Dedicata a Padre Turoldo

David_Maria_Turoldo

Foto tratta da Wikipedia

Domani, 6 febbraio, è il 26° anniversario della morte di padre Turoldo! Uomo, poeta, sacerdote che attraverso la sua penna ha saputo celebrare la fede e l’amore verso Dio in modi unici e irripetibili. Sacerdote e poeta “ribelle” lo hanno definito in molti! In realtà è lui stesso a darci una corretta definizione di questa ribellione: “Perché del libro di Giobbe?… Perché di questo vecchio libro di millenni su cui tanto si è scritto, al quale tuttavia l’umanità riflessiva di quando in quando ritorna come a una fontana “di ribellione” e di lacrime…?”, qui la parola ribellione è stata aggiunta da padre David nel 1991, ben 40 anni dopo aver scritto il testo sopra citato. Continua a spiegare: “Tale la ragione che mi ha spinto nelle braccia di questo uomo, senza più carne, scheletrito, disegnanti nel vuoto della notte la danza della sua violenta e totale disperazione. Perché Giobbe, prima di dire con la parola, parla con il suo silenzio, con la sua faccia non più umana, con le sue ossa rosicchiate dalla lebbra, con i suoi occhi lucenti per la febbre che tentano di forare il tempo e il mistero fitto dell’esistenza” (citazioni tratte dal libro “La parabola di Giobbe. L’inevitabile mia storia” Ed. Servitium 2012). Questa identificazione di Turoldo con Giobbe è estesa da lui all’intera umanità! Perché noi umani non siamo esenti alla pena e alla disperazione alla quale inevitabilmente dobbiamo opporci e ribellarci con la forza della Speranza: Essa è presente nel cuore di ogni uomo e nel cuore segreto delle cose, Essa è ciò che ci apre al futuro e ad esso dà senso, Essa è in noi pur essendo altro, un gemito, una sofferenza, un dono inesprimibile che lascia lo spazio all’intervento di Dio! Per questi motivi anni fa ho scritto una poesia di ringraziamento a Padre Turoldo. La sua ricerca e la sua fede è stata una risposta a molte mie domande.

Non ci siamo mai conosciuti

guardandoci negli occhi

prendendoci per mano

scambiando opinioni

aiuti disinteressati

considerazioni di valore

che costituiscono amici.

Ma leggendo il tuo cuore,

parole, pensieri scritti

che esprimono tutto di te,

ho appreso molto

tutto ciò che ha valore

slancio vitale ed espressione,

intimità gridata

alla ricerca dell’Essere.

Verità gridano le tue parole!

Verità cerco io, aprendo il mio cuore a me stesso!

Aiutaci a sciogliere i nodi

affinché ogni uomo possa mostrare

sé stesso al mondo.

Grazie.

29 pensieri su “Dedicata a Padre Turoldo

  1. Caro Roberto, che piacere leggere, in questo mio passaggio mattutino e istantaneo, queste parole così amorevoli e profonde. Non conosco la figura di questo uomo di Dio, se così si può dire, ma sono affezionato alla figura di Giobbe e alla – rivolta come accadimento -, come processo naturale e spontaneo, dopo questa condivisione, certamente approfondirò l’esperienza che ci hai narrato attraverso gli occhi di Turoldo. Nel silenzio e nell’accettazione dei nostri limiti e della nostra finitezza umana e terrena, si trova l’esplorazione di un mondo altro… e le risposte arrivano, dapprima nel cuore di chi domanda, poi, nel cuore in cui queste riescono a riflettersi. E’ stato bello seguirti nelle parole amichevoli e spontanee che gli hai dedicato. Un dono prezioso. Buona giornata e buon inizio di settimana.

    Benedetto.

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    • Ciao Ben, ti consiglio certamente di leggere Turoldo. Pensa che quelle parole sopra le scrisse nel 1951, aggiornandole poi nel 1991 quando un tumore al pancreas lo stava portando rapidamente alla morte. Un’identificazione, quella con Giobbe, che è l’inevitabile storia di ogni uomo, con la Speranza che s’impone nel nostro cuore e grida giustizia.

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    • In passato ho visto un video su you tube con una bellissima testimonianza fatta da Turoldo ormai lui stesso scheletrito e consumato dalla malattia ma pronto a quell’incontro che tutta la vita ha cantato nelle sue lodi poetiche. Purtroppo non sono riuscito a ritrovarlo, era davvero un’ emblema di quella Speranza che dà senso al tempi e alla storia degli uomini

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  2. Grazie per questo omaggio alla figura di Padre Turoldo, grande uomo, sacerdote e poeta. E grazie per quello che scrivi. Guardare in se stessi è quello che ciascuno dovrebbe fare per cercare di dare un senso alla propria vita. La forza per accettare tutto ciò che incontriamo nel bene e nel male nel nostro vivere quotidiano, è dato dalla speranza e dal credere in quella vita futura che ci attende tornando alla casa del Padre quando sarà. Padre Turoldo in questo senso lascia a tutti noi una grande testimonianza. Personalmente per tutto questo lo amo molto Un abbraccio caro Roberto. Isabella

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  3. Questo è per te caro Roberto

    Tempo del primo avvento
    tempo del secondo avvento
    sempre tempo d’avvento:
    esistenza, condizione
    d’esilio e di rimpianto .
    Anche il grano attende
    anche l’albero attende
    attendono anche le pietre
    tutta la creazione attende.
    Tempo del concepimento
    di un Dio che ha sempre da’ nascere.
    (Quando per la donna è giunta la sua ora
    è in grande pressura
    ma poi tutta la sua tristezza
    si muterà in gaudio
    perché è nato al mondo un uomo.)
    ‘Questo è il vero lungo inverno del mondo:
    Avvento, tempo del desiderio
    tempo di nostalgia e ricordi
    (paradiso lontano e impossibile!).
    Avvento, tempo di solitudine
    e tenerezza e speranza.
    Oh, se sperassimo tutti insieme
    tutti la stessa speranza
    e intensamente
    ferocemente sperassimo
    sperassimo con le pietre
    e gli alberi e il grano sotto la neve
    e gridassimo con la carne e il sangue
    con gli occhi e le mani e il sangue;
    sperassimo con tutte le viscere
    con tutta la mente e il cuore ‘
    Lui solo sperassimo;
    oh se sperassimo tutti insieme
    con tutte le cose
    sperassimo Lui solamente
    desiderio dell’intera creazione;
    e sperassimo con tutti i disperati
    con tutti i carcerati
    come i minatori quando escono
    dalle viscere della terra,
    sperassimo con la forza cieca
    del morente che non vuol morire,
    come l’innocente dopo il processo
    in attesa della sentenza,
    oppure con. il condannato
    avanti il plotone d’esecuzione
    sicuro che i fucili non spareranno;
    se sperassimo come l’amante
    che ha l’amore lontano
    e tutti insieme sperassimo,
    a un punto solo
    tutta la terra uomini
    e ogni essere vivente
    sperasse con noi
    e foreste e fiumi e oceani,
    la terra fosse un solo
    oceano di speranza
    e la speranza avesse una voce sola
    un boato come quello del mare,
    e tutti i fanciulli e quanti
    non hanno favella
    per prodigio
    a un punto convenuto
    tutti insieme
    affamati malati disperati,
    e quanti non hanno fede
    ma ugualmente abbiano speranza
    e con noi gridassero
    astri e pietre,
    purché di nuovo un silenzio altissimo
    -il silenzio delle origini –
    prima fasci la terra intera
    e la notte sia al suo vertice;
    quando ormai ogni motore riposi
    e sia ucciso ogni rumore
    ‘ogni parola uccisa
    -finito questo vaniloquio! –
    e un silenzio mai prima udito
    (anche il vento faccia silenzio
    anche il mare abbia un attimo di silenzio,
    un attimo che sarà la sospensione
    del mondo),
    quando si farà questo
    disperato silenzio
    e stringerà il cuore della terra
    e noi finalmente in quell’attimo dicessimo
    quest’unica parola
    perché delusi di ogni altra attesa
    disperati di ogni altra speranza,
    quando appunto così disperati
    sperassimo e urlassimo
    (ma tutti insieme
    e a quel punto convenuti)
    certi che non vale chiedere più nulla
    ma solo quella cosa
    allora appunto urlassimo
    in nome di tutto il creato
    (ma tutti insieme
    e a quel punto)
    VIENI VIENI VIENI, Signore
    vieni da qualunque parte del cielo
    degli abissi della terra
    dalle profondità di noi stessi
    (ciò non importa) ma vieni,
    urlassimo solo: VIENI!
    Allora come il lampo guizza dall’oriente
    fino all’occidente così
    sarà la sua venuta
    e cavalcherà sulle nubi;
    e il mare uscirà dai suoi confini
    e il sole più non darà la sua luce
    né la luna il suo chiarore
    e le stelle cadranno fulminate
    saranno scosse le potenze dei cieli.
    E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
    e chi ascolta dica: vieni!
    e chi ha sete venga
    chi vuole attinga acqua di vita
    per bagnarsi le labbra
    e continuare a gridare: vieni!
    Allora Egli non avrà neppure da dire
    eccomi, vengo – perché già viene.
    E così! Vieni Signore Gesù,
    vieni nella nostra notte,
    questa altissima notte
    la lunga invincibile notte,
    e questo silenzio del mondo
    dove solo questa parola sia udita;
    e neppure un fratello
    conosce il volto del fratello
    tanta è fitta la tenebra;
    ma solo questa voce
    quest’unica voce
    questa sola voce si oda:
    VIENI VIENI VIENI, Signore!
    – .Allora tutto si riaccenderà
    alla sua luce
    e il cielo di prima
    e la terra di prima
    non sono più
    e non ci sarà più né lutto
    né grido di dolore
    perché le cose di prima passarono
    e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
    perché anche la morte non sarà più.
    E una nuova città scenderà dal cielo
    bella come una sposa
    per la notte d’amore
    (non più questi termitai
    non più catene dolomitiche
    di grattacieli
    non più urli di sirene
    non più guardie
    a presiedere le porte
    non più selve di ciminiere).
    – Allora il nostro stesso desiderio
    avrà bruciato tutte le cose di prima
    e la terra arderà dentro un unico incendio
    e anche i cieli bruceranno
    in quest’unico incendio
    e anche noi, gli uomini,
    saremo in quest’unico incendio
    e invece di incenerire usciremo
    nuovi come zaffiri
    e avremo occhi di topazio:
    quando appunto Egli dirà
    «ecco, già nuove sono fatte tutte le cose»
    allora canteremo
    allora ameremo
    allora allora …

    Padre Davide Turoldo

    Ciao. Isabella

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