Countdown: G7, G6, G5, G4….

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C’è già chi dice che il prossimo sarà un G6, visto il grande successo del G7 canadese ( Leggi qui)! La presa di distanza di Trump dai “paesi amici” del G7 rischia forse di far tornare indietro di 70 anni le relazioni con quest’ultimi? Ormai c’è una guerra commerciale conclamata e bisognerebbe chiedersi che credibilità potrebbero mai avere le decisioni prese da un eventuale G6 senza la presenza degli Stati Uniti.

70 anni è un numero “limite” sembrerebbe, visti i tanti nodi che stanno venendo al pettine. Anche gli EUROpeisti duri e puri sono soliti ripetere a pappagallo la narrazione che l’Europa unita ci ha portato 70 anni di pace! Nessuno nega che ci sia stata una certa stabilità politica, ma sicuramente un’affermazione del genere andrebbe motivata e non certo data in pasto all’opinione pubblica come verità rivelata ed autoevidente.

Per quello che riguarda l’Italia il riferimento alla “pace” più autorevole lo possiamo trovare nella nostra Costituzione e precisamente nell’articolo 11:

<L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.>

C’è chi vede in questo articolo un riferimento all’adesione italiana hai vari trattati europei, quelli appunto che “…in condizioni di parità con gli altri stati…” avrebbero assicurato la pace e la giustizia fra le nazioni! Ho evidenziato la parte che riguarda le condizioni di parità fra gli stati proprio perché l’Unione europea sembra alquanto asimmetrica dal punto di vista della convenienza economica e della gestione politica. Siamo abituati ad un paese che accumula surplus stratosferici – la Germania – ma non fa investimenti pubblici aumentando stipendi e pensioni a casa propria; pensando quindi esclusivamente alla propria competitività a discapito degli altri partner europei e dei suoi stessi cittadini LEGGI QUI. Gli squilibri economici che l’euro e questa politica “imperialista” hanno causato in Europa, stanno ora evidentemente generando attriti sociali ed esiti politici imprevedibili (o forse prevedibilissimi) che minano fortemente quest’apparente stabilità e mettono in pericolo la stessa pace.

Da questo ragionamento ne deriva un altro che provo a spiegare in poche parole: “Forse nell’Europa del dopoguerra, per metterla al sicuro “da sé stessa”, i padri fondatori delle varie costituzioni antifasciste  hanno preferito il vassallaggio americano aderendo alla NATO (…consente, in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni). ” Il deterrente bellico, sostenuto dal paese economicamente e militarmente più credibile, cioè gli Stati Uniti, è stato il vero garante della pace europea. Una guerra fredda permanente con il blocco sovietico, ha di fatto congelato rappresaglie militari fino alla caduta del muro di Berlino. Poi il progetto dell’UE ha avuto un evidente accelerazione con Maastricht e l’adesione all’euro dei principali paesi europei.

Se questo progetto (l’UE e l’euro) è nato lo dobbiamo certamente all’appoggio USA, che però oggi sembra venire a mancare. L’America crea e l’America distrugge quando il gioco diventa economicamente insostenibile. Trump infatti, con il suo motto “America first”, lo sta ostacolando in ogni modo appoggiando addirittura la formazione di esecutivi moderatamente anti-UE come quello italiano. Saranno forse solo una forma di cortesia le parole che il presidente americano rivolge al nostro premier Conte dopo l’incontro avuto al G7? Ecco  il tweet:

Donald J. Trump

@realDonaldTrump

Just met the new Prime Minister of Italy, @GiuseppeConteIT, a really great guy. He will be honored in Washington, at the @WhiteHouse, shortly. He will do a great job – the people of Italy got it right!

A parziale sostegno di questa ipotesi (di un appoggio USA al nuovo governo italiano) consiglio di leggere Questo articolo. Pare che  il giochetto dello spread stavolta non funzionerà come arma di ricatto tipo 2011 perché i fondi USA sono intervenuti nell’acquisto dei nostri BTP calmierando i tassi d’interesse. Gli enormi surplus tedeschi  danno sempre più fastidio ad una parte della finanza USA (vedi dazi) e la formazione di un governo in grado di porre argini in Europa a tale strapotere fa comodo. Il vento e gli equilibri di potere stanno cambiando ancora nel mondo, attendiamoci grandi cambiamenti sperando che l’Italia possa essere protagonista positiva.

6 giugno !949 – (!984) – 6 giugno 20!8

Strana assonanza quella odierna e la celebro nel titolo del post sostituendo il numero 1 con tanti punti esclamativi!!!! Possiamo infatti celebrare il 69° anno dall’uscita del capolavoro di George Orwell, “1984” e al contempo il Governo Conte che incassa la fiducia alla Camera divenendo nei fatti “esecutivo”, cioè in grado di iniziare ad attuare il programma.

Ora non voglio spendere troppo parole su quello che farà il Governo Lega-M5S, vedremo presto quanto e come manterranno le loro promesse e soprattutto quanto esse incideranno positivamente o meno sulla vita dei cittadini italiani.

Mi soffermerò però sul libro di George Orwell mettendo in evidenza come la sua descrizione di un ipotetico mondo del futuro dominato dalla neolingua, – una vera e propria degenerazione del linguaggio – insieme al totale controllo dei mezzi d’informazione avrebbe portato all’annullamento di ogni identità individuale e quindi di ogni libertà!

Ecco alcuni dei passi finali del libro:
<< Chiunque fosse cresciuto conoscendo soltanto la neolingua non avrebbe saputo più che una volta uguale significava anche “uguale da un punto di vista politico”; o che prima libero significava “intellettualmente libero”;… Soppiantata una volta per tutte l’archelingua anche l’ultimo legame col passato sarebbe stato reciso… Si prenda, a mo’ d’esempio, quel celebre passo dalla Dichiarazione d’Indipendenza:
Noi riteniamo che queste verità siano di per sé stesse evidenti, che tutti gli uomini siano stati creati uguali e che il Creatore li abbia forniti di determinati diritti inalienabili…
L’unica traduzione possibile sarebbe di natura ideologica: le parole di Jefferson, pertanto, verrebbero trasformate in un panegirico del governo assoluto>>.

Un monito inquietante, non solo sul futuro, ma anche e soprattutto sul presente. Mi riferisco certamente all’incessante e progressivo attacco all’individuo attraverso la massificazione del linguaggio operata dai media e ormai anche dalla radicale trasformazione della scuola. Con l’ultima riforma, quella della Buona scuola, è nata la valutazione delle cosiddette “competenze”. La prima riflessione in merito riguarda il ribaltamento radicale dei valori costitutivi della scuola pubblica: siamo passati dalla scuola inclusiva, quella rivolta a tutti in quanto persone e cittadini del futuro a quella del competere, con finalità utilitaristiche ancora non meglio definite.

Ma ad aggravare questa inversione dei fini del compito costitutivo della scuola c’è anche il concetto stesso di competenza. Un mio amico mi raccontava della foto di una rivista in cui si accostava un termitaio alla Sagrada familia. La riflessione che seguiva nell’articolo metteva in evidenza la somiglianza delle due opere soffermandosi sul fatto che le termiti erano competenti nel saper costruire la loro tana, ma il loro è un saper fare senza sapere e soprattutto senza saper essere.

Fare qualcosa per il piacere di farla, per la sua bellezza intrinseca o per la pura valenza culturale che essa può avere esula completamente dalla competenza fine a sé stessa.

Formare dei cittadini che sanno fare ma non sono in grado di coscienza critica e libertà personale non è forse uno dei modelli orwelliani portati a compimento nella società del prossimo futuro?

Non voglio qui associarmi alle pessimistiche conclusioni del libro 1984 che sembravano non lasciare possibilità alcuna alle persone di sfuggire al controllo del Sistema di potere dominante. Voglio piuttosto sperare che questo Governo, nato come opposizione al sistema liberista che ha prevalso in Italia e in Europa negli ultimi anni, possa davvero ripristinare i fondamentali principi di libertà senza i quali nessuna democrazia è possibile. Ma la neolingua e ogni azione a suo supporto è già da tempo una realtà, non sarà facile tornare indietro. Un lavoro lungo e difficile quello del vero cambiamento, mi auguro con tutto il cuore che sia possibile portarlo a compimento.

Dal referendum alle elezioni: la sterilizzazione del voto?

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Questo tempo è finito?

L’avevamo detto alla vigilia del referendum costituzionale che nonostante Il no ha già vinto, ma la rotta prosegue barra a dritta verso il disastro (CLICCA PER LEGGERE) , nulla sarebbe cambiato nell’azione politica del governo. Anche se un’eventuale vittoria del SI avrebbe definitivamente modificato l’ossatura stessa della carta costituzionale, vincolando in maniera più stringente, addirittura inderogabile, ogni atto legislativo di qualsivoglia governo italiano LEGGI QUI.

Ma quello che non accadde allora è ormai prossimo a realizzarsi. Sembra che la formazione di un esecutivo in grado di portare un cambiamento che sia realmente frutto della volontà popolare non abbia possibilità alcuna di concretizzarsi (GUARDA UN PO’ IL CASO!!!).

C’è chi crede addirittura che ci saranno nuove elezioni, o più probabilmente un governo del presidente, magari con un tecnico in puro stile montiano (un nome fra tutti Cottarelli) che potrebbe portare avanti indisturbato la solita agenda ultraliberista eterodiretta dall’Europa senza troppi problemi per nessuno. Del resto quali sarebbero le forze politiche che non lo appoggerebbero? Il movimento 5 stelle forse? Basta pensare quanto il loro programma-contratto sia assimilabile e adattabile a quello del partito più EUROpeista che sia mai stato concepito da mente umana, il PD: “reddito di cittadinanza” che fa eco al “sussidio di povertà”, pronto a trasformarsi alla bisogna in sussidio familiare o sostegno alle pensioni o a qualsivoglia altro campo del sociale. In fondo l’obolo serve se vuoi almeno momentaneamente sopire il dissenso e al contempo andare avanti nel solco già tracciato del “più Europa”. Dare quanto basta per sopire il dissenso, cambiare tutto per non cambiare nulla…Ma delle assonanze e similitudini fra il movimento e il PD ne avevamo già parlato QUI (clicca per leggere)!

