Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (settima parte)

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L’EVOluzione 

Come promesso alla fine della SESTA PARTE di questa serie di post autobiografici e auto-sociografici, pubblico sotto una lettera che inviai nel lontano 2009 alla trasmissione “Lestoria” di rai tre. Il tema di quella trasmissione, come vedrete leggendo la mia lettera, era la teoria dell’evoluzione. L’impostazione del programma mi era sembrata eccessivamente “di parte” e come tutte le classificazioni che dividono la realtà in bianco e nero lasciando fuori dallo spettro visivo la bellezza cromatica della creazione, lasciava lo spettatore attento infastidito o perlomeno deluso. Fatto sta che per me fu irrefrenabile la necessità di riequilibrare questa visione così di parte. Ma non servì allora come non servirebbe oggi: i media sono pieni di persone “di fede”, essi sanno ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e  la “narrazione” riscrive puntualmente le nostre vite indipendentemente dalla realtà in cui viviamo: essa come in uno specchio deforme viene continuamente ignorata, ma incredibilmente la maggioranza di noi continua a non voler girare lo sguardo per provare a vedere oltre…

Riprendo proprio dalla fine della sesta parte:

… In linea con questo paradigma dell’essere uomo onnipotente che tutto spiega e tutto ingloba in un orizzonte razionale e antropocentrico, per meglio far capire il mio pensiero allego di seguito una lettera che inviai anni fa, nel maggio del 2009 alla trasmissione “Lestorie” di rai tre, condotta da un uomo dell’immagine e del sapere-immagine dei nostri tempi: Corrado Augias!

Lestorie” di Rai3

 Egregio dottor Augias,

l’interesse  che suscitano gli argomenti da lei affrontati nella trasmissione “Lestorie”, mi ha spinto a scriverle, per sottoporle alcune brevi riflessioni su una questione che lei ha approfondito in più occasioni. Premetto che sono un insegnante di religione della scuola primaria, ma non è mia intenzione far prevalere un’interpretazione “di parte” , quanto piuttosto mettere in evidenza una “problematica metodologica”, che non vuole cioè fornire risposte definitive, ma cercare di stabilire le linee d’analisi  e gli strumenti di lettura che più convengono alla tematica esposta.

Vengo al dunque…

E’ giusto indagare l’origine della vita da un punto di vista esclusivamente scientifico, in particolare “evolutivo”?

Non metto in dubbio la validità di tali teorie e di conseguenza delle risposte ad esse collegate, ma voglio evidenziare che esistono altre prospettive, ugualmente importanti, in grado di ampliare ed integrare la visione sulla questione. Nella trasmissione del 28 aprile si è detto che è errato affermare che la monogamia sia più naturale della poligamia, o ancora che l’eterosessualità sia più naturale dell’omosessualità, in quanto la natura ci dimostra esattamente il contrario. Ma si è anche detto che manifestazioni prettamente umane quali la “religione”, siano sublimazioni dei nostri istinti, cioè abbiano esclusivamente un ruolo compensatorio di manifestazioni naturali represse dal genere umano. Secondo questa interpretazione la religione non può essere considerata come una categoria conoscitiva della realtà, cioè un ulteriore prospettiva con cui l’uomo indaga sull’esistenza (in tutte le sue manifestazioni umane e naturali che dir si voglia). Penso che se concepiamo la realtà come un prodotto dell’evoluzione, allora anche i principi logici, morali e religiosi, di cui l’individuo è dotato sin dall’inizio della sua vita, sono stati acquisiti dalla specie umana progressivamente nella lotta per l’esistenza e favoriscono quindi i comportamenti conoscitivi e pratici che sono più adatti alle sollecitazioni dell’ambiente (cioè della natura).

Il problema è che l’esistenza, ridotta a potenzialità evolutive e a processi psichici/fisiologici, è un esserci senza sapere di esistere. Mi sembra però altrettanto evidente che ciò non riguarda l’essere umano, che è cosciente di sé e in quanto tale capace di distinguersi da “altro”. Affermare l’esistenza di una sovrastruttura, una coscienza collettiva formata dalle singole coscienze individuali (non esclusivamente umane) è davvero più paradossale delle risposte relativistiche e oserei dire in alcuni casi semplicistiche della scienza intesa come unico strumento razionale a disposizione dell’uomo? Per definizione la scienza adotta un metodo empirico, ritagliando porzioni di realtà da sottoporre ad indagine. Non c’è mai un approccio al “tutto”, in quanto non è possibile sottoporre la realtà nella sua totalità e varietà di manifestazioni ad un’indagine empirica. E comunque la somma di molteplici risposte parziali è ben altra cosa da un sapere univoco sull’essenza della realtà e dell’uomo. Anche la teoria evolutiva ha dei “buchi” che ci lasciano ben lontani dalla “certezza”! Non è mia intenzione negare la validità di tale teoria sul piano scientifico, ma voglio semplicemente evidenziare che possiamo chiamare “verità” (ciò che è indipendente dal pensiero che la pensa, è al di fuori di noi) solo lo sfondo su cui la realtà si costituisce, e la “certezza” (non è la realtà in se stessa, ma ciò che pensiamo) è tale se c’è una corrispondenza effettiva e completa con la verità. Ripeto: il vaglio della scienza, nel sottoporre a verifica i variegati aspetti della realtà, ha comunque un “gap” nei confronti della verità come prospettiva onnicomprensiva, sfondo totalitario dell’essere. Si obietterà che questi sono discorsi filosofici, che non hanno molto in comune con il rigore scientifico e con l’evidenza che quest’ultimo è in grado di fornirci. Rispondo che alla base di questa evidenza c’è il soggetto che conosce, utilizzando certo dei criteri di ipotesi e verifica che rendono il sapere comunicabile. Ma tutto ciò è possibile a condizione che chi conosce sia effettivamente aperto in modo incondizionato alla verità e sia al contempo consapevole di esserci al di là di ogni ragionevole dubbio (il cogito cartesiano). L’individuo in ogni istante della sua vita, in modo “inconsapevole”( intendo qui non soggetto a riflessione, implicito),  o attraverso un esercizio consapevole e razionale di ricerca (frutto di una dimostrazione, esplicito), sa di esistere e questo è un sapere che certifica non solo l’esistenza in generale, ma soprattutto la mia esistenza individuale.

In una prospettiva storica\naturalistica\scientifica, la nostra vita è già finita nel momento in cui iniziamo ad esistere (siamo un nulla nel percorso plurimillenario della vita e dell’evoluzione). Eppure è innegabile il paradosso, la presunzione di sapere di esserci, una consapevolezza che deve essere collegata oltre l’orizzonte temporale che mi costituisce. “Oltre” in quanto non soggetto al divenire, un punto immutabile, meta evento che coordina l’esperienza, facendo nascere prodotti prettamente umani (e a mio avviso anch’essi “naturali”), quali la scienza, la storia, la religione, la società…  Anche in Kant l’intelletto produce la legislazione per la quale debbono adeguarsi tutti i dati dell’esperienza (la natura), in cui tutti i dati sono inseriti in una concatenazione necessaria che esclude ogni libertà.

Ma vi è una legislazione “pratica” della ragione per la quale l’uomo deve credere in un mondo che è guidato verso uno scopo dalla libertà dell’uomo. Ciò vuol dire che la natura è si conforme alla legislazione dell’intelletto, ma deve anche essere pensata come qualcosa che rende possibile la realizzazione degli scopi che in essa devono essere realizzati secondo la legge morale. Questo “pensiero” non è una “conoscenza”, ma è una prospettiva soggettiva e tuttavia “universale”, in quanto costituisce il mondo della libertà e dei fini. Qui la ragione implica una “fede”, perché tali principi non si possono definire in termini di “conoscenza”, come detto sopra. Non è possibile oltrepassare i limiti dell’esperienza, questo ci porterebbe a dei dogmi. E’ la nostra volontà a sentire come esigenza l’esistenza di Dio, della libertà, di un’esistenza infinita…  La religione, secondo Kant, non è considerata dal punto di vista dogmatico, ma è il riconoscimento del “mistero” del mondo e anche attraverso il progresso scientifico, si può arrivare alla consapevolezza dell’insuperabilità di tale mistero che rimane comunque una necessità della ragione umana. Concludo affermando che non ha senso spiegare la vita attraverso teorie e principi esclusivamente scientifici e limitarsi ad affermare che sia originata da un processo evolutivo, in quanto quest’affermazione mi sembra esulare dal metodo empirico costitutivo della scienza stessa.  Non possiamo cioè limitarci a dire che la vita è frutto di un processo evolutivo, come se l’evoluzione fosse un’entità a sé stante, un sostituto del divino prodotto da un eccesso di laicismo, diventando così il “dogma” frutto di una nuova religione ( spesso ne fanno parte gli atei più convinti, che i cosiddetti credenti dovrebbero invidiare per la solidità con cui sostengono le  loro incontrovertibili certezze). Oggi la scienza sa di non enunciare verità incontrovertibili e sa di procedere da ipotesi.  E’ giusto quindi indagare la vita attraverso le teorie scientifiche ed evolutive, lasciando però le risposte ultime in sospeso, fenomeni rilevanti dell’essenza umana e naturale, comprensibili solo attraverso molteplici prospettive e una consapevolezza critica che ci aiuti a superare i pregiudizi. Solo lasciando sempre aperta la porta alla verità, l’uomo si rinnova (Agostino dice appunto che “la verità ci rinnova”).

Mi scusi per la prolissità e la scarsa chiarezza con cui ho cercato di esprimerle il mio punto di vista. La ringrazio ancora per la professionalità con cui prepara le sue trasmissioni, sempre fonte di stimolo e di conoscenza.

Cordiali saluti

Nicolini Roberto

 

Che dire?

