebbe avere una sua logica!

La tutela dell’ambiente, la tutela della salute, il diritto al lavoro purché sia flessibile ( quindi stabilmente precario e senza posto fisso), il diritto allo studio purché anche fra le scuole venga instaurata una “sana” concorrenza ispirata a tutti i livelli alla competitività e competenza,… tutto ciò discende in modo naturale sul cittadino-consumatore: non è più portatore di “diritti sociali costituzionalmente garantiti”, ma ora lui stesso diventa “garante” degli equilibri sacri di un mercato che mai può essere messo in discussione nei suoi principi in nessun settore della società.

Faccio notare che ogni mercato che si rispetti ha come suo fondamentale bene la libera circolazione delle merci e la più preziosa di tutte è la merce-lavoro! Siamo quindi passati dal lavoro come bene per l’uomo e per la società e in quanto tale garantito dalla Costituzione, al lavoro come mezzo per la realizzazione di un mercato libero ed efficiente!

In tutto ciò ogni evento ha un senso se letto nella logica del mercato: l’immigrazione serve in funzione deflattiva (comprimere e precarizzare ulteriormente i salari), ma chiaramente all’opinione pubblica si presenta solo come evento emergenziale e umanitario ineludibile; l’allungamento dell’età pensionabile “congela” enormi risorse economiche pubbliche rendendole appetibili nel mercato finanziario delle assicurazioni private, ormai proposte come unica possibile forma di vera previdenza; idem la sanità pubblica, spesso diventata inefficiente a causa dei continui tagli, sta gradualmente migrando verso le “aziende sanitarie private”. Lo “Stato minimo” deve limitarsi a regolare e salvaguardare gli interessi del mercato. Guai a intervenire per rispristinare diritti che in realtà altro non sarebbero stati che inaccettabili privilegi chiesti da un popolo ignorante che grazie ad una politica corrotta ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità. Per nostra fortuna abbiamo i “moralizzatori”, ESSI sono quasi tutti NON-ITALIANI e quindi per principio meno corrotti e inefficienti di noi!

Ecco perché in tutto ciò  ha un’importanza fondamentale la cornice morale costruita abilmente dal sistema mass-mediatico dell’informazione: si presentano giornalmente servizi sull’ennesima tragedia dovuta alla mancanza di lavoro, alle inefficienze del sistema sanitario o di quello scolastico, al degrado sociale dei centri urbani. Si punta il dito verso quel partito o quel politico, per par condicio nessuno è escluso. Ecco il solito “privilegio”, ecco la “casta corrotta”, lo “stato ladro”,… alcune situazioni vengono addirittura risolte grazie alla denuncia dei torti subiti e i valori solidaristici sembrano essere in primo piano ma in realtà mai, mai e poi mai il “sistema” viene in alcun modo messo in discussione! Anzi esso continua indisturbato a modificare e cancellare pezzo per pezzo ogni residuo di tutele sociali fino ad arrivare ai risultati irreversibili che oggi tutti conosciamo.

Concludo: nessuno nega che il fascismo e tutte le forme di totalitarismo recenti e passate siano state causa di aberrazioni e tragedie immani, abbiano fomentato violenza e odio, causato guerre. La negazione di tali crimini non è in alcun modo accettabile. Ma l’antidoto nato dall’antifascismo si è giustamente realizzato attraverso principi costituzionali che se portati a compimento nell’azione legislativa dei governi non possono che realizzare forme progressive di equità, eguaglianza, prosperità e pace.

Eppure chi a parole cita la Costituzione come baluardo dell’antifascismo, della libertà e della democrazia a volte nei fatti aderisce a principi economici e giuridici che con essa non hanno nulla a che fare, anzi la aboliscono in modo irreversibile.

Quindi bisogna scegliere a quali libertà teniamo: a quelle garantite dalla Costituzione, ispirate a principi keynesiani di piena occupazione e intervento dello Stato nei vari settori di pubblica utilità o a quelle garantite dal mercato (o a garanzia del mercato) in cui i cittadini vengono tutelati solo come consumatori e essi stessi diventano merci ad uso e consumo del padrone di turno?

