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Ormai anche le pietre parlano!

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<a href=”http://Foto di Jean-Louis SERVAIS da Pixabay“>foto da pixabay

“Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». [19.40] Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre»” Lc. 19.40

La citazione evangelica calata nella situazione attuale è effettivamente illuminante. Come illuminante ho trovato il bellissimo articolo- intervista pubblicato nel blog “Duc in altum” che potrete leggere CLICCANDO QUI.

La citazione evangelica viene qui riferita alla Chiesa attuale: se i discepoli taceranno – dice Gesù – allora anche le pietre parleranno al loro posto! E chi sono oggi i discepoli? La Chiesa tutta e in particolare la sua “voce”: sono molti quelli fra le gerarchie ecclesiastiche che hanno voce agli occhi del mondo ma preferiscono tacere.

Sono le pietre a parlare al posto loro, sassi senza voce che gridano! Persone di buona volontà che non si adeguano al sistema e ne denunciano le storture. Una Chiesa che si adegua al Mondo e silenzia Cristo, in nome di presunti dogmi de Lascienza e a questi si sottomette è alquanto preoccupante. Se trasformiamo la religione, in particolare il cristianesimo, in un umanesimo senza più alcun riferimento al trascendente, di fatto la sterilizziamo rendendola un’istituzione esclusivamente umana al servizio di fini utilitaristici. È questo che sta affettivamente accadendo? Mi riferisco qui al “tempo sospeso” che ha caratterizzato il lockdown, un tempo caratterizzato dalla paura per il futuro che ci ha imprigionato in un presente incerto e terribile. Vero è che abbiamo riscoperto la dimensione della famiglia e forse anche una dimensione interiore importantissima, quella che per il credente è in grado di metterci in dialogo con Dio attraverso la preghiera. Ma la dimensione comunitaria e sacramentale è stata di fatto cancellata. Essa ci mette in contatto con il mistero e ci fa capire che la realtà non è solo ciò che vediamo o che tocchiamo. I segni sacramentali non possono avere una dimensione esclusivamente individualistica, essi al contrario esprimono sia la fede nella Chiesa, sia una maggiore comunione fra i credenti. Ma questa Chiesa, che si arrende al mondo consegnandosi senza battere ciglio alla dimensione del tempo sospeso, ha ancora cittadinanza nella cultura odierna? Il mondo degli uomini asserviti ad altri uomini è proprio quello che la Chiesa deve combattere. La Chiesa deve realizzare invece l’unità tra le persone, ognuna riconosciuta in quanto unica e irripetibile. La Chiesa non è individualista ma neanche collettivista, essa mira all’esaltazione della persona in un cammino comunitario e sacramentale. Sacramentale perché nel rito si partecipa a qualcosa di preesistente che ci rende parte della comunità. Per questi motivi sarebbe stato importante almeno discutere sulle modalità di partecipazione alla messa, con criteri di buon senso ma rigorosi qualcosa in più si sarebbe potuto fare, ma tant’è… Concludo riportando le parole di Papa Francesco fatte in occasione di una “Catechesi sulla Santa Messa” l’8 novembre 2017, parole eloquenti che non lasciano spazio a dubbi sulla necessità, per ogni cristiano, di partecipare concretamente alla messa domenicale :

<<… Non possiamo dimenticare il gran numero di cristiani che, nel mondo intero, in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia; e quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale. Nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani, del nord Africa, furono sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa e vennero arrestati. Il proconsole romano, nell’interrogatorio, chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: «Senza la domenica non possiamo vivere», che voleva dire: se non possiamo celebrare l’Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe.

In effetti, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,53-54).”

Quei cristiani del nord Africa furono uccisi perché celebravano l’Eucaristia. Hanno lasciato la testimonianza che si può rinunciare alla vita terrena per l’Eucaristia, perché essa ci dà la vita eterna, rendendoci partecipi della vittoria di Cristo sulla morte. Una testimonianza che ci interpella tutti e chiede una risposta su che cosa significhi per ciascuno di noi partecipare al Sacrificio della Messa e accostarci alla Mensa del Signore>>. QUI il testo completo della catechesi.

