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Filosofia e religione

Il mio credo

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Premetto che le considerazioni scientifico-religiose che seguono nel post sotto sono di Stefano e che quindi costituiscono il SUO CREDO! E visto che lui ha piacere di interloquire con i lettori, provo ad iniziare io con le mie idee in proposito. Personalmente ho un’altra concezione della vita, IO CREDO che la sua origine dipenda da un evento assolutamente trascendente! Condivido perfettamente che alla base di ciò ci sia un atto d’amore, ma la purezza di questo atto presuppone la sua assoluta gratuità e ciò è possibile solo se il Principio Creatore (Dio) è trascendente. La creazione non è un evento necessario, essa è dominata dalla contingenza assoluta. Si regge solo sull’infinito amore di Dio, un Essere in cui l’Essenza e l’esistenza coincidono (ciò significa che pensare Dio significa pensarlo necessariamente come esistente). Il mistero della creazione è allo stesso tempo il mistero di Dio, che è tutt’altro che un dominatore, anzi! Concludo affermando che ogni singola considerazione fatta da Stefano presuppone la capacità di vedere le cose dall’esterno: siamo esseri finiti aperti alle trascendenza! Razionalmente parlando aggiungo che se la realtà in cui stiamo tutti vivendo fosse davvero dominata da un principio immanente bisognerebbe chiedersi se la consapevolezza di ciò ci renda superiori ad essa, visto che è innegabile la nostra capacità di andare oltre! Se c’è un Tutto noi siamo già altro da questo tutto e ognuno di noi racchiude in sé l’universo intero superandolo! Perché l’Amore è andare oltre sé stessi, verso il Tu che ci costituisce, nella sua infinita misericordia, nonostante la nostra imperfezione, il nostro infinito EGOismo, nonostante tutto…

Post di Stefano

Forse e giustamente non interesserà a nessuno, ma a me piace parlarne: così, magari, chiarisco anche un po’ meglio le idee. Qualora qualcuno fosse interessato a leggere e volesse dissentire, sarebbe interessante interloquire. Farò una disamina assolutamente e volutamente razionale, non perché non trovi “valore” nel “sentire” del livello emozionale, ma solo perché non posso fornire prove tangibili a delle sensazioni soggettive.

Intanto vorrei subito chiarire in che cosa NON credo.

Non credo nell’alieno dotato di superpoteri, con l’aggravante della vendicatività, che un giorno si è svegliato annoiato ed ha deciso di creare il cielo e la terra. Così come viene descritto, per il popolino, dalla maggior parte delle grandi religioni ufficiali.

Non credo che questa Entità chiamata di solito Dio, se esiste in questa accezione, abbia bisogno di intermediari come: preti, rabbini, imam, santi & santoni, sciamani, eccetera. Se questa Entità esistesse e volesse comunicare direttamente lo potrebbe fare. Per cui tutte le sovrastrutture tipo Chiese e Religioni Organizzate sono solo centri di potere autoreferenziali.

Non credo inoltre che questa Entità possa essere trascendente, lontana, indipendente ed irraggiungibile, un altro essere insomma o una sorta di superuomo staccato da tutto il resto e per il quale la nostra massima aspirazione sarebbe quella di riuscire a vivere alla sua presenza in un continuo ed ineluttabile stato di inferiorità. No!

Non credo infine al peccato originale od a qualsiasi altro artificio che possa farci vivere nel perpetuo senso di colpa. È chiaro come il sole che si tratta di uno strumento fondamentale finalizzato al potere delle gerarchie religiose.

Però, dall’evidenza delle cose che ho studiato, anche la teoria atea ed evoluzionista nuda e cruda non può spiegare l’universo, non può spiegare quella cosa chiamata vita e soprattutto non può spiegare l’uomo.

Intanto c’è la questione della “complessità irriducibile”, per cui l’evoluzione della vita può avvenire da un certo punto in poi, ma prima di quel punto è necessaria una tale quantità di combinazioni favorevoli così enorme, da rendere impossibile l’inizio della vita stessa e quindi della sua evoluzione. Sto parlando di probabilità così basse che, per verificarsi, la durata della vita dell’universo stesso moltiplicata un miliardo continuerebbe a non bastare. Hanno calcolato che per mettere insieme nella giusta posizione i 400 amminoacidi che occorrono per formare “casualmente” il più piccolo e semplice essere vivente la probabilità è di 1 fratto10 alla 47 esima. Uno seguito da 47 zeri… che numero è? Prima della magica combinazione qualsiasi altra cosa è un minerale che non può evolvere. Se poi si considera che gli UFO esistono (ormai anche il Pentagono lo ha ammesso) e che con Hubble si continuano a scoprire pianeti abitabili, si potrebbe ipotizzare che la vita possa essere diffusa nell’universo anziché esserne una eccezione.

Inoltre l’evoluzionismo della vita, in cui io credo da un certo punto in poi, non spiega nel modo più assoluto l’uomo. La stessa epigenetica riesce a dare solo una bella accelerata, ma non sufficiente.

L’uomo è un organismo anti-evoluzionista. Perdente. Si sarebbe estinto alla prima generazione. A cominciare dal fatto che non ha un habitat suo. Non esiste al mondo un solo ambiente dove l’uomo, senza modificazioni artificiali, senza antropizzazione, possa sopravvivere. Ma le modifiche artificiali bisogna inventarle, impararle per renderle consuete e bisogna poi realizzarle. Questo richiede ben più di una generazione.

Ci sono poi caratteristiche così assurde ed uniche riguardo la nostra conformazione fisica, da risultare inconciliabili con l’evoluzione, come, ad esempio:

la crescita infinita dei capelli che, nel correre e nello scappare, possono impigliarsi ai rami degli alberi e farci inciampare; la mancanza di peli, piume o squame che ci avrebbero difeso da caldo, freddo e soprattutto dal Sole; la mancanza di organi di attacco o di difesa dai predatori, quali zanne, artigli o corna; l’assenza di un apparato locomotore veloce poiché, con i soli due arti dedicati, gli spostamenti risultano lentissimi; l’abnorme volume del cranio che costringe le femmine a partorire ben prima dell’autosufficienza del cucciolo, unica eccezione tra tutti i mammiferi.

Tutte caratteristiche che nessun altro animale ha, né potrebbe avere pena l’estinzione immediata, e che invece erano già presenti dall’inizio della preistoria nell’homo sapiens-sapiens, quello intelligente come noi e simile a noi nell’aspetto fisico.

L’unica arma, molto potente, che ci permette di sopravvivere ed anche di diventare i padroni del mondo è la nostra intelligenza. Ma questa da sola, senza un substrato, senza una comunità preesistente, non può nulla contro le insidie della natura. Non credete alla favola di Tarzan! Se lasciaste un neonato da solo in un qualsiasi habitat terrestre morirebbe subito. Se ci si provasse con milioni di esemplari morirebbero subito tutti. Ed è questa la condizione in cui si sarebbero trovati i primi sapiens.

La fisica dell’infinitesimale o Quantistica ha portato a scoperte incredibili tali da capovolgere la consolidata visione meccanicistica del mondo e dell’uomo espressa dalla Fisica classica. Ad esempio, la dimostrazione scientifica che la volontà dello sperimentatore modifica l’esito dell’esperimento apre a scenari finora impensabili, poiché l’uomo, in teoria, è in grado di compiere quei “miracoli” finora ritenuti di esclusivo appannaggio divino. Questo aspetto, tra l’altro, mi convince a favore dell’immanenza dell’Entità.

Bene, finora non ho mai parlato di “fede” e continuerò a non farlo, semplicemente perché quello che si prova a livello emozionale ed irrazionale potrebbe, anche se non necessariamente, avere altre cause: ad esempio, la ricerca di una consolazione potrebbe essere indotta dalla paura della morte, così come le endorfine possono indurre a uno stato di coscienza alterato. Questo non significa che io, come tutti, non provi o non abbia mai provato sensazioni di super coscienza, di fede o di convinzioni irrazionali, solo che, non potendone provare la consistenza, ritengo inutile parlarne.

I teologi mi fanno ridere.

Ora arriviamo al dunque, non potendo spiegare l’esistenza e la forma “attuale” del TUTTO né nella teoria creazionista né in quella evoluzionista tout court, a me resta solamente una sorta di “via di mezzo”.

IO CREDO in una forma di intelligenza che permea il tutto, noi compresi. Di un qualcosa che in certe accezioni, se volete, può assumere il nome di DIO per chi è propenso all’ascesi, o di NATURA per chi è propenso al materialismo ateo. In ogni caso il nome non è importante, si tratta di una sorta di legge superiore, a noi inintelligibile, poiché si tratta di una intelligenza di un livello infinitamente superiore al nostro. Di un principio ordinatore. Di un programma causale e mai casuale. Quello che si dice un “motore immobile” insito nell’universo stesso. Presente in ogni singola particella, in ogni fotone, in ogni spazio anche vuoto ed in ogni tempo.

