Social-parassitismo!

arlillaria

Nel mondo dove viviamo esistono molti esempi di parassitismo. I parassiti si nutrono di organismi viventi e talvolta possono portarli alla morte. Non sempre i parassiti sono dannosi, a volte essi creano delle simbiosi dalle quali entrambi (parassita e essere vivente) possono trarre dei vantaggi.

Fatto sta che l’organismo vivente più grande esistente sulla Terra sembra essere proprio un parassita, il fungo Armillaria ostoyae, che con le sue ife, cioè delle complesse strutture tubolari ramificate che compongono il micelio o corpo filamentoso, si è esteso sottoterra su una superficie di circa 10 chilometri quadrati.

Il fungo “entità” è stato scoperto casualmente da alcuni studiosi nel 1998, nelle Blue Mountains in Oregon (USA). Essi dovevano trovare un rimedio alla diffusione di questo fungo che attacca gli alberi di conifere facendone marcire le radici, ma da una serie di esami del DNA si resero conto che non si trattava di funghi diversi, ma di un unico gigantesco fungo pesante migliaia di tonnellate e vecchio almeno 2400 anni!!! (Su wikipedia potete trovare altre informazioni )

Ora questo è un parassita che uccide gradualmente gli alberi con cui entra in contatto, è quindi un’entità antica e letale oltre che estremamente difficile da debellare. Certo ha anche delle qualità positive, è commestibile SOLO SE COTTO e forse ha proprietà farmacologiche, ma è e rimane un parassita che trae vantaggio distruggendo la vita di altri esseri viventi!

Probabilmente il parassitismo è fra le forze più potenti della natura e della sua evoluzione, altrimenti non si spiegherebbe come un fungo abbia potuto diventare un’entità millenaria così impressionante. Bisognerebbe capire se i parassiti, nelle loro forme più varie, mirino però a limitare il potenziale evolutivo degli altri esseri viventi.

Nel modo umano sembra che le cose stiano proprio così: un manipolo di parassiti di vario genere e tipo succhiano energie vitali alle società, che spesso sono espressione di degrado e infelicità! Oggi la forma di parassitismo più evidente pare proprio quella economico-finanziaria: esse prevale sull’azione politica addirittura stabilendone i fini! Possiamo chiamare questo fenomeno ordoliberismo, esso svuota dall’interno la stessa democrazia, cercando però di conservarne la “facciata democratica”! Lo strumento principe è il “moralismo” sempre e comunque diretto contro lo Stato (brutto, corrotto,inefficiente, ladro…) e mai chiaramente contro il (Dio) Mercato e la finanza! La democrazia sostanziale, quella che ha come fine l’eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini (in poche parole la realizzazione della Costituzione), viene negata nei fatti anche se la cornice moralistica con cui realizzano la restaurazione di una dittatura (finanziaria) ha un’apparente funzione tranquillizzante, essa parla di SACRIFICI, inneggia alla PACE, esalta le VIRTU’, l’ACCOGLIENZA, la COMPETENZA, è anti-FASCISTA e chiaramente anti-RAZZISTA per definizione! E il cerchio si chiude, l’evoluzione parassitaria ha vinto (ancora una volta) sull’evoluzione sociale! E le persone, come i tronchi marciti attaccati dalla Armillaria ostoyale, vengono gradualmente svuotate della loro vitalità.

Ma ci sono davvero individui alla base di questa pianificazione parassitario-evolutiva del mondo sociale umano? Oppure essi sono come i funghi di Armillaria, apparentemente singoli individui ma nella realtà tutti frutto di un’unica entità plurimillenaria apparentemente invincibile?

Servono le foreste all’Armillaria ostoyale, così come servono le società ai parassiti-(umani) che le svuotano della loro linfa vitale; in questo gioco macabro esistono certamente spazi evolutivi degli esseri viventi che fanno parte di questo complesso sistema di controllo. Ma ciò che più terrorizza è che se la natura mantiene in equilibrio i vari organismi viventi con la disponibilità di risorse, nel mondo umano raramente si rispetta questo principio: non lo si rispetta nei confronti della natura e neanche nei confronti degli stessi esseri umani. Se per ipotesi la popolazione di una singola specie vivente superasse un determinato limite, essa potrebbe a sua volta danneggiare tutti gli altri esseri viventi addirittura portandoli all’estinzione dovuta all’eccessiva presenza di predatori o parassiti o distruzione di risorse e habitat! La chiamano biodiversità, che io paragonerei alla socio-diversità, che significa per me la possibile creazione di una società pluriclasse, dove i singoli individui si sentano tutelati e salvaguardati, possano coesistere ed esprimersi appieno nelle varie espressioni umane della società, in una parole essere “persone”!

