Bagliori nel buio

Buoi bagliori.png

Sopra un abisso

penso al dolore di essere soli,

abbandonati in un vuoto

che satura ogni speranza.

Desideri nascono

bagliori nel buio

per trovare un’uscita.

*Vorrei avere le ali

per andare in alto

sopra le nubi

in un cielo sereno

e guardare il nulla

senza paura di cadere

sorretto da certezze

che aiutano a volare.

Ti verrei a prendere

sopra un carro alato

per  solcare insieme

le barriere invisibili

che impediscono agli uomini

di vedere la luce

e un travaso d’amore

colmerà i nostri animi.

*versi tratti da Richard Bach “Nessun luogo è lontano”

 

 

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (ottava parte)

libro.jpg

Nella settima parte (che potete leggere CLICCANDO QUI), avevamo parlato della teoria dell’evoluzione contestando le modalità con cui era stata presentata in una trasmissione televisiva, un esempio di visione unilaterale della realtà così come spesso e volentieri ci viene mostrata dai media. Al vertice di questa pseudo realtà c’è sempre una bellissima narrazione e non ci sarebbe niente di male ad essere sognatori, se non fosse che in questo caso noi siamo i protagonisti di una storia scritta da altri per finalità non meglio precisate! A CHI credere e in COSA credere?  Difficile rispondere, nelle brevi riflessioni  che seguono non faccio che evidenziare gli slogan della narrazione odierna e ognuno potrà sperimentare su sé stesso quanta presa essi abbiano nel nostro pensare. Magari ci scopriremo lettori, riuscendo almeno in parte a vedere le cose con distacco, a capire dove finisce la narrazione e dove inizia la vita reale. A questo punto non ci resterà che chiudere il libro: nel mio caso l’in-voluzione interiore ha portato i suoi frutti! Guardarsi dentro porta a scoprire un’intimità che è Mistero a noi stessi! Il Mistero è la prima scoperta, ciò che apre alla speranza. Allo stesso tempo Esso lascia la porta aperta alla Verità, rende possibile il confronto con una realtà oggettiva oltre la narrazione posticcia in cui viviamo. Non so se ci saranno altre puntate di questa mia in-voluzione interiore, magari proverò a riordinare quanto già scritto cercando fra le righe ulteriori approfondimenti…

 

Come sarebbe impossibile per dei genitori pensare di gettare a mare un figlio perché “non ce lo possiamo permettere”, così i tanti cittadini delle nostre martoriate democrazie dovrebbero almeno farsi scrupolo di indagare, mettere in dubbio i tanti mantra sciamanici che ci propinano quotidianamente: è colpa della casta, la cricca, il debito pubblico, i dipendenti pubblici improduttivi, bisogna sanare le inefficienze, privatizzare quello che non funziona…. E’ un attacco costante allo Stato (e quindi a tutti noi che ne siamo parte), con la partecipazione ORDINARIA delle istituzioni nazionali e internazionali (nel nostro caso EUROpee): siamo nell’epoca dei tecnici, che di fatto fanno politica, spesso senza neanche la legittimazione del voto, bypassando qualsiasi norma costituzionale a favore della contabilità: il “diritto al lavoro” è sostituito dal “pareggio di bilancio” e dai necessari (per chi?) tagli alla spesa (posti di dipendenti pubblici inclusi)! Si potrebbe continuare a lungo  e ci sono persone che attraverso libri o blog sono riusciti a dare un quadro completo ed esauriente del perché e del percome ci stanno facendo questo, ma il problema di fondo resta comunque quello della “storia che si ripete”: nella lotta fra il bene e il male, che relativamente alla razza umana altro non è che storia di interessi contrapposti, nel medio-lungo periodo perdono tutti, o almeno c’è un’alta probabilità che tutto vada allo sfascio (vedi guerre mondiali recenti o l’attuale escalation sulla Siria) eppure è nella loro (nostra) natura l’autodistruzione e la rinascita, è inutile pensare che in fondo io non centro, noi non centriamo perché siamo diversi da quelli che ci manipolano e quindi bla, bla, bla… Se un’evoluzione dev’esserci essa si concretizza sempre e solo nella collettività, in quella coscienza collettiva che è formativa di una visione d’insieme, di un’epoca, un modo di vedere, un essere coscienti di…. Ci sono certamente incrinature nel sistema, aperture verso altro, oltre l’uniformità dei modi di vedere e pensare, ma molto distanti non possiamo andare finché a remare contro la corrente dell’attualità non ci imponiamo in massa. In questo quadro si inserisce anche il concetto scientifico di “evoluzione”, così come venne proposta nella trasmissione sopracitata: un adattamento all’ambiente attraverso la vittoria del più forte, cioè di chi è evolutivamente superiore. Non c’è morale e la giustizia diventa la pura constatazione che se la natura è matrigna, Dio e in ultima analisi lo stesso uomo, altro non sono che espressioni di essa, all’interno della storia umana il più forte impone il giusto adattamento all’ambiente a chi gli è sottomesso e il più forte è sempre chi riesce a manipolare-costruire una verità socialmente e umanamente accettabile alla collettività, un vero e proprio pensiero magico-religioso a cui ci adeguiamo, volenti o nolenti, perché è quasi impossibile remare contro la corrente della collettività!