Ora per favore, visto soprattutto che è in discussione l’intero modo di vivere in società e non soltanto la partecipazione alla santa messa, soprattutto chi ha visibilità e autorevolezza inizi a pretendere che gli spazi di libertà garantiti anche dalla stessa Costituzione siano tutelati; se vogliamo sconfiggere davvero il virus non possiamo certo adeguarci alle sue condizioni e vivere perennemente nella paura, perciò non lasciamo più che a parlare siano solo le pietre.

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Filosofia e religione

Santa Rita e le api!

Il primo miracolo di Santa Rita

Una credenza popolare racconta che il quinto giorno dalla sua nascita, mentre la piccola Rita si trovava nel giardino della casa paterna (il quadro sopra la raffigura invece al chiuso), un contadino che lavorava nelle vicinanze si tagliò profondamente la mano mentre tagliava del grano con una falce. Andando in cerca di aiuto passò vicino alla culla della piccola Rita e vedendo 5 api bianche entrare e uscire dalla sua bocca fece il gesto di scacciarle con la mano ferita e si accorse con stupore di essere guarito. Sembra che le api, invece di pungere la santa, depositavano nella sua bocca del miele!

Le api, come le rose, entrano così a pieno titolo nella simbologia legata a Santa Rita: sono insetti operosi che legano il loro lavoro al mantenimento in vita dell’intero alveare! Un insetto sociale e utile, perché senza le api il sostentamento che tutti noi traiamo dai frutti dei raccolti, in gran parte mancherebbe. La chiesa antica guardava quindi con rispetto a questo insetto e al miele. Ecco forse il motivo per cui ancora oggi la rivista del monastero di Santa Rita da Cascia si chiama “Dalle Api alle Rose” e anche la Beata Madre Fasce ha chiamato “Alveare di Santa Rita” il suo progetto di aiuto ai bambini (CLICCA QUI per leggere la sua storia).

QUI  potete leggere le importanti manifestazioni che precedono la festa di Santa Rita il 22 maggio di ogni anno. Quest’anno purtroppo le celebrazioni saranno in streaming, ma non mancherà la benedizione delle rose altro simbolo importantissimo legato alla santa.

Infatti si dice che nonostante la vita gli regalò tantissime spine, Rita non mancò di fiorire donando il profumo di Cristo a tanta gente che accolse così la fede.

E anche il giorno della sua morte tornarono le api:  stavolta venne avvistato uno sciame di api nere (chiamate anche murarie) nel convento dove morì il 22 maggio 1457, e sembra che ancora oggi esse facciano il loro nido lì  vicino, dove ci sono piante della vite!

 

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Filosofia e religione

Il potere dell’arte

* “L’artista è il confidente della natura. I fiori dialogano con lui per mezzo dell’aggraziato curvarsi dei loro steli e del loro dischiudersi in armoniose sfumature di colori. Ogni fiore ha per lui una parola cordiale che la natura gli rivolge.” Auguste Rodin

* “Indipendentemente dal lavoro che svolge, qualsiasi persona in cui si nasconda un artista, diventa una creatura piena di inventiva, di spirito di ricerca e di audacia, che esprime sé stessa. Diventa interessante per gli altri, porta turbamento e scompiglio, illumina e apre nuove vie per una più profonda comprensione delle cose. Dove il non-artista chiuderebbe il libro, questa persona invece lo apre e dimostra che possono esservi altre pagine.” Robert Henri, The Art Spirit

* Citazioni tratte dal libro “Disegnare con la parte destra del cervello” di Betty Edwards

Vedere le cose non come un semplice apparire del mondo esteriore, ma come le vede “sospese” in un mondo a-temporale il nostro Intelletto, direttamente e senza filtri, forse è questo il vero potere dell’arte a disposizione di tutti.

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Filosofia e religione

L’altro

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Un giorno un vecchio rabbino domandò ai suoi discepoli come potevano distinguere la fine della notte dall’inizio del giorno.

Uno dei discepoli disse: – Quando si può vedere un animale in lontananza e dire se è una pecora o un cane.

– No – rispose il rabbino.

Un altro disse: – Quando si può guardare un albero da lontano e dire se è una pianta di fichi o di albicocche.

– No – rispose il rabbino.

– Quando allora? – chiesero i discepoli.

– È quando potete guardare ogni uomo e ogni donna e vedere che sono vostro fratello e vostra sorella. Perché se non potete vedere questo, è ancora notte.

(Antica storia ebraica)*

*tratto da “I colori della luce Vol.4,5”. Ed. Theorema Autore E.Marchetti

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Filosofia e religione

Santa Caterina da Siena

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wikipedia -:St. Catherine of Siena painted by Plautilla Nelli

Ripubblico il post che avevo scritto LEGGI QUI     perché nella situazione di crisi globale in cui ci troviamo Santa Caterina è quella che più di ogni altro ha avuto fede nell’impossibile realizzando nella sua vita imprese incredibili sorretta dalla luce della fede nonostante gli ostacoli e le sofferenze che si trovò ad affrontare.

Il 29 aprile 1380 all’età di soli 33 anni moriva Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa. Aveva gli stessi anni di Cristo, quel Cristo da cui il 1 d’Aprile 1375 aveva ricevuto le stimmate <<…vidi scendere in me cinque raggi sanguigni che s’indirizzavano alle mani, ai piedi ed al cuore… E tanto è il dolore che sensibilmente patisco in tutti e cinque i luoghi, ma specialmente attorno al cuore, che se il Signore non mi farà un nuovo miracolo, non mi par possibile che la vita del mio corpo possa stare con tanta doglia…>>. Una settimana dopo le stimmate si trasformarono in segni invisibili che invece di affliggerla fortificavano il suo corpo.

Santa Caterina è la prima donna assieme a Santa Teresa d’Avila ad essere dichiarata “Dottore della Chiesa Universale”, eppure essa era semianalfabeta, imparò a leggere da sola e sapeva scrivere poco.

Quando ero bambino mia nonna, una donna semplice che aveva fatto solo la terza elementare, aveva una preghiera mal scritta, piena di errori e quasi illeggibile, la “Santa Caterina” diceva lei, che recitava nei momenti difficili. Entrava in una specie di trance, recitava come una salmodia e poi diceva “andrà tutto bene” oppure “si è impuntata ma non ti preoccupare…”. Insomma riusciva a leggere il presente affacciandosi sull’attimo successivo, quello che siamo soliti definire futuro ma che in realtà è lì, davanti a noi avvolto dalle nebbie del tempo.

Quel non sapere, di mia nonna, di Santa Caterina, sostenuto da una fede pura e incrollabile che gli permetteva di vedere oltre… quanto vorrei che fosse ancora qui a sostenermi, io che sono così fragile, che ho una fede fatta di parole, aria, nulla più che un soffio di vento.

Ricordare Santa Caterina, questa fine teologa senza istruzione alcuna, ma anche una politica fervente pronta a difendere la causa della Giustizia in nome della Verità che gli stava davanti, mi fa sentire ancora la presenza “viva” di mia nonna Aquilina. Anche lei era decisa e determinata nel difendere e rassicurare chi gli stava accanto.

E la santa che tanto s’impegnò per portare la pace e assistere i poveri e gli ammalati, speriamo che possa aiutarci ancora oggi a colmare le ingiustizie che devastano il nostro martoriato mondo.

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Filosofia e religione Poesie

La cura

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Foto da Wikipedia

Nella speranza che ognuno di noi possa trovare in sé stesso quell’equilibrio che lo aiuti ad affrontare al meglio questa crisi diventando così una cellula di luce e speranza anche per gli altri, ripubblico questo vecchio post.

Ascoltavo e riascoltavo come un mantra questa canzone quando ero in ospedale ad accudire mia nonna gravemente malata. Erano i primi di maggio del 1998 e la prognosi era senza speranza: un vasto ictus emorragico. Eppure nonostante la gravità della situazione piano piano si riprese e riacquistò buona parte della sua lucidità accompagnandomi fino al mese di dicembre del 1998. E in questi ultimi mesi riuscì a farmi molti altri doni.
Far entrare in sé stessi la musica, le parole i sentimenti e le emozioni che essa comunica e come un ponte trasmetterne le vibrazioni a chi ti sta accanto e al mondo intero di cui facciamo parte. Lenire, curare, sollevare da tutte le malinconie… la cura è un dono, un dono che ognuno di noi vorrebbe avere per proteggere le persone che amiamo e dare un senso ad ogni non-senso, senza più paure ad oscurarci l’animo. Un dono che la musica, come l’arte in ogni sua forma, come la preghiera che nasce dal profondo, – tutte esperienze caratterizzate dalla purezza e dalla spontaneità – può aiutarci a ridare speranza alla nostra vita.