Ma non divago oltre, ho già farneticato abbastanza, del resto anche noi umani e ogni nostra espressione o creazione è essa stessa natura! O no?

25 pensieri su “Social-parassitismo!

  1. post certamente interessante, e da condividere ampiamente, per quanto mi riguarda, a salvo che in un passaggio.

    posso chiederti che cosa intendi con ordoliberismo?

    gia` l’espressione italiana si fonda su una consapevole falsificazione del corrispondente termine tedesco, che e` Ordoliberalismus, che rimanda al liberalismo come visione politica e non certo al liberismo economico; per questo concetto manca in tedesco un vero e proprio termine corrispondente (guarda caso) e si ricorre piuttosto a un francesismo: Laissez faire.

    traducendo in modo sbagliato la parola chiave si vuol far passare il messaggio che l’Ordoliberalismus sia favorevole ad una totale liberta` del mercato, concetto che e` esattamente il contrario di quanto sostenuto dai teorici di questo movimento: “il libero mercato ed il laissez faire da soli non risultano in grado di garantire l’equità sociale”; serve l’intervento dello Stato che “deve assicurare un livello minimo ed universale di protezione sociale”.

    tipicamente ordoliberlaista, ad esempio, e` quindi il concetto di reddito minimo garantito, mi pare che si possa dire…

    l’Ordoliberalismus e` in fondo una variante moderata del pensiero socialdemocratico classico: non e` grottesco prendersela con questa visione economica, rinfacciandole colpe che non ha, e in nome di quale alternativa, di grazia?

    ma che cosa intendono esattamente con ordoliberismo coloro che traducono il termine tedesco in questo modo e che lo agitano come spauracchio, io non sono riuscito a capirlo.

    non che l’Ordoliberalismus mi entusiasmi, intendiamoci bene; pero` vorrei capire chiaramente in nome di che cosa lo si contesta e che cosa si vorrebbe al suo posto; non vorrei che nella grande confusione lo si criticasse per quel tanto di giusto che contiene e a favore della parte sbagliata.

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    • In effetti io lo uso con una certa leggerezza definendo l’ordoliberismo come il primato di un certo ordine economico su quello politico! So che i teorici della scuola di Friburgo e quelli austriaci fanno parte della corrente di pensiero definita ordoliberalismo. La parola liberismo fra l’altro non esiste neanche in inglese, non so se in italiano essa sia frutto di un’errata traduzione, io penso invece che si riferisca alla cosiddetta “terza via” ( tra il liberalismo e il collettivismo socialista): il governo deve agire tramite azioni regolatrici e azioni ordinatrici. Le prime riguardano costi , profitto d’impresa, riduzioni dei prezzi con una maggior produzione ( essenzialmente l’obiettivo del governo è il controllo della stabilità dei prezzi, intesa come inflazione). Cosa nota nella comunicazione odierna è infatti considerare l’inflazione come la più iniqua delle imposte! Ma in questa visione che posto hanno concetti quale il mantenimento della piena occupazione o la conservazione del potere d’acquisto degli stipendi? Quali mezzi sono leciti per raggiungere tale stabilità dei prezzi? Ad esempio in fasi recessive di possono fare investimenti pubblici o sostenere precisi settori di mercato? Le azioni ordinatrici servono invece a non agire sui prezzi o su determinati settori: esse sono le condizioni affinché un’economia di mercato si realizzi. Non hanno natura economica ma si concretizzano in riforme che tolgono ostacoli al mercato affinché le sue dinamiche possano funzionare a dovere. Questo stato parla quindi prioritariamente a nome di imprenditori e investitori, ma anche sindacalisti e quei soggetti che rientrano nel gioco economico del mercato. E gli altri cittadini? Che ruolo giocano in questo modello di stato? Che tipo di libertà rimarrà loro, soprattutto in contrapposizione a quello prevalente del mercato e dei suoi autori?

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      • non sei tu, Roberto, a usarlo non direi con leggerezza, ma in modo profondamente errato, ma la penosa propaganda del cosiddetto dibattito politico italiano che oramai si sta trasformando in un festival dell’ignoranza e che lo rappresenta come la teoria che benedice lo scatenamento incontrollato degli appetiti del capitalismo nel liberismo economico piu` sfrenato.
        grottesco; inconcepibile addirittura: l’Ordoliberalismus e` il CONTRARIO!
        siccome ho la fortuna di conoscere un poco il tedesco, mi rendo conto dell’artificio linguistico attraverso cui avviene questa grossolana mistificazione, che poggia soprattutto sul suono delle parole IN ITALIANO: ordo… e che sara` mai? poco manca che lo chiaino orcoliberismo:
        si traduce la parola tedesca in inglese e poi si gioca sulla differenza per far passare il liberalismo per liberismo.
        come dici tu, invece, questa teoria, che intende mettere un ordine nel liberismo, come dice il nome, e` una specie di terza via, alquanto moderata, tra il controllo statale dell’economia, pur sempre capitalistica, in una societa` non liberale e con forme di assistenza sociale piuttosto deboli, come la Cina, oppure il modello del liberalismo rafforzato degli Stati Uniti, con uno stato sociale ridotto ai minimi termini, per non dire quasi inesistente, pensioni a parte.
        se vediamo nelle politiche europee una prosecuzione in termini moderni dell’Ordoliberalismus classico, come in effetti e`, ci rendiamo conto che al mondo oggi esistono e si confrontano sostanzialmente questi tre modelli sociali: quello del controllo sociale autoritario cinese (molto coerente con la tradizione di quel popolo, ma poco esportabile altrove), quello del liberismo americano ancora reaganiano (che in tedesco verrebbe chiamato Laissez Faire) e quello europeo di una societa` libera e di una economia fondata sulla liberta` di impresa, ma con controlli statali e un pieno sviluppo dello stato sociale.
        il modello sociale dell’Ordoliberalismus e` certamente criticabile per diversi aspetti, pero` abbiamo l’obbligo di sapere e di dire in che direzione vogliamo muoverci: verso un maggiore controllo dello stato sull’attivita` economica, che pero` non elimina il capitalismo, come in Cina? o verso la distruzione dello stato sociale e l’anarchia di un capitalismo incontrollato come vorrebbe l’America?
        gli obiettivi sociali che indichi tu sono certamente condivisi dalla visione ordoliberale attuale che domina in Europa, a volerla definire cosi` (e metto la traduzione corretta del termine), con una eccezione: l’inflazione; che viene auspicata e spinta al 2%: obiettivo fra l’altro raggiunto quest’anno nell’insiee dell’Unione, considerando che questa sia la percentuale di comproesso fra le esigenze del mondo economico e la tutela del potere d’acquisto dei cittadini.
        non direi che i provvedimenti statali previsti da questa teoria economica sono le condizioni per cui il mercato capitalistico possa realizzarsi, ma – se funzionano – sono certamente le condizioni che dovrebbero garantire una discreta pace sociale, funzionale anche al bene del mercato.
        e` abbastanza evidente che questo obiettivo si sta facendo sempre piu` difficile da raggiungere, per via della crescente concentrazione della ricchezza in mani di pochi; e questo solleva inquietanti interrogativi sull’equilibrio sociale futuro dell’Europa. ma e` pur sempre dentro un’ottica di questo tipo che si collocano proposte, pur sempre riformatrici, coe quelle di Piketty e altri, che sollecitano una forte ripresa dell’azione statale per contastare le diseguaglianza, Piketty dice attraveros lo strumento fiscale.
        quanto a chi rimane ai margini, ricordo che l’Unione Europea ha chiesta all’Italia di introdurre forme di sostegno agli strati poveri della popolazione fin dal 1992 e che la Bance Cnetrale Europea ha ripetuto la richiesta nel 2011, nella faosa lettera a Berlusconi, come scirvevo di recente nel mio blog.

        ciao e grazie delle obiezioni, delle doande e della discussione.

