La luce del dono

Mi trovavo in una città importante. Mi si avvicinò un mendicante e mi disse: <<Madre Teresa, tutto il mondo le regala cose per i suoi poveri. Anch’io voglio farle un regalo. Il fatto è che in tutto il giorno non mi è stato possibile racimolare che poche lire. Voglio che siano per lei, le accetti!>>.

Pensai:”Se accetto, probabilmente dovrà andare a letto senza mangiare. Se non le accetto, potrebbe sentirsi offeso”.

Le accettai. Non ho mai visto sul volto di nessuno, dopo aver regalato denaro o cibo, una gioia come quella di quel mendicante che si sentiva felice di poter dare qualcosa anche lui. Ecco la gioia dell’amore.

Tratto da I fioretti di Madre Teresa di Calcutta. Vedere, amare, servire Cristo nei poveri, Edizioni San Paolo di Josè L. Gonzales Balado

Dopo averlo letto ho pianto!

San Francesco, seminatore di pace!

Angelo Branduardi, Il sultano e la prostituta

Oggi, 4 ottobre, è San Francesco il patrono d’Italia! Era circa il 1219 quando Francesco d’Assisi partì dal porto di Ancona per recarsi in Egitto insieme ai crociati con lo scopo di creare un ponte di pace . Il suo desiderio di portare a tutti il Vangelo non lo fermò nemmeno davanti al pericolo di morte.

Come oggi, anche 800 anni fa non c’era la pace tra gli uomini, soprattutto in Egitto. La missione di Francesco era prima di tutto quella di avvicinare queste due religioni, la cristiana e la musulmana. Per lui l’unica soluzione era quella dell’incontro e del dialogo.
Non appena entrò nel territorio straniero Francesco venne catturato.
«Sono cristiano, conducetemi davanti al vostro signore!» disse, e fu accontentato.
«Sire, siamo venuti per portare un messaggio di pace da parte del Signore Dio, Gesù Cristo. Questo messaggio riguarda la salvezza della tua anima! Siamo così certi del Vangelo di Gesù, che siamo pronti a morire per questo».
Ma il Sultano disse: «Per questa volta andrò contro la legge, non sia mai che vi faccia morire. Sarebbe una cattiva ricompensa per voi che siete venuti in pace e avete voluto addirittura affrontare la morte per salvarmi l’anima!».
Tra San Francesco e il Sultano nacque una profonda amicizia, segno per tutti gli uomini che è possibile superare contrasti e difficoltà senza ricorrere alla violenza, pur avendo idee e religioni diverse. Le sue armi?
La comprensione, la stima, l’ascolto, il rispetto.

Guarda più lontano
Guarda più lontano
guarda più in alto
guarda più avanti
e vedrai una via,
ma sappi anche voltarti indietro
per guardare il cammino
percorso da altri che ti hanno preceduto.
Essi sono in marcia con noi sulla strada.
R. Baden Powell

Fonti del post “I colori della luce” DEA Scuola

Spada di luce di San Michele

Sacra di San Michele , spada di luce

In questi giorni dalla Sacra di San Michele in Piemonte possiamo vedere una spada di luce brillare verso il cielo!https://www.lalucedimaria.it/e-la-spada-dell-arcangelo-san-michele-quella-misteriosa-luce-nel-cielo/ Sono i giorni dell’equinozio d’autunno fra il 21 e il 23 settembre e ci avviciniamo al 29 settembre, giorno dedicato appunto a San Michele e agli Arcangeli. Questa festa fa quindi parte delle quattro feste cardinali celebrate anche dalla Chiesa: Natale, Pasqua, San Giovanni e San Michele. Tutte cadono in prossimità dei solstizi e degli equinozi. Ognuna di esse rappresenta un passaggio di stato, interiore (spirituale) ed esteriore (le stagioni). Nel caso del solstizio d’autunno la fine dell’estate porta con se la caduta dei frutti ormai maturi e la dispersione dei semi. Forse anche la spada di luce di San Michele indica una separazione interiore del corpo materiale da quello spirituale e questa separazione riguarda sia il singolo sia l’intera umanità. Una separazione ancora più evidente se guardiamo alle vicende terrene, con popoli guidati da élite che difficilmente permettono all’umanità un’evoluzione spirituale, che anzi seminano odio e spingono alla divisione.

