Categorie
Attualità Filosofia e religione

Genderismo e antropologia egualitaria

 

manicuore

 

In quanto persone siamo tutti, uomini o donne, dotati di pari dignità. Ora parlando della teoria del gender, essa vorrebbe andare oltre la distinzione maschile e femminile, considerandole solo dal punto di vista biologico come pure distinzioni sessuali che non possono avere quindi una valenza ontologica, cioè fondante e costitutiva della persona umana. Io credo invece che la distinzione di genere non sia riducibile a semplice differenza sessuale sul piano puramente biologico, ma che  sia costitutiva del nostro essere persona e al contempo uomo o donna uno aperto al mistero dell’altra. Se andiamo a vedere le conseguenze storiche di questo dualismo, esse sembrerebbero dare ragione a chi oggi vorrebbe, attraverso un’etica e un’antropologia egualitaria, abolire tali distinzioni. Guardando ad esempio alle origini della Chiesa cristiana, emerge sicuramente un’idea di donna  distorta e identificata con la materia, contrapposta all’uomo identificato invece con lo spirito. Esplicative in tal senso e sconcertanti sono le parole di San Girolamo che affermava: ” Finché una donna è per la nascita e per i figli, è differente dall’uomo come lo è il corpo dall’anima. Ma quando desidera servire Cristo più del mondo, allora cessa di essere donna e sarà chiamata uomo”. Discende da questa concezione anche un’immagine di Maria, madre di Gesù e della chiesa, idealizzata e anch’essa lontana da un modello femminile concreto e soprattutto umano.

Il genere donna è così condannato all’inferiorità e al dominio da parte del genere uomo. Quello che manca è qui una considerazione della donna in quanto persona a sé stante, distinta e indipendente dall’uomo. Ma recuperando questa necessaria distinzione fra la persona uomo e la persona donna, entrambi portatrici di eguali valori e dignità, si deve anche superare il dualismo maschile e femminile riducendolo a pura differenza sul piano biologico, per poter così cancellare le discriminazioni ancora presenti nella nostra società?

Per provare a rispondere ritorniamo alla teoria del gender, secondo la quale la diversità delle caratteristiche personali non è predeterminata dal sesso, ma si differenzia quasi esclusivamente a seconda della razza e della cultura di appartenenza. In base a tale concezione non si dovrebbero predestinare le persone a ruoli sociali o pubblici esclusivamente in base al sesso di appartenenza, ma tenere conto di altri fattori determinanti che agiscono nella società. Su questo sono daccordo, ma non accetto che si arrivi a sterilizzare la società da concetti di genere, abolendo la distinzione maschile femminile già nei bambini molto piccoli, riformulando il concetto stesso di famiglia non più composta da padre e madre, concetti essi stessi appartenenti ad un’antropologia dualistica e quindi discriminatoria, ma da genitore 1 e genitore 2 o comunque da persone non identificate in base al genere!

Tutto ciò sarebbe il primo passo per una vera uguaglianza fra uomini e donne entrambi portatrici di identici valori? Io non credo, anzi ritengo che questa teoria sia semplicemente funzionale al “sistema impersonale” di potere con il quale le élite mondiali vogliono controllare le società umane. Cancellare l’ordine “naturale”, o perlomeno i valori e la cultura che sono a fondamento della società per sostituirli con pseudodiritti cosmetici: ripeto sempre e fino alla noia che non esiste uguaglianza laddove regna l’ingiustizia sociale, che viene amplificata dalla cancellazione del lavoro, delle tutele sociali quali quella che riguarda la salute o la previdenza; a seguire si arriva attraverso la teoria di genere alla cancellazione della famiglia intesa come nucleo fondante della società, non solo da un punto di vista cristiano, ma anche dal punto di vista del diritto costituzionale che nell’articolo 29 la definisce così:

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”

A me non interessa tanto definire cosa si intenda filosoficamente per “società naturale” o per famiglia, quanto piuttosto soffermarmi sul riconoscimento di un’istituzione, la famiglia appunto, che viene considerata nucleo, cellula da tutelare e da riconoscere. Una famiglia ha nella maggior parte dei casi la necessità di mettere radici, di avere una casa, dei riferimenti nel luogo dove essa nasce. Questo modello è messo in discussione forse perché non compatibile con la precarizzazione del lavoro attualmente messa in atto dalle cosiddette RIFORME?!?! Avere radici è appunto il contrario della necessità di spostarsi, cambiare continuamente lavoro, città o addirittura stato come vorrebbero gli sfruttatori del lavoratore-merce.

Ora potremmo discutere all’infinito se la famiglia come istituzione possa oggi essere formata solo da coppie eterosessuali o anche omosessuali, ma qualunque sia la nostra opinione in merito essa deve considerare la famiglia sempre e comunque come un confronto fra due alterità portatrici di eguali valori sul piano morale e giuridico. Non quindi due persone indistinte, o al massimo diverse solo sul piano della scelta del proprio orientamento sessuale. Due alterità significa persone che necessitano di stare insieme per completarsi a vicenda e magari pianificare un futuro che sia loro e al contempo appartenga alla società dove vivono: attraverso i figli si costruisce il futuro, ma questi necessitano di garanzie materiali che sempre più alle coppie vengono negate!!!

Riporto qui una delle tante perle della saggezza popolare: “Non si fanno le nozze con i fichi secchi!!!”

Tradotto significa semplicemente che non si può realizzare alcun progetto se non si hanno i mezzi necessari, quindi se è vero che la teoria del gender nasce per risolvere discriminazioni di genere, è altrettanto vero che tali discriminazioni non possono essere risolte se al contempo non si realizzano nella società le condizioni effettive di godimento dei diritti sociali unica garanzia di una vita dignitosa! 

Ecco perché la Costituzione è il discrimine fra l’uguaglianza sostanziale e quella cosmetica! Non si può parlare di uguaglianza sostanziale se il sistema politico cancella i diritti sociali di primo livello e li sostituisce con parvenze di diritti: l’intenzione apparentemente lodevole di cancellare le diseguaglianze serve in realtà ad abolire le differenze e mettere tutto e tutti su un piano d’indifferenza annientando le persone. Tutti ugualmente senza valore e quindi mercificabili alla bisogna dal sistema dominante! Un modello violento e imposto con metodi che appartengono alla peggiore tradizione maschilista! La differenza è che invece di esaltare il dualismo fra uomo e donna, esso esalta il dualismo fra chi comanda e chi è sottomesso: il sistema di potere ci vuole sudditi impersonali e manipolabili, quindi sganciati da qualsiasi rivendicazione sociale!

Su un piano filosofico-religioso possiamo trovare un qualche fondamento alla teoria del gender? Possiamo cioè ridurre la sessualità a biologia scollegandola dall’essere persona?

 Secondo me nel dogma trinitario si specchia questa dinamica  di confronto fra alterità in quanto pur essendo UNO, Dio si manifesta nella relazione e nella trascendenza, in una pulsione d’amore che al pari dell’energia sessuale è in grado di generare e creare!

Credo che la sessualità vada ben oltre il sesso, anche chi è attratto da persone del suo stesso sesso replica questo dualismo maschile e femminile pur vivendolo nella dimensione del “limite”, quella cioè dove gli elementi sembrano fondersi e sovrapporsi pur rimanendo distinti. In Dio la distinzione è nell’unità, ma paradossalmente l’unità non è tale se non nella distinzione che genera amore…

Possiamo forse affermare che la “persona” è un progetto dinamico, in divenire in quanto aperto alla trascendenza dell’altro e attraverso l’altro aperto all’infinito, cioè a Dio. Ma questa trascendenza implica la distinzione, una differenza tra uomo e donna o maschile e femminile, che non può essere ridotta a semplice orientamento sessuale ma esalta invece l’essere persona nella diversità! La complementarietà dà forse fastidio a chi pretende di abolire le differenze di genere, essendo essa stessa garanzia del dualismo maschilista? Ma nella “notte in cui tutte le vacche sono nere” di quale uguaglianza potremmo mai parlare? Come mai i genderisti convinti non spendono uguali parole per criticare un contesto sociale degradante e degradato da politiche ultraliberiste nemiche dello Stato costituzionale pluriclasse (cioè garante di tutte le classi sociali)? L’eguaglianza di genere sembra purtroppo funzionale al progetto neoliberista e quindi ben lontana dalla giustizia sociale che si vorrebbe rivendicare. Ma non è solo la famiglia ad essere messa profondamente in discussione, per incidere profondamente nel contesto sociale e far sembrare ciò che prima era considerato impensabile necessario si deve agire attraverso il sistema scolastico direttamente sui bambini. ESSI (i liBBBeristi) pretendono di imporre, con politiche mirate che partono dalla formazione degli insegnanti dei vari ordini scolastici, l’uguaglianza di genere come valore in sé da realizzate in concreto nei programmi scolastici in modo sistematico ed efficace! Ciò significa che gli insegnanti non dovranno limitarsi ad informare gli alunni, ma dovranno decostruire il vecchio mondo duale formato da maschile e femminile e provocare nei bambini (meglio se piccoli, dato che sono più ricettivi) e ragazzi reazioni egualitarie facendoli riflettere magari con situazioni e provocazioni tipo: che male c’è se un bambino indossa il grembiulino rosa della sorellina? Nessuna naturalmente! Idem per una gonnellina o vestitini alla moda!

Ora l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS ha prodotto un documento (sotto riporto parti del capitolo 6) dove si possono leggere gli * Standard per l’educazione sessuale in Europa 

Al capitolo 6 di detto documento si afferma che l’educazione sessuale (definita olistica) deve avere un suo spazio specifico a scuola (a partire dalla scuola dell’infanzia),[…] che necessita di personale formato, ma che comunque dovrebbe essere realizzata anche in assenza di tali requisiti[…] Educatori competenti necessitano di una formazione in educazione sessuale così come di un’apertura mentale per la materia e una forte motivazione: devono credere fermamente nei principi dell’educazione sessuale sopra menzionati (leggetevi il documento cliccando sul link sopra). Ciò implica che le autorità scolastiche non facciano pressione su chi è riluttante ad essere coinvolto nell’educazione sessuale (sembra proprio che si devono  scegliere persone fortemente orientate e ideologizzate ); piuttosto, gli insegnanti vanno stimolati e sostenuti […] Gli insegnanti di educazione sessuale necessitano di strutture di supporto e devono avere accesso a momenti di supervisione.

Concludo dicendo che formare gli insegnanti in funzione di principi considerati rigidamente acquisiti, non sembra certo la strada migliore per modellare la società verso un sistema più eguale e quindi più equo. Anzi siamo già ad un passo dall’imposizione-coercizione (genderismo appunto e non teorie di genere), parole che pur mascherate da buone intenzioni (tutela della salute pubblica=vaccinismo; lotta alle discriminazioni di genere=genderismo), non lasciano certo spazio al pluralismo (neanche a quello scientifico), negando per principio l’esistenza di diversi modelli sociali ugualmente validi e in grado di garantire quei diritti sociali che a parole sembrano tanto cari ai nostri governanti, ma nei fatti vengono costantemente negati.

* Sono risalito al documento linkato grazie ad un’interessante articolo sul sito Byoblu – Test gender ai nostri ragazzi dei licei… 

Categorie
Filosofia e religione

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (terza parte)

IMG_20170829_151545
Monte Conero – Veduta della spiaggia delle Due sorelle dal sentiero del Passo del lupo

Innanzitutto mi scuso per la pessima qualità delle foto, vecchie di oltre 20 anni, sbiadite dal tempo e ri-fotografate con un telefono… il peggio in resa ma il passato è pur sempre passato quando ne resta traccia nel presente. Siamo infatti sicuri che i nostri cosiddetti ricordi siano meno sbiaditi e\o evanescenti delle foto da me pubblicate? Ma proseguiamo sulla via dell’in-voluzione interiore: in-… appunto perché riguarda l’interiorità; in-… perché circoscritta e poco mutevole, è come un voltarsi in varie direzioni e dimensioni rimanendo fermi; in-… perché non c’è mai un andare avanti che non sia al contempo un tornare indietro alla ricerca di sé stessi, rimbalzando eternamente e immutabilmente nella frazione di tempo che ci è stata donata!

In concreto dallo pseudo-passato…

Facciamo un passo indietro per parlare dei “pesi” e allegati: ero monade in un mondo parallelo, parliamo di quando avevo 15-16 anni, ero arrivato come su una faglia tettonica sottoposta a terremoti ricorrenti e qualcosa stava per cambiare; infatti scoprii di non essere l’unico di tal fatta, vi ricordo che il sistema sociale non ci ignora, ci riconosce ma non riesce ad incanalarci del tutto, ad offuscare nel marasma nullificante della pseudovita social-interattiva! Ebbene pur respingendo attirai anch’io dei poli con cui allargare gli orizzonti assai ristretti in cui mi ero rinchiuso. Il primo punto d’interesse fu l’attività fisica, che da attività praticata solitamente per passare il tempo oltre che per divertirsi e fare del bene al proprio corpo materiale, per me divenne un fine, una routine mentale oltre che fisica. Pompare endorfine quotidianamente, cercare di costruirmi un’immagine adeguata puntando sul fisico, non tanto per l’apparire, cosa che mi era aliena a quei tempi, quanto per sentirmi in qualche modo forte, al di sopra di uno standard che mi faceva sentire bene. In realtà correre e sforzare il proprio corpo senza riuscire poi mai a farne a meno era un male più che un bene, perché l’abitudine oltre che virtù aristotelica può trasformarsi in una pena, soprattutto quando ne sei schiavo, quando ti preclude un’evoluzione e ti limita. Il benessere fisico, trovare qualcosa che lo garantisse e insieme all’attività aggiungere anche vitamine e integratori vari nel tentativo di fermare il tempo e il male a venire. A che pro mi domando adesso? Ma andiamo avanti…
Alcune giornate tipo del tempo che fu: pioggia torrenziale, ma per non fermarci andavamo comunque a correre su e giù per le scale di casa, piccolo condominio di tre piani. Un rumoreggiare che si ripeteva per 20 e passa minuti lasciando allibiti i poveri condomini. Neve alta mezzo metro e corsa con stivaloni di gomma. Corsa alle due di pomeriggio in piena estate, quando non era possibile metterla in orari più idonei (no, non è la trama di un film di Fantozzi!). Oltre alla corsa e ai pesi, che si alternavano durante tutta la settimana, la domenica era invece dedicata a passeggiate più o meno avventurose sui monti vicini, parliamo del Conero o della Gola della Rossa o di Frasassi.

IMG_20170829_155730
Me sulle placche del Monte Conero

Quest’esperienze sono sicuramente le più belle del periodo, attraversare le placche rocciose sul mare sopra la spiaggia delle Due Sorelle: magari con al seguito un bel gruppo di persone inesperte da traghettare e far uscire indenni dall’esperienza, era sempre un bel passatempo che credo mi metteva a contatto con un’intimità che solo la natura può rivelarci. Pur essendo al di fuori, come il tutto che ci circonda, nella natura ritroviamo noi stessi proprio perché siamo anche noi natura, sussistiamo nella reciprocità ed è un dono di Dio che dovremmo considerare di più. Al di fuori delle nostre case, delle nostre isole mediatiche, delle nostre routine quotidiane, alienate ed alienanti, c’è un mondo che ci parla e che noi con le barriere mentali, materiali e immateriali cerchiamo quasi sempre di allontanare. Nelle nicchie cittadine un albero è solo un ornamento, non invece insegnamento, respiro, bellezza, sostegno, come è nella sua vera natura. Quindi debbo molto ai miei amici di quel tempo , a quelli della prigione fisica che però mi fecero incontrare la natura, pur con tutti i miei e loro limiti e anche non girando il mondo, basta un punto vero per conoscere il tutto nella sua essenza. Se la natura ti parla non sei più monade, perché lì c’è Dio! Questo l’avevo capito: si può morire nelle proprie routine alienanti e impersonali, ma si rinasce nel lasciarsi trasportare dalle sensazioni che solo la bellezza e la perfezione del creato può darti.
Quante passaggiate, innumerevoli! D’inverno partivamo alle tre del pomeriggio e si girava con le pile, a volte fuori sentiero, con la corda sulle spalle per scendere da paretine o canaloni scoscesi accompagnati dalla luna. O scendere saltellando su una parete con luce neon a tracolla, come alieni che discendono dallo spazio con le loro navicelle, attiravamo curiosi dalle vicine strade, anche se per fortuna sempre poco trafficate. Ripeto, avevo 15 – 16 anni quando iniziai a frequentare la combriccola dei pesi, capobanda Andrea che con i suoi 30 anni e 150 KG di peso come massimale alla panca, era maestro venerato da noi adolescenti. Allora conobbi anche il fascino dell’avventura chiedendogli consiglio per attraversare il Conero, partendo dalla piazzetta di Portonovo fino al paese di Sirolo. Mai avevo messo piede in quei sentieri, ma attraverso i racconti di Andrea che lo conosceva bene, una guida cartacea appena uscita in libreria e un compagno trascinato a forza nell’impresa un giorno partimmo con l’autobus e pur con molte difficoltà riuscimmo ad arrivare alla meta prevista! A dire il vero riuscimmo al secondo tentativo (a quel tempo non demordevo facilmente dalle idee che mi mettevo in testa) con un nuovo compagno, Massimiliano e la fortuna ci assistette visto che mentre arrivava ormai il crepuscolo, dopo 12 ore di camminata e vari avanti e indietro (così sarà tutta la mia vita) su sentieri e fuori sentieri sbagliati, dopo essere così riusciti ad attraversare tutto il versante mare del Conero iniziammo a scendere verso il “Passo del Lupo” ripido sentiero fra le pareti dell’anfiteatro e la spiaggia delle “Due sorelle”, non sapendo bene come continuare apparentemente prigionieri fra il mare e le ripide pareti del Passo del lupo, un sentiero che faticavamo ad individuare ben nascosto com’è dalle rocce! Fu un signore che stava risalendo dalla spiaggia che ci accompagnò verso la strada che portava alla vicina Sirolo, dove telefonammo da un telefono pubblico( non esistevano cellulari) al padre del mio amico Massimiliano per farci venire a prendere e riportarci a casa sfiniti! Dopo quella prima esperienza mi aggregai al gruppo di Andrea, che aveva eccellente spirito d’avventura nell’organizzare spedizioni domenicali sui monti nostrani. Ricordo gruppi di malcapitati in varie occasioni “critiche”: eravamo una volta in un pendio ripidissimo, in una zona vicino a Poggio San Romualdo credo. Fuori sentiero, buio, freddo, terreno bagnato e roccioso dentro il bosco, una lunga fila di persone che passavano a fatica fra i rami e la fitta vegetazione cercando di rimanere impiedi e…ogni tanto qualcuno spariva!!! C’era davanti a me Fagià (soprannome di Fabiano), che quando era teso e preoccupato diventava balbuziente, ricordo che disse ad Andrea più o meno queste parole:” O o o ohh An-An-Andrrreea, ma n..dovè a a-aanda-to Bru-Bru-Brun-nello, che era davanti a a m-me..” un secondo dopo lo svidi scivolare inghiottito dal buio lungo il ripidissimo pendio, solo un urlo e svariate scintille lo accompagnavano, mentre rimbalzava, nella discesa. Tenendomi la pancia per le risate non tardai a prendere la discesa anch’io: tutt’altro che spaventato, totalmente incosciente, continuavo a ridere mentre cadevo come una scheggia nel fitto del bosco… eravamo come sassi lanciati sulla superficie di un lago, saltellavamo sul terreno, rimbalzavamo fortunatamente senza tante ammaccature, con le gambe tese in avanti – ero voltato su un fianco – per poi fermarmi nei cespugli più folti sperando che fossero senza spini. Si ritornava a casa senza forze ma soddisfatti della nostra non-impresa, non c’erano altri fini che l’evadere da un sistema a cui tutti siamo sottoposti e noi stessi ci sottoponiamo, un sistema dove apparentemente tutto viene fatto per uno scopo, dove passeggiare di notte in pieno inverno, con le pile in un bosco scosceso, viene sicuramente considerata una pazzia, non se ne capisce bene il motivo, quando invece è semplicissimo: ci accorgiamo di vivere quando usciamo dalla gabbia delle regole che nell’in-voluzione della società umana abbiamo creato in modo sempre più rigido e soffocante. Se fossi un leone in gabbia o un delfino in una piscina probabilmente mi sentirei più libero di come ora, la vita che faccio ogni giorno con il suo contesto falsamente sensato e protettivo, m’impone soffocando ogni istinto di libertà.

Continua…

Categorie
Filosofia e religione

Il cimitero allegro!


Sapanta è una piccola cittadina della regione del Maramures, in Romania, dove nel 1929 l’artista Stan Ioan Patras ebbe l’idea di realizzare queste epigrafi dipinte di blu e scolpite in legno di quercia con rappresentato il defunto insieme ad un epitaffio spesso ironico sintesi del suo vissuto! Ieri mentre osservavo meravigliato queste particolari opere d’arte nel piccolo cimitero, sentivo le risate di una comitiva di turisti spagnoli che ascoltavano divertiti la loro guida che traduceva le frasi scritte sulle tombe. Cogliere l’ironia della vita anche dopo la morte di qualcuno a noi caro o conosciuto dimostra ancora una volta che l’uomo, pur con i suoi mille difetti, sa dare un senso positivo al tutto di cui fa parte. Una speranza in più per rendere la vita oltre che un viaggio meraviglioso anche un vissuto che con ironia e speranza attraversa la morte senza la paura dell’oblio.

Categorie
Filosofia e religione

Ferragosto, ricolmi di luce e beatitudine!

images

Spero di non essere noioso nel ripubblicare queste brevi riflessioni. Aggiungo che la pienezza di vita raggiunta dalla natura porta in sé un velo di tristezza: le giornate si accorciano e l’estate con le vacanze sta per finire. Ferragosto è una celebrazione della vita, essa va sempre celebrata come ogni cosa bella, da gustare goccia dopo goccia… Buon ferragosto!

Nel pieno dell’estate, la natura carica di luce e di calore, dà esempi di morte per eccesso di vita! Pensiamo al girasole che ha finito il suo ciclo vitale, o all’oro della terra, cioè il grano, falciato già a fine giugno. La chiamano la stagione della maturità, ma i frutti maturati sono pronti per il raccolto…

Forse è proprio per questo che i cristiani festeggiano l’assunzione di Maria in questo giorno d’estate. Essa è salita in cielo piena di vita senza passare attraverso la corruzione della morte: morire di vita, una pienezza tale da essere incontenibile se non in un corpo di luce e beatitudine.

Così come succede ad un girasole che ormai abbassa la testa e muore ed è pieno di luce solare. Colmi di ogni bene assaggiamo anche noi i frutti maturi dell”estate per vivere la vita nella pienezza che essa merita, come la natura ci insegna da sempre.

Categorie
Filosofia e religione

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (seconda parte)

Structural-Iceberg.svg
La mente umana secondo Freud assomiglia ad un iceberg – immagine tratta da Wikipedia

In questa seconda parte ci sono accenni autobiografici concreti (ma non troppo) che iniziano a dare forma alla mia in-voluzione interiore. In realtà il racconto farà continui salti “avanti e indietro” nel tempo, questo perché io non sono poi così convinto che nella coscienza attuale ci sia davvero un prima e un poi, quanto piuttosto un essere ora nell’istante presente tutto ciò che sono (stato?). Ma lasciamo le questioni filosofiche da parte e facciamo parlare il racconto…

 

Entriamo nel vivo…

Comunque quando nasciamo un manipolo di persone “precise” ci stanno accanto, sono quelle con cui dovremmo tentare la scalata verso una meta mai del tutto compresa, da soli non si va da nessuna parte, questa è intanto una somma verità. E’ difficile parlare di verità nel mondo dei veli, delle cosiddette ri-velazioni, velare e rivelare, cioè coprire e vedere in controluce: questa con tutti i suoi limiti è la nostra verità.

Partiamo dall’infanzia, la mia naturalmente: mi ritrovo bambino, pieno di timori, di dubbi, di sensazioni contrastanti. Mai stato in un bozzolo di protezione, il timore di vivere, non so perché, mi stringeva l’animo in ogni istante, così mi ero creato una realtà molto diversa da quella esteriore, lì i miei eroi ed amici erano i fumetti, con i personaggi con cui riuscivo ad instaurare un dialogo in un mondo parallelo che per me era vivo. Certamente avevo amici fra i miei coetanei, ma il mondo detto sopra era il frutto di una fantasia creativa in grado di convivere e interagire con la mia realtà di bambino dandogli un ulteriore senso e consolidando i punti deboli che mi rendevano insicuro e timoroso. I bambini nascono nella fede e piano piano la vita, con il suo controllo, gliela toglie insinuando il dubbio: Babbo Natale non esiste, il magico ad un certo punto scompare, l’impossibile rimane tale.

Nelle era passate si potevano “vedere” i fantasmi, i libri sono pieni di storie di fantasmi, la coscienza collettiva era plasmata dal mondo parallelo dei non-vivi che riuscivano a interagire con noi. Mia nonna – vivevamo insieme –  i morti li sentiva passeggiare avanti e indietro nel corridoio di casa e al mattino me lo diceva con la massima naturalezza possibile: “ Roberto, stanotte tuo nonno ha passeggiato sempre!”  Significava un’inquietudine, un avvertimento, qualcosa che si stava mettendo di traverso. Pregare, la preghiera come un mantra dell’anima, per mia nonna era lo scudo, la soluzione al male che poteva venire. La “santa Caterina”, preghiera incomunicabile in quanto scritta su un foglietto che solo lei poteva interpretare, accozzaglia di frasi piene di errori eppure quando la sussurrava, come in uno stato onirico, sapeva leggere il presente e l’immediato futuro: “ Roberto, andrà tutto bene…oppure si era impuntata e diceva… faticavo, non scorreva…”. Era un modo per sapere le sensazioni, gli accadimenti della vita quotidiana, l’andamento a scuola piuttosto che un incidente, un imprevisto… La preghiera che chiede aiuto e quella che ti avverte, t’indirizza e ti spinge oltre l’ostacolo.

Avercelo noi uno scudo così: soccombiamo invece nella mancanza di fede e nella nullificazione quotidiana della pseudorealtà. Oggi il mondo parallelo, i fantasmi immateriali, sono scomparsi dalla nostra percezione sostituiti dalle immagini televisive e da quelle digitali con cui pensiamo di metterci in comunicazione con gli altri ogni giorno. Quindi quale fede rimane possibile per un bambino? Nel momento in cui la coscienza collettiva è plasmata dal nulla della non vita, nel momento in cui la mente domina il materiale e l’immateriale, in cui basta aver dimenticato un mezzo, come un cellulare o un pc, per sentirsi mutilati nell’animo, cosa rimane di fantastico e compensativo in cui credere per i bambini? Io CREDEVO e nel mio intimo da bambino ho sempre CREDUTO nell’oltre, nel mondo in cui non esistono vuoti di senso, ma solo sensazioni di equilibrio e protezione, figure amiche ti circondano e ti accompagnano in ogni istante e ti permettono di vivere senza timori, senza cadere nell’insensato. Certo questo mondo l’ho prolungato a tal punto da perdermi pezzi di vita reale, o meglio di pseudovita reale, fu così che mi risvegliai (o riaddormentai) adulto e inadeguato, panta rei, il divenire eracliteo in cui tutto scorre e nessuno può bagnarsi due volte con la stessa acqua nel fiume della vita. Il mio corpo era cresciuto, ma il mio animo in fondo cosa aveva perso? Parmenide a differenza di Eraclito non credeva nel divenire, affermava invece che “l’Essere è e non può non essere”, nulla cambia o si trasforma,  il nostro io interiore, il nostro nucleo originario, è antico pur essendo nuovo! Ma confrontarsi con gli altri, quelli che il divenire (o l’apparenza del divenire) aveva portato avanti nel tempo insieme a me, era duro, loro sembravano avere vissuto “esperienze” che il sistema reputa normali, dunque io e il mio mondo eravamo anormali?!? Nella scacchiera della vita io ero rimasto fermo, le mosse e contromosse sembrava che non le avessi fatte e credo che a un certo punto avessi deciso di recuperare. Due fasi estreme, che come punti lontanissimi arrivarono poi a toccarsi per fondersi. Non ricordo bene quando, forse intorno ai 20 anni, mi gettai nell’estrema domanda di senso, nella ricerca di Dio scavando ancora più a fondo nel mio sé, cercando di annientare ogni senso e ogni speranza come nella tempesta più devastante, in un acuirsi di sofferenza e sensazioni. Ricordo che nel buio, nella negazione totale di Dio e di ogni bene vidi una luce… e NON ERA MIA!!! Fu l’inizio di una nuova speranza, nella quiete dopo la tempesta un barlume luccicava che non ero riuscito in nessun modo a spegnere, era lì, coscienza nel buio, a darmi una risposta, o meglio una non-risposta: era una presenza oltre il mio sé, il luogo dell’incontro con Dio, che pur guardandoci negli occhi con eterna benevolenza, noi nella vita non riusciamo mai a vedere.

Fu l’inizio di una nuova vita, abbandonai il mondo bambino e iniziai ad affacciarmi in quello dei giovani adulti. Certo, avete presente quegli eremiti che vengono ritrovati nella foresta dopo anni di assenza dalla civiltà? Così ero io allora, ma se fino ad un momento prima respingevo, ora, se pur debolmente iniziavo ad essere un polo d’attrazione.  Sia chiaro, la vita va “vissuta”, ci sono dei motivi per cui siamo qui, le pulsioni, gli istinti, vanno assecondati perché sono innati: ci spingono a fare il necessario per vivere e sopravvivere in questo mondo, sono oltre il controllo anche se il sistema riesce a cristallizzarli trasformandoli in forme precostituite da somministrare in dosi massicce e ripetitive. Uno pensa di essere diverso magari solo perché trasgredisce le regole del sistema sociale, quando invece è lo stesso sistema a volerlo e non importa come vivi, quello che fai, l’importante è rimanere nel limbo dell’inconsapevolezza, non c’è qui una sostanziale differenza tra uno stimato ingegnere, un prete o un rocker sballato!!! Ora ritornando a me, tralasciando le farneticazioni, io ho scelto una non vita piuttosto normale dopo il risveglio, non mi interessava più tanto la spiritualità estrema, quanto piuttosto la materia e il riuscire ad entrare in relazione con le monadi che fino a quel momento avevo ignorato pensando di poter farne a meno. Altro che reincarnazione, credo piuttosto che l’esperienza la facciamo nel risveglio, su un piano d’eternità (ricordate Parmenide) che ci culla e ci permette al contempo di vedere il tutto da diverse prospettive! Infatti c’erano si quelle persone precise a cui ho fatto riferimento sopra, ma prima erano ininfluenti. Monadi senza finestre, la più chiusa e inespressiva era la mia e una volta aperto uno spiraglio il risucchio fu molto forte. Non riuscivo più a fermarmi, la necessità di un contatto e il rigetto di qualsiasi forma di chiusura divennero irrefrenabili. Crearmi una non vita nel sistema precostituito era dunque il mio obiettivo e gli equilibri gravitazionali necessari a compensare queste esigenze si misero in moto. Il difficile era scegliere dove andare e a che cosa rinunciare. Il mondo femminile fu senza dubbio uno dei poli vincenti, come già precisato finché respingevo tale mondo mi era ignoto, ma dopo l’apertura, nel mio piccolo iniziai anch’io ad attrarre esperienze e nel mio consueto stile capai quelle peggiori, in grado cioè di amplificare a dismisura l’illusione, che nei rapporti amorosi è sempre in agguato. Il desiderio e l’illusione, diceva Budda, sono fonti di dolore e sofferenza, per lui la vita è sofferenza e io non mi sono tirato indietro di fronte a tali esperienze. Però per uno che era vissuto in un modo parallelo andarsi a cacciare nel mondo di specchi di una donna plurimmagine, a tal punto che a volte oltre l’immagine c’era il nulla. Ebbene ne conobbi una che in televisione mai era apparsa pur recitando per le varie comparse della sua vita amore intenso e tragici abbandoni, per poi ricatapultarsi in nuove illusioni e avvinghiare in intrecci inestricabili gli infelici personaggi che capitavano a tiro delle sue angoscianti persecuzioni. La più perseguitata, glielo riconosco, era lei stessa, il suo farsi del male era però un distribuire ustioni di primo grado alle persone che gli si avvicinavano. Non esiste miglior antidoto per il risveglio: se sbatti contro il muro e riesci a rialzarti poi dovresