Vocazione chioccia!

A settembre ho comprato due galline ovaiole con l’intento di produrre uova per autoconsumo ( Leggi “Uova e galline”). Ebbene una il 6 novembre e l’altra intorno al 20 dicembre, entrambe sono diventate galline adulte ed hanno iniziato a produrre ottime uova quasi giornalmente. Il fatto è che ho scelto di lasciarle libere in un piccolo terreno di mia proprietà completamente recintato. Il pollaio ha un ingresso a circa un metro da terra e loro entrano ed escono a piacimento per mangiare granaglie o per dormire appollaiate. Anche le uova hanno imparato a farle in un nido dentro il pollaio, non ci sono stati grandi problemi per convincerle. Tutto bene, tutto liscio almeno fino ai primi d’aprile, quando Polda, la gallina ovaiola tardiva (che ha deposto il primo uovo a fine dicembre), ha smesso di deporre e non usciva quasi più dal nido! E quando usciva il suo comportamento era strano, camminava guardinga, gonfiava tutte le piume e la sua voce era roca, quasi gracchiante. All’inizio pensavo fosse malata invece rassicurato dalla signora che mi ha portato le due galline, ho capito che era diventata una chioccia!!!

Ora dovete sapere che le Isa Brown, cioè il nome con cui vengono chiamate questo tipo di galline ovaiole, sono degli ibridi create qualche decennio fa dall’industria con il preciso fine di fare uova, addirittura fino a 300 all’anno!!! Ibridi non riproducibili, con un brevetto segreto, ai quali sarebbe stato tolto ogni istinto alla cova in quanto deviante dal produrre uova a livello industriale!

Eppure Polda è andata oltre la selezione e si sta dimostrando un’ottima chioccia. Perché, visto la sua testardaggine nel covare le uova non fecondate della compagna, ho deciso di farmi dare alcune uova da un amico che ha un bel Gallo per fecondarle e dopo 21 giorni esatti, mercoledì primo Maggio, sono nati due splendidi pulcini, uno chiaro e uno scuro!

In realtà le uova sono cinque ma oltre ai due andati a buon fine, un altro pulcino è riuscito a fare un buco nell’uovo per poi morire nello sforzo, mentre le altre due forse non erano fecondate.

Tolte oggi le uova rimaste, finalmente Polda si è decisa ad alzarsi per tenere testa e svezzare i suoi vivaci pulcini. Perché per oltre 21 giorni è rimasta in cova, alzandosi al massimo 10-15 minuti per sgranchirsi le zampe e mangiare un pochino. E almeno altre 7-8 settimane le dedicherà allo svezzamento dei pulcini. Insomma una vera e propria vocazione, un grande sacrificio quello di essere chioccia!

Oltre la programmazione di noi uomini c’è la natura che punta sempre e comunque alla vita. Le galline sono animali socievoli, quasi “cani con le ali” e sperdute nel mio campo hanno sviluppato l’istinto della riproduzione! Vi terrò aggiornati sulla crescita dei pulcini.

C’era una volta…

…la festa del Primo Maggio!

Si perché oggi siamo liberi di fare la spesa, o passare il tempo (magari a causa del maltempo) in uno dei tanti centri commerciali che rimangono aperti anche durante l’ex-festa dei lavoratori!

Così va il mondo in epoca liBBerista da oltre 30 anni! Con la deregolamentazione del mercato finanziario la nostra epoca recente è stata tutto un susseguirsi di crisi (finanziarie) e aumento della disoccupazione, oppure di aumento della disoccupazione e successive crisi (finanziarie)! Il denaro costa poco, i tassi sono bassi e ciò favorisce l’indebitamento di famiglie e aziende. In un contesto dove la crescita è stagnante e la disoccupazione e la precarietà lavorativa sono di fatto “strutturali”, cioè il fondamento del modello economico mondiale, è chiaro che all’arrivo di una crisi i tanti nuovi disoccupati e le tante aziende fallite lasceranno i debiti a carico degli stati! Del resto chi dovrebbe controllare (BCE e simili) che i prestiti del sistema finanziario fra istituti di credito di paesi differenti non raggiungano livelli preoccupanti, nulla di nulla fa! Anzi no, a disastro avvenuto si preoccupano di scrivere letterine ai governi sui “rimedi” caldamente consigliati per superare la crisi ( come scritto sul post Lettere, letterine e messaggi in bottiglia)! Una storia triste, triste perché in Europa – per esempio – si è colta al balzo l’occasione per smantellare il welfare (prima) garantito dalle Costituzioni antifasciste del dopoguerra!

Se fino agli anni 70 il baluardo contro la crisi era garantito da uno stato che aveva come principio costituzionale la tutela del risparmio, grazie proprio ad una sapiente coordinazione fra Banca centrale e Tesoro, oggi attraverso l’indipendenza delle banche centrali, la liberalizzazione dei capitali e il bail in gli stati garantiscono gli espropri ai propri cittadini o al massimo ricapitalizzano gli azzardi delle banche senza al contempo sostenere il lavoro ( Ne avevo parlato nel post Se negano il lavoro la sovranità a chi appartiene?).