Liebster Award 2017 – Glorious Edition

Il 23 Gennaio 2018 ho ricevuto da Ivano Landi questo gradito e ambito premio. Ora mi accingo a onorare il suo invito, del resto era il minimo che potessi fare vista la S-tag-giata che gli ho rifilato qualche mese fa, da lui incassata e soprattutto scritta in modo magistrale. Intanto provo a riepilogare le regole degli award:

1) Ringraziare e rispondere alle 11 domande di chi ti ha premiato;
2) premiare 11 blogger meritevoli che non raggiungono i 200 followers;
3) comunicare la vincita agli altri bloggers premiati;
4) proporre ai premiati altre 11 domande.

Grazie è il minimo che posso dire ad Ivano, visto l’attenzione con cui segue “da sempre” il mio blog: ha la capacità e uno spirito critico che gli permette di giudicare in modo oggettivo i miei post anche quando mi capita di esprimere pareri su cui non è pienamente daccordo. A trovarli di lettori così! Ma è giunta l’ora di provare a rispondere alle sue 11 domande…
1) L’anno scorso ho chiesto di mettere in ordine di preferenza nove generi letterari. Ora ti chiedo di fare altrettanto con i seguenti nove medium espressivi che butto là in ordine sparso: romanzo, poesia, cinema, fumetto, fotografia, pittura, televisione, musica, illustrazione.

Le preferenze cambiano con l’età e soprattutto con i tempi, ma cercando di considerare in modo oggettivo il “tempo” e l’interesse che nella mia vita ho dedicato ai generi che citi provo a classificarli: 1) Fumetto, 2) Poesia, 3) Pittura, 4) Musica, 5) Cinema, 6) Romanzo, 7) Televisione, 8) Fotografia, 9) Illustrazione
2) Mi permetto di riciclare la domanda 6 perché a me è piaciuto troppo citare Lei. Spero faccia piacere anche a voi citare il vostro/a Lui/Lei. Se poi pure voi ci mettete le foto, facciamo una bella galleria di tipi ideali.
Dunque: Chi è il tuo ideale di donna/uomo (un nome di un personaggio riconoscibile da tutti, il tuo vicino/a di casa non vale)?

Considerando che ho iniziato a vivere intorno ai 25 anni, prima ero prevalentemente rinchiuso nella caverna di Platone, posso però indicare almeno una donna simbolo di cui mi ero invaghito nel periodo adolescenziale, Alessandra Martinez!

Fantastico_7_(1986)_-_Martines,_Baudo,_Cuccarini.jpeg

Fantastico 7 – Alessandra Martinez e Lorella Cuccarini (1986)

Nonostante Lorella Cuccarini avesse un carattere più deciso che almeno per i miei ricordi metteva un po’ in secondo piano Alessandra Martinez, io trovavo quest’ultima indiscutibilmente più affascinante!
3) Se non avessi intrapreso la strada del blogging a quale altro hobby pensi avresti dedicato l’equivalente del tempo?

Riguardo al blogging è strano, perché non sono io a essermi dedicato al blogging, ma l’esatto contrario: sono diventato blogging a mia insaputa!?!? MA DUNQUE E COMUNQUE LO SONO? Bando alle ciancie, ritornando in tema: per anni ho collezionato fumetti e sognato di avere uno spazio adeguato per archiviarli a dovere. Non sono riuscito a realizzare questo progetto e ho sempre più trascurato questa passione, trasmettendola però ai miei figli .
4) Col senno di poi… hai scelto la strada giusta nel tuo percorso di istruzione scolastica (superiori, università, specializzazioni) o cambieresti qualcosa? (Nel caso mio, per esempio, tutto).

La scuola, soprattutto nel periodo adolescenziale, è stata per me un disastro. Finite le medie avevo scelto di fare un istituto tecnico, ma arrivato in secondo superiore passai invece alle scuole magistrali!!! C’era stata una svolta nella mia vita che per la prima volta mi permetteva di vedere con chiarezza la strada da seguire. Completate le superiori senza più patemi e con discreta soddisfazione mi sono iscritto all’università di filosofia. Nel frattempo ho iniziato a lavorare nella scuola prima come educatore comunale, poi come insegnante di scuola primaria. La laurea è venuta in cammino, fra un impegno e l’altro incontrati nella vita, completata più per passione che per esigenze lavorative.
5) Sei un/una amante della vita sedentaria? Un/una amante della vita nomade? Un sedentario/a costretto/a al nomadismo? O un/una nomade costretto/a alla vita sedentaria?

Il nomadismo l’ho scoperto relativamente di recente, dal 2009 quando ho iniziato a viaggiare in camper. Quel discorso di viaggiare per viaggiare senza stabilire una meta precisa lo condivido abbastanza. Non m’importa dove si va, l’importante è che quando sono “fuori”, vivendo alla giornata esco da schemi precostituiti che mi stanno veramente troppo stretti. Che cacchio di abiti ci fa indossare la società! Non è possibile resistere a lungo e quindi no, sedentario non lo sono mai stato, in particolare preferisco vivere all’aria aperta, dove lo sguardo si perde all’infinito e l’urbanizzazione è secondaria. La montagna è la mia meta privilegiata ma non solo.
6) Domanda strettamente legata alla precedente: Ti senti radicato alla tua terra d’origine o piuttosto un/una apolide?

Non particolarmente, è una cosa strana amo l’Italia e la città dove sono nato, Ancona. Ma allo stesso tempo detesto i campanilismi e posso vivere anche altrove! Ma la parola “apolide” è in questo contesto storico troppo global-political-correct, non credo di digerirla!
7) Sempre sulla stessa onda: Il mio amatissimo Rilke (il poeta) diceva che seppure di origine praghese e di cultura tedesca, la sua patria spirituale era la Russia. Tu ti riconosci una patria spirituale?