Chiaramente non ottenni nessuna risposta, chissà almeno se qualche caporedattore la lesse… il tema, se non si è capito dalle contorte riflessioni sopradette, era una critica alla teoria darwiniana dell’evoluzione, presentata  in una trasmissione de “Lestorie” come onnicomprensiva e razionale, quando secondo me è prevalentemente frutto di prese di posizione aprioristiche e irrazionali, visti i molti buchi e le enormi lacune che lascia tuttora irrisolte. Ma il significato di queste posizioni-imposizioni, mediatiche oltre che pseudoscientifiche quale sarebbe? Qual è il fine di iniettare nella coscienza collettiva una marea di opinioni senza mai scendere nel dettaglio delle soluzioni proposte? Nella realtà complessa servirebbero dei binari per decodificare i dati-messaggi che ci attraversano e pilotano le nostre scelte, invece ci lasciano in balia delle opinioni dettate dalle esigenze del momento! Va bene tutto, basta non entrare mai nel merito dei problemi che affliggono la nostra pseudosocietà! Da oltre un ventennio è un fatto che la cultura (?) mass-mediatica spinga a suon di slogan l’opinione pubblica a considerare problemi e soluzioni che nel migliore dei casi equivalgono a regressioni di decenni ad un livello giuridico pre-costituzionale: invece di mettere i diritti fondamentali al centro del mandato politico di chi assume la guida dello Stato, si mettono principi di tipo “contabile” e a suon di “non ce lo possiamo permettere” stanno cancellando TUTTO: sistema scolastico pubblico, sanità, welfare, pensioni, BUON SENSO!!!!…..

Continua…

Contratto della scuola: completata la svendita per un piatto di lenticchie

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Quelle che seguono sono riflessioni personali che partono dalla critica non tanto della riforma scolastica della Buona scuola, quanto piuttosto della legge sull’Autonomia scolastica del 1999 di cui le riforme successive sono la logica conseguenza. Il post in cui avevo parlato di questo è QUI – Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia.

Come ormai tutti sanno grazie alla nostra efficiente informazione, è stato (purtroppo?) firmato anche il contratto per il personale docente e ATA della scuola, fermo dall’ormai lontano 2009! La buona notizia è che la parte relativa al tutoraggio dei ragazzi inseriti nell’alternanza scuola-lavoro e quella sull’obbligatorietà della formazione dei docenti sono (per il momento) accantonate! Per le parti escluse dal contratto attuale rimane in vigore quanto deciso in quello del 2007. Altra buona notizia è che l’accordo non è stato firmato da tutte le sigle sindacali, ma anzi oltre ai COBAS non hanno firmato lo SNALS e la GILDA, che si sono così opposti insieme all’ANIEF, all’USB e ad altre sigle sindacali minori. La cattiva notizia è invece relativa all’inconsistenza della parte economica che insieme a postille varie e avariate disegnano un quadro preoccupante.

Intanto faccio una breve premessa: questo contratto insieme a quelli già rinnovati nel pubblico impiego, sono l’emblema di quello che NON SI DOVREBBE MAI FARE quando il paese affronta pesanti fasi recessive e quando la cosiddetta “ripresa” si traina dietro oltre l’11% di persone disoccupate o sottopagate con lavori precari a fasi alterne. Lo Stato deve rilanciare i consumi ridando potere d’acquisto agli stipendi, ma questi rinnovi “fasulli” a nulla serviranno. Questo però è quanto ci offre il normale modello economico liBBerista come spiegato pochi giorni fa QUI . Se lo Stato non investe nell’economia reale i consumi e la ripresa non ripartiranno mai e uno dei modi con cui poteva e anzi avrebbe dovuto fare qualcosa già nel lontano 2011, è proprio quello d’incrementare gli stipendi dei dipendenti pubblici: perché pare che chi lavora nella scuola, o in uno dei tanti e variegati settori pubblici, va a fare la spesa, compra cibo, scarpe, vestiti, va al cinema e al ristorante…. inZomma sostiene i consumi che fanno mantenere aperti negozi e imprese, innescando un circolo virtuoso che aumenta il PIL e di conseguenza abbassa la pressione fiscale, oltre a rendere sostenibile lo stesso debito pubblico aumentando il reddito disponibile da parte dello Stato (ma chi ha letto l’articolo sopra-linkato sa che il fine delle riforme è ben altro).

Proviamo ora ad analizzare alcuni dettagli del contratto. Intanto scopriamo che all’articolo 37 comma 2 tali lauti aumenti sono per ora limitati al solo 2018, così come il contratto riguarda solo il biennio 2016/2018:

2. L’elemento perequativo di cui al comma 1 non è computato agli effetti dell’articolo36 (Effetti dei nuovi stipendi) comma 2, secondo periodo ed è corrisposto con cadenza mensile, analogamente a quanto previsto per lo stipendio tabellare, per il periodo1 /3/2018 – 31/12/2018.

Quindi si lascia l’onore e l’onere al nuovo governo di trovare i fondi per rifinanziare detti aumenti o licenziarli in nome del solito “ce lo chiede l’Europa”! Lo spot elettorale però il governo è riuscito a finanziarlo, avendo l’accortezza di rimandare gli aumenti ad elezioni avvenute.

Infatti i docenti percepiranno in busta paga aumenti medi “al netto” di poco più di 40 euro e arretrati compresi tra i 240 e i 360 euro! Inoltre per gli ATA e i collaboratori scolastici queste cifre sono ancora più basse. InZomma dopo oltre 8 anni di blocco degli stipendi, resosi necessario per far rimanere lo Stato italiano dentro la gabbia dell’euro e dell’austerità, peggio non si poteva fare (ripeto, per approfondimenti leggere l’articolo del link messo sopra).

Questi aumenti(?), se è possibile chiamarli tali, saranno presto erosi da nuove tasse e aggiustamenti del deficit richiesti dall’UE. A nulla serviranno relativamente alla ripresa perché essi non sono “soldi nuovi” ma semplicemente vengono spostati all’interno di un bilancio pubblico dove una coperta sempre più corta cancella e lascia indietro servizi e cittadini (in nome del pareggio di bilancio e del fiscal compact).

Ma oltre alla parte economica inizia a delinearsi nel contratto anche la parte relativa alla futura “carriera” dei docenti e in puro stile aziendalistico essa non può che far riferimento al merito. Infatti nel contratto si parla di un “Nuovo fondo per l’autonomia” in cui confluiranno il FIS e il bonus premiale. Ora i docenti sanno che il FIS è sempre stato utilizzato per pagare incarichi e attività di miglioramento dell’offerta formativa proposta dai vari istituti scolastici nell’ambito della loro autonomia. Il FIS è quindi rivolto a tutto il personale docente che si impegna in un’attività programmata dalla scuola.

Il bonus premiale sarà invece assegnato solo ad alcuni docenti, in funzione di criteri valutativi stabiliti dall’Istituto d’appartenenza come spiegato nella legge 107. Fermo restando il fatto che le scuole continueranno a stabilire i criteri valutativi per l’assegnazione di questo bonus attraverso il comitato di valutazione (con soluzioni più o meno fantasiose e mai del tutto condivisibili), i criteri per determinare il suo ammontare, con minimi e massimi da assegnare al singolo docente, saranno invece oggetto di trattativa tra il dirigente scolastico e le parti sindacali (RSU). Il MIUR fa sapere che presto uscirà una nota che esplicita tutte le principali novità del nuovo contratto, per ora possiamo affermare che probabilmente questo sarà l’ultimo pseudo-rinnovo del contratto nazionale perché molti indizi fanno propendere verso un sistema di meritocrazia volto a premiare i pochi, attraverso criteri non meglio definiti e definibili, per sanzionare o scartare i molti che in quei criteri non rientreranno. Il fine come al solito non è premiare quanto piuttosto dividere se non addirittura punire e mettere in cattiva luce il lavoro dei docenti. E se la contrattazione di tipo aziendale non sostituirà completamente i contratti collettivi nazionali, essa, come in parte è già accaduto in quest’occasione, rimarrà in essere in pura funzione propagandistica, come possibile vetrina per i governi di turno e i sindacati ad essi assimilati. Ma in un mondo dove la gente viene addestrata a credere che i diritti costituzionalmente garantiti (ad uno stipendio dignitoso, ad un lavoro stabile, ad uno scuola pubblica…) siano solo dei perniciosi privilegi da eliminare, questa sarà la normalità! Si avvererebbe così quanto diceva Padoa Schioppa nel 2003 relativamente alle riforme:

Nell’ Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.  Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’ apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’ uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’ individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato.” QUI l’articolo completo

Ora che le riforme sono state realizzate e noi plebei la “durezza del vivere” l’abbiamo sperimentata sulla nostra pelle, siamo ancora sicuri che farci governare da quelli del “più Europa”, visti gli alti ideali che vogliono realizzare e la considerazione che hanno di noi ( definiti ” accidiosi individui”) sia ancora possibile o desiderabile? Speriamo che dalla scuola inizi una nuova consapevolezza…

I castelli di sabbia della finanza!

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Pare che i castelli di sabbia costruiti dal sistema finanziario globale stiano crollando ancora una volta e questa non è certamente una buona notizia per nessuno. Penso che pochi siano realmente consapevoli della gravità di ciò che sta accadendo. Sui quotidiani, anche quelli finanziari, leggiamo parole tipo bolle, volatilità, bruciati miliardi…

Draghi mette subito le mani avanti affermando che: “Non vi è alcuna evidenza di bolle sistemiche causate da un eccesso di credito”. Sarà! Diciamo che le banche centrali, – quali BCE e FED – hanno immesso nell’economia “di carta” miliardi nel tentativo di mantenere in equilibrio il modello neoliberista su cui si basa ormai il welfare mondiale. E in cosa consiste questo modello? Ma essenzialmente nelle RIFORME, in particolare in riforme che si scaricano sul lavoro! Ormai in Europa ne abbiamo ben conosciuto l’utilità e in Italia possiamo prendere ad esempio le parole della Fornero che nel 2012 affermava: “Stiamo cercando di proteggere le persone e non i loro posti di lavoro. Gli atteggiamenti delle persone devono cambiare. Il lavoro non è un diritto; Deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificioQUI l’articolo del Fatto Quotidiano. . Essa continuava dicendo che era necessario cambiare il comportamento degli italiani in molti modi!

