6 giugno !949 – (!984) – 6 giugno 20!8

Strana assonanza quella odierna e la celebro nel titolo del post sostituendo il numero 1 con tanti punti esclamativi!!!! Possiamo infatti celebrare il 69° anno dall’uscita del capolavoro di George Orwell, “1984” e al contempo il Governo Conte che incassa la fiducia alla Camera divenendo nei fatti “esecutivo”, cioè in grado di iniziare ad attuare il programma.

Ora non voglio spendere troppo parole su quello che farà il Governo Lega-M5S, vedremo presto quanto e come manterranno le loro promesse e soprattutto quanto esse incideranno positivamente o meno sulla vita dei cittadini italiani.

Mi soffermerò però sul libro di George Orwell mettendo in evidenza come la sua descrizione di un ipotetico mondo del futuro dominato dalla neolingua, – una vera e propria degenerazione del linguaggio – insieme al totale controllo dei mezzi d’informazione avrebbe portato all’annullamento di ogni identità individuale e quindi di ogni libertà!

Ecco alcuni dei passi finali del libro:
<< Chiunque fosse cresciuto conoscendo soltanto la neolingua non avrebbe saputo più che una volta uguale significava anche “uguale da un punto di vista politico”; o che prima libero significava “intellettualmente libero”;… Soppiantata una volta per tutte l’archelingua anche l’ultimo legame col passato sarebbe stato reciso… Si prenda, a mo’ d’esempio, quel celebre passo dalla Dichiarazione d’Indipendenza:
Noi riteniamo che queste verità siano di per sé stesse evidenti, che tutti gli uomini siano stati creati uguali e che il Creatore li abbia forniti di determinati diritti inalienabili…
L’unica traduzione possibile sarebbe di natura ideologica: le parole di Jefferson, pertanto, verrebbero trasformate in un panegirico del governo assoluto>>.

Un monito inquietante, non solo sul futuro, ma anche e soprattutto sul presente. Mi riferisco certamente all’incessante e progressivo attacco all’individuo attraverso la massificazione del linguaggio operata dai media e ormai anche dalla radicale trasformazione della scuola. Con l’ultima riforma, quella della Buona scuola, è nata la valutazione delle cosiddette “competenze”. La prima riflessione in merito riguarda il ribaltamento radicale dei valori costitutivi della scuola pubblica: siamo passati dalla scuola inclusiva, quella rivolta a tutti in quanto persone e cittadini del futuro a quella del competere, con finalità utilitaristiche ancora non meglio definite.

Ma ad aggravare questa inversione dei fini del compito costitutivo della scuola c’è anche il concetto stesso di competenza. Un mio amico mi raccontava della foto di una rivista in cui si accostava un termitaio alla Sagrada familia. La riflessione che seguiva nell’articolo metteva in evidenza la somiglianza delle due opere soffermandosi sul fatto che le termiti erano competenti nel saper costruire la loro tana, ma il loro è un saper fare senza sapere e soprattutto senza saper essere.

Fare qualcosa per il piacere di farla, per la sua bellezza intrinseca o per la pura valenza culturale che essa può avere esula completamente dalla competenza fine a sé stessa.

Formare dei cittadini che sanno fare ma non sono in grado di coscienza critica e libertà personale non è forse uno dei modelli orwelliani portati a compimento nella società del prossimo futuro?

Non voglio qui associarmi alle pessimistiche conclusioni del libro 1984 che sembravano non lasciare possibilità alcuna alle persone di sfuggire al controllo del Sistema di potere dominante. Voglio piuttosto sperare che questo Governo, nato come opposizione al sistema liberista che ha prevalso in Italia e in Europa negli ultimi anni, possa davvero ripristinare i fondamentali principi di libertà senza i quali nessuna democrazia è possibile. Ma la neolingua e ogni azione a suo supporto è già da tempo una realtà, non sarà facile tornare indietro. Un lavoro lungo e difficile quello del vero cambiamento, mi auguro con tutto il cuore che sia possibile portarlo a compimento.

16 pensieri su “6 giugno !949 – (!984) – 6 giugno 20!8

  1. No abbiamo certo la baccchtta magica per sapere cosa combinerà e dove ci porterà questo governo. Per fare questo esecutivo si sono messi insieme i due partiti che, pur appartenendo uno ad una coalizione e l’altro indipendente, hanno ottenuto più voti (se la memoria non mi inganna).
    Una legge, quella con cui ci hanno invitato a votare che era stata “costruita” a tavolino per favorire altre due forze politiche. Valuteremo a priori. Comunque Orwell aveva visto lungo. Siamo già nell’era del Grande Fratello. La proliferazione, o meglio, l’esplosione degli smartphone ci ha introdotto in quel cunicolo dove tutto è controllato (a volte segretamente) con cookies ed altre diavolerie, a volte apertamente. Un post su un social svela il nostro pensiero, un video, una foto pubblicata, ci dice dove siamo in quel preciso istante o dove siamo stati. Se è vero che esistono enti, opure Stati che controllano il “libero” cittadino, ecco che con gesti che riteniamo ingenui, siamo sotto stretta sorveglianza. Al “Grande Fratello” non sfugge più nulla. Soprattutto il nostro pensiero che, con l’aiuto della disinformazione (leggi fake news) viene costantemente manipolato.

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  2. Posso solo condividere la tua speranza, Roberto. D’altronde è anche vero che a troppo tirarlo l’elastico si spezza. Forse stavolta si è spezzato davvero e il cambiamento non è più solo necessario ma anche inevitabile.

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    • Apparentemente si, la neolingua insegna che una didattica per competenze mette al centro gli alunni rinunciando al nozionismo. Spetta all’insegnante motivare e stimolare gli alunni preparando “compiti di realtà” e contenuti stimolanti, una vera e propria didattica per azione. Quante belle neo parole, come se chi insegna con passione non fosse mai riuscito a trasmettere l’amore per il sapere pur rimanendo fermo in una didattica severa che “guida” anche alle nozioni. Esse nell’insegnamento “vengono dopo”, cioè sono il passaggio che completa l’acquisizione di una conoscenza e gradualmente dovrebbe nascere come esigenza dell’alunno che apprende. Ma pare che si può, anzi si deve fare a meno d’insegnare, ora si dovrebbe piuttosto ” addestrare”? Scusa il commento confuso, mi propongo un post futuro per chiarirmi le idee in merito. Ciao e grazie per il commento

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      • Diciamo che il discrimine fra il fare scuola e smantellarla per trasformarla in pseudo azienda è il 1999, anno della famigerata autonomia scolastica. Gradualmente sono state tolte risorse e impoveriti a programmi, inserite le prove INVALSI e infine le competenze… Ma gli insegnanti, pur adattandosi e conformandosi al nuovo hanno mantenuto a lungo il “fare scuola”. Quindi credo che i tuoi figli hanno comunque avuto una scuola formativa, che ancora puntava a formare prioritariamente la persona. Oggi purtroppo qualsiasi cosa facciamo o diciamo, a scuola come in qualsiasi altro ambito del sociale è filtrato e passa come attraverso un collo di bottiglia, quello appunto di una comunicazione limitata dall’uso massiccio di un linguaggio corrotto, che deforma la realtà e spinge le persone verso modelli sociali insostenibili. Per questo è importante che chi è stato educato ad un minimo di criticità impari ad andare oltre le apparenze

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