Con uno sguardo al passato direi Topolinia, sicuramente più e meglio (o più meglio) di Paperopoli!!! Ma ri-bando alle ciancie no, non credo di avere (ancora) trovato una patria spirituale!
8) Tendi ad amare di più: La natura? Le cose vecchie/antiche? Le cose moderne? Per la cronaca, si tratta di una divisione in tre tipi di essenze umane (naturale, classica, moderna) appartenente a una particolare scuola psicologica.

La natura mi affascina, anche se so che l’umano antropoforme entra in ogni filo d’erba: il bosco, la montagna, il mare…cosa rimane oggi di naturale? In cosa, l’uomo, lascia che la natura prenda il suo corso? Non credo che io/noi uomini moderni abbiamo mai avuto a che fare con la natura, fermo restando che noi stessi siamo natura!

Il moderno, l’antico,… concetti che hanno sempre l’uomo come riferimento e centro. Ma il tempo è davvero così importante, al punto da determinare un’essenza, un “tipo” di uomo? Nel presente si forma e trasforma il reale con il suo divenire che come il fluire della corrente in un fiume in piena sembra inarrestabile! Sembra, appunto, ma è davvero così? O piuttosto è il nostro voltarci AVANTI E INDIETRO che provoca l’illusione del tempo e il fascino dell’antico o del moderno? Io quindi, dunque, perciò,… SONO e sempre SARO’ un tipo di essenza umana natural-naturale, mi riconosco cioè natura perché nella natura si esprime ogni essenza.
9) Ora una domanda facile facile, su qualcosa che pare molto d’attualità: qual è il tuo decennio preferito (da te vissuto direttamente o anche solo per via indiretta)?

Talmente facile da essere forse la più difficile (per me): negli anni 70 ero un bambino e del mio essere bambino ricordo concretamente che la magia, la fantasia, la fede nell’incredibile erano realtà incrollabili! Io credevo e vedevo molte cose che oggi non sono più in grado di sentire e forse neanche concepire. Cosa cambia in noi nel mondo degli adulti? Si acquisisce consapevolezza o si perde la semplicità che ci rende trasparenti alla verità? So che alcune cose erano profondamente vere, eppure un abisso mi separa ora da loro! Quanta falsità, quante illusioni ci circondano!! Crescere non è solo un processo fisico, ma anche e soprattutto mentale: una mente che come una sovrastruttura, individuale e collettiva, sembra sovrascrivere quello che eravamo e che forse ancora siamo. Non che si possa davvero perdere sé stessi, ma quanto mistero, quanta fretta di crescere, nascondere, cancellare ciò che ci lega alle nostre origini!!!
10) Collezioni qualcosa (francobolli, farfalle, cartoline, ecc.)?

Mi sono accorto, parlando recentemente con amici, che le passioni/collezioni del passato ora hanno perso in me quel qualcosa che prima le rendeva importanti. Ho collezionato soprattutto fumetti di vari generi e tipo come dicevo sopra: Disney, su tutte la serie Zio Paperone di Carl Barks, in particolare i primi 12 numeri Mondadori compresi gli speciali. Ma anche supereroi Marvel e DC comics, varie ristampe soprattutto della Marvel Italia anni 90, qualcosa della Corno anni 70. Inoltre fra le serie Bonelli editore, su tutti Tex, ma ho apprezzato tantissimo anche Mister No e Nathan Never (stranamente non sopportavo Dylan Dog e ho praticamente regalato i primi numeri in qualche fiera di Lucca comics).
11) Hai o hai avuto una tua enciclopedia preferita?

Ho avuto diverse enciclopedie, ad esempio “Conoscere”, ma anche l’enciclopedia dei ragazzi Mondadori o alle superiori l’enciclopedia della scienza e della tecnica Mondadori che considero ancora oggi un pozzo di conoscenza insuperabile.

Fatta la faticosa scalata delle 11 risposte alle domande proposte da Ivano, mi accingo all’impervia e spericolata discesa delle mie 11 domande ai volenterosi lettori interessati.
1) Di fronte alle cosiddette “nuove generazioni digitali”, come consideri ancora l’utilizzo della “carta e penna” al posto dei PC o Tablet o Smartphone?
2) In particolare riferendosi alla scuola, credi che i ragazzi debbano abbandonare la carta a vantaggio dei nuovi strumenti digitali oppure la scuola deve rimanere un filtro, un’oasi di “tutela integrale” dove maneggiare una penna sulla carta si assurge quasi a privilegio di fronte all’irrompere del digitale?
3) Ritieni che l’alternanza scuola-lavoro sia un progresso in grado di preparare i ragazzi alla vita reale o invece sia un impoverimento che renderà le nuove generazioni meno consapevoli dei loro diritti?
4) Consideri l’attività sportiva e il movimento importanti?
5) Pensi che i ragazzi dovrebbero sempre frequentare uno sport?
6) Parlando di politica, quali sono i problemi prioritari che dovrebbe affrontare? a) L’abolizione dei privilegi, la lotta alla corruzione, i tagli alla spesa pubblica e al debito pubblico. b) Il ripristino delle tutele sociali, in particolare la stabilizzazione del lavoro con salari dignitosi, la ripresa di investimenti pubblici in ogni campo del sociale, la cancellazione di tutti i criteri contabili di controllo della spesa in quanto non compatibili con la civiltà della Costituzione.
7) Ha ancora senso parlare di tolemaici e copernicani nella nostra società? Se pensi di si a quale campo lo riferisci: scienza, religione, politica, economia…
8) Se alla domanda 7 hai risposto di si, da chi pensi sia attualmente governato il mondo, da tolemaici o copernicani?
9) Ti interessa leggere libri di saggistica? Se si, di quali argomenti: scientifici, storici, filosofici…

10) Relativamente ai romanzi quali generi preferisci?