Non da meno furono le dichiarazioni di Monti, le cui gesta vennero appoggiate da tutti i partiti in modo trasversale. E’ lui stesso a spiegare a cosa servirono gli enormi sacrifici richiesti agli italiani dal suo governo: “Rischiavamo di non avere i soldi per pagare gli stipendi”! QUI l’articolo del Tempo

Peccato che queste sue affermazioni contrastano nettamente con quelle che fece in un’intervita rilasciata alla CNN che potete vedere QUI . Essenzialmente Monti diceva che le azioni messe in essere dal suo governo HANNO DISTRUTTO LA DOMANDA INTERNA, che tradotto significa che hanno fatto crollare i consumi attraverso l’azione concomitante dei tagli alla spesa pubblica e dell’innalzamento della pressione fiscale. Quindi cosa mai centravano le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici? Assolutamente nulla! Se davvero il problema fosse stato il debito pubblico divenuto a causa della crisi ormai insostenibile, che senso aveva distruggere la domanda interna facendo crollare i consumi e con essi il pil? Il pil (prodotto interno lordo) è esattamente la ricchezza che uno stato produce e che ne garantisce la solvibilità sui mercati o quantomeno lo mette nelle condizioni di poter restituire i debiti contratti. Eppure l’austerità montiana imposta dai diktat europei portò l’Italia a ben 12 trimestri di recessione consecutivi, record negativo superato solo dalla distruzione di ricchezza causata dalle due guerre mondiali!

InZomma l’Italia distruggendo soldi e ricchezza, mandando all’aria imprese, aumentando la disoccupazione, diminuendo i servizi pubblici, portando le tasse a livelli stratosferici sarebbe stata salvata! In realtà allora l’unica cosa che questi benefattori al servizio del capitale finanziario dovevano salvare erano proprio gli istituti di credito dei paesi del nord Europa. L’euro è stato proprio un affare per le speculazioni fra paesi aderenti all’eurozona, in primis perché la moneta unica metteva al sicuro gli investimenti dai rischi di pesanti svalutazioni, poi perché tale unione si basa su un organo “indipendente” (da chi? Ma chiaramente dagli stati democratici o perlomeno dai loro cittadini!), la BCE, pronto ad intervenire per imporre pesanti condizionalità agli Stati (ex) sovrani e costringerli con le buone o con le cattive a partecipare alla restituzione dei loro azzardi finanziari (vedi ad esempio letterina inviata nel 2011 all’allora governo Berlusconi prontamente sostituito dal nuovo bene-e-fico governo Monti)!!! Quindi lì tutti i media di regime a gridare “al deBBBito puBBBlico”, al “puBBBlico deBBBito”, quando in realtà vennero istituiti i fondi salva stati (ESM) con l’unico fine di ricapitalizzare gli azzardi speculativi delle banche (degli altri). L’Italia, per fare un esempio, versò circa 80 miliardi in questi fondi, e di questi 60 andarono in Grecia dove l’esposizione debitoria dei nostri istituti di credito era molto bassa, mentre quella delle banche francesi e tedesche era elevata. Ecco a cosa servirono l’aumento delle tasse e l’introduzione fatta in fretta e furia di nuove! La soluzione più logica sarebbe stata quella di uscire dall’euro e restituire i debiti esteri accumulati dalle famiglie e dalle imprese dei paesi più esposti, come Grecia, o Portogallo, o Spagna nelle loro valute, chiaramente fortemente svalutati! Ma non sia mai che chi aveva speculato avesse indietro carta straccia svalutata. Soprattutto quando grazie all’occhio vigile della BCE tali speculazioni avevano assunto dimensioni tali da far collassare stati virtuosi come quelli del nord Europa.

Rientrati dagli azzardi fino all’ultimo centesimo, i paesi dell’UE sono comunque rimasti nella morsa dell’austerità per completare il puzzle neoliberista con le agognate riforme. Parlavo sopra della riforma del lavoro proprio perché togliere le tutele esistenti era essenziale per recuperare la competitività. L’UE e l’euro si basano su due capisaldi, il primo è la libera circolazione dei capitali di cui sopra abbiamo visto i benefici. Le banche di stati diversi si prestano soldi che vanno a finire nelle tasche di noi cittadini attraverso mutui o prestiti. E una moneta unica, come ad esempio una taglia unica, non può avere vantaggi uguali per tutti. In poche parole il funzionamento dell’euro è questo: moneta debole per i paesi forti (Germania in primis) e forte per i paesi deboli (ad esempio Grecia, Spagna ma anche Francia e Italia). In questi 18 anni di moneta unica c’è stato un graduale e sistematico calo della produttività dei paesi del sud Europa che si è tradotto in un parallelo aumento della produttività dei paesi del nord Europa. E quest’ultimi hanno ben pensato di riversare la loro liquidità dovuta agli indubbi vantaggi regalati loro dall’euro, in prestiti nei paesi euro-deboli che hanno creato un falso benessere, falso perché basato sul debito, sui prestiti facili dati a basso tasso d’interesse ma estremamente pericolosi. Pericolosi innanzitutto perché il lavoro, l’unica garanzia in grado di sostenere in maniera credibile un debito, è stato spazzato via al primo arrivo di una crisi finanziaria globale. E questo è accaduto in maniera estremamente pesante proprio in quei paesi in cui la moneta unica taglia extralarge aveva nei fatti già minato la produttività delle imprese! Se affronti una tempesta con una barca che ha falle da tutte le parti quante possibilità hai di rimanere a galla? Assolutamente nessuna e questo i nostri amici(?!?!) liBBeristi lo sapevano!!! “Abbiamo dovuto distruggere la domanda interna”, cioè come dicevamo anche sopra “Abbiamo dovuto affondare l’Italia”, sacrificarla insieme ad altri malcapitati paesi in nome di un modello economico che danneggia i molti per arricchire a dismisura pochi.

Ma dicevamo che l’UE e l’euro hanno due capisaldi, il primo è il libero movimento di capitali che giustamente si sono spostati dove si poteva lucrare di più, lasciando le macerie in mano ad interi popoli; il secondo caposaldo è invece la libera circolazione delle persone, o meglio della merce più pregiata nell’economia reale, il lavoro!!! Ecco perché una volta che l’austerità ha salvato l’euro e restituito i capitali investiti in valuta forte ai creditori, ora essi vogliono fare “en plein” e realizzare il massimo profitto possibile: spostare le persone come birilli laddove serve forza lavoro; poterli licenziare alla bisogna con un calcio in c@l@; pagarli una miseria senza garantirgli più nessun tipo di assistenza o tutela ( che saranno eventualmente loro stessi a pagare versando i contributi ai rispettivi aguzzini-padroni di tutto: pensioni tramite fondi privati, sanità, previdenza assicurativa privata, ecc., ecc., ecc…), infine metterle in competizione al ribasso con masse crescenti di disperati…

Queste belle riforme liBBeriste che stanno tanto facendo del bene in Europa, ma altrettanto bene hanno sempre fatto negli Stati Uniti, impoverendo i popoli e facendoli indebitare per incrementare i loro (dei padroni della finanza) sempre più lauti guadagni stanno per scontrarsi con una dura realtà: se togli i soldi alla gente e fai crollare i consumi, la deflazione ti avverte che prima o poi esploderà una nuova bolla finanziaria in grado di far sparire centinaia di miliardi e innescare una devastante recessione su scala mondiale! Perché le famiglie che perdono lavoro NON PAGANO I DEBITI, i beni immobili quali case o altre proprietà espropriate e messe all’asta continuano a perdere valore in una spirale a ribasso senza fine e non basteranno i giochi contabili che trasformano i debiti in derivati da rifilare in ogni modo possibile e immaginabile agli stati o ai risparmiatori! Prima o poi la bolla del debito – basato sullo sfruttamento del lavoro e l’impoverimento di interi popoli – esploderà e non sarà un bello spettacolo per nessuno. NON C’E’ NESSUNA CRESCITA, NE ORMAI POTREBBE ESSERCI VISTE LE RIFORME! Esse nel mondo globalizzato hanno realizzato una deflazione da debiti che spazzerà via ogni illusione e menzogna con cui oggi i media descrivono gli scossoni di borsa, che altro non sono che piccoli avvertimenti di quello che accadrà nei prossimi mesi. Sono le logiche conseguenze di élite che vogliono avere il potere assoluto senza dare nulla in cambio, neanche quel minimo di redistribuzione della ricchezza necessaria a garantire la pace e un benessere diffuso, attraverso modelli come quello indicato dalla Costituzione.

A noi non resta che aspettare, nella speranza di limitare i danni e uscire da un incubo di cui ora non si vede la fine. Forse dalla distruzione potrebbe nascere un vero cambiamento. Intanto ricordiamoci bene chi ha tracciato il solco per farci a cadere senza protezioni nel baratro in cui siamo ora. Non solo i personaggi sopracitati, sempre pronti ad uscire dal cilindro di qualche padrone per garantirgli i migliori risultati. Ricordiamoci anche di quei partiti che si sono prestati a completare il disastro e che oggi, perfino in campagna elettorale se ne vantano.

Elezioni, propaganda e messaggi in bottiglia!

