Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (settima parte)

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L’EVOluzione 

Come promesso alla fine della SESTA PARTE di questa serie di post autobiografici e auto-sociografici, pubblico sotto una lettera che inviai nel lontano 2009 alla trasmissione “Lestoria” di rai tre. Il tema di quella trasmissione, come vedrete leggendo la mia lettera, era la teoria dell’evoluzione. L’impostazione del programma mi era sembrata eccessivamente “di parte” e come tutte le classificazioni che dividono la realtà in bianco e nero lasciando fuori dallo spettro visivo la bellezza cromatica della creazione, lasciava lo spettatore attento infastidito o perlomeno deluso. Fatto sta che per me fu irrefrenabile la necessità di riequilibrare questa visione così di parte. Ma non servì allora come non servirebbe oggi: i media sono pieni di persone “di fede”, essi sanno ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e  la “narrazione” riscrive puntualmente le nostre vite indipendentemente dalla realtà in cui viviamo: essa come in uno specchio deforme viene continuamente ignorata, ma incredibilmente la maggioranza di noi continua a non voler girare lo sguardo per provare a vedere oltre…

Riprendo proprio dalla fine della sesta parte:

… In linea con questo paradigma dell’essere uomo onnipotente che tutto spiega e tutto ingloba in un orizzonte razionale e antropocentrico, per meglio far capire il mio pensiero allego di seguito una lettera che inviai anni fa, nel maggio del 2009 alla trasmissione “Lestorie” di rai tre, condotta da un uomo dell’immagine e del sapere-immagine dei nostri tempi: Corrado Augias!

Lestorie” di Rai3

 Egregio dottor Augias,

l’interesse  che suscitano gli argomenti da lei affrontati nella trasmissione “Lestorie”, mi ha spinto a scriverle, per sottoporle alcune brevi riflessioni su una questione che lei ha approfondito in più occasioni. Premetto che sono un insegnante di religione della scuola primaria, ma non è mia intenzione far prevalere un’interpretazione “di parte” , quanto piuttosto mettere in evidenza una “problematica metodologica”, che non vuole cioè fornire risposte definitive, ma cercare di stabilire le linee d’analisi  e gli strumenti di lettura che più convengono alla tematica esposta.

Vengo al dunque…

E’ giusto indagare l’origine della vita da un punto di vista esclusivamente scientifico, in particolare “evolutivo”?

Non metto in dubbio la validità di tali teorie e di conseguenza delle risposte ad esse collegate, ma voglio evidenziare che esistono altre prospettive, ugualmente importanti, in grado di ampliare ed integrare la visione sulla questione. Nella trasmissione del 28 aprile si è detto che è errato affermare che la monogamia sia più naturale della poligamia, o ancora che l’eterosessualità sia più naturale dell’omosessualità, in quanto la natura ci dimostra esattamente il contrario. Ma si è anche detto che manifestazioni prettamente umane quali la “religione”, siano sublimazioni dei nostri istinti, cioè abbiano esclusivamente un ruolo compensatorio di manifestazioni naturali represse dal genere umano. Secondo questa interpretazione la religione non può essere considerata come una categoria conoscitiva della realtà, cioè un ulteriore prospettiva con cui l’uomo indaga sull’esistenza (in tutte le sue manifestazioni umane e naturali che dir si voglia). Penso che se concepiamo la realtà come un prodotto dell’evoluzione, allora anche i principi logici, morali e religiosi, di cui l’individuo è dotato sin dall’inizio della sua vita, sono stati acquisiti dalla specie umana progressivamente nella lotta per l’esistenza e favoriscono quindi i comportamenti conoscitivi e pratici che sono più adatti alle sollecitazioni dell’ambiente (cioè della natura).

Il problema è che l’esistenza, ridotta a potenzialità evolutive e a processi psichici/fisiologici, è un esserci senza sapere di esistere. Mi sembra però altrettanto evidente che ciò non riguarda l’essere umano, che è cosciente di sé e in quanto tale capace di distinguersi da “altro”. Affermare l’esistenza di una sovrastruttura, una coscienza collettiva formata dalle singole coscienze individuali (non esclusivamente umane) è davvero più paradossale delle risposte relativistiche e oserei dire in alcuni casi semplicistiche della scienza intesa come unico strumento razionale a disposizione dell’uomo? Per definizione la scienza adotta un metodo empirico, ritagliando porzioni di realtà da sottoporre ad indagine. Non c’è mai un approccio al “tutto”, in quanto non è possibile sottoporre la realtà nella sua totalità e varietà di manifestazioni ad un’indagine empirica. E comunque la somma di molteplici risposte parziali è ben altra cosa da un sapere univoco sull’essenza della realtà e dell’uomo. Anche la teoria evolutiva ha dei “buchi” che ci lasciano ben lontani dalla “certezza”! Non è mia intenzione negare la validità di tale teoria sul piano scientifico, ma voglio semplicemente evidenziare che possiamo chiamare “verità” (ciò che è indipendente dal pensiero che la pensa, è al di fuori di noi) solo lo sfondo su cui la realtà si costituisce, e la “certezza” (non è la realtà in se stessa, ma ciò che pensiamo) è tale se c’è una corrispondenza effettiva e completa con la verità. Ripeto: il vaglio della scienza, nel sottoporre a verifica i variegati aspetti della realtà, ha comunque un “gap” nei confronti della verità come prospettiva onnicomprensiva, sfondo totalitario dell’essere. Si obietterà che questi sono discorsi filosofici, che non hanno molto in comune con il rigore scientifico e con l’evidenza che quest’ultimo è in grado di fornirci. Rispondo che alla base di questa evidenza c’è il soggetto che conosce, utilizzando certo dei criteri di ipotesi e verifica che rendono il sapere comunicabile. Ma tutto ciò è possibile a condizione che chi conosce sia effettivamente aperto in modo incondizionato alla verità e sia al contempo consapevole di esserci al di là di ogni ragionevole dubbio (il cogito cartesiano). L’individuo in ogni istante della sua vita, in modo “inconsapevole”( intendo qui non soggetto a riflessione, implicito),  o attraverso un esercizio consapevole e razionale di ricerca (frutto di una dimostrazione, esplicito), sa di esistere e questo è un sapere che certifica non solo l’esistenza in generale, ma soprattutto la mia esistenza individuale.

