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Ormai anche le pietre parlano!

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<a href=”http://Foto di Jean-Louis SERVAIS da Pixabay“>foto da pixabay

“Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». [19.40] Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre»” Lc. 19.40

La citazione evangelica calata nella situazione attuale è effettivamente illuminante. Come illuminante ho trovato il bellissimo articolo- intervista pubblicato nel blog “Duc in altum” che potrete leggere CLICCANDO QUI.

La citazione evangelica viene qui riferita alla Chiesa attuale: se i discepoli taceranno – dice Gesù – allora anche le pietre parleranno al loro posto! E chi sono oggi i discepoli? La Chiesa tutta e in particolare la sua “voce”: sono molti quelli fra le gerarchie ecclesiastiche che hanno voce agli occhi del mondo ma preferiscono tacere.

Sono le pietre a parlare al posto loro, sassi senza voce che gridano! Persone di buona volontà che non si adeguano al sistema e ne denunciano le storture. Una Chiesa che si adegua al Mondo e silenzia Cristo, in nome di presunti dogmi de Lascienza e a questi si sottomette è alquanto preoccupante. Se trasformiamo la religione, in particolare il cristianesimo, in un umanesimo senza più alcun riferimento al trascendente, di fatto la sterilizziamo rendendola un’istituzione esclusivamente umana al servizio di fini utilitaristici. È questo che sta affettivamente accadendo? Mi riferisco qui al “tempo sospeso” che ha caratterizzato il lockdown, un tempo caratterizzato dalla paura per il futuro che ci ha imprigionato in un presente incerto e terribile. Vero è che abbiamo riscoperto la dimensione della famiglia e forse anche una dimensione interiore importantissima, quella che per il credente è in grado di metterci in dialogo con Dio attraverso la preghiera. Ma la dimensione comunitaria e sacramentale è stata di fatto cancellata. Essa ci mette in contatto con il mistero e ci fa capire che la realtà non è solo ciò che vediamo o che tocchiamo. I segni sacramentali non possono avere una dimensione esclusivamente individualistica, essi al contrario esprimono sia la fede nella Chiesa, sia una maggiore comunione fra i credenti. Ma questa Chiesa, che si arrende al mondo consegnandosi senza battere ciglio alla dimensione del tempo sospeso, ha ancora cittadinanza nella cultura odierna? Il mondo degli uomini asserviti ad altri uomini è proprio quello che la Chiesa deve combattere. La Chiesa deve realizzare invece l’unità tra le persone, ognuna riconosciuta in quanto unica e irripetibile. La Chiesa non è individualista ma neanche collettivista, essa mira all’esaltazione della persona in un cammino comunitario e sacramentale. Sacramentale perché nel rito si partecipa a qualcosa di preesistente che ci rende parte della comunità. Per questi motivi sarebbe stato importante almeno discutere sulle modalità di partecipazione alla messa, con criteri di buon senso ma rigorosi qualcosa in più si sarebbe potuto fare, ma tant’è… Concludo riportando le parole di Papa Francesco fatte in occasione di una “Catechesi sulla Santa Messa” l’8 novembre 2017, parole eloquenti che non lasciano spazio a dubbi sulla necessità, per ogni cristiano, di partecipare concretamente alla messa domenicale :

<<… Non possiamo dimenticare il gran numero di cristiani che, nel mondo intero, in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia; e quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale. Nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani, del nord Africa, furono sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa e vennero arrestati. Il proconsole romano, nell’interrogatorio, chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: «Senza la domenica non possiamo vivere», che voleva dire: se non possiamo celebrare l’Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe.

In effetti, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,53-54).”

Quei cristiani del nord Africa furono uccisi perché celebravano l’Eucaristia. Hanno lasciato la testimonianza che si può rinunciare alla vita terrena per l’Eucaristia, perché essa ci dà la vita eterna, rendendoci partecipi della vittoria di Cristo sulla morte. Una testimonianza che ci interpella tutti e chiede una risposta su che cosa significhi per ciascuno di noi partecipare al Sacrificio della Messa e accostarci alla Mensa del Signore>>. QUI il testo completo della catechesi.

Ora per favore, visto soprattutto che è in discussione l’intero modo di vivere in società e non soltanto la partecipazione alla santa messa, soprattutto chi ha visibilità e autorevolezza inizi a pretendere che gli spazi di libertà garantiti anche dalla stessa Costituzione siano tutelati; se vogliamo sconfiggere davvero il virus non possiamo certo adeguarci alle sue condizioni e vivere perennemente nella paura, perciò non lasciamo più che a parlare siano solo le pietre.

Di opinioniweb - Roberto Nicolini

Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!

2 risposte su “Ormai anche le pietre parlano!”

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