Via della seta: dalla padella alla brace!

seta

Dopo un periodo di assenza l’amico Stefano mi ha inviato un suo nuovo articolo. L’argomento lo potete capire dal titolo, personalmente non ho approfondito la questione ma i dubbi suscitati da Stefano mi sembrano condivisibili, vi lascio alla lettura del post…

Si fa un gran parlare della nuova “via della seta”, ovvero dei nuovi accordi che hanno stipulato i nostri governanti con le autorità e le ditte cinesi. Questi accordi prevedono tra l’altro investimenti strutturali soprattutto nei porti di Trieste e Genova per poter accogliere meglio le “merci” cinesi e per far partire meglio le nostre, di merci, verso la Cina.

Questi accordi sono stati puntualmente maledetti sia dagli americani che dai tedesco/francesi. Le loro motivazioni sono facilmente intuibili: nel migliore dei casi perché avrebbero preferito farli loro questi accordi, poi, per i teutogallici, perché hanno paura che l’Italia possa risorgere e tornare ad essere un competitor temibile come lo era prima dell’euro, per questioni di egemonia mondiale (gli americani), eccetera.

Ma per noi, siamo sicuri che questi accordi siano davvero vantaggiosi?

Analizziamo un po’: che cosa compriamo noi dai cinesi? Paccottiglia che potremmo benissimo produrci da soli, solo ad un costo un po’ superiore perché qui, ancora, si rispettano certe norme di sicurezza e si pagano, ancora per poco temo, un po’ più dignitosamente i lavoratori. E che quindi ci rende meno produttivi, indebolisce la nostra economia e ci toglie posti di lavoro.

Che cosa comprano loro? Tecnologia fine e macchinari che non sanno ancora farsi da soli, ma che rendono ancora più forte l’economia cinese!

Vantaggi quindi a breve, brevissimo termine e grossi svantaggi a medio, lungo termine.

Inoltre, i cinesi non hanno la minima cura dell’ambiente e, se non ce l’hanno a casa loro, come pensate che vogliano ridurre i porti (e non solo) di quelle due meravigliose città?

Inoltre, nel 1985 l’Italia ha firmato un patto bilaterale per cui se una qualche legge italiana dovesse danneggiare l’interesse di una qualche ditta cinese, questa potrebbe farci causa e, sinceramente, secondo voi, chi ha più soldi per pagare gli avvocati giusti?

Inoltre, la leva finanziaria: ammettiamo che in un porto c’è bisogno di una tale infrastruttura. E’ plausibile che le spese vengano divise a metà, ma lo è altrettanto che la parte che spetta all’Italia Euroinomane, non sovrana della sua moneta, debba essere finanziata a prestito dai cinesi stessi e se poi capitasse che la BCE non ci conceda abbastanza credito (moooolto facile) la Cina si prende i nostri porti!

Inoltre, i cinesi stanno già invadendo il nostro territorio e le nostre proprietà che… altro che i migranti clandestini, non si integrano ed hanno un atteggiamento predatorio.

Inoltre, inoltre… inoltre, perché i cinesi, come lo sono gli americani, sono geneticamente degli egemoni. Per settant’anni siamo stati sotto gli americani e tutto sommato… i danni peggiori ce li hanno rifilati i nostri cugini teutogallici!

Vi sembra proprio il caso di passare dalla padella alla brace?

13 pensieri su “Via della seta: dalla padella alla brace!

  1. Decisamente no, e mi meraviglio ancora che qualcuno ci creda
    che questa via della seta sia vantaggiosa per noi tutti e non solo per quelli di pochi. Macron ha fatto lo stesso affari con i cinesi, senza dover firmate nessun memorandum o promettere porti.. Buona domenica.

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