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Filosofia e religione

Addomesticare

Canis_phylogeny_(ita)
Immagine da Wikipedia

Di solito con l’espressione “addomesticare” si intende il processo che rende un animale o una pianta dipendente dall’intervento umano. L’uomo addomestica la natura, cioè predispone l’ambiente che lo circonda in funzione delle sue necessità: attraverso il progresso, soprattutto quello tecnologico, la società umana è stata modellata in funzione di un ambiente sempre meno naturale. Ciò significa anche che l’uomo stesso è diventato sempre più parte di questo “ambiente addomesticato” e da esso è sempre più dipendente.

In natura lo stato “selvatico” implica la vittoria del più forte sulle avversità. Anche gli esseri umani sono stati selvatici, probabilmente essi saranno stati straordinariamente forti e dotati, i loro sensi super sviluppati per affrontare le avversità della natura. Poi è subentrata la sedentarietà e come sua conseguenza la domesticazione umana. Le nostre società prediligono individui docili, che non significa affatto buoni e gentili, semmai poco capaci di far prevalere l’istinto sulla ragione o la forza sulla mitezza…

Ma la domesticazione presuppone anche ulteriori responsabilità.

Addomesticare significa affezionarsi e addirittura amare chi ti sta accanto. Una responsabilità enorme su cui si struttura la nostra società, che dovrebbe basarsi sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca. La Volpe, per esempio, spiega così l’importanza dell’addomesticare al Piccolo Principe:  << Non si conoscono che le cose che si addomesticano>>, disse la volpe. <<Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla…Se tu vuoi un amico addomesticami>>. Leggi qui il post  La volpe insegna l’amore.

C’è poi la responsabilità di aver creato un mondo dove vincono tutti, nel senso che non c’è una selezione fra i più “naturalmente” dotati, perché è la società ad adattarsi a noi e non il contrario. Quindi se comunque ci sono degli esclusi, questa è una responsabilità di tutti. Il dovere dell’uomo è appunto modellare una società dove nessuno deve essere tagliato fuori.

Ma questo umanizzare il mondo è esso stesso natura o invece è un modo che l’uomo usa per sovrastarla? Forse ogni azione umana tende alla liberazione dal male e dalla sofferenza, quindi anche dalla natura che si pone a volte come madre, a volte come ostacolo. Una realizzazione dell’uomo nella storia che non può che culminare in un evento trascendente.

 

 

Di opinioniweb - Roberto Nicolini

Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!

7 risposte su “Addomesticare”

🤔perché il culmine in un evento trascendente? Questo equilibrio creato dall’uomo per poter avere tutto sotto controllo è molto precario.Basta una piccola variante per riportare tutto sotto il controllo della natura e far ripartire tutto da zero. Interventi del trascendente oltretutto ce ne sono già stati per orientare l’addomesticamento globale verso il rispetto, l’amore e l'”eliminazione della sofferenza”….

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Credo di capire quello che dici, ma il trascendente di cui parlo io non è quello a cui ti riferisci te: l’umanizzazione del trascendente è proprio il culmine dell’addomesticamento globale. Io intendo invece il trascendente come rottura con lo status Quo e non credo in una natura indipendente dall’uomo. L’uomo secondo me, anche come animale sociale, è natura e la direzione seguita dall’umanità attraverso l’addomesticazione non può più di tanto andare oltre questa stato di cose (come dici giustamente è un equilibrio precario)! Quindi per trascendente intendo un intervento che dia compimento alla creazione, in cui l’uomo e la natura realizzino un’armonia che vada oltre la contingenza attuale. Una prospettiva di fede che mi rendo perfettamente conto può non essere condivisa da molti.

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Io non parlerei di posizione privilegiata, se si concepisce la creazione come un tutto possiamo dire che non c’è natura senza uomo e non c’è uomo senza natura. L’uomo ha il privilegio (o la dannazione) di sapere di esserci, la cosiddetta coscienza che si estende all’esterno e all’interno in maniera totalizzante. Quando questa consapevolezza sarà tale essa saprà vedere il giusto equilibrio delle cose senza prevaricare. Questo “paradiso” per me non può essere frutto di una coscienza evolutiva, quanto piuttosto di un intervento trascendente che possiamo chiamare Dio. La necessità della creazione da parte di un essere superiore e perfetto in sé stesso è il mistero profondo che sta alla base della vita. In questa concezione della storia lineare, che ha un inizio e una fine, non ci può essere alcun ritorno alle origini.

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