Ferragosto, ricolmi di luce e beatitudine!

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Nel pieno dell’estate, la natura carica di luce e di calore, dà esempi di morte per eccesso di vita! Pensiamo al girasole che ha finito il suo ciclo vitale, o all’oro della terra, cioè il grano, falciato già a fine giugno. La chiamano la stagione della maturità, ma i frutti maturati sono pronti per il raccolto…

Forse è proprio per questo che i cristiani festeggiano l’assunzione di Maria in questo giorno d’estate. Essa è salita in cielo piena di vita senza passare attraverso la corruzione della morte: morire di vita, una pienezza tale da essere incontenibile se non in un corpo di luce e beatitudine.

Così come succede ad un girasole che ormai abbassa la testa e muore ed è pieno di luce solare. Colmi di ogni bene assaggiano anche noi i frutti maturi dell”estate per vivere la vita nella pienezza che essa merita, come la natura ci insegna da sempre.

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (seconda parte)

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La mente umana secondo Freud assomiglia ad un iceberg – immagine tratta da Wikipedia

In questa seconda parte ci sono accenni autobiografici concreti (ma non troppo) che iniziano a dare forma alla mia in-voluzione interiore. In realtà il racconto farà continui salti “avanti e indietro” nel tempo, questo perché io non sono poi così convinto che nella coscienza attuale ci sia davvero un prima e un poi, quanto piuttosto un essere ora nell’istante presente tutto ciò che sono (stato?). Ma lasciamo le questioni filosofiche da parte e facciamo parlare il racconto…

 

Entriamo nel vivo…

Comunque quando nasciamo un manipolo di persone “precise” ci stanno accanto, sono quelle con cui dovremmo tentare la scalata verso una meta mai del tutto compresa, da soli non si va da nessuna parte, questa è intanto una somma verità. E’ difficile parlare di verità nel mondo dei veli, delle cosiddette ri-velazioni, velare e rivelare, cioè coprire e vedere in controluce: questa con tutti i suoi limiti è la nostra verità.

Partiamo dall’infanzia, la mia naturalmente: mi ritrovo bambino, pieno di timori, di dubbi, di sensazioni contrastanti. Mai stato in un bozzolo di protezione, il timore di vivere, non so perché, mi stringeva l’animo in ogni istante, così mi ero creato una realtà molto diversa da quella esteriore, lì i miei eroi ed amici erano i fumetti, con i personaggi con cui riuscivo ad instaurare un dialogo in un mondo parallelo che per me era vivo. Certamente avevo amici fra i miei coetanei, ma il mondo detto sopra era il frutto di una fantasia creativa in grado di convivere e interagire con la mia realtà di bambino dandogli un ulteriore senso e consolidando i punti deboli che mi rendevano insicuro e timoroso. I bambini nascono nella fede e piano piano la vita, con il suo controllo, gliela toglie insinuando il dubbio: Babbo Natale non esiste, il magico ad un certo punto scompare, l’impossibile rimane tale.

Nelle era passate si potevano “vedere” i fantasmi, i libri sono pieni di storie di fantasmi, la coscienza collettiva era plasmata dal mondo parallelo dei non-vivi che riuscivano a interagire con noi. Mia nonna – vivevamo insieme –  i morti li sentiva passeggiare avanti e indietro nel corridoio di casa e al mattino me lo diceva con la massima naturalezza possibile: “ Roberto, stanotte tuo nonno ha passeggiato sempre!”  Significava un’inquietudine, un avvertimento, qualcosa che si stava mettendo di traverso. Pregare, la preghiera come un mantra dell’anima, per mia nonna era lo scudo, la soluzione al male che poteva venire. La “santa Caterina”, preghiera incomunicabile in quanto scritta su un foglietto che solo lei poteva interpretare, accozzaglia di frasi piene di errori eppure quando la sussurrava, come in uno stato onirico, sapeva leggere il presente e l’immediato futuro: “ Roberto, andrà tutto bene…oppure si era impuntata e diceva… faticavo, non scorreva…”. Era un modo per sapere le sensazioni, gli accadimenti della vita quotidiana, l’andamento a scuola piuttosto che un incidente, un imprevisto… La preghiera che chiede aiuto e quella che ti avverte, t’indirizza e ti spinge oltre l’ostacolo.

Avercelo noi uno scudo così: soccombiamo invece nella mancanza di fede e nella nullificazione quotidiana della pseudorealtà. Oggi il mondo parallelo, i fantasmi immateriali, sono scomparsi dalla nostra percezione sostituiti dalle immagini televisive e da quelle digitali con cui pensiamo di metterci in comunicazione con gli altri ogni giorno. Quindi quale fede rimane possibile per un bambino? Nel momento in cui la coscienza collettiva è plasmata dal nulla della non vita, nel momento in cui la mente domina il materiale e l’immateriale, in cui basta aver dimenticato un mezzo, come un cellulare o un pc, per sentirsi mutilati nell’animo, cosa rimane di fantastico e compensativo in cui credere per i bambini? Io CREDEVO e nel mio intimo da bambino ho sempre CREDUTO nell’oltre, nel mondo in cui non esistono vuoti di senso, ma solo sensazioni di equilibrio e protezione, figure amiche ti circondano e ti accompagnano in ogni istante e ti permettono di vivere senza timori, senza cadere nell’insensato. Certo questo mondo l’ho prolungato a tal punto da perdermi pezzi di vita reale, o meglio di pseudovita reale, fu così che mi risvegliai (o riaddormentai) adulto e inadeguato, panta rei, il divenire eracliteo in cui tutto scorre e nessuno può bagnarsi due volte con la stessa acqua nel fiume della vita. Il mio corpo era cresciuto, ma il mio animo in fondo cosa aveva perso? Parmenide a differenza di Eraclito non credeva nel divenire, affermava invece che “l’Essere è e non può non essere”, nulla cambia o si trasforma,  il nostro io interiore, il nostro nucleo originario, è antico pur essendo nuovo! Ma confrontarsi con gli altri, quelli che il divenire (o l’apparenza del divenire) aveva portato avanti nel tempo insieme a me, era duro, loro sembravano avere vissuto “esperienze” che il sistema reputa normali, dunque io e il mio mondo eravamo anormali?!? Nella scacchiera della vita io ero rimasto fermo, le mosse e contromosse sembrava che non le avessi fatte e credo che a un certo punto avessi deciso di recuperare. Due fasi estreme, che come punti lontanissimi arrivarono poi a toccarsi per fondersi. Non ricordo bene quando, forse intorno ai 20 anni, mi gettai nell’estrema domanda di senso, nella ricerca di Dio scavando ancora più a fondo nel mio sé, cercando di annientare ogni senso e ogni speranza come nella tempesta più devastante, in un acuirsi di sofferenza e sensazioni. Ricordo che nel buio, nella negazione totale di Dio e di ogni bene vidi una luce… e NON ERA MIA!!! Fu l’inizio di una nuova speranza, nella quiete dopo la tempesta un barlume luccicava che non ero riuscito in nessun modo a spegnere, era lì, coscienza nel buio, a darmi una risposta, o meglio una non-risposta: era una presenza oltre il mio sé, il luogo dell’incontro con Dio, che pur guardandoci negli occhi con eterna benevolenza, noi nella vita non riusciamo mai a vedere.