Certo è difficile credere, vista la posizione ” rigida” del m5s, ad un governo dove Di Maio non sia premier, ma gli eventi e lo scongiurare le elezioni in nome delle solite emergenze nazionali potrebbero fare miracoli. Poi quando il delirio diventerà ulteriore macelleria sociale con la partecipazione straordinaria ma sostanziale del m5s, magari le gente tornerà a rivolgersi verso nuovi-vecchi ma affidabili partiti, quelli del ” non ce lo possiamo permettere”, i realisti con il c@l@ degli altri. Perché dopo le mazzate prese anche grazie al partito degli “onesti duri e puri” perfino il vomitevole paternalismo piddino (lo fanno per il nostro bene, da solo il popolo non è in grado di scegliere) ci sembrerà lenitivo. E il cerchio, ancora una volta, si chiuderà come una morsa senza vie di scampo su tutti noi.

Quindi accadrà davvero che il mantra Berlusconi NO si trasformi in un neo-Monti SI?!? Chiaramente è fantapolitica e ci stra-auguriamo tutti che mai e poi mai accadrà! E se mai dovesse accadere (PER PURO CASO!!!), nonostante la copertura fumogena mediatica a mescolare gli eventi prenderemo nota di dove, chi, come e quando arriveranno i numeri per sostenere un tale governo non facendo sconti a nessuno, Lega o Movimento o qualsiasi altra forza politica che sia!

Il problema vero però, dicevo nel titolo, non è tanto la continuità dei programmi di governo presenti (passati) e futuri, essa a me pare già assicurata dato che l’unico partito che ha mantenuto un minimo di credibilità nel puntare i piedi all’Europa è la Lega, attualmente neutralizzata da un lato dalla sua stessa coalizione, dall’altro dal m5s che pur proponendo “contratti” in puro stile berlusconiano, mette veti ad un’alleanza che includesse FI! Quando a mio parere il miglior modo per cancellare definitivamente Berlusconi sarebbe stato proprio allearsi con il centrodestra e fare muro insieme alla Lega su un programma “blindato” che recepisse le istanze di recupero di sovranità, sostegno al lavoro, cancellazione delle clausole di salvaguardia imposte dalla commissione europea, tutela dei risparmiatori e al contempo delle banche italiane… I voti di FI sarebbero stati ininfluenti, mentre il “contratto” sarebbe stato blindato da una solida maggioranza dei partiti che hanno preso più voti. Tutti temi però che evidentemente non interessano realmente.

Ma il peggior esito potrebbe essere chiudere definitivamente la porta ad una possibilità di cambiamento dal basso attraverso le elezioni. Salvini risponderà positivamente a Di Maio costringendo il presidente della Repubblica a indire rapidamente nuove elezioni? Vista la situazione di stallo, per evitare quanto detto sopra, cioè un funesto governo tecnico, la proposta di Di Maio è l’unica percorribile. Un governo di minoranza a guida centrodestra, del resto, che programma di cambiamento potrebbe mai realizzare? Dato che m5s e Lega hanno di fatto la maggioranza in Parlamento, una loro richiesta compatta di nuove elezioni non potrà che essere accettata dal Presidente della Repubblica. Eppure tra tutte le soluzioni questa a me sembra la meno probabile. Intanto le 48 ore esplorative date alla Casellati per tentare un accordo fra Lega e M5S sono moltiplicate per Fico che lascia ancora le porte aperte al PD in attesa che con comodo si completi l’autodistruzione del partito.

Presto vedremo chi e cosa escogiteranno per tirare avanti, sterilizzare una volta per tutte il processo elettorale fonte di tante preoccupazioni delle élite e arrivare così alle elezioni europee già fissate per la fine di maggio 2019 con le idee chiare sul da farsi: queste si che dovrebbero diventare prevalenti, prioritarie nel dettare l’agenda di ogni futuro governo nazionale. Diventare prioritarie, cioè di fatto “sostituire le elezioni nazionali” da mantenere solo per le poltrone della politica e in funzione “ludi cartacei” per chi ancora avrà voglia di votare. A patto che, nel frattempo, abbia ancora senso parlare di EUROpa!

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (ottava parte)

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Nella settima parte (che potete leggere CLICCANDO QUI), avevamo parlato della teoria dell’evoluzione contestando le modalità con cui era stata presentata in una trasmissione televisiva, un esempio di visione unilaterale della realtà così come spesso e volentieri ci viene mostrata dai media. Al vertice di questa pseudo realtà c’è sempre una bellissima narrazione e non ci sarebbe niente di male ad essere sognatori, se non fosse che in questo caso noi siamo i protagonisti di una storia scritta da altri per finalità non meglio precisate! A CHI credere e in COSA credere?  Difficile rispondere, nelle brevi riflessioni  che seguono non faccio che evidenziare gli slogan della narrazione odierna e ognuno potrà sperimentare su sé stesso quanta presa essi abbiano nel nostro pensare. Magari ci scopriremo lettori, riuscendo almeno in parte a vedere le cose con distacco, a capire dove finisce la narrazione e dove inizia la vita reale. A questo punto non ci resterà che chiudere il libro: nel mio caso l’in-voluzione interiore ha portato i suoi frutti! Guardarsi dentro porta a scoprire un’intimità che è Mistero a noi stessi! Il Mistero è la prima scoperta, ciò che apre alla speranza. Allo stesso tempo Esso lascia la porta aperta alla Verità, rende possibile il confronto con una realtà oggettiva oltre la narrazione posticcia in cui viviamo. Non so se ci saranno altre puntate di questa mia in-voluzione interiore, magari proverò a riordinare quanto già scritto cercando fra le righe ulteriori approfondimenti…

 

Come sarebbe impossibile per dei genitori pensare di gettare a mare un figlio perché “non ce lo possiamo permettere”, così i tanti cittadini delle nostre martoriate democrazie dovrebbero almeno farsi scrupolo di indagare, mettere in dubbio i tanti mantra sciamanici che ci propinano quotidianamente: è colpa della casta, la cricca, il debito pubblico, i dipendenti pubblici improduttivi, bisogna sanare le inefficienze, privatizzare quello che non funziona…. E’ un attacco costante allo Stato (e quindi a tutti noi che ne siamo parte), con la partecipazione ORDINARIA delle istituzioni nazionali e internazionali (nel nostro caso EUROpee): siamo nell’epoca dei tecnici, che di fatto fanno politica, spesso senza neanche la legittimazione del voto, bypassando qualsiasi norma costituzionale a favore della contabilità: il “diritto al lavoro” è sostituito dal “pareggio di bilancio” e dai necessari (per chi?) tagli alla spesa (posti di dipendenti pubblici inclusi)! Si potrebbe continuare a lungo  e ci sono persone che attraverso libri o blog sono riusciti a dare un quadro completo ed esauriente del perché e del percome ci stanno facendo questo, ma il problema di fondo resta comunque quello della “storia che si ripete”: nella lotta fra il bene e il male, che relativamente alla razza umana altro non è che storia di interessi contrapposti, nel medio-lungo periodo perdono tutti, o almeno c’è un’alta probabilità che tutto vada allo sfascio (vedi guerre mondiali recenti o l’attuale escalation sulla Siria) eppure è nella loro (nostra) natura l’autodistruzione e la rinascita, è inutile pensare che in fondo io non centro, noi non centriamo perché siamo diversi da quelli che ci manipolano e quindi bla, bla, bla… Se un’evoluzione dev’esserci essa si concretizza sempre e solo nella collettività, in quella coscienza collettiva che è formativa di una visione d’insieme, di un’epoca, un modo di vedere, un essere coscienti di…. Ci sono certamente incrinature nel sistema, aperture verso altro, oltre l’uniformità dei modi di vedere e pensare, ma molto distanti non possiamo andare finché a remare contro la corrente dell’attualità non ci imponiamo in massa. In questo quadro si inserisce anche il concetto scientifico di “evoluzione”, così come venne proposta nella trasmissione sopracitata: un adattamento all’ambiente attraverso la vittoria del più forte, cioè di chi è evolutivamente superiore. Non c’è morale e la giustizia diventa la pura constatazione che se la natura è matrigna, Dio e in ultima analisi lo stesso uomo, altro non sono che espressioni di essa, all’interno della storia umana il più forte impone il giusto adattamento all’ambiente a chi gli è sottomesso e il più forte è sempre chi riesce a manipolare-costruire una verità socialmente e umanamente accettabile alla collettività, un vero e proprio pensiero magico-religioso a cui ci adeguiamo, volenti o nolenti, perché è quasi impossibile remare contro la corrente della collettività!

Liebster Award 2017 – Glorious Edition

Il 23 Gennaio 2018 ho ricevuto da Ivano Landi questo gradito e ambito premio. Ora mi accingo a onorare il suo invito, del resto era il minimo che potessi fare vista la S-tag-giata che gli ho rifilato qualche mese fa, da lui incassata e soprattutto scritta in modo magistrale. Intanto provo a riepilogare le regole degli award:

1) Ringraziare e rispondere alle 11 domande di chi ti ha premiato;
2) premiare 11 blogger meritevoli che non raggiungono i 200 followers;
3) comunicare la vincita agli altri bloggers premiati;
4) proporre ai premiati altre 11 domande.

Grazie è il minimo che posso dire ad Ivano, visto l’attenzione con cui segue “da sempre” il mio blog: ha la capacità e uno spirito critico che gli permette di giudicare in modo oggettivo i miei post anche quando mi capita di esprimere pareri su cui non è pienamente daccordo. A trovarli di lettori così! Ma è giunta l’ora di provare a rispondere alle sue 11 domande…
1) L’anno scorso ho chiesto di mettere in ordine di preferenza nove generi letterari. Ora ti chiedo di fare altrettanto con i seguenti nove medium espressivi che butto là in ordine sparso: romanzo, poesia, cinema, fumetto, fotografia, pittura, televisione, musica, illustrazione.