San Michele, Inghilterra

Ma San Michele non ha solo la spada, esso viene a volte rappresentato con la bilancia e la spada tenuta per la lama a mo’ di croce. In questo caso Michele diventa simbolo di guarigione, esso guarisce dal male, non divide, non separa ma ricompone corpo e spirito guarendo le eterne ferite dell’animo umano.

Ciò è possibile solo come un cammino evolutivo ed interiore dell’uomo e dell’intera umanità? Simbologie gnostiche e massoniche fanno appunto pensare a questo, lo stesso nome Michele significa “Colui che è come Dio?”. Ma il nome è qui una domanda, NON un’affermazione. Gli arcangeli e quindi lo stesso Michele e Lucifero esistono dall’inizio dei tempi, ma dalla caduta di quest’ultimo la lama della spada creò la fessura dove l’angelo luciferino sprofondò negli abissi della materia. Su tale fessura sorgono in una linea lunga circa 2000 km i santuari dedicati a San Michele (Sacra di San Michele e Santuario di San Michele sul Monte Sant’Angelo in Italia). Un monito che mette in guardia dal male e che evidenzia la presenza del divino nel mondo. San Michele è un messaggero, non solo tra Uomo e Dio, ma anche tra uomo e uomo. È il simbolo di un’esperienza di fede che presuppone un canale di conoscenza diverso rispetto a quello razionale: l’esperienza del trascendente, dell’esperienza mistica che permette di andare oltre la dimensione del male e della sofferenza per arrivare all’esperienza dell’Amore. Solo attraverso quest’esperienza è possibile tornare ad unire gli opposti, il bene e il male, il buio e la luce, lo spirito e la materia. Ma essa è un’esperienza che va oltre l’umano, non possiamo salvarci da soli.

Destino

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Le grandi angosce dell’animo sono sempre dei cataclismi. Quando si verificano il sole s’inganna e le stelle si turbano. Per ogni anima sensibile arriva sempre il giorno in cui il Destino dipinge un‘apocalisse dell’angoscia: come se i ciele e l’universo si rovesciassero nel nostro sconforto.

Sentirsi superiore e vedersi trattato dal Destino come il più infimo degli infimi: nessuno in questa situazione, può dirsi fiero di essere uomo.

Tratto da Il libro dell’inquietudine, di Fernando Pessoa

Ho l’impressione che questo DESTINO sia comune all’essere umano; nella Babele in cui siamo destinati a vivere prima o poi subiremo il crollo delle nostre idee e convincimenti, ci dispereremo e disperderemo in un mondo che ci sembrerà infinitamente piccolo rispetto al vuoto, al baratro buio e senza fine che possiamo arrivare a sperimentare nel nostro animo. Ma questa umanità, lasciata a sè stessa, ha come unico rimedio l’oblio? Sembra qui l’eterna scelta fra Essere e non Essere, una non-scelta in realtà visto che in qualche modo noi già siamo, substrato vivente e immateriale, pensante, proiettati verso mete irraggiungibili e plasmati da un Destino che mostra le nostre miserie come ombre della Luce vera ed eterna.

Ferite

La medaglia di San Benedetto

San Benedetto morì in piedi sorretto dai suoi discepoli, in preghiera con le mani levate verso il cielo, dopo aver ricevuto la Santa Eucaristia unendosi così al Signore.

Il Santo apparve un giorno a Santa Gertrude, promettendole: «Chiunque ricorderà la dignità per cui il Signore ha voluto onorarmi e beatificarmi, concedendomi di fare una morte così gloriosa, io l’assisterò fedelmente in punto di morte e mi opporrò a tutti gli attacchi del nemico in quest’ora decisiva. L’anima sarà protetta dalla mia presenza, essa resterà tranquilla, malgrado tutte le insidie del nemico, e, felice, si slancerà verso le gioie eterne».

La Medaglia o Croce di San Benedetto Abbate

Qualche anno fa ho visitato il monastero del Sacro Speco e di Santa Scolastica a Subiaco e lì ho acquistato il portachiavi con la medaglia di San Benedetto delle foto qui sotto.

Nel XVII secolo questa devozione alla Croce o Medaglia di S. Benedetto si diffuse largamente prima in Germania poi in tutt’Europa, specialmente per la sua potenza contro gli spiriti maligni. Benedetto XIV con un Breve l’approvò solennemente e l’arricchì di molte indulgenze.

Spiegazione della Medaglia

La Medaglia di S. Benedetto porta da un lato l’effigie del Santo, dall’altro l’immagine della Croce con alcune lettere che si spiegano nel modo seguente.

Le quattro lettere dei lati C.S.P.B. significano: «Crux Sancti Patris Benedicti», La Croce del Santo Padre Benedetto.

Le cinque del tronco: C.S.S.M.L. : «Crux Sacra Sit Mihi Lux», La Croce santa mi sia luce.

Le cinque nelle braccia N.D.S.M.D. : «Non Draco Sit Mihi Dux», Non il demonio (il Dragone) sia il mio capo.

Le quattordici nel giro cioè V.R.S.N.S.M.V.S.M.Q.L.I.V.B.; : «Vade Retro Satana; Nunquam Suade Mihi Vana; Sunt Mala Quae Libas; Ipse Venena Bibas». Allontanati Satana! non mi persuaderai mai delle vanità. Sono malvagie le tue offerte. Bevi tu, il tuo veleno.

https://bonaemortis.wixsite.com/compagniabuonamorte/san-benedetto

Morte e vita sono appunto due facce della stessa medaglia e “gli attacchi del nemico”, come dice San Benedetto, sono le seduzioni che a fronte di piaceri effimeri o false forme di amore deviato, in realtà ci imprigionano in un limbo senza speranza. Tutto si riduce nella paura della morte, tutto altro non è che un eterno morire in sé stessi senza avere mai vissuto davvero. Ecco perché la Croce Santa, da apparente simbolo di morte, è davvero strada verso la luce: l’amore assoluto si dona totalmente alle sue creature senza ombre o dubbio alcuno. Non ci resta che farci guidare dal cuore facendoci accompagnare nel cammino dalla fede pura di San Benedetto.

 

Tu sei la notte!

Tu sei il giorno e la notte. Noi siamo crepuscolo. Tutto ciò che Tu crei è solamente sera e mattino, serrato fra il giorno e la notte, lama sottile, angusta fessura. I più alti fra i tuoi spiriti li hai chiamati stelle del mattino, ma noi, uomini, siamo davvero i figli della sera. Davanti a noi fugge eternamente il giorno e dietro noi avanza la notte e incessantemente ci partorisce dal tuo seno. Dietro a noi e davanti a noi, principio e fine, in una lontananza irraggiungibile, perché noi non possiamo evadere dall’angusto sentiero del mattino e della sera. Nella pallida luce crepuscolare del mattino e del vespero le tue creature si aggirano come uno spettrale corteo. Esse non possono penetrare nel tuo mezzogiorno avvampante, nella mezzanotte vellutata senza confine. O imperscrutabile! Che vivi in una luce inaccessibile che è anche inaccessibile tenebra! Tratto da “Giobbe parla con Dio”, Peter Lippert, editrice Studium, Roma.

Siamo fragili creature eppure c’è chi si crede Dio, impera e dall’alto della sua saccenza manipola la vita e schiavizza altri uomini. Il godere di quell’amore che crea e ci sostiene dovrebbe essere il faro che ci guida nella notte, eppure non è così. Una realtà di mezzo, per quanto il male ci renda ciechi il suo dominio è limitato ed evanescente. Scacciamo quindi la paura e affidiamoci alla Perfezione luminosa che precede e genera l’esistenza toccando ognuno di noi con il suo infinito Bene!

