Mini Bot-ti di capodanno!

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Come sempre devo ringraziare Stefano per l’articolo sui minibot che potete leggere sotto, anch’io avevo incominciato a scriverne uno a riguardo ma poi è rimasto incompiuto per questioni di tempo. Metto qui alcune considerazioni per approfondire le tematica affrontata. Intanto dopo le recenti dichiarazioni di Draghi che ha dichiarato che riprenderà il QE (ancora una volta per non far crollare la malandata baracca dell’Eurozona), abbiamo visto che lo sPRRRRRead è magicamente calato, così come magicamente calò nel luglio 2012 (era da mesi stabilmente sopra 500 nonostante l’arrivo del salvatore della patria Monti) quando lo stesso Draghi disse la famosa frase: “Faremo tutto il possibile per salvare l’euro. E credetemi sarà abbastanza”! Per dire che avere una banca centrale significa anche monetizzare il debito pubblico e renderlo sostenibile, cioè a “rischio ZERO”! Altro che un peso sulle generazioni future, ecc., ecc. ecc…. I rendimenti dei titoli di stato acquistati dalla BCE vengono redistribuiti ai vari paesi che li emettono, nel caso dell’Italia al Tesoro. Cioè essi sono un ATTIVO! Ma tale strumento in realtà nel contesto attuale serve esclusivamente ad IMPEDIRE ai MERCATI di far crollare l’EURO, cioè di farci uscire da un sistema che ha creato squilibri finanziari enormi e continuerà a crearli: ESSI chiudono la porta lasciando tranquillamente la casa in fiamme, questo stanno facendo. Le economie dell’UE sono in forte recessione ma per mantenere in vita un sistema morto si usano tutti gli strumenti finanziari a disposizione. E la deflazione da DEBITI PRIVATI, cioè quelli generati dal sistema finanziario (non dal debito pubblico), porterà ad una crisi globale devastante. In questo contesto “VIRTUOSO” l’idea dei miniBOT può essere buona soprattutto se essi diventano effettivamente una simil moneta circolante! Tante sono le forme di pagamento volontarie accettate in uno stato, la maggior parte di esse emesse dai privati come i buoni pasto! Nell’ultimo contratto dei metalmeccanici c’è addirittura una quota, mi sembra 150 o 200 euro, che viene pagata in buoni spesa dalle aziende. Quindi perché mai le imprese, cioè quelle che impongono ai lavoratori tali sistemi di pagamento, per bocca di Confindustria sarebbero invece contrarie affinché questo strumento lo usi lo Stato attraverso l’emissione di miniBOT? Misteri della fede (nel sacro Euro che tutto beatifica)!!! Vien da pensare che uno Stato in grado di emettere una qualsivoglia forma di moneta parallela sia meno ricattabile in caso di problemi; ricordiamo infatti come la BCE sia ricorsa al blocco dei movimenti di capitali in Grecia nel 2015, le banche chiusero per alcune settimane fino a che il governo Tsipras non venne incontro alle imposizioni degli euristi! Chiaramente agiscono sempre nell’interesse dei popoli e della demcrazia! O no? Ma vi lascio al post di Stefano…

I Minibot sono un‘idea geniale per cui non ce li faranno fare.

L’idea è quella di riacquistare parzialmente la SOVRANITA’ MONETARIA: avere cioè una piccola parte della moneta circolante non a debito ma a credito.

Mi spiego meglio.

L’euro (volutamente in minuscolo) è una moneta emessa dalla BCE, l’Italia se la deve far prestare a interesse e questo inevitabilmente aumenta il debito pubblico. Però è l’unica moneta a circolazione forzosa, che significa che chiunque è obbligato ad accettarla in pagamento.

I BOT (buoni ordinari del tesoro) sono quello che normalmente è denominato come debito pubblico, sono cioè quei pezzi di carta che lo Stato, in questo caso l’Italia, ti garantisce di pagare in euro aumentati di un certo interesse e ad una certa scadenza. Sono normalmente a taglio minimo alto (credo 1000 euri) e non sono mai a circolazione forzosa, cioè nessuno è obbligato ad accettare in pagamento.

I fantomatici Minibot sono dei BOT di taglio piccolo: (5,10, 20, 50, 100 euri), nessun accordo europeo né nessuna legge italiana impone un taglio minimo.

L’uso che se ne dovrebbe fare sarebbe quello di pagare i debiti che lo Stato ha già nei confronti dei cittadini e delle Aziende che hanno un credito fiscale nei confronti dello stesso (ad esempio: se faccio una spesa sanitaria lo Stato mi deve il 19% di quella spesa, credito fiscale).

Sono quindi un debito già esistente, non un debito in più, anche perché sono senza interessi e senza scadenza, si tratta solo di farglielo pagare prima e quindi avvantaggiare prima i debitori. Molte aziende sono fallite e gli imprenditori si sono suicidati perché lo Stato non gli pagava i crediti!

Dicevamo, non sono a circolazione forzosa, ma in questo caso lo Stato si impegna a riprenderseli in cambio delle tasse…! E quindi… solo gli scemi non li accetterebbero!!! Ma non solo: anche i successivi scambiatori li accetterebbero perché chiunque prima o poi ha da pagare le tasse, ed anche i lavoratori dipendenti potrebbero tranquillamente accettarli poiché sanno che qualunque commerciante glieli accetterebbe.

Dei Minibot hanno detto che sono illegali… perché?

Hanno detto che sono ancora più debito… perché?