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Partiamo dal presupposto che i Padri costituenti hanno messo nella nostra Costituzione tutto quello che era necessario affinché lo Stato formasse un modello sociale che puntava alla piena occupazione e garantiva l’istruzione, la salute, il risparmio, la previdenza al di sopra di qualsiasi astruso principio contabile. Questo per chi legge con attenzione la Costituzione è ciò che è stato effettivamente fatto, ma le forze regressive hanno comunque preso il sopravvento! Ciò è avvenuto in parte formando una classe dirigente che ha portato avanti questa ideologia neoliberista all’interno delle principali forze politiche, in parte attraverso l’adesione a trattati sovranazionali che hanno snaturato i principi sociali su cui si basava la nostra democrazia sostituendoli con dogmatici e immutabili principi contabili. Questi attraverso la continua e incessante propaganda mediatica sono entrati a far parte del modo di essere e di pensare della maggior parte dei cittadini, che spesso sono i primi a invocare meno stato, tagli alla spesa, abbattimento del debito pubblico…

Questi temi, il rigore, i conti pubblici in ordine, l’abbattimento del deficit e del debito pubblico, il fiscal compact, SONO TUTTI PRINCIPI LIBERISTI INCOMPATIBILI CON LO STATO DEMOCRATICO COSTITUZIONALE! Essi vanno contro i diritti dei cittadini cancellando lo Stato, perché gli impediscono nei fatti il funzionamento. Quindi i partiti che mettono nel proprio programma elettorale questi principi, li considerano validi o eventualmente solo modificabili alla bisogna, ebbene ci stanno dicendo che NON FARANNO L’INTERESSE DEI PROPRI CITTADINI MA LAVORERANNO PER GARANTIRE IL SISTEMA DEGRADATO E DEGRADANTE CHE HA PORTATO L’ITALIA AD UNA CRISI EPOCALE DA CUI NON SI VEDE UN’USCITA!

Ma nonostante tutto i contabili rigoristi che tanto bene hanno rappresentato e governato il nostro paese negli ultimi anni non demordono. “Non tutte le promesse elettorali sono relizzabili. Abolire la legge Fornero sarebbe gravissimo!” – afferma il ministro Padoan!.

Ma gravissimo per chi? In un post che scrissi agli esordi del blog – fine settembre 2016 – parlavo proprio delle lettere e delle letterine con cui il nostro ministro dell’economia provava a contrattare o meglio a elemosinare spazi di manovra con i virtuosi membri non eletti della commissione europea. Lo ripropongo sotto per poi tornare a riflettere su quello che gli italiani dovrebbero aspettarsi da queste elezioni. Ecco il post:

Lettere, letterine e messaggi in bottiglia

Se avete la sensazione di vivere costantemente nella nebbia, di essere immersi in una nube nera che respirate ed entra intimamente a far parte del vostro essere, ebbene questa è la “coscienza collettiva” che si sta formando sulla spinta devastante del cosiddetto “risanamento”: il sogno di costruire una società nuova e migliore attraverso sacrifici immani che portano all’incenerimento di tutto ciò che i popoli europei avevano ricostruito dalle macerie e dalle sofferenze della seconda guerra mondiale. La spinta che seguì portò a realizzare democrazie sociali, con tutele e diritti che mai i popoli avevano potuto sperimentare prima e ora sembra che tutto ciò sia stato un lusso che non possiamo più permetterci. La CRISI è come un’onda lunga che non smette mai di cadere infrangendo ogni speranza e resistenza, è il motore per imporre ai cittadini, ormai sempre più sudditi e senza voci in capitolo, la rinuncia ad ogni sacrosanto diritto: LAVORO, PREVIDENZA, SERVIZI PUBBLICI, SANITA’, … Il bello è che le mezze verità che quotidianamente il mainstream dell’informazione di massa ci somministra hanno convinto i più che i diritti siano diventati privilegi e che tali privilegi siano le cause prime del disastro: sprechi, corruzione, casta, parassiti… Problematiche che esistono dall’alba dell’umanità sarebbero quindi i motivi del male che si sta scaricando su ognuno di noi. Ma se la disinformazione di massa può dare un’impressione di credibilità a queste pseudo-risposte, non può cancellare la nube nera che si è insinuata nella coscienza di milioni di persone: anche se molti ancora non riescono a prenderne consapevolezza, la sensazione è che l’inganno che ci hanno propinato sta per venire a luce piena e non credo che ci siano “controllori” in grado di prevederne le conseguenze. La nube si è iniziata ad intravedere già con” la lettera della BCE” al governo Berlusconi, dove nell’agosto 2011 una banca centrale nata al fine di mantenere la stabilità dei prezzi (cioè la temutissima inflazione) e realizzare una politica monetaria unica per i paesi dell’area euro, si occupava invece di dettare l’agenda ai futuri governi italiani. Governi rigorosamente nominati a garanzia della realizzazione di tali virtuose richieste, con i risultati che tutti noi viviamo giorno per giorno sulla nostra pelle: riforma delle pensioni, accurata revisione delle norme che regolano assunzione e licenziamento dei dipendenti, significativa riduzione dei costi del pubblico impiego rafforzando il turnover e (se necessario) riducendo gli stipendi, accettazione di clausole automatiche di riduzione del deficit che specifichino che ogni scostamento dagli obiettivi stabiliti sia compensato con tagli orizzontali (col falciò) sulle spese… Sono esattamente i “PRIVILEGI” di cui parlavo sopra! Chiaramente l’intento dei burocrati europei era ed è solo quello di “normalizzarli” e renderli “sostenibili”! O no?

Tutto ciò ha un nome ormai entrato a far parte della nostra quotidianità: le RIFORME (DI)-STRUTTURALI!!! Esse nei fatti rappresentano quello che Marx definiva “misticismo logico”, cioè le istituzioni e le leggi che realizzano, invece che mirare al bene comune ed avere come soggetto l’uomo e il cittadino, con tutte le esigenze sociali di cui ha bisogno, rappresentano una “realtà ideale” che se ne sta occultamente dietro di loro: un vero e proprio capovolgimento in cui i cittadini invece di essere soggetti/fini dell’azione dello Stato, di fatto diventano i mezzi, le cavie da laboratorio della nuova società ultraliberista su cui si fonda il progetto europeo! E questo bel sogno, questo ideale, sta diventando l’incubo insostenibile pronto a svegliare bruscamente chi ancora dorme beato nel paradiso dell’Europa perduta! Fatte queste (doverose) premesse, fa sorridere parlare della “letterina” che pochi giorni fa il ministro dell’economia Padoan ha scritto sul Corriere della sera in risposta alla critiche fatte all’operato del governo da Paolo Mieli. Le critiche riguardavano i famigerati TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA, o tradotto in linguaggio liberista corrente TAGLI AGLI SPRECHI! Questo perché ogni centesimo che lo Stato spende per i cittadini in servizi, o per gli stipendi dei dipendenti pubblici, o per le opere pubbliche,…. sarebbe sempre e comunque mal speso, ci sarebbero gli ingranaggi della burocrazia e le mani onnipresenti della corruzione, per non parlare poi dei fannulloni (vedi un esempio nel mio profilo o nella sezione Chi sono)! Per far ripartire l’economia bisogna tagliare, tagliare e ancora tagliare la spesa, cosa che il nostro ministro, si è prontamente premurato di dimostrare nella sua lettera di risposta mostrando i DATI: pensate che ” in Italia la spesa pubblica al netto degli interessi è cresciuta durante la crisi (2009-2014) meno che in altri Paesi: solo dell’1,4%, contro un aumento del 5,7% nel Regno Unito considerato campione di austerità e del 9% medio nella Ue.” Inoltre il ministro precisa che tale sforzo di risanamento e consolidamento delle finanze pubbliche per i cittadini italiani è stato sicuramente superiore a quello sostenuto da chiunque altro nell’Eurozona. Tali dati, aggiungo io, oltre ad essere preoccupanti dimostrano che la spesa pubblica italiana rapportata ad un pil che è da anni in stato comatoso è talmente bassa da essere ormai a livelli di quella dei paesi del terzo mondo. Ce ne accorgiamo dal fatto che invece di ricevere servizi migliori e più efficienti, di anno in anno ci viene tolto qualcosa! Ma il ministro non sembra pensarla allo stesso modo quando dice che i 25 miliardi di spesa lorda tagliati nella precedente finanziaria sarebbero stati effettuati solo sulle spese inefficienti e non invece sulla sanità o sulla scuola (tanto per citare due dei settori pubblici più martoriati dai cosiddetti tagli agli “sprechi”)! L’articolo si chiude però con un appello che secondo me il ministro Padoan rivolge all’Europa, un discorso apparentemente in contraddizione con quello detto sopra perché mirato ad evidenziare che la strada dei tagli e dell’austerità perseguita dai governi italiani molto più che altrove, non è più sostenibile e quindi è necessario concedere anche all’Italia la possibilità di fare maggiori investimenti pubblici! Ecco quindi svelati i veri destinatari della lettera: i commissari – burocrati – sacerdoti dell’austerità europei! Senza concessioni o maggiore flessibilità sui conti pubblici, il governo attuale non ha futuro e dovrà presto essere rottamato! Con quali conseguenze? I controllori credono davvero che la strada seguita fino ad ora possa essere sostenuta ancora a lungo? Anche se la maggior parte dei cittadini non si fermano a riflettere sui veri contenuti che soggiacciono in teatrini come quello aperto dalla lettera sopracitata, tali tematiche continueranno a modificare pesantemente i nostri stili di vita continuando a toglierci diritti senza darci nulla in cambio!

Ricordo che mio nonno mi raccontava sempre una storia: nel dopoguerra c’era in paese un ragazzo “semplice” che quando partecipava a dei pranzi si abbuffava a più non posso, al punto che quando gli iniziavano a saltare i bottoni della giacca chiedeva alla madre: ” Mà, basta?” Ecco, è arrivato il momento che la giusta capacità di discernimento inizi rapidamente a diffondersi tra di noi, dobbiamo iniziare a capire con maggiore chiarezza qual è il bene per noi stessi e i nostri figli, per fare quella “massa critica” necessaria a costringere chi ci comanda a cambiare strada facendogli perseguire almeno in parte i nostri sacrosanti diritti! Purtroppo però le questioni affrontate in questo post sono lontane dalla vita quotidiana, sono piuttosto come messaggi in bottiglia lanciati nel mare del web, destinati a vagare senza una meta precisa, senza la speranza di aprire una vera discussione nella società in cui viviamo! E nonostante il mio smisurato pessimismo continuo ogni giorno a sperare che ci sia qualcuno in grado di farmi cambiare idea…

E oggi dopo più di un anno siamo ancora qui a discutere di limiti EURO-imposti, limiti i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: una pseudo-ripresa che non porta beneficio a nessuno, tranne a quei pochi gruppi industriali e finanziari che hanno depredato un paese in rovina e continueranno a farlo senza remore se il nuovo governo lavorerà solo per la cosiddetta “sostenibilità finanziaria” negando invece l’esigenza di liberarci dalla gabbia dei vincoli europei e far ripartire l’economia reale del paese. Perché in fondo il mio messaggio in bottiglia nel mare del web non rimane che questo: liberarci da un sistema dominato per anni dal “partito unico” (dell’euro e della finanza) – rappresentato trasversalmente da tutte le forze politiche presenti e passate, rimane impresa quasi impossibile – ma imparare a distinguere il vero dal falso, ciò che è necessario da ciò che è dannoso, è invece possibile! Sia questo puntare alla verità al di là di ogni ideologia e appartenenza politica che guidi le nostre scelte future, nella speranza che ci sia un cambiamento che venga dal basso, dalla nostra esigenza di cittadini che vogliono avere un futuro e decidere il meglio per sé stessi e per i propri figli.

