Fuffa eco-illogica e auto elettrica

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Ieri è stata la giornata dello sciopero per il clima, i ragazzi di tutto il mondo hanno manifestato per salvare la terra chiedendo ai politici di attuare delle strategie adeguate a combattere i cambiamenti climatici sempre più evidenti e devastanti. <<Non c’è più tempo da perdere>> – dicono i ragazzi -<< State cancellando il nostro futuro. Fate presto!!!!>> (Ve lo ricordate il vate del fate-prestismo?  )

Ora fin qui nulla da eccepire, tutto giusto, tutto condivisibile… ma io sono preoccupato. Sono preoccupato perché quando si usano i ragazzi, o peggio ancora i bambini per veicolare un messaggio, ebbene c’è un rischio elevato che il rimedio proposto sia peggiore del male che si vuole (o vorrebbe) combattere!

Un esempio è stata la campagna propagandistica sui vaccini: i bambini sono stati utilizzati come “scudi umani” da usare nello scontro assurdo tra pro e anti vax, uno scontro che ha avuto comunque l’esito scontato di trasformare in pericolosi untori chi sceglie di non vaccinare i propri figli. E non mi si dica che è la scienza ad avere avuto l’ultima parola sulla questione, qui la scelta dell’obbligatorietà è stata prevalentemente politica e moralistica, una morale ben costruita da un’efficace propaganda mediatica e che ha nei fatti riaperto la caccia alle streghe verso i “diversi”, coloro che non accettano le regole e ad esse si oppongono.

Sarà dunque questo il metodo per imporre chissà quali nuovi stili di vita e soprattutto di consumo in nome di un presunto eco-illogismo che diventerà indiscutibile per definizione?

Una delle possibili scelte eco-illogiche potrebbe essere quella dell’auto elettrica. In realtà agli albori dell’auto essa era stata a lungo in competizione con le auto a benzina.

 

Quella che vedete è la Jamais Contente, la prima auto che il 17 gennaio 1899 riuscì a superare i 100 km orari. Ed era un’auto elettrica!! Come elettriche erano le auto costruite già nel 1835 e fiorite poi in tutta Europa fino ai primi anni del 900, quando prese piede il motore a scoppio (storia dell’auto elettrica).

Ed oggi? Si vuole forse tornare al veicolo elettrico senza sapere dove e come si potrà ottenere l’energia necessaria per questo cambiamento? Perchè sarebbe minimamente logico ragionare sul vero problema, che è quello di produrre energia da fonti rinnovabili e pulite da cui anche i motori elettrici devono ricaricarsi. Per non parlare poi dello smaltimento delle batterie al litio o simili, metalli rari che hanno un costo ambientale altissimo (sarà un caso la fretta, non solo italiana, di stipulare accordi commerciali con la Cina, paese che ha il monopolio delle “terre rare”?).

In realtà quello che si palesa rapidamente davanti ai nostri occhi è una sempre più rapida messa al bando “per legge” dei motori disel, seguiti a stretto giro da quelli a benzina e addirittura a metano e GPL, come dimostra fra l’altro l’ECOTASSA introdotta dal governo ( QUI l’elenco delle auto tassate e quali no)!

Risulta altrettanto evidente che stiamo andando verso un’imposizione dell’auto elettrica, un’imposizione “di legge” che punta ad introdurre l’elettrico su scala globale! Era stato Sergio Marchionne nel 2017, quando gli era stata conferita la laurea ad honorem in ingegneria Meccatronica dall’Università di Trento, a mettere in guardia sui pericoli che avrebbe causato “forzare l’introduzione dell’elettrico su scala globale”. Lui riteneva che sarebbe stato più saggio continuare a lavorare sui motori tradizionali, potenziando i veicoli GPL e Metano come ideali carburanti alternativi, continuando si la strada dell’elettrico ma senza “imposizioni di legge”!

Invece la forza e rapidità con cui si sono ingigantite le manifestazioni come quella del 15 marzo e hanno avuto un’enorme visibilità personaggi come la sedicenne svedese Greta Thunberg fanno presagire tempi bui, dominati da un’eco-illogica fuffa, assai poco efficace nel risolvere i problemi climatici del pianeta, più probabilmente dannosa e imprevedibile nel medio e lungo periodo.

 

 

 

 

 

Ci sta aspettando!