Fu l’inizio di una nuova vita, abbandonai il mondo bambino e iniziai ad affacciarmi in quello dei giovani adulti. Certo, avete presente quegli eremiti che vengono ritrovati nella foresta dopo anni di assenza dalla civiltà? Così ero io allora, ma se fino ad un momento prima respingevo, ora, se pur debolmente iniziavo ad essere un polo d’attrazione.  Sia chiaro, la vita va “vissuta”, ci sono dei motivi per cui siamo qui, le pulsioni, gli istinti, vanno assecondati perché sono innati: ci spingono a fare il necessario per vivere e sopravvivere in questo mondo, sono oltre il controllo anche se il sistema riesce a cristallizzarli trasformandoli in forme precostituite da somministrare in dosi massicce e ripetitive. Uno pensa di essere diverso magari solo perché trasgredisce le regole del sistema sociale, quando invece è lo stesso sistema a volerlo e non importa come vivi, quello che fai, l’importante è rimanere nel limbo dell’inconsapevolezza, non c’è qui una sostanziale differenza tra uno stimato ingegnere, un prete o un rocker sballato!!! Ora ritornando a me, tralasciando le farneticazioni, io ho scelto una non vita piuttosto normale dopo il risveglio, non mi interessava più tanto la spiritualità estrema, quanto piuttosto la materia e il riuscire ad entrare in relazione con le monadi che fino a quel momento avevo ignorato pensando di poter farne a meno. Altro che reincarnazione, credo piuttosto che l’esperienza la facciamo nel risveglio, su un piano d’eternità (ricordate Parmenide) che ci culla e ci permette al contempo di vedere il tutto da diverse prospettive! Infatti c’erano si quelle persone precise a cui ho fatto riferimento sopra, ma prima erano ininfluenti. Monadi senza finestre, la più chiusa e inespressiva era la mia e una volta aperto uno spiraglio il risucchio fu molto forte. Non riuscivo più a fermarmi, la necessità di un contatto e il rigetto di qualsiasi forma di chiusura divennero irrefrenabili. Crearmi una non vita nel sistema precostituito era dunque il mio obiettivo e gli equilibri gravitazionali necessari a compensare queste esigenze si misero in moto. Il difficile era scegliere dove andare e a che cosa rinunciare. Il mondo femminile fu senza dubbio uno dei poli vincenti, come già precisato finché respingevo tale mondo mi era ignoto, ma dopo l’apertura, nel mio piccolo iniziai anch’io ad attrarre esperienze e nel mio consueto stile capai quelle peggiori, in grado cioè di amplificare a dismisura l’illusione, che nei rapporti amorosi è sempre in agguato. Il desiderio e l’illusione, diceva Budda, sono fonti di dolore e sofferenza, per lui la vita è sofferenza e io non mi sono tirato indietro di fronte a tali esperienze. Però per uno che era vissuto in un modo parallelo andarsi a cacciare nel mondo di specchi di una donna plurimmagine, a tal punto che a volte oltre l’immagine c’era il nulla. Ebbene ne conobbi una che in televisione mai era apparsa pur recitando per le varie comparse della sua vita amore intenso e tragici abbandoni, per poi ricatapultarsi in nuove illusioni e avvinghiare in intrecci inestricabili gli infelici personaggi che capitavano a tiro delle sue angoscianti persecuzioni. La più perseguitata, glielo riconosco, era lei stessa, il suo farsi del male era però un distribuire ustioni di primo grado alle persone che gli si avvicinavano. Non esiste miglior antidoto per il risveglio: se sbatti contro il muro e riesci a rialzarti poi dovresti perlomeno cambiare direzione. Eccome se mi servì per orientarmi, ho capito che come in tutte le esperienze la corda non la puoi tirare troppo a lungo, anch’io pur sognatore e platonico  mi spezzai e dopo un paio d’anni intensi passati a sbattere la testa contro il muro (tanto ci volle a cambiare verso) troncai di netto l’ennesima esperienza al di fuori del mondo pseudoreale delle regole e intrapresi un cammino insieme ad una vera anima gemella,  con lei non sono mai deragliato, il sistema ha quindi apparentemente risucchiato entrambi in un contesto di vita standardizzato, quello della “famiglia”! E come mi disse un giorno (anzi come ci dissimo) era (eravamo) stata (stati) in balia delle onde del mare, un momento spinta verso il largo, senza più punti di riferimento, nel suo deserto di perlaceo grigiore, un momento riportata verso riva (o alla deriva)… così ci incontrammo perlomeno per iniziare a navigare insieme tenendoci per mano.

Continua …

 

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore! (prima parte)

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* Le pagine che seguono sono frutto di riflessioni personali  filosofico-esistenziali , non so se abbiano un senso o se perlomeno risultino comprensibili, ma ho deciso comunque di condividerle a puntate (i mattoni difficilmente si digeriscono). Ecco quindi la prima parte di un lungo discorso iniziato anni fa e in cammino, come la vita, verso mete sconosciute!

Avanti e indietro, indietro e avanti…

NON RIESCO A USCIRE DALLA GABBIA! Eppure in questo mondo nero un’ascesa e forse più di una l’ho avuta, una spinta per cambiare, in meglio, l’ho data, un’iniezione di speranza più volte, qualcuno, me l’ha regalata. Non tutto è da buttare, ma io sono incontentabile e annaspo: di che ho (abbiamo) bisogno per essere felici? Tutto astratto vero sto ragionamento? Non sono Budda, non vado in cerca il Nirvana, né lo voglio, ma la vita senza Verità e senza Dio (sinonimi che superano ogni fede) non so proprio a che serva, chiudi gli occhi e sei già polvere e quindi è un sicuro non senso: capite il perché non si può fare a meno di credere? Siamo indubbiamente eterni altrimenti non saremmo ORA, ma il dono è tutt’altro che facile da gestire. I saggi delle varie epoche che ci hanno preceduto i semi li hanno piantati eccome, ma va un po’ a gestirla tutta sta roba nella tua vita!!! Che poi ti accorgi che tanto tua non è.

Partiamo dall’orticello che coltivi giorno dopo giorno, ti circondi di abitudini, di normalità, ne hai bisogno ma quando l’imprevisto s’insinua e spezza il TUO sistema di regole… dove te le ficchi, come continui sulla strada della normalità apparente?

Poi c’è il campo, quello che ti coltivano attorno e da cui dipende anche la pseudo normalità di prima: la società con i suoi sistemi ti accoglie e ti insegna a ragionare su dei binari prestabiliti. Nei vari stadi di società e di realtà possibili, quello che vince è anche il più lontano da quello che sei o meglio dovresti essere, cioè una persona libera volta all’amore per se stessa e per chi gli sta accanto. Ma quando mai lo siamo?

Regna l’ingiustizia sociale e spirituale, vincono i controllori che godono nel poter dettare le regole adatte a normalizzare una non-realtà piena di male, in cui Dio (e quindi l’uomo che è una sua immagine) è assente e tenuto lontano in ogni modo, basta pensare che l’immateriale è ormai dominio dei controllori, c’è di fatto una rete telematica in cui ci riconosciamo e da cui dipendiamo. La nostra mente che MAI vuole perdere il controllo non ci lascia un solo istante: come fare a meno dei telefoni, dei pc, della RETE! Chi pensa a Dio come all’IMMATERIALE, ebbene si sbaglia, perché il REGNO DI DIO è il REGNO DELL’INCONTRO, Dio è colui che ti tiene per mano in ogni istante della tua vita, ma che tu ignori anche mentre lo stai guardando negli occhi, l’indifferenza con cui viviamo è agghiacciante, come ho detto sopra, annaspo, non ho molte cose da dire, eppure intuendo l’assurdo di questa vita non riesco comunque a rigettare il controllo, a rivoltare i falsi abiti che indosso, a guardare veramente oltre le apparenze.

Ricapitoliamo: cos’è l’uomo, l’uomo di ogni tempo e di ogni epoca?

L’uomo nella “storia”, quella dei documenti e delle testimonianze, è controllo, cioè dualismo perenne di controllori-controllati!!!

Cosa c’è oltre l’apparenza?

C’è Dio-Verità, colui che ci tiene per mano in ogni istante della nostra esistenza!

Perché viviamo nella pseudo-normalità, vero male di ogni epoca, ora giunta al culmine attraverso la massificazione immateriale della rete?

Perché Dio è persona vivente, è l’incontro, l’amore, la reciprocità, mentre la materia, così come l’immateriale in cui ci ostiniamo a vivere è l’oblio, l’indifferenza, il male che vuole in ogni modo costringerci alla non-vita lontano dal vero bene. L’uomo insomma attraverso il libero arbitrio può vivere lontano da Dio pur essendo morto, cioè svuotato della sua anima, una parvenza d’amore colmata dall’odio più puro dell’indifferenza. Non è forse questa la realtà che nei secoli, nei millenni abbiamo plasmato? Quanti di noi di fronte alle occasioni d’incontro con il bene, gli voltano, poco o tanto consapevolmente, le spalle? Chi ha il coraggio di uscire dal sistema di controllo a cui ci sottoponiamo più o meno liberamente? Si fa finta di vivere, per cosa?!? Provate a domandarvelo veramente VOI per cosa vivete e in che cosa credete!! Vi accorgerete che non troppe parole usciranno dalla vostra bocca, nulla o quasi attenuerà il torpore della vostra mente…pseudorisposte, forse neanche quelle, per poi affrettarsi a tornare nel sonno dell’incoscienza!

Continua…

Giro tondo

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Giudizio universale – Beato Angelico

Giro, giro tondo

casca il mondo

casca la terra

tutti giù per terra.

 

Una filastrocca per esorcizzare la morte, probabilmente di origini inglesi, inventata al tempo della peste nera quando mieteva vittime a migliaia e lasciava pochi dubbi sulla triste sorte di noi miseri umani.

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Barrea e il suo lago

Sulle sponde del lago di Barrea, formato da uno sbarramento artificiale all’inizio degli anni 50, nel 2005 a seguito di lavori realizzati per una pista ciclabile, è stata rinvenuta una necropoli sannita risalente al primo secolo avanti Cristo, gli antichi abitanti della valle del fiume Sangro appunto. Essa ha proprio una forma circolare, i defunti “tutti giù per terra” ma comunque vicini alla luce, a pochi centimetri dalla superficie, sono riaffiorati a ricordarci insieme alle nostre fiere origini “italiche”,  il legame con l’eternità che il cerchio, figura senza inizio e senza fine, simboleggia da sempre.

Il nome Italia deriva dall’antica lingua dei sanniti e significa libertà: dalle oppressioni, dalle ingiustizie e forse perfino dalla morte. La libertà è un peso per niente lieve da portare, un diritto ma anche un dovere per ogni uomo e di ogni popolo che creda nella vita (il cerchio) e giochi con la paura e con la morte (tutti giù per terra) esorcizzandola ancora e ancora e ancora verso l’infinito.

 

San Tommaso, oltre la fede il comprendere!