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      • Personalmente sono fortemente contrario a quedti sussidi, in particolare al reddito di cittadinanza che credo esista appunto in forme simili in molti paesi europei (in Germania una cosa simile è stata realizzata con i minijob). Il motivo non è la loro funzione assistenziale, ma piuttosto la loro funzioni di compressione salariale! Chi entra in questi meccanismi bestiali avrà mai davvero la possibilità di uscirne? Oppure rimarrà in una gabbia oscillando fra lo sfruttamento di un lavoro mal pagato ma con reddito conforme (780€ dice l’ISTAT) e il nulla! Avevo visto anni fa un bel servizio sui minijob tedeschi (su ballaro’ ma non lo trovo su internet) dove la gente spiegava proprio questo: non riuscivano a uscire dal sistema minijob perché esso stava diventando sempre più diffuso nel mondo del lavoro per una categoria di persone sempre maggiore (dicevano 8 milioni di persone). Non sono forse le imprese le uniche a guadagnare da sto sistema? Un ultimo appunto sull’inflazione: chi lo dice che il 2% è un compromesso accettabile? A parte il fatto che siamo stati per anni sotto e addirittura in deflazione! Io penso che volere la crescita senza l’inflazione è come voler fare la maratona e vincerla senza sudare!!! A questi per me non interessa la crescita, l’importante è il controllo sociale! Dare al popolo quello che badta affinche’ non si ribelli! E le azioni sul sociale rischiano così essere vani propositi. Non so davvero se sia possibile mantenere questo tipo di capitalismo, perché esso si basa esclusivamente sul debito e sulla sua finanziarizzazione. Gli ideali del liberalismo in questo caso naufragano in un contesto economico totalmente falsato, che basa prioritariamente i profitti su un sistema parassitario. Il liberalismo nasceva anche come reazione ai regimi totalitari, esso vedeva l’eccesso di potere dello Stato come possibile deriva autoritaria! Ma siamo sicuri che tale potere uscito dalla porta non sia rientrato dalla finestra? Io sono fissato ma le costituzioni europee del dopoguerra sono l’antidoto: prima si fissano gli obiettivi sociali (i diritti umani universali li ispirano), poi si scelgono modelli economici con questi compatibili! A me sembra proprio che non ci siamo, né in Europa, né negli USA, né in altre parti del mondo. E non sono un utopista, so dalla storia che fra attori con interessi divergenti alla lunga gli esiti sono sempre assai nefasti per l’umanità. Ma speriamo che questo 2019 dia effettivamente migliore del 2018 e allontani i brutti presentimenti!

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  3. Bellissimo post Roby! Credo che il parassitismo sia la più alta forma di “male” che si possa concepire. La moneta è stata inventata per facilitare e per dare una comoda valutazione allo scambio di beni e servizi. Questi però sono prodotti dal lavoro degli uomini. Se qualcuno si trova nella possibilità di accedere a tali beni o servizi, prodotti dal lavoro di altri, ma senza lavorare come, appunto, gli speculatori finanziari, questi individui sono dei parassiti della società.

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  4. In effetti io lo uso con una certa leggerezza definendo l’ordoliberismo come il primato di un certo ordine economico su quello politico! So che i teorici della scuola di Friburgo e quelli austriaci fanno parte della corrente di pensiero definita ordoliberalismo. La parola liberismo fra l’altro non esiste neanche in inglese, non so se in italiano essa sia frutto di un’errata traduzione, io penso invece che si riferisca alla cosiddetta “terza via” ( tra il liberalismo e il collettivismo socialista): il governo deve agire tramite azioni regolatrici e azioni ordinatrici. Le prime riguardano costi , profitto d’impresa, riduzioni dei prezzi con una maggior produzione ( essenzialmente l’obiettivo del governo è il controllo della stabilità dei prezzi, intesa come inflazione). Cosa nota nella comunicazione odierna è infatti considerare l’inflazione come la più iniqua delle imposte! Ma in questa visione che posto hanno concetti quale il mantenimento della piena occupazione o la conservazione del potere d’acquisto degli stipendi? Quali mezzi sono leciti per raggiungere tale stabilità dei prezzi? Ad esempio in fasi recessive di possono fare investimenti pubblici o sostenere precisi settori di mercato? Le azioni ordinatrici servono invece a non agire sui prezzi o su determinati settori: esse sono le condizioni affinché un’economia di mercato si realizzi. Non hanno natura economica ma si concretizzano in riforme che tolgono ostacoli al mercato affinché le sue dinamiche possano funzionare a dovere. Questo stato parla quindi prioritariamente a nome di imprenditori e investitori, ma anche sindacalisti e quei soggetti che rientrano nel gioco economico del mercato. E gli altri cittadini? Che ruolo giocano in questo modello di stato? Che tipo di libertà rimarrà loro, soprattutto in contrapposizione a quello prevalente del mercato e dei suoi autori?