Anche se, purtroppo, senza libertà non c’è scelta…

20 pensieri su “Antifascismo, costituzioni democratiche e liberismo

  1. A naso dico che, come è evidentemente fallito il comunismo (la storia lo certifica), credo che sia fallito anche il liberisimo, quantomeno “questo” liberismo basato su poche regole e quasi mai rispettate. C’è voglia di una terza via, quella che coniughi flessibilità e diritti. Mi chiedo. E’ così difficile creare un mercato del lavoro dove un’eventuale flessibilità del lavoro sia lautamente pagata? Ovvero, posso avere un “lavoro fisso” ed essere pagato 100 così come avere un lavoro “precario” o flessibile ma, in compenso, guadagno 200. Credo che un sistema di questo genere funzionarebbe in quanto la flessibilità, che è sicuramente un valore per il datore di lavoro, diverrebbe un valore anche per i lavoratori. Oggi, alla beffa del lavoro precario si aggiunge sempre il danno di uno stipendio molto più basso rispetto a un equivalente lavoro “fisso”. Basti pensare all’outsourcing nelle aziende. Quando mi chiedono cos’è l’outsourcing, la mia risposta è sempre la stessa: un modo per far fare il tuo lavoro a qualcun altro pagandolo la metà. Ecco, questo va evitato.

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    • Io credo che lavoro flessibile è sinonimo di precarietà e serve solo a comprimere i salari a vantaggio di pochi grandi capitalisti. Il modello della Costituzione è compatibile in primis con una società umana che guarda al futuro e poi con un salario adeguato ad una vita dignitosa. Se è andato in crisi è solo per scelta politica non certo economica. Consiglio, so che mi ripeto ma vale la pena, di leggere La Costituzione nella palude di Luciano Barra Caracciolo. Troverai il quadro storico, giuridico ed economico che ha portato all’avvento del neoliberismo. Un bel regalo per Natale ( almeno per me). Ciao

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  2. Ottimo articolo e ottima analisi. Alcune mie osservazioni:
    Accostare il fascismo all’UE è – immagino – una provocazione la tua, il casus belli da cui iniziare e poi parlare di argomenti più ampi. Definire l’UE “an innately fascist regime” è totalmente scorretto perché prima di usare la parola “fascismo” ci penserei bene e poi perché non è un regime: l’Italia può decidere di andarsene dall’UE come il Regno Unito.

    Senza entrare nei dettagli storici di come i regimi totalitari si siano diffusi in Europa e scomodare la teoria della ciclicità dei periodi storici, faccio presente che i regimi totalitari si sono diffusi non così spOntanemente, ma – io dico – spIntaneamente, visto che l’opposizione – sebbene in minoranza – veniva sistematicamente costretta a tacere o messa a tacere con metodi che oggi definiremmo tipici della criminalità organizzata.
    Prima di usare la parola “fascismo” riflettiamo TUTTI sul fatto che in quel regime io non potrei esprimere la mia opinione come sto facendo in questo preciso istante.
    Tu lo hai giustamente indicato alla fine del post, ma io lo avrei inserito all’inizio come “pietra miliare”, come ineludibile principio primo.
    La Costituzione si basa esattamente su questo principio. Il fascismo, come altri regimi totalitari, no. Non c’è nessun altra possibile argomentazione, poiché dalla negazione della libertà dell’individuo discende anche la possibilità di cambiare le cose, come per esempeio il neo-liberismo che è – concordo con Ivano – destinato anch’esso a finire o, meglio, a diventare qualcosa d’altro. che forse noi non vedremo mai, come i miei figli di sei anni non hanno mai visto il comunismo della CCCP e la Guerra Fredda (che io invece ricordo molto bene).
    L’UE ha molta strada da percorrere, ma occorre farla uniti e – se necessario – escludere chi “europeo” non vuole esserlo: critico la certa fiscalità “furba” (Olanda, Irlanda, Malta sono “i furbetti del quartierino”) e sarei per cacciare a pedate il gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) che non collaborano a una corretta distribuzione dei flussi migratori. Se alzare dei muri e delle barriere è esercitare la “sovranità” di un popolo, no grazie, non abbiamo bisogno di voi. Per quanto sia rimasto meravigliato dalla decisione UK di uscire dall’UE, almeno è un comportamento coerente (anche se a quanto pare non proprio conveniente)
    Scusa la prolissità del commento.