CLICCA QUI per ascoltare LA CURA

Franco Battiato

LA CURA

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che oggi incontrerai per la tua via.

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie.

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.

Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà).

Non hai fiori bianchi per me ?

Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza, percorrendo assieme le vie che portano all’essenza.

Profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono.

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te… io sì, che avrò cura di te.

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Attualità Filosofia e religione

La società del virus, tra il reale e il surreale!

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Foto da Pixabay

<<…nel mondo esterno aveva perso d’importanza ogni distinzione tra il reale e il surreale. Fantasmi inconsistenti scivolavano impercettibilmente dall’incubo alla realtà e di nuovo all’incubo, come era accaduto a Hiroshima e ad Auschwitz, sul Golgota e a Gomorra.>>
<<…ognuno di loro avrebbe dovuto seguire il proprio cammino personale attraverso le giungle del tempo, segnandosi da sé i propri punti di non ritorno. Anche se si sarebbero visti di tanto in tanto, …l’unico loro vero luogo d’incontro sarebbe stato nei sogni.>> tratti da Il mondo sommerso di J.G. Ballard.
Questa storia che stiamo vivendo, l’esperienza traumatica del corona virus, evoca effettivamente dimensioni sopite dell’inconscio.
Situazioni così traumatiche possono far prevalere una psicosi collettiva che porta al disgregarsi della società e soprattutto alla fine del senso di comunità che delle società è il fondamento. Certo quello che sta accadendo avrà una durata limitata, sarà certamente un evento reversibile, ma… quanto è fragile il nostro mondo umano! La logica su cui si regge è fallimentare, questa in me è l’impressione che si va facendo ogni giorno più forte. Ora più che mai dovrebbe riemergere con forza l’esigenza delle nazioni di puntare al bene comune, rafforzando tutti gli strumenti in mano agli stati per venire incontro alle esigenze sanitarie, sociali, economiche,… eppure ben poco si sta ancora facendo in concreto, non abbiamo imparato abbastanza dagli errori del passato.

Marx affermava che: <<La dissoluzione dell’umanità in una massa di atomi isolati, che si respingono a vicenda, è già in se l’annientamento di tutti gli interessi corporativi, nazionali e particolari ed è l’ultimo stadio necessario verso la libera autounificazione dell’umanità>>
Ma davvero il fine ultimo è la libera autounificazione dell’umanità?

Rileggendo i passi di Ballard sopracitati, emerge come solo attraverso l’assoluta libertà personale l’uomo arriva a trovare dei “punti di non ritorno”, cioè dei fondamenti su cui iniziare a costruire una vita. La dimensione del sogno come punto d’incontro! Cos’è? Il sogno non è forse fantasia, inconsistenza, etere? O forse è la dimensione dell’anima che si fonde con quella della cultura e del mito, addentrandosi nel tempo e aprendosi all’Eternità? Quello spazio di cui parlano le religioni, quella realizzazione piena della storia che sembrerebbe infinitamente lontana dall’uomo e indipendente da lui, il Regno dei cieli o l’Eterno o il Paradiso.
Eppure è dalla libertà, come evento personale, che si può accedere a questa dimensione dell’oltre: una vera palingenesi spirituale, ma anche psichica e addirittura biologica! Una libertà che non è anarchia, anzi essa dovrebbe portare alla realizzazione dell’uomo, quindi essere autenticamente collettiva.  Se il mondo cambia, se come ci dicono con tanta insistenza andiamo incontro ad un disastro climatico e oggi stiamo affrontando una catastrofe biologica, la risposta dell’uomo deve essere di radicale trasformazione. Il mondo si adatta indipendentemente da noi, fare passi indietro non è possibile. Gli slogan che gridano “FATE PRESTO”, oppure “NON C’E’ PIU’ TEMPO” sono ancorati ad un modello statico di società e di vita. Fare passi indietro per andare avanti non può essere una soluzione.

Forse la vera svolta dell’umanità sarà quella che ci porterà a scoprire che la vera vita consiste nel potere di plasmare sé stessi, un potere immenso ma ancora fuori dalla portata degli uomini. Microcosmo e macrocosmo si fonderanno. Perché in un uomo, in ogni uomo è racchiuso l’intero universo.

 

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Filosofia e religione

Socrate parla di Eros

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Che Eros (Cupido per i romani) fosse un pessimo elemento lo avevo già capito scrivendo il post Venere, Cupido e le api. Rubare miele e scagliare dardi dolorosi su chiunque gli capitasse davanti sembrava essere la sua unica missione. Socrate qui sotto ci  spiega qual è la sua natura e i puntini si uniscono. Diffidate sempre dell’amore (di Eros o Cupido), esso è una potente forza d’attrazione, ma è totalmente irrazionale e difficilmente si può porre rimedio ai danni da lui causati; ma lasciatevi però avvolgere dall’Amore (e dal Bello), Egli è ciò che lenisce e colma ogni vuoto, perfezione che genera vita, motore dell’universo intero.

Tratto dal Simposio di Platone [Sull’amore]

La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d’amore è questa: prendendo le mosse delle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più, come procedendo per gradini, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane, e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così giungendo al termine, conoscere ciò che è il Bello in sé.

“Ma allora che cos’è [Eros]?”.

“E’ qualcosa d’intermedio fra mortale ed immortale”.

“E quale potere ha?”.

“Ha il potere d’interpretare e portare agli dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli dèi…”.

“Un dio non si mescola con l’uomo, ma per opera di questo demone gli dèi hanno ogni relazione ed ogni colloquio con gli uomini, sia quando vegliano, sia quando dormono. E chi è sapiente in queste cose è un uomo demoniaco; chi invece è sapiente in altre cose, in arti e mestieri, è un uomo volgare. Tali demoni sono molti e svariati; uno di essi è Eros”.

La madre e il padre di Eros: Penia e Poros

” Quando nacque Afrodite, gli dèi tennero un banchetto, e fra gli altri c’era Poros (l’Espediente), figlio di Metis (la Perspicacia). Dopo che ebbero tenuto il banchetto, venne Penia (la Povertà) a mendicare, poiché c’era stata una grande festa e se ne stava vicino alla porta. Successe che Poros, ubriaco di nettare, dato che il vino ancora non c’era, entrato nel giardino di Zeus, appesantito com’era, fu colto dal sonno. Penia, allora, per la mancanza in cui si trovava di tutto ciò che ha Poros, giacque con lui e concepì Eros… Dunque in quanto Eros è figlio di Penia e di Poros, gli è toccato un destino di questo tipo. Prima di tutto è povero sempre, ed è tutt’altro che bello e delicato, come ritengono i più. Invece è duro e ispido, scalzo e senza casa, si sdraia sempre per terra senza coperte e dorme all’aperto davanti alle porte o in mezzo alla strada, e, perché ha la natura della madre, sempre accompagnato con povertà. Per ciò che riceve dal padre, invece, egli è insidiatore dei belli e dei buoni, è coraggioso, audace, impetuoso, straordinario cacciatore, intento sempre a tramare intrighi, appassionato di saggezza, pieno di risorse, ricercatore di sapienza per tutta la vita, straordinario incantatore, preparatore di filtri, sofista. E per sua natura non è né mortale né immortale, ma, in uno stesso giorno, talora fiorisce e vive, quando riesce nei suoi espedienti, talora, invece, muore, ma poi torna in vita, a causa della natura del padre. E ciò che si procura gli sfugge sempre di mano, sicché Eros non è mai povero di risorse, né ricco.”

 

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Esorcizzare il male

Ho deciso di ripubblicare un post di qualche hanno fa, è fonte per me di riflessione visto la situazione di allarmismo che si è creata per la diffusione del corona virus. Allora rimasi assai sorpreso nello scoprire che una bellissima filastrocca, “Giro giro tondo”, fosse in realtà una specie di esorcismo nei confronti della diffusione della terribile peste nera. Qualcuno l’ha forse mai associata a qualcosa di così tremendo e angosciante? A me riporta piacevoli ricordi d’infanzia! Se è stata scritta in un periodo in cui la scienza era davvero impotente di fronte alla malattia. possiamo dire che essa ha certamente assolto la sua funzione ludica e lenitiva di fronte al male. Oggi certamente in chi la recita spensierato di quei momenti terribili non c’è più traccia! Soprattutto nei bambini, più aperti degli adulti alla dimensione del mistero, dell’oltre. Infondo loro hanno messo appena il piede in questa vita e le sovrastrutture mentali e materiali della società in cui vivono non li hanno ancora condizionati. Forse nell’antichità tutti, anche gli adulti, erano in grado di vedere un ponte fra il qui e il non è ancora, proiettando la vita in una dimensione trascendente. Forse c’era anche una maggiore accettazione della propria dimensione umana e naturale, non imperava in modo così assoluto la sete di dominio sull’Essere e sul mondo. Ma soprattutto, visti gli strumenti limitati della scienza, ci si affidava alla preghiera.  La preghiera, in ogni sua forma, è davvero uno strumento potente: essa implica l’ammissione umana di un bisogno, di un chiedere aiuto; essa inoltre celebra la vita rivolgendosi a Dio, o ad un principio creatore. Eppure è ciò che più manca nella nostra realtà, farcita di tanta razionalità e assai poca fiducia. Non solo nell’altro, ma anche nella presenza di un Bene superiore in grado di giustificare l’Essere e sostenere la vita di fronte al non senso e al male.        

Giro tondo

 

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Giudizio universale – Beato Angelico

Giro, giro tondo

casca il mondo

casca la terra

tutti giù per terra.

 

Una filastrocca per esorcizzare la morte, probabilmente di origini inglesi, inventata al tempo della peste nera quando mieteva vittime a migliaia e lasciava pochi dubbi sulla triste sorte di noi miseri umani.

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Barrea e il suo lago

Sulle sponde del lago di Barrea, formato da uno sbarramento artificiale all’inizio degli anni 50, nel 2005 a seguito di lavori realizzati per una pista ciclabile, è stata rinvenuta una necropoli sannita risalente al primo secolo avanti Cristo, gli antichi abitanti della valle del fiume Sangro appunto. Essa ha proprio una forma circolare, i defunti “tutti giù per terra” ma comunque vicini alla luce, a pochi centimetri dalla superficie, sono riaffiorati a ricordarci insieme alle nostre fiere origini “italiche”,  il legame con l’eternità che il cerchio, figura senza inizio e senza fine, simboleggia da sempre.

Il nome Italia deriva dall’antica lingua dei sanniti e significa libertà: dalle oppressioni, dalle ingiustizie e forse perfino dalla morte. La libertà è un peso per niente lieve da portare, un diritto ma anche un dovere per ogni uomo e di ogni popolo che creda nella vita (il cerchio) e giochi con la paura e con la morte (tutti giù per terra) esorcizzandola ancora e ancora e ancora verso l’infinito.

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Attualità Filosofia e religione

Venere, Cupido e le api

 

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Venere e Cupido, Lucas Cranach il Vecchio

Si dice che l’amor sia dolce e pungente e questo quadro ce ne mostra la ragione. Per gli antichi romani Cupido era il dio dell’amore che se ne andava in giro scoccando le sue frecce sugli umani al fine di risvegliarne la passione. Pare che prima di fare ciò intingesse le punte delle sue frecce proprio nel miele che rubava puntualmente saccheggiando gli alveari e portando via addirittura interi favi. Ecco perché nel quadro di Cranach è raffigurato piangente e tormentato dalle api, mentre cerca consolazione da sua madre Venere. Una Venere per nulla preoccupata, del resto le frecce dell’amore possono fare molto più male della puntura di un’ape. Lei stessa sembra volergli dire: “Ti serva da lezione, mio caro Cupido!

Nel quadro la Venere sembra quasi un’Eva pronta a cogliere il frutto del peccato. Il pittore vuole infatti mettere all’erta chi guarda la sua opera, sui pericoli fisici e morali dell’amore. Venere e i suoi amorini, primo fra tutti Cupido, dona infatti un amore effimero che lascia più vuoto che gioia.

Quindi a noi non resta che prendere la parte migliore dell’amore, simile a quel miele dolce che ci donano le api, animali laboriosi che non tradiscono mai chi si affida a loro con rispetto e cautela. L’amore, come il miele, è una cosa preziosa, frutto raro da trovare e ancora più difficile da raccogliere.

Cranach fece varie versioni di questo quadro, una è conservata nella galleria Borghese e la potete vedere cliccando Qui!. Invece la versione messa come apertura del post è attualmente conservata alla National Gallery di Londra e secondo la storica viennese Birgit Schwartz era parte integrante della collezione privata di Adolf Hitler.

Non mi resta che fare a tutti gli innamorati i miei migliori auguri di San Valentino.