Hanno detto che sono carta straccia… boh? La carta bianca (quando esce dalla cartiera) ha poco valore, ma se qualcuno sopra ci scrive qualcosa e magari ci mette dei timbri e delle firme, comincia ad avere molto valore legale, ci si può fare delle fortune od andare in galera.

Se uno Stato ti ci scrive che quel pezzo di carta se lo riprende in cambio delle tasse un certo valore ce l’ha… direi!

Il vero motivo, e non bisogna essere geni per capirlo, è che hanno una paura fottuta, perché sono un piccolo, timido, passettino verso una ritrovata sovranità monetaria che ci permetterebbe di fare delle vere politiche monetarie anti austerità e ci permetterebbe di svincolarci dalle “procedure di infrazione” con una bella risata! Un bel Botto di un Capodanno di rinascita per questo Stato maltrattato.

Chapeaux a Claudio Borghi!

Europa, una storia di vasi (e di cocci)!

 

Ne parlavo qualche giorno fa con il mio amico Andrea, che riguardo all’UE giustamente diceva: “La richiesta di un recupero della sovranità nazionale da parte degli stati aderenti all’UE è la logica conseguenza della totale mancanza di unità politica al suo interno”!

Anzi, piuttosto che partire dall’unità politica o perlomeno provare a costruirla, si è fatta in fretta e furia un’unione monetaria che ha rafforzato le spinte nazionaliste e colonialiste dei paesi egemoni, cioè Francia e Germania, sbriciolando quelle degli altri che si sono addirittura visti rappresentati da governi al totale servizio degli interessi esteri!

Questa è la storia dei vasi di ferro, ammassati nella stessa stanza con i vasi di coccio: basta una piccola scossa, magari provacata sbattendo la porta con troppa vigoria, che la maggior parte di essi va in mille pezzi.

E hai voglia te a rimetterli insieme, i neo Frankenstein sappiamo bene che si sono messi all’opera per ricomporre al meglio i vasi, ma i risultati sono stati alquanto deludenti per non dire disastrosi. Ma il collage continua, i sognatori continuano a vedere un futuro luminoso di pace e prosperità, in fondo cosa vuoi che sia qualche vaso rotto…

 

Non andrò a votare alle europee (ma anche si)!

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Pubblico volentieri il post di Stefano, anche se questa volta non la pensiamo del tutto allo stesso modo. Infatti io credo che mai come in queste elezioni abbia un senso andare a votare alle europee. Quindi per chiarire entrambi i pensieri nei confronti di chi leggerà il post lo dividerò in due parti, una a favore del voto ( scritta da me) e una contro il voto ( scritta da Stefano).
Prima parte (scritta da Stefano) contro l’utilità del voto alle europee:

Di motivi ne ho diversi e non so da dove cominciare a spiegare.

Proviamo così:

Intanto perché il Parlamento Europeo, l’unico organo elettivo di questa nazione fasulla, non ha effettivi poteri. Quello che decide la Commissione Europea, mai eletta da nessuno, è già legge ed a poco vale l’eventuale eccezione del Parlamento. In seconda istanza il Parlamento deve approvare. Quindi che presa in giro è? In democrazia rappresentativa chi va a votare delega a qualcuno il proprio potere sovrano (del popolo) per esercitarlo, appunto, in vece sua, secondo i desiderata stilati nel programma del partito di riferimento.

Se io, votante, delego a qualcuno il mio potere, ma poi effettivamente lui non conta un ca… (finisce per …zzo) a che serve?

Come se non bastasse non decide solo la Commissione Europea, ma insieme agli altri due organi della famosa Troika. Ovvero la BCE (l’insieme delle Banche Nazionali Europee) e cioè un ente PRIVATO: ogni Banca Nazionale è posseduta da un consorzio di Banche private, con una partecipazione minoritaria dei singoli Stati. A controllo, quindi, privato. Il Gotha della finanza speculativa Europea che ha avuto già vita facile, dopo l’abolizione del “Glass Steagall Act” di clintoniana memoria, il quale (Clinton) verrà ricordato per la bazzecola della fellatio e non certo per questo vero abominio. Che ha causato, tra l’altro la grande crisi del 2007. Poi c’è, come terzo componente della Troia… pardon… Troika, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale)… praticamente la stessa cosa della BCE, però estesa a tutto il mondo (leggasi: Finanza Speculativa soprattutto Americana).

Quindi il mio deputatucolo eletto col mio votucolo che cosa conterebbe? Risposta: Un, seguito dalla stessa parola che finisce con ..zzo.

Altro argomento: L’Europa… anzi più precisamente “Questa Europa”… che, di per se, il concetto non sarebbe sbagliato: fare una grande Nazione Federale, con un solo governo, una sola moneta, un solo esercito, soprattutto un solo governo… ci renderebbe più forti, competitivi sul piano internazionale, ci metterebbe al riparo dalle tante guerre continentali che abbiamo avuto… solo che… io non ci credo! A dimostrazione della mia tesi c’è l’effettiva pseudo-realizzazione della tesi europeista: liberismo sfrenato, deregolamentazione sfrenata dei mercati, speculazione sfrenata, divaricamento sfrenato della forbice tra ricchi e poveri, progressiva perdita di ogni garanzia lavorativa, progressiva perdita di ogni progettualità di vita.

E poi, sinceramente, ce li vedete insieme i tedeschi con gli spagnoli? O gli irlandesi con gli inglesi? O gli italiani coi francesi? O i greci con gli olandesi? Eccetera? Io no!

