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IL GRANDE BIVIO (the great divide)

Ottimi spunti di riflessione Stefano, il tuo omonimo che personalmente non seguo ma a volte mi è capitato di leggere ha fatto una proposta interessante. C’è un problema però, io non conosco “liberi pensatori” che hanno la pancia vuota! Mi spiego, ogni libero pensatore, presente o passato che sia, ha avuto l’opportunità di vivere in una condizione di agio che gli ha permesso di avere tempo per arricchirsi anche culturalmente e avere così pensiero critico, originale. Lo stesso Gandhi apparteneva ad una ricca famiglia indiana e andò a studiare in Inghilterra diventando addirittura avvocato prima di essere il leader politico e spirituale artefice dell’indipendenza indiana. Nel dopoguerra i governi “imperfetti”, cioè democratici, che diedero origine alle Costituzioni misero i diritti sociali di prima generazione (lavoro, scuola, sanità, previdenza…) come ossatura per costruire regole che permettessero un progressivo benessere a sempre più persone e ciò aumentò notevolmente il libero pensiero anche nelle persone meno abbienti, diffondendo cultura e pensiero critico come nel nostro piccolo, con tutti i difetti e le mancanze, proviamo a fare anche noi che siamo figli di questo modello di società, scrivendo nel blog (e tanti altri amici blogger ognuno con idee e passioni diverse e arricchenti). Per dire che per me non c’è nessun bivio alternativo al sistema che abbiamo avuto il privilegio di vivere fino a pochi decenni fa. I valori di libertà che ci sono stati trasmessi sono semmai il discrimine che deve guidarci oggi nelle nostre scelte di vita, aiutarci a fare massa critica contro la disinformazione e la regressione sociale che ci viene proposta. Questa è la guerra da vincere tutti insieme, dividerci su presupposti ideologici è quello che i media fanno ogni giorno per indebolirci. Non credo che sia una soluzione, ma invito a leggervi il post di Stefano ed esprimere le vostre idee.

Post di Stefano

Stefano Re: lo seguo da molto tempo e spesso lo cito, vi consiglio di seguirlo.
Non vi sto chiedendo di condividere le sue idee né di considerarlo un guru ma, poiché raramente ho trovato lucidità, chiarezza espositiva, intelligenza e humor così potenti come nelle sue analisi, sono sicuro che risulterà stimolante, se non altro per incoraggiare il libero pensiero, per chi lo ambisca.
La battaglia che sta attualmente combattendo, e che credo combatterà a lungo, è quella del “grande bivio”. È un’idea talmente semplice e scontata che è quasi ridicolo parlarne, se non fosse che nessuno lo fa. In passato molti lo hanno fatto ed ogni volta quest’idea ha promosso salti evolutivi dell’umanità. Ripeto, è così semplice che evito di sintetizzarla perché apparirebbe banale, per cui farò della premesse.
Noi viviamo in una società. Ci siamo nati e ci troviamo costretti a viverci. Non è stata una nostra scelta e non abbiamo alternative. Ci hanno insegnato e poi imposto di rispettare delle regole di “convivenza civile”, sotto forma di Leggi, Etica e Costume. Poi però, per chi ragiona con la propria testa, alcune di queste regole sono giuste ed accettabili, ma altre NO. Mentre chi, nel preferire “pensare” con la mente collettiva e prendere in prestito idee altrui per farne la propria ideologia, le regole le accetta TUTTE. Per i “liberi pensatori” è molto difficile convivere con delle regole che non condividono, così di solito si barcamenano e si adeguano a fatica, oppure vivono nell’illegalità. Mi piace sempre portare questo esempio: io odio l’uso delle cinture di sicurezza in auto. Non metto in dubbio che siano un presidio di sicurezza e che potrebbero salvarmi la vita, ma è la MIA vita e, se permettete, vorrei essere io a decidere. A questo punto, di solito, mi si controbatte che, in caso di incidente invalidante, graverei sul sistema sanitario e quindi sarei una spesa per la collettività. Perfetto! Allora la “regola” per me giusta sarebbe: io stato, autorità, ti consiglio di usare le cinture di sicurezza; qualora ti dovessi far male perché non le indossavi, dovrai farti carico di sostenere le spese inerenti! Così formulata, la regola mi risulterebbe appropriata e la accetterei. Potrei fare mille altri esempi ancora, ma alla fine porterebbero sempre alla stessa conclusione. In sintesi, non mi piacciono, e come a me così a tanti altri, tutte quelle regole che deresponsabilizzano, che tolgono la facoltà di decidere su se stessi, la facoltà di pensare e agire autonomamente.
D’altronde ti insegnano fin dai tempi della scuola a “non pensare”. Vogliono che tu ripeta a pappagallo il commento a quella poesia fatta da un pensatore “altro”. Non ti chiedono mai che cosa ne pensi TU di quella poesia, che sensazioni ti ha dato.

