Partiti?

Il post sotto l’ha scritto l’amico Stefano, che ringrazio come sempre perché mi permette di pubblicare tematiche interessanti senza la fatica di doverle scrivere di persona e ne approfitto stravolentieri! Faccio solo una breve osservazione: a parte il discorso Lega=fascistaxenofoborazzista che avrà si una parte di verità ma che a me suona tanto come propaganda da becero regime globalista (non mi riferisco a te Stefano, ma allo stesso sistema che contesti nel post), ebbene l’idea di “fondare un partito” veramente sovranista! Se guardiamo a destra o estrema destra troviamo Casapound e Forza nuova, a sinistra come ben dice Stefano il PCI di Rizzo… Ma mi sembra che alle recenti elezioni europee i primi due hanno a malapena raggiunto lo 0,5% dei consensi (tutti e due insieme, se avete paura che in Italia ci sia il ritorno del fascismo leggete QUI), mentre Rizzo non è arrivato all’1%!!! Dico: a che serve fondare il partito dello 0,….?!?!? Non sarebbe forse più utile, stabilito il principio che se non si esce dalla gabbia dell’euro comanda solo il partito della finanza e i simboli dei partiti altro non sono che stemmini colorati, fare davvero un fronte sovranista, unire cioè le forze, di destra e di sinistra, per uscire dal sistema e una volta ripristinate le condizioni minime di democrazia, cioè la possibilità di una vera alternanza politica, fare tana libera tutti e tornare ognuno nelle rispettive classificazioni, ideologie, ecc., ecc., ecc.? Ma pare di no, non si può fare perché quello è comunista, quell’altro fascista, bianco, nero, verde, rosso e Verdone!!!!

Io sono di sinistra da sempre, non è un segreto e non me ne vergogno di certo, ma sono anche nazionalista, patriota e quindi sovranista e… non c’è niente di male: è perfettamente logico e non necessariamente di “destra”.

Cosa c’è di male a tenerci alla propria “casa”? Ad avere un senso di appartenenza? A tifare per la nazionale e per gli atleti italiani, ad essere contento se una eccellenza italiana è apprezzata anche all’estero? Ad ammirare il proprio paese e trovarlo bello, a sentirsi parte ed integrato ad una cultura, ad una lingua, a dei modi di fare?

Altresì, apprezzo anche le peculiarità e le bellezze dei paesi e dei popoli diversi dall’Italia e capisco e rispetto, quindi, i nazionalismi degli altri… nella diversità. Ecco la parola chiave: “Diversità!”, la diversità è ricchezza!

Essere quindi contrario alla globalizzazione, non condividere l’idea di “cedere” sovranità, eccetera… non è un atteggiamento di “destra”, ma è solo di buon senso. E’ il salvaguardare quell’immenso patrimonio che è la cultura umana e l’umanità stessa! Nella diversità! Diversa, non omologata, ma propensa alla condivisione ed al rispetto al fine dell’arricchimento di ognuno.

Nel secolo scorso, quando sono nati i partiti, c’era una contrapposizione netta: il modello capitalistico, ma con forte controllo e smorzato dallo stato, di tipo Keynesiano, rappresentato soprattutto dalla DC, che aveva come riferimento l’America. Ed il modello economico centralizzato dallo stato, di tipo Marxista-Leninista rappresentato soprattutto dal PCI, con il riferimento all’Unione Sovietica.

Invece, Il modello ordo-liberistico di Von Hayek, in cui non c’è più il controllo statale ed il mercato è l’unico regolatore, in cui i più forti vincono sempre sui più deboli, in cui la ricchezza si sposta inesorabilmente dal basso verso l’alto della piramide, in pratica il modello vincente attuale, non aveva partiti di riferimento. Anche perché in ogni luogo ed in ogni tempo in cui si è manifestato si è sempre, logicamente, autodistrutto in rivoluzioni, in crisi economiche epocali o con l’avvento di dittature.

Con il crollo del modello Sovietico, che si era rivelato poi un capitalismo di stato, in cui i “padroni” invece di essere i magnati dell’industria erano i burocrati della nomenklatura, la contrapposizione è diventata tra il modello Keynesiano e quello Neo-liberista. Che potrebbero essere intesi, nell’ordine, come l’odierna sinistra e l’attuale destra.

Vediamo ora come si sono di fatto schierati i partiti: c’è il blocco dei globalizzatori, Euristi ed Euroinomani capitanati dal sedicente di “sinistra” PD. Questa è l’attuale destra. Poi c’è il blocco (piccolino) dei sovranisti, capitanati ora dalla Lega, poi fino a che punto la Lega, M5S ed altri siano veramente sovranisti è un discorso da approfondire a parte, che sarebbe l’attuale sinistra (pensate un po’!).

Solo che c’è un però, anzi un PERO’ grosso come una casa, e cioè che questi partiti di “attuale sinistra” si portano dietro un fardello enorme di valori (valori tutti loro!) della destra tradizionale… vedi il nazionalismo più retrivo e becero con saluto da impero romano, la xenofobia ed il razzismo vero e proprio! Per non parlare poi dell’omofobia, della lotta alla cannabis (che non ha mai fatto male a nessuno), del tradizionalismo più inutile, eccetera, eccetera.

Possibile mai che per votare a sinistra io debba accettare di votare per dei partiti razzisti? Possibile mai che non ci sia un partito decente di sinistra vera? Un partito che voglia attuare un’economia Keynesiana che tenga a bada lo strapotere privato delle banche e delle multinazionali? Un partito che voglia nazionalizzare la Banca d’Italia e le maggiori banche italiane e che voglia re-istituire il “Glass steagall act”? Che, attraverso la ritrovata sovranità monetaria possa garantire il lavoro a tutti e renda così non ricattabili gli ultimi? Insomma di SINISTRA senza tutto il ciarpame di destra?

Perfino il PCI di Marco Rizzo, unico partito sovranista di vera sinistra, si rifà a quel fallimento storico dell’Unione Sovietica!

Uffa!!!

Un amico mi ha suggerito di fondarlo io un partito, va beh… riconosco i miei limiti, non ne sono capace, ma se qualcuno lo farà lo voterò!!!

 

 

 

Attraverso i tuoi occhi

Siamo andati alla deriva in un oceano in tempesta,

sospinti dal vento in spiagge abbandonate

dimenticando i nostri corpi, celando i nostri volti,

per cercare di vivere nell’oblio.

Ma ora ti ho visto,

attraverso i tuoi occhi ti ho visto

e inebriato dai ricordi come da un’ondata devastante

ho capito di non aver mai vissuto.

Non ho avuto un passato

e non avrò un futuro

perché in questo istante non c’è tempo,

in questo istante non c’è paura,

in questo istante non c’è dolore,

perché in questo istante esisti solo tu,

tu che mi ancori all’Eterno

bloccando la corrente

che mi allontanava da me stesso.

 

Europa, una storia di vasi (e di cocci)!

 

Ne parlavo qualche giorno fa con il mio amico Andrea, che riguardo all’UE giustamente diceva: “La richiesta di un recupero della sovranità nazionale da parte degli stati aderenti all’UE è la logica conseguenza della totale mancanza di unità politica al suo interno”!

Anzi, piuttosto che partire dall’unità politica o perlomeno provare a costruirla, si è fatta in fretta e furia un’unione monetaria che ha rafforzato le spinte nazionaliste e colonialiste dei paesi egemoni, cioè Francia e Germania, sbriciolando quelle degli altri che si sono addirittura visti rappresentati da governi al totale servizio degli interessi esteri!

Questa è la storia dei vasi di ferro, ammassati nella stessa stanza con i vasi di coccio: basta una piccola scossa, magari provacata sbattendo la porta con troppa vigoria, che la maggior parte di essi va in mille pezzi.

E hai voglia te a rimetterli insieme, i neo Frankenstein sappiamo bene che si sono messi all’opera per ricomporre al meglio i vasi, ma i risultati sono stati alquanto deludenti per non dire disastrosi. Ma il collage continua, i sognatori continuano a vedere un futuro luminoso di pace e prosperità, in fondo cosa vuoi che sia qualche vaso rotto…

 

Impotente di fronte a Te!

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<a href="http://Foto di Tomislav Jakupec da Pixabay“>Bagliori – immagine da internet

Ho capito!

Illuminato da Te, ho capito.

Risposta senza suono

eppure presente in ogni sussurro.

Risposta invisibile

eppure presente in ogni bagliore.

E’ ciò che riluce in ogni essere

arricchendone la vita.

So che ci sei

perché non posso distruggerti

So che sei bontà infinita

perché non prevali su di noi

impedendoci d’agire

nonostante tutto.

Non so perché, non so…

ma resta la fiducia,

speranza inesauribile,

in ciò che non posso distruggere

nonostante tutto.

Api!

Si, api!!! Ho frequentato un corso apistico di primo livello con il fine principale di avvicinarmi all’affascinante mondo delle api e devo dire che ne è valsa la pena. Un esperienza culturale, perché l’interazione fra il mondo delle api e quello umano va avanti da migliaia di anni e ancora oggi è di primaria importanza.

Basta pensare che sono state rinvenute centinaia di incisioni rupestri con disegni di alveari risalenti perfino a oltre undicimila anni fa. Apicoltori primordiali che si avvicinano agli alveari “affumicandoli”, dimostrando di conoscere bene la funzione “calmante” di questa tecnica ancora usata dagli apicoltori moderni!

Le api nascono con i fiori, esse sono essenzialmente insetti impollinatori, ma oggi devono confrontarsi con un’agricoltura intensiva che ne mette in serio pericolo l’esistenza, da una parte limitando la diffusione delle specie floreali (la cosiddetta biodiversità), dall’altra a causa dell’uso di pest\nicidi. Eppure la mancata impollinazione è un danno per gli stessi agricoltori, magari arriverà il mom\nento che saranno costretti loro stessi a salire su degli alberi da frutta per scrollarli nella speranza che il vento faccia ciò che le api non potranno più fare quando l’uomo le avrà decimate in modo irrimediabile!

Perché da quel poco che mi è sembrato di capire un altro pericolo per questi straordinari insetti potrebbe essere l’apicoltore stesso! Almeno quando questo punta su un’apicoltura esclusivamente intensiva, volta cioè alla massima produzione dei prodotti dell’alveare senza badare troppo alla salute delle api! Ogni attività umana dovrebbe essere qualificata da un giusto compromesso tra il dare e l’avere. Chiaramente l’apicoltore di professione, come qualsiasi altro allevatore che si rispetti, deve conoscere bene il modo delle api e essere in grado di ricavare profitto da questa attività. Ma ci sono modi più rispettosi e altri meno, credo cioè che sia possibile un’apicoltura estensiva che aumenti il numero di alveari senza però aumentare il tempo e gli interventi invasivi che l’apicoltore deve dedicare ad esse!

Diciamo che da poco più di un secolo sono state introdotte delle arnie razionali, cioè ispezionabili perché dotate di telaini con fogli cerei amovibili. Queste hanno comportato degli indubbi vantaggi in termini di conoscenza della famiglia-alveare, delle loro esigenze e delle loro patologie. Hanno inoltre permesso di sfruttare le api spingendole prevalentemente a produrre miele e limitare, per esempio, le sciamature.

Per chi non ha dimestichezza con le api è importante sapere che ogni famiglia di api è un organismo a sé stante, l’organismo alveare appunto! E come ogni organismo esso punta alla propria sopravvivenza nel tempo replicandosi, cioè nel caso delle api sciamando e formando così nuove famiglie! Questo però dal punto di vista dell’apicoltore è un problema, perché dopo la sciamatura, quando possibile, è necessario recuperare lo sciame. E comunque le nuove famiglie (quella della vecchia sciamata magari su un albero e quella rimasta nell’arnia con una regina nuova), avranno sicuramente meno potenziale nella raccolta di nettare essendo inizialmente composte da poche api giovani e da covate che non nasceranno prima di 3 settimane. Da qui nasce l’esigenza di provocare “sciamature artificiali”, rendendo orfano una parte dell’alveare togliendo al momento opportuno della stagione la regina e alcuni telaini di covata pronta a schiudersi. Questa pratica comportarà la nascita di una nuova regina nella famiglia rimasta orfana e la possibilità per l’apicoltore di vendere il nucleo d’api ricavatodalla sciamatura artificiale.

Ma puntare ad un’apicoltura estensiva mantenedo al contempo reddito e lavoro per l’apicoltore può essere possibile adottando arnie tipo la Warrè o la Top Bar africana, che pur rimanendo “ispezionabili” non utilizzano fogli cerei e fanno invece produrre i favi interamente alle api come succede in natura. Il miele ricavato invece di essere centrifugato in smielatori adatti al sistema dei telaini con fogli cerei verrebbe ricavato dalla spremitura e successiva filtrazione meccanica dei favi stessi! Un miele dal sapore poco conosciuto, poco commerciale ma probabilmente più buono per quelli che non si soffermano al primo assaggio per valutare la bontà di un prodotto!