Altro argomento: chi andare a votare? Un partito europeista ed euroinomane… beh dopo quello che ho spiegato… Quindi un partito anti-europeista…? Ma scusate, io dovrei votare, per eleggere nel parlamento di una nazione in cui non credo, un partito anti-sistema? Ma non vi sembra un po’ come tagliarselo per fare un dispetto alla propria moglie?

Parlo sempre di quella cosa che finisce per …zzo!

Va beh, speriamo che il 26 maggio ci sia il sole così vado al mare!

Ecco la seconda parte (scritta da me) pro voto per le europee:

Qui non si tratta di dare una legittimazione democratica al finto parlamento europeo, quanto piuttosto, perlomeno per l’Italia, di sostenere politicamente il governo giallo-verde che è visto come fumo negli occhi dalle élite eurocratiche! Perché pur con tutte le loro contraddizioni – euro si, no, forse, boh…- il recupero di una possibile sovranità perduta passa attraverso questa coalizione di governo!

O vogliamo forse ripristinare il solito (e dagli esiti scontati) bipolarismo centro-destra vs centro-sinistra?

Intanto possiamo tranquillamente affermare che non esiste ne mai esisterà alcuna super-nazione europea! Grazie alle enormi asimmetrie economiche causate dalla moneta unica – debole per gli stati del nord Europa ma forte per quelli del sud Europa – in pochi anni ogni residua speranza di unione è miseramente naufragata in nome di riforme volte unicamente ad impoverire i popoli europei. Le relazioni economiche, diplomatiche, la “tenuta sociale” degli stati europei che è alla base della pace, sono davvero migliorate nel ventennio dell’euro? E siamo sicuri che non ci siano davvero alternative politiche ad una sempre più probabile guerra civile (basta vedere cosa sta accadendo in Francia) causata dalla presa in giro di quelli che “cambieremo l’Europa dall’interno” o “un’altra Europa è possibile”? Che poi è certo che un’altra Europa è possibile, quella lontana dal paternalismo dei padri af-fondatori dell’UE, che hanno imposto un modello politico-economico senza passare attraverso il consenso popolare, perché “la gente non avrebbe capito”!!! Ma cosa c’è da capire quando ti propongono impoverimento, precariato, degrado e privatizzazioni selvagge in nome del Mercato sacro e contro lo Stato ladro? E su questo io e Stefano siamo certissimamente d’accordo!

Allora perché non votare? Perché pensare che non ci siano alternative e che il sistema non possa davvero cambiare con un voto? Certo non sarà il Parlamento europeo a decidere il destino dell’Europa, ma il voto della gente è tutt’altro che neutro: nel gioco schizofrenico del Mercato, dove gli interessi degli speculatori sono sempre nell’immediato e soprattutto sono divergenti e raramente coordinati, io credo che questo voto potrà fare molto di più di quello che possiamo immaginare!
“Grande la confusione è sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole!” cit. Mao Tse-Tung

Vocazione chioccia!

A settembre ho comprato due galline ovaiole con l’intento di produrre uova per autoconsumo ( Leggi “Uova e galline”). Ebbene una il 6 novembre e l’altra intorno al 20 dicembre, entrambe sono diventate galline adulte ed hanno iniziato a produrre ottime uova quasi giornalmente. Il fatto è che ho scelto di lasciarle libere in un piccolo terreno di mia proprietà completamente recintato. Il pollaio ha un ingresso a circa un metro da terra e loro entrano ed escono a piacimento per mangiare granaglie o per dormire appollaiate. Anche le uova hanno imparato a farle in un nido dentro il pollaio, non ci sono stati grandi problemi per convincerle. Tutto bene, tutto liscio almeno fino ai primi d’aprile, quando Polda, la gallina ovaiola tardiva (che ha deposto il primo uovo a fine dicembre), ha smesso di deporre e non usciva quasi più dal nido! E quando usciva il suo comportamento era strano, camminava guardinga, gonfiava tutte le piume e la sua voce era roca, quasi gracchiante. All’inizio pensavo fosse malata invece rassicurato dalla signora che mi ha portato le due galline, ho capito che era diventata una chioccia!!!

Ora dovete sapere che le Isa Brown, cioè il nome con cui vengono chiamate questo tipo di galline ovaiole, sono degli ibridi create qualche decennio fa dall’industria con il preciso fine di fare uova, addirittura fino a 300 all’anno!!! Ibridi non riproducibili, con un brevetto segreto, ai quali sarebbe stato tolto ogni istinto alla cova in quanto deviante dal produrre uova a livello industriale!

Eppure Polda è andata oltre la selezione e si sta dimostrando un’ottima chioccia. Perché, visto la sua testardaggine nel covare le uova non fecondate della compagna, ho deciso di farmi dare alcune uova da un amico che ha un bel Gallo per fecondarle e dopo 21 giorni esatti, mercoledì primo Maggio, sono nati due splendidi pulcini, uno chiaro e uno scuro!

In realtà le uova sono cinque ma oltre ai due andati a buon fine, un altro pulcino è riuscito a fare un buco nell’uovo per poi morire nello sforzo, mentre le altre due forse non erano fecondate.