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    • Sin dall’inizio ho detto che il neoliberismo prese le distanze dai totalitarismi, ma del resto dopo la guerra avevano alternative? Riguardo alla “libertà dell’uscita”: vero, ma gli stati che hanno rinunciato alla sovranità monetaria lo possono davvero? Il ” metodo Cipro ” o “Grecia” o “Italia” …vennero bloccati i conti correnti fino alla di capitalizzare le speculazione bancarie via espropri (bail in), o fino a imporre pesanti tagli alla spesa sempre per ricapitalizzare gli azzardi degli speculatori facendo terra bruciata del lavoro, diritti

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      • …Idem in Italia l’impennata dello spread come arma di ricatto per far cadere il governo e imporre le riforme! Gli stato che escono o prendono posizione contro l’UE guarda caso gestiscono la propria moneta e non subiscono più di tanto i ricatti e le imposizioni dell’UE (Ungheria, Polonia, Inghilterra…). Gli inglesi sono usciti perché dovevano sostenere da soli gli squilibri generati dalle austerità imposte per comprimere salari e sfruttare il lavoro a basso costo: l’export andava verso l’Inghilterra e la loro economia implodeva grazie alla Germania che sfruttava a proprio esclusivo vantaggio le regole UE strangolando gli altri partner europei. Ora sono gli Stati Uniti a subire tali squilibri che creano bolle spaventose e rischiano di generare guerre. Quindi per me la UE non è il fascismo che impone violenze fisiche e la paura per comandare. Però mette i presupposti affinché la gente si rivolga a persone sbagliate (dittatori o violenti) nella speranza che facciano la cosa giusta ( ridare speranza e lavoro alla gente). Se il sistema non si rompe per via democratica non credo che succederanno belle cose…

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      • Aspetta Roberto, io non ho scritto che tu non hai preso le distanze né tantomeno che non lo fece il neoliberismo. Dopo la guerra, il processo di Norimberga, il Muro di Berlino era impossibile pensare diversamente e, ancora oggi, nella mia opinione è assurdo pensare a un “uomo forte” quando significa automaticamente perdere in parte o totalmente alla libertà. Anche in democrazia sono contrario per esempio alla cessione di libertà in cambio di “sicurezza” come accaduto negli USA.
        Poi credo che non sia utile confondere l'”ideologia” dell’epoca (fascismo, nazismo, comunismo) con il tema economico, sopratutto della situazione attuale.
        L’UE non è un “regime”, non obbliga nessuno e se l’Italia o la Grecia o il Portogallo o la Spagna decidono di rimanere in UE è perché è conveniente.
        La lira ai tempi del Serpente Monetario era preda delle fluttuazioni del dollaro e del marco; se viaggiavi all’estero dovevi cambiare in dollari, oggi vogliono tutti l’euro rispetto al dollaro. I rischi di cambio incombevano come ghigliottine su un Paese che dipende dalle importazioni per le materie prime; se eri un importatore potevi ritrovarti con le pezze al sedere da un giorno all’altro. Con questo non dico che sia giusto né corretto ricapitalizzare gli azzardi degli speculatori facendo terra bruciata del lavoro, diritti…Ma ciò accadeva anche ai tempi degli Agnelli, De Benedetti, Gardini.
        La finanza speculativa – che è un fattore esogeno, con lobby interne all’UE, ma è un fattore esogeno – ha cambiato il suo bersaglio: prima le monete, ora i debiti pubblici degli Stati. Se con il governo Berlusconi abbiamo permesso ai Comuni di indebitarsi anche con strumenti come i “futures” con chi ce la vogliamo prendere? Con la UE? Non votiamo più l’ottantenne che vuole rilanciare il Paese, dopo che ci ha fatto perdere di credibilità con la sua corte di clown, saltimbanchi e olgettine. E invece risale nei sondaggi.
        L’UE non è il Male, ma è ancora un’ideale lontano di comunità.Ancora troppo disgregata. In Italia si parla di “federalismo” per dividere, quando invece il federalismo nasce da realtà distinte che unite diventano più forti (USA e Germania, per esempio). Ecco l’UE dovrebbe interpretare meglio questo principio. E te lo dice uno che ha come sogno (irrealizzabile) gli Stati Uniti del Mediterraneo.