La spirale dei debiti privati, (cioè del sistema finanziario) e della disoccupazione è la principale causa dell’impoverimento progressivo dei cittadini, sempre più precari e disoccupati, costretti ad accettare lo sfruttamento di un sistema lavoro totalmente a vantaggio dei padroni. E gli stati virtuosi tanto si impegnano ad abbassare il debito pubblico in vista di una nuova crisi da debito privato: grazie all’austerità condita a suon di tasse e tagli alla spesa, essi saranno ancora una volta in grado di ricapitalizzare gli azzardi degli speculatori! Chiaramente il debito pubblico esploderà e il PIL crollerà, una manna per tornare a propagandare le agognate RIFORME al solito grido del “fate presto” : jobs act, cancellazione “DI FATTO”del sistema previdenziale, privatizzazione del servizio sanitario, tagli alla scuola pubblica…

In questo contesto desolante possono essere visti come piccoli segnali in controtendenza la parziale cancellazione della legge Fornero e il decreto dignità: entrambi sembrano voler mitigare i devastanti effetti di precarizzazione del jobs act, favorendo assunzioni stabili e puntando sull’effetto di sostituzione dei futuri pensionati con lavoratori più giovani! I dati ISTAT di marzo sull’occupazione (scesa al 10,2%) sono certamente segnali positivi, anche se vanno presi con molta cautela. Ma se non accadranno i tanti disastri paventati dai media, ma anzi il sistema reggerà portando benefici, la solita narrazione sul debito pubblico brutto come verrà portata avanti? Vedremo…

Non sono sicuro che ci sarà un vero cambiamento, ma certamente dei segnali che fanno pensare che evidenti incrinature nel “partito unico” della finanza ci sono in Italia e più in generale in Europa. I cosiddetti sovranismi e populismi altro non sono che termini dispregiativi usati da un sistema che ha fatto di tutto per far diventare la Costituzione una parodia, per farci pensare che infondo votare non serve a niente, che abbiamo sempre vissuto sopra le nostre possibilità e ora paghiamo le conseguenze della nostra incapacità. Personalmente continuo a credere nelle cosiddette istituzioni, a patto che queste siano diretta espressione del voto popolare e quindi sottoposte al controllo democratico. Per lo stesso motivo mal sopporto istituzioni di natura privatistica che esprimono giudizi (di parte) sull’operato dei governi (vedi ad esempio le agenzie di rating) e sullo stesso piano sono i burocrati non eletti che compongono la Commissione europea:

«[..] I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza.»
(TUE, art. 17 par.3)
«[..] La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. Fatto salvo l’articolo 18, paragrafo 2, i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con le loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti.»
(TUE, art. 17 par.3)

Articoli tratti da Wikipedia

Ecco credo che non può esistere alcuna istituzione democratica che non sia in toto espressione del voto popolare!

Qual è la natura di istituzioni indipendenti con ampi poteri di intervento nella politica economica degli stati? Qual è cioè il loro fine? Per rispondere a queste domande bisogna riflettere sull’effetto delle politiche economiche adottate in questi anni! Il lavoro non è più uno strumento volto alla realizzazione piena dell’individuo, al compimento dell’uguaglianza sostanziale voluta dalla Costituzione. Esso invece è diventato sistema di sfruttamento, puro mezzo di sopravvivenza… Non lavoratori, ma sempre più sfruttati dal lavoro! E non può esserci alcun Primo Maggio senza lavoratori.

Su(l)l’IVA, (giù)l’IVA

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<a href="http://Foto di Michael K da Pixabay“>In attesa di IVA l’oca giulIVA!

Su Repubblica relativamente al possibile aumento dell’IVA il ministro Tria dichiara: “La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative (LEGGI QUI )!

Ora io sono perfettamente consapevole che le alternative ci saranno se e solo se la parte eurocritica del governo uscirà rafforzata dalle prossime elezioni europee. E basterebbe un decreto a cancellare una volta per tutte ste famigerate clausole di salvaguardia per introdurre poi misure realmente anticicliche che non tengano conto di astrusi parametri fiscali che altro non sono che misure d’austerità recessive (in realtà tanto amate proprio dai ragliatori della crescita che hanno affossato il paese)!

Ma per fare un’analisi sull’oggi riprendo qui brevemente alcune riflessioni fatte dal grande economista J.M. Keynes nel suo libro “Autarchia economica” del 1933.

Keynes sul ruolo dello Stato in economia:
“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”

Capito ministro Tria e suoi predecessori? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. Ma continuiamo con Keynes…

Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:
“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.
“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.

Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Le critiche che Keynes rivolgeva ai politici di allora, che con le loro assurde scelte economiche impoverivano interi popoli ad esclusivo vantaggio di pochi gruppi industriali legati a doppio filo con il sistema finanziario, potrebbero essere ripetute pari pari ai politici italiani e più in generale europei (ma anche USA, Cina, ecc., ecc.). E a me dell’oca giùl’IVA o dei vincoli di bilancio o del debito pubblico BRUTTO poco importa. Attendo con speranza la “città delle meraviglie” perché di altra povertà e menzogne, magari condite da solite guerre devastanti non vorrei proprio più sentir parlare…

Lode all’Italia!