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  6. Posto che credo anche io che il mercato non sia affatto “neutro” come comunemente inteso, e che dietro una facciata di “bontà” nasconda una sostanziale ferocia… quel che non ho capito è: tu saresti dell’idea di “buttare il bambino con l’acqua sporca”? In altri termini: dovremmo opporci “alla pace, alle virtù, all’accoglienza, all’antifascismo” falsi professati dal mercato, o opporci a loro tout court? In altri termini, ritieni i primi figli del secondo? Non credo di poter condividere un’opinione del genere.

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    • Assolutamente, io dico semplicemente che questi valori, in quanto tali universali, sono solo propagandati in una cornice moralistica totalmente falsata. La dimostrazione di ciò sta nel fatto che le Costituzioni antifasciste, nate come reazione ai totalitarismi del dopoguerra e fondate su principi sociali di prima generazione quale il lavoro, sono state smontate pezzo per pezzo in nome di riforme assurde e presunti principi economici intoccabili. Le condizioni sociali degradate dei vari paesi europei, lo sfruttamento di gente senza lavoro messa addirittura in competizione con masse di disperati gettati in mare in nome dell’accoglienza, tutto ciò potrà davvero garantire la pace? Gli stessi folli meccanismi economici vennero applicati alla fine della prima guerra mondiale alla Germania: enormi debiti di guerra imposti dai paesi vincitori e austerità folli per ripagarli, sfruttamento dei lavoratori, prima deflazione, poi iperinflazione… La guerra è stata costruita sul l’iniquità, oggi come ieri, chi ha interesse a dominare incontrastato semina povertà ed essa porta all’odio.

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      • Non sono d’accordo con l’idea che sia l’accoglienza a mettere in mare i disperati con cui il capitale vuole mettere in competizioni i lavoratori sottopagati “locali”: le leggi sull’accoglienza non funzionano da pull factor per chi parte.

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      • Non ho detto questo. Diciamo che gli attuali flussi migratori sono esplosi a seguito delle primavere arabe. Già nel 2011 i flussi verso l’Italia aumentrarono del 340% crescendo in maniera esponenziale e continua. Gli USA e la stessa UE, in particolare paesi come la Francia hanno avuto un ruolo attivo in queste guerre, soprattutto in Libia. Ora la crisi ha portato nei paesi europei tassi di disoccupazione a due cifre curati con l’austerità e riforme di precarizzazione selvaggia del lavoro. Al contempo si parla di accoglienza. L’ipocrisia del sistema è evidente, le conseguenze pure. Destabilizzare è facile, tornare indietro assai complicato e servirebbe una vera unione di tutti gli attori in gioco: governi, associazioni umanitarie, cittadini. Si preferisce invece il divide et impera

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      • Siamo d’accordo sul divide et impera. Ma, come giustamente noti anche tu, non è la politica di “accoglienza” (che per altro non esiste), ma la retorica razzista a mettere gli uni contro gli altri i precari italiani e gli immigrati, che giungono qui anche per colpe nostre (e non solo dalla Libia, che spesso è solo l’ultima tappa).