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      • Ciao Red, avevo capito che avevi capito. Però riguardo alla tua lettura del problema liberismo non concordo su alcune questioni che proverò a spiegarti. Innanzitutto fino al 2011 anno in cui ho avuto la fortuna di imbattermi nel blog Goofynomic del professor Alberto Bagnai il mio pensiero era simile al tuo, cioè intriso di mantra liberisti che mi impedivano di vedere con chiarezza molte cose. Ad esempio pensare che l’Italia o la Grecia fuori dall’euro o dall’UE non starebbero meglio. Anch’io credevo: Dove andremo con la liretta e il debito e gli sprechi e Abberluscone… Ma la crisi è in realtà l’euro e l’euro è la crisi, l’UE NON è mai stasta un’unione me è sin dall’inizio servita a creare un SUPERSTATO EUROPEO (quindi un supernazionalismo) a guida tedesca con fini coloniali. Infatti rinunciare alla sovranità monetaria serve solo ed esclusivamente a mettere la propria economia e quindi indirettamente il proprio paese in mano al più forte come è sistematicamente accaduto a partire dal 1978 (entrata nello SME), 1981 (divorzio banca d’italia e tesoro) 1986 (aggancio al marco e SME credibile), 1992( uscita disastrosa dal cambio fisso e successiva firma del trattato di Maastricht), 1999 (euro)….. Potremmo continuare, ma basta un dato: dal 2011 i 12 trimestri di recessione consecutiva in Italia hanno portato ad una distruzione di ricchezza paragonabile solo a quella della seconda guerra mondiale!!!! E tale distruzione è stata scientemente voluta dai nostri bravi libbberisti che invece che farci uscire da questo sistema corrotto e marcio ci hanno venduto a suon di austerità e tagli distruggendo Costituzione e stato sociale. Le politiche dell’UE sono politiche di estrema destra che non possono che causare nei popoli stremati reazioni violente e possibili ritorni di uomini forti, magari finanziati da quegli stati nel mondo che oggi stanno rimettendoci molto dai giochi di potere delle elite europee (siamo diventati economicamente grazie a politiche di compressione dei salari tipo Bangladesh il buco nero a livello di sostegno economico della domanda estera nel mondo, ciò è concorrenza scorretta che Imghilterra o Stati uniti non possono più tollerare)! Scusa per lo sfogo, rispetto le tue opinioni, non sono un economista o uno storico (una laurea in Storia e Filosofia non è certo un titolo che mi permette un’autorevolezza in materia), ma come ti ho già detto ti consiglio di dare un’occhiata al blog sopra, fatto da una persona onesta intelletualmente, competente e autorevole in economia e soprattutto che ama il suo paese. Nel caso fammi sapere un tuo parere. Buon fine settimana