Come non condividere le parole di Stefano? Si, perché l’articolo sotto è il suo ma ricalca in toto quello che penso anch’io dell’Italia! Anche la passione del camper ci accomuna, l’ho acquistato nel 2008 per potermi muovere con la “casa appresso” avendo allora due bimbi che avevano rispettivamente 1 e 3 anni e mi ha permesso di scoprire tanti piccoli paesi e realtà nascoste paragonabili a gioielli preziosi. Perché questa è l’Italia, una culla di culture e tradizioni e natura… Per questo motivo sarebbe doveroso adottare un modello economico che sia non solo compatibile con l’ambiente naturale, ma anche con quello socio-culturale, con le piccole imprese che nascono dal territorio e dalle infinite potenzialità del nostro paese. Certo che oltre alle luci, ci sono molte ombre! Ma queste giustificano forse la scarsa valorizzazione, a volte addirittura il disprezzo che spesso sembra prevalere nei media, tanto bravi ad esaltare i difetti e lodare gli altri, i virtuosi per definizione? Perché chi paragona il “piccolo” all’inefficienza, addirittura ad una metastasi che non potrà mai competere con le grandi e belle e superiori mega-ultra-multinazionali, forse non conosce bene (o non gli in teressa conoscere) la ricchezza della nostra terra, fatta in gran parte di piccole realtà. Viva la BIO-SOCIOdiversità, viva l’Italia!

Post di Stefano

Da quando la mia compagna ed io abbiamo il camper capita spesso una cosa: io sono uno specialista nello sbagliare strada, malgrado il navigatore, così magari cerchiamo di raggiungere un posto e, per sbaglio, ne troviamo un altro. Più bello di quello che cercavamo! In Italia capita spesso!

Non mi piace fare il nazionalista e spesso penso che la maggioranza degli italiani non merita di vivere in mezzo a così tanta bellezza, non l’apprezza abbastanza e magari agisce, nel suo piccolo, per distruggerne una parte.

Ma no!

Io credo fortemente che nulla avvenga per caso, per cui, chiunque abbia il Karma di vivere in Italia ce l’ha per uno scopo, come premio o come occasione di crescita nell’insegnamento positivo.

Ho avuto ed ho la fortuna di fare molti viaggi, a volte anche molto lontano, ed ho avuto l’occasione di vedere… che ne so… delle spiagge tra le più belle del mondo, ma pensandoci bene in Italia ne ho viste di altrettanto belle. Ho visto le montagne più alte del mondo, però la bellezza delle Dolomiti…

vogliamo poi parlare dei borghi antichi? A migliaia e tutti caratteristici! Le città? Alcune, anzi molte, sono dei veri e propri musei all’aria aperta… Roma, Venezia, Firenze, Napoli… eccetera, sono uniche al mondo ed irripetibili, neanche paragonabili a nessun’altra città del mondo. I siti termali… quanti ce ne sono? Vado spesso a Saturnia: le “cascatelle” sono uniche!

Migliaia di chilometri di spiagge, ma non spiagge normali… bellissime!

Abbiamo il comprensorio sciistico più grande e più bello del mondo! I sentieri di montagna, le ferrate… e non solo nelle Alpi, un po’ dappertutto.

E poi l’arte… L’ARTE???

In sintesi ogni stato estero ha le una sua caratteristica, magari peculiare, ma ne ha una… o due. L’Italia no! L’Italia le ha tutte!!!

E’ ovvio che tanta bellezza così concentrata in un solo paese comporta delle responsabilità enormi a carico di chi lo abita questo paese. Responsabilità troppo spesso disattese.

Però, l’attacco economico che sistematicamente subiamo dai paesi vicini, io penso, che non sia solo di natura prettamente economica e che l’invidia sia in fondo, in fondo la causa scatenante.

Via della seta: dalla padella alla brace!

seta

Dopo un periodo di assenza l’amico Stefano mi ha inviato un suo nuovo articolo. L’argomento lo potete capire dal titolo, personalmente non ho approfondito la questione ma i dubbi suscitati da Stefano mi sembrano condivisibili, vi lascio alla lettura del post…

Si fa un gran parlare della nuova “via della seta”, ovvero dei nuovi accordi che hanno stipulato i nostri governanti con le autorità e le ditte cinesi. Questi accordi prevedono tra l’altro investimenti strutturali soprattutto nei porti di Trieste e Genova per poter accogliere meglio le “merci” cinesi e per far partire meglio le nostre, di merci, verso la Cina.

Questi accordi sono stati puntualmente maledetti sia dagli americani che dai tedesco/francesi. Le loro motivazioni sono facilmente intuibili: nel migliore dei casi perché avrebbero preferito farli loro questi accordi, poi, per i teutogallici, perché hanno paura che l’Italia possa risorgere e tornare ad essere un competitor temibile come lo era prima dell’euro, per questioni di egemonia mondiale (gli americani), eccetera.

Ma per noi, siamo sicuri che questi accordi siano davvero vantaggiosi?

Analizziamo un po’: che cosa compriamo noi dai cinesi? Paccottiglia che potremmo benissimo produrci da soli, solo ad un costo un po’ superiore perché qui, ancora, si rispettano certe norme di sicurezza e si pagano, ancora per poco temo, un po’ più dignitosamente i lavoratori. E che quindi ci rende meno produttivi, indebolisce la nostra economia e ci toglie posti di lavoro.

Che cosa comprano loro? Tecnologia fine e macchinari che non sanno ancora farsi da soli, ma che rendono ancora più forte l’economia cinese!

Vantaggi quindi a breve, brevissimo termine e grossi svantaggi a medio, lungo termine.

Inoltre, i cinesi non hanno la minima cura dell’ambiente e, se non ce l’hanno a casa loro, come pensate che vogliano ridurre i porti (e non solo) di quelle due meravigliose città?

Inoltre, nel 1985 l’Italia ha firmato un patto bilaterale per cui se una qualche legge italiana dovesse danneggiare l’interesse di una qualche ditta cinese, questa potrebbe farci causa e, sinceramente, secondo voi, chi ha più soldi per pagare gli avvocati giusti?