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Incredulità di San Tommaso – Caravaggio

Il 3 luglio è la festa di San Tommaso, l’ultimo degli apostoli a credere nella risurrezione di Gesù, il quale apparirà di nuovo nel cenacolo – 8 giorni dopo la Pasqua – appositamente per lui invitandolo esplicitamente a toccare le sue piaghe per “credere”! Nella risposta di Tommaso c’è poi una comprensione profonda, un’illuminazione: “Mio Signore e mio Dio!”.

Quello che gli altri apostoli ancora non erano riusciti a fare, identificare la profonda umanità di Gesù con la sua divinità, riesce a Tommaso attraverso l’intell8genza della fede: percepire quell’idea grandiosa insita nell’animo umano, che non dipende da noi ma ci sta di fronte nonostante la nostra incredulità!  E come è stato ben detto (o meglio bene-detto) le “ragioni della fede servono alla fede”!  L’uomo ha bisogno di risposte, di avere giustizia, di continuare ad avere speranza e soprattutto di non essere solo e continuamente preso a schiaffi dal proprio creatore.  La presenza di Gesù risorto è un’esperienza concreta per gli apostoli, trascendente eppure reale, in grado di comunicare ad uomini timorosi ed esitanti e spingerli a cambiare o meglio fondare la loro e la nostra vita altrimenti evanescente.

La figura di San Tommaso è quindi utile per continuare il percorso iniziato nel post DUBITARE PER CREDERE , in cui si parlava del dubbio come motore della fede. E proprio Sant’Agostino affermava in proposito che Tommaso “vedeva e toccava l’uomo, ma confessava la sua fede in Dio che non vedeva né toccava”!

Ma a noi uomini di oggi cosa è dato “vedere e toccare”? La domanda di Tommaso è anche la nostra domanda: “Perché mai dovrei credere a quello che dite voi? Solo se vedrò con i miei occhi e toccherò con le mie mani, allora potrò credere!”.

La figura di Gesù si muove infatti su due linee: una orizzontale , quella della storia di un uomo terminata con la sua crocifissione; l’altra verticale, che tende cioè verso l’alto, verso l’oltre e l’infinito. Ciò avviene con il riconoscimento della risurrezione, che attribuisce a Gesù la divinità!

In qualche modo, in una dimensione “altra” ma ugualmente accessibile in quanto donata a noi umani, le due linee convergono, piegando il tempo e lo spazio in un intreccio indissolubile. Non resta a noi che dubitare, mettendo i semi di una Rivelazione. Perché del dubbio e della fede, questo è certo, non possiamo proprio farne a meno.

Concludo, come avevo già fatto QUI, con una citazione tratta dal Fedone di Platone:

A me sembra, come anche a te, o Socrate, che intorno a queste cose il sapere chiaramente sia impossibile o difficilissimo, mentre d’altra parte il non indagare in tutti i modi ciò che si è detto e il desistere avanti che uno sia esaurito nell’osservare sotto ogni aspetto, è certo da uomo ignavo. E’ necessario quindi decidersi in uno di questi due modi: o accoglier da altri, o scoprire da sé come stanno le cose; o,  se ciò è impossibile, accettando almeno il migliore e il più inconfutabile degli argomenti; e, affidati a questo come su di una zattera, fare in modo pericolante la traversata della vita; a meno che uno non sia in grado, in modo più stabile e meno arrischiato, di compiere la traversata su di un sostegno più sicuro, cioè su di una certa divina rivelazione.”

Nulla sarebbe più!… Oltre la volontà di dominio ipertecnologico

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William Turner, Tempesta di neve: battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth (1842)

Un sole caldo, luminoso, sereno,

d’improvviso questa mattina

è scomparso oscurato dalle nubi.

Un vento impetuoso,

tempesta terribile, uragano immane,

ha iniziato a spazzare,

distruggere ogni cosa sul suo cammino.

Nulla può resistere alla sua forza:

né alberi, né palazzi, né montagne eterne:

lo stesso oceano sembra straripare

incombendo sul tutto.

Ma il deserto non è ancora:

una luce fioca, all’apparenza un nulla…

Continua a devastare impietosa

la tempesta,

per giorni e notti senza fine.

Ma una luce fioca, all’apparenza un nulla

è ancora accesa, nella sua infinita umiltà

di fronte all’oscena catastrofe.

Eppure nell’impotenza estrema,

senza imporsi,

è ancora lì , ad indicarci una meta nel buio.

Mistero inesplicabile,

forza inesauribile

ma minima incombenza

di fronte al Nulla che avanza.

La tempesta è finita,

le nubi sono diradate

è incredibilmente riapparso il sole

caldo, luminoso, sereno.

Una cosa è certa:

senza quella luce, all’apparenza fioca,

nulla sarebbe più.