11) Nel suo romanzo 1984 George Orwell afferma che: “L’ortodossia consiste nel non pensare, nel non aver bisogno di pensare. L’ortodossia è inconsapevolezza!” Qual è il tuo livello di ortodossia nei confronti dei vari problemi della vita?

Ora, più che nominare, lascio liberi di rispondere alle domande i primi 11 blogger che se la sentono di partecipare.

Un nulla percepibile

img-20170723-wa0006-1512809516.jpg

Per quanto spinga il mio pensiero

nel futuro più lontano

nulla riesco a percepire

di ciò che cerco

e che dicono si chiami amore.

Ma forse qualcosa è cambiato

oggi è cambiato,

cambiato da tempo

è a dire il vero

il mio bisogno d’amore imperante

diventato ostinato

ricercato ogni istante

scandito in ogni battito

ma pur sempre lontano

in un futuro ove nulla percepisco

se non angoscia e vuoto totale

nella mancanza di coraggio

di cambiare.

Ancora una volta… in attesa del plenilunio di Primavera!

Scusate se questo mese per la seconda volta mi ripeto (del resto non sono ne mai sarò un Paganini!) con un post già pubblicato (l’11 aprile 2017), ma le riflessioni del passato mi sembrano ancora attuali e degne di approfondimento. In realtà ho apportato alcune modifiche e integrazioni e aggiungerò fin da subito una canzone di Branduardi che giustamente mi era stata segnalata nei commenti dall’amica blogger Perseide come potete vedere leggendo L’ARTICOLO ORIGINALE. Ecco dunque il link della canzone STATE BUONI SE POTETE ottimo preludio al post che segue…

iL 31 marzo ci sarà il plenilunio di primavera che come ogni anno, da millenni, fissa la data della Pasqua. Ci troviamo ancora per poco nel silenzio-deserto della Quaresima che terminerà il giovedì santo, proviamo quindi a riflettere sul senso della vita dell’uomo in attesa della risposta della Pasqua! Lo spunto ci arriva dal libro del Qoelet che inizia così:

“Vanità delle vanità, tutto è vanità. Che senso ha tutta la fatica dell’uomo sulla Terra?” (Qo 1, 2-3).

Primo appunto: la risposta (“…tutto è vanità”) è preceduta dalla domanda (“che senso ha la fatica dell’uomo…”). La domanda riguarda direttamente noi uomini, alla ricerca di un senso che giustifichi la fatica di vivere! Ma se la risposta del Qoelet è “tutto è vanità” non sembra esserci un bene sulla terra che dia un senso alla fatica di vivere. Il mondo e la natura – il Tutto – si muove ma al contempo resta uguale a se stesso, invece l’affannarsi dell’uomo (“il suo cuore non riposa nemmeno di notte”) è un girare su se stesso (Qo 2,29). Il mondo nuovo che continuamente ci affanniamo a costruire, i progressi della scienza e della tecnologia, tutto sfugge continuamente dalle nostre mani in un continuo fare e disfare.

Il problema centrale della vita dell’uomo è la morte: sempre ci sarà il limite della morte, l’occhio dell’uomo continuerà a non saziarsi di vedere e l’orecchio di ascoltare (Qo 1,8b) e alla ricerca dell’uomo continuerà a sfuggire il senso dell’insieme (Qo 3,11). La vanità umana è tale proprio perché urta contro il limite invalicabile della morte, che colpisce ogni uomo, ne annulla lo sforzo e gli sottrae tutte quelle realizzazioni che faticosamente si è costruito! Ogni sforzo è vanificato, ogni virtù decade, tutti gli uomini sono accomunati da tale misera sorte: “Dio agisce così perché l’uomo abbia timore di Lui “ (Qo 3,4). Qui il “timore di Dio” è correlato alla consapevolezza dei propri limiti, ma apre anche alla speranza religiosa, che si rivolge ad un Dio in grado di creare e donare la vita.

In questo gioco di dolore e speranza si inserisce la figura di Gesù che proprio in risposta alla morte come limite fa incredibilmente coincidere il “Crocifisso” con il “Risorto”, due facce di un Dio in grado di donare e portare in sé la scintilla di verità su cui si regge il mondo e la vita: l’Amore.

Nella morte in croce c’è una rivelazione totale del Padre da parte di Gesù. Totale perché quest’obbedienza alla volontà di Dio Padre raggiunge il culmine e rende trasparente a noi uomini il contenuto rivelato: l’essere Figlio è totale obbedienza tanto come l’essere Padre è totale ricezione e amore!! Identità di volere e di natura, piena libertà che si realizza nel motore trinitario, in un amore che costituisce la relazionalità personale, che quindi non è fine a sé stesso come il “motore immobile” aristotelico. Qui c’è anche la presenza di un evento originario che assume su di sé il peccato di tutti gli uomini (la morte) per trasformarlo in un riscatto d’amore gratuito e totale.