Inoltre, la leva finanziaria: ammettiamo che in un porto c’è bisogno di una tale infrastruttura. E’ plausibile che le spese vengano divise a metà, ma lo è altrettanto che la parte che spetta all’Italia Euroinomane, non sovrana della sua moneta, debba essere finanziata a prestito dai cinesi stessi e se poi capitasse che la BCE non ci conceda abbastanza credito (moooolto facile) la Cina si prende i nostri porti!

Inoltre, i cinesi stanno già invadendo il nostro territorio e le nostre proprietà che… altro che i migranti clandestini, non si integrano ed hanno un atteggiamento predatorio.

Inoltre, inoltre… inoltre, perché i cinesi, come lo sono gli americani, sono geneticamente degli egemoni. Per settant’anni siamo stati sotto gli americani e tutto sommato… i danni peggiori ce li hanno rifilati i nostri cugini teutogallici!

Vi sembra proprio il caso di passare dalla padella alla brace?

I luoghi di confine: dal romito di Lampedusa al multiculturalismo globalista.

lampedusa
In continuità con il precedente post “Sul cibo, sulle religioni e sull’identità” ripubblico QUESTO articolo sui luoghi di confine…

Nel XV secolo esisteva a Lampedusa uno strano luogo di culto, una grotta dedicata alla Madonna, dove si depositavano sia cimeli cristiani sia quelli musulmani, a cui si rivolgevano in preghiera pescatori, naviganti, marinai, corsari, di entrambe le religioni. Era un luogo di culto “doppio” appartenente contemporaneamente all’islamismo ed al cristianesimo. Secondo la leggenda il compito di accendere il lume per i naviganti era affidato ad un romito che si presentava a seconda del bisogno o cristiano o musulmano: questo rappresentava un modello di sincretismo religioso, cioè una convergenza di culture e religioni diverse. Nel libro di Lucetta Scaraffia “Rinnegati” leggiamo che un avventuriero spagnolo a cavallo tra ‘500 e ‘600, cavaliere di Malta, presentava nelle sue memorie una descrizione di questo luogo: c’era un altare, posto sotto il quadro della Madonna, dove si trovavano << molti oggetti che vi hanno lasciato in elemosina i cristiani e vi è perfino del biscotto, del formaggio, dell’olio, delle carni salate, del vino e del denaro>> e dall’altra parte della caverna <<si vede una tomba dove è sepolto un marabutto turco, uno dei loro santi a quanto si racconta>>e accanto ad esso <<le medesime elemosine della nostra Immagine Santa>>.

Quindi ieri come oggi Lampedusa costituiva un approdo speciale grazie alla sua posizione geografica. Sempre nel testo della Scaraffia sopracitato leggiamo: almeno a partire dal XV secolo risulta che fu acceso un lume per guidare i naviganti. Secondo una leggenda siciliana il compito di accendere il lume era affidato ad un romito, che viveva nella grotta sacra e si presentava come cristiano o come musulmano, a seconda della provenienza dei naviganti che vi sbarcavano, <<da ciò il comune detto in Sicilia “il romito di Lampedusa” per indicare una persona dalla doppia fede>>. Possiamo parlare di multicultura e multireligione praticata già oltre 500 anni fa da chi viveva in questi luoghi di confine.

Isole poste al centro del Mediterraneo come Pantelleria, Lampedusa o Malta, videro convivere famiglie musulmane e cristiane e si parlava un dialetto arabo almeno fino a tutto il XV secolo. Si configuravano come luoghi “neutri” che riconoscevano tributi sia ai re cristiani sia ai califfi musulmani. Isole di libertà religiosa, politica, sociale dove si abolivano i confini fra l’islam e il cristianesimo e ciò era possible solo perché c’era un equilibrio di forze fra le due parti. Infatti nel XVIII secolo con la decadenza dell’impero ottomano i paesi barbareschi del nord africa persero la loro autonomia economica e iniziarono a diventare colonie degli stati europei, in particolare della Francia.Quando c’è qualcuno che comanda non si può più scegliere la neutralità, ma ci si deve decidere a favore di un’unica identità: quella che i colonizzatori imponevano con la forza della loro dominazione.

Nel mondo di oggi ha più senso parlare d’incontro tra diverse identità religiose? L’uomo occidentale ha in gran parte spezzato i legami identitari con la propria religione cadendo nell’individualismo e perdendo tutti quei riferimenti gerarchici di tipo morale e sociale dati prima dalla Legge divina. La stessa Europa ha rifiutato di riconoscere le proprie radici cristiane e visto quello che sta accadendo con l’accelerazione incontrollata dei flussi migratori sembra sempre di più finalizzata ad accogliere in modo indiscriminato gli apporti culturali e religiosi che vengono dall’esterno. Non sappiamo più se definirci cristiani o se alla fine sia davvero importante difendere le nostre tradizioni e la nostra cultura. Per i musulmani invece un’Europa islamizzata è un’opportunità anche per procedere ad un’innovazione culturale altrimenti impossibile nei loro paesi d’origine: questa religione può infatti rispondere all’ateismo, all’individualismo, al recupero dei valori tradizionali come quello della famiglia in modo altrettanto efficacie del cristianesimo!

