Come le falene

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*Falena testa di morto – immagine tratta dal libro “Il silenzio degli innocenti”

Si nutrono di lacrime! Le falene appunto, alcune si nutrono di lacrime di uccelli, mammiferi, persino dell’uomo. Nel buio in qualche modo anestetizzano “la preda” e bevono; forse è il sale ciò che cercano, il nutrimento che le rende vive.

Ma gli uomini? Quelli che per spirito, per indole malvagia, si nutrono del dolore? Succhiano l’amaro dell’umanità martoriata e rigenerano sé stessi dal male inflitto ad altri. Quanto caos in un mondo disomogeneo, dove anche l’ordine scade nel più cupo grigiore senza speranza. Per chi ha fede è una croce il simbolo dell’ingiustizia umana, una croce che fa scandalo, che porta il buio su tutta la terra. Un buio interiore ed esteriore di cui si nutre il male.

Se pensate alla forza del sole, delle stelle, non c’è notte davanti al loro splendore! Ma quante ombre permangono attaccate all’umanità che a volte si estendono oltre l’immaginabile? Come falene, nel buio succhiano lacrime, le nostre lacrime e siamo noi che le teniamo in vita!

È questo lo scandalo, ché siamo noi a tenerle in vita! Non siamo molto bravi a combattere il male quando capita agli altri. E anche il nostro infondo è sopportabile entro certi limiti, a volte è silenzioso, lavora nel buio mentre dormiamo. O mentre è la nostra coscienza a dormire.
*Questa falena è l’unica in grado di emettere un suono dalla faringe quando si sente minacciata simile allo stridio di un topo. Inoltre è ghiotta di miele e se si riesce ad introdurre in un alveare si mimetizza grazie alla produzione di ormoni che la rendono invisibile alle api. Per fortuna la sua ghiottoneria è anche la causa della sua rapida fine: ingurgita tanto di quel miele da non riuscire più ad uscire dall’alveare e muore, per poi essere mummificata con la propoli dalle api dentro l’alveare. Parassiti con le ali, per niente diversi da quelli a due zampe!

18 pensieri su “Come le falene

  1. chapeau!
    eccellente metafora, quasi sofista, in fondo è il male a tenere vivo il mondo, a creare equilibri, il bene è effimero, il male è strutturale, soprattutto negli umani. Il crocefisso ne è la prova provata.

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    • Che nel mondo ci sia un dominio del male è ciò che in effetti appare. Ma rimane il fatto che la vita va avanti, si impone nonostante tutto. E non in quanto male, ma come positività. È anch’essa funzionale al male? Oppure… Può il male generare la vita? Sembra piuttosto una mancanza assoluta di bene, un vuoto, un baratro che potrebbe risucchiarla. Ma non capace di generare, semmai di distruggere. In tutto ciò il mistero del male (e della vita) non hanno risposta

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      • la vita è un male sempre e comunque, pensaci bene, veniamo al mondo senza chiederlo e ce ne andiamo senza volerlo, non abbiamo nessun libero arbitrio. Non decidiamo niente, se nascere maschi o femmine, ricchi o poveri, belli o brutti, intelligenti o idioti, neri, bianchi, asiatici o meticci, in aree problematiche o tranquille, niente. La vita non è nostra, non ci appartiene, ce l’abbiamo in gestione, una gestione relativa che potrebbe terminare in qualsiasi momento senza motivo. Appesi al fato. Non solo, nel nostro passaggio terreno siamo vincolati a regole e leggi scritte da uomini al fine di controllare e gestire altri uomini, succubi. Ti pare un bene? Ci illudiamo con sogni, prospettive, proiezioni, successi mancati o centrati ma alla fine, apparteniamo a un sistema che, nella sostanza, ci è estraneo. Tutto questo lo consideri un bene? Io no! Ripeto, il bene è effimero, il male è strutturale, non c’è storia. L’unica serenità che possiamo trovare è quella che alberga in noi, direi cromosomica, istintiva, il resto è una sceneggiata che ci vede inconsapevoli attori.

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      • Il tuo ragionamento non fa una piega, del resto neanche io ho chiesto di venire al mondo, o se l’ho chiesto non me ne ricordo. Ma è certo che se sei in grado di vedere tutto ciò e analizzarlo nella sua crudezza, in qualche modo tu sei già oltre la realtà materiale che descrivi. Ne fai parte ma la vedi dal di fuori, nonostante ciò rimaniamo foglie in balia del vento… Non lo so, per quanto il male si imponga a me non sembra una forza così totalitaria, anzi forse è proprio il frutto della nostra inconsapevolezza, l’incapacità di vedere davvero le cose come stanno con una visione d’insieme molto più ampia e complessa a renderlo credibile. Diciamo che nelle storture del mondo cerco sempre di vedere una prospettiva evolutiva, anzi direi spirituale. Un’illusione a cui mi attacco con forza, che non mi impedisce però di darti ragione (ma non prendermi ora per un perfetto idiota)!!!

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      • maddai, non parlavo di me e di te, la vita può tranquillamente essere colorata nel disincanto, la consapevolezza non è una negatività. Tu idiota? così fosse potrei mai stare qui a dialogare con te? NOOOOO, ho una certa età e alle spalle periodi “Picassiani”, sono giunto a certe conclusioni dopo lunghi percorsi, esperienze e studi, non ho verità in tasca, è solo il mio pensiero.

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      • Ma avevo capito il senso del tuo commento, se dicevo che speravo di non sembrare un idiota è perché da una parte sono pessimista per natura, dall’altra non riesco a spegnere una luce interiore, che per quanto insista sta lì a illuminare il buio. Contraddizioni (forse) come la vita stessa!

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      • il pessimismo e l’ottimismo sono semplicemente stati d’animo momentaneamente elaborati, giusto ci siano ma devono ruotare intorno a un’asse fissa, tecnicamente si chiama equilibrio. Pare cosa semplice ma non lo è.

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  2. Ho conosciuto persone tremende, che davvero vivono nutrendosi delle lacrime che fanno sgorgare da occhi innocenti. Da questo comportamento non mi pare abbiano tratto altro guadagno se non l’altrui amaro dolore. Perché dunque per costoro le lacrime sono così nutrienti e indubbiamente squisite? Non ho la risposta naturalmente, ma penso che abbia a che fare col delirio di onnipotenza… La metafora proposta mi è piaciuta tantissimo e la trovo ben adattabile anche agli eventi macroscopici che abbiamo sott’occhio tutti i giorni.

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    • Hai ragione, delirio di onnipotenza! Ergersi sopra gli altri e negare Dio in ogni sua forma. Oltre che mancanza, vuoto di bene, l’uomo è capace di ergere il male ad entità contrapposta al bene. Non un vero e proprio dualismo, io credo che Dio sia trascendente e onnipotente, ma nella realtà fattuale constatato la presenza forte del male, che Dio stesso permette. Una coltre di mistero invalicabile che ci sovrasta. Grazie per il commento e l’apprezzamento

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  3. Bellissimo articolo, Roberto. Secondo l’insegnamento di Eckhart Tolle (che non so se conosci), ad abbeverarsi di lacrime è il “corpo di dolore” dell’uomo, una sorta di fantasma che si mantiene in vita nutrendosi appunto di sofferenza. Ma sempre lui dice che la sofferenza è un passaggio necessario e ineliminabile di ogni cammino evolutivo. E’ un’illusione pensare di poterlo scavalcare.

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    • Non conosco Tolle ma mi rendo conto anch’io che la sofferenza è ineliminabile. Resta comunque il fatto, come diceva in un altro commento, che io non ho chiesto di venire al mondo e se l’ho fatto non me ne ricordo, quindi della sofferenza farei anche a meno. Così come un cammino evolutivo per me ha senso solo se oltre ad una coscienza collettiva coinvolga anche il singolo individuo. Intendo qui quel “essere chiamato per nome” che è tipico del messaggio evangelico, dove Dio conosce e partecipa della sofferenza di ognuno. Nonostante ciò c’è un fondo di dolore nell’umanità tutta che è inaccettabile, per me da ogni punto di vista, anche pensandolo come cammino evolutivo. E non parlo qui del dolore che deriva dall’esperienza o dalla crescita. Così come è inaccettabile il male che alcuni fanno ad altri scientemente, questo non è solo mancanza di bene ma si erge ad entità che si oppone al Bene. Ma nella mia concezione tale affronto è concepibile solo nel gioco della libertà. Grazie Ivano per il commento prezioso come sempre, ha evocato in me tante riflessioni. Ogni tanto faccio un salto nel tuo blog ma con troppa fretta dovuta ad una serie di impegni che non danno tregua negli ultimi tempi. Spero di uscirne e avere più tempo

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  4. Carissimo, voglio risponderti con le parole del grande poeta Darwish
    “Mentre prepari la tua colazione pensa agli altri,
    non dimenticare il cibo delle colombe.
    Mentre fai le tue guerre pensa agli altri,
    non dimenticare coloro che chiedono la pace.
    Mentre paghi la bolletta dell’acqua , pensa agli altri,
    non dimenticare i popoli delle tende.
    Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
    coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
    Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
    e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.”
    un caro saluto
    Adriana

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