Do i numeri (del Blog)!!!

Visualizzazioni per mese (settembre 2016-28 dicembre 2017)

Visualizzazioni totali del blog (al 28 dicembre 2017)

 

Una cosa che fino ad oggi non avevo mai fatto è tirare le somme del blog e visto che sta per finire l’anno 2017 proverò a farlo! Per somme intendo i numeri sopra, non tanto le visualizzazioni totali quanto piuttosto l’andamento mensile di queste: partito con numeri di poco superiori alle 100 visualizzazioni nel settembre (era il 23 settembre) – Ottobre 2016 per poi iniziare con una lenta ma costante ascesa soprattutto dal mese di Marzo 2017 (647 visualizzazioni) fino ad arrivare ai numeri odierni (sopra le 2900 visualizzazioni in questo mese di Dicembre)!!! Ritengo doveroso ringraziare tutti quelli che hanno provato a leggere o perlomeno hanno dato una sguardo a quello che scrivo. Ringrazio in maniera particolare quelli che hanno la pazienza di venirmi puntualmente a trovare quando pubblico un nuovo post, commentando e/o lasciando un like come segno di apprezzamento. Per me come penso per la maggior parte delle persone che decidono di aprire un blog, interagire e dialogare su questioni che mi stanno a cuore con una platea ampia e diversificata di lettori è il miglior risultato che potessi ottenere. All’inizio ero quasi certo che sarei finito in breve tempo nella pattumiera del web, ora credo che proverò a tirare avanti ancora un po’ (non so per quanto ancora avrò qualcosa da dire), soprattutto perché non mi aspettavo certo un riscontro di queste dimensioni!

Concludo lasciando sotto la classifica degli articoli più letti, nel caso in cui ve li foste persi…

Ecco la TOP TEN degli articoli più letti del blog in ordine sparso (cliccare sul titolo per leggerli)

Sognare una vita 423 visite

Quel serpente…   259 visite

Anno 1 odissea nel blog! 247 visite

Un mondo senza Essere 250 visite

Tra la luce e l’oscurità sul Monte d’Ancona!  251 visite

Vaccinismo e “controllo sociale”  223  visite

L’ape innamorata!  225   visite

Dal fuoco sacro al fuoco dello Spirito  199   visite

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (quinta parte)   201  visite

 Natale, il mistero della salvezza 207  visite

 

BUON ANNO 2018 A TUTTI!!!

 

Antifascismo, costituzioni democratiche e liberismo

Manifestazione_antifascista

La condanna al fascismo è tornata alla ribalta in questi giorni anche al seguito della MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DAL PD A COMO alla quale hanno partecipato molti esponenti politici e del governo. Leggendo l’articolo linkato sopra ognuno può chiarirsi le idee a riguardo nel caso non abbia già assistito ai servizi mandati in onda dai vari tg nazionali.  Mi associo anch’io alla condanna al fascismo storico, ma proverò a fare alcune riflessioni per andare al di là della pura propaganda politica, che tende a minimizzare alcuni fatti esaltandone altri a proprio uso e consumo.

In Italia c’è stata l’affermazione evidente di forze politiche marcatamente europeiste (il PD è il partito che più di ogni altro identifica il suo agire a sostegno del modello europeo), ed esse sono necessariamente neoliberiste perché il liberismo è il modello politico-economico su cui si fonda tutta l’impalcatura istituzionale europea.

Certamente il liberismo alla fine della seconda guerra mondiale assunse una posizione critica nei confronti dei regimi totalitari. In particolare però tali critiche riguardavano la natura interventista in economia di tali regimi, cioè la loro forte presenza nel settore bancario, di fatto controllato dallo Stato e l’introduzione di alcune tutele sociali, ad esempio la redazione della CARTA DEL LAVORO (1927) sotto il regime fascista.  Questo accadeva perché il fascismo, pur sposando i principi del liberismo classico, – accettando ad esempio il pareggio di bilancio o le virtù di una moneta forte (la lira a “quota 90”) – aveva comunque bisogno di non deprimere troppo l’economia in vista di future azioni belliche volte all’espansione coloniale.

Il neo-liberismo invece considera lo Stato come un mero regolatore che deve realizzare il benessere della società in un contesto di libero mercato. I “mercati” nella bocca degli opinionisti e dei politici liberisti, sono virtuosi per definizione e in quanto tali incontestabili. Viceversa per loro lo Stato interventista, quello cioè costruito sulle Costituzioni pluriclasse e antifasciste del dopoguerra, è corrotto per definizione, a lui si possono attribuire i più svariati mali e nessuna virtù: clientelismo, corruzione, sprechi, inefficienze, …

Questo neo-paradigma liberista si è affermato in Europa in modo esponenziale a partire dagli anni settanta, trovando la sua piena affermazione con il trattato di Maastricht (1992) e con l’entrata nell’euro. Ci furono certamente una serie di cambiamenti a livello politico e internazionale che  condussero a far prevalere la necessità dell’affidamento a poteri sovranazionali la gestione economica degli Stati nazionali, cosa che ha limitato fortemente la loro sovranità.  In Europa i partiti socialdemocratici di matrice liberale si posero in funzione antitetica al costituzionalismo, considerato causa di squilibri quali l’inflazione incontrollata che avrebbe, a loro dire, danneggiato le classi sociali più deboli.

Ora l’applicazione per via legislativa dei principi economici liberisti ha portato in pochi anni al lento ma progressivo passaggio dal potere nazionale a quello federale di tipo sovranazionale (istituzioni non elette dell’Unione Europea), subordinando in sostanza il primato della politica a quello dei mercati (ordoliberismo). L’UE non è altro che una federazione di stati nazionali con diversità d’interessi economici e politici, senza un vero sentimento d’appartenenza ad un’identità che riesca a far loro superare i conflitti causati proprio da interessi divergenti. In questa federazione diviene veramente impossibile l’intervento dello Stato in economia, perché la libera circolazione di merci e capitali, cardine liberista della costruzione europea, porta lo Stato nazionale all’incapacità di mediare fra interessi contrapposti rappresentati da Stati di popoli diversi.

Dice un vecchio detto: “L’unione fa la forza!” Ma, – aggiungo io – l’UE è un’eccezione! L’obiettivo sembra quello d’impadronirsi delle istituzioni democratiche gestendole attraverso trattati sovranazionali al fine di invertirne l’intervento: invece di realizzare ciò che le Costituzioni sociali del dopoguerra affermano – un welfare che garantisca nella società in ogni suo aspetto il lavoro – esse oggi devono “fare le riforme” per cancellare tali tutele e garantire al loro posto l’interesse del “mercato”! E dico “impadronirsi delle istituzioni democratiche” perché laddove l’azione legislativa dello Stato diventa subordinata a quella dei trattati sovranazionali, vuol dire che gli esecutivi eletti per via democratica perdono la loro legittimazione popolare.

Nel liberismo però si parla chiaramente di libertà e persino di società! Nel diritto europeo il cittadino è tutelato in primis come cittadino-consumatore e questo in un modello che ha come cardine il libero mercato sembrerebbe avere una sua logica!

La tutela dell’ambiente, la tutela della salute, il diritto al lavoro purché sia flessibile ( quindi stabilmente precario e senza posto fisso), il diritto allo studio purché anche fra le scuole venga instaurata una “sana” concorrenza ispirata a tutti i livelli alla competitività e competenza,… tutto ciò discende in modo naturale sul cittadino-consumatore: non è più portatore di “diritti sociali costituzionalmente garantiti”, ma ora lui stesso diventa “garante” degli equilibri sacri di un mercato che mai può essere messo in discussione nei suoi principi in nessun settore della società.

Faccio notare che ogni mercato che si rispetti ha come suo fondamentale bene la libera circolazione delle merci e la più preziosa di tutte è la merce-lavoro! Siamo quindi passati dal lavoro come bene per l’uomo e per la società e in quanto tale garantito dalla Costituzione, al lavoro come mezzo per la realizzazione di un mercato libero ed efficiente!

In tutto ciò ogni evento ha un senso se letto nella logica del mercato: l’immigrazione serve in funzione deflattiva (comprimere e precarizzare ulteriormente i salari), ma chiaramente all’opinione pubblica si presenta solo come evento emergenziale e umanitario ineludibile; l’allungamento dell’età pensionabile “congela” enormi risorse economiche pubbliche rendendole appetibili nel mercato finanziario delle assicurazioni private, ormai proposte come unica possibile forma di vera previdenza; idem la sanità pubblica, spesso diventata inefficiente a causa dei continui tagli, sta gradualmente migrando verso le “aziende sanitarie private”. Lo “Stato minimo” deve limitarsi a regolare e salvaguardare gli interessi del mercato. Guai a intervenire per rispristinare diritti che in realtà altro non sarebbero stati che inaccettabili privilegi chiesti da un popolo ignorante che grazie ad una politica corrotta ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità. Per nostra fortuna abbiamo i “moralizzatori”, ESSI sono quasi tutti NON-ITALIANI e quindi per principio meno corrotti e inefficienti di noi!