Chiesa luce

Attende tutti

e prepara ad ognuno

un giaciglio accogliente

nel suo Regno.

Lui è l’Eterno,

e ciò che ci promette

è senza fine.

Lui è amore,

e mai potrà abbandonarci.

Ma tutto ciò sembra non arrivare mai.

Perché?

Perché il finito, l’effimero, l’illusorio,

prevale sul Tutto?

Perché ciò che è un istante,

sembra non avere mai fine?

Perché anche i secondi, nella sofferenza,

sono attimi senza tempo?

Eppure c’è una mancanza nei nostri cuori

che non può essere causata dal Nulla.

Deve essere già qui,

di fronte, addirittura in noi.

Solo l’amore può aprirci gli occhi

e farci respirare, per un attimo

l’Eterno.

Tarocchi e introspezione!

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Arcani maggiori

Come già scritto nel post “Riflessioni si l’I Ching…  ” anche i Tarocchi possono essere un’utile arte divinatoria, paragonabile comunque ad una forma di psicoanalisi in grado di leggere l’interiorità e metterci come davanti ad uno specchio!

Essi richiedono in chi li usa un’adeguata preparazione mentale e la capacità di mettere a tacere la mente, di entrare in uno stato di silenzio interiore ed esteriore. La via intuitiva della lettura dei Tarocchi ci mette in rapporto con noi stessi evidenziando ciò che normalmente la mente tiene nascosto. Ogni carta può entrare in rapporto con la nostra vita e favorisce l’esteriorizzazione del microcosmo in cui viviamo. Ed è qui che ci fermiamo, non andiamo oltre la vita fattuale e personale perché le vie superiori, quelle che coinvolgono il macrocosmo, rimarranno necessariamente oscure a chi è limitato e non vede al di là del proprio naso! Noi spesso non sappiamo vivere il presente e tanto meno possiamo trasformarlo in Eternità! Forse chi ha pensato l’I Ching o i Tarocchi o altre forme divinatorie ha lasciato anche quest’opportunità ulteriore di conoscenza, di capire il perché dei nessi sincronici che guidano le nostre vite. Ma oltre la semplice domanda non so e non voglio andare.

Torniamo quindi al gioco delle carte: esso ci abitua a guardare dentro di noi per far emergere dal suo sonno tutto ciò che è stato dimenticato o accantonato. L’importante è riuscire a lasciarsi trasportare dalle immagini e come nell’I Ching le carte parlano per immagini secondo i mutamenti del nostro essere interiore: mostrano il nostro passato per agire nel presente. In realtà diventeranno presto superflue se accettiamo i cambiamenti avvenuti in noi e puntiamo a trasformarli e superarli. Altrimenti nulla cambierà perché essi, come l’I Ching, non possono prevedere alcunché, ma indicano solo le strade del possibile che spesso non siamo in grado di vedere da soli. Come introspezione è certamente un atto del pensiero, ma non un atto razionale quanto piuttosto una forma d’arte che evidenzia emozioni e sentimenti.

 

Fare il deserto: incontrare Dio nel silenzio e nella solitudine!

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In occasione della Quaresima ripubblicò questo post che riassume il mio pensiero relativamente a questo importante periodo: un’occasione per “fare il deserto” e rimanere soli nella propria intimità in ascolto della divinità!

Con il Mercoledì delle Ceneri inizia il tempo della Quaresima, un tempo in cui l’uomo dovrebbe impegnarsi a fare il deserto in sé stesso per entrare nel silenzio! Nel libro del Qoelet c’è scritto: “C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere”, perché nell’esprimere la propria sapienza l’uomo deve poi essere illuminato dalla grazia e creare così un equilibrio in vista dell’unità tra uomo e Dio! Ci sono teologi che dicono che la Bibbia è il libro del silenzio di Dio perché è nel silenzio che la Parola deve essere ascoltata nell’anima.

Nella Bibbia la permanenza nel deserto e il silenzio a questo collegato segnano prima il rapporto tra Dio e il popolo d’Israele, successivamente le tentazioni a cui Satana sottopone Gesù. Da sempre l’uomo ha avuto paura del silenzio cercando in ogni modo di fuggire da esso. Perché chi ha paura di sé stesso cerca la folla e il rumore per mettere a tacere i suoi fantasmi altrimenti fin troppo reali e inquietanti. Gesù invece è andato incontro al silenzio e si è confrontato con le tentazioni preparandosi così ad affrontare la vita e la missione a cui era destinato. L’uomo che ha compreso il senso della vita deve anche lui andare oltre la dimensione delle parole per confrontarsi con il silenzio.

