C’era una volta…

…la festa del Primo Maggio!

Si perché oggi siamo liberi di fare la spesa, o passare il tempo (magari a causa del maltempo) in uno dei tanti centri commerciali che rimangono aperti anche durante l’ex-festa dei lavoratori!

Così va il mondo in epoca liBBerista da oltre 30 anni! Con la deregolamentazione del mercato finanziario la nostra epoca recente è stata tutto un susseguirsi di crisi (finanziarie) e aumento della disoccupazione, oppure di aumento della disoccupazione e successive crisi (finanziarie)! Il denaro costa poco, i tassi sono bassi e ciò favorisce l’indebitamento di famiglie e aziende. In un contesto dove la crescita è stagnante e la disoccupazione e la precarietà lavorativa sono di fatto “strutturali”, cioè il fondamento del modello economico mondiale, è chiaro che all’arrivo di una crisi i tanti nuovi disoccupati e le tante aziende fallite lasceranno i debiti a carico degli stati! Del resto chi dovrebbe controllare (BCE e simili) che i prestiti del sistema finanziario fra istituti di credito di paesi differenti non raggiungano livelli preoccupanti, nulla di nulla fa! Anzi no, a disastro avvenuto si preoccupano di scrivere letterine ai governi sui “rimedi” caldamente consigliati per superare la crisi ( come scritto sul post Lettere, letterine e messaggi in bottiglia)! Una storia triste, triste perché in Europa – per esempio – si è colta al balzo l’occasione per smantellare il welfare (prima) garantito dalle Costituzioni antifasciste del dopoguerra!

Se fino agli anni 70 il baluardo contro la crisi era garantito da uno stato che aveva come principio costituzionale la tutela del risparmio, grazie proprio ad una sapiente coordinazione fra Banca centrale e Tesoro, oggi attraverso l’indipendenza delle banche centrali, la liberalizzazione dei capitali e il bail in gli stati garantiscono gli espropri ai propri cittadini o al massimo ricapitalizzano gli azzardi delle banche senza al contempo sostenere il lavoro ( Ne avevo parlato nel post Se negano il lavoro la sovranità a chi appartiene?).

La spirale dei debiti privati, (cioè del sistema finanziario) e della disoccupazione è la principale causa dell’impoverimento progressivo dei cittadini, sempre più precari e disoccupati, costretti ad accettare lo sfruttamento di un sistema lavoro totalmente a vantaggio dei padroni. E gli stati virtuosi tanto si impegnano ad abbassare il debito pubblico in vista di una nuova crisi da debito privato: grazie all’austerità condita a suon di tasse e tagli alla spesa, essi saranno ancora una volta in grado di ricapitalizzare gli azzardi degli speculatori! Chiaramente il debito pubblico esploderà e il PIL crollerà, una manna per tornare a propagandare le agognate RIFORME al solito grido del “fate presto” : jobs act, cancellazione “DI FATTO”del sistema previdenziale, privatizzazione del servizio sanitario, tagli alla scuola pubblica…

In questo contesto desolante possono essere visti come piccoli segnali in controtendenza la parziale cancellazione della legge Fornero e il decreto dignità: entrambi sembrano voler mitigare i devastanti effetti di precarizzazione del jobs act, favorendo assunzioni stabili e puntando sull’effetto di sostituzione dei futuri pensionati con lavoratori più giovani! I dati ISTAT di marzo sull’occupazione (scesa al 10,2%) sono certamente segnali positivi, anche se vanno presi con molta cautela. Ma se non accadranno i tanti disastri paventati dai media, ma anzi il sistema reggerà portando benefici, la solita narrazione sul debito pubblico brutto come verrà portata avanti? Vedremo…

Non sono sicuro che ci sarà un vero cambiamento, ma certamente dei segnali che fanno pensare che evidenti incrinature nel “partito unico” della finanza ci sono in Italia e più in generale in Europa. I cosiddetti sovranismi e populismi altro non sono che termini dispregiativi usati da un sistema che ha fatto di tutto per far diventare la Costituzione una parodia, per farci pensare che infondo votare non serve a niente, che abbiamo sempre vissuto sopra le nostre possibilità e ora paghiamo le conseguenze della nostra incapacità. Personalmente continuo a credere nelle cosiddette istituzioni, a patto che queste siano diretta espressione del voto popolare e quindi sottoposte al controllo democratico. Per lo stesso motivo mal sopporto istituzioni di natura privatistica che esprimono giudizi (di parte) sull’operato dei governi (vedi ad esempio le agenzie di rating) e sullo stesso piano sono i burocrati non eletti che compongono la Commissione europea:

«[..] I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza.»
(TUE, art. 17 par.3)
«[..] La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. Fatto salvo l’articolo 18, paragrafo 2, i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con le loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti.»
(TUE, art. 17 par.3)

Articoli tratti da Wikipedia

Ecco credo che non può esistere alcuna istituzione democratica che non sia in toto espressione del voto popolare!

Qual è la natura di istituzioni indipendenti con ampi poteri di intervento nella politica economica degli stati? Qual è cioè il loro fine? Per rispondere a queste domande bisogna riflettere sull’effetto delle politiche economiche adottate in questi anni! Il lavoro non è più uno strumento volto alla realizzazione piena dell’individuo, al compimento dell’uguaglianza sostanziale voluta dalla Costituzione. Esso invece è diventato sistema di sfruttamento, puro mezzo di sopravvivenza… Non lavoratori, ma sempre più sfruttati dal lavoro! E non può esserci alcun Primo Maggio senza lavoratori.

18 pensieri su “C’era una volta…

  1. Riporto qui le parole così autentiche del tuo finale
    “E non ci può essere primo maggio senza lavoratori”
    E questa, purtroppo, è la straziante verità! Quel flagello che continua a dannare la vita di molte persone, ad estirpare dai giovani quella che io chiamo “La purezza del sogno della gioventù”( a questa purezza, avevo dedicato uno dei miei post).
    Spesso, mente ascolto i nostri cari “governanti”, rivedo il grande scrittore e commediografo “Queneau” che nel suo “esercizi di stile”, proponeva in novantanove stili diversi la variazione di uno stesso fatto all’apparenza insignificante….
    E oggi, i nostri “governanti del ridicolo”, ci propongono la stessa “ricetta di una falsa felicità, di un rapido benessere”, in stili diversi, ma sempre farciti dalle menzogne!
    Un caro saluto
    Adriana

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  2. Il mio amico Roberto, quando leggo i suoi testi / analisi su questa situazione in Europa, mi chiedo quanto siamo lontani dai paesi in via di sviluppo, questo eufemismo, che non dice nulla di noi, ma ritrae ciò che siamo, in un modo che sembra passare al sottosviluppato che al mondo sviluppato. Abbraccio fraterno.

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    • Il reddito è tra le riforme euriste serve a mantenere i salari bassi ma l’abolizione della Fornero non fa parte dei programmi dei banchieri speculatori. Pensare che chiunque arrivi riesce ad uscire dalla palude in cui ci hanno cacciato con la bacchetta magica non è credibile. Piddini e antipiddini convivono in modo trasversale nel governo. La vera notizia è questa, c’è vita fuori dalla gabbia dell’euro e il partito unico non esiste più

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    • Ciao Rosa, pensa che sembra così vero che l’UE della finanza sia in pericolo che già da ora assistiamo nei media alla sfilata di tanti e importanti garzoni di bottega al servizio del Capitale finanziario che esaltano l’Europa (dei popoli secondo loro) e denigrano le nazioni (pericolose e fasciste secondo loro)! Vedremo presto quali saranno i nuovi equilibri politici in UE

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