Le preferenze cambiano con l’età e soprattutto con i tempi, ma cercando di considerare in modo oggettivo il “tempo” e l’interesse che nella mia vita ho dedicato ai generi che citi provo a classificarli: 1) Fumetto, 2) Poesia, 3) Pittura, 4) Musica, 5) Cinema, 6) Romanzo, 7) Televisione, 8) Fotografia, 9) Illustrazione
2) Mi permetto di riciclare la domanda 6 perché a me è piaciuto troppo citare Lei. Spero faccia piacere anche a voi citare il vostro/a Lui/Lei. Se poi pure voi ci mettete le foto, facciamo una bella galleria di tipi ideali.
Dunque: Chi è il tuo ideale di donna/uomo (un nome di un personaggio riconoscibile da tutti, il tuo vicino/a di casa non vale)?

Considerando che ho iniziato a vivere intorno ai 25 anni, prima ero prevalentemente rinchiuso nella caverna di Platone, posso però indicare almeno una donna simbolo di cui mi ero invaghito nel periodo adolescenziale, Alessandra Martinez!

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Fantastico 7 – Alessandra Martinez e Lorella Cuccarini (1986)

Nonostante Lorella Cuccarini avesse un carattere più deciso che almeno per i miei ricordi metteva un po’ in secondo piano Alessandra Martinez, io trovavo quest’ultima indiscutibilmente più affascinante!
3) Se non avessi intrapreso la strada del blogging a quale altro hobby pensi avresti dedicato l’equivalente del tempo?

Riguardo al blogging è strano, perché non sono io a essermi dedicato al blogging, ma l’esatto contrario: sono diventato blogging a mia insaputa!?!? MA DUNQUE E COMUNQUE LO SONO? Bando alle ciancie, ritornando in tema: per anni ho collezionato fumetti e sognato di avere uno spazio adeguato per archiviarli a dovere. Non sono riuscito a realizzare questo progetto e ho sempre più trascurato questa passione, trasmettendola però ai miei figli .
4) Col senno di poi… hai scelto la strada giusta nel tuo percorso di istruzione scolastica (superiori, università, specializzazioni) o cambieresti qualcosa? (Nel caso mio, per esempio, tutto).

La scuola, soprattutto nel periodo adolescenziale, è stata per me un disastro. Finite le medie avevo scelto di fare un istituto tecnico, ma arrivato in secondo superiore passai invece alle scuole magistrali!!! C’era stata una svolta nella mia vita che per la prima volta mi permetteva di vedere con chiarezza la strada da seguire. Completate le superiori senza più patemi e con discreta soddisfazione mi sono iscritto all’università di filosofia. Nel frattempo ho iniziato a lavorare nella scuola prima come educatore comunale, poi come insegnante di scuola primaria. La laurea è venuta in cammino, fra un impegno e l’altro incontrati nella vita, completata più per passione che per esigenze lavorative.
5) Sei un/una amante della vita sedentaria? Un/una amante della vita nomade? Un sedentario/a costretto/a al nomadismo? O un/una nomade costretto/a alla vita sedentaria?

Il nomadismo l’ho scoperto relativamente di recente, dal 2009 quando ho iniziato a viaggiare in camper. Quel discorso di viaggiare per viaggiare senza stabilire una meta precisa lo condivido abbastanza. Non m’importa dove si va, l’importante è che quando sono “fuori”, vivendo alla giornata esco da schemi precostituiti che mi stanno veramente troppo stretti. Che cacchio di abiti ci fa indossare la società! Non è possibile resistere a lungo e quindi no, sedentario non lo sono mai stato, in particolare preferisco vivere all’aria aperta, dove lo sguardo si perde all’infinito e l’urbanizzazione è secondaria. La montagna è la mia meta privilegiata ma non solo.
6) Domanda strettamente legata alla precedente: Ti senti radicato alla tua terra d’origine o piuttosto un/una apolide?

Non particolarmente, è una cosa strana amo l’Italia e la città dove sono nato, Ancona. Ma allo stesso tempo detesto i campanilismi e posso vivere anche altrove! Ma la parola “apolide” è in questo contesto storico troppo global-political-correct, non credo di digerirla!
7) Sempre sulla stessa onda: Il mio amatissimo Rilke (il poeta) diceva che seppure di origine praghese e di cultura tedesca, la sua patria spirituale era la Russia. Tu ti riconosci una patria spirituale?

Con uno sguardo al passato direi Topolinia, sicuramente più e meglio (o più meglio) di Paperopoli!!! Ma ri-bando alle ciancie no, non credo di avere (ancora) trovato una patria spirituale!
8) Tendi ad amare di più: La natura? Le cose vecchie/antiche? Le cose moderne? Per la cronaca, si tratta di una divisione in tre tipi di essenze umane (naturale, classica, moderna) appartenente a una particolare scuola psicologica.

La natura mi affascina, anche se so che l’umano antropoforme entra in ogni filo d’erba: il bosco, la montagna, il mare…cosa rimane oggi di naturale? In cosa, l’uomo, lascia che la natura prenda il suo corso? Non credo che io/noi uomini moderni abbiamo mai avuto a che fare con la natura, fermo restando che noi stessi siamo natura!

Il moderno, l’antico,… concetti che hanno sempre l’uomo come riferimento e centro. Ma il tempo è davvero così importante, al punto da determinare un’essenza, un “tipo” di uomo? Nel presente si forma e trasforma il reale con il suo divenire che come il fluire della corrente in un fiume in piena sembra inarrestabile! Sembra, appunto, ma è davvero così? O piuttosto è il nostro voltarci AVANTI E INDIETRO che provoca l’illusione del tempo e il fascino dell’antico o del moderno? Io quindi, dunque, perciò,… SONO e sempre SARO’ un tipo di essenza umana natural-naturale, mi riconosco cioè natura perché nella natura si esprime ogni essenza.
9) Ora una domanda facile facile, su qualcosa che pare molto d’attualità: qual è il tuo decennio preferito (da te vissuto direttamente o anche solo per via indiretta)?

Talmente facile da essere forse la più difficile (per me): negli anni 70 ero un bambino e del mio essere bambino ricordo concretamente che la magia, la fantasia, la fede nell’incredibile erano realtà incrollabili! Io credevo e vedevo molte cose che oggi non sono più in grado di sentire e forse neanche concepire. Cosa cambia in noi nel mondo degli adulti? Si acquisisce consapevolezza o si perde la semplicità che ci rende trasparenti alla verità? So che alcune cose erano profondamente vere, eppure un abisso mi separa ora da loro! Quanta falsità, quante illusioni ci circondano!! Crescere non è solo un processo fisico, ma anche e soprattutto mentale: una mente che come una sovrastruttura, individuale e collettiva, sembra sovrascrivere quello che eravamo e che forse ancora siamo. Non che si possa davvero perdere sé stessi, ma quanto mistero, quanta fretta di crescere, nascondere, cancellare ciò che ci lega alle nostre origini!!!
10) Collezioni qualcosa (francobolli, farfalle, cartoline, ecc.)?

Mi sono accorto, parlando recentemente con amici, che le passioni/collezioni del passato ora hanno perso in me quel qualcosa che prima le rendeva importanti. Ho collezionato soprattutto fumetti di vari generi e tipo come dicevo sopra: Disney, su tutte la serie Zio Paperone di Carl Barks, in particolare i primi 12 numeri Mondadori compresi gli speciali. Ma anche supereroi Marvel e DC comics, varie ristampe soprattutto della Marvel Italia anni 90, qualcosa della Corno anni 70. Inoltre fra le serie Bonelli editore, su tutti Tex, ma ho apprezzato tantissimo anche Mister No e Nathan Never (stranamente non sopportavo Dylan Dog e ho praticamente regalato i primi numeri in qualche fiera di Lucca comics).
11) Hai o hai avuto una tua enciclopedia preferita?

Ho avuto diverse enciclopedie, ad esempio “Conoscere”, ma anche l’enciclopedia dei ragazzi Mondadori o alle superiori l’enciclopedia della scienza e della tecnica Mondadori che considero ancora oggi un pozzo di conoscenza insuperabile.

Fatta la faticosa scalata delle 11 risposte alle domande proposte da Ivano, mi accingo all’impervia e spericolata discesa delle mie 11 domande ai volenterosi lettori interessati.
1) Di fronte alle cosiddette “nuove generazioni digitali”, come consideri ancora l’utilizzo della “carta e penna” al posto dei PC o Tablet o Smartphone?
2) In particolare riferendosi alla scuola, credi che i ragazzi debbano abbandonare la carta a vantaggio dei nuovi strumenti digitali oppure la scuola deve rimanere un filtro, un’oasi di “tutela integrale” dove maneggiare una penna sulla carta si assurge quasi a privilegio di fronte all’irrompere del digitale?
3) Ritieni che l’alternanza scuola-lavoro sia un progresso in grado di preparare i ragazzi alla vita reale o invece sia un impoverimento che renderà le nuove generazioni meno consapevoli dei loro diritti?
4) Consideri l’attività sportiva e il movimento importanti?
5) Pensi che i ragazzi dovrebbero sempre frequentare uno sport?
6) Parlando di politica, quali sono i problemi prioritari che dovrebbe affrontare? a) L’abolizione dei privilegi, la lotta alla corruzione, i tagli alla spesa pubblica e al debito pubblico. b) Il ripristino delle tutele sociali, in particolare la stabilizzazione del lavoro con salari dignitosi, la ripresa di investimenti pubblici in ogni campo del sociale, la cancellazione di tutti i criteri contabili di controllo della spesa in quanto non compatibili con la civiltà della Costituzione.
7) Ha ancora senso parlare di tolemaici e copernicani nella nostra società? Se pensi di si a quale campo lo riferisci: scienza, religione, politica, economia…
8) Se alla domanda 7 hai risposto di si, da chi pensi sia attualmente governato il mondo, da tolemaici o copernicani?
9) Ti interessa leggere libri di saggistica? Se si, di quali argomenti: scientifici, storici, filosofici…

10) Relativamente ai romanzi quali generi preferisci?