Un principio che si impone andando oltre ogni fede e opinione umana, oltre l’affannarsi per fare e disfare, oltre la falsità e l’odio, la paura e il dolore…

Riferimenti bibliografici e approfondimenti: Rinaldo Fabris e collaboratori, Introduzione generale alla Bibbia, ELLEDICI

Tutti cercano qualcosa

blue-259458_960_720

Il testo sotto è tratto dalla canzone “Tutti cercano qualcosa”, contenuta nell’album “I treni a vapore”. Non ho molti commenti da fare, mi sono limitato a sottolineare ed evidenziare le parole che più mi hanno colpito. Forse è un testo romantico, forse è filosofico, forse addirittura teologico… lascio a voi la scelta. Sicuramente è tratto dalle profondità dell’animo umano, che è un cercatore d’amore insaziabile, che si perde nella disperata ricerca di noi stessi persi in profondità infinite e insondabili!  Il video e la canzone di Fiorella Mannoia la potete ascoltare QUI – Tutti cercano qualcosa

TUTTI CERCANO QUALCOSA

Tutti cercano qualcosa magari per vie infinite

magari per vie difficili e misteriose

a volte con arroganza e a volte senza pudore

a volte senza speranza e ormai nemmeno più dolore

soltanto per un po’ di tempo o per la vita intera

nel sole di mezzogiorno o nella polvere di questa lunga sera.

Tutti cercano qualcosa che non sanno più

ma io di più… ma io di più…

Mi manchi che fuori è freddo, mi manchi che fuori piove

che fuori c’è quest’aria scura che non si muove

mi manchi da tutto il tempo nel tempo di questo secondo

e mancano le parole e manca il fiato

e la voce diventa di vetro in questo tempo affilato

tempo che prende fuoco se manchi tu…

ma io di più…ma io di più…

E sarà fuoco e sarà amore oppure non sarà

e sarà amore da guardare finché non finirà

e sarà amore da pregare finché non tornerà

e sarà ricordo da bruciare finché non scalderà

sarà ricordo da portare finché non peserà.

Tutti cercano qualcosa, la verità che non ha confini

la verità che non ha colore e dorme sepolta dalle stagioni

e come questo povero cuore non ha padroni

e manca a tutta quanta la terra a tutta la gente del mondo

e manca da tanto tempo in questo tempo di piombo

e tutti vogliono qualcosa che non hanno più

ma io di più… ma io di più

Oltre le strutture psichiche e sociali, all’origine della persona polo dinamico di conoscenza (seconda parte).

Non tutto è ciò che sembra!

Concludo la panoramica delle teorie sullo sviluppo umano evidenziando come in esse non ci sia mai nulla di acquisito, anche se al contempo niente viene perduto. C’è un approccio multidisciplinare e dinamico, che coinvolge il cognitivo, il sociale, il culturale, lo sviluppo del linguaggio e persino la narrativa come capacità dell’uomo di scrivere la propria storia e con essa la storia dell’ intera umanità! QUI LA PRIMA PARTE DEL POST!