 

Si tratta di un’esperienza interiore, una ricerca per arrivare a Dio o chi per Lui voglia Essere e imporsi, senza che siamo noi a chiuderlo in una scatola, preconfezionando saccenti il proprio Dio ideale! Rinunciare alla propria natura, andare oltre, prevaricare i propri limiti sembra essere costitutivo del nostro essere uomini, perlomeno nel contesto attuale del pensiero occidentale! Ne parlavo con Ivano nei commenti di un suo splendido articolo INCANTESIMI CINEMUSICALI 8: ORGANIC E PROPHECIES. Grazie a lui mi sono ricordato di questa vecchia poesia dove sperimentavo una PRESENZA nella MANCANZA ASSOLUTA di Dio, un Dio che abbiamo cancellato dalle coscienze pur essendo sempre presente nel vocabolario e nelle parole dei nostri rappresentanti politici o religiosi. Parole – appunto – niente altro che parole vuote, in totale continuità col sistema degradato e degradante istituito dal dominio tecnocratico!

La filosofia moderna nel mettere in discussione Dio-l’Essere-l’Eterno ha assolutizzato il divenire. Lo strumento di fronte al quale ogni speranza crolla è la tecnica, che illumina ogni mistero e ci porta di fronte al baratro del nulla. Se infatti grazie alla tecnica non c’è niente che l’uomo non possa o non sappia indagare e/o dominare, allora non rimane alcuno spazio per Dio. Tanto più avanzeremo verso il paradiso della tecnica tanto più la vita perderà il suo senso più profondo perdendo il contatto con la Terra e con la creazione. Ma tutto ciò lo potete leggere e capire  al meglio nell’articolo di Ivano cliccando sul link sopra.

 

Coercizionismo e dignità umana

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Traggo dal “Compendio della Dottrina sociale” della Chiesa alcune riflessioni sul rispetto della dignità umana che risultano particolarmente attuali nel contesto sociale in cui viviamo, quello di uno Stato che considera sempre più l’individuo come MEZZO per realizzare un modello economico anti-sociale e soprattutto anti-democratico imposto da organizzazioni internazionali di natura privatistica, gestita cioè da individui non eletti al servizio del sistema finanziario. E per fare ciò lo Stato non esita ad utilizzare forme giuridiche coercitive in nome di presunte emergenze sanitarie (vedi decreto sui vaccini) o presunte crisi economiche infinite (vedi alla voce RIFORME:  previdenziale, del lavoro, dellla scuola, della sanità…) o altre forme “giustificate” di esproprio legalizzato ( vedi alla voce bail in e al decreto che autorizza la nuova Agenzia delle entrate ad entrare nei nostri conti correnti per regolarizzare sanzioni).Tutto ciò potremmo sintetizzarlo con l’espressione COERCIZIONISMO, per indicare appunto la realizzazione di fini altrimenti irrealizzabili per via democratica, laddove cioè la voce del popolo conta ancora qualcosa.

Ecco al riguardo cosa dice la Chiesa nel Compendio:

CAP. III LA PERSONA UMANA E I SUOI DIRITTI

c) Il rispetto della dignità umana

132. Una società giusta può essere realizzata soltanto nel rispetto della dignità trascendente della persona umana. Essa rappresenta il fine ultimo della società, la quale è ad essa ordinata: <<Pertanto l’ordine sociale e il suo progresso devono sempre far prevalere il bene delle persone, perchè l’ordine delle cose deve essere adeguato all’ordine delle persone e non viceversa>>.

133. In nessun caso la persona umana può essere strumentalizzata per fini estranei al suo stesso sviluppo, che può trovare compimento pieno e definitivo soltanto in Dio e nel suo progetto salvifico: l’uomo, infatti, nella sua interiorità trascende l’universo ed è l’unica creatura ad essere stata voluta da Dio per sé stessa. Per questa ragione né la sua vita, né lo sviluppo del suo pensiero, né i suoi beni, né quanti condividono la sua vicenda personale e familiare, possono essere sottoposti a ingiuste restrizioni nell’esercizio dei propri diritti e della propria libertà.

La persona non può essere finalizzata a progetti di carattere economico, sociale e politico imposti da qualsivoglia autorità, sia pure in nome di presunti progressi della comunità civile nel suo insieme o di altre persone, nel presente o nel futuro. E’ necessario pertanto che le autorità pubbliche vigilino con attenzione, affinché ogni restrizione della libertà o comunque ogni onere imposto all’agire personale non sia mai lesivo della dignità personale e affinché venga garantita l’effettiva praticabilità dei diritti umani.