Dal silenzio che precedette la creazione al silenzio come condizione umana per generare parole e relazioni interpersonali: è un momento importante che diventa condizione per riprendere a comunicare. La Bibbia infatti dice che nel deserto si può rimanere soltanto 40 anni o 40 giorni, cioè un tempo più o meno lungo, ma non certamente l’intero arco della vita dato che ogni uomo nasce in relazione con altri uomini. Eppure è nel silenzio che si genera l’incontro radicale con la solitudine che coincide con il mistero personale dell’uomo. Ognuno è un mistero segreto e personale, unico e irripetibile,  una monade senza porte o finestre direbbe il filosofo Leibniz. Provare questa solitudine assoluta generata dal silenzio ci porta però alla consapevolezza della nostra contingenza, del nostro non bastare a noi stessi, del nostro infinito bisogno d’Amore! Non ci sono appigli umani in grado di salvarci nelle prove della vita e arriverà un giorno, in ogni caso l’ultimo giorno, in cui ci troveremo faccia a faccia  e soli con LUI, unica pienezza in grado di colmare i nostri infiniti vuoti. Per questo motivo non dovremmo mai fuggire dal silenzio e dalla solitudine, perché entrambi queste dimensioni spirituali ci permettono di percepire già ora la Presenza in grado di colmare la sete d’infinito: nella solitudine, dove nessun altro uomo può sentire o arrivare, siamo in realtà sempre in due.

*il post era stato pubblicato Qui!

Felice per te

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Sai quando sono triste?

Quando ti sento vicina

ma tu sei lontana

Quando guardando un’altra donna

vedo te

Quando capisco che la mia felicità

non potrà mai essere una con la tua

E’ allora che sono triste

e tu non potrai mai vedere

il mio volto desolato,

ne sentire

il gusto amaro delle lacrime

che avvelena il mio cuore,

perché tu

come un raggio di sole

fai tornare il sereno

nei miei occhi azzurri

e guardandoli

puoi sentirti piena di me

del mio amore

nell’istante di uno sguardo.

Riflessioni su l’I Ching, il libro dei mutamenti!

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Difficile strada! Difficile strada!

Fra tanti tralci, quale tenere?

Nel gran vento, tra le onde sconvolte

quando tempo sarà

alzerò la mia vela diritta alle nubi

passerò al vasto mare.


 

Nascondo il pianto

è inutile fare domande.

Nel mondo cosa è sicuro?

Mi accora in quest’addio

il giorno di ieri

che non si poteva fermare.

Mi turba il cuore nell’addio

il giorno di oggi

che troppo fa male.

*Tratte dal’I Ching, il libro dei mutamenti

Jung, il celebre psicanalista, studiò il testo antichissimo dell’ I Ching formulando poi la teoria della sincroniticità! Affermò che “tutto ciò che accade in un dato momento è conseguenza dell’intera situazione universale che prevale in quel momento stesso!” L‘I Ching è un libro “cosmico”, che racchiude in sé la verità delle cose e rende possibile a chi lo consulta individuare la situazione sincronica in cui si trova! Meccanismi sincronici e non causali, cioè meccanismi legati al piano spirituale e non a quello materiale. Un’intuizione, un atto d’intelligenza sono forse fenomeni di sincroniticità? Sono cioè doni che attingono al mondo sottile dell’immateriale portandoli nella nostra dimensione materiale? Forse lì, in questi mondi sottili, sta l’origine delle cause materiali, ciò che fa muovere il mondo fisico caricandolo di energia. Energia che ha qui effetti positivi o negativi e forse l’utilità dell’I Ching e dei suoi esagrammi e saperci indicare il punto sincronico in cui si colloca la nostra vita. Aiutarci quindi a intuire, a dirigerci verso una direzione per sbrogliare una situazione complicata e difficile. Un libro quindi che racchiude l’intera vita, costruito con una saggezza millenaria in grado di vedere le infinite combinazioni del destino!

Autorizziamo o non autorizziamo?