Ecco perché in tutto ciò  ha un’importanza fondamentale la cornice morale costruita abilmente dal sistema mass-mediatico dell’informazione: si presentano giornalmente servizi sull’ennesima tragedia dovuta alla mancanza di lavoro, alle inefficienze del sistema sanitario o di quello scolastico, al degrado sociale dei centri urbani. Si punta il dito verso quel partito o quel politico, per par condicio nessuno è escluso. Ecco il solito “privilegio”, ecco la “casta corrotta”, lo “stato ladro”,… alcune situazioni vengono addirittura risolte grazie alla denuncia dei torti subiti e i valori solidaristici sembrano essere in primo piano ma in realtà mai, mai e poi mai il “sistema” viene in alcun modo messo in discussione! Anzi esso continua indisturbato a modificare e cancellare pezzo per pezzo ogni residuo di tutele sociali fino ad arrivare ai risultati irreversibili che oggi tutti conosciamo.

Concludo: nessuno nega che il fascismo e tutte le forme di totalitarismo recenti e passate siano state causa di aberrazioni e tragedie immani, abbiano fomentato violenza e odio, causato guerre. La negazione di tali crimini non è in alcun modo accettabile. Ma l’antidoto nato dall’antifascismo si è giustamente realizzato attraverso principi costituzionali che se portati a compimento nell’azione legislativa dei governi non possono che realizzare forme progressive di equità, eguaglianza, prosperità e pace.

Eppure chi a parole cita la Costituzione come baluardo dell’antifascismo, della libertà e della democrazia a volte nei fatti aderisce a principi economici e giuridici che con essa non hanno nulla a che fare, anzi la aboliscono in modo irreversibile.

Quindi bisogna scegliere a quali libertà teniamo: a quelle garantite dalla Costituzione, ispirate a principi keynesiani di piena occupazione e intervento dello Stato nei vari settori di pubblica utilità o a quelle garantite dal mercato (o a garanzia del mercato) in cui i cittadini vengono tutelati solo come consumatori e essi stessi diventano merci ad uso e consumo del padrone di turno?

Anche se, purtroppo, senza libertà non c’è scelta…

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (quinta parte)

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Maschere della tragedia e commedia greco-romana – fonte Wikipedia


Ricollegandomi alla puntata precedente che insieme alle altre potete trovare  QUI, di cosa stavamo parlando? Ah ecco, del nostro continuo pensare al futuro rimpiangendo il passato e scordando immancabilmente di vivere il presente! Qui centro IO come TU come NOI tutti, in un’involuzione esteriore che impedisce di guardare all’interiorità con consapevolezza.Inoltre in questa dimensione dilaniante vissuta dal singolo (forse fanno eccezione i bambini, perlomeno quelli abbastanza piccoli per i quali esiste SOLO il presente e ne assaporano ogni goccia nell’istante che è il mare chiamato Tempo) rientrano anche considerazioni sul modo distorto in cui la coscienza collettiva plasma la società: la Storia si ripete all’infinito, fa rime tragicomiche con le nostre vite eppure non vediamo mai la via d’uscita, il discrimine tra realtà e tragedia oltre la finzione in cui siamo costretti a vivere!

Oltre la finzione!

Possiamo chiederci che cosa nella nostra vita sia oltre la finzione. Parlavo dell’amicizia e mi viene subito in mente Faceboock o Twitter o simili, strumenti apparentemente “social”. Molti di noi sentono l’esigenza di condividere con il sistema e attraverso di esso, le gioie e i dolori della propria vita. Sembrerebbe catarchico, purificante, una bacheca della mente personale e collettiva, visibile a tutti e quindi in grado di amplificare o diluire le gioie e i dolori.

Ma oltre la finzione, dicevo sopra, cosa c’è? Vallo a capire, le acque sono torbide e tutt’altro che semplici da scrutare, siamo immersi in un mondo dell’informazione-formazione pilotata e ci abituiamo a tal punto alla menzogna da non farne più a meno. Il nostro vero essere soffre e si ribella generando distorsioni e cercando di farci cambiare verso! Eppure i peggiori nemici di noi stessi siamo sempre noi, è così difficile amarsi, accettarsi, aprire gli occhi, molto meglio adeguarsi al sistema precostituito, alcuni ne sono addirittura artefici consapevoli e mai tornerebbero indietro. Voglio dire che si può voltare le spalle al bene, accontentandosi di quell’orto o di quel campo di cui parlavo all’inizio delle mie riflessioni, diventandone in qualche modo gestori; c’è addirittura chi si crede convinto di poter scegliere il meglio per tutti, considerando la libertà che è all’origine della creazione come un dono riservato a pochi eletti. E’ questo il vizio di molte religioni e quindi di politiche economiche distorte che regnano nel nostro mondo incentivando varie forme di razzismo e  autorazzismo: se gli uomini soffrono e attribuiscono le loro colpe in gran parte alle proprie incapacità, allora meglio accetteranno di rinunciare a benefici e tutele, perché il SACRIFICIO lava le colpe e rigenera.

Proviamo quindi ad affrontarli i fantasmi della mente, creati ad arte da chi pensa di poter mettersi al nostro posto nella gestione della vita, nel plasmare la nostra personalità e il nostro destino. Provo a riferirmi alla democrazia come governo in grado di dare tutele, meglio ancora di permettere un risveglio, una forma di equità materiale che per quanto imperfetta garantisce delle libertà. E ripeto che ogni forma di libertà ci spinge verso il bene e l’accettazione del proprio sé, ci mette di fronte alle nostre responsabilità, a delle decisioni che coinvolgono noi stessi e chi ci sta vicino, che quindi ci fanno evolvere.

Dopo il non-senso delle guerre mondiali, con la loro devastante privazione di libertà, con il carico di morte e odio che portarono nel mondo, qualcosa sembrò sfuggire al controllo di chi si erge a giudice e carnefice dell’umanità: ai popoli vennero dati degli spazi di autodeterminazione, si generarono Costituzioni in grado di garantire benessere e creare consapevolezza diffusa. Alla base di esse c’erano appunto gli stati democratici, mezzi  imperfetti creati nel tentativo di distribuire uguaglianza. Nella nostra costituzione ad esempio si parla del lavoro come base della società, perché è attraverso il fare che la società cresce. Al contempo si deve garantire un’istruzione in grado di decondizionare l’individuo e permettergli di orientarsi verso il futuro costruendo e vivendo attivamente il presente, un sistema sanitario per garantire un prolungato benessere dell’individuo e aiutarlo a superare le infermità, una gestione pubblica di tutti servizi e dei beni di cui l’uomo ha necessità: l’acqua, l’elettricità, il trasporto,… esattamente il contrario di quello che i governi stanno facendo ora. C’è un assalto dei controllori sui controllati, in cambio di oppressione e stupefacenti vari stiamo cedendo il benessere che portava consapevolezza e libertà nelle vite di milioni di esseri umani. I fantasmi in cui credere sono tanti, loro ce li indicano come i problemi causa dei nostri mali: corruzione, debito pubblico, sprechi,… quando invece impongono riforme per cancellare l’equilibrio garantito dal lavoro e dal benessere diffuso realizzato grazie alla parentesi della democrazia.

Parlando dell’immateriale non si può non pensare al denaro, se usato solo come uno strumento per ridistribuire ricchezza esso è un bene. Per essere tale la gestione del denaro deve rimanere in mano pubblica, cioè gestito da un esecutivo che se pur corrotto sia comunque sottoposto al giudizio degli elettori. Con giudizio degli elettori intendo che dovrebbero essere solo i governi eletti ad essere responsabili della gestione pubblica del denaro, non invece istituzioni private quali le banche. In Europa infatti non esiste più una sovranità monetaria che non sia quella delle istituzioni non elette dell’eurozona, l’emissione di denaro è sottoposta alle regole antidemocratiche che impongono agli stati – le cosiddette “riforme” – le quali altro non servono che a garantire il capitale a discapito della gente, ridotta a meri strumenti in mano al sistema tecnocratico.

Come arginare la catastrofe partendo da se stessi? Il primo punto è sempre quello di evitare di chiudere gli occhi, proprio perché solo la Verità ci rende liberi. Gran parte della nostra vita è costruita sulla menzogna, poi ci sono dei bivi che ci spingono a volte ad aprire gli occhi a volte a chiuderli. Ricordiamoci che tutto viene fatto alla luce del sole, cioè nulla ci viene veramente nascosto dal sistema perché i primi a rifiutare la verità siamo proprio noi. E’ un fardello difficile da sostenere, se la intravedi spesso rinunci in cambio del precostituito. Ma vale la pena provare a svegliarci per cambiare direzione e iniziare veramente a vivere meglio, a realizzarci. Non c’è vita senza verità: quanti “illuminati” dalla Verità sono morti per questo?  Ricordiamoci che quasi sempre la menzogna è composta da tante piccole verità, il cui fine è quello di disegnare un quadro coerente ma sostanzialmente falso dei problemi che ci affliggono.

Se dicono che il problema è il debito pubblico, gli sprechi, la corruzione e sbattono ogni santo momento in televisione o in prima pagina un servizio che supporta queste tesi, ebbene provare a negare l’evidenza e la forza fattuale di tali argomenti è sicuramente impresa ostica. Eppure questi problemi, seppur veri, sono lontani anni luce dall’essere le cause dei mali della nostra società! Ogni soluzione adottata come pseudorimedio ha portato la nostra democrazia a regredire a stato feudale, in cui le persone sono ormai meno che sudditi stupidi a cui imporre diktat e autoflagellazioni quotidiane. Ci impediscono di ragionare imponendoci le loro verità, il precostituito è amaro come il fiele e noi li a ingurgitare… Come siamo ridotti, allontaniamo quegli istanti basati sulla verità dell’amicizia, del rispetto e dell’amore per sostituirli con il livore e l’invidia. E sostituiamo i diritti alla libertà e all’uguaglianza con la cosmesi dei falsi diritti in cui la moralità è abolita in un oceano indistinto senza regole, anzi dove l’unica regola è proprio la mancanza di regole!

Continua…

67 pensionato (morto?) che parla!