La libertà è quindi strettamente connessa alla dignità umana, vista come realizzazione piena della persona, esattamente l’opposto di quello che sta accadendo oggi: comprimono i diritti sociali, partendo dal lavoro, e chiudono gli individui in gabbie sempre più strette in nome di presunti virtuosismi e necessità!

 

Dubitare per credere

 

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Sant’Agostino e il bambino

“Sant’Agostino stava scrivendo il suo trattato sulla Trinità e si sforzava di approfondire il grande mistero. Ad un tratto s’accorse che a breve distanza da lui v’era un bimbo, che con una conchiglia attingeva dal mare e la trasportava in una piccola buca, che aveva scavata nella sabbia.
Che fai bimbo? – domandò Sant’Agostino.
Voglio svuotare il mare e metterlo in questa buca, – rispose il bambino.
Ma non vedi che è impossibile? Il mare è così grande e la buca così piccola!
Vescovo Agostino, e come potrai tu, piccola creatura della terra, con la tua limitata intelligenza comprendere un mistero così alto, quale è quello della SS. Trinità? Detto ciò, il piccolo scomparve. Era un angelo del Cielo.”

La fede è un continuo confronto con il Mistero. La fede non è certezza , ma ricerca di senso. Quello del credente è infatti un cammino nella fede, una messa in discussione continua delle proprie certezze, una risposta mai banale alle domande sulla propria esistenza e sul senso del Tutto in cui siamo inseriti. Alla base della fede non c’è solo la fiducia illimitata in un Dio che pensiamo o sentiamo o vogliamo che esista perché espressione di un nostro bisogno e una nostra fragilità. La fiducia quando non ha riscontri puntuali viene tradita e decade nel nulla. Oltre alla fiducia è necessario un fondamento e questo è possibile solo trovando nella nostra intimità quell’ IDEA GRANDIOSA di Dio che è parte del nostro essere: Dio è quell’Essere così perfetto in cui l’Essenza e l’Esistenza coincidono! Pensare Dio, come diceva Sant’Anselmo, è pensarlo necessariamente come esistente! Ciò non è solo un astruso ragionamento filosofico, ma è un presupposto fondante la fede, un principio che va oltre la pura razionalità e si impone ad ogni uomo che sia in atteggiamento di ascolto. Sentire Dio come esistente non significa però definirlo, tanto meno conoscerlo. Non si può chiudere Dio in una scatola e dire: “Ecco, questo è (il mio) Dio!”. Il saccente e il bigotto non faranno altro che preconfezionare il loro Dio e proporlo nella sua logicità agli altri. In realtà qui non c’è alcuna differenza fra l’ateo e il cosiddetto credente, entrambi hanno le loro incrollabili e immutabili certezze e accolgono sprezzanti con scetticismo ogni critica e posizione diversa dalla loro.

Sant’Agostino affermava che “…si deve cercare Dio per trovarlo e trovarlo per cercarlo ancora!”, questo perché nel credente il dubbio è risorgente, si crede ogni giorno nel cammino della propria esistenza, non ci sono risposte ai misteri del male e della sofferenza, anzi quasi mai è possibile spiegarli! Non sappiamo il perché del vuoto infinito che ci pervade, ma al contempo non possiamo fare a meno di credere pervasi da quella luminosa idea che si impone all’animo umano con la sua grandezza! Quell’atomo di Verità che scorgiamo quando ci liberiamo dai pregiudizi è il motore che ci spinge a rinnovare la fede in un cammino arduo e tormentato. Concludo con una bellissima preghiera di Sant’Agostino…

Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori.
E là ti cercavo.
Deforme, mi gettavo
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
quelle creature che non esisterebbero
se non esistessero in te.
Mi hai chiamato,
e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
Hai mandato un baleno,
e il tuo splendore
ha dissipato la mia cecità.
Hai effuso il tuo profumo;
l’ho aspirato e ora anelo a te.
Ti ho gustato,
e ora ho fame e sete di te.
Mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace.

(Confessioni 10.27.38)

 

 

 

 

 

Liberi e/o felici? La macchina dell’asservimento ha la pozione giusta!

libertà

Al centro del libro “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij, si racconta come Cristo, ricomparso a Siviglia al tempo dell’inquisizione, sia stato subito arrestato e sottoposto a processo dal “grande inquisitore“, un cardinale che cerca di preservare la felicità dei suoi protetti andando contro lo stesso Messia, venuto per liberarci (dal male, dalla menzogna, dall’odio, dal peccato…)! Ma quale felicità può essere tale senza la libertà? L’uomo può semmai essere libero senza essere felice, osservando desolato i misfatti che il male semina nel cuore dell’umanità, un male così oscuro da celare la verità con il falso amore di chi si arroga il diritto di esonerarci dal peso della coscienza libera, diventando espressione diretta e unica della Verità! Se capiamo questa Verità riusciremo a comprendere come la macchina dell’asservimento sia sempre in moto e senza lasciare alcuna via di scampo. E capiremo come oggi più che mai la dittatura può coesistere con la democrazia, naturalmente snaturandola nella sua essenza più profonda, cioè quella di dover essere espressione della maggioranza di un popolo!