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Intanto ringrazio Stefano per continuare a mandarmi dei post di attualità. Dovrei essere io, in quanto gestore del blog, a scrivere con più costanza, invece ultimamente di tempo ne ho sempre troppo poco. Del resto che senso avrebbe inserire nel menù la categoria “Attualità” se pubblico post con argomenti datati e superati dal fluire inarrestabile degli eventi mass-mediatici? E questo post “attuale” lo è certamente in quanto parla dell’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell’interno Salvini. Anche in questo caso concordo sul giudizio di fondo espresso da Stefano. Aggiungo una riflessione sul senso di questi flussi migratori: essi continueranno fintanto che il sistema economico si baserà sulla compressione dei salari e l’alta disoccupazione. L’esercito industriale di riserva va potenziato per portare i salari ad una soglia minima che garantisca competitività a basso costo, una guerra fra poveri senza fine. Solo smontando questo modello economico criminale l’immigrazione si normalizzerà, perché i disperati servono laddove è possibile trarre guadagno dallo sfruttamento! L’Italia dentro l’UE, come ben dimostrato dall’ultima manovra, non ha nessuna vera autonomia fiscale, non può cambiare alcunché. Quindi le politiche di gestione dei flussi migratori del governo non avranno nessun effetto concreto nel medio periodo, rimarranno pura propaganda se non ci sarà un cambiamento radicale, una vera ripresa economica e sociale!

Ogni volta che affronto questo argomento sono necessarie alcune premesse, prima di essere tacciato per xenofobo, razzista, fascista………………………………………………………………….ista!

Primo, non ho votato per questo governo, né lo voterei e Salvini non mi sta per niente simpatico.

Secondo, io i migranti nei barconi li accoglierei a terra, per lo meno per le prime cure e per ridare loro un minimo di dignità.

Terzo, la giusta battaglia che il governo italiano sta conducendo nei confronti del resto d’Europa, per la suddivisione nell’accoglimento dei migranti, non dovrebbe essere fatta sulla pelle di quei poveracci.

Però…

Però né Salvini, né, a cascata, Di Maio e Conte hanno commesso reati civili o penali, ma solo azioni politiche. Non hanno rubato, truffato, fatto violenza né ucciso nessuno… anzi hanno garantito loro assistenza sanitaria, alimentare e quant’altro, sulla nave. I profughi stessi hanno deciso di salire su quella nave e non è certo sequestro di persona lasciarli lì!

Da che mondo è mondo quando uno si presenta alla frontiera senza documenti validi per l’espatrio o con documenti di un paese non amico, può non essere accolto. Altrimenti a che serve una frontiera? Poi, se sia giusto che esistano o no le frontiere, se ne può parlare! Ma intanto ci sono.

Inoltre la costituzione parla chiaro: l’autorizzazione che il parlamento deve dare per “affidare” ai giudici un parlamentare serve proprio a questo. Ad evitare che la magistratura possa avere un “potere” sproporzionato ed a giudicare così un politico per scelte politiche che potrebbero essere confuse, ad arte, con reati comuni. E’ una garanzia di democrazia!

In questo caso i politici in questione hanno compiuto SOLO atti politici, oltretutto dichiarati nei programmi elettorali e nel “contratto di governo”, condivisibili o meno, ma questa è la democrazia, e per tanto non vanno affidati alla magistratura.

Condivido quindi l’opinione di chi voterà contro l’autorizzazione a procedere.

Bruxelles, reddito di cittadinanza e quota 100!

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Stefano ha scritto questa interessante riflessione sulle tanto discusse riforme del governo: reddito di cittadinanza e quota 100! Da parte mia aggiungo solo che il reddito di cittadinanza è essenzialmente uno strumento funzionale alla precarizzazione del lavoro! Serve cioè a livellare i salari sul “reddito” stabilito dallo Stato e ingabbiare, appiattire i lavoratori dentro questo sistema: accetti il lavoro offerto dall’impresa o sei fuori! Il problema è che sappiamo già che per gli imprenditori al Sud, i 780 euro, sono troppi!!! Ciò significa che lì i salari sono molto al di sotto di questa soglia e ciò ai generosi padroni non va assolutamente bene. Vedremo quindi quanto sarà redistributiva questa manovra, nel breve periodo certamente si, darà un po’ di respiro a molte persone, ma nel lungo non ha futuro, non è in grado di migliorare alcunché perché si basa su un sistema lavorativo che favorisce comunque la precarietà e lo sfruttamento. Dove ci sono le tutele e il lavoro è garantito il reddito di cittadinanza non serve, è un controsenso. Dobbiamo scegliere fra redistribuire il reddito tra e i lavoratori e i padroni (grandi aziende)  o lasciare tutta la torta in mano a quest’ultimi completando così il lavoro fatto dai governi precedenti. Basta con le prese in giro, con gli esperimenti contabili fatti sulla pelle della gente. Lo Stato torni a fare lo Stato, garantisca cioè equità e diritti sociali, in primis il lavoro. Tutto il resto, sistema pensionistico “umano” compreso, verrà fuori come logica conseguenza. Ma vi lascio al post di Stefano…