Banquo

Macbeth, Apparizione del fantasma di Banquo by Théodore Chass ( la coscienza di Macbeth si ribella ai suoi delitti)* 

Il titolo del post si inspira oltre che alle recenti dichiarazioni del presidente dell’INPS sulla necessità dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, anche ad un film di Totò, 47 morto che parla; un po’ perché andando avanti su questa strada delle “riforme” i futuri pensionati potranno percepire l’assegno pensionistico solo previa seduta spiritica che ne attesti l’esistenza “in morte” nell’Aldilà! Ma anche perché la trama del film sembra affine alle vicende attuali: l’avarissimo barone Peletti decide di nascondere il testamento del defunto padre, che prevedeva un lascito al comune per la costruzione della scuola. Saranno gli stessi amministratori comunali a mettere in scena un’efficace imbroglio per far credere al barone di essere nell’aldilà minacciandolo con terribili punizioni se non confessava dove nascondeva il tesoro!

La realtà odierna è assai peggiore, visto che i cittadini non chiedono allo Stato un lascito, ma una pensione adeguata come prevede l’articolo 38 della Costituzione e godibile in un’età compatibile sia con le aspettative di vita statistiche, sia con quelle umane! E tale richiesta è stata pagata con tributo di anni di vita lavorativa e adeguati soldi versati nelle casse pubbliche.

Non sappiamo bene a che statistiche si riferiscano oggi i dati ISTAT sulle aspettative di vita future, soprattutto perché il 2015 si chiudeva con un triste primato, quello della più bassa natalità dal 1861 sostenuta al ribasso dalla più alta mortalità, paragonabile solo alle due guerre mondiali come scritto su questo articolo del Sole 24 ore La Caporetto demografica. Non avveniva dal 1917!

Questo bel primato è il frutto concomitante delle Riforme e dell’austerità EURO-imposta dalle virtuose élite europee e tanto ben recepita dai garzoni nostrani a suon di leggi e aggiustamenti strutturali. La previdenza in Italia NON E’ IN DISAVANZO DA ALMENO 20 ANNI! Addirittura nel 2011, anno dell’entrata in vigore della famigerata Legge Fornero, “il saldo fra entrate contributive e le prestazioni previdenziali nette era in attivo per ben 24 miliardi di euro”, come magistralmente spiegato in IN QUESTO POST nel blog Orizzonte 48. Attualmente il bilancio del settore previdenziale (scorporato da quello assistenziale) è ugualmente in attivo, anche se passa dai 24 miliardi del 2011 ai 3,7 miliardi del 2015. E questo nonostante (o proprio a causa) continuino ad alzare l’asticella del pensionamento. Riflettiamo sul fatto che non esiste nessun sistema pensionistico sostenibile se adotti un sistema di welfare che precarizza il lavoro e riduce in maniera drastica i contributi. Le pensioni in essere dovrebbero infatti venir pagate dai contributi versati dai lavoratori attuali e ciò può accadere solo se gli stipendi e i relativi contributi lavorativi crescono agganciati a meccanismi di indicizzazione ormai da tempo aboliti. Inoltre con la disoccupazione stabilmente sopra l’11%, sommata a varie forme di precariato sottapagato non garantiscono alcuna sostenibilità alla previdenza e tantomeno all’assistenza pubblica. Si dovrebbe agire proprio sul versante del lavoro, ripristinando tutele e investendo soldi pubblici per assumere dipendenti con lavoro stabile ed equamente retribuito per far ripartire i consumi e con essi l’economia. Ma il fine di questa crisi e di queste riforme non è la tenuta sociale, tantomeno la “crescita”, ma piuttosto la cancellazione definitiva dello stato democratico pluriclasse. Quello costruito sul modello costituzionale che punta alla piena occupazione e garantisce sotto varie forme l’uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini. Esso deve essere sostituito dallo Stato minimo, che non interviene nell’economia e lascia agire i privati attraverso il benefico mercato. Ogni aspetto deve essere in mano alla finanza privata: sanità, pensioni, scuola, lavoro… Ecco il fine sotteso delle riforme, l’unico e vero motivo perché di deve andare in pensione oggi a 67 anni, domani a 70 e poi a 75 se ancora esisterà la previdenza pubblica. Ecco perché pur essendo il bilancio previdenziale in attivo si incentiva l’APE, anticipo pensionistico, attraverso finanziamenti delle banche private! Ecco perché si sono incentivati fondi privati che più che integrare la pensione futura, servono a mettere mano alle ingenti somme della previdenza pubblica che dovrebbero essere patrimonio esclusivo dello Stato al servizio degli italiani. Ecco infine perché ci insegnano in ogni modo ad odiare lo Stato, che con tutti i suoi difetti è l’unico baluardo per noi comuni cittadini, ma con gli slogan stato brutto corrotto inefficiente….ci hanno addestrato ad essere i peggiori nemici di noi stessi!

* Nel dramma la speranza è che anche la coscienza di chi è ingiusto si possa ribellare ai suoi delitti!

Genderismo e antropologia egualitaria

 

manicuore

 

In quanto persone siamo tutti, uomini o donne, dotati di pari dignità. Ora parlando della teoria del gender, essa vorrebbe andare oltre la distinzione maschile e femminile, considerandole solo dal punto di vista biologico come pure distinzioni sessuali che non possono avere quindi una valenza ontologica, cioè fondante e costitutiva della persona umana. Io credo invece che la distinzione di genere non sia riducibile a semplice differenza sessuale sul piano puramente biologico, ma che  sia costitutiva del nostro essere persona e al contempo uomo o donna uno aperto al mistero dell’altra. Se andiamo a vedere le conseguenze storiche di questo dualismo, esse sembrerebbero dare ragione a chi oggi vorrebbe, attraverso un’etica e un’antropologia egualitaria, abolire tali distinzioni. Guardando ad esempio alle origini della Chiesa cristiana, emerge sicuramente un’idea di donna  distorta e identificata con la materia, contrapposta all’uomo identificato invece con lo spirito. Esplicative in tal senso e sconcertanti sono le parole di San Girolamo che affermava: ” Finché una donna è per la nascita e per i figli, è differente dall’uomo come lo è il corpo dall’anima. Ma quando desidera servire Cristo più del mondo, allora cessa di essere donna e sarà chiamata uomo”. Discende da questa concezione anche un’immagine di Maria, madre di Gesù e della chiesa, idealizzata e anch’essa lontana da un modello femminile concreto e soprattutto umano.

Il genere donna è così condannato all’inferiorità e al dominio da parte del genere uomo. Quello che manca è qui una considerazione della donna in quanto persona a sé stante, distinta e indipendente dall’uomo. Ma recuperando questa necessaria distinzione fra la persona uomo e la persona donna, entrambi portatrici di eguali valori e dignità, si deve anche superare il dualismo maschile e femminile riducendolo a pura differenza sul piano biologico, per poter così cancellare le discriminazioni ancora presenti nella nostra società?

Per provare a rispondere ritorniamo alla teoria del gender, secondo la quale la diversità delle caratteristiche personali non è predeterminata dal sesso, ma si differenzia quasi esclusivamente a seconda della razza e della cultura di appartenenza. In base a tale concezione non si dovrebbero predestinare le persone a ruoli sociali o pubblici esclusivamente in base al sesso di appartenenza, ma tenere conto di altri fattori determinanti che agiscono nella società. Su questo sono daccordo, ma non accetto che si arrivi a sterilizzare la società da concetti di genere, abolendo la distinzione maschile femminile già nei bambini molto piccoli, riformulando il concetto stesso di famiglia non più composta da padre e madre, concetti essi stessi appartenenti ad un’antropologia dualistica e quindi discriminatoria, ma da genitore 1 e genitore 2 o comunque da persone non identificate in base al genere!

Tutto ciò sarebbe il primo passo per una vera uguaglianza fra uomini e donne entrambi portatrici di identici valori? Io non credo, anzi ritengo che questa teoria sia semplicemente funzionale al “sistema impersonale” di potere con il quale le élite mondiali vogliono controllare le società umane. Cancellare l’ordine “naturale”, o perlomeno i valori e la cultura che sono a fondamento della società per sostituirli con pseudodiritti cosmetici: ripeto sempre e fino alla noia che non esiste uguaglianza laddove regna l’ingiustizia sociale, che viene amplificata dalla cancellazione del lavoro, delle tutele sociali quali quella che riguarda la salute o la previdenza; a seguire si arriva attraverso la teoria di genere alla cancellazione della famiglia intesa come nucleo fondante della società, non solo da un punto di vista cristiano, ma anche dal punto di vista del diritto costituzionale che nell’articolo 29 la definisce così:

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”

A me non interessa tanto definire cosa si intenda filosoficamente per “società naturale” o per famiglia, quanto piuttosto soffermarmi sul riconoscimento di un’istituzione, la famiglia appunto, che viene considerata nucleo, cellula da tutelare e da riconoscere. Una famiglia ha nella maggior parte dei casi la necessità di mettere radici, di avere una casa, dei riferimenti nel luogo dove essa nasce. Questo modello è messo in discussione forse perché non compatibile con la precarizzazione del lavoro attualmente messa in atto dalle cosiddette RIFORME?!?! Avere radici è appunto il contrario della necessità di spostarsi, cambiare continuamente lavoro, città o addirittura stato come vorrebbero gli sfruttatori del lavoratore-merce.

Ora potremmo discutere all’infinito se la famiglia come istituzione possa oggi essere formata solo da coppie eterosessuali o anche omosessuali, ma qualunque sia la nostra opinione in merito essa deve considerare la famiglia sempre e comunque come un confronto fra due alterità portatrici di eguali valori sul piano morale e giuridico. Non quindi due persone indistinte, o al massimo diverse solo sul piano della scelta del proprio orientamento sessuale. Due alterità significa persone che necessitano di stare insieme per completarsi a vicenda e magari pianificare un futuro che sia loro e al contempo appartenga alla società dove vivono: attraverso i figli si costruisce il futuro, ma questi necessitano di garanzie materiali che sempre più alle coppie vengono negate!!!

Riporto qui una delle tante perle della saggezza popolare: “Non si fanno le nozze con i fichi secchi!!!”