11) Nel suo romanzo 1984 George Orwell afferma che: “L’ortodossia consiste nel non pensare, nel non aver bisogno di pensare. L’ortodossia è inconsapevolezza!” Qual è il tuo livello di ortodossia nei confronti dei vari problemi della vita?

Ora, più che nominare, lascio liberi di rispondere alle domande i primi 11 blogger che se la sentono di partecipare.

Riflessioni pre elettorali

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Nella prossima tornata elettorale con ogni probabilità assisteremo all’ennesimo passaggio del “pilota automatico” in mano alla coalizione o movimento o “governo del presidente” di turno! Per pilota automatico mi riferisco al solco sempre più profondo scavato dalle “riforme di-strutturali” che ci chiede l’EUROpa! Non ci sarà infatti alcuna significativa deviazione dal modello neoliberista, proprio perché mai nei dibattiti o nei programmi elettorali è stato messo seriamente in discussione. Ma questo non significa necessariamente che votare è inutile!

Probabillmente se uno volesse avere chiarezza e impegno nella realizzazione dei programmi presentati dai partiti dovrebbe scegliere il PD, al quale va riconosciuto di dire le cose come stanno: loro hanno fatto e continueranno a fare l’interesse dell’EUROpa! E per chi pensa che stia esagerando può leggere messe nero su bianco le affermazioni fatte QUI!. Infatti l’Italia nei progetti EUROpeisti potrà continuare a esistere solo come entità geografica, senza popolo, senza una cultura che la identifichi e la tenga unita! Sappiamo bene che la sinistra è internazionalista, ma si va ben oltre sciogliendo nell’acido il concetto di nazione in nome di un progetto cosmopolita non ben definito o più paradossalmente definibile addirittura come ultranazionalista, visto l’esplicita tendenza a creare di fatto una supernazione europea a guida tedesca! In entrambi i casi cosa ci sarebbe di sinistra in tutto ciò?

Purtroppo questo programma sistematico di demonizzazione dello Stato democratico costituzionale (identificato spesso e volentieri come nazionalista, quindi retaggio del passato da cancellare) senza al contempo riferirsi mai ai trattati europei e all’euro come possibili concause dei nostri mali è comune un po’ a tutti i partiti (perlomeno a quelli che potrebbero andare al governo) e alle coalizioni. Eppure sempre più voci mettono in evidenza la necessità dell’Italia di programmare UN’USCITA ORDINATA DALL’EURO.

Dobbiamo capire che riferirsi al ripristino dello stato sociale come previsto dalla Costituzione non è un’utopia, come invece vogliono farci credere le forze regressive rappresentate in Italia soprattutto da quei politici che parlano di “coperture” o di “promesse serie” perché realizzabili alla luce dei dettami euroimposti: chissà, magari per questi personaggi i padri fondatori che l’hanno scritta dopo oltre 20 anni di dittatura e una guerra devastante pensavano di vivere su Marte o sulla Luna e non invece in un paese che amavano e volevano ricostruire guardando al futuro! Mi piacerebbe sapere in che modo i Trattati europei sono compatibili con la nostra carta costituzionale o con una qualsiasi altra costituzione nata nel dopoguerra. E vorrei anche sapere in che cosa i Trattati sovranazionali sono superiori alla Costituzione, cosa i cittadini ci hanno guadagnato in diritti e dignità e sicurezza dalle RIFORME che da essi derivano e quali sarebbero le necessità ineludibili per andare avanti su una strada che ha portato a rendere la crisi un metodo di governo con cui imporci ogni cosa.

Fino a pochi mesi fa sembrava ancora possibile un’alleanza trasversale tra forze politiche che puntavano al recupero della sovranità statale liberandosi dai vincoli europei e dall’euro. Mi riferisco in particolare al m5s e alla Lega, che invece in queste elezioni sono schierati su versanti opposti. Non sono le coalizioni di centro destra e di centro sinistra a contrapporsi realmente al movimento, ma le rispettive posizioni sull’UE e sull’euro. Di Maio ha dichiarato che non è in discussione né l’uscita dall’euro, né la permanenza dell’Italia dentro l’Unione europea. Loro andranno in Europa e se necessario metteranno in discussione le regole che penalizzano l’Italia ( ma non l’avevamo già sentita da qualcun altro questa? Leggi QUI e QUI ) e faranno investimenti pubblici spendendo a deficit e tagliando gli sprechi ( na’ novità! Il bello verrà quando scopriremo QUALI sarebbero gli sprechi da tagliare)! InZomma pare proprio un PD che va e uno che viene… Mi spiegate voi in cosa sono diversi dai vecchi sognatori di un’Europa perduta che ritroviamo nei soliti partiti? Ma credono davvero che il sogno, ormai incubo conclamato, possa continuare ancora a lungo prima che la gente si svegli bruscamente? Ma davvero Di Maio vorrà fare la fine del Renzi Greco come spiegavamo QUI! ?

Di contro Salvini ha mantenuto la sua posizione di critica sull’UE e sull’euro candidando nel suo partito persone come Borghi e Bagnai che hanno sempre portato avanti un’informazione scientifica qualificata sulle criticità della moneta unica. Tutto ciò sembra venire vanificato dall’alleanza con Berlusconi, presentata come inevitabile proprio a causa della legge elettorale. Se arriveranno al 40 percento e la Lega sarà il primo partito della coalizione Berlusconi terrà davvero fede a quest’alleanza quando arriverà il momento di programmare e contrattare un’uscita dall’euro? Non lo so e sinceramente sono arrivato alla conclusione che è poco ortodosso considerare questo problema ora. Quello che a me interessa è che persone serie come il professor Bagnai, dopo aver portato il dibattito scientifico sull’euro in TV e nei giornali citando i dati e proponendo soluzioni, ora possano portarlo anche in parlamento e all’interno delle istituzioni europee.

Degli sprechi, della casta, dei privilegi, del “noi cambieremo le regole”, del “taglieremo il debito pubblico”, ecc., ecc.,… a me sinceramente non frega un accidente! Solo chi dice la verità mettendo al centro del dibattito politico l’origine dei nostri mali attuali ha la mia fiducia!

Altre formazioni politiche minori possono incidere positivamente prendendo posizione su questa problematica che riguarda tutti, partiti di destra o di sinistra, perché la democrazia esiste solo dove il popolo ha la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, ma in questo contesto eterodiretto ciò è impossibile. Mi riferisco a partiti come Potere al popolo ( Qui il programma) o il partito comunista di Rizzo (Qui il programma) o sul versante dell’estrema destra Casa pound. Tutte queste formazioni nel loro programma pur con le dovute distinzioni, considerano necessaria l’uscita (o perlomeno mettono fortemente in discussione)  dell’Italia dall’unione europea e dall’euro per liberarsi dal giogo del sistema finanziario.

Concludo riepilogando il mio pensiero: la scelta in queste elezioni non è fra destra, sinistra o m5s, ma fra continuare a rafforzare il modello liberista che ci ha indubbiamente portato sul baratro attuale o dare un segnale forte di opposizione a questo modello votando forze politiche che apertamente lo vogliono cambiare. Fra le forze di governo, pur con tutte le sue contraddizioni, vedo solo la Lega come detto sopra. Seguono però formazioni minori, che hanno un programma condivisibile di recupero dei valori Costituzionali. Perlomeno il partito unico dell’euro che ha governato l’Italia per decenni non è più l’unica opzione! E quando il pilota automatico finirà nelle mani giuste sicuramente smetterà di funzionare e l’Italia verrà di nuovo guidata da politici scelti dal popolo in funzione dei propri interessi e degli interessi reali dell’Europa, perché la convivenza pacifica è realizzabile solo in un contesto democratico di equità sociale. Essi, i padroni, vinceranno certo, ci mancherebbe altro, ma è un gioco di breve durata visto il punto in cui il sistema è arrivato. Speriamo che ci sia davvero un fronte politico e democratico trasversale pronto a guidare il nostro paese prima della caduta nel baratro!

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (settima parte)

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L’EVOluzione 

Come promesso alla fine della SESTA PARTE di questa serie di post autobiografici e auto-sociografici, pubblico sotto una lettera che inviai nel lontano 2009 alla trasmissione “Lestoria” di rai tre. Il tema di quella trasmissione, come vedrete leggendo la mia lettera, era la teoria dell’evoluzione. L’impostazione del programma mi era sembrata eccessivamente “di parte” e come tutte le classificazioni che dividono la realtà in bianco e nero lasciando fuori dallo spettro visivo la bellezza cromatica della creazione, lasciava lo spettatore attento infastidito o perlomeno deluso. Fatto sta che per me fu irrefrenabile la necessità di riequilibrare questa visione così di parte. Ma non servì allora come non servirebbe oggi: i media sono pieni di persone “di fede”, essi sanno ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e  la “narrazione” riscrive puntualmente le nostre vite indipendentemente dalla realtà in cui viviamo: essa come in uno specchio deforme viene continuamente ignorata, ma incredibilmente la maggioranza di noi continua a non voler girare lo sguardo per provare a vedere oltre…

Riprendo proprio dalla fine della sesta parte:

… In linea con questo paradigma dell’essere uomo onnipotente che tutto spiega e tutto ingloba in un orizzonte razionale e antropocentrico, per meglio far capire il mio pensiero allego di seguito una lettera che inviai anni fa, nel maggio del 2009 alla trasmissione “Lestorie” di rai tre, condotta da un uomo dell’immagine e del sapere-immagine dei nostri tempi: Corrado Augias!

Lestorie” di Rai3

 Egregio dottor Augias,

l’interesse  che suscitano gli argomenti da lei affrontati nella trasmissione “Lestorie”, mi ha spinto a scriverle, per sottoporle alcune brevi riflessioni su una questione che lei ha approfondito in più occasioni. Premetto che sono un insegnante di religione della scuola primaria, ma non è mia intenzione far prevalere un’interpretazione “di parte” , quanto piuttosto mettere in evidenza una “problematica metodologica”, che non vuole cioè fornire risposte definitive, ma cercare di stabilire le linee d’analisi  e gli strumenti di lettura che più convengono alla tematica esposta.

Vengo al dunque…

E’ giusto indagare l’origine della vita da un punto di vista esclusivamente scientifico, in particolare “evolutivo”?

Non metto in dubbio la validità di tali teorie e di conseguenza delle risposte ad esse collegate, ma voglio evidenziare che esistono altre prospettive, ugualmente importanti, in grado di ampliare ed integrare la visione sulla questione. Nella trasmissione del 28 aprile si è detto che è errato affermare che la monogamia sia più naturale della poligamia, o ancora che l’eterosessualità sia più naturale dell’omosessualità, in quanto la natura ci dimostra esattamente il contrario. Ma si è anche detto che manifestazioni prettamente umane quali la “religione”, siano sublimazioni dei nostri istinti, cioè abbiano esclusivamente un ruolo compensatorio di manifestazioni naturali represse dal genere umano. Secondo questa interpretazione la religione non può essere considerata come una categoria conoscitiva della realtà, cioè un ulteriore prospettiva con cui l’uomo indaga sull’esistenza (in tutte le sue manifestazioni umane e naturali che dir si voglia). Penso che se concepiamo la realtà come un prodotto dell’evoluzione, allora anche i principi logici, morali e religiosi, di cui l’individuo è dotato sin dall’inizio della sua vita, sono stati acquisiti dalla specie umana progressivamente nella lotta per l’esistenza e favoriscono quindi i comportamenti conoscitivi e pratici che sono più adatti alle sollecitazioni dell’ambiente (cioè della natura).

Il problema è che l’esistenza, ridotta a potenzialità evolutive e a processi psichici/fisiologici, è un esserci senza sapere di esistere. Mi sembra però altrettanto evidente che ciò non riguarda l’essere umano, che è cosciente di sé e in quanto tale capace di distinguersi da “altro”. Affermare l’esistenza di una sovrastruttura, una coscienza collettiva formata dalle singole coscienze individuali (non esclusivamente umane) è davvero più paradossale delle risposte relativistiche e oserei dire in alcuni casi semplicistiche della scienza intesa come unico strumento razionale a disposizione dell’uomo? Per definizione la scienza adotta un metodo empirico, ritagliando porzioni di realtà da sottoporre ad indagine. Non c’è mai un approccio al “tutto”, in quanto non è possibile sottoporre la realtà nella sua totalità e varietà di manifestazioni ad un’indagine empirica. E comunque la somma di molteplici risposte parziali è ben altra cosa da un sapere univoco sull’essenza della realtà e dell’uomo. Anche la teoria evolutiva ha dei “buchi” che ci lasciano ben lontani dalla “certezza”! Non è mia intenzione negare la validità di tale teoria sul piano scientifico, ma voglio semplicemente evidenziare che possiamo chiamare “verità” (ciò che è indipendente dal pensiero che la pensa, è al di fuori di noi) solo lo sfondo su cui la realtà si costituisce, e la “certezza” (non è la realtà in se stessa, ma ciò che pensiamo) è tale se c’è una corrispondenza effettiva e completa con la verità. Ripeto: il vaglio della scienza, nel sottoporre a verifica i variegati aspetti della realtà, ha comunque un “gap” nei confronti della verità come prospettiva onnicomprensiva, sfondo totalitario dell’essere. Si obietterà che questi sono discorsi filosofici, che non hanno molto in comune con il rigore scientifico e con l’evidenza che quest’ultimo è in grado di fornirci. Rispondo che alla base di questa evidenza c’è il soggetto che conosce, utilizzando certo dei criteri di ipotesi e verifica che rendono il sapere comunicabile. Ma tutto ciò è possibile a condizione che chi conosce sia effettivamente aperto in modo incondizionato alla verità e sia al contempo consapevole di esserci al di là di ogni ragionevole dubbio (il cogito cartesiano). L’individuo in ogni istante della sua vita, in modo “inconsapevole”( intendo qui non soggetto a riflessione, implicito),  o attraverso un esercizio consapevole e razionale di ricerca (frutto di una dimostrazione, esplicito), sa di esistere e questo è un sapere che certifica non solo l’esistenza in generale, ma soprattutto la mia esistenza individuale.

In una prospettiva storica\naturalistica\scientifica, la nostra vita è già finita nel momento in cui iniziamo ad esistere (siamo un nulla nel percorso plurimillenario della vita e dell’evoluzione). Eppure è innegabile il paradosso, la presunzione di sapere di esserci, una consapevolezza che deve essere collegata oltre l’orizzonte temporale che mi costituisce. “Oltre” in quanto non soggetto al divenire, un punto immutabile, meta evento che coordina l’esperienza, facendo nascere prodotti prettamente umani (e a mio avviso anch’essi “naturali”), quali la scienza, la storia, la religione, la società…  Anche in Kant l’intelletto produce la legislazione per la quale debbono adeguarsi tutti i dati dell’esperienza (la natura), in cui tutti i dati sono inseriti in una concatenazione necessaria che esclude ogni libertà.

Ma vi è una legislazione “pratica” della ragione per la quale l’uomo deve credere in un mondo che è guidato verso uno scopo dalla libertà dell’uomo. Ciò vuol dire che la natura è si conforme alla legislazione dell’intelletto, ma deve anche essere pensata come qualcosa che rende possibile la realizzazione degli scopi che in essa devono essere realizzati secondo la legge morale. Questo “pensiero” non è una “conoscenza”, ma è una prospettiva soggettiva e tuttavia “universale”, in quanto costituisce il mondo della libertà e dei fini. Qui la ragione implica una “fede”, perché tali principi non si possono definire in termini di “conoscenza”, come detto sopra. Non è possibile oltrepassare i limiti dell’esperienza, questo ci porterebbe a dei dogmi. E’ la nostra volontà a sentire come esigenza l’esistenza di Dio, della libertà, di un’esistenza infinita…  La religione, secondo Kant, non è considerata dal punto di vista dogmatico, ma è il riconoscimento del “mistero” del mondo e anche attraverso il progresso scientifico, si può arrivare alla consapevolezza dell’insuperabilità di tale mistero che rimane comunque una necessità della ragione umana. Concludo affermando che non ha senso spiegare la vita attraverso teorie e principi esclusivamente scientifici e limitarsi ad affermare che sia originata da un processo evolutivo, in quanto quest’affermazione mi sembra esulare dal metodo empirico costitutivo della scienza stessa.  Non possiamo cioè limitarci a dire che la vita è frutto di un processo evolutivo, come se l’evoluzione fosse un’entità a sé stante, un sostituto del divino prodotto da un eccesso di laicismo, diventando così il “dogma” frutto di una nuova religione ( spesso ne fanno parte gli atei più convinti, che i cosiddetti credenti dovrebbero invidiare per la solidità con cui sostengono le  loro incontrovertibili certezze). Oggi la scienza sa di non enunciare verità incontrovertibili e sa di procedere da ipotesi.  E’ giusto quindi indagare la vita attraverso le teorie scientifiche ed evolutive, lasciando però le risposte ultime in sospeso, fenomeni rilevanti dell’essenza umana e naturale, comprensibili solo attraverso molteplici prospettive e una consapevolezza critica che ci aiuti a superare i pregiudizi. Solo lasciando sempre aperta la porta alla verità, l’uomo si rinnova (Agostino dice appunto che “la verità ci rinnova”).

Mi scusi per la prolissità e la scarsa chiarezza con cui ho cercato di esprimerle il mio punto di vista. La ringrazio ancora per la professionalità con cui prepara le sue trasmissioni, sempre fonte di stimolo e di conoscenza.

Cordiali saluti

Nicolini Roberto

 

Che dire?

Chiaramente non ottenni nessuna risposta, chissà almeno se qualche caporedattore la lesse… il tema, se non si è capito dalle contorte riflessioni sopradette, era una critica alla teoria darwiniana dell’evoluzione, presentata  in una trasmissione de “Lestorie” come onnicomprensiva e razionale, quando secondo me è prevalentemente frutto di prese di posizione aprioristiche e irrazionali, visti i molti buchi e le enormi lacune che lascia tuttora irrisolte. Ma il significato di queste posizioni-imposizioni, mediatiche oltre che pseudoscientifiche quale sarebbe? Qual è il fine di iniettare nella coscienza collettiva una marea di opinioni senza mai scendere nel dettaglio delle soluzioni proposte? Nella realtà complessa servirebbero dei binari per decodificare i dati-messaggi che ci attraversano e pilotano le nostre scelte, invece ci lasciano in balia delle opinioni dettate dalle esigenze del momento! Va bene tutto, basta non entrare mai nel merito dei problemi che affliggono la nostra pseudosocietà! Da oltre un ventennio è un fatto che la cultura (?) mass-mediatica spinga a suon di slogan l’opinione pubblica a considerare problemi e soluzioni che nel migliore dei casi equivalgono a regressioni di decenni ad un livello giuridico pre-costituzionale: invece di mettere i diritti fondamentali al centro del mandato politico di chi assume la guida dello Stato, si mettono principi di tipo “contabile” e a suon di “non ce lo possiamo permettere” stanno cancellando TUTTO: sistema scolastico pubblico, sanità, welfare, pensioni, BUON SENSO!!!!…..

Continua…

Contratto della scuola: completata la svendita per un piatto di lenticchie

contratto

Quelle che seguono sono riflessioni personali che partono dalla critica non tanto della riforma scolastica della Buona scuola, quanto piuttosto della legge sull’Autonomia scolastica del 1999 di cui le riforme successive sono la logica conseguenza. Il post in cui avevo parlato di questo è QUI – Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia.

Come ormai tutti sanno grazie alla nostra efficiente informazione, è stato (purtroppo?) firmato anche il contratto per il personale docente e ATA della scuola, fermo dall’ormai lontano 2009! La buona notizia è che la parte relativa al tutoraggio dei ragazzi inseriti nell’alternanza scuola-lavoro e quella sull’obbligatorietà della formazione dei docenti sono (per il momento) accantonate! Per le parti escluse dal contratto attuale rimane in vigore quanto deciso in quello del 2007. Altra buona notizia è che l’accordo non è stato firmato da tutte le sigle sindacali, ma anzi oltre ai COBAS non hanno firmato lo SNALS e la GILDA, che si sono così opposti insieme all’ANIEF, all’USB e ad altre sigle sindacali minori. La cattiva notizia è invece relativa all’inconsistenza della parte economica che insieme a postille varie e avariate disegnano un quadro preoccupante.

Intanto faccio una breve premessa: questo contratto insieme a quelli già rinnovati nel pubblico impiego, sono l’emblema di quello che NON SI DOVREBBE MAI FARE quando il paese affronta pesanti fasi recessive e quando la cosiddetta “ripresa” si traina dietro oltre l’11% di persone disoccupate o sottopagate con lavori precari a fasi alterne. Lo Stato deve rilanciare i consumi ridando potere d’acquisto agli stipendi, ma questi rinnovi “fasulli” a nulla serviranno. Questo però è quanto ci offre il normale modello economico liBBerista come spiegato pochi giorni fa QUI . Se lo Stato non investe nell’economia reale i consumi e la ripresa non ripartiranno mai e uno dei modi con cui poteva e anzi avrebbe dovuto fare qualcosa già nel lontano 2011, è proprio quello d’incrementare gli stipendi dei dipendenti pubblici: perché pare che chi lavora nella scuola, o in uno dei tanti e variegati settori pubblici, va a fare la spesa, compra cibo, scarpe, vestiti, va al cinema e al ristorante…. inZomma sostiene i consumi che fanno mantenere aperti negozi e imprese, innescando un circolo virtuoso che aumenta il PIL e di conseguenza abbassa la pressione fiscale, oltre a rendere sostenibile lo stesso debito pubblico aumentando il reddito disponibile da parte dello Stato (ma chi ha letto l’articolo sopra-linkato sa che il fine delle riforme è ben altro).

Proviamo ora ad analizzare alcuni dettagli del contratto. Intanto scopriamo che all’articolo 37 comma 2 tali lauti aumenti sono per ora limitati al solo 2018, così come il contratto riguarda solo il biennio 2016/2018:

2. L’elemento perequativo di cui al comma 1 non è computato agli effetti dell’articolo36 (Effetti dei nuovi stipendi) comma 2, secondo periodo ed è corrisposto con cadenza mensile, analogamente a quanto previsto per lo stipendio tabellare, per il periodo1 /3/2018 – 31/12/2018.

Quindi si lascia l’onore e l’onere al nuovo governo di trovare i fondi per rifinanziare detti aumenti o licenziarli in nome del solito “ce lo chiede l’Europa”! Lo spot elettorale però il governo è riuscito a finanziarlo, avendo l’accortezza di rimandare gli aumenti ad elezioni avvenute.

Infatti i docenti percepiranno in busta paga aumenti medi “al netto” di poco più di 40 euro e arretrati compresi tra i 240 e i 360 euro! Inoltre per gli ATA e i collaboratori scolastici queste cifre sono ancora più basse. InZomma dopo oltre 8 anni di blocco degli stipendi, resosi necessario per far rimanere lo Stato italiano dentro la gabbia dell’euro e dell’austerità, peggio non si poteva fare (ripeto, per approfondimenti leggere l’articolo del link messo sopra).

Questi aumenti(?), se è possibile chiamarli tali, saranno presto erosi da nuove tasse e aggiustamenti del deficit richiesti dall’UE. A nulla serviranno relativamente alla ripresa perché essi non sono “soldi nuovi” ma semplicemente vengono spostati all’interno di un bilancio pubblico dove una coperta sempre più corta cancella e lascia indietro servizi e cittadini (in nome del pareggio di bilancio e del fiscal compact).

Ma oltre alla parte economica inizia a delinearsi nel contratto anche la parte relativa alla futura “carriera” dei docenti e in puro stile aziendalistico essa non può che far riferimento al merito. Infatti nel contratto si parla di un “Nuovo fondo per l’autonomia” in cui confluiranno il FIS e il bonus premiale. Ora i docenti sanno che il FIS è sempre stato utilizzato per pagare incarichi e attività di miglioramento dell’offerta formativa proposta dai vari istituti scolastici nell’ambito della loro autonomia. Il FIS è quindi rivolto a tutto il personale docente che si impegna in un’attività programmata dalla scuola.

Il bonus premiale sarà invece assegnato solo ad alcuni docenti, in funzione di criteri valutativi stabiliti dall’Istituto d’appartenenza come spiegato nella legge 107. Fermo restando il fatto che le scuole continueranno a stabilire i criteri valutativi per l’assegnazione di questo bonus attraverso il comitato di valutazione (con soluzioni più o meno fantasiose e mai del tutto condivisibili), i criteri per determinare il suo ammontare, con minimi e massimi da assegnare al singolo docente, saranno invece oggetto di trattativa tra il dirigente scolastico e le parti sindacali (RSU). Il MIUR fa sapere che presto uscirà una nota che esplicita tutte le principali novità del nuovo contratto, per ora possiamo affermare che probabilmente questo sarà l’ultimo pseudo-rinnovo del contratto nazionale perché molti indizi fanno propendere verso un sistema di meritocrazia volto a premiare i pochi, attraverso criteri non meglio definiti e definibili, per sanzionare o scartare i molti che in quei criteri non rientreranno. Il fine come al solito non è premiare quanto piuttosto dividere se non addirittura punire e mettere in cattiva luce il lavoro dei docenti. E se la contrattazione di tipo aziendale non sostituirà completamente i contratti collettivi nazionali, essa, come in parte è già accaduto in quest’occasione, rimarrà in essere in pura funzione propagandistica, come possibile vetrina per i governi di turno e i sindacati ad essi assimilati. Ma in un mondo dove la gente viene addestrata a credere che i diritti costituzionalmente garantiti (ad uno stipendio dignitoso, ad un lavoro stabile, ad uno scuola pubblica…) siano solo dei perniciosi privilegi da eliminare, questa sarà la normalità! Si avvererebbe così quanto diceva Padoa Schioppa nel 2003 relativamente alle riforme:

Nell’ Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.  Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’ apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’ uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’ individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato.” QUI l’articolo completo

Ora che le riforme sono state realizzate e noi plebei la “durezza del vivere” l’abbiamo sperimentata sulla nostra pelle, siamo ancora sicuri che farci governare da quelli del “più Europa”, visti gli alti ideali che vogliono realizzare e la considerazione che hanno di noi ( definiti ” accidiosi individui”) sia ancora possibile o desiderabile? Speriamo che dalla scuola inizi una nuova consapevolezza…

I castelli di sabbia della finanza!

castelli

Pare che i castelli di sabbia costruiti dal sistema finanziario globale stiano crollando ancora una volta e questa non è certamente una buona notizia per nessuno. Penso che pochi siano realmente consapevoli della gravità di ciò che sta accadendo. Sui quotidiani, anche quelli finanziari, leggiamo parole tipo bolle, volatilità, bruciati miliardi…

Draghi mette subito le mani avanti affermando che: “Non vi è alcuna evidenza di bolle sistemiche causate da un eccesso di credito”. Sarà! Diciamo che le banche centrali, – quali BCE e FED – hanno immesso nell’economia “di carta” miliardi nel tentativo di mantenere in equilibrio il modello neoliberista su cui si basa ormai il welfare mondiale. E in cosa consiste questo modello? Ma essenzialmente nelle RIFORME, in particolare in riforme che si scaricano sul lavoro! Ormai in Europa ne abbiamo ben conosciuto l’utilità e in Italia possiamo prendere ad esempio le parole della Fornero che nel 2012 affermava: “Stiamo cercando di proteggere le persone e non i loro posti di lavoro. Gli atteggiamenti delle persone devono cambiare. Il lavoro non è un diritto; Deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificioQUI l’articolo del Fatto Quotidiano. . Essa continuava dicendo che era necessario cambiare il comportamento degli italiani in molti modi!

Non da meno furono le dichiarazioni di Monti, le cui gesta vennero appoggiate da tutti i partiti in modo trasversale. E’ lui stesso a spiegare a cosa servirono gli enormi sacrifici richiesti agli italiani dal suo governo: “Rischiavamo di non avere i soldi per pagare gli stipendi”! QUI l’articolo del Tempo

Peccato che queste sue affermazioni contrastano nettamente con quelle che fece in un’intervita rilasciata alla CNN che potete vedere QUI . Essenzialmente Monti diceva che le azioni messe in essere dal suo governo HANNO DISTRUTTO LA DOMANDA INTERNA, che tradotto significa che hanno fatto crollare i consumi attraverso l’azione concomitante dei tagli alla spesa pubblica e dell’innalzamento della pressione fiscale. Quindi cosa mai centravano le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici? Assolutamente nulla! Se davvero il problema fosse stato il debito pubblico divenuto a causa della crisi ormai insostenibile, che senso aveva distruggere la domanda interna facendo crollare i consumi e con essi il pil? Il pil (prodotto interno lordo) è esattamente la ricchezza che uno stato produce e che ne garantisce la solvibilità sui mercati o quantomeno lo mette nelle condizioni di poter restituire i debiti contratti. Eppure l’austerità montiana imposta dai diktat europei portò l’Italia a ben 12 trimestri di recessione consecutivi, record negativo superato solo dalla distruzione di ricchezza causata dalle due guerre mondiali!