Ancora non ha potuto fornire alcun esito, ma la manovra finanziaria ha già i suoi effetti nefasti: per i burocrati di Bruxelles l’Italia non avrà crescita nel 2019 o ne avrà meno del previsto e bla bla bla.

Hanno detto che il “reddito di cittadinanza” va nelle direzione giusta, ma la “quota 100” mai e poi mai!!!

Traduciamo:

l’elemosina data a persone considerate incapaci di lavorare come matti e di produrre per tutta la vita per stipendi da fame, purché restino in vita e continuino ad essere consumatori, va bene.

Riconoscere che delle persone, stanche da una vita di lavoro, di solito stressante e disumanizzante, possano finalmente concedersi il lusso di riposarsi un po’, e magari curare di più i propri affetti ed interessi, no!

Premetto che non sono d’accordo né col primo né col secondo caposaldo del “governo del cambiamento” (solo a parole).

Cominciamo col secondo: non va bene né la quota 100 né la “Fornero”, era meglio prima, c’era la vecchiaia… tipo a 65 anni (e già sono tanti) o l’anzianità con 40 anni di lavoro… caspita!!! Quarant’anni di lavoro sono un’enormità!!! Non bastano? Quanto deve disumanizzarsi uno? No, uno deve restare almeno fino a 62 anni, e magari ha già lavorato per 45 anni!!! Fermo restando che se qualcuno era così fortunato da fare un lavoro che gli piaceva, particolarmente stimolante o creativo, nessuno lo obbligava a smettere.

Ma soprattutto col primo punto perché… perché che senso ha?

Ci sono due tipi di attività lavorative:

quelle che producono un reddito, un valore aggiunto monetizzabile e di solito sono appannaggio dei privati. Quindi tutto il mondo dell’imprenditoria e della produzione di beni e servizi.

E quelle che non producono un reddito, che sono anche loro servizi utili alla collettività, ma queste sono appannaggio degli stati.

Bene, visto che lo stato deve pagare questo reddito di cittadinanza, la disoccupazione, la cassa integrazione, eccetera… perché non utilizzare questa potenziale forza lavoro per le attività non redditizie?

Quanti anziani e bambini ci sono da accudire? Quante foreste, spiagge e fiumi ci sono da pulire? Quanti lavori imprevisti ed urgenti ci sono nell’amministrazione pubblica? Quante sistemazioni contro il dissesto idro-geologico? Per non parlare poi delle eventuali (non auspicabili) emergenze catastrofiche…

Inoltre, la dignità dove la mettiamo? Tornare a casa dopo aver lavorato e sentire di esserseli guadagnati quei soldi, piuttosto che ricevere un sussidio, un’elemosina appunto? Inoltre, continuare a stare in attività, magari imparare altre professioni… spendibili nel privato? Inoltre, e questo è il punto più importante, renderebbe la gente non ricattabile, eliminerebbe il caporalato e gran parte del lavoro nero.

Sono contrario al reddito di cittadinanza e favorevole ad un programma di lavoro garantito dallo stato!

Un po’ di calore accanto a me!

 

 

 

Dopo il successo di Chat , Stefano ritorna con un altro imperdibile videoracconto. Purtroppo in questa versione di wordpress non posso caricare il video, ma lo potete vedere utilizzando il link sotto. Buona visione!

Un’esperienza che sarebbe bella da vivere, un viaggio dentro sé stessi …

Con tanti ringraziamenti per Barbara e Giorgio, due grandissimi professionisti che mi hanno fatto questo onore!

 

Un po’ di calore accanto a me – videoracconto di Stefano Tonnarelli su you tube