Tolte oggi le uova rimaste, finalmente Polda si è decisa ad alzarsi per tenere testa e svezzare i suoi vivaci pulcini. Perché per oltre 21 giorni è rimasta in cova, alzandosi al massimo 10-15 minuti per sgranchirsi le zampe e mangiare un pochino. E almeno altre 7-8 settimane le dedicherà allo svezzamento dei pulcini. Insomma una vera e propria vocazione, un grande sacrificio quello di essere chioccia!

Oltre la programmazione di noi uomini c’è la natura che punta sempre e comunque alla vita. Le galline sono animali socievoli, quasi “cani con le ali” e sperdute nel mio campo hanno sviluppato l’istinto della riproduzione! Vi terrò aggiornati sulla crescita dei pulcini.

C’era una volta…

…la festa del Primo Maggio!

Si perché oggi siamo liberi di fare la spesa, o passare il tempo (magari a causa del maltempo) in uno dei tanti centri commerciali che rimangono aperti anche durante l’ex-festa dei lavoratori!

Così va il mondo in epoca liBBerista da oltre 30 anni! Con la deregolamentazione del mercato finanziario la nostra epoca recente è stata tutto un susseguirsi di crisi (finanziarie) e aumento della disoccupazione, oppure di aumento della disoccupazione e successive crisi (finanziarie)! Il denaro costa poco, i tassi sono bassi e ciò favorisce l’indebitamento di famiglie e aziende. In un contesto dove la crescita è stagnante e la disoccupazione e la precarietà lavorativa sono di fatto “strutturali”, cioè il fondamento del modello economico mondiale, è chiaro che all’arrivo di una crisi i tanti nuovi disoccupati e le tante aziende fallite lasceranno i debiti a carico degli stati! Del resto chi dovrebbe controllare (BCE e simili) che i prestiti del sistema finanziario fra istituti di credito di paesi differenti non raggiungano livelli preoccupanti, nulla di nulla fa! Anzi no, a disastro avvenuto si preoccupano di scrivere letterine ai governi sui “rimedi” caldamente consigliati per superare la crisi ( come scritto sul post Lettere, letterine e messaggi in bottiglia)! Una storia triste, triste perché in Europa – per esempio – si è colta al balzo l’occasione per smantellare il welfare (prima) garantito dalle Costituzioni antifasciste del dopoguerra!

Se fino agli anni 70 il baluardo contro la crisi era garantito da uno stato che aveva come principio costituzionale la tutela del risparmio, grazie proprio ad una sapiente coordinazione fra Banca centrale e Tesoro, oggi attraverso l’indipendenza delle banche centrali, la liberalizzazione dei capitali e il bail in gli stati garantiscono gli espropri ai propri cittadini o al massimo ricapitalizzano gli azzardi delle banche senza al contempo sostenere il lavoro ( Ne avevo parlato nel post Se negano il lavoro la sovranità a chi appartiene?).

La spirale dei debiti privati, (cioè del sistema finanziario) e della disoccupazione è la principale causa dell’impoverimento progressivo dei cittadini, sempre più precari e disoccupati, costretti ad accettare lo sfruttamento di un sistema lavoro totalmente a vantaggio dei padroni. E gli stati virtuosi tanto si impegnano ad abbassare il debito pubblico in vista di una nuova crisi da debito privato: grazie all’austerità condita a suon di tasse e tagli alla spesa, essi saranno ancora una volta in grado di ricapitalizzare gli azzardi degli speculatori! Chiaramente il debito pubblico esploderà e il PIL crollerà, una manna per tornare a propagandare le agognate RIFORME al solito grido del “fate presto” : jobs act, cancellazione “DI FATTO”del sistema previdenziale, privatizzazione del servizio sanitario, tagli alla scuola pubblica…

In questo contesto desolante possono essere visti come piccoli segnali in controtendenza la parziale cancellazione della legge Fornero e il decreto dignità: entrambi sembrano voler mitigare i devastanti effetti di precarizzazione del jobs act, favorendo assunzioni stabili e puntando sull’effetto di sostituzione dei futuri pensionati con lavoratori più giovani! I dati ISTAT di marzo sull’occupazione (scesa al 10,2%) sono certamente segnali positivi, anche se vanno presi con molta cautela. Ma se non accadranno i tanti disastri paventati dai media, ma anzi il sistema reggerà portando benefici, la solita narrazione sul debito pubblico brutto come verrà portata avanti? Vedremo…

Non sono sicuro che ci sarà un vero cambiamento, ma certamente dei segnali che fanno pensare che evidenti incrinature nel “partito unico” della finanza ci sono in Italia e più in generale in Europa. I cosiddetti sovranismi e populismi altro non sono che termini dispregiativi usati da un sistema che ha fatto di tutto per far diventare la Costituzione una parodia, per farci pensare che infondo votare non serve a niente, che abbiamo sempre vissuto sopra le nostre possibilità e ora paghiamo le conseguenze della nostra incapacità. Personalmente continuo a credere nelle cosiddette istituzioni, a patto che queste siano diretta espressione del voto popolare e quindi sottoposte al controllo democratico. Per lo stesso motivo mal sopporto istituzioni di natura privatistica che esprimono giudizi (di parte) sull’operato dei governi (vedi ad esempio le agenzie di rating) e sullo stesso piano sono i burocrati non eletti che compongono la Commissione europea:

«[..] I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza.»
(TUE, art. 17 par.3)
«[..] La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. Fatto salvo l’articolo 18, paragrafo 2, i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con le loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti.»
(TUE, art. 17 par.3)

Articoli tratti da Wikipedia

Ecco credo che non può esistere alcuna istituzione democratica che non sia in toto espressione del voto popolare!

Qual è la natura di istituzioni indipendenti con ampi poteri di intervento nella politica economica degli stati? Qual è cioè il loro fine? Per rispondere a queste domande bisogna riflettere sull’effetto delle politiche economiche adottate in questi anni! Il lavoro non è più uno strumento volto alla realizzazione piena dell’individuo, al compimento dell’uguaglianza sostanziale voluta dalla Costituzione. Esso invece è diventato sistema di sfruttamento, puro mezzo di sopravvivenza… Non lavoratori, ma sempre più sfruttati dal lavoro! E non può esserci alcun Primo Maggio senza lavoratori.

Su(l)l’IVA, (giù)l’IVA

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<a href="http://Foto di Michael K da Pixabay“>In attesa di IVA l’oca giulIVA!

Su Repubblica relativamente al possibile aumento dell’IVA il ministro Tria dichiara: “La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative (LEGGI QUI )!

Ora io sono perfettamente consapevole che le alternative ci saranno se e solo se la parte eurocritica del governo uscirà rafforzata dalle prossime elezioni europee. E basterebbe un decreto a cancellare una volta per tutte ste famigerate clausole di salvaguardia per introdurre poi misure realmente anticicliche che non tengano conto di astrusi parametri fiscali che altro non sono che misure d’austerità recessive (in realtà tanto amate proprio dai ragliatori della crescita che hanno affossato il paese)!

Ma per fare un’analisi sull’oggi riprendo qui brevemente alcune riflessioni fatte dal grande economista J.M. Keynes nel suo libro “Autarchia economica” del 1933.

Keynes sul ruolo dello Stato in economia:
“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”

Capito ministro Tria e suoi predecessori? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. Ma continuiamo con Keynes…

Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:
“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.
“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.

Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Le critiche che Keynes rivolgeva ai politici di allora, che con le loro assurde scelte economiche impoverivano interi popoli ad esclusivo vantaggio di pochi gruppi industriali legati a doppio filo con il sistema finanziario, potrebbero essere ripetute pari pari ai politici italiani e più in generale europei (ma anche USA, Cina, ecc., ecc.). E a me dell’oca giùl’IVA o dei vincoli di bilancio o del debito pubblico BRUTTO poco importa. Attendo con speranza la “città delle meraviglie” perché di altra povertà e menzogne, magari condite da solite guerre devastanti non vorrei proprio più sentir parlare…

Lode all’Italia!

Come non condividere le parole di Stefano? Si, perché l’articolo sotto è il suo ma ricalca in toto quello che penso anch’io dell’Italia! Anche la passione del camper ci accomuna, l’ho acquistato nel 2008 per potermi muovere con la “casa appresso” avendo allora due bimbi che avevano rispettivamente 1 e 3 anni e mi ha permesso di scoprire tanti piccoli paesi e realtà nascoste paragonabili a gioielli preziosi. Perché questa è l’Italia, una culla di culture e tradizioni e natura… Per questo motivo sarebbe doveroso adottare un modello economico che sia non solo compatibile con l’ambiente naturale, ma anche con quello socio-culturale, con le piccole imprese che nascono dal territorio e dalle infinite potenzialità del nostro paese. Certo che oltre alle luci, ci sono molte ombre! Ma queste giustificano forse la scarsa valorizzazione, a volte addirittura il disprezzo che spesso sembra prevalere nei media, tanto bravi ad esaltare i difetti e lodare gli altri, i virtuosi per definizione? Perché chi paragona il “piccolo” all’inefficienza, addirittura ad una metastasi che non potrà mai competere con le grandi e belle e superiori mega-ultra-multinazionali, forse non conosce bene (o non gli in teressa conoscere) la ricchezza della nostra terra, fatta in gran parte di piccole realtà. Viva la BIO-SOCIOdiversità, viva l’Italia!

Post di Stefano

Da quando la mia compagna ed io abbiamo il camper capita spesso una cosa: io sono uno specialista nello sbagliare strada, malgrado il navigatore, così magari cerchiamo di raggiungere un posto e, per sbaglio, ne troviamo un altro. Più bello di quello che cercavamo! In Italia capita spesso!

Non mi piace fare il nazionalista e spesso penso che la maggioranza degli italiani non merita di vivere in mezzo a così tanta bellezza, non l’apprezza abbastanza e magari agisce, nel suo piccolo, per distruggerne una parte.

Ma no!

Io credo fortemente che nulla avvenga per caso, per cui, chiunque abbia il Karma di vivere in Italia ce l’ha per uno scopo, come premio o come occasione di crescita nell’insegnamento positivo.

Ho avuto ed ho la fortuna di fare molti viaggi, a volte anche molto lontano, ed ho avuto l’occasione di vedere… che ne so… delle spiagge tra le più belle del mondo, ma pensandoci bene in Italia ne ho viste di altrettanto belle. Ho visto le montagne più alte del mondo, però la bellezza delle Dolomiti…

vogliamo poi parlare dei borghi antichi? A migliaia e tutti caratteristici! Le città? Alcune, anzi molte, sono dei veri e propri musei all’aria aperta… Roma, Venezia, Firenze, Napoli… eccetera, sono uniche al mondo ed irripetibili, neanche paragonabili a nessun’altra città del mondo. I siti termali… quanti ce ne sono? Vado spesso a Saturnia: le “cascatelle” sono uniche!