In una prospettiva storica\naturalistica\scientifica, la nostra vita è già finita nel momento in cui iniziamo ad esistere (siamo un nulla nel percorso plurimillenario della vita e dell’evoluzione). Eppure è innegabile il paradosso, la presunzione di sapere di esserci, una consapevolezza che deve essere collegata oltre l’orizzonte temporale che mi costituisce. “Oltre” in quanto non soggetto al divenire, un punto immutabile, meta evento che coordina l’esperienza, facendo nascere prodotti prettamente umani (e a mio avviso anch’essi “naturali”), quali la scienza, la storia, la religione, la società…  Anche in Kant l’intelletto produce la legislazione per la quale debbono adeguarsi tutti i dati dell’esperienza (la natura), in cui tutti i dati sono inseriti in una concatenazione necessaria che esclude ogni libertà.

Ma vi è una legislazione “pratica” della ragione per la quale l’uomo deve credere in un mondo che è guidato verso uno scopo dalla libertà dell’uomo. Ciò vuol dire che la natura è si conforme alla legislazione dell’intelletto, ma deve anche essere pensata come qualcosa che rende possibile la realizzazione degli scopi che in essa devono essere realizzati secondo la legge morale. Questo “pensiero” non è una “conoscenza”, ma è una prospettiva soggettiva e tuttavia “universale”, in quanto costituisce il mondo della libertà e dei fini. Qui la ragione implica una “fede”, perché tali principi non si possono definire in termini di “conoscenza”, come detto sopra. Non è possibile oltrepassare i limiti dell’esperienza, questo ci porterebbe a dei dogmi. E’ la nostra volontà a sentire come esigenza l’esistenza di Dio, della libertà, di un’esistenza infinita…  La religione, secondo Kant, non è considerata dal punto di vista dogmatico, ma è il riconoscimento del “mistero” del mondo e anche attraverso il progresso scientifico, si può arrivare alla consapevolezza dell’insuperabilità di tale mistero che rimane comunque una necessità della ragione umana. Concludo affermando che non ha senso spiegare la vita attraverso teorie e principi esclusivamente scientifici e limitarsi ad affermare che sia originata da un processo evolutivo, in quanto quest’affermazione mi sembra esulare dal metodo empirico costitutivo della scienza stessa.  Non possiamo cioè limitarci a dire che la vita è frutto di un processo evolutivo, come se l’evoluzione fosse un’entità a sé stante, un sostituto del divino prodotto da un eccesso di laicismo, diventando così il “dogma” frutto di una nuova religione ( spesso ne fanno parte gli atei più convinti, che i cosiddetti credenti dovrebbero invidiare per la solidità con cui sostengono le  loro incontrovertibili certezze). Oggi la scienza sa di non enunciare verità incontrovertibili e sa di procedere da ipotesi.  E’ giusto quindi indagare la vita attraverso le teorie scientifiche ed evolutive, lasciando però le risposte ultime in sospeso, fenomeni rilevanti dell’essenza umana e naturale, comprensibili solo attraverso molteplici prospettive e una consapevolezza critica che ci aiuti a superare i pregiudizi. Solo lasciando sempre aperta la porta alla verità, l’uomo si rinnova (Agostino dice appunto che “la verità ci rinnova”).

Mi scusi per la prolissità e la scarsa chiarezza con cui ho cercato di esprimerle il mio punto di vista. La ringrazio ancora per la professionalità con cui prepara le sue trasmissioni, sempre fonte di stimolo e di conoscenza.

Cordiali saluti

Nicolini Roberto

 

Che dire?

Chiaramente non ottenni nessuna risposta, chissà almeno se qualche caporedattore la lesse… il tema, se non si è capito dalle contorte riflessioni sopradette, era una critica alla teoria darwiniana dell’evoluzione, presentata  in una trasmissione de “Lestorie” come onnicomprensiva e razionale, quando secondo me è prevalentemente frutto di prese di posizione aprioristiche e irrazionali, visti i molti buchi e le enormi lacune che lascia tuttora irrisolte. Ma il significato di queste posizioni-imposizioni, mediatiche oltre che pseudoscientifiche quale sarebbe? Qual è il fine di iniettare nella coscienza collettiva una marea di opinioni senza mai scendere nel dettaglio delle soluzioni proposte? Nella realtà complessa servirebbero dei binari per decodificare i dati-messaggi che ci attraversano e pilotano le nostre scelte, invece ci lasciano in balia delle opinioni dettate dalle esigenze del momento! Va bene tutto, basta non entrare mai nel merito dei problemi che affliggono la nostra pseudosocietà! Da oltre un ventennio è un fatto che la cultura (?) mass-mediatica spinga a suon di slogan l’opinione pubblica a considerare problemi e soluzioni che nel migliore dei casi equivalgono a regressioni di decenni ad un livello giuridico pre-costituzionale: invece di mettere i diritti fondamentali al centro del mandato politico di chi assume la guida dello Stato, si mettono principi di tipo “contabile” e a suon di “non ce lo possiamo permettere” stanno cancellando TUTTO: sistema scolastico pubblico, sanità, welfare, pensioni, BUON SENSO!!!!…..

Continua…

La solitudine radicale: dall’abbandono all’incontro

Molteplici sono le forme di solitudine che l’uomo incontra nella propria esistenza: l’isolamento, l’incomprensione, il disprezzo, l’essere mal-amati!

In realtà la solitudine è addirittura “originaria”, radicale e inevitabile perché legata al mistero personale di ogni uomo. Ognuno è un segreto nella sua unicità e in quanto tale rimane sempre un mistero per gli altri. Questo nucleo originario è però anche il fondamento inespugnabile della libertà di ogni uomo, una scoperta che ci accomuna al destino dell’umanità intera. Ecco perché nessuno può mai essere davvero schiavo di un altro, se percepiamo il nostro mistero capiamo anche che tutti e ognuno ne siamo accumunati. E questo destino mette in circolo una volontà d’amore verso gli altri e ci apre al mistero di DIO: una nostalgia incolmabile, una sete d’infinito che si scontra con la nostra finitezza, il nostro non bastare a noi stessi e l’essere incapaci di trovare appigli umani che ci sostengono… Perché come affermava padre Turoldo, l’infinito è contenuto tutto nel grembo dell’uomo, da esso nulla è escluso neanche Dio che pure da lui è indipendente!