Sarebbe questa l’apicoltura che nel tempo mi piacerebbe praticare. Uso il condizionale perché attualmente ho comperato tre arnie classiche (dadant) da dieci telaini con fogli cerei ispezionabili. In Italia le arnie a cui ho accennato sopra non sono molto diffuse e gli apicoltori d’esperienza usano prevalentemente queste da me acquistate. Non so se sarò un bravo apicoltore, questo più che un mestiere, anche quando praticato come hobby è un arte e richiede passione e dedizione (oltre ad un notevole intuito sulla gestione pratica dell’alveare)! Vi aggiornerò sull’andamento della mia gestione delle api e sull’eventuale raccolto di miele! Certo è che un maggio così brutto io proprio non me lo ricordo e le mie api devono già affrontare difficoltà che sono più legate all’inverno che alla primavera, la stagione dei fiori e del raccolto nettarifero per eccellenza. Ma è inutile lamentarsi, vedremo cosa accadrà. Io cercherò di mettercela tutta per gestire al meglio questa situazione e speriamo che un po’ di fortuna e un po’ d’intuito mi aiutino a fare le scelte giuste.

Non andrò a votare alle europee (ma anche si)!

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<a href=”http://Foto di A. Krebs da Pixabay“>foto su Pixabay

Pubblico volentieri il post di Stefano, anche se questa volta non la pensiamo del tutto allo stesso modo. Infatti io credo che mai come in queste elezioni abbia un senso andare a votare alle europee. Quindi per chiarire entrambi i pensieri nei confronti di chi leggerà il post lo dividerò in due parti, una a favore del voto ( scritta da me) e una contro il voto ( scritta da Stefano).
Prima parte (scritta da Stefano) contro l’utilità del voto alle europee:

Di motivi ne ho diversi e non so da dove cominciare a spiegare.

Proviamo così:

Intanto perché il Parlamento Europeo, l’unico organo elettivo di questa nazione fasulla, non ha effettivi poteri. Quello che decide la Commissione Europea, mai eletta da nessuno, è già legge ed a poco vale l’eventuale eccezione del Parlamento. In seconda istanza il Parlamento deve approvare. Quindi che presa in giro è? In democrazia rappresentativa chi va a votare delega a qualcuno il proprio potere sovrano (del popolo) per esercitarlo, appunto, in vece sua, secondo i desiderata stilati nel programma del partito di riferimento.

Se io, votante, delego a qualcuno il mio potere, ma poi effettivamente lui non conta un ca… (finisce per …zzo) a che serve?

Come se non bastasse non decide solo la Commissione Europea, ma insieme agli altri due organi della famosa Troika. Ovvero la BCE (l’insieme delle Banche Nazionali Europee) e cioè un ente PRIVATO: ogni Banca Nazionale è posseduta da un consorzio di Banche private, con una partecipazione minoritaria dei singoli Stati. A controllo, quindi, privato. Il Gotha della finanza speculativa Europea che ha avuto già vita facile, dopo l’abolizione del “Glass Steagall Act” di clintoniana memoria, il quale (Clinton) verrà ricordato per la bazzecola della fellatio e non certo per questo vero abominio. Che ha causato, tra l’altro la grande crisi del 2007. Poi c’è, come terzo componente della Troia… pardon… Troika, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale)… praticamente la stessa cosa della BCE, però estesa a tutto il mondo (leggasi: Finanza Speculativa soprattutto Americana).

Quindi il mio deputatucolo eletto col mio votucolo che cosa conterebbe? Risposta: Un, seguito dalla stessa parola che finisce con ..zzo.

Altro argomento: L’Europa… anzi più precisamente “Questa Europa”… che, di per se, il concetto non sarebbe sbagliato: fare una grande Nazione Federale, con un solo governo, una sola moneta, un solo esercito, soprattutto un solo governo… ci renderebbe più forti, competitivi sul piano internazionale, ci metterebbe al riparo dalle tante guerre continentali che abbiamo avuto… solo che… io non ci credo! A dimostrazione della mia tesi c’è l’effettiva pseudo-realizzazione della tesi europeista: liberismo sfrenato, deregolamentazione sfrenata dei mercati, speculazione sfrenata, divaricamento sfrenato della forbice tra ricchi e poveri, progressiva perdita di ogni garanzia lavorativa, progressiva perdita di ogni progettualità di vita.