Non voglio soffermarmi sulle dinamiche che hanno sviluppato questa situazione, anche perché è ovviamente palese che si tratta di uno sporco gioco di potere, messo in atto da una minuscola parte dell’umanità per avere maggior controllo sul resto della popolazione: è più facile controllare e schiavizzare esseri “non pensanti” e “deresponsabilizzati”. Non voglio polemizzare perché prendo atto che molti stanno benissimo così, a molti piace vivere senza la “fatica” di dover decidere autonomamente. Chi sono dunque io per cercare di cambiare la società dall’interno? E, se per assurdo ci riuscissi, chi sono io per costringere il 90% della popolazione a rinunciare a tutte quelle rassicuranti e comode regole imposte dall’alto?
Potrei o potremmo cambiare Paese, per non sottostare a regole inaccettabili?
E poi, cosa cambierebbe in un mondo globalizzato? Mi ritroverei in una situazione analoga di prescrizioni per lo più non ammissibili, di un sistema di scambio ancora monetario con una moneta tenuta scarsa per simulare una carenza di risorse che invece, se fossero distribuite equamente e soprattutto non sprecate, risulterebbero sovrabbondanti grazie alla tecnologia. È sempre il medesimo sporco gioco di potere.
Potrei cambiare Pianeta? Non è ancora dato!
La situazione Covid ha poi peggiorato la situazione al cubo.

Aldilà del quesito se sia una epidemia “naturale” o “artificiale”, creata cioè in laboratorio dai soliti potenti, le regole che ha comportato sono quanto di più inaccettabile per tutti i “liberi pensanti” come me, o per lo meno come credo di essere.
Non so se per incoscienza, ma non importa, io del Covid non ho e non ho mai avuto paura! Nonostante questo, capisco e solidarizzo con chi questa paura ce l’ha e non discuto.
Solo che a me non va di andare in giro con la museruola, di respirare la mia CO2 e la puzza del mio alito.
Non mi va di non uscire la sera dopo le 22… perché?
Non mi va di non poter andare al ristorante, al bar, in palestra, al cinema, ai concerti… perché?
Non mi va di non poter andare in giro, fuori comune, fuori regione, all’estero… perché?
Non mi va che l’intera economia della mia Italia vada a rotoli e di dover piangere per tutti quegli amici e parenti che non hanno più un reddito.
Insomma, io non vorrei mai “smettere di vivere” per… non morire! Non voglio vivere da malato per morire sano! Va a finire che magari seguo tutte le prescrizioni, quelle della museruola eccetera, e poi cado dalle scale, batto la testa e muoio. Invece, almeno e intanto: STO VIVENDO. Io non ho paura di morire… è l’unica certezza che ho!
Dunque: adesso che cosa dice Stefano Re? Ripeto, la cosa più semplice del mondo: ci dividiamo! Chi ama questo tipo di società con tutte le sue regole (per me assurde, ma sia ben chiaro, io rispetto le persone che le seguono) continua la sua vita normalmente. Quelli che invece la pensano come lui o come me SE NE VANNO, semplicemente, senza guerre. Ci contiamo, stabiliamo tra noi delle regole condivise, ci dividiamo i compiti in base alle competenze e via. Ammettiamo di essere in Italia qualche milione: siamo in percentuale il 5%? Ci date una regione. Siamo il 10%? Ci date due regioni… ben delimitate, con zone franche a prova di virus. Se avessimo bisogno di commerciare tra noi “strani” e voi “normali” stabiliremo delle zone “covid free” a prova di contagio, magari anche con gli scafandri, e commerceremo in quelle zone. Gli scambi, penso, avverranno per baratto, non credo che accetteremo più la vostra moneta a debito. Lì dentro, però, ognuno fa il cazzo che vuole!… Nel rispetto, ovviamente, delle regole auto imposte e condivise. A scuola si insegnerà anche e soprattutto a pensare, ognuno potrà scegliere le cure che vorrà ed a quale medicina affidarsi, e le risorse verranno distribuite equamente. Se in altri Stati si prenderanno decisioni analoghe, istituiremo dei rapporti stabili con le comunità “strane” e faremo rete. Potremmo così organizzare dei corridoi aerei assolutamente sterili (da noi), e potremmo così fare viaggi per turismo, commercio e scambi culturali, ma solo nelle zone degli “strani”.
Ai “padroni del mondo” dico semplicemente: lasciateci andare, vi conviene! Non avrete più queste rotture di coglioni tra i piedi, a voi resterà sicuramente almeno il 90% dell’umanità ed il 99% della ricchezza, non solo, ma potrete spedire tutti i dissidenti da noi, invece di farvi carico di punirli, di metterli in carcere, di suicidarli, di incidentarli… una rottura di scatole in meno. Non dovrete più controllare l’informazione “alternativa” e non dovrete più effettuare operazioni di “debunking”: ci saranno 2 informazioni, ben separate…
Per quanto sembri che stia ironizzando, la proposta di Stefano Re è alquanto seria. Solo chi non è sotto il ricatto della paura della morte può vincere. Lo ha dimostrato Gandhi. Ci vorrà molto tempo e molta energia per realizzare “il grande bivio”, ma io l’appoggerò incondizionatamente.