Tradotto significa semplicemente che non si può realizzare alcun progetto se non si hanno i mezzi necessari, quindi se è vero che la teoria del gender nasce per risolvere discriminazioni di genere, è altrettanto vero che tali discriminazioni non possono essere risolte se al contempo non si realizzano nella società le condizioni effettive di godimento dei diritti sociali unica garanzia di una vita dignitosa! 

Ecco perché la Costituzione è il discrimine fra l’uguaglianza sostanziale e quella cosmetica! Non si può parlare di uguaglianza sostanziale se il sistema politico cancella i diritti sociali di primo livello e li sostituisce con parvenze di diritti: l’intenzione apparentemente lodevole di cancellare le diseguaglianze serve in realtà ad abolire le differenze e mettere tutto e tutti su un piano d’indifferenza annientando le persone. Tutti ugualmente senza valore e quindi mercificabili alla bisogna dal sistema dominante! Un modello violento e imposto con metodi che appartengono alla peggiore tradizione maschilista! La differenza è che invece di esaltare il dualismo fra uomo e donna, esso esalta il dualismo fra chi comanda e chi è sottomesso: il sistema di potere ci vuole sudditi impersonali e manipolabili, quindi sganciati da qualsiasi rivendicazione sociale!

Su un piano filosofico-religioso possiamo trovare un qualche fondamento alla teoria del gender? Possiamo cioè ridurre la sessualità a biologia scollegandola dall’essere persona?

 Secondo me nel dogma trinitario si specchia questa dinamica  di confronto fra alterità in quanto pur essendo UNO, Dio si manifesta nella relazione e nella trascendenza, in una pulsione d’amore che al pari dell’energia sessuale è in grado di generare e creare!

Credo che la sessualità vada ben oltre il sesso, anche chi è attratto da persone del suo stesso sesso replica questo dualismo maschile e femminile pur vivendolo nella dimensione del “limite”, quella cioè dove gli elementi sembrano fondersi e sovrapporsi pur rimanendo distinti. In Dio la distinzione è nell’unità, ma paradossalmente l’unità non è tale se non nella distinzione che genera amore…

Possiamo forse affermare che la “persona” è un progetto dinamico, in divenire in quanto aperto alla trascendenza dell’altro e attraverso l’altro aperto all’infinito, cioè a Dio. Ma questa trascendenza implica la distinzione, una differenza tra uomo e donna o maschile e femminile, che non può essere ridotta a semplice orientamento sessuale ma esalta invece l’essere persona nella diversità! La complementarietà dà forse fastidio a chi pretende di abolire le differenze di genere, essendo essa stessa garanzia del dualismo maschilista? Ma nella “notte in cui tutte le vacche sono nere” di quale uguaglianza potremmo mai parlare? Come mai i genderisti convinti non spendono uguali parole per criticare un contesto sociale degradante e degradato da politiche ultraliberiste nemiche dello Stato costituzionale pluriclasse (cioè garante di tutte le classi sociali)? L’eguaglianza di genere sembra purtroppo funzionale al progetto neoliberista e quindi ben lontana dalla giustizia sociale che si vorrebbe rivendicare. Ma non è solo la famiglia ad essere messa profondamente in discussione, per incidere profondamente nel contesto sociale e far sembrare ciò che prima era considerato impensabile necessario si deve agire attraverso il sistema scolastico direttamente sui bambini. ESSI (i liBBBeristi) pretendono di imporre, con politiche mirate che partono dalla formazione degli insegnanti dei vari ordini scolastici, l’uguaglianza di genere come valore in sé da realizzate in concreto nei programmi scolastici in modo sistematico ed efficace! Ciò significa che gli insegnanti non dovranno limitarsi ad informare gli alunni, ma dovranno decostruire il vecchio mondo duale formato da maschile e femminile e provocare nei bambini (meglio se piccoli, dato che sono più ricettivi) e ragazzi reazioni egualitarie facendoli riflettere magari con situazioni e provocazioni tipo: che male c’è se un bambino indossa il grembiulino rosa della sorellina? Nessuna naturalmente! Idem per una gonnellina o vestitini alla moda!

Ora l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS ha prodotto un documento (sotto riporto parti del capitolo 6) dove si possono leggere gli * Standard per l’educazione sessuale in Europa 

Al capitolo 6 di detto documento si afferma che l’educazione sessuale (definita olistica) deve avere un suo spazio specifico a scuola (a partire dalla scuola dell’infanzia),[…] che necessita di personale formato, ma che comunque dovrebbe essere realizzata anche in assenza di tali requisiti[…] Educatori competenti necessitano di una formazione in educazione sessuale così come di un’apertura mentale per la materia e una forte motivazione: devono credere fermamente nei principi dell’educazione sessuale sopra menzionati (leggetevi il documento cliccando sul link sopra). Ciò implica che le autorità scolastiche non facciano pressione su chi è riluttante ad essere coinvolto nell’educazione sessuale (sembra proprio che si devono  scegliere persone fortemente orientate e ideologizzate ); piuttosto, gli insegnanti vanno stimolati e sostenuti […] Gli insegnanti di educazione sessuale necessitano di strutture di supporto e devono avere accesso a momenti di supervisione.

Concludo dicendo che formare gli insegnanti in funzione di principi considerati rigidamente acquisiti, non sembra certo la strada migliore per modellare la società verso un sistema più eguale e quindi più equo. Anzi siamo già ad un passo dall’imposizione-coercizione (genderismo appunto e non teorie di genere), parole che pur mascherate da buone intenzioni (tutela della salute pubblica=vaccinismo; lotta alle discriminazioni di genere=genderismo), non lasciano certo spazio al pluralismo (neanche a quello scientifico), negando per principio l’esistenza di diversi modelli sociali ugualmente validi e in grado di garantire quei diritti sociali che a parole sembrano tanto cari ai nostri governanti, ma nei fatti vengono costantemente negati.

* Sono risalito al documento linkato grazie ad un’interessante articolo sul sito Byoblu – Test gender ai nostri ragazzi dei licei… 

Anno 1 odissea nel blog!

 

Obiettivo anniversario anno 1

Felice anniversario con WordPress.com!
Ti sei registrato su WordPress.com un anno fa.
Grazie per averci scelto. Continua così.

Ringrazio WordPress per avermi dato l’opportunità di scrivere ed esprimermi in questo spazio virtuale che è il web! Ma preciso che non sono stato io a scegliere il blog , quanto piuttosto è stato lui a scegliere me! Mi spiego: nel marzo 2016 il mio Dirigente scolastico mi inserì nella piattaforma relativa all’aggiornamento digitale rivolta agli insegnanti della scuola. Doveva trovare tre o quattro nominativi e io fui uno di quelli. La piattaforma si concretizzò nel mese di settembre, quando uscirono le sedi e le date per frequentare i corsi scelti. Uno di questi riguardava proprio la creazione e gestione di un blog di classe. Pur essendo un’attività proposta da un’insegnante di una scuola superiore (io insegno nella scuola primaria), che aveva finalità informative all’interno del sito dell’Istituto e una minima ricaduta nella didattica,  in breve tempo ci fecero aprire un blog sulla piattaforma WordPress e decisi addirittura di scrivere di getto e senza troppo pensare l’articolo che ripubblico sotto come segno di un nuovo inizio. Lì parlavo del peso delle “Mezze verità“, principali strumenti delle MENZOGNE che ci propinano giornalmente i vari mezzi d’informazione. Aperto il blog avremmo dovuto chiuderlo, ma così non fece ed ora eccomi qua. Non so se fra i 101 articoli scritti (questo è il 102) io abbia tenuto fede all’impegno  che fa da sottotitolo al blog – di provare a dare “opinioni consapevoli” in grado di “districarci dal marasma delle mezze verità quotidiane“. Sicuramente nelle poesie c’è sincerità, esse esprimono una parte di noi. Gli articoli d’attualità o di politica e di economia sono frutto di opinioni personali ma spero non banali, in quanto scritti su  problematiche che ci toccano da vicino e sulle quali è giusto confrontarsi. La filosofia e la religione sono invece parte dei miei vissuti e al pari delle poesie riflettono una parte di me!

Ringrazio il mio amico Lorenzo per avermi permesso di condividere le sue poesie, che sono state tanto apprezzate da molti lettori del blog. Ugualmente ringrazio il mio amico Stefano che oltre ad aver scritto un paio di articoli del blog mi ha sostenuto all’inizio di questo percorso, commentando e apprezzando i miei scritti. Senza di lui forse avrei smesso di pubblicare dato che non mi leggeva praticamente nessuno. Ringrazio infine tutti i follower e le persone che magari per caso si sono affacciate nel blog: chi per un “mi piace”, chi per una lettura veloce, chi per un commento di gradimento o di critica,… spero che tutti voi abbiate potuto prendere qualcosa da me come io, vi assicuro, ho preso dalle vostre presenze! Ma ora ricominciamo da ZERO …

Mezze verità, grandi menzogne…

Ogni rivelazione, anche quella “religiosa”, è un ulteriore velo sulla verità! Ri-velare appunto, vedere attraverso un velo e immaginare quello che si cela agli occhi e soprattutto alla mente. I contorni da soli non bastano a capire l’immagine nascosta e quando le informazioni necessarie a decodificare i messaggi della realtà dove viviamo, a partire dalla quotidianità spicciola e dalle necessità che ne fanno parte, vengono spesso distorte da messaggi parziali e invasivi, ecco che la menzogna prevale e non riusciamo a liberarcene.

Mi riferisco in particolare alla cosiddetta “informazione”, veicolata oggi da potenti media come la televisone o internet… Quando gli utenti di queste informazioni fanno “massa critica” ecco apparire tanti luoghi comuni spesso dannosi e discordanti.

Ora chiediamoci perchè la mente NULLIFICA quello che la cultura mediatica di riferimento non prende in considerazione? E inoltre i messaggi che passano centrano i problemi e soprattutto danno a noi persone comuni soluzioni per poter scegliere cos’è il meglio per la nostra vita quotidiana?

Lascio aperta la discussione…download