Eppure la Chiesa cattolica, proprio nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa relativamente alla difesa delle identità così si esprime: “La Nazione ha <<un fondamentale diritto all’esistenza>>; alla propria lingua e cultura, mediante le quali un popolo esprime e promuove la sua “sovranità” spirituale>>; a <<modellare la propria vita secondo le proprie tradizioni, escludendo, ovviamente, ogni violazione dei diritti umani fondamentali e in particolare, l’oppressione delle minoranze>>”. In sostanza nel Compendio si dice che l’accoglienza non deve mai essere indiscriminata, cioè non deve mai arrivare a minare quelle tradizioni e quella cultura che son alla base dell’unità sociale e del bene comune che questa unità garantisce!

Mettiamo ora a confronto le affermazioni del Compendio sopracitate, con quelle di una rappresentante del globalismo moderno in salsa eurista, la presidente(a) della Camera Laura Boldrini:
“I migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi”, “Dobbiamo dare – spiegava la Boldrini – l’esempio concreto di una cultura dell’accoglienza come un nostro valore a 360 gradi che sappia misurarsi con la sfida della globalizzazione. Una sfida che porta anche una maggiore opportunità di circolazione delle persone perché nell’era globale tutto si muove”. Qui l’articolo e il video.

Si augurava che lo stile di vita portato dai migranti si sarebbe sostituito al nostro: non diceva che i migranti avrebbero avuto maggiori diritti, ma anzi che la loro precarietà e povertà sarebbe diventata un modello anche nella nostra società. La religione eurista ha nella sua essenza la mercificazione del lavoro e per fare questo è necessaria la libera circolazione delle persone funzionale all’impoverimento collettivo e alla cancellazione dei diritti sul lavoro: ci deve sempre essere qualcuno così disperato da accettare un salario sempre più basso, l’importante è che chi lavora ad un costo più elevato sia immediatamente licenziabile senza troppi problemi (vedi Jobs act).

Se la Chiesa vuole recuperare il suo ruolo di evangelizzazione della società deve necessariamente opporsi a queste idee che invece di mantenere in vita il confronto fra culture e civiltà, rischia di annientarle. Per instaurare un dialogo non si può perdere di vista se stessi. E proprio un musulmano, Fuod Allam, in un articolo apparso sulla Repubblica del 23 settembre 2003 scriveva: “la questione delle radici cristiane dell’Europa, in un momento in cui si parla di eterogeneità delle culture e di multietnicità, suscita altre problematiche: come accogliere l’altro se si nega se stessi?… L’incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici….L’Europa, faccia a faccia con se stessa, è ricca di saperi, ma restia ad accettarsi; ma per me essa rappresenta l’albero d’ulivo che nel Corano, al versetto 35 della Sura della luce, è né d’oriente né d’occidente”. Qui è evidente la preoccupazione nei confronti di una civiltà che sta perdendo di vista se stessa e i propri valori, che si riferisce solo a finalità utilitaristiche rischiando così di adottare stili di vita incompatibili con l’accoglienza e la pace, che spingono invece allo sfruttamento e all’odio reciprico.

In natura i luoghi di confine sono segnati dall’incontro degli elementi: l’acqua e la terra sul bagnasciuga di una spiaggia, le tenebre e la luce nel momento del crepuscolo e dell’alba…sono e rimangono linee di confine, d’incontro e separazione fra elementi diversi di due mondi! Come il romito di Lampedusa essi possono esistere e convivere solo in certi luoghi e in certi momenti. La civiltà occidentale è oggi indebolita dalla perdita della propria identità religiosa e culturale, non è in grado di dialogare ma solo di soccombere ad un modello che invece di integrare i popoli rischia di portare al rifiuto e all’odio, il tutto in nome della religione globalista che nega ogni forma di identità!

Fuffa eco-illogica e auto elettrica

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Ieri è stata la giornata dello sciopero per il clima, i ragazzi di tutto il mondo hanno manifestato per salvare la terra chiedendo ai politici di attuare delle strategie adeguate a combattere i cambiamenti climatici sempre più evidenti e devastanti. <<Non c’è più tempo da perdere>> – dicono i ragazzi -<< State cancellando il nostro futuro. Fate presto!!!!>> (Ve lo ricordate il vate del fate-prestismo?  )

Ora fin qui nulla da eccepire, tutto giusto, tutto condivisibile… ma io sono preoccupato. Sono preoccupato perché quando si usano i ragazzi, o peggio ancora i bambini per veicolare un messaggio, ebbene c’è un rischio elevato che il rimedio proposto sia peggiore del male che si vuole (o vorrebbe) combattere!

Un esempio è stata la campagna propagandistica sui vaccini: i bambini sono stati utilizzati come “scudi umani” da usare nello scontro assurdo tra pro e anti vax, uno scontro che ha avuto comunque l’esito scontato di trasformare in pericolosi untori chi sceglie di non vaccinare i propri figli. E non mi si dica che è la scienza ad avere avuto l’ultima parola sulla questione, qui la scelta dell’obbligatorietà è stata prevalentemente politica e moralistica, una morale ben costruita da un’efficace propaganda mediatica e che ha nei fatti riaperto la caccia alle streghe verso i “diversi”, coloro che non accettano le regole e ad esse si oppongono.

Sarà dunque questo il metodo per imporre chissà quali nuovi stili di vita e soprattutto di consumo in nome di un presunto eco-illogismo che diventerà indiscutibile per definizione?

Una delle possibili scelte eco-illogiche potrebbe essere quella dell’auto elettrica. In realtà agli albori dell’auto essa era stata a lungo in competizione con le auto a benzina.

 

Quella che vedete è la Jamais Contente, la prima auto che il 17 gennaio 1899 riuscì a superare i 100 km orari. Ed era un’auto elettrica!! Come elettriche erano le auto costruite già nel 1835 e fiorite poi in tutta Europa fino ai primi anni del 900, quando prese piede il motore a scoppio (storia dell’auto elettrica).

Ed oggi? Si vuole forse tornare al veicolo elettrico senza sapere dove e come si potrà ottenere l’energia necessaria per questo cambiamento? Perchè sarebbe minimamente logico ragionare sul vero problema, che è quello di produrre energia da fonti rinnovabili e pulite da cui anche i motori elettrici devono ricaricarsi. Per non parlare poi dello smaltimento delle batterie al litio o simili, metalli rari che hanno un costo ambientale altissimo (sarà un caso la fretta, non solo italiana, di stipulare accordi commerciali con la Cina, paese che ha il monopolio delle “terre rare”?).

In realtà quello che si palesa rapidamente davanti ai nostri occhi è una sempre più rapida messa al bando “per legge” dei motori disel, seguiti a stretto giro da quelli a benzina e addirittura a metano e GPL, come dimostra fra l’altro l’ECOTASSA introdotta dal governo ( QUI l’elenco delle auto tassate e quali no)!

Risulta altrettanto evidente che stiamo andando verso un’imposizione dell’auto elettrica, un’imposizione “di legge” che punta ad introdurre l’elettrico su scala globale! Era stato Sergio Marchionne nel 2017, quando gli era stata conferita la laurea ad honorem in ingegneria Meccatronica dall’Università di Trento, a mettere in guardia sui pericoli che avrebbe causato “forzare l’introduzione dell’elettrico su scala globale”. Lui riteneva che sarebbe stato più saggio continuare a lavorare sui motori tradizionali, potenziando i veicoli GPL e Metano come ideali carburanti alternativi, continuando si la strada dell’elettrico ma senza “imposizioni di legge”!

Invece la forza e rapidità con cui si sono ingigantite le manifestazioni come quella del 15 marzo e hanno avuto un’enorme visibilità personaggi come la sedicenne svedese Greta Thunberg fanno presagire tempi bui, dominati da un’eco-illogica fuffa, assai poco efficace nel risolvere i problemi climatici del pianeta, più probabilmente dannosa e imprevedibile nel medio e lungo periodo.

 

 

 

 

 

Autorizziamo o non autorizziamo?

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Intanto ringrazio Stefano per continuare a mandarmi dei post di attualità. Dovrei essere io, in quanto gestore del blog, a scrivere con più costanza, invece ultimamente di tempo ne ho sempre troppo poco. Del resto che senso avrebbe inserire nel menù la categoria “Attualità” se pubblico post con argomenti datati e superati dal fluire inarrestabile degli eventi mass-mediatici? E questo post “attuale” lo è certamente in quanto parla dell’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell’interno Salvini. Anche in questo caso concordo sul giudizio di fondo espresso da Stefano. Aggiungo una riflessione sul senso di questi flussi migratori: essi continueranno fintanto che il sistema economico si baserà sulla compressione dei salari e l’alta disoccupazione. L’esercito industriale di riserva va potenziato per portare i salari ad una soglia minima che garantisca competitività a basso costo, una guerra fra poveri senza fine. Solo smontando questo modello economico criminale l’immigrazione si normalizzerà, perché i disperati servono laddove è possibile trarre guadagno dallo sfruttamento! L’Italia dentro l’UE, come ben dimostrato dall’ultima manovra, non ha nessuna vera autonomia fiscale, non può cambiare alcunché. Quindi le politiche di gestione dei flussi migratori del governo non avranno nessun effetto concreto nel medio periodo, rimarranno pura propaganda se non ci sarà un cambiamento radicale, una vera ripresa economica e sociale!

Ogni volta che affronto questo argomento sono necessarie alcune premesse, prima di essere tacciato per xenofobo, razzista, fascista………………………………………………………………….ista!

Primo, non ho votato per questo governo, né lo voterei e Salvini non mi sta per niente simpatico.

Secondo, io i migranti nei barconi li accoglierei a terra, per lo meno per le prime cure e per ridare loro un minimo di dignità.

Terzo, la giusta battaglia che il governo italiano sta conducendo nei confronti del resto d’Europa, per la suddivisione nell’accoglimento dei migranti, non dovrebbe essere fatta sulla pelle di quei poveracci.

Però…

Però né Salvini, né, a cascata, Di Maio e Conte hanno commesso reati civili o penali, ma solo azioni politiche. Non hanno rubato, truffato, fatto violenza né ucciso nessuno… anzi hanno garantito loro assistenza sanitaria, alimentare e quant’altro, sulla nave. I profughi stessi hanno deciso di salire su quella nave e non è certo sequestro di persona lasciarli lì!

Da che mondo è mondo quando uno si presenta alla frontiera senza documenti validi per l’espatrio o con documenti di un paese non amico, può non essere accolto. Altrimenti a che serve una frontiera? Poi, se sia giusto che esistano o no le frontiere, se ne può parlare! Ma intanto ci sono.

Inoltre la costituzione parla chiaro: l’autorizzazione che il parlamento deve dare per “affidare” ai giudici un parlamentare serve proprio a questo. Ad evitare che la magistratura possa avere un “potere” sproporzionato ed a giudicare così un politico per scelte politiche che potrebbero essere confuse, ad arte, con reati comuni. E’ una garanzia di democrazia!