Quest’ultimo aspetto è stato preso in considerazione dall’etologia. Gli etologi hanno messo insieme le componenti innate e quelle apprese, affermando che l’evoluzione implica sia un cambiamento filogenetico, sia uno ontogenetico.
L’organismo è parte di un sistema che include l’ambiente con i suoi aspetti fisici, interpersonali e culturali. Nello studio della specie umana è più produttivo applicare “il concetto di adattamento intelligente1 per vedere come i comportamenti insegnati dalla società producono un adattamento ottimale” (Patricia H. Miller 1983;1992; Charlesworth, W., 1979). La comparazione tra le culture umane ci dice che cosa è universale nonostante le differenze ambientali.
Come si può vedere dalle teorie sin qui accennate, lo sviluppo procede su diversi livelli e su molte aree di contenuto contemporaneamente. Sicuramente nessuna teoria è riuscita a districare questo complesso processo. La visione tradizionale del progresso scientifico considera la storia di una disciplina come un’impresa cumulativa. Si può trovare una continuità fra Freud ed Erikson o fra la teoria dell’apprendimento classico e la teoria dell’apprendimento sociale. Ma considerando un arco di tempo più lungo il progresso storico di queste teorie non sembra seguire questo sviluppo. Si rimane più colpiti dalla discontinuità che dalla continuità nel passare da Freud, alla teoria dell’apprendimento sociale, a Piaget…
Kuhn concepisce invece la scienza più come ciclica che cumulativa. Nelle scienze sociali non si è mai avuto un paradigma accettato da tutti gli studiosi di queste discipline. Ci sono però paradigmi ristretti a una sottoarea di campo. Dal momento che nessuna teoria spiega lo sviluppo in modo soddisfacente, diventa cruciale per gli psicologi ricavare contenuti, metodi e concetti teorici da molte teorie diverse. Tale approccio ha condotto a ricerche e a teorie su piccola scala e orientate sul problema. All’interno di quest’area problematica i concetti e i metodi che vengono selezionati dovrebbero riuscire a catturare le diverse variabili coinvolte.
Per questo motivo è interessante studiare i sistemi all’interno dei quali avvengono i comportamenti ( questo è un aspetto comune a tutte le teorie sin qui esaminate). In particolare il sistema dato dalla relazione madre-bambino, che è un sistema aperto in cui non ha senso chiedersi quale sia il punto di partenza, ma bisogna studiare come interagiscono gli elementi per formare un cambiamento nella relazione. Tale sistema è una totalità di elementi, cioè un tutto-strutturato, il modello di ricerca dinamico in cui si intrecciano natura e cultura.
Gli studi a cui mi riferisco sono quelli del Bruner relativi all’acquisizione del linguaggio, che forniscono un modello d’interazione particolarmente dinamico. . Bruner fa sua la definizione che Austin2 diede della pragmatica, come imparare a “fare le cose con le parole”(Jerome Bruner, 1983;1987; Austin 1962;1974), cioè su come ottenere un’azione comune e su come guidare un’azione comune con un’altra persona mediante l’uso del linguaggio. C’è una continuità fra l’acquisizione del linguaggio e l’acquisizione della cultura da parte del bambino. La cultura è costituita da procedure simboliche, da concetti e distinzioni che possono essere fatte solo nel linguaggio. Essa è costituita per il bambino solo nell’atto stesso dell’apprendimento del linguaggio e di conseguenza il linguaggio non può essere capito se non nel suo ambiente culturale.
Non è compito dei pragmatici: separare ciò che è innato da ciò che è acquisito, ciò che è naturale da ciò che è culturale. L’indagine verte su molteplici funzioni linguistiche fondamentali negli ambienti in cui i bambini imparano a padroneggiarle.
Il formato (veicolo per l’acquisizione del linguaggio), è una struttura d’interazione standardizzata, inizialmente microcosmica con ruoli definiti che alla fine diventano reversibili. Quando raggiunge una forma più evoluta si trasforma in “atti linguistici”.
Formati originari: scambio di oggetti, il cucù, il nascondino…sono casi tipici per la struttura delle prime forme di comunicazione. Qui le parole completano l’azione, possiedono proprietà simili al linguaggio, sono “sistemi di vita” (Jerome Bruner 1983;1987) simili al linguaggio.
Tali formati di gioco si trasferiranno poi dai luoghi originari, generalizzandosi ad attività e ad ambienti in cui prima non erano mai accorsi. Questa separabilità della forma dal contesto conferma il carattere astratto delle prime forme di comportamento dei bambini e pone in dubbio il fatto che tutte le prime forme di comportamento sociale siano egocentriche. Se i bambini fossero irreversibilmente concreti o inflessibilmente egocentrici, potrebbero apprendere il linguaggio o fare i giochi che fanno?
Il linguaggio pone inoltre il problema del riferimento ,che è qualcosa di non naturale, mentre la sua convenzionalizzazione pone un problema psicologico. Il bambino non sta a lungo nella condizione di segnalare soltanto che egli vuole, ma ben presto desidera indicare “che cosa” egli vuole(Jerome Bruner 1983;1987). Il far richieste fornisce un mezzo non solo per fare le cose con le parole, ma anche per operare nella cultura: coordinare il proprio linguaggio con le esigenze dell’azione nel mondo reale e di farlo nei modi culturalmente prescritti, che implicano persone reali. Qui gli adulti sono più interessati ai “modi” del bambino che non alla buona formazione linguistica dei suoi enunciati.
Più che sui processi cognitivi è stato messo l’accento sui processi sociali condivisi dalla comunicazione pre-linguistica e linguistica. Il principale motivo dell’acquisizione del linguaggio è costituito dalla migliore regolazione di questi processi socio-culturali profondi.
I formati sono versioni speciali di contesti preselezionati e precostituiti dalla relazione madre-bambino. Riguardo alla convenzionalizzazione, per fare indicazioni e richieste le convenzioni hanno un carattere non propriamente linguistico, quanto culturale in senso lato.
Anche Vygotskij afferma che “i bambini crescono nella vita intellettuale di coloro che li circondano” (Jerome Bruner, 2002;2006; Lev Vygotskij 1962;2001). Pensare e apprendere, dunque, sono processi intrinsecamente sociali e dinamici. Sono sociali per il fatto che avvengono in un contesto storico-sociale e ne sono da esso influenzati.
Voglio concludere questa breve sintesi relativa all’acquisizione del linguaggio e all’interazione con la cultura di appartenenza, parlando dell’importanza della narrativa. Bruner affronta la questione in un suo recente libro, “La fabbrica delle storie”, ove afferma che “la narrativa, anche quella di fantasia, dà forma alle cose del mondo reale e spesso conferisce loro addirittura un titolo alla realtà” (Jerome Bruner, 2002;2006). Sembra che sia proprio la letteratura che attraverso il linguaggio, offre mondi alternativi che gettano nuova luce sul mondo reale. Una precondizione della vita collettiva in una cultura, è proprio la nostra capacità di organizzare e comunicare l’esperienza in forma narrativa. Così è “la convenzionalizzazione della narrativa che converte l’esperienza individuale in una moneta collettiva in grado di circolare su base più ampia di quella interpersonale” (Jerome Bruner, 2002;2006). Gli studi della linguistica affermano che pensare serve a parlare, cioè che arriviamo a pensare in un certo modo per poterci esprimere nella lingua che abbiamo imparato a usare, ma ciò non significa che tutto il pensiero sia al fine esclusivo della parola. Tutto si trasforma, filtrato dal linguaggio, in “eventi verbalizzati” (Jerome Bruner, 2002;2006).
Certamente la costruzione della nostra identità può essere concepita come uno di questi eventi verbalizzati, un meta evento che offre coerenza e continuità alla confusione dell’esperienza. Possiamo affermare che esistono due mondi mentali, il paradigmatico e il narrativo, uno sottoponibile al vaglio della scienza, l’altro pieno di metafore, immagini del possibile in un mondo imperfetto.
Possiamo inoltre affermare che i bambini entrano assai presto nel mondo della narrativa. Come gli adulti sviluppano aspettative su come dovrebbe essere il mondo e sono sensibilissimi all’inaspettato. Nei loro primi giochi sono affascinati dall’imprevisto, esempio nel gioco del bubusettete. Amano la ripetizione e la ripetuta finta sorpresa dell’adulto. Queste sorprese rituali sono molto gradite, ma non quelle attinenti alla cose reali, che li spaventano moltissimo. Tutto questo fa pensare ad una precoce capacità narrativa o scenica, ancora prima dell’emergere del linguaggio. Concludo riprendendo il titolo di questa relazione, per mettere in evidenza che “oltre le strutture psichiche e sociali” la persona “scrive” la sua storia in un libro che ha come presupposto lo sfondo culturale di riferimento, lasciando però libero ognuno di farsi protagonista della propria vita, attore più o meno consapevole, in grado di creare significato e con questo di cambiare il mondo.
Riferimenti bibliografici
Patricia H. Miller (1992). Teorie dello sviluppo psicologico. Trad.it. Bologna: Il Mulino.
Jerome Bruner (1987). Il linguaggio del bambino. Come il bambino impara ad usare il linguaggio. Trad.it. Roma: Armando editore.
Jerome Bruner (2002). La fabbrica delle storie. Roma-Bari: Laterza & Figli.