Di opinioniweb - Roberto Nicolini

Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!

7 risposte su “IL GRANDE BIVIO (the great divide)”

Caro Roberto, quindi tu mi stai dicendo che dovrei continuare a stare in questa società che si sta deteriorando a velocità supersonica per una sorta di gratitudine? Perché ho la pancia piena? Diciamo che, per quanto imperfetta fosse, questa società è stata “tollerabile” fino a pochi anni fa: secondo la mia percezione fino alla grande crisi economica del 2008. Probabilmente perché non mi sono accorto prima dei cambiamenti in atto che avvengono almeno dagli anni ’70. Ora, tollerabile vuol dire che per quanto siano evidenti le storture, i vantaggi a restare in questa società superavano gli svantaggi… per quali altri motivi dovrei restarci? Se non costretto? Ricordo i racconti di mio padre (classe 1916), lui è stato costretto a vivere la dittatura fascista per 20 anni, i migliori della sua vita, e poi a combattere una guerra in cui non credeva, e l’antifascismo ce l’aveva in casa con tutte le conseguenze. Ora la nuova dittatura è soffice, al punto che molti amano tenersela, bene, io preferirei di no.

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Io sto solo dicendo che questa tua capacità critica che ti permette di vedere le cose dallì’esterno è merito della società in cui hai vissuto. Certo che è cambiata, chi negli ultimi decenni si è impegnato a distruggerla l’ha fatto proprio perché non vuole avere a che fare con gente capace di ragionare. Ma non è la società “democratica” ad essere sbagliata ed è per ripristinare quella che dobbiamo impegnarci e lottare. La lotta va fatta dall’interno, non credo che scendere a patti con il nemico, soprattutto se vincitore su tutti i fronti, possa in alcun modo avvantaggiare una minoranza (proprio perché minoranza che non potrà mai incidere e portare ad un cambiamento). O si vince tutti insieme o si affonda nel sistema senza speranza, Non ved o altre alternative all’orizzonte

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Ecco, se si cita il cogito ergo sum cartesiano si è già a buon punto. Ma pensare non è credere, al massimo è dubitare. Dunque, se dobbiamo applicare la categoria del dubbio, ancor meglio sarebbe da fare con noi stessi, prima ancora che con la società. Essa è composta da tante individualità che ricercano mediazioni per continuare a mantenerla coesa il bastante per potersi dire tale. Se un individuo si erge a giudice, deve essere in grado di affermare, senza ombra di dubbio, che ha gli strumenti ed il diritto per farlo. Dal momento che si ritiene quantomeno al di sopra della società stessa.

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Hai ragione, io credo che ogni utopia sia in sé totalitaria, in quanto l’utopista si crede in grado di giudicare con precisione assoluta cosa sia il bene e il male. C’è da dire però che per Oscar Wilde era il progresso la realizzazione di Utopia, pensando alla continua spinta verso un paese migliore a cui deve puntare l’umanità. E il progresso per me è possibile solo in una società aperta

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