In questo caso i politici in questione hanno compiuto SOLO atti politici, oltretutto dichiarati nei programmi elettorali e nel “contratto di governo”, condivisibili o meno, ma questa è la democrazia, e per tanto non vanno affidati alla magistratura.

Condivido quindi l’opinione di chi voterà contro l’autorizzazione a procedere.

Bruxelles, reddito di cittadinanza e quota 100!

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Stefano ha scritto questa interessante riflessione sulle tanto discusse riforme del governo: reddito di cittadinanza e quota 100! Da parte mia aggiungo solo che il reddito di cittadinanza è essenzialmente uno strumento funzionale alla precarizzazione del lavoro! Serve cioè a livellare i salari sul “reddito” stabilito dallo Stato e ingabbiare, appiattire i lavoratori dentro questo sistema: accetti il lavoro offerto dall’impresa o sei fuori! Il problema è che sappiamo già che per gli imprenditori al Sud, i 780 euro, sono troppi!!! Ciò significa che lì i salari sono molto al di sotto di questa soglia e ciò ai generosi padroni non va assolutamente bene. Vedremo quindi quanto sarà redistributiva questa manovra, nel breve periodo certamente si, darà un po’ di respiro a molte persone, ma nel lungo non ha futuro, non è in grado di migliorare alcunché perché si basa su un sistema lavorativo che favorisce comunque la precarietà e lo sfruttamento. Dove ci sono le tutele e il lavoro è garantito il reddito di cittadinanza non serve, è un controsenso. Dobbiamo scegliere fra redistribuire il reddito tra e i lavoratori e i padroni (grandi aziende)  o lasciare tutta la torta in mano a quest’ultimi completando così il lavoro fatto dai governi precedenti. Basta con le prese in giro, con gli esperimenti contabili fatti sulla pelle della gente. Lo Stato torni a fare lo Stato, garantisca cioè equità e diritti sociali, in primis il lavoro. Tutto il resto, sistema pensionistico “umano” compreso, verrà fuori come logica conseguenza. Ma vi lascio al post di Stefano…

Ancora non ha potuto fornire alcun esito, ma la manovra finanziaria ha già i suoi effetti nefasti: per i burocrati di Bruxelles l’Italia non avrà crescita nel 2019 o ne avrà meno del previsto e bla bla bla.

Hanno detto che il “reddito di cittadinanza” va nelle direzione giusta, ma la “quota 100” mai e poi mai!!!

Traduciamo:

l’elemosina data a persone considerate incapaci di lavorare come matti e di produrre per tutta la vita per stipendi da fame, purché restino in vita e continuino ad essere consumatori, va bene.

Riconoscere che delle persone, stanche da una vita di lavoro, di solito stressante e disumanizzante, possano finalmente concedersi il lusso di riposarsi un po’, e magari curare di più i propri affetti ed interessi, no!

Premetto che non sono d’accordo né col primo né col secondo caposaldo del “governo del cambiamento” (solo a parole).

Cominciamo col secondo: non va bene né la quota 100 né la “Fornero”, era meglio prima, c’era la vecchiaia… tipo a 65 anni (e già sono tanti) o l’anzianità con 40 anni di lavoro… caspita!!! Quarant’anni di lavoro sono un’enormità!!! Non bastano? Quanto deve disumanizzarsi uno? No, uno deve restare almeno fino a 62 anni, e magari ha già lavorato per 45 anni!!! Fermo restando che se qualcuno era così fortunato da fare un lavoro che gli piaceva, particolarmente stimolante o creativo, nessuno lo obbligava a smettere.

Ma soprattutto col primo punto perché… perché che senso ha?

Ci sono due tipi di attività lavorative:

quelle che producono un reddito, un valore aggiunto monetizzabile e di solito sono appannaggio dei privati. Quindi tutto il mondo dell’imprenditoria e della produzione di beni e servizi.

E quelle che non producono un reddito, che sono anche loro servizi utili alla collettività, ma queste sono appannaggio degli stati.

Bene, visto che lo stato deve pagare questo reddito di cittadinanza, la disoccupazione, la cassa integrazione, eccetera… perché non utilizzare questa potenziale forza lavoro per le attività non redditizie?

Quanti anziani e bambini ci sono da accudire? Quante foreste, spiagge e fiumi ci sono da pulire? Quanti lavori imprevisti ed urgenti ci sono nell’amministrazione pubblica? Quante sistemazioni contro il dissesto idro-geologico? Per non parlare poi delle eventuali (non auspicabili) emergenze catastrofiche…

Inoltre, la dignità dove la mettiamo? Tornare a casa dopo aver lavorato e sentire di esserseli guadagnati quei soldi, piuttosto che ricevere un sussidio, un’elemosina appunto? Inoltre, continuare a stare in attività, magari imparare altre professioni… spendibili nel privato? Inoltre, e questo è il punto più importante, renderebbe la gente non ricattabile, eliminerebbe il caporalato e gran parte del lavoro nero.

Sono contrario al reddito di cittadinanza e favorevole ad un programma di lavoro garantito dallo stato!

In difesa del turismo sindacal-sostenibile (ed altre amenità)!

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In attesa del Global-turismo!