1 La ricerca etologica di Charlesworth studia la funzione ed il significato etologico dell’uso spontaneo dell’intelligenza da parte del bambino

San Patrizio: il trifoglio immagine della Trinità

Rock_of_Cashel-cross

croce celtica

Ripubblico sotto il post su San Patrizio, la sua importanza potrebbe essere dovuta all’attenzione e al rispetto verso la cultura celtica, che è il motivo per cui il santo riuscì a portare gli irlandesi verso la religione cristiana. San Patrizio aggiunse una croce greca a quella celtica allungandone un braccio: il sole unito alla terra fondendo così l’elemento divino e quello umano.  Nella speranza che i cambiamenti avvengano in una logica spirituale evolutiva e non solo come frutto di potere umano con finalità utilitaristiche. Una sapiente fusione con le tradizioni cristiane in nome della continuità della storia verso un cammino evolutivo guidato dal bene.

Post del 17 marzo 2017

Oggi, 17 marzo, è la festa di San Patrizio il patrono d’Irlanda. Esso arrivò in Irlanda nel 432 d.C. e nel giro di pochi anni riuscì a convertire al cristianesimo gli irlandesi portando rapidamente alla scomparsa l’antica religione dei druidi. In realtà il druidismo si fuse con la nuova religione e gli elementi culturali di matrice cristiana si arricchirono dello spiritualismo celtico e dei suoi simboli, uno su tutti la croce celtica. Quello che è certo è che in Irlanda la nuova fede ebbe effetti profondi, infatti il cristianesimo riuscì a resistere nei monasteri irlandesi anche quando in Europa durante il Medioevo le invasioni barbariche mettevano a dura prova l’esistenza della cultura e la fede cristiana.

trifoglio

Si dice che San Patrizio usò il trifoglio come icona della Trinità: con i suoi tre lembi rappresenta il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ma anche le tre virtù teologali della Fede, dell’Amore e della Speranza!

San Patrizio riuscì così ad avvicinare al mistero della Trinità il popolo irandese. Nel cristianesimo ciò che nelle antiche religioni era esoterico, cioè nascosto e riservato a pochi, si manifesta attraverso la Rivelazione nella dimensione trascendente ( è Dio che con la Grazia viene incontro all’uomo), ma entra nella storia attraverso Gesù. Nella storia del mondo la Trinità rappresenta la naturale evoluzione verso l’alto. Se l’evoluzione è un movimento e un processo di crescita che parte dal basso, nell’uomo tale crescita diviene cosciente di sé stessa e in modo dinamico si orienta verso Dio. E l’uomo di fronte al mistero riceve la grazia attraverso cui incontra Dio che è in sé stesso, da tutta l’eternità, trinitario. Caratteristica dell’uomo è quindi l’apertura al trascendente, la dimensione dell’incontro con Dio, Esso stesso uno e in relazione: come una foglia di trifoglio dove la fede, la speranza e l’amore si uniscono senza distinzione!

Oltre le strutture psichiche e sociali, all’origine della persona polo dinamico di conoscenza.

Pieter_Bruegel_the_Elder_-_The_Tower_of_Babel_(Vienna)_-_Google_Art_Project_-_edited

Pieter Bruegel il Vecchio, La torre di Babele 1563 (fonte Wikipedia)

Nel 2011 partecipai ad una conferenza organizzata dall’università di Macerata intitolata “Professore per un giorno”, l’argomento da me trattato era la psicologia dello sviluppo da me ipoteticamente considerata un punto di partenza ottimale per lo studio della persona come “polo dinamico di conoscenza”. Quella che segue è solo una breve panoramica delle principali teorie dell’età evolutiva con una conclusione che fa riferimento alla psicologia cognitivista e culturale di Jerome Bruner. L’articolo è suddiviso in due parti vista la densità dei contenuti e questi sono i priuncipali punti d’interesse:

  • La persona come realtà complessa.

    • Come evolve nelle strutture cognitive.

    • Complessità della psicologia dello sviluppo

    • Sviluppo delle misure cognitive in base alle società che circondano l’individuo.

