Ferragosto, ricolmi di luce e beatitudine!

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Spero di non essere noioso nel ripubblicare queste brevi riflessioni. Aggiungo che la pienezza di vita raggiunta dalla natura porta in sé un velo di tristezza: le giornate si accorciano e l’estate con le vacanze sta per finire. Ma Ferragosto è una celebrazione della vita, essa va sempre celebrata come ogni cosa bella, da gustare goccia dopo goccia… Buon ferragosto!

Nel pieno dell’estate, la natura carica di luce e di calore, dà esempi di morte per eccesso di vita! Pensiamo al girasole che ha finito il suo ciclo vitale, o all’oro della terra, cioè il grano, falciato già a fine giugno. La chiamano la stagione della maturità, ma i frutti maturati sono pronti per il raccolto…

Forse è proprio per questo che i cristiani festeggiano l’assunzione di Maria in questo giorno d’estate. Essa è salita in cielo piena di vita senza passare attraverso la corruzione della morte: morire di vita, una pienezza tale da essere incontenibile se non in un corpo di luce e beatitudine.

Così come succede ad un girasole che ormai abbassa la testa e muore ed è pieno di luce solare. Colmi di ogni bene assaggiamo anche noi i frutti maturi dell”estate per vivere la vita nella pienezza che essa merita, come la natura ci insegna da sempre.

Quando la fantascienza diventerà religione!

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Recentemente ho assistito ad uno spettacolo di Pippo Franco e mi ha colpito molto questa sua frase: “Noi uomini siamo esseri spirituali alla ricerca di un’esperienza umana!”. La frase l’ho citata a memoria, spero quindi di non averne alterato il significato. Ma in che cosa consiste l’esperienza umana di cui parla Pippo Franco? E soprattutto cosa significa “esseri spirituali”, cioè in cosa consiste la natura spirituale? Corpo, anima, spirito sono termini che evocano da sempre posizioni filosofico-religiose sulla natura umana.

Per esempio secondo la Chiesa cattolica non c’è dualismo tra anima e corpo, cioè l’anima non preesiste al corpo ma viene creata insieme ad esso. Però San Paolo nella Lettera ai Tessalonicesi afferma “…lo spirito, l’anima e il corpo si conservi irreprensibile per la venuta del nostro Signore Gesù Cristo“.

Ora anche nel Catechismo si riprende questa distinzione tra anima e spirito, essenzialmente l’anima è considerata la sede dell’intelligenza, delle emozioni e della volontà ed è il frutto dell’incontro tra lo spirito e il corpo. Da questa unione (o meglio ” creazione”) nasce l’uomo e lo spirito rimane la sede privilegiata dell’incontro con Dio, come le fondamenta nell’intimità della nostra natura “trinitaria”. La vita, l’esperienza umana, nel gioco delle libertà, si svolge probabilmente nello stabilire una gerarchia fra queste tre dimensioni costitutive dell’uomo.

Andando oltre la dimensione religiosa potremmo fare delle ipotesi “fantascientifiche” sul destino dell’uomo, sul suo modo di evolvere e stabilire gerarchie materiali e/o spirituali.

Il progresso scientifico ha certamente permesso di intervenire sul corpo, sostituendo per esempio organi o arti anche con parti artificiali. Esistono addirittura ipotesi che puntano a “liberarci” da queste fragili dimore per sostituirle gradualmente con altre artificiali ( Leggete “Trasferire la coscienza dentro un corpo artificiale“). Rimarrebbe da superare solo il conflitto tra cervello umano e macchina per arrivare alla creazione di organismi artificiali ” umani”(?) superiori che puntino in un certo senso all’immortalità! E non è nemmeno detto che la creazione di un cervello artificiale dove trasferire anche la coscienza sia una cosa impossibile. Ma in fondo, l’ipotesi di una mente cosciente che possa fare a meno di un substrato materiale “definito” per esistere, ci riporta diritti diritti alla dimensione dello Spirito, ad essere noi stessi esseri ex-umani, in un certo senso diventati Dio. La scienza sfocerebbe qui nel misticismo, sé realizzasse l’ipotesi di una mente cosciente in grado di spostarsi nell’etere, di rendere sempre più sottile la dimensione materiale e liberare quelle famose potenzialità del cervello che noi attualmente non saremmo in grado di utilizzare.