E poi, sinceramente, ce li vedete insieme i tedeschi con gli spagnoli? O gli irlandesi con gli inglesi? O gli italiani coi francesi? O i greci con gli olandesi? Eccetera? Io no!

Altro argomento: chi andare a votare? Un partito europeista ed euroinomane… beh dopo quello che ho spiegato… Quindi un partito anti-europeista…? Ma scusate, io dovrei votare, per eleggere nel parlamento di una nazione in cui non credo, un partito anti-sistema? Ma non vi sembra un po’ come tagliarselo per fare un dispetto alla propria moglie?

Parlo sempre di quella cosa che finisce per …zzo!

Va beh, speriamo che il 26 maggio ci sia il sole così vado al mare!

Ecco la seconda parte (scritta da me) pro voto per le europee:

Qui non si tratta di dare una legittimazione democratica al finto parlamento europeo, quanto piuttosto, perlomeno per l’Italia, di sostenere politicamente il governo giallo-verde che è visto come fumo negli occhi dalle élite eurocratiche! Perché pur con tutte le loro contraddizioni – euro si, no, forse, boh…- il recupero di una possibile sovranità perduta passa attraverso questa coalizione di governo!

O vogliamo forse ripristinare il solito (e dagli esiti scontati) bipolarismo centro-destra vs centro-sinistra?

Intanto possiamo tranquillamente affermare che non esiste ne mai esisterà alcuna super-nazione europea! Grazie alle enormi asimmetrie economiche causate dalla moneta unica – debole per gli stati del nord Europa ma forte per quelli del sud Europa – in pochi anni ogni residua speranza di unione è miseramente naufragata in nome di riforme volte unicamente ad impoverire i popoli europei. Le relazioni economiche, diplomatiche, la “tenuta sociale” degli stati europei che è alla base della pace, sono davvero migliorate nel ventennio dell’euro? E siamo sicuri che non ci siano davvero alternative politiche ad una sempre più probabile guerra civile (basta vedere cosa sta accadendo in Francia) causata dalla presa in giro di quelli che “cambieremo l’Europa dall’interno” o “un’altra Europa è possibile”? Che poi è certo che un’altra Europa è possibile, quella lontana dal paternalismo dei padri af-fondatori dell’UE, che hanno imposto un modello politico-economico senza passare attraverso il consenso popolare, perché “la gente non avrebbe capito”!!! Ma cosa c’è da capire quando ti propongono impoverimento, precariato, degrado e privatizzazioni selvagge in nome del Mercato sacro e contro lo Stato ladro? E su questo io e Stefano siamo certissimamente d’accordo!

Allora perché non votare? Perché pensare che non ci siano alternative e che il sistema non possa davvero cambiare con un voto? Certo non sarà il Parlamento europeo a decidere il destino dell’Europa, ma il voto della gente è tutt’altro che neutro: nel gioco schizofrenico del Mercato, dove gli interessi degli speculatori sono sempre nell’immediato e soprattutto sono divergenti e raramente coordinati, io credo che questo voto potrà fare molto di più di quello che possiamo immaginare!
“Grande la confusione è sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole!” cit. Mao Tse-Tung

Immutabile presenza

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* Morte del Sole, della Luna, e caduta delle stelle (Cristoforo de Predis, XV secolo) Fonte Wikipedia

Filosofia

significa cercare tremanti

la Verità delle cose

al di là delle illusioni

che costituiscono certezze

oltre il divenire, apparenza invalicabile

ma anche ingiustizia di ideali vivi.

Presente attuale della coscienza

mia coscienza d’individuo unico, irripetibile,

nel dubbio e nella certezza.

Ciò che cerco mi costituisce già adesso,

oltre il tempo nell’immutabile divinità:

Padre di ogni Io,

Madre nel bisogno,

Figlio che è fratello di ogni essere

nel dolore e nella mancanza

speranza irrinunciabile che sia Amore.

Come potrei parlare di Te se non ti conoscessi?

Nei recessi più profondi del mio essere

ho sentito la tua voce valicare il nulla

per far coincidere ogni istante nell’Eternità.

Hai placato il vento che soffiava sui miei anni,

che alzava la polvere davanti agli occhi

e lasciava i ricordi alle spalle

come foglie secche ormai cadute.

Ancora miriadi di strade dovrò percorrere

per arrivare di nuovo a Te,

per colmare la mia infinità alla ricerca di Dio.