  • Non si può parlare di una persona come struttura scientifica.

    • Sviluppo del linguaggio Madre-Bambino

  • Il linguaggio dell’uomo è cambiato ma la modalità di acquisizione resta sempre la stessa.

  • Ogni ricerca relativa alla persona a livello scientifico è un polo dinamico di conoscenza.

Quando parliamo della persona dobbiamo fare riferimento ad aspetti cognitivi, affettivi, motivazioni e volizioni di un individuo. C’è sicuramente inoltre la permanenza di una soggettività irriducibile nella molteplicità e diversità dei comportamenti e delle situazioni ambientali. Ritengo che relativamente al concetto di formazione e acquisizione dei saperi, si debba indagare su quale sia la base organizzativa delle strutture psichiche, in grado di fondare metodologicamente ogni ricerca inerente la persona come polo dinamico di conoscenza. Ciò comporta un’indagine unitaria della persona che non perda di vista la relazione dinamica fra la molteplicità dei rapporti che la costituiscono. Il punto di vista a parer mio più idoneo per istituire una tale indagine è quello della psicologia dello sviluppo.
La domanda che sta alla base di qualsiasi teoria dello sviluppo è
essenzialmente questa: che cosa si sviluppa? Qual è l’essenza dello sviluppo di ogni essere umano. Qualsiasi ricercatore che tenta di dare una risposta a queste domande, parte più o meno consapevolmente da una sua concezione della natura umana e per capire come i vari fattori entrano a far parte della personalità matura di un individuo, deve attingere dalle singole teorie per formularne una più articolata che tenga conto delle molteplici variabili di sviluppo. E’ necessario un livello di astrazione elevato per orientare tale ricerca in un ambito complesso e interdisciplinare come quello individuato. La mia scelta metodologica verte proprio su quelle teorie, che in quanto compatibili con fattori dinamici di sviluppo, vedono la persona interagire e crescere in rapporto a molteplici realtà. Tali teorie si configurano esse stesse come vere e proprie metodologie di ricerca ( cioè sono formate da una rete di relazioni e strumenti concettuali applicabili al di là dei contenuti specifici a cui sono stati rivolti). Non è quindi mia intenzione fornire contenuti, quanto piuttosto strumenti e prospettive metodologiche per riflettere su queste problematiche.
In un ottica cognitivista una delle più ampie e complete teorie dello sviluppo è quella di Piaget.
Piaget era convinto che l’essenza della natura umana fosse la razionalità e che lo sviluppo fosse definibile in termini logici. “Il bambino è sin dalla nascita uno scienziato in miniatura, il cui scopo è il progressivo sviluppo e la sempre più ampia organizzazione delle sue strutture cognitive, in un sistema logico paragonabile ad un modello matematico1”(Patricia H. Miller, 1983;1992; Piaget, 1962). La conoscenza è filtrata dalle strutture cognitive, che la plasmano rimanendone a loro volta modificate. E’ per questo motivo che ha definito “l’intelligenza come adattamento all’ambiente, un processo di equilibrio tra gli invarianti funzionali2 dell’assimilazione e dell’accomodamento” (Patricia H.Miller, 1983;1992; Piaget, 1962). L’intelligenza è un punto d’arrivo che segna il completamento della personalità adulta. Ma il dinamismo che caratterizza i processi conoscitivi prosegue per tutta la vita.
Pur sostenendo la razionalità dei processi di sviluppo, è altrettanto vero che alla base di quest’ultimi c’è un’ampia base di irrazionalità. Freud ha portato alla luce il concetto d’inconscio. L’uomo è essenzialmente corpo pervaso da pulsioni innate che interagendo con l’ambiente lo spingono a sviluppare strutture psichiche, con una vasta parte emotiva e affettiva, oltre che cognitiva. E’ un interazionista perché le pulsioni derivano dalla natura biologica, ma il modo in cui si esprimono è modificato dall’ambiente. Viene meno il dinamismo interno che fa del soggetto conoscente l’attore principale della propria formazione.
Erikson si allontanò dall’approccio biologico di Freud prendendo in considerazione la grande influenza esercitata dalla società. Contrappose il biologico al culturale e vide lo sviluppo come un superamento continuo di conflitti derivanti da forze opposte.
Fattore dinamico per eccellenza è la società, che sembra incidere indipendentemente dai fattori cognitivi e dagli aspetti neurologici della macchina produttrice di conoscenza che è il nostro cervello.
L’enfasi sulla società è stata messa anche dai teorici dell’apprendimento sociale, i quali sostengono che lo sviluppo procede con l’accumularsi di esperienze e comportamenti specifici. Il pensiero resta ad un livello più superficiale:l’individuo osservando gli eventi esterni è capace di tradurli in forma simbolica astraendone alcuni aspetti. In base ai riferimenti teorici sin qui menzionati, si potrebbe supporre che mentre per l’acquisizione dei concetti logici sia necessaria la presenza di strutture cognitive specifiche, per l’acquisizione di concetti sociali i bambini usino prevalentemente le regole d’interazione sociale condivise.
Manca l’acquisizione di una più ampia base ecologica (che considera l’ambiente in senso sistemico, in tutte le sue manifestazioni) per potenziare tali teorie nel predire il comportamento.

Continua…

1 Il modello matematico viene massimamente evidenziato dalle strutture logico-matematiche applicate al pensiero dalle operazioni concrete e formali
2 L’equilibrazione unifica la teoria, fornendo una funzione regolatoria generale e complessiva