Quindi in quest’ultimo caso l’anima, la sede della nostra intelligenza e volontà, punterebbe ad agire sul corpo per liberarsi da esso; partendo da punti di vista diversi, quello religioso e quello scientifico, il fine dell’uomo sembra convergere comunque in una dimensione spirituale. Certo bisognerebbe vedere se l’ipotesi fantascientifica qui descritta da me in modo alquanto fanta e poco scientifico, diventasse realtà, se mai l’uomo così divinizzato sarebbe al contempo capace di liberarsi dagli squilibri del male, da quella mancanza d’amore che fa agire la nostra specie contro sé stessa creando odio e guerra e ingiustizia. “Liberaci dal male” dice Gesù nel Padre nostro, che significa certamente liberaci dalla morte, limite di ogni forma d’amore e di felicità. Perpetuare la vita umana, andare “scientificamente” oltre i limiti di quest’esperienza, significherebbe quindi realizzare quel “liberaci dal male” di cui parla Cristo? Oppure servirebbe solo a perpetuare un paradiso senza Dio, un limbo ipertecnologico dove la coscienza umana pretende di bastare a sé stessa negando ogni altra realtà?

Perché il progresso dell’umanità è guidato spesso da illusioni, illusioni ben congeniate che si basano su forme di sapere umano che poi mostrano i loro limiti e vengono superate e inglobate da altre forme di sapere. Un sapere che a volte non sa limitare sé stesso e pretende di puntare all’infinito. Sarà così che forse svaniremmo per sempre…

Voglia di radici

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Poesie di Lorenzo

Venti possenti vengono

e vogliono guidarti

verso nebbie

senza radici;

là i miraggi

mi portano,

il cuore

si ammutolisce

e non ho dove posarmi.

Solo un pianto

sincero

offre spiragli,

così tenui

ma che un po’ riscaldano.

Oh amico albero

dalle forti radici,

aiutami,

rendimi stabile

e avvinto alla sorgente,

così che crescano

rami e frutti rigogliosi

e possa sorridere

e danzare felice

ad ogni soffio del vento.

Poesia di Lorenzo già pubblicata QUI.

La Guida

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Vorrei fuggire lontano,

dimenticare, riposare il mio Io

nel limbo oscuro del non-Essere,

inconsapevole della paura

compagna fedele

da tempo immemorabile.

Non ho mai saputo vivere

sopraffatto dalla violenza

dei miei stessi giudizi,

ed ora la paura mi schiaccia,

è un fardello troppo pesante

da sopportare,

scava nell’animo ferito,

inquieto, lontano da ogni certezza,

solcato da un fiume di sofferenza

cosi tanta che sembra non fare parte

della mia esperienza,

eppure so che mi appartiene

perché lascia le sue tracce nel dolore.

Non ho più argini nel cuore

trabocca, annego in ogni istante

eppure vivo…

riemerge sempre la speranza

forse c’è una fede innata,

una Guida, piccola luce

nel buio dell’Essere…

ma non posso più esprimermi

non so dire nulla di Lei

pensieri, parole, non so…

c’è solo il sentire il suo soffio,

la sua accettazione che mi tiene a galla

circondato dalla paura,

dal Mistero inesprimibile

della nostra vita.

E’ qui che devo stare

per sciogliere i nodi che mi stringono

le dolenti membra.

E’ qui che devo stare

accettare il reale

e ciò che sono

oltre l’apparenza,

perché è in questo che consiste

il nostro doloroso mistero.

Dualistici sono i sogni

veli opachi sulla vita

e ci piace ingannare noi stessi

fingendoci felici.

Ma è qui che devo stare

essere responsabile

di ciò che è Vero,

oltre le maschere e le finzioni

su cui costruiamo le nostre vite.