Qualche giorno fa proprio parlando di padre Turoldo facevo riferimento il suo accostare il destino dell’umanità a Giobbe, un uomo giusto che chiedeva giustizia per le sue sventure a Dio. E Dio stesso prende le sue difese di fronte a chi lo accusava di aver peccato e di meritare quindi il male ricevuto.

Ma Cristo non deve renderci conto di nulla, Egli ha sperimentato i vari abissi della disperazione e della solitudine umana, eppure il peccato non lo allontana dall’uomo… non c’è nulla oltre la sua testimonianza a mantenere l’umanità in contatto con il mistero di Dio, un Padre a cui Lui sceglie di affidarsi anche nel momento di abbandono sulla croce.

E qui risorge la Speranza come motore della Storia, una delle più potenti energie spirituali del mondo che si regge sull’attesa di una Presenza in grado di colmare ogni vuoto e ogni solitudine. E qui mi fermo lasciando parlare un inno alla Speranza scritto proprio da padre Turoldo. Un inno che mi ha lasciato in dono la mia amica Isabella e che ho deciso di far conoscere anche ai lettori in questo inizio di Quaresima:

Tempo del primo avvento
tempo del secondo avvento
sempre tempo d’avvento:
esistenza, condizione
d’esilio e di rimpianto .
Anche il grano attende
anche l’albero attende
attendono anche le pietre
tutta la creazione attende.
Tempo del concepimento
di un Dio che ha sempre dà nascere.
(Quando per la donna è giunta la sua ora
è in grande pressura
ma poi tutta la sua tristezza
si muterà in gaudio
perché è nato al mondo un uomo.)
‘Questo è il vero lungo inverno del mondo:
Avvento, tempo del desiderio
tempo di nostalgia e ricordi
(paradiso lontano e impossibile!).
Avvento, tempo di solitudine
e tenerezza e speranza.
Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore
Lui solo sperassimo;
oh se sperassimo tutti insieme
con tutte le cose
sperassimo Lui solamente
desiderio dell’intera creazione;
e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l’innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con. il condannato
avanti il plotone d’esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l’amante
che ha l’amore lontano
e tutti insieme sperassimo,
a un punto solo
tutta la terra uomini
e ogni essere vivente
sperasse con noi
e foreste e fiumi e oceani,
la terra fosse un solo
oceano di speranza
e la speranza avesse una voce sola
un boato come quello del mare,
e tutti i fanciulli e quanti
non hanno favella
per prodigio
a un punto convenuto
tutti insieme
affamati malati disperati,
e quanti non hanno fede
ma ugualmente abbiano speranza
e con noi gridassero
astri e pietre,
purché di nuovo un silenzio altissimo
-il silenzio delle origini –
prima fasci la terra intera
e la notte sia al suo vertice;
quando ormai ogni motore riposi
e sia ucciso ogni rumore
‘ogni parola uccisa
-finito questo vaniloquio! –
e un silenzio mai prima udito
(anche il vento faccia silenzio
anche il mare abbia un attimo di silenzio,
un attimo che sarà la sospensione
del mondo),
quando si farà questo
disperato silenzio
e stringerà il cuore della terra
e noi finalmente in quell’attimo dicessimo
quest’unica parola
perché delusi di ogni altra attesa
disperati di ogni altra speranza,
quando appunto così disperati
sperassimo e urlassimo
(ma tutti insieme
e a quel punto convenuti)
certi che non vale chiedere più nulla
ma solo quella cosa
allora appunto urlassimo
in nome di tutto il creato
(ma tutti insieme
e a quel punto)
VIENI VIENI VIENI, Signore
vieni da qualunque parte del cielo
degli abissi della terra
dalle profondità di noi stessi
(ciò non importa) ma vieni,
urlassimo solo: VIENI!
Allora come il lampo guizza dall’oriente
fino all’occidente così
sarà la sua venuta
e cavalcherà sulle nubi;
e il mare uscirà dai suoi confini
e il sole più non darà la sua luce
né la luna il suo chiarore
e le stelle cadranno fulminate
saranno scosse le potenze dei cieli.
E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
e chi ascolta dica: vieni!
e chi ha sete venga
chi vuole attinga acqua di vita
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: vieni!
Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo – perché già viene.
E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest’unica voce
questa sola voce si oda:
VIENI VIENI VIENI, Signore!
– .Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
non sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d’amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).
– Allora il nostro stesso desiderio
avrà bruciato tutte le cose di prima
e la terra arderà dentro un unico incendio
e anche i cieli bruceranno
in quest’unico incendio
e anche noi, gli uomini,
saremo in quest’unico incendio
e invece di incenerire usciremo
nuovi come zaffiri
e avremo occhi di topazio:
quando appunto Egli dirà
«ecco, già nuove sono fatte tutte le cose»
allora canteremo
allora ameremo
allora allora …

Padre Davide Turoldo

Poesia segnalata da Isabella (clicca per visitare il suo blog).

Grazie!

Dedicata a Padre Turoldo

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Foto tratta da Wikipedia

Domani, 6 febbraio, è il 26° anniversario della morte di padre Turoldo! Uomo, poeta, sacerdote che attraverso la sua penna ha saputo celebrare la fede e l’amore verso Dio in modi unici e irripetibili. Sacerdote e poeta “ribelle” lo hanno definito in molti! In realtà è lui stesso a darci una corretta definizione di questa ribellione: “Perché del libro di Giobbe?… Perché di questo vecchio libro di millenni su cui tanto si è scritto, al quale tuttavia l’umanità riflessiva di quando in quando ritorna come a una fontana “di ribellione” e di lacrime…?”, qui la parola ribellione è stata aggiunta da padre David nel 1991, ben 40 anni dopo aver scritto il testo sopra citato. Continua a spiegare: “Tale la ragione che mi ha spinto nelle braccia di questo uomo, senza più carne, scheletrito, disegnanti nel vuoto della notte la danza della sua violenta e totale disperazione. Perché Giobbe, prima di dire con la parola, parla con il suo silenzio, con la sua faccia non più umana, con le sue ossa rosicchiate dalla lebbra, con i suoi occhi lucenti per la febbre che tentano di forare il tempo e il mistero fitto dell’esistenza” (citazioni tratte dal libro “La parabola di Giobbe. L’inevitabile mia storia” Ed. Servitium 2012). Questa identificazione di Turoldo con Giobbe è estesa da lui all’intera umanità! Perché noi umani non siamo esenti alla pena e alla disperazione alla quale inevitabilmente dobbiamo opporci e ribellarci con la forza della Speranza: Essa è presente nel cuore di ogni uomo e nel cuore segreto delle cose, Essa è ciò che ci apre al futuro e ad esso dà senso, Essa è in noi pur essendo altro, un gemito, una sofferenza, un dono inesprimibile che lascia lo spazio all’intervento di Dio! Per questi motivi anni fa ho scritto una poesia di ringraziamento a Padre Turoldo. La sua ricerca e la sua fede è stata una risposta a molte mie domande.

Non ci siamo mai conosciuti

guardandoci negli occhi

prendendoci per mano

scambiando opinioni

aiuti disinteressati

considerazioni di valore

che costituiscono amici.

Ma leggendo il tuo cuore,

parole, pensieri scritti

che esprimono tutto di te,

ho appreso molto

tutto ciò che ha valore

slancio vitale ed espressione,

intimità gridata

alla ricerca dell’Essere.

Verità gridano le tue parole!

Verità cerco io, aprendo il mio cuore a me stesso!

Aiutaci a sciogliere i nodi

affinché ogni uomo possa mostrare

sé stesso al mondo.

Grazie.

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (sesta parte)

ONDA

Panta rhei (tuttoscorre) – Eraclito

Innanzitutto per chi volesse risalire ai post omonimi può andare a leggere QUI  la quinta parte e trovare anche il link per le puntate precedenti. Quella che segue è solo una breve e contorta sintesi-riflessione di quanto ho già scritto fino ad ora. La settima puntata farà poi un salto indietro nel tempo (addirittura al 2009) per parlare della teoria dell’evoluzione, ottimo riferimento per capire l’involuzione e non solo…

Cosa è cambiato?

Ritornando a riflettere sulla mia vita, visto che sono partito da una sostanziale negazione del divenire, parlando del passato e del futuro solo come un mutare di prospettive all’interno di una scacchiera ove tutte le pedine sono già posizionate, ebbene provo ora a chiedermi: che cosa è cambiato in me da queste mutate esperienze esistenziali? Sono sempre e comunque racchiuse in un istante, nell’ora presente e immutabile, eppure come in una spirale evolvono verso l’interno, nel mio io profondo (da qui il titolo “IN-(E)VOLUZIONE INTERIORE).

E’ questa la vita fattuale, un evoluzione interiore, che contraddice però l’involuzione esteriore a cui ci spinge il controllo sociale. Dentro, tutti noi, siamo ben altro dal controllo e se rifiutiamo la libertà di conoscerci, prima o poi essa tornerà ad imporsi con evidenza alla nostra coscienza. Ben poco è cambiato nel mondo dalla nascita delle cosiddette civiltà, sembra che la tecnica e la scienza abbiano spinto gli uomini allo sviluppo e all’evoluzione, ma in realtà, come ho più volte accennato in precedenza, hanno potenziato il controllo a discapito della libertà di essere e autorealizzarsi!

Quindi ripropongo la domanda: cosa è cambiato? Dal punto di vista del divenire, cioè di chi vede la vita come un continuo cambiamento, è cambiato tutto! Tutto scorre e tutto cambia in un flusso senza fine. Però noi percepiamo il divenire solo grazie a qualcosa d’immutabile, altrimenti non vedremmo il cambiamento perché ci limiteremmo a subirlo, come se esso fosse un’ondata di piena capace ogni volta di spazzare via ogni cosa.

Ecco che torna la riflessione sull’immutabilità dell’essere, cioè sull’Eterno! C’è un principio che sta alla base dell’esistenza, che non muta e rende stabile la vita, che  crea quindi la consapevolezza e l’autocoscienza, che più che muoversi muta prospettiva senza mai cambiare, senza appunto divenire qualcosaltro… Se accettiamo il controllo allora non possiamo accorgerci di essere eterni, pensiamo a noi stessi come proiettati nel futuro e al contempo rimaniamo attaccati a quello che eravamo nel passato. E’ un continuo pensare e rimbalzare senza fermarsi mai nell’eterno presente che ci costituisce. Non vado oltre perché non so spiegare a parole quello che si può solo sentire. Basta ricordare che la verità si difende da sola quando la incontri se vuoi puoi riconoscerla, e se è tale, cioè se è Verità, essa rende liberi dalle illusioni!

Non è un caso che TUTTO il sistema mass-mediatico in cui siamo inseriti è un attacco continuo e costante alla Verità! Se ho parlato della democrazia (VEDI PUNTATE PRECEDENTI) è però per riflettere sui parti concreti che hanno spinto l’umanità verso forme di consapevolezza reali e in grado di generare modelli di vita basati sul bene! La realtà in cui viviamo è sicuramente complessa, per questo motivo invece di filtrarla e semplificarla cercano di infarcirla di opinioni, le cosiddette mezze-verità che non portano a nulla. Bla, bla, bla è molto più efficace di un “è giusto perché….” o “è sbagliato perché…”, NON ENTRANO MAI NEL MERITO DELLE TEMATICHE AFFRONTATE, se lo facessero la menzogna sparirebbe e le strade da seguire sarebbero chiare e definite!

La lotta fra il bene e il male è dunque una lotta fra l’Essere e il non-Essere, come ho più volte poeticamente e/o filosoficamente provato ad spiegare nei vari post del blog: l’uomo con la sua sete di dominio ha quasi sempre scelto il non-Essere, cioè ha scelto di voler essere diverso, migliore, più potente,…. in poche parole di essere Dio!

In linea con questo paradigma dell’essere uomo onnipotente che tutto spiega e tutto ingloba in un orizzonte razionale e antropocentrico, per meglio far capire il mio pensiero allego di seguito una lettera che inviai anni fa, nel maggio del 2009 alla trasmissione “Lestorie” di rai tre, condotta da un uomo dell’immagine e del sapere-immagine dei nostri tempi: Corrado Augias!

(ma ciò avverrà in un prossimo post)

Continua…

Incontrarsi…in dialogo con il Tu che ci costituisce!

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Come galassie che s’incontrano…l’uomo è intrinsecamente aperto all’alterità e alla trascendenza, non può esistere isolato perché non basta a sé stesso. Anche chi sceglie forme di clausura o d’isolamento è in realtà alla ricerca di qualcosa che sia altro da sé, cioè di un ponte fra questa vita e il trascendente. L’animo umano è quindi identità e mistero profondo, ognuno di noi è una porta verso l’oltre alla ricerca di un Tu che possa colmare l’incessante divenire dei nostri vissuti con degli istanti d’eternità!

 

INCONTRARSI

Che cosa posso dirmi per continuare a sperare nella vita, a me che sono così vecchio

in quest’esistenza sconfinata, che mi dilata senza argini a porvi un freno?

Tu sei il mio argine,

il confine in cui arrestarmi a guardare le stelle, a fiorire nel deserto

che ho fatto in me e intorno a me, un senso

una polarità che dia senso alle molteplici dualità mistiche e reali

che sconfinano nell’assurdo e nel tormento dell’animo.

Prego come davanti ad uno specchio, parlo e chiedo a me stesso

al mio solo ed unico Dio

di aiutarmi a nascere alla vera Vita e al vero Essere

senza abbellimenti ed ornamenti.

Non so chi sono, niente mi appartiene,

neppure ciò che credo di essere,

neppure il mio corpo e la mia mente

che riferisco a me come possesso

e che forse mi possiedono a loro volta,

un totale abbandono al nulla per tornare alla Verità che ci costituisce

allo stupore di esserci, di guardare le stelle

che ammantano il cielo e i nostri animi.         

Vorrei che ci fossi Tu in mezzo a questa nebbia,

Tu ad aspettarmi,

ad abbracciarmi e consolarmi

per il dolore che appartiene a noi  come umanità

che ricerca la via dell’Eden perduto,

al fine di tornare puri

come cristalli o gocce di rugiada,

al fine di abbandonare i contenitori

che imprigionano la nostra consapevolezza,

annullare l’illusione del tempo e dello spazio,

percepire tutto attraverso tutto e tutti,

senza più anime tormentate che lottano

per ergersi al di sopra del mondo

e chiedono per sé stesse, a Dio

il potere e la gloria.

*Il post era già stato pubblicato QUI

Aggiungo alcune riflessioni. E’ possibile arrivare a Dio attraverso l’arte o addirittura EVANGELIZZARE attraverso l’arte?  La ragione e l’intelletto umano sono aperte alla fede e alla trascendenza; allo stesso modo la ricerca della Verità è insita nella ragione e uno dei canali privilegiati per arrivare ad Essa è l’arte, perché ciò che è vero deve essere anche bello e ciò che è bello non può che essere vero. L’arte è quindi un’esperienza umana che è in grado di unificare o perlomeno gettare un ponte tra il QUI e l’OLTRE.

Possiamo dire che il mio sé è la mia musa e la vostra musa è là dentro di voi, ascoltatela nel momento in cui il pensiero fa una pausa prima di concretizzarsi in un’altra espressione pensante e razionale.

Ci sono infatti pause che interrompono il fluire dei pensieri –  nonostante essi ci pervadano con il loro continuo divenire – sono pause come assenza di eventi mentali, spazio temporali e razionali e probabilmente esse sono uniche presenze che ci collegano al divino, istanti creativi collegati alla fonte da cui sgorga la vita! Il pensiero come forma di controllo è il suo limite, ciò che lo nasconde a noi stessi. Lui 

(Dio) non si esprime a parole, è un sentire intenso la tua stessa presenza, è un fremito nell’intimità, è un ascoltare senza giudizi, un accettare senza condizioni, un creare bellezza e gioia attraverso la semplicità della presenza. E’ bello ascoltare e percepire se stessi come atemporali sorgenti di vita e di amore… In questo spazio creativo nasce la Bellezza che esprimiamo attraverso l’arte in tutte le sue forme materiali, eventi fisici che debordano sconfinando in altre dimensioni.

 

 

 

                                        

 

Natale, il mistero della salvezza

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Ripropongo questo post sul Natale scritto nel dicembre 2016, QUI potete leggere i pochi ma significativi commenti che lo corredavano. Aggiungo solo una breve introduzione: Cristo non può essere pensato solo come il fondatore di una religione: Esso è infatti immanente alla storia degli uomini e assolutamente trascendente ad essa! Inoltre – e ciò è fondamentale – è l’unico mediatore di senso in grado di dare una risposta all’uomo e ai suoi problemi! Possiamo affermare che Cristo, attraverso l’oscurità della carne, diviene esso stesso l’epifania di Dio: un Dio che si dona e attraverso l’incarnazione si rivela a tutti gli uomini! Ma lascio parlare il vecchio post…

Il Natale è una festa profondamente religiosa: DIO o la LUCE si manifesta, viene nel mondo e attraverso il suo ESSERE VISIBILE dà senso all’uomo e al suo non-essere  fondato in se stesso. Noi siamo un battito di ciglia, una folata di vento nell’immensità della creazione. Sapere di esserci va oltre qualsiasi fede o ideologia, è un miracolo che ci pone già oltre e ci prepara rendendoci aperti al mistero! Se fossimo sostenuti dal nulla o dal caso non ci sarebbe alcuna distinzione tra la vita e la morte, non ci sarebbe un io a domandarsi il senso del domani, ad essere cioè proiettato nel futuro. L’Amore dona e mantiene in essere l’umanità nonostante il male e l’ingiustizia sia presente nelle nostre vite. Un male che è frutto del caos e delle nostre libere scelte, permesse da un Dio che non può non amarci e soffre per la nostra cecità. Un male che è essenzialmente mancanza di bene, incapacità di mettersi in relazione con gli altri amandoli come se stessi. Noi abbiamo immensamente bisogno di salvezza, sia dai mali fisici, sia da quelli spirituali, da soli non possiamo andare da nessuna parte.

Per questi motivi da millenni gli uomini festeggiano la vittoria della LUCE nei giorni successivi al momento più buio, il solstizio d’inverno! Il Natale accade in una notte profonda, preceduta nel nostro emisfero da un giorno effimero che viene rapidamente sovrastato dall’oscurità per prendersi subito dopo la rivincita nella “luminosa notte”. E come i magi, uomini saggi guidati dalla stella, anche il resto dell’umanità deve avvicinarsi al mistero dell’incarnazione come un cammino di conoscenza: la divinità entra nel nostro mondo per regalarci le conoscenze necessarie alla vita terrena. Le domande di senso insite in ogni animo umano possono trovare qui risposta: Chi siamo? Da dove veniamo? Qual è il nostro destino? Il silenzio della notte di Natale, nel mistero che si compie in una grotta lontana e isolata da tutto e da tutti, deve diventare il nostro silenzio, necessario per andare oltre l’esteriorità per arrivare a trovare Dio nel nostro animo. Dio nasce nel tempo e nello spazio pur essendo oltre: il luogo, una grotta della piccola Betlemme, è una metafora della trascendenza divina, che porta la luce nel buio di uno spazio così lontano dalla civiltà e dalla quotidianità! Concludo citando un passo di un articolo di Giovanni Vannucci, a cui le mie riflessioni si sono ispirate:

“Nel tuo cammino religioso il giorno che sarai nel silenzio totale, per la tacitazione delle voci che salgono dai sensi, dai desideri, dai sentimenti ed avrai raggiunto l’oscurità feconda di chi non crede più alle proprie vedute umane e ti sarai portato fuori della città costruita dagli uomini, spinto dalla constatazione dell’inutile operare umano, sarai, come: la grotta di Betlem, nella condizione di accogliere la Parola di Dio che discende da sempre. Quel giorno, in te e per te sarà nato il Salvatore.”

 

Buon Natale

 

Tra la luce e l’oscurità sul Monte d’Ancona!

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Panorama dal Monte Conero, Pian dei Raggetti: dal Monte San Vicino ai Sibillini fino al Gran Sasso!

Il post che segue e la relativa escursione corredata di foto è stato scritto circa un anno fa, il 27 dicembre 2016! Fra quelle foto ho scelto quella di apertura nella pagina Home del blog, che ci ha accompagnato nella lunga ascesa verso la luce dal solstizio d’inverno, passando per stagioni, solstizi ed equinozi… ora alle soglie di un nuovo inizio vedremo se ci saranno altre immagini luminose cariche di energie e speranze ad guidare il nostro cammino verso la Luce! Ma lasciamo parlare il vecchio post con le sue immagini…
La foto che vedete è stata fatta oggi sul Monte Conero, da Pian dei Raggetti con veduta verso i Sibillini! La passeggiata che abbiamo fatto è stata ricca di scorci di luce e vedute tra cielo, terra e mare che valeva la pena condividere in questo post. Mi vengono in mente una serie di riflessioni per ricollegarmi al Natale e al tema della LUCE: il 26 dicembre è la festività di Santo Stefano, primo martire e primo ad assere accostato alla nascita del figlio di Dio. Domani, 27 dicembre, seguirà Giovanni evangelista, l’apostolo che più di ogni altro nel suo Vangelo ha cercato Dio nella spiritualità del Verbo oltre la dimensione terrena. Non è un caso che Giovanni venga accostato al solstizio d’inverno: in questo periodo infatti la ricerca della luce va fatta nell’interiorità anche se non mancano nella natura scorci meravigliosi che la evidenziano più che in estate, dove un eccesso di luminosità spesso la nullifica! Pubblico sotto il commento di un amico che mi ha fatto riflettere sul mistero dell’illuminazione interiore…
Commento al post: Natale, il mistero di salvezza:
Stefano Tonnarelli
24 dicembre 2016 alle 15:42
 E’ vero, il Natale è un simbolo che trae origine dal fenomeno astronomico dell’inizio del cammino verso una illuminazione sempre più completa e che, archetipicamente, l’uomo associa alla nascita della coscienza/Cristo verso un cammino di unificazione col tutto… col grande Uno. Purtroppo però, in questa gabbia dorata che è il nostro pianeta, al 21 dicembre segue sempre il 21 giugno come inizio della caduta verso l’oscurità. E così in questa ciclicità di giorni e notti, estati e inverni, morti e rinascite, sonni e risvegli, si dipana la nostra esistenza orizzontale che è utile solo ai parassiti che ci circondano… SVEGLIAAAAA!!!! (Questo è l’augurio che faccio… anche a me stesso!)
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  opinioniweb
  24 dicembre 2016 alle 17:21 Modifica
 Pensa che nel cristianesimo l’assunzione in cielo di Maria avviene nel pieno dell’estate il 15 di agosto! L’estate è al culmine che più di così …si muore. È come un girasole colmo di colore, carico di semi ma stanco della sua fecondità che si accinge a morire per passare ad altra vita!
Quindi in estate la natura esplode con la sua ricchezza di colori fino a morire per “eccesso di vita” andando rapidamente verso l’autunno! Ma torniamo al Monte Conero e alla sua luce invernale…
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1) Qui stavamo scendendo verso il belvedere nord, una balconata che si affaccia verso Ancona sulla baia di Portonovo e sulla spiaggia di Mezzevalle…

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2) Monte Conero, Belvedere nord: veduta della spiaggia  di Mezzavalle e di Ancona

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3) Da qui scendiamo verso Pian grande per poi andare verso Pian dei Raggetti a goderci il tramonto…

 

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4) I raggi di luce intensa del tramonto penetrano nel fitto del bosco…

 

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5) In pochi minuti arriviamo e ci si apre davanti uno spettacolo che va dal Monte San Vicino alla catena dei sibillini al Gran Sasso…

 

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6) Aspettiamo che il crepuscolo avanzi e ritorniamo a casa consapevoli che questo lungo cammino dell’inverno e della vita è solo all’inizio…

Maria, piena di grazia

Madonna del duomo di San Ciriaco, Ancona. Olio su coppo libera interpretazione, Roberto Nicolini

La dottrina dell’Immacolata Concezione afferma che Maria è stata concepita  senza “peccato originale”, ma ciò cosa significa? Forse essa, anche dopo la nascita di Gesù, ha vissuto una vita privilegiata, senza difetti o passioni o tentazioni umane? Certamente l’intenzione di tale dottrina non può essere quella di divinizzare Maria, ne tantomeno di disumanizzarla. Al centro dell’Immacolata Concezione va quindi posto il dono della Grazia, attraverso il quale Dio pone Maria in una condizione speciale. In un certo senso possiamo dire che attraverso Maria vediamo Dio (il Donatore) che si dona all’umanità!

Innanzitutto perché questo dono non è riservato unicamente a Maria, ma Dio lo rivolge a tutti gli esseri umani, è un’offerta di salvezza permanente che fa parte dell’esistenza entrando anche nella dimensione storica. Essa deborda il perimetro della sfera cristiana per essere pienamente universale, presente in ogni luogo e disponibile ad ogni persona.

Quindi la grazia deve essere gustata indirettamente attraverso le cose create, essa indirizza gli uomini verso il mondo e attraverso il mondo realizza la comunione con Dio creatore.

In quest’ottica non possiamo pensare a Maria come donna ideale e idealizzata, essa è invece donna storica e concreta in grado di vivere pienamente la vita nella gioia e nei dolori, nel bene e perfino nel male. Vera donna, vera madre, vera sposa, vera sorella di ogni uomo e donna sulla terra… Accoglie Cristo Immacolata, è benedetta dal cielo ma vive come figlia della terra e sulla terra, passando anche lei attraverso il dubbio e la disperazione nonostante tutto, nonostante l’Amore l’abbia colmata, un Amore che trabocca in ogni dove e in ogni tempo, un Amore che è diventato storia, storia di liberazione, dal dolore, dalla paura, dalla morte…

Ma siamo davvero sicuri che si possa esistere senza passare attraverso il peccato? Come affermava padre Turoldo nel suo libro “Il dramma è Dio”:  “…che Dio è libertà, e che la storia del mondo – la storia di tutta l’umanità – non è che una continua lotta di liberazione.”

Nel binomio “Amore – Libertà” si racchiude la scelta (necessaria?) della creazione: l’umanità si allontana e il Signore insegue e sostiene e perdona … e Maria preservata sin dall’origine, attraverso il suo – “Eccomi, sono la serva del Signore!” – è l’immagine vivente della nuova Creazione.

 

San Nicola, una stella nel cuore!

Michele_di_Baldovino,_Dossale_San_Nicola_e_storie_della_sua_vita,_II_meta_del_XIII_secolo,_Peccioli,_Prepositura_di_San_Verano.jpgLa storia di questo santo vescovo, i cui resti la tradizione vuole siano stati traghettati fino in Italia da alcuni marinai nell’antichità, si diffonde come un vento improvviso in ogni luogo della terra, in particolare dopo l’anno mille, fino a sconfinare in epoca moderna nella figura leggendaria di Babbo Natale, o Santa Claus, o San Nicolaus. Ho letto molti articoli che narrano in maniera esemplare le sue gesta, io voglio semplicemente fare riflessioni che partono da una domanda: è venuta prima la storia o la leggenda?

Forse è come una stella lontana, ne vediamo la luce, ma è un segno antico che si perde nel tempo, nella corsa che ha fatto per arrivare fino a noi, milioni di anni appunto!

Forse anche per le storie misteriose dei santi, uomini lontani nel tempo, rimane solo il brillare di una stella,  segno certo della loro esistenza che torna a splendere nel cuore dell’umanità!

Mi piace pensare che anche San Nicola sia una stella nel cuore, soprattutto dei milioni di bambini che la tengono accesa e la fanno splendere con luce abbagliante insieme al bambino del presepe.

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (quinta parte)

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Maschere della tragedia e commedia greco-romana – fonte Wikipedia


Ricollegandomi alla puntata precedente che insieme alle altre potete trovare  QUI, di cosa stavamo parlando? Ah ecco, del nostro continuo pensare al futuro rimpiangendo il passato e scordando immancabilmente di vivere il presente! Qui centro IO come TU come NOI tutti, in un’involuzione esteriore che impedisce di guardare all’interiorità con consapevolezza.Inoltre in questa dimensione dilaniante vissuta dal singolo (forse fanno eccezione i bambini, perlomeno quelli abbastanza piccoli per i quali esiste SOLO il presente e ne assaporano ogni goccia nell’istante che è il mare chiamato Tempo) rientrano anche considerazioni sul modo distorto in cui la coscienza collettiva plasma la società: la Storia si ripete all’infinito, fa rime tragicomiche con le nostre vite eppure non vediamo mai la via d’uscita, il discrimine tra realtà e tragedia oltre la finzione in cui siamo costretti a vivere!

Oltre la finzione!

Possiamo chiederci che cosa nella nostra vita sia oltre la finzione. Parlavo dell’amicizia e mi viene subito in mente Faceboock o Twitter o simili, strumenti apparentemente “social”. Molti di noi sentono l’esigenza di condividere con il sistema e attraverso di esso, le gioie e i dolori della propria vita. Sembrerebbe catarchico, purificante, una bacheca della mente personale e collettiva, visibile a tutti e quindi in grado di amplificare o diluire le gioie e i dolori.

Ma oltre la finzione, dicevo sopra, cosa c’è? Vallo a capire, le acque sono torbide e tutt’altro che semplici da scrutare, siamo immersi in un mondo dell’informazione-formazione pilotata e ci abituiamo a tal punto alla menzogna da non farne più a meno. Il nostro vero essere soffre e si ribella generando distorsioni e cercando di farci cambiare verso! Eppure i peggiori nemici di noi stessi siamo sempre noi, è così difficile amarsi, accettarsi, aprire gli occhi, molto meglio adeguarsi al sistema precostituito, alcuni ne sono addirittura artefici consapevoli e mai tornerebbero indietro. Voglio dire che si può voltare le spalle al bene, accontentandosi di quell’orto o di quel campo di cui parlavo all’inizio delle mie riflessioni, diventandone in qualche modo gestori; c’è addirittura chi si crede convinto di poter scegliere il meglio per tutti, considerando la libertà che è all’origine della creazione come un dono riservato a pochi eletti. E’ questo il vizio di molte religioni e quindi di politiche economiche distorte che regnano nel nostro mondo incentivando varie forme di razzismo e  autorazzismo: se gli uomini soffrono e attribuiscono le loro colpe in gran parte alle proprie incapacità, allora meglio accetteranno di rinunciare a benefici e tutele, perché il SACRIFICIO lava le colpe e rigenera.

Proviamo quindi ad affrontarli i fantasmi della mente, creati ad arte da chi pensa di poter mettersi al nostro posto nella gestione della vita, nel plasmare la nostra personalità e il nostro destino. Provo a riferirmi alla democrazia come governo in grado di dare tutele, meglio ancora di permettere un risveglio, una forma di equità materiale che per quanto imperfetta garantisce delle libertà. E ripeto che ogni forma di libertà ci spinge verso il bene e l’accettazione del proprio sé, ci mette di fronte alle nostre responsabilità, a delle decisioni che coinvolgono noi stessi e chi ci sta vicino, che quindi ci fanno evolvere.

Dopo il non-senso delle guerre mondiali, con la loro devastante privazione di libertà, con il carico di morte e odio che portarono nel mondo, qualcosa sembrò sfuggire al controllo di chi si erge a giudice e carnefice dell’umanità: ai popoli vennero dati degli spazi di autodeterminazione, si generarono Costituzioni in grado di garantire benessere e creare consapevolezza diffusa. Alla base di esse c’erano appunto gli stati democratici, mezzi  imperfetti creati nel tentativo di distribuire uguaglianza. Nella nostra costituzione ad esempio si parla del lavoro come base della società, perché è attraverso il fare che la società cresce. Al contempo si deve garantire un’istruzione in grado di decondizionare l’individuo e permettergli di orientarsi verso il futuro costruendo e vivendo attivamente il presente, un sistema sanitario per garantire un prolungato benessere dell’individuo e aiutarlo a superare le infermità, una gestione pubblica di tutti servizi e dei beni di cui l’uomo ha necessità: l’acqua, l’elettricità, il trasporto,… esattamente il contrario di quello che i governi stanno facendo ora. C’è un assalto dei controllori sui controllati, in cambio di oppressione e stupefacenti vari stiamo cedendo il benessere che portava consapevolezza e libertà nelle vite di milioni di esseri umani. I fantasmi in cui credere sono tanti, loro ce li indicano come i problemi causa dei nostri mali: corruzione, debito pubblico, sprechi,… quando invece impongono riforme per cancellare l’equilibrio garantito dal lavoro e dal benessere diffuso realizzato grazie alla parentesi della democrazia.

Parlando dell’immateriale non si può non pensare al denaro, se usato solo come uno strumento per ridistribuire ricchezza esso è un bene. Per essere tale la gestione del denaro deve rimanere in mano pubblica, cioè gestito da un esecutivo che se pur corrotto sia comunque sottoposto al giudizio degli elettori. Con giudizio degli elettori intendo che dovrebbero essere solo i governi eletti ad essere responsabili della gestione pubblica del denaro, non invece istituzioni private quali le banche. In Europa infatti non esiste più una sovranità monetaria che non sia quella delle istituzioni non elette dell’eurozona, l’emissione di denaro è sottoposta alle regole antidemocratiche che impongono agli stati – le cosiddette “riforme” – le quali altro non servono che a garantire il capitale a discapito della gente, ridotta a meri strumenti in mano al sistema tecnocratico.

Come arginare la catastrofe partendo da se stessi? Il primo punto è sempre quello di evitare di chiudere gli occhi, proprio perché solo la Verità ci rende liberi. Gran parte della nostra vita è costruita sulla menzogna, poi ci sono dei bivi che ci spingono a volte ad aprire gli occhi a volte a chiuderli. Ricordiamoci che tutto viene fatto alla luce del sole, cioè nulla ci viene veramente nascosto dal sistema perché i primi a rifiutare la verità siamo proprio noi. E’ un fardello difficile da sostenere, se la intravedi spesso rinunci in cambio del precostituito. Ma vale la pena provare a svegliarci per cambiare direzione e iniziare veramente a vivere meglio, a realizzarci. Non c’è vita senza verità: quanti “illuminati” dalla Verità sono morti per questo?  Ricordiamoci che quasi sempre la menzogna è composta da tante piccole verità, il cui fine è quello di disegnare un quadro coerente ma sostanzialmente falso dei problemi che ci affliggono.

Se dicono che il problema è il debito pubblico, gli sprechi, la corruzione e sbattono ogni santo momento in televisione o in prima pagina un servizio che supporta queste tesi, ebbene provare a negare l’evidenza e la forza fattuale di tali argomenti è sicuramente impresa ostica. Eppure questi problemi, seppur veri, sono lontani anni luce dall’essere le cause dei mali della nostra società! Ogni soluzione adottata come pseudorimedio ha portato la nostra democrazia a regredire a stato feudale, in cui le persone sono ormai meno che sudditi stupidi a cui imporre diktat e autoflagellazioni quotidiane. Ci impediscono di ragionare imponendoci le loro verità, il precostituito è amaro come il fiele e noi li a ingurgitare… Come siamo ridotti, allontaniamo quegli istanti basati sulla verità dell’amicizia, del rispetto e dell’amore per sostituirli con il livore e l’invidia. E sostituiamo i diritti alla libertà e all’uguaglianza con la cosmesi dei falsi diritti in cui la moralità è abolita in un oceano indistinto senza regole, anzi dove l’unica regola è proprio la mancanza di regole!

Continua…