Provo a fare un esempio: un computer è composto da una serie di componenti meccaniche ed elettroniche e da una serie di programmi. Di un Hardware e di un Software. L’uno senza l’altro non potrebbe funzionare. Ma i due componenti insieme, perfettamente funzionanti, non riuscirebbero mai ad assemblarsi “casualmente” da soli, ci vogliono quindi degli inventori e dei realizzatori, degli uomini che poi utilizzeranno le capacità del computer per potenziare le proprie abilità, con la conseguenza che l’energia dell’insieme risulterà superiore alla semplice sommatoria. Ovviamente il computer resta un perfetto idiota, ma con potenzialità enormi. Questo probabilmente è il motivo per cui questa intelligenza infinita, questa Entità, ha partorito la vita. Noi potremmo essere il “computer” dell’Entità, con, però, la possibilità di prendere coscienza del fatto che siamo anche noi parte del tutto e con la prospettiva di riunirci alla fine.

Resta ora da capire quale sia lo scopo di TUTTO questo. Probabilmente il fine ultimo è racchiuso nel nome stesso dell’universo: Uni-verso, verso l’uno. Ma perché l’aumento complessivo della coscienza porta inevitabilmente alla riunificazione? Beh, basta guardarsi intorno ed anche dentro noi stessi.

Se l’universo fosse composto da due sole particelle, che cosa potrebbero fare reciprocamente? Solo due cose: o avvicinarsi fino a toccarsi o dividersi all’infinito. Però, quand’è che si otterrebbe un effetto veramente diverso? Quando ci sarebbe un radicale cambiamento di stato? Solo nel caso dell’avvicinamento! Stare ad una certa distanza o ad un altra… cambia poco.

Faccio un altro esempio, stavolta nel campo della biologia. Prendiamo un microbo unicellulare, dotato di membrana semipermeabile per poter scambiare sostanze con l’esterno. Può aprire le valvole o chiuderle. Quando è chiuso è come se si allontanasse dal resto del mondo, quando è aperto è unito all’ambiente circostante. Se avverte la presenza di sostanze tossiche attorno a sé ovviamente si chiude. Quando percepisce la possibilità di subire un danno, si innesca un dispositivo di autoprotezione chiamato “Paura” che lo porta a chiudersi o ad allontanarsi dal rischio. Però, in quale condizione sopravvive se protratta a lungo? Solo in apertura! Solo se può nutrirsi e se può scaricare i propri scarti può sopravvivere, altrimenti muore. Non solo, ma solo in apertura può riprodursi, perpetuarsi ed evolvere.

Prendiamo ora l’uomo che, nel mondo che conosciamo e per quanto ancora ne sappiamo, è l’organismo più evoluto. Quando è in grado di vivere e prosperare? Solo nella “modalità” aperta! Solo quando può mangiare, respirare, defecare, assorbire l’energia che lo circonda… sopravvive. Non solo: solo quando ha una rete di amicizie ed affetti, quando ha del divertimento, una vita sessuale appagante,… non si ammala, non si deprime e non muore. Solo congiungendosi può riprodursi, solo scambiandosi collaborazione può sopravvivere. In pratica solo “Amando”.

Riprendiamo ora le due particelle, ce la facciamo a dare un nome alle uniche due direzioni che possono avere? Secondo me sì e possiamo chiamare “Amore” la rotta dell’avvicinamento e “Paura” l’allontanamento. Sono solo nomi eh!

C’è un altro aspetto molto importante. In un universo in cui le leggi fondamentali fanno pensare ad un principio di “pigrizia” cosmica in cui ogni stato esistente non si modifica a meno di un consumo di energia e di una volontà specifica (nulla si crea e nulla si distrugge), la consapevolezza che cresce sempre sembrerebbe uno spreco di risorse, poiché le coscienze accresciute svanirebbero poi nel nulla a causa della morte degli organismi biologici. Torniamo all’esempio dei computer: le conoscenze acquisite con le scoperte precedenti non vengono dimenticate ad ogni passaggio verso generazioni di computer più potenti, ma sono capitalizzate e costituiscono la base per evoluzioni successive.

Non sono rari i casi in cui si ricordano sprazzi di vite precedenti, in cui si fanno esperienze di pre-morte oppure di viaggi extracorporei. Tutto questo fa propendere all’idea che “qualcosa” si perpetui, che non nasca ora e che ora non muoia. Una sorta di individualità cosciente, di solito priva della memoria dei fatti concreti, ma che conserva il livello di consapevolezza interiore raggiunto.

Per concludere:

IO CREDO che esista un principio ordinatore che permea ed organizza il tutto.

IO CREDO nella reincarnazione.

IO CREDO che lo scopo finale sia la ricongiunzione del tutto in una unica unità.

