Su(l)l’IVA, (giù)l’IVA

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<a href="http://Foto di Michael K da Pixabay“>In attesa di IVA l’oca giulIVA!

Su Repubblica relativamente al possibile aumento dell’IVA il ministro Tria dichiara: “La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative (LEGGI QUI )!

Ora io sono perfettamente consapevole che le alternative ci saranno se e solo se la parte eurocritica del governo uscirà rafforzata dalle prossime elezioni europee. E basterebbe un decreto a cancellare una volta per tutte ste famigerate clausole di salvaguardia per introdurre poi misure realmente anticicliche che non tengano conto di astrusi parametri fiscali che altro non sono che misure d’austerità recessive (in realtà tanto amate proprio dai ragliatori della crescita che hanno affossato il paese)!

Ma per fare un’analisi sull’oggi riprendo qui brevemente alcune riflessioni fatte dal grande economista J.M. Keynes nel suo libro “Autarchia economica” del 1933.

Keynes sul ruolo dello Stato in economia:
“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”

Capito ministro Tria e suoi predecessori? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. Ma continuiamo con Keynes…

Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:
“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.
“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.

Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Le critiche che Keynes rivolgeva ai politici di allora, che con le loro assurde scelte economiche impoverivano interi popoli ad esclusivo vantaggio di pochi gruppi industriali legati a doppio filo con il sistema finanziario, potrebbero essere ripetute pari pari ai politici italiani e più in generale europei (ma anche USA, Cina, ecc., ecc.). E a me dell’oca giùl’IVA o dei vincoli di bilancio o del debito pubblico BRUTTO poco importa. Attendo con speranza la “città delle meraviglie” perché di altra povertà e menzogne, magari condite da solite guerre devastanti non vorrei proprio più sentir parlare…

15 pensieri su “Su(l)l’IVA, (giù)l’IVA

  1. La storia ha insegnato tantissimo, tanto è vero che i governanti, a qualsiasi latitudine e longitudine, hanno imparato che è meglio replicare gli errori del passato per arricchirsi, le elites lo hanno sempre fatto e a loro conviene farci diventare tutti poveri, e quindi facilmente ricattabili. Non credo che le minoranze avranno mai la possibilità di esprimersi liberamente, anche se sperare non costa nulla.

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    • Dopo il bagno di sangue delle due guerre mondiali le forze regressive e reazionarie, pur essendo ben rappresentate nei vari stati europei, fecero un passo indietro e nacquero le costituzioni pluriclasse del dopoguerra. Essi, di spirito keynesiano, rappresentano il vertice della democrazia, hanno costruito la base sociale, i diritti al lavoro che nella sostanza puntano all’uguaglianza! Gli stessi diritti che da oltre 20 anni i trattati europei di stampo ultraliberista stanno cancellando. E la finanza, sull’orlo di una nuova devastante crisi globale, spazzerà via ogni dubbio su quale sia la strada da intraprendere per ricostruire quanto è stato distrutto: ripristinare le tutele sociali e mettere al centro lo stato e i cittadini. Il problema e’ come si arriverà a questo. Speriamo non con nuove guerre…

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      • Io credo che più che un passo indietro le elite abbiano fatto un passo di lato, ben consce del fatto che c’era così tanto da ricostruire che serviva dare un po’ di diritti a chi ci avrebbe messo la forza lavoro, poi col tempo non hanno fatto che mettere i poveri uno contro l’altro. Di fatto in quel periodo hanno studiato e lavorato per sottomettere di nuovo tutti, e la battaglia fra ricchi e poveri l’hanno vinta i primi, questo è un dato di fatto. Sapere come andrà a finire nessuno lo sa, e le voci fuori dal coro di intellettuali ed economisti non riescono più a incidere, perché le persone sono sempre più disaffezionate alla politica, senza capire che ormai qualsiasi cosa ha una valenza politica e finanziaria.

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      • Hai ragione, hanno saputo attendere e osservare. Io sono più ottimista di te perché penso che molti hanno una coscienza critica proprio grazie alle voci fuori dal coro che dici. Poi certo che non fanno massa critica e che probabilmente andrà a finire male… Vedremo. Intanto ti auguro buona Pasqua

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  2. Nonostante gli anni trascorsi, Keynes continua ad essere valido nelle sue teorie economiche. Ma nulla può essere fatto con il potere dello stato che funziona solo per i loro interessi e non per il bene dei cittadini a piedi. Una storia infinita. Un buon articolo per conoscere la situazione del tuo paese al momento.

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    • Grazie, diciamo che in Italia regna da anni il partito unico della finanza. I partiti cambiano i nomi e i simboli ma nella sostanza sono sempre dalla parte del Capitale finanziario. Keynes ci aiuta a capire che il problema non è lo stato, ma chi e soprattutto come lo governa. Speriamo che i cittadini abbiano più consapevolezza anche di come dovrebbe funzionare l’economia per smettere di farsi prendere in giro.

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  3. il problema …è che si stanno creando sempre piu’ interruttori che devono restare in on per permetterci di fruire di cio’ che ci spetta di diritto …questi interruttori ..prima o poi saranno messi in off da chi ne ha il possesso …secondo le esigenze di chi specula ..su acqua…aria..istruzione..liberta’ di parola ..di espressione e cosi’ via …..è solo questione di tempo …..

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    • Ho pubblicato alcune frasi di Keynes proprio per fare capire che le scelte di accendere o spegnere un interruttore sono sempre politiche, l’economia centra poco! Perché Keynes insegna che uno stato può e deve spendere per i propri cittadini, deve appunto creare la città delle meraviglie. Essendo Pasqua sperare male non fa. Grazie per il commento e buona Pasqua

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  4. A me piace ricordare un episodio della vita di un contemporaneo di Keynes: Nikola Tesla, il quale aveva proposto al banchiere J.P.Morgan di finanziare il suo progetto per realizzare alcune
    sue invenzioni che avrebbero reso l’energia gratis e libera per tutti. Il riccone rispose che se non era possibile metterci un “contatore”, era meglio se l’inventore si fosse accomodato fuori di casa sua!

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