InZomma l’Italia distruggendo soldi e ricchezza, mandando all’aria imprese, aumentando la disoccupazione, diminuendo i servizi pubblici, portando le tasse a livelli stratosferici sarebbe stata salvata! In realtà allora l’unica cosa che questi benefattori al servizio del capitale finanziario dovevano salvare erano proprio gli istituti di credito dei paesi del nord Europa. L’euro è stato proprio un affare per le speculazioni fra paesi aderenti all’eurozona, in primis perché la moneta unica metteva al sicuro gli investimenti dai rischi di pesanti svalutazioni, poi perché tale unione si basa su un organo “indipendente” (da chi? Ma chiaramente dagli stati democratici o perlomeno dai loro cittadini!), la BCE, pronto ad intervenire per imporre pesanti condizionalità agli Stati (ex) sovrani e costringerli con le buone o con le cattive a partecipare alla restituzione dei loro azzardi finanziari (vedi ad esempio letterina inviata nel 2011 all’allora governo Berlusconi prontamente sostituito dal nuovo bene-e-fico governo Monti)!!! Quindi lì tutti i media di regime a gridare “al deBBBito puBBBlico”, al “puBBBlico deBBBito”, quando in realtà vennero istituiti i fondi salva stati (ESM) con l’unico fine di ricapitalizzare gli azzardi speculativi delle banche (degli altri). L’Italia, per fare un esempio, versò circa 80 miliardi in questi fondi, e di questi 60 andarono in Grecia dove l’esposizione debitoria dei nostri istituti di credito era molto bassa, mentre quella delle banche francesi e tedesche era elevata. Ecco a cosa servirono l’aumento delle tasse e l’introduzione fatta in fretta e furia di nuove! La soluzione più logica sarebbe stata quella di uscire dall’euro e restituire i debiti esteri accumulati dalle famiglie e dalle imprese dei paesi più esposti, come Grecia, o Portogallo, o Spagna nelle loro valute, chiaramente fortemente svalutati! Ma non sia mai che chi aveva speculato avesse indietro carta straccia svalutata. Soprattutto quando grazie all’occhio vigile della BCE tali speculazioni avevano assunto dimensioni tali da far collassare stati virtuosi come quelli del nord Europa.

Rientrati dagli azzardi fino all’ultimo centesimo, i paesi dell’UE sono comunque rimasti nella morsa dell’austerità per completare il puzzle neoliberista con le agognate riforme. Parlavo sopra della riforma del lavoro proprio perché togliere le tutele esistenti era essenziale per recuperare la competitività. L’UE e l’euro si basano su due capisaldi, il primo è la libera circolazione dei capitali di cui sopra abbiamo visto i benefici. Le banche di stati diversi si prestano soldi che vanno a finire nelle tasche di noi cittadini attraverso mutui o prestiti. E una moneta unica, come ad esempio una taglia unica, non può avere vantaggi uguali per tutti. In poche parole il funzionamento dell’euro è questo: moneta debole per i paesi forti (Germania in primis) e forte per i paesi deboli (ad esempio Grecia, Spagna ma anche Francia e Italia). In questi 18 anni di moneta unica c’è stato un graduale e sistematico calo della produttività dei paesi del sud Europa che si è tradotto in un parallelo aumento della produttività dei paesi del nord Europa. E quest’ultimi hanno ben pensato di riversare la loro liquidità dovuta agli indubbi vantaggi regalati loro dall’euro, in prestiti nei paesi euro-deboli che hanno creato un falso benessere, falso perché basato sul debito, sui prestiti facili dati a basso tasso d’interesse ma estremamente pericolosi. Pericolosi innanzitutto perché il lavoro, l’unica garanzia in grado di sostenere in maniera credibile un debito, è stato spazzato via al primo arrivo di una crisi finanziaria globale. E questo è accaduto in maniera estremamente pesante proprio in quei paesi in cui la moneta unica taglia extralarge aveva nei fatti già minato la produttività delle imprese! Se affronti una tempesta con una barca che ha falle da tutte le parti quante possibilità hai di rimanere a galla? Assolutamente nessuna e questo i nostri amici(?!?!) liBBeristi lo sapevano!!! “Abbiamo dovuto distruggere la domanda interna”, cioè come dicevamo anche sopra “Abbiamo dovuto affondare l’Italia”, sacrificarla insieme ad altri malcapitati paesi in nome di un modello economico che danneggia i molti per arricchire a dismisura pochi.

Ma dicevamo che l’UE e l’euro hanno due capisaldi, il primo è il libero movimento di capitali che giustamente si sono spostati dove si poteva lucrare di più, lasciando le macerie in mano ad interi popoli; il secondo caposaldo è invece la libera circolazione delle persone, o meglio della merce più pregiata nell’economia reale, il lavoro!!! Ecco perché una volta che l’austerità ha salvato l’euro e restituito i capitali investiti in valuta forte ai creditori, ora essi vogliono fare “en plein” e realizzare il massimo profitto possibile: spostare le persone come birilli laddove serve forza lavoro; poterli licenziare alla bisogna con un calcio in c@l@; pagarli una miseria senza garantirgli più nessun tipo di assistenza o tutela ( che saranno eventualmente loro stessi a pagare versando i contributi ai rispettivi aguzzini-padroni di tutto: pensioni tramite fondi privati, sanità, previdenza assicurativa privata, ecc., ecc., ecc…), infine metterle in competizione al ribasso con masse crescenti di disperati…

Queste belle riforme liBBeriste che stanno tanto facendo del bene in Europa, ma altrettanto bene hanno sempre fatto negli Stati Uniti, impoverendo i popoli e facendoli indebitare per incrementare i loro (dei padroni della finanza) sempre più lauti guadagni stanno per scontrarsi con una dura realtà: se togli i soldi alla gente e fai crollare i consumi, la deflazione ti avverte che prima o poi esploderà una nuova bolla finanziaria in grado di far sparire centinaia di miliardi e innescare una devastante recessione su scala mondiale! Perché le famiglie che perdono lavoro NON PAGANO I DEBITI, i beni immobili quali case o altre proprietà espropriate e messe all’asta continuano a perdere valore in una spirale a ribasso senza fine e non basteranno i giochi contabili che trasformano i debiti in derivati da rifilare in ogni modo possibile e immaginabile agli stati o ai risparmiatori! Prima o poi la bolla del debito – basato sullo sfruttamento del lavoro e l’impoverimento di interi popoli – esploderà e non sarà un bello spettacolo per nessuno. NON C’E’ NESSUNA CRESCITA, NE ORMAI POTREBBE ESSERCI VISTE LE RIFORME! Esse nel mondo globalizzato hanno realizzato una deflazione da debiti che spazzerà via ogni illusione e menzogna con cui oggi i media descrivono gli scossoni di borsa, che altro non sono che piccoli avvertimenti di quello che accadrà nei prossimi mesi. Sono le logiche conseguenze di élite che vogliono avere il potere assoluto senza dare nulla in cambio, neanche quel minimo di redistribuzione della ricchezza necessaria a garantire la pace e un benessere diffuso, attraverso modelli come quello indicato dalla Costituzione.

A noi non resta che aspettare, nella speranza di limitare i danni e uscire da un incubo di cui ora non si vede la fine. Forse dalla distruzione potrebbe nascere un vero cambiamento. Intanto ricordiamoci bene chi ha tracciato il solco per farci a cadere senza protezioni nel baratro in cui siamo ora. Non solo i personaggi sopracitati, sempre pronti ad uscire dal cilindro di qualche padrone per garantirgli i migliori risultati. Ricordiamoci anche di quei partiti che si sono prestati a completare il disastro e che oggi, perfino in campagna elettorale se ne vantano.

Elezioni, propaganda e messaggi in bottiglia!

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Partiamo dal presupposto che i Padri costituenti hanno messo nella nostra Costituzione tutto quello che era necessario affinché lo Stato formasse un modello sociale che puntava alla piena occupazione e garantiva l’istruzione, la salute, il risparmio, la previdenza al di sopra di qualsiasi astruso principio contabile. Questo per chi legge con attenzione la Costituzione è ciò che è stato effettivamente fatto, ma le forze regressive hanno comunque preso il sopravvento! Ciò è avvenuto in parte formando una classe dirigente che ha portato avanti questa ideologia neoliberista all’interno delle principali forze politiche, in parte attraverso l’adesione a trattati sovranazionali che hanno snaturato i principi sociali su cui si basava la nostra democrazia sostituendoli con dogmatici e immutabili principi contabili. Questi attraverso la continua e incessante propaganda mediatica sono entrati a far parte del modo di essere e di pensare della maggior parte dei cittadini, che spesso sono i primi a invocare meno stato, tagli alla spesa, abbattimento del debito pubblico…

Questi temi, il rigore, i conti pubblici in ordine, l’abbattimento del deficit e del debito pubblico, il fiscal compact, SONO TUTTI PRINCIPI LIBERISTI INCOMPATIBILI CON LO STATO DEMOCRATICO COSTITUZIONALE! Essi vanno contro i diritti dei cittadini cancellando lo Stato, perché gli impediscono nei fatti il funzionamento. Quindi i partiti che mettono nel proprio programma elettorale questi principi, li considerano validi o eventualmente solo modificabili alla bisogna, ebbene ci stanno dicendo che NON FARANNO L’INTERESSE DEI PROPRI CITTADINI MA LAVORERANNO PER GARANTIRE IL SISTEMA DEGRADATO E DEGRADANTE CHE HA PORTATO L’ITALIA AD UNA CRISI EPOCALE DA CUI NON SI VEDE UN’USCITA!