 

  • se concepiamo il caos come causa prima anche la grandezza della natura è destinata a soccombere sotto i colpi inesorabili del divenire!

 La poesia è stata già pubblicata QUI!

Vocazione chioccia!

A settembre ho comprato due galline ovaiole con l’intento di produrre uova per autoconsumo ( Leggi “Uova e galline”). Ebbene una il 6 novembre e l’altra intorno al 20 dicembre, entrambe sono diventate galline adulte ed hanno iniziato a produrre ottime uova quasi giornalmente. Il fatto è che ho scelto di lasciarle libere in un piccolo terreno di mia proprietà completamente recintato. Il pollaio ha un ingresso a circa un metro da terra e loro entrano ed escono a piacimento per mangiare granaglie o per dormire appollaiate. Anche le uova hanno imparato a farle in un nido dentro il pollaio, non ci sono stati grandi problemi per convincerle. Tutto bene, tutto liscio almeno fino ai primi d’aprile, quando Polda, la gallina ovaiola tardiva (che ha deposto il primo uovo a fine dicembre), ha smesso di deporre e non usciva quasi più dal nido! E quando usciva il suo comportamento era strano, camminava guardinga, gonfiava tutte le piume e la sua voce era roca, quasi gracchiante. All’inizio pensavo fosse malata invece rassicurato dalla signora che mi ha portato le due galline, ho capito che era diventata una chioccia!!!

Ora dovete sapere che le Isa Brown, cioè il nome con cui vengono chiamate questo tipo di galline ovaiole, sono degli ibridi create qualche decennio fa dall’industria con il preciso fine di fare uova, addirittura fino a 300 all’anno!!! Ibridi non riproducibili, con un brevetto segreto, ai quali sarebbe stato tolto ogni istinto alla cova in quanto deviante dal produrre uova a livello industriale!

Eppure Polda è andata oltre la selezione e si sta dimostrando un’ottima chioccia. Perché, visto la sua testardaggine nel covare le uova non fecondate della compagna, ho deciso di farmi dare alcune uova da un amico che ha un bel Gallo per fecondarle e dopo 21 giorni esatti, mercoledì primo Maggio, sono nati due splendidi pulcini, uno chiaro e uno scuro!

In realtà le uova sono cinque ma oltre ai due andati a buon fine, un altro pulcino è riuscito a fare un buco nell’uovo per poi morire nello sforzo, mentre le altre due forse non erano fecondate.

Tolte oggi le uova rimaste, finalmente Polda si è decisa ad alzarsi per tenere testa e svezzare i suoi vivaci pulcini. Perché per oltre 21 giorni è rimasta in cova, alzandosi al massimo 10-15 minuti per sgranchirsi le zampe e mangiare un pochino. E almeno altre 7-8 settimane le dedicherà allo svezzamento dei pulcini. Insomma una vera e propria vocazione, un grande sacrificio quello di essere chioccia!

Oltre la programmazione di noi uomini c’è la natura che punta sempre e comunque alla vita. Le galline sono animali socievoli, quasi “cani con le ali” e sperdute nel mio campo hanno sviluppato l’istinto della riproduzione! Vi terrò aggiornati sulla crescita dei pulcini.

C’era una volta…

…la festa del Primo Maggio!

Si perché oggi siamo liberi di fare la spesa, o passare il tempo (magari a causa del maltempo) in uno dei tanti centri commerciali che rimangono aperti anche durante l’ex-festa dei lavoratori!

Così va il mondo in epoca liBBerista da oltre 30 anni! Con la deregolamentazione del mercato finanziario la nostra epoca recente è stata tutto un susseguirsi di crisi (finanziarie) e aumento della disoccupazione, oppure di aumento della disoccupazione e successive crisi (finanziarie)! Il denaro costa poco, i tassi sono bassi e ciò favorisce l’indebitamento di famiglie e aziende. In un contesto dove la crescita è stagnante e la disoccupazione e la precarietà lavorativa sono di fatto “strutturali”, cioè il fondamento del modello economico mondiale, è chiaro che all’arrivo di una crisi i tanti nuovi disoccupati e le tante aziende fallite lasceranno i debiti a carico degli stati! Del resto chi dovrebbe controllare (BCE e simili) che i prestiti del sistema finanziario fra istituti di credito di paesi differenti non raggiungano livelli preoccupanti, nulla di nulla fa! Anzi no, a disastro avvenuto si preoccupano di scrivere letterine ai governi sui “rimedi” caldamente consigliati per superare la crisi ( come scritto sul post Lettere, letterine e messaggi in bottiglia)! Una storia triste, triste perché in Europa – per esempio – si è colta al balzo l’occasione per smantellare il welfare (prima) garantito dalle Costituzioni antifasciste del dopoguerra!