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      • chiedo scusa di intromettermi nella vostra bella discussione, ma l’affermazione che le migrazio ni in Italia siano DOVUTE alle primavere arabe mi sembra assai curiosa: semmai alle guerre continue che da decenni l’Occidente conduce in Medio Oriente per il controllo del petrolio, direi.
        ma neppure questo e` vero.
        e dare un’occhiata al rapporto ONU sulle migrazioni mondiali 2017?
        “La rotta più seguita per i flussi migratori è quella che va dal Messico agli Stati Uniti (12,7 milioni di persone nel 2017, erano 9,4 nel 2000), seguita a distanza da quella che va dall’India all’Arabia Saudita (3,3 milioni, erano 700mila). Spicca l’impennata, dovuta alla guerra, dei 3,3 migranti siriani che vivono in Turchia: una presenza che era pari a zero 17 anni fa. E anche in questo caso nessuna rotta, tra le prime 15 mondiali, conduce verso i Paesi Ue”.
        non parliamo poi, per favore, della quota piuttosto ridotta, in proporzione al resto dell’Europa, che di queste migrazioni ha l’Italia, che peraltro ha mantenuto negli ultimi decenni l’equilibrio demografico proprio GRAZIE ai migranti, ma che dall’anno scorso ha cominciato a perdere questo equilibrio ed e` un paese dove la popolazione diminuisce, dato che i migranti che accoglie ogni anno sono inferiori ai morti e agli emigranti nostri: 285.000 l’anno scorso!

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      • Sei sempre il ben venuto! Ma ti faccio notare che in era eurista soprattutto post crisi l’immigrazione fra paesi europei si è incrementare in maniera esponenziale! Per dire che quando impoverisci la gente questa si sposta dove c’è lavoro ( poi magari invece della star up fa il lavapiatti!). Io non sono contrario ai flussi migratori fisiologici, sono contrario alle politiche l’impoverimento e distruzione dei popoli finalizzata alla schiavitù. Ti risulta forse che si siano incrementati gli investimenti dell’UE nei confronti dei paesi africani in difficoltà? C’è una politica di aiuti all’Africa da parte di organizzazioni internazionali in grado di migliorare lo stato sociale di questi paesi?

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      • ma non diciamo stupidaggini per favore! la poverta` esiste da ben prima dell’euro e l’euro semmai l’ha molto diminuita, nonostante il decennio di crisi che abbiamo alle spalle: va a vedere com’era il reale tenore di vita in Italia negli anni Ottanta, dai, e poi dai uno sguardo d’insieme all’Europa, il posto piu` civile e tutelato del mondo!

        e per i paesi dell’Est Europa l’euro e` stata manna dal cielo e la fine di un incubo: o non sono esseri umani loro?

        in ogni caso qualcosa sta cominciando a muoversi in Africa e ci sono paesi dove il decollo economico e` gia` iniziato, come il Sudafrica o il Senegal (perfino l’Etiopia, dicono, dove quando ci fui nel 2005 vedevo centinania di persone morire di fame per le strade gia` avvolti spontaneamente nei sacchi neri della spazzatura).

        chissa` che fra una generazione non tocchi ai nostri nipoti eigrare in Africa per cercare lavoro…

        ma, se ti ho appena dimostrato che le migrazioni sono un fenomeno mondiale e che l’Unione Europea nel suo insieme – secondo i dati di statistiche internazionali attendibili – non figura nemmeno fra le 15 principali mete migratorie del mondo, la tua ti sembra una risposta adeguata?

        se ti sto dicendo che gli immigrati entrati finora in Italia sono stati INDISPENSABILI per mantenere il nostro equilibrio demografico e il nostro apparato produttivo, la tua ti sembra una risposta adeguata?

        tu devi per forza trovare un complotto delle forze del male dietro un fenomeno cosi` normale come il fatto che gente che vive in condizioni disperate cerchi di andarsene dal suo paese a cercare una vita migliore altrove come hanno fatto 20 milioni di italiani tra l’Unita` d’Italia e la prima guerra mondiale? o c’era qualche burattinaio Soros anche allora secondo te? o questa ti sembra una risposta adeguata?

        e ti risulta che gli immigrati rubino il posto agli italiani, per tenere bassi i salari, o invece che in genere facciano i lavori piu` duri e dequalificati che gli italiani non vogliono piu` fare?

        o non sono invece i razzisti che non vogliono riconoscere loro gli stessi diritti civili che usano il razzismo per tenere bassi i loro salari?

        il modo migliore di non consentire questo non e` forse di riconoscere a loro pienezza di diritti civili e di integrarli il piu` possibile?

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      • Sinceramente ti chiedo quale lavoro? Abbiamo in Europa una situazione di piena occupazione o perlomeno di fisiologica disoccupazione? E con che investimenti l’UE ti sembra stia creando le condizioni per riconoscere a queste persone i diritti civili di cui hanno diritto per una reale integrazione?

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