Ma nonostante tutto i contabili rigoristi che tanto bene hanno rappresentato e governato il nostro paese negli ultimi anni non demordono. “Non tutte le promesse elettorali sono relizzabili. Abolire la legge Fornero sarebbe gravissimo!” – afferma il ministro Padoan!.

Ma gravissimo per chi? In un post che scrissi agli esordi del blog – fine settembre 2016 – parlavo proprio delle lettere e delle letterine con cui il nostro ministro dell’economia provava a contrattare o meglio a elemosinare spazi di manovra con i virtuosi membri non eletti della commissione europea. Lo ripropongo sotto per poi tornare a riflettere su quello che gli italiani dovrebbero aspettarsi da queste elezioni. Ecco il post:

Lettere, letterine e messaggi in bottiglia

Se avete la sensazione di vivere costantemente nella nebbia, di essere immersi in una nube nera che respirate ed entra intimamente a far parte del vostro essere, ebbene questa è la “coscienza collettiva” che si sta formando sulla spinta devastante del cosiddetto “risanamento”: il sogno di costruire una società nuova e migliore attraverso sacrifici immani che portano all’incenerimento di tutto ciò che i popoli europei avevano ricostruito dalle macerie e dalle sofferenze della seconda guerra mondiale. La spinta che seguì portò a realizzare democrazie sociali, con tutele e diritti che mai i popoli avevano potuto sperimentare prima e ora sembra che tutto ciò sia stato un lusso che non possiamo più permetterci. La CRISI è come un’onda lunga che non smette mai di cadere infrangendo ogni speranza e resistenza, è il motore per imporre ai cittadini, ormai sempre più sudditi e senza voci in capitolo, la rinuncia ad ogni sacrosanto diritto: LAVORO, PREVIDENZA, SERVIZI PUBBLICI, SANITA’, … Il bello è che le mezze verità che quotidianamente il mainstream dell’informazione di massa ci somministra hanno convinto i più che i diritti siano diventati privilegi e che tali privilegi siano le cause prime del disastro: sprechi, corruzione, casta, parassiti… Problematiche che esistono dall’alba dell’umanità sarebbero quindi i motivi del male che si sta scaricando su ognuno di noi. Ma se la disinformazione di massa può dare un’impressione di credibilità a queste pseudo-risposte, non può cancellare la nube nera che si è insinuata nella coscienza di milioni di persone: anche se molti ancora non riescono a prenderne consapevolezza, la sensazione è che l’inganno che ci hanno propinato sta per venire a luce piena e non credo che ci siano “controllori” in grado di prevederne le conseguenze. La nube si è iniziata ad intravedere già con” la lettera della BCE” al governo Berlusconi, dove nell’agosto 2011 una banca centrale nata al fine di mantenere la stabilità dei prezzi (cioè la temutissima inflazione) e realizzare una politica monetaria unica per i paesi dell’area euro, si occupava invece di dettare l’agenda ai futuri governi italiani. Governi rigorosamente nominati a garanzia della realizzazione di tali virtuose richieste, con i risultati che tutti noi viviamo giorno per giorno sulla nostra pelle: riforma delle pensioni, accurata revisione delle norme che regolano assunzione e licenziamento dei dipendenti, significativa riduzione dei costi del pubblico impiego rafforzando il turnover e (se necessario) riducendo gli stipendi, accettazione di clausole automatiche di riduzione del deficit che specifichino che ogni scostamento dagli obiettivi stabiliti sia compensato con tagli orizzontali (col falciò) sulle spese… Sono esattamente i “PRIVILEGI” di cui parlavo sopra! Chiaramente l’intento dei burocrati europei era ed è solo quello di “normalizzarli” e renderli “sostenibili”! O no?

Tutto ciò ha un nome ormai entrato a far parte della nostra quotidianità: le RIFORME (DI)-STRUTTURALI!!! Esse nei fatti rappresentano quello che Marx definiva “misticismo logico”, cioè le istituzioni e le leggi che realizzano, invece che mirare al bene comune ed avere come soggetto l’uomo e il cittadino, con tutte le esigenze sociali di cui ha bisogno, rappresentano una “realtà ideale” che se ne sta occultamente dietro di loro: un vero e proprio capovolgimento in cui i cittadini invece di essere soggetti/fini dell’azione dello Stato, di fatto diventano i mezzi, le cavie da laboratorio della nuova società ultraliberista su cui si fonda il progetto europeo! E questo bel sogno, questo ideale, sta diventando l’incubo insostenibile pronto a svegliare bruscamente chi ancora dorme beato nel paradiso dell’Europa perduta! Fatte queste (doverose) premesse, fa sorridere parlare della “letterina” che pochi giorni fa il ministro dell’economia Padoan ha scritto sul Corriere della sera in risposta alla critiche fatte all’operato del governo da Paolo Mieli. Le critiche riguardavano i famigerati TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA, o tradotto in linguaggio liberista corrente TAGLI AGLI SPRECHI! Questo perché ogni centesimo che lo Stato spende per i cittadini in servizi, o per gli stipendi dei dipendenti pubblici, o per le opere pubbliche,…. sarebbe sempre e comunque mal speso, ci sarebbero gli ingranaggi della burocrazia e le mani onnipresenti della corruzione, per non parlare poi dei fannulloni (vedi un esempio nel mio profilo o nella sezione Chi sono)! Per far ripartire l’economia bisogna tagliare, tagliare e ancora tagliare la spesa, cosa che il nostro ministro, si è prontamente premurato di dimostrare nella sua lettera di risposta mostrando i DATI: pensate che ” in Italia la spesa pubblica al netto degli interessi è cresciuta durante la crisi (2009-2014) meno che in altri Paesi: solo dell’1,4%, contro un aumento del 5,7% nel Regno Unito considerato campione di austerità e del 9% medio nella Ue.” Inoltre il ministro precisa che tale sforzo di risanamento e consolidamento delle finanze pubbliche per i cittadini italiani è stato sicuramente superiore a quello sostenuto da chiunque altro nell’Eurozona. Tali dati, aggiungo io, oltre ad essere preoccupanti dimostrano che la spesa pubblica italiana rapportata ad un pil che è da anni in stato comatoso è talmente bassa da essere ormai a livelli di quella dei paesi del terzo mondo. Ce ne accorgiamo dal fatto che invece di ricevere servizi migliori e più efficienti, di anno in anno ci viene tolto qualcosa! Ma il ministro non sembra pensarla allo stesso modo quando dice che i 25 miliardi di spesa lorda tagliati nella precedente finanziaria sarebbero stati effettuati solo sulle spese inefficienti e non invece sulla sanità o sulla scuola (tanto per citare due dei settori pubblici più martoriati dai cosiddetti tagli agli “sprechi”)! L’articolo si chiude però con un appello che secondo me il ministro Padoan rivolge all’Europa, un discorso apparentemente in contraddizione con quello detto sopra perché mirato ad evidenziare che la strada dei tagli e dell’austerità perseguita dai governi italiani molto più che altrove, non è più sostenibile e quindi è necessario concedere anche all’Italia la possibilità di fare maggiori investimenti pubblici! Ecco quindi svelati i veri destinatari della lettera: i commissari – burocrati – sacerdoti dell’austerità europei! Senza concessioni o maggiore flessibilità sui conti pubblici, il governo attuale non ha futuro e dovrà presto essere rottamato! Con quali conseguenze? I controllori credono davvero che la strada seguita fino ad ora possa essere sostenuta ancora a lungo? Anche se la maggior parte dei cittadini non si fermano a riflettere sui veri contenuti che soggiacciono in teatrini come quello aperto dalla lettera sopracitata, tali tematiche continueranno a modificare pesantemente i nostri stili di vita continuando a toglierci diritti senza darci nulla in cambio!

Ricordo che mio nonno mi raccontava sempre una storia: nel dopoguerra c’era in paese un ragazzo “semplice” che quando partecipava a dei pranzi si abbuffava a più non posso, al punto che quando gli iniziavano a saltare i bottoni della giacca chiedeva alla madre: ” Mà, basta?” Ecco, è arrivato il momento che la giusta capacità di discernimento inizi rapidamente a diffondersi tra di noi, dobbiamo iniziare a capire con maggiore chiarezza qual è il bene per noi stessi e i nostri figli, per fare quella “massa critica” necessaria a costringere chi ci comanda a cambiare strada facendogli perseguire almeno in parte i nostri sacrosanti diritti! Purtroppo però le questioni affrontate in questo post sono lontane dalla vita quotidiana, sono piuttosto come messaggi in bottiglia lanciati nel mare del web, destinati a vagare senza una meta precisa, senza la speranza di aprire una vera discussione nella società in cui viviamo! E nonostante il mio smisurato pessimismo continuo ogni giorno a sperare che ci sia qualcuno in grado di farmi cambiare idea…

E oggi dopo più di un anno siamo ancora qui a discutere di limiti EURO-imposti, limiti i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: una pseudo-ripresa che non porta beneficio a nessuno, tranne a quei pochi gruppi industriali e finanziari che hanno depredato un paese in rovina e continueranno a farlo senza remore se il nuovo governo lavorerà solo per la cosiddetta “sostenibilità finanziaria” negando invece l’esigenza di liberarci dalla gabbia dei vincoli europei e far ripartire l’economia reale del paese. Perché in fondo il mio messaggio in bottiglia nel mare del web non rimane che questo: liberarci da un sistema dominato per anni dal “partito unico” (dell’euro e della finanza) – rappresentato trasversalmente da tutte le forze politiche presenti e passate, rimane impresa quasi impossibile – ma imparare a distinguere il vero dal falso, ciò che è necessario da ciò che è dannoso, è invece possibile! Sia questo puntare alla verità al di là di ogni ideologia e appartenenza politica che guidi le nostre scelte future, nella speranza che ci sia un cambiamento che venga dal basso, dalla nostra esigenza di cittadini che vogliono avere un futuro e decidere il meglio per sé stessi e per i propri figli.