Sul totalitarismo morbido

<< In verità […] se si mentirà sempre – e se non si potrà fare a meno di mentire – allora non possiamo forse affermare che il mondo della menzogna è il mondo reale?>> G. Anders, La catacomba Molussica, Milano, Lupetti – Edizioni di Comunicazione, 2008, p. 186

<<Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna essere violenti.I metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più alla mente degli uomini. L’ ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate.In secondo luogo, si continuerebbe il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può rivoltarsi. Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile e elitario.Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo. Niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e non la violenza diretta: si diffonderanno massicciamente, attraverso la televisione,divertimenti che adulano sempre l’emotività o l’istintivo. Affronteremo gli spiriti con ciò che è futile e giocoso. E’ buono, in chiacchiere e musica incessante, impedire allo spirito di pensare. Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani. Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio. In generale si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di ridicolizzare tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana.E il modello della libertà. Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione,che l’unica paura,che dovrà essere mantenuta,sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie alla felicità. L’ uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che è: un vitello, e deve essere monitorato come deve essere un gregge. Tutto cioò che permette di far addormentare la sua lucidità è un bene sociale, il che metterebbe a repentaglio il suo risveglio deve essere ridicolizzato, soffocato,… Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve prima essere designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali.>> Günther Anders, “L’uomo è antiquato”, 1956″

<Quanto più totale è un potere, tanto più muto è il suo comando. Quanto più muto un comando, tanto più naturale la sua obbedienza. Quanto più naturale la sua obbedienza, tanto più assicurata la nostra illusione di libertà. Quanto più assicurata la nostra illusione di libertà, tanto più totale il potere. Questo è il processo circolare, o a spirale, che la società conformistica mantiene e che, appena essa si è messa in moto, continua automaticamente a perfezionarla>> Günther Anders, “L’uomo è antiquato II”

Così – dice Anders – il nostro asservimento è completo, incapaci anche solo di percepire la nostra mancanza di libertà. La società conformista è riuscita a renderci totalmente passivi! Pubblico o privato non esistono più, idem la sfera dell’intimità, la stessa anima dell’individuo si identifica con le “merci” che gli vengono offerte. Ma la capacità del singolo di omologarsi e limitarsi a ripetere la voce della collettività, non è forse una perdita della propria umanità? E chi mantiene dei residui della propria individualità non è per caso un malato?

<< Quando le sirene delle fabbriche annunciano la fine del lavoro, contemporaneamente annunciano sempre che ora inizia l’inevitabile monopolio del mondo sirenico dei mass media e della pubblicità; che ora dipendiamo da esso, che cominciamo le ore del nostro essere impiegati senza limiti e senza contratto, le ore melmose che dobbiamo attraversare, con il sudore dell’ozio sul volto>>

L’individuo della società conformista non possiede neanche più la “libertà di lamentarsi” delle proprie condizioni di servitù. Egli è corteggiato dai raggiri della propaganda mediatica, non si rende più conto che essi in realtà, sono incarichi imposti, ordini impartiti.

<<Bei tempi erano quelli in cui i soldati si minacciavano e si massacravano a vicenda e in cui le guerre erano combattute da uomini capaci di odiare! Si trattava comunque di esseri umani. E coloro che si odiavano reciprocamente potevano un giorno, in determinate circostanze, anche smettere di odiare; e così smettere di combattere; e così smettere di sterminare; o forse persino iniziare ad amarsi. I computer invece non possono smettere di combattere giacché in loro non c’è odio da spegnere. Per non parlare di amore>> Günther Anders, “L’uomo è antiquato II”

Analisi terribile questa di Anders, dalla quale è difficile intravedere un barlume di speranza. Uscire dalla società dell’omologazione e dell’asservimento totale dell’individuo è impresa apparentemente impossibile. Eppure l’antidoto al pensiero unico è e rimane da sempre il pensiero libero. Ogni uomo ne è dotato e “liberamente” può scegliere l’asservimento o la liberazione.

La grandezza di un uomo sta nel saper leggere i segni dei tempi prima e meglio di altri. Le parole di Anders dimostrano che non c’è stato solo Orwell, del resto anche la battaglia che ci fu fra i padri costituenti nel redigere una Costituzione veramente “sociale” mettendo al primo posto l’essere umano e le sue esigenze di libertà e liberazione (attraverso l’istruzione e il lavoro soprattutto) fu feroce e le forze reazionarie fecero di tutto per impedirlo. La momentanea retromarcia fu solo una breve tregua dovuta al bagno di sangue delle guerre, bastarono pochi anni per tornare a distruggere e reprimere e oggi vediamo i frutti avvelenati delle nuove dittature morbide.

Le citazioni degli scritti del filosofo Gunther Anders sono state tratte dall’articolo Totalitarismo morbido in Günther Anders    



AIUTA SOLTANTO CHI TE LO CHIEDE

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Bella riflessione di Stefano. Per quel che mi riguarda posso dire che facilmente sono disposto ad aiutare gli altri, molto meno lo sono riguardo alle persone che ho vicino, spesso sono sfuggente e superficiale purtroppo. Ma il peggio lo do nei confronti di me stesso, guai ad aprire gli occhi, sempre a sfuggire e rifuggire, a guardare le ombre e indossare delle maschere. Eppure come mai potrò amare se non accetto, nel profondo, ciò che sono?

Post di Stefano

AIUTA SOLTANTO CHI TE LO CHIEDE

Queste parole che ho letto su FB sono profondamente vere, io me le dovrei imprimere nel profondo perché spesso pecco nella presunzione di poter aiutare ad aprire gli occhi a delle persone che amano tenerli chiusi. Bisogna amare, questo sì, semplicemente perché questo rende felici se stessi e gli altri, ma è ben diverso dal voler imporre il proprio aiuto a persone che, attraverso il loro dolore ed i propri sbagli, hanno l’occasione di poter evolvere. Questo ovviamente vale anche e soprattutto per me. Intanto vi invito a leggere queste parole di profonda saggezza:

-Aiuta soltanto chi te lo chiede.

-Non ti intromettere mai nella sofferenza altrui.

-L’uomo deve stancarsi di se stesso e bere fino in fondo la coppa di veleno che gli spetta.

-Non essere presuntuoso e non sperare di poter aiutare tutti, è possibile aiutare soltanto chi è pronto ad accettare l’aiuto.

-Una persona che soffre vede il mondo attraverso il proprio dolore, e perciò è sorda e cieca.

-Ognuno si trascina dietro la sua esperienza di vita senza vedere che si tratta di un peso morto.

-Se interverrai nella altrui sofferenza, il vortice karmico ti risucchierà in un gioco a te estraneo.

-Ricorda che l’uomo è capace di contagiare, con la sua sofferenza.

-Procedi per la tua strada senza voltarti.

-Soltanto se stai facendo la tua strada potrai aiutare la gente a rialzarsi.

– Yogi Satyananda Saraswati

Sogni

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<<Persino sognare è una punizione. Ho raggiunto nei sogni una tale lucidità che ogni cosa che sogno la vedo come se fosse reale. Era una perdita, dunque, tutto ciò che la rendeva preziosa come cosa di sogno?

Sogno di essere famoso? Sento l’indifferenza che la gloria reca, capisco la privazione dell’intimità e dell’anonimato che rende la gloria dolorosa.>> da “Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, ed. Feltrinelli

“Sognare è dimenticare” – dice Pessoa – “è un sogno senza sogni fatto in stato di veglia!”.

Pensateci! Smettiamo mai di sognare? Forse, quell’inquietudine, quei déjà-vu, quei disallineamenti nell’apparente continuità della nostra vita. La lucidità è pazzia, vedere i sogni senza più dimenticare schiaccia la coscienza e stride, forse, addirittura, uccide la speranza, u c c i d e la speranza, si… la uccide.

noteinversi

Cipriano Gentilino

Shristy Singh

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Quando scrivo dimentico che esisto, ma ricordo chi sono.

Akwafrigeria

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Mădălina lu' Cafanu

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