La solitudine radicale: dall’abbandono all’incontro

Molteplici sono le forme di solitudine che l’uomo incontra nella propria esistenza: l’isolamento, l’incomprensione, il disprezzo, l’essere mal-amati!

In realtà la solitudine è addirittura “originaria”, radicale e inevitabile perché legata al mistero personale di ogni uomo. Ognuno è un segreto nella sua unicità e in quanto tale rimane sempre un mistero per gli altri. Questo nucleo originario è però anche il fondamento inespugnabile della libertà di ogni uomo, una scoperta che ci accomuna al destino dell’umanità intera. Ecco perché nessuno può mai essere davvero schiavo di un altro, se percepiamo il nostro mistero capiamo anche che tutti e ognuno ne siamo accumunati. E questo destino mette in circolo una volontà d’amore verso gli altri e ci apre al mistero di DIO: una nostalgia incolmabile, una sete d’infinito che si scontra con la nostra finitezza, il nostro non bastare a noi stessi e l’essere incapaci di trovare appigli umani che ci sostengono… Perché come affermava padre Turoldo, l’infinito è contenuto tutto nel grembo dell’uomo, da esso nulla è escluso neanche Dio che pure da lui è indipendente!

Qualche giorno fa proprio parlando di padre Turoldo facevo riferimento il suo accostare il destino dell’umanità a Giobbe, un uomo giusto che chiedeva giustizia per le sue sventure a Dio. E Dio stesso prende le sue difese di fronte a chi lo accusava di aver peccato e di meritare quindi il male ricevuto.

Ma Cristo non deve renderci conto di nulla, Egli ha sperimentato i vari abissi della disperazione e della solitudine umana, eppure il peccato non lo allontana dall’uomo… non c’è nulla oltre la sua testimonianza a mantenere l’umanità in contatto con il mistero di Dio, un Padre a cui Lui sceglie di affidarsi anche nel momento di abbandono sulla croce.

E qui risorge la Speranza come motore della Storia, una delle più potenti energie spirituali del mondo che si regge sull’attesa di una Presenza in grado di colmare ogni vuoto e ogni solitudine. E qui mi fermo lasciando parlare un inno alla Speranza scritto proprio da padre Turoldo. Un inno che mi ha lasciato in dono la mia amica Isabella e che ho deciso di far conoscere anche ai lettori in questo inizio di Quaresima:

Tempo del primo avvento
tempo del secondo avvento
sempre tempo d’avvento:
esistenza, condizione
d’esilio e di rimpianto .
Anche il grano attende
anche l’albero attende
attendono anche le pietre
tutta la creazione attende.
Tempo del concepimento
di un Dio che ha sempre dà nascere.
(Quando per la donna è giunta la sua ora
è in grande pressura
ma poi tutta la sua tristezza
si muterà in gaudio
perché è nato al mondo un uomo.)
‘Questo è il vero lungo inverno del mondo:
Avvento, tempo del desiderio
tempo di nostalgia e ricordi
(paradiso lontano e impossibile!).
Avvento, tempo di solitudine
e tenerezza e speranza.
Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore
Lui solo sperassimo;
oh se sperassimo tutti insieme
con tutte le cose
sperassimo Lui solamente
desiderio dell’intera creazione;
e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l’innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con. il condannato
avanti il plotone d’esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l’amante
che ha l’amore lontano
e tutti insieme sperassimo,
a un punto solo
tutta la terra uomini
e ogni essere vivente
sperasse con noi
e foreste e fiumi e oceani,
la terra fosse un solo
oceano di speranza
e la speranza avesse una voce sola
un boato come quello del mare,
e tutti i fanciulli e quanti
non hanno favella
per prodigio
a un punto convenuto
tutti insieme
affamati malati disperati,
e quanti non hanno fede
ma ugualmente abbiano speranza
e con noi gridassero
astri e pietre,
purché di nuovo un silenzio altissimo
-il silenzio delle origini –
prima fasci la terra intera
e la notte sia al suo vertice;
quando ormai ogni motore riposi
e sia ucciso ogni rumore
‘ogni parola uccisa
-finito questo vaniloquio! –
e un silenzio mai prima udito
(anche il vento faccia silenzio
anche il mare abbia un attimo di silenzio,
un attimo che sarà la sospensione
del mondo),
quando si farà questo
disperato silenzio
e stringerà il cuore della terra
e noi finalmente in quell’attimo dicessimo
quest’unica parola
perché delusi di ogni altra attesa
disperati di ogni altra speranza,
quando appunto così disperati
sperassimo e urlassimo
(ma tutti insieme
e a quel punto convenuti)
certi che non vale chiedere più nulla
ma solo quella cosa
allora appunto urlassimo
in nome di tutto il creato
(ma tutti insieme
e a quel punto)
VIENI VIENI VIENI, Signore
vieni da qualunque parte del cielo
degli abissi della terra
dalle profondità di noi stessi
(ciò non importa) ma vieni,
urlassimo solo: VIENI!
Allora come il lampo guizza dall’oriente
fino all’occidente così
sarà la sua venuta
e cavalcherà sulle nubi;
e il mare uscirà dai suoi confini
e il sole più non darà la sua luce
né la luna il suo chiarore
e le stelle cadranno fulminate
saranno scosse le potenze dei cieli.
E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
e chi ascolta dica: vieni!
e chi ha sete venga
chi vuole attinga acqua di vita
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: vieni!
Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo – perché già viene.
E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest’unica voce
questa sola voce si oda:
VIENI VIENI VIENI, Signore!
– .Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
non sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d’amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).
– Allora il nostro stesso desiderio
avrà bruciato tutte le cose di prima
e la terra arderà dentro un unico incendio
e anche i cieli bruceranno
in quest’unico incendio
e anche noi, gli uomini,
saremo in quest’unico incendio
e invece di incenerire usciremo
nuovi come zaffiri
e avremo occhi di topazio:
quando appunto Egli dirà
«ecco, già nuove sono fatte tutte le cose»
allora canteremo
allora ameremo
allora allora …

Padre Davide Turoldo

Poesia segnalata da Isabella (clicca per visitare il suo blog).

Grazie!

11 pensieri su “La solitudine radicale: dall’abbandono all’incontro

  1. E’ uno scritto splendido per la sua profondità!
    Ma anche questa volta, non avevo nessun’ombra di dubbio
    Racconti, all’inizio, delle forme di isolamento “l’incomprensione, il disprezzo, l’essere mal-amati”
    io aggiungo solo: il non essere amati nella nostra unica e meravigliosa diversità, perché come ben dici” Ognuno è un segreto unico nella sua unicità”
    Ma, purtroppo, spesso, c’è chi desidera solo catalogare, pensando solo di prolungare il proprio Io nei confronti, magari, dei figli.
    Si ama quando si comprende l’unicità dell’altro e quindi la sua diversità
    Un caro saluto e un augurio di una felice domenica
    Adriana

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    • Desiderare il bene dei propri figli è spesso accettare che si allontanino da te o almeno che facciano cose che non rientrano nei progetti del genitore: dovremmo accettarlo se capiamo che tali scelte sono le loro scelte, che la loro strada non necessariamente potrà coincidere con la nostra! E’ difficile certo, forse nei genitori può causare delusione e solitudine ma come ben dici l’amore è accettazione dell’unicità dell’altro e incontro col Tu che ci costituisce. Neanche un figlio ci appartiene ma tutti noi insieme apparteniamo a quel Tu che ci ama e ci sostiene in ogni istante. Ecco perché lasciar andare chi amiamo è il miglior modo per incontrarlo nell’Amore, di chi tutto dà e niente chiede…Grazie Adriana per apprezzare le mie riflessioni e arricchirle con commenti così preziosi. Buona domenica e a presto.

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  2. Pingback: La solitudine radicale: dall’abbandono all’incontro, di OpinioniWeb-XYZ – Alessandria today

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