Se fino agli anni 70 il baluardo contro la crisi era garantito da uno stato che aveva come principio costituzionale la tutela del risparmio, grazie proprio ad una sapiente coordinazione fra Banca centrale e Tesoro, oggi attraverso l’indipendenza delle banche centrali, la liberalizzazione dei capitali e il bail in gli stati garantiscono gli espropri ai propri cittadini o al massimo ricapitalizzano gli azzardi delle banche senza al contempo sostenere il lavoro ( Ne avevo parlato nel post Se negano il lavoro la sovranità a chi appartiene?).

La spirale dei debiti privati, (cioè del sistema finanziario) e della disoccupazione è la principale causa dell’impoverimento progressivo dei cittadini, sempre più precari e disoccupati, costretti ad accettare lo sfruttamento di un sistema lavoro totalmente a vantaggio dei padroni. E gli stati virtuosi tanto si impegnano ad abbassare il debito pubblico in vista di una nuova crisi da debito privato: grazie all’austerità condita a suon di tasse e tagli alla spesa, essi saranno ancora una volta in grado di ricapitalizzare gli azzardi degli speculatori! Chiaramente il debito pubblico esploderà e il PIL crollerà, una manna per tornare a propagandare le agognate RIFORME al solito grido del “fate presto” : jobs act, cancellazione “DI FATTO”del sistema previdenziale, privatizzazione del servizio sanitario, tagli alla scuola pubblica…

In questo contesto desolante possono essere visti come piccoli segnali in controtendenza la parziale cancellazione della legge Fornero e il decreto dignità: entrambi sembrano voler mitigare i devastanti effetti di precarizzazione del jobs act, favorendo assunzioni stabili e puntando sull’effetto di sostituzione dei futuri pensionati con lavoratori più giovani! I dati ISTAT di marzo sull’occupazione (scesa al 10,2%) sono certamente segnali positivi, anche se vanno presi con molta cautela. Ma se non accadranno i tanti disastri paventati dai media, ma anzi il sistema reggerà portando benefici, la solita narrazione sul debito pubblico brutto come verrà portata avanti? Vedremo…

Non sono sicuro che ci sarà un vero cambiamento, ma certamente dei segnali che fanno pensare che evidenti incrinature nel “partito unico” della finanza ci sono in Italia e più in generale in Europa. I cosiddetti sovranismi e populismi altro non sono che termini dispregiativi usati da un sistema che ha fatto di tutto per far diventare la Costituzione una parodia, per farci pensare che infondo votare non serve a niente, che abbiamo sempre vissuto sopra le nostre possibilità e ora paghiamo le conseguenze della nostra incapacità. Personalmente continuo a credere nelle cosiddette istituzioni, a patto che queste siano diretta espressione del voto popolare e quindi sottoposte al controllo democratico. Per lo stesso motivo mal sopporto istituzioni di natura privatistica che esprimono giudizi (di parte) sull’operato dei governi (vedi ad esempio le agenzie di rating) e sullo stesso piano sono i burocrati non eletti che compongono la Commissione europea:

«[..] I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza.»
(TUE, art. 17 par.3)
«[..] La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. Fatto salvo l’articolo 18, paragrafo 2, i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con le loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti.»
(TUE, art. 17 par.3)

Articoli tratti da Wikipedia

Ecco credo che non può esistere alcuna istituzione democratica che non sia in toto espressione del voto popolare!

Qual è la natura di istituzioni indipendenti con ampi poteri di intervento nella politica economica degli stati? Qual è cioè il loro fine? Per rispondere a queste domande bisogna riflettere sull’effetto delle politiche economiche adottate in questi anni! Il lavoro non è più uno strumento volto alla realizzazione piena dell’individuo, al compimento dell’uguaglianza sostanziale voluta dalla Costituzione. Esso invece è diventato sistema di sfruttamento, puro mezzo di sopravvivenza… Non lavoratori, ma sempre più sfruttati dal lavoro! E non può esserci alcun Primo Maggio senza lavoratori.