Torno dopo due giorni, lontano da casa e senza connessione internet, per scoprire di essermi perso moooolte cose interessanti!!! In primis la finale di Sanremo! In secondis la gita a Roma organizzata dai sindacati!! In terzis l’attentato alla democrazia (vedi alla voce “trattati europei”) organizzato dai due vicepremier che vorrebbero azzerare i vertici della Consob e di Bankitalia!!!

Su Sanremo rimando al precedente post di Stefano sui Pink Floyd!

Sulla gita gratis a Roma organizzata da Landini e company, ebbene quella la trovo proprio un’ingiustizia! Da anni aspettavo un ritorno (a Roma) in grande stile dei sindacati confederati, con pullman, treni, merenda e pranzo aggratisse e ora che non potevo partecipare per altri impegni mi hanno lasciato a casa. Per fortuna pare ci saranno altri remake, spero proprio di non perdermeli. Dopo anni di crisi è geniale l’idea di rilanciare l’economia con il turismo. Così come geniale è stato l’accorato richiamo che gli stessi sindacati, insieme alla Caritas e agli altrettanto caritatevoli industriali hanno fatto contro il reddito di cittadinanza! Gli industriali dicono a chiare lettere che il Reddito per il sud è troppo alto e ciò scoraggerebbe l’accettazione delle loro laute proposte di lavoro Leggi qui!. Quindi salari a basso costo e lavoro nero vanno bene, mentre assistenzialismo e reddito di cittadinanza fanno scandalo e generano ingiustizia! E sempre di ingiustizia e iniquità parlano i sindacati e la caritas: uno scandalo dare ad alcuni e non ad altri, molto meglio come si è fatto fino ad ora, precarizzare il lavoro, affossare artigiani, commercianti e piccoli imprenditori a suon di tasse e cartelle d’Equitalia e mettere in mezzo alla strada milioni di persone senza più futuro! Cari poveri, per favore, non fate la guerra, rimanete uguali nella disperazione senza far torto a nessuno!

Ma il meglio sembra essere stato proprio l’attacco “all’indipendenza” di Bankitalia, paragonato ad un attacco alla democrazia! Interessantissimissimissime a riguardo sono le parole dell’ex premier Enrico Letta che su Repubblica dichiara: “Non mi stupisce. Fa parte di una strategia complessiva che riassumerei in questo concetto: comprarsi l’arbitro. Minare e distruggere l’equilibrio su cui si fonda l’autonomia delle autorità indipendenti. Ma senza un sistema di pesi e contrappesi, il check and balance, viene meno un elemento essenziale della democrazia” QUI L’ARTICOLO.

Ora non sorprende che Letta riemerga prepotentemente in questo contesto, essendo stato a capo della segreteria di Beniamino Andreatta, chiamato a ricoprire questo ruolo addirittura da Ciampi nel 1996. Ed in Italia dobbiamo proprio ad Andreatta quello che solitamente viene definito “divorzio” tra il Tesoro e Bankitalia avvenuto nel lontano 1981. L’idea, allora come oggi, era che l’inflazione era la più iniqua delle imposte (per i ricchi?) e che la politica, lasciata in balia di sé stessa, fosse fonte di sprechi ed iniquità! In nome di questi principi tanto originali quanto luminosi, alcune alte personalità dello Stato pensarono bene di svincolare la BdI dall’operato dei governi, da allora infatti le aste del Tesoro vengono decise dai Mercati a suon di spreeeeaddd! Fatto sta che ciò avvenne senza passare attraverso il voto parlamentare come confermato in un articolo sul Sole 24 ore dallo stesso Andreatta: “Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne’ lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come “congiura aperta” tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso – soprattutto sul mercato dei cambi – abolire per ritornare alle piu’ confortevoli abitudini del passato.” (QUI L’ARTICOLO).

Chi ha letto l’articolo linkato sopra ora saprà che quello che un ministro del Tesoro (Beniamino Andreatta) poteva permettersi di fare allora, – decidere in aperta “congiura” con il governatore di Bankitalia e con il parlamento stesso, a favore dell’indipendenza di Bankitalia – pare che oggi due vicepremier del governo incarica non possono neanche permettersi di pensarlo! Curioso vero?

Ceeerto, tutto è stato fatto per il nostro bene, l’inflazione è stata sedata, il debito pubblico (brutto) passò dal 55% al 120% del PIL in soli 10 anni (e oltre il 130% attuale) ma la colpa altro non fu che dello Stato (brutto) che spende, spande e non sa dialogare a suon di riforme con il (virtuoso) mercato finanziario e le (virtuose) istituzioni indipendenti che ESSO vigilano (Consob, BdI, BCE)! Come le aveva chiamate ste strane modalità dello Stato di utilizzare la spesa pubblica per azioni d’interesse pubblico? Ah, confortevoli abitudini! Eh si, pare proprio che il divorzio funzionò a dovere, laddove lo Stato ha mantenuto gli SPRECHI (essenzialmente lo Stato sociale costituzionalmente garantito) il Mercato ha bastonato e riportato le riforme verso una più consona (per i grandi investitori, prevalentemente esteri) deflazione salariale e precarizzazione selvaggia! E ora finalmente tocca al deBBito pubblico ritornare a scendere grazie alle Riforme virtuose!

Quindi tante cose sono successe in questi due giorni e tante altre sembrerebbe accadranno nei giorni a venire. Speriamo almeno che potrò partecipare a qualche altra gita sindacale. Ma li fanno ancora i giornalini con tutte le news per i soci iscritti? Dai vado ad iscrivermi, in difesa del lavoro e del turismo sindacal-sostenibile!!!