IO CREDO che il modo di raggiungere questo scopo sia l’Amore.

Solo per logica eh!

Di opinioniweb - Roberto Nicolini

Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!

15 risposte su “Il mio credo”

Em breve (2021) meu livro Alteridade e sentido ético da Religião em Emmanuel Lévnas, estará nas livrarias físicas e virtuais. Será um prazer muito grande eu saber que você, Roberto e, quiçá, Stefano tenham interesse em lê-lo, exatamente, pela riqueza das reflexões que aqui trazem. Nesta obra (minha dissertação de mestrado, transformada em livro), abordo a ideia de Deus enquanto Outro infinito, transcendente que se manifesta no outro finito (humano), especialmente, no rosto dos mais necessitados. Na ocasião da escrita tive a oportunidade de conhecer aqui no Brasil, num simpósio o pensador italiano Gianni Vattimo.
Paz e Bem!

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Io credo a cio’ che hai scritto, manca una componente, che se la sottovalutiamo non diverremmo mai Uno.. Il corpo, la vita gli altri, siamo esseri sociali…solo incontrandoci e scontrandoci la nostra energia divina si purifica e cerca l’Amore e l’Unita’… un sorriso e gioiosa serata

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Lo sapevo che non dovevo sfidarti sul tuo campo, ti dovessi dire che su quello che hai scritto a corredo del mio post, avrò capito si e no un 10%, ma tu sei un filosofo ed io no. Non solo, ho una maledetta propensione alla razionalità. infatti non ho scritto un atto di fede, ma un ragionamento. Spero di interloquire con qualcuno che risponda in termini di logica in seguito.

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Stefano in realtà l’unica cosa che ci divide è la tua concezione della realtà come immanente. La logica dice che solo vedendo le cose dall’esterno sei in grado di descriverle. Se l’Uno, Dio, la realtà fosse chiusa in sé stessa come potrebbe accadere ciò? L’immanenza consiste in una realtà chiusa in sé stessa che si autorealizza. Invece tu stesso sei trascendente la realtà che descrivi! L’uomo cioè è un essere finito ma aperto all’infinito, siamo contraddizioni viventi.

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Ok, ci provo! A me la tua logica sembra (ma è solo la mia opinione) illogica, e ti spiego. Quindi, io non potrei pronunciare il mio nome, perché dal momento che mi chiamo divento esterno a me stesso? La consapevolezza di sé è l’evoluzione più grossa che può compiere un essere umano. E’ la prima grande scoperta che fa un bimbo quando si accorge che quel bambino che lo guarda allo specchio è lui stesso. Il guardarsi dentro e lì dentro scoprire il divino è un passo fondamentale, è la via dell’illuminazione del Buddha, sentirsi parte del tutto è la felicità. Chiariamo, io non mi sento Dio, ma quando ho la percezione di farne parte… è lì che sento un briciolo di gioia. Scusa, ma io credo che le grandi religioni monoteiste siano state create appositamente per reprimere la naturale spinta all’evoluzione ed alla felicità vera.

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Secondo me devi liberarti del pregiudizio verso le “religioni monoteiste”. Nel senso che pensare per esempio che la Chiesa di Cristo coincida con la gerarchia che vorrebbe rappresentarla è sbagliato! Ogni gerarchia, come qualunque cosa umana, è espressione di potere e di dominio, ma la vera Chiesa è fatta semplicemente dalla gente che si unisce al corpo mistico di Cristo attraverso un atto di fede o di fiducia o di amore o in qualunque modo vogliamo chiamarlo. E l’amore è SEMPRE liberazione!

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Nessun pre-giudizio, semmai giudizio! Post-giudizio! Per quanto sia concettualmente sbagliato giudicare non posso farne a meno. Solo qualche spunto: nessun grande maestro spirituale, Cristo compreso (forse il più grande) ha mai voluto fondare una religione e tutti hanno fatto una finaccia, morti assassinati. Solo tra le religioni monoteiste esiste il fondamentalismo, pure tra i cristiani, vedi i KKK che si dichiarano cristiani. I religiosi animisti o politeisti non hanno mai fatto guerre in nome di Dio, magari lo hanno fatto per altri motivi, ma non in nome di Dio… o Allah, Jehovah ecc…

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Cristo non so se ha fondato una religione, certo però è che ha fondato una Chiesa “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa». Chiesa come corpo mistico, noi siamo parte di questo corpo ma non in modo immanente, piuttosto come individui esaltati dall’Amore! Chi-Amati per nome! Il tutto è sia nell’insieme, sia nella singola persona, nulla va perduto.

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