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      • Ciao, inanzitutto nessun problema. E’ un piacere potere esprimere opinione diverse con toni di chiacchierata anche perché nessuno dei due è un esperto, ma siamo solo persone che cercano di interessarsi e informarsi oltre ciò che i media ci danno in pasto. Insomma, cerchiamo di pensare con la nostra testa, dopo avere “studiato” nel nostro piccolo. Fugato ogni dubbio sulla mia predisposizione nei tuoi confronti, chiarisco un paio di punti.
        Non sono liberista, anzi all’opposto. Non sono neo-liberista, mi si fulminasse ora il computer su cui scrivo.
        Odio i sistemi totalitaristi e la parola “regime” e “uomo7donna forte”(di qualunque colore esso sia) mi fa esplodere in lapilli, lava e fiamme perché ci si è dimenticato del disastro della Seconda Guerra Mondiale in nemmeno due generazioni. Oggi ritornano queste parole, si affacciano alle urne elettorali forze reazionarie pericolose come i valori “nostalgici” cui si ispirano e i cui esponenenti utilizzano strumentalemente per i propri fini personali. Su questo, no paseran!
        I miei valori fino a qualche anno fa potevano definirsi di sinistra, ma abbiamo toccato con mano (e continuiamo a farlo oggi) che la “sinistra” in Italia si è fermata a Berlinguer.
        Quindi credo – se ho capito bene – che che condividiamo i valori e gli obiettivi ultimi che dovrebbe imporsi una collettività.
        Non concordiamo sul ruolo della UE.
        Andrò a leggere il blog che hai citato, ma sinceramente il discorso del colonialismo tedesco fa acqua da tutte le parti; allora perché la Francia? La Francia è attualmente il Paese più colonialista della UE: pezzi della nostra industria più valida sono stati venduti ai Francesi senza battere ciglio (moda, alimentari, grande distribuzione); pezzi di asset nazionale strategici sono in mano francese: TIM, GENERALI Assicurazioni, gruppi bancari (BNP ti dice qualcosa?) e anche società di gestione delle acque “pubbliche”.
        Colonialista anche nel senso più becero e reazionario all’estero: i francesi hanno fortemente voluto (e ottenuto) la guerra in Libia (per il petrolio) e sono intervenuti in Mali con l’esercito.
        Io più dei tedeschi (che mi preoccupano per altri rigurgiti neo-nazisti), mi preoccuperei dei francesi. NON una parola su questo tipo silenzioso di “colonizzazione”?
        Sgombriamo ora il campo da motivi di divisione e proviamo a pensare INSIEME. Questi movimenti centrifughi esisteranno sempre, bisogna lavorare in questo senso a una vera unificazione. Credo che l’unione (chiamala UE ma chiamala anche in un altro modo) sia l’unico modo per dare un futuro migliore a chi seguirà in un mondo globalizzato dove Cina, USA, Russia, Arabia Saudita muovono gran parte dell’economia (e della politica)
        Chi parla di uscire dall’UE oggi, non sa esattamente cosa proporre in alternativa perché – la Brexit lo dimostra – nessuno ha mai pensato veramente a un’alternativa.

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      • Condividiamo certamente i valori che io definisco senza remore “di sinistra” sul lavoro e sui principi. Riguardo al chiarirsi le idee ti di consiglio Bagnai da leggere con pazienza ma li c’è il puzzle completo. Un esempio sulla Francia: vaso di ferro politicamente, ma di coccio già crepato economica mente. Pensa che il debito estero de sti geni è enorme e visto come sta andando col governo in Grecia Macron non avrà nessuna concessione dai tedeschi, dovrà iniziare a fare austerità modello Germania e Italia, vedrai dive glielo metteranno il colonialismo i francesi…. Ma ti ripeto le risposte secondo me ci sono tutte nel blog citato. Sto sistema non conviene a nessuno, nemmeno ai tedeschi che saranno i primi ad uscire ( prime metteranno le mani sulle nostre banche, magari post elezioni una bella crisi con governo tecnici) poi usciranno e daranno la colpa delle macerie lasciate agli altri. E noi come al soliti saremo i primi a prendercela visto i previ servi di bottega che abbiamo AK governo

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      • Working Out

        Van Gogh cut off his ear
        gave it to a
        prostitute
        who flung it away in
        extreme
        disgust.
        Van, whores don’t want
        ears
        they want
        money.
        I guess that’s why you were
        such a great
        painter: you
        didn’t understand
        much
        else.

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