Come il professor Alberto Bagnai ha più volte spiegato nel suo blog Goofynomics  e nei suoi libri, il paternalismo è alla base della costruzione europea: i “padri af-fondatori  – per il nostro bene – hanno scelto al nostro posto cosa era giusto fare! Questo perché il famoso “più Europa”, affermazione che ancora frequentemente sentiamo ragliare nei media dall’eurista di turno, sarebbe stato -per via democratica -irrealizzabile!!!

Per il nostro bene, facendoci credere che non siamo in grado di governarci da soli – hanno realizzato il cosiddetto”vincolo esterno”: prima con il “divorzio” tra il Tesoro e la Banca d’Italia (1981) hanno di fatto vincolato il nostro paese ai diktat del mercato, in seguito con l’adesione al Trattato di Maastrict (1992) e poi all’euro (1999) hanno definitivamente completato lo smantellamento dello Stato democratico privandoci così della possibilità di avere un governo in grado di stabilire -autonomamente dalle istituzioni non-elette di matrice europea – la politica economica del nostro paese. Le conseguenze di tali scelte le viviamo quotidianamente sulla nostra pelle e non riguardano solo l’Italia.

La mancanza degli strumenti per capire, la cosiddetta “informazione” veicolata da media in mano al sistema di potere che ci governa, tutto ciò è espressione di un’organizzazione sempre più perfetta e totale che lascia poche possibilità ai popoli di scegliere una “via di scampo” quand’anche essa si manifestasse come possibile scelta democratica.

Ne sono un esempio le recentissime elezioni politiche francesi: il voto si è spostato a favore di Macron, un banchiere che non potrà che riproporre, in salsa montiana, le politiche austere che abbiamo tristemente vissuto noi italiani, ma che sono essenziali all’esistenza stessa dell’euro e alla tutela delle classi dominanti che tanto odiano lo Stato e i popoli (populismi in senso dispregiativo) che di esso sono (dovrebbero essere) l’espressione! Certo la Le Pen, qualora vincesse, non sarà certo la soluzione, ma è sicuro che Macron sarà il problema: rappresenta l’interesse di pochi, svolto scientemente e senza remore a danno di molti. E come lui tante infinite repliche negli altri paesi europei: laddove dovesse nascere un’alternativa democratica “possibile” la macchina dell’asservimento” ha già predisposto l’antidoto! Pseudopartiti o politici “innovativi” mediaticamente gonfiati ad arte, pronti a deviare l’attenzione popolare dalla Verità alla Menzogna: no certo che no, l’euro non è mai stato il problema, vi daremo…negozieremo…noi siamo diversi…il pericolo è il populismo-nazionalismo-bieco-estremismo… ed il gioco è fatto!

Cos’è quindi la felicità che riescono a darci (falsa o vera che essa sia), pur di non farci togliere le catene? Perché tanta gente non vede dov’è il male? Eppure le persone devono essere ancora “sazie”(ma di cosa?) per non battersi per la propria libertà e per la propria dignità…

Non so se si può possedere la Verità o se piuttosto si sia da Essa posseduti, ma sembra certo che alla Verità si può voltare le spalle.

 

Oltre

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Jacopo Del Sellaio, Trionfo dell’Eternità 1480-1485

Non so se avete mai incontrato o meglio provato un attimo d’Eternità, un istante in cui siete andati oltre…oltre il frastuono del divenire, della vita che scorre come un fiume in piena, degli attimi infiniti e tutti uguali e tutti cancellati dall’acqua che li travolge irrequieta! Oltre si placa! Oltre svanisce…la paura di ciò che può accadere, di ciò che sarà bene o male. Noi siamo lì da sempre eppure sognamo una vita diversa e ci agitiamo per nulla. Non ne sono più padrone di quell’attimo regalato dal destino in cui ho aperto gli occhi ed ho capito che non c’è niente da temere quando avanziamo incerti, quando inciampiamo c’è sempre qualcuno pronto a rialzarci e ad accoglierci. E ciò che è più incredibile è che ci ritroveremo lì, tutti insieme, nello stesso istante, in un attimo d’Eternità!

Buona Pasqua

Fabio Avena Lince Scrittore

Non guardare solo il contenitore, guarda anche il contenuto. (Fabio Avena)

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