Migliaia di chilometri di spiagge, ma non spiagge normali… bellissime!

Abbiamo il comprensorio sciistico più grande e più bello del mondo! I sentieri di montagna, le ferrate… e non solo nelle Alpi, un po’ dappertutto.

E poi l’arte… L’ARTE???

In sintesi ogni stato estero ha le una sua caratteristica, magari peculiare, ma ne ha una… o due. L’Italia no! L’Italia le ha tutte!!!

E’ ovvio che tanta bellezza così concentrata in un solo paese comporta delle responsabilità enormi a carico di chi lo abita questo paese. Responsabilità troppo spesso disattese.

Però, l’attacco economico che sistematicamente subiamo dai paesi vicini, io penso, che non sia solo di natura prettamente economica e che l’invidia sia in fondo, in fondo la causa scatenante.

Via della seta: dalla padella alla brace!

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Dopo un periodo di assenza l’amico Stefano mi ha inviato un suo nuovo articolo. L’argomento lo potete capire dal titolo, personalmente non ho approfondito la questione ma i dubbi suscitati da Stefano mi sembrano condivisibili, vi lascio alla lettura del post…

Si fa un gran parlare della nuova “via della seta”, ovvero dei nuovi accordi che hanno stipulato i nostri governanti con le autorità e le ditte cinesi. Questi accordi prevedono tra l’altro investimenti strutturali soprattutto nei porti di Trieste e Genova per poter accogliere meglio le “merci” cinesi e per far partire meglio le nostre, di merci, verso la Cina.

Questi accordi sono stati puntualmente maledetti sia dagli americani che dai tedesco/francesi. Le loro motivazioni sono facilmente intuibili: nel migliore dei casi perché avrebbero preferito farli loro questi accordi, poi, per i teutogallici, perché hanno paura che l’Italia possa risorgere e tornare ad essere un competitor temibile come lo era prima dell’euro, per questioni di egemonia mondiale (gli americani), eccetera.

Ma per noi, siamo sicuri che questi accordi siano davvero vantaggiosi?

Analizziamo un po’: che cosa compriamo noi dai cinesi? Paccottiglia che potremmo benissimo produrci da soli, solo ad un costo un po’ superiore perché qui, ancora, si rispettano certe norme di sicurezza e si pagano, ancora per poco temo, un po’ più dignitosamente i lavoratori. E che quindi ci rende meno produttivi, indebolisce la nostra economia e ci toglie posti di lavoro.

Che cosa comprano loro? Tecnologia fine e macchinari che non sanno ancora farsi da soli, ma che rendono ancora più forte l’economia cinese!

Vantaggi quindi a breve, brevissimo termine e grossi svantaggi a medio, lungo termine.

Inoltre, i cinesi non hanno la minima cura dell’ambiente e, se non ce l’hanno a casa loro, come pensate che vogliano ridurre i porti (e non solo) di quelle due meravigliose città?

Inoltre, nel 1985 l’Italia ha firmato un patto bilaterale per cui se una qualche legge italiana dovesse danneggiare l’interesse di una qualche ditta cinese, questa potrebbe farci causa e, sinceramente, secondo voi, chi ha più soldi per pagare gli avvocati giusti?

Inoltre, la leva finanziaria: ammettiamo che in un porto c’è bisogno di una tale infrastruttura. E’ plausibile che le spese vengano divise a metà, ma lo è altrettanto che la parte che spetta all’Italia Euroinomane, non sovrana della sua moneta, debba essere finanziata a prestito dai cinesi stessi e se poi capitasse che la BCE non ci conceda abbastanza credito (moooolto facile) la Cina si prende i nostri porti!

Inoltre, i cinesi stanno già invadendo il nostro territorio e le nostre proprietà che… altro che i migranti clandestini, non si integrano ed hanno un atteggiamento predatorio.

Inoltre, inoltre… inoltre, perché i cinesi, come lo sono gli americani, sono geneticamente degli egemoni. Per settant’anni siamo stati sotto gli americani e tutto sommato… i danni peggiori ce li hanno rifilati i nostri cugini teutogallici!

Vi sembra proprio il caso di passare dalla padella alla brace?

I luoghi di confine: dal romito di Lampedusa al multiculturalismo globalista.

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In continuità con il precedente post “Sul cibo, sulle religioni e sull’identità” ripubblico QUESTO articolo sui luoghi di confine…

Nel XV secolo esisteva a Lampedusa uno strano luogo di culto, una grotta dedicata alla Madonna, dove si depositavano sia cimeli cristiani sia quelli musulmani, a cui si rivolgevano in preghiera pescatori, naviganti, marinai, corsari, di entrambe le religioni. Era un luogo di culto “doppio” appartenente contemporaneamente all’islamismo ed al cristianesimo. Secondo la leggenda il compito di accendere il lume per i naviganti era affidato ad un romito che si presentava a seconda del bisogno o cristiano o musulmano: questo rappresentava un modello di sincretismo religioso, cioè una convergenza di culture e religioni diverse. Nel libro di Lucetta Scaraffia “Rinnegati” leggiamo che un avventuriero spagnolo a cavallo tra ‘500 e ‘600, cavaliere di Malta, presentava nelle sue memorie una descrizione di questo luogo: c’era un altare, posto sotto il quadro della Madonna, dove si trovavano << molti oggetti che vi hanno lasciato in elemosina i cristiani e vi è perfino del biscotto, del formaggio, dell’olio, delle carni salate, del vino e del denaro>> e dall’altra parte della caverna <<si vede una tomba dove è sepolto un marabutto turco, uno dei loro santi a quanto si racconta>>e accanto ad esso <<le medesime elemosine della nostra Immagine Santa>>.

Quindi ieri come oggi Lampedusa costituiva un approdo speciale grazie alla sua posizione geografica. Sempre nel testo della Scaraffia sopracitato leggiamo: almeno a partire dal XV secolo risulta che fu acceso un lume per guidare i naviganti. Secondo una leggenda siciliana il compito di accendere il lume era affidato ad un romito, che viveva nella grotta sacra e si presentava come cristiano o come musulmano, a seconda della provenienza dei naviganti che vi sbarcavano, <<da ciò il comune detto in Sicilia “il romito di Lampedusa” per indicare una persona dalla doppia fede>>. Possiamo parlare di multicultura e multireligione praticata già oltre 500 anni fa da chi viveva in questi luoghi di confine.

Isole poste al centro del Mediterraneo come Pantelleria, Lampedusa o Malta, videro convivere famiglie musulmane e cristiane e si parlava un dialetto arabo almeno fino a tutto il XV secolo. Si configuravano come luoghi “neutri” che riconoscevano tributi sia ai re cristiani sia ai califfi musulmani. Isole di libertà religiosa, politica, sociale dove si abolivano i confini fra l’islam e il cristianesimo e ciò era possible solo perché c’era un equilibrio di forze fra le due parti. Infatti nel XVIII secolo con la decadenza dell’impero ottomano i paesi barbareschi del nord africa persero la loro autonomia economica e iniziarono a diventare colonie degli stati europei, in particolare della Francia.Quando c’è qualcuno che comanda non si può più scegliere la neutralità, ma ci si deve decidere a favore di un’unica identità: quella che i colonizzatori imponevano con la forza della loro dominazione.

Nel mondo di oggi ha più senso parlare d’incontro tra diverse identità religiose? L’uomo occidentale ha in gran parte spezzato i legami identitari con la propria religione cadendo nell’individualismo e perdendo tutti quei riferimenti gerarchici di tipo morale e sociale dati prima dalla Legge divina. La stessa Europa ha rifiutato di riconoscere le proprie radici cristiane e visto quello che sta accadendo con l’accelerazione incontrollata dei flussi migratori sembra sempre di più finalizzata ad accogliere in modo indiscriminato gli apporti culturali e religiosi che vengono dall’esterno. Non sappiamo più se definirci cristiani o se alla fine sia davvero importante difendere le nostre tradizioni e la nostra cultura. Per i musulmani invece un’Europa islamizzata è un’opportunità anche per procedere ad un’innovazione culturale altrimenti impossibile nei loro paesi d’origine: questa religione può infatti rispondere all’ateismo, all’individualismo, al recupero dei valori tradizionali come quello della famiglia in modo altrettanto efficacie del cristianesimo!

Eppure la Chiesa cattolica, proprio nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa relativamente alla difesa delle identità così si esprime: “La Nazione ha <<un fondamentale diritto all’esistenza>>; alla propria lingua e cultura, mediante le quali un popolo esprime e promuove la sua “sovranità” spirituale>>; a <<modellare la propria vita secondo le proprie tradizioni, escludendo, ovviamente, ogni violazione dei diritti umani fondamentali e in particolare, l’oppressione delle minoranze>>”. In sostanza nel Compendio si dice che l’accoglienza non deve mai essere indiscriminata, cioè non deve mai arrivare a minare quelle tradizioni e quella cultura che son alla base dell’unità sociale e del bene comune che questa unità garantisce!

Mettiamo ora a confronto le affermazioni del Compendio sopracitate, con quelle di una rappresentante del globalismo moderno in salsa eurista, la presidente(a) della Camera Laura Boldrini:
“I migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi”, “Dobbiamo dare – spiegava la Boldrini – l’esempio concreto di una cultura dell’accoglienza come un nostro valore a 360 gradi che sappia misurarsi con la sfida della globalizzazione. Una sfida che porta anche una maggiore opportunità di circolazione delle persone perché nell’era globale tutto si muove”. Qui l’articolo e il video.

Si augurava che lo stile di vita portato dai migranti si sarebbe sostituito al nostro: non diceva che i migranti avrebbero avuto maggiori diritti, ma anzi che la loro precarietà e povertà sarebbe diventata un modello anche nella nostra società. La religione eurista ha nella sua essenza la mercificazione del lavoro e per fare questo è necessaria la libera circolazione delle persone funzionale all’impoverimento collettivo e alla cancellazione dei diritti sul lavoro: ci deve sempre essere qualcuno così disperato da accettare un salario sempre più basso, l’importante è che chi lavora ad un costo più elevato sia immediatamente licenziabile senza troppi problemi (vedi Jobs act).

Se la Chiesa vuole recuperare il suo ruolo di evangelizzazione della società deve necessariamente opporsi a queste idee che invece di mantenere in vita il confronto fra culture e civiltà, rischia di annientarle. Per instaurare un dialogo non si può perdere di vista se stessi. E proprio un musulmano, Fuod Allam, in un articolo apparso sulla Repubblica del 23 settembre 2003 scriveva: “la questione delle radici cristiane dell’Europa, in un momento in cui si parla di eterogeneità delle culture e di multietnicità, suscita altre problematiche: come accogliere l’altro se si nega se stessi?… L’incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici….L’Europa, faccia a faccia con se stessa, è ricca di saperi, ma restia ad accettarsi; ma per me essa rappresenta l’albero d’ulivo che nel Corano, al versetto 35 della Sura della luce, è né d’oriente né d’occidente”. Qui è evidente la preoccupazione nei confronti di una civiltà che sta perdendo di vista se stessa e i propri valori, che si riferisce solo a finalità utilitaristiche rischiando così di adottare stili di vita incompatibili con l’accoglienza e la pace, che spingono invece allo sfruttamento e all’odio reciprico.

In natura i luoghi di confine sono segnati dall’incontro degli elementi: l’acqua e la terra sul bagnasciuga di una spiaggia, le tenebre e la luce nel momento del crepuscolo e dell’alba…sono e rimangono linee di confine, d’incontro e separazione fra elementi diversi di due mondi! Come il romito di Lampedusa essi possono esistere e convivere solo in certi luoghi e in certi momenti. La civiltà occidentale è oggi indebolita dalla perdita della propria identità religiosa e culturale, non è in grado di dialogare ma solo di soccombere ad un modello che invece di integrare i popoli rischia di portare al rifiuto e all’odio, il tutto in nome della religione globalista che nega ogni forma di identità!

Fuffa eco-illogica e auto elettrica

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Ieri è stata la giornata dello sciopero per il clima, i ragazzi di tutto il mondo hanno manifestato per salvare la terra chiedendo ai politici di attuare delle strategie adeguate a combattere i cambiamenti climatici sempre più evidenti e devastanti. <<Non c’è più tempo da perdere>> – dicono i ragazzi -<< State cancellando il nostro futuro. Fate presto!!!!>> (Ve lo ricordate il vate del fate-prestismo?  )

Ora fin qui nulla da eccepire, tutto giusto, tutto condivisibile… ma io sono preoccupato. Sono preoccupato perché quando si usano i ragazzi, o peggio ancora i bambini per veicolare un messaggio, ebbene c’è un rischio elevato che il rimedio proposto sia peggiore del male che si vuole (o vorrebbe) combattere!

Un esempio è stata la campagna propagandistica sui vaccini: i bambini sono stati utilizzati come “scudi umani” da usare nello scontro assurdo tra pro e anti vax, uno scontro che ha avuto comunque l’esito scontato di trasformare in pericolosi untori chi sceglie di non vaccinare i propri figli. E non mi si dica che è la scienza ad avere avuto l’ultima parola sulla questione, qui la scelta dell’obbligatorietà è stata prevalentemente politica e moralistica, una morale ben costruita da un’efficace propaganda mediatica e che ha nei fatti riaperto la caccia alle streghe verso i “diversi”, coloro che non accettano le regole e ad esse si oppongono.

Sarà dunque questo il metodo per imporre chissà quali nuovi stili di vita e soprattutto di consumo in nome di un presunto eco-illogismo che diventerà indiscutibile per definizione?

Una delle possibili scelte eco-illogiche potrebbe essere quella dell’auto elettrica. In realtà agli albori dell’auto essa era stata a lungo in competizione con le auto a benzina.

 

Quella che vedete è la Jamais Contente, la prima auto che il 17 gennaio 1899 riuscì a superare i 100 km orari. Ed era un’auto elettrica!! Come elettriche erano le auto costruite già nel 1835 e fiorite poi in tutta Europa fino ai primi anni del 900, quando prese piede il motore a scoppio (storia dell’auto elettrica).

Ed oggi? Si vuole forse tornare al veicolo elettrico senza sapere dove e come si potrà ottenere l’energia necessaria per questo cambiamento? Perchè sarebbe minimamente logico ragionare sul vero problema, che è quello di produrre energia da fonti rinnovabili e pulite da cui anche i motori elettrici devono ricaricarsi. Per non parlare poi dello smaltimento delle batterie al litio o simili, metalli rari che hanno un costo ambientale altissimo (sarà un caso la fretta, non solo italiana, di stipulare accordi commerciali con la Cina, paese che ha il monopolio delle “terre rare”?).

In realtà quello che si palesa rapidamente davanti ai nostri occhi è una sempre più rapida messa al bando “per legge” dei motori disel, seguiti a stretto giro da quelli a benzina e addirittura a metano e GPL, come dimostra fra l’altro l’ECOTASSA introdotta dal governo ( QUI l’elenco delle auto tassate e quali no)!

Risulta altrettanto evidente che stiamo andando verso un’imposizione dell’auto elettrica, un’imposizione “di legge” che punta ad introdurre l’elettrico su scala globale! Era stato Sergio Marchionne nel 2017, quando gli era stata conferita la laurea ad honorem in ingegneria Meccatronica dall’Università di Trento, a mettere in guardia sui pericoli che avrebbe causato “forzare l’introduzione dell’elettrico su scala globale”. Lui riteneva che sarebbe stato più saggio continuare a lavorare sui motori tradizionali, potenziando i veicoli GPL e Metano come ideali carburanti alternativi, continuando si la strada dell’elettrico ma senza “imposizioni di legge”!

Invece la forza e rapidità con cui si sono ingigantite le manifestazioni come quella del 15 marzo e hanno avuto un’enorme visibilità personaggi come la sedicenne svedese Greta Thunberg fanno presagire tempi bui, dominati da un’eco-illogica fuffa, assai poco efficace nel risolvere i problemi climatici del pianeta, più probabilmente dannosa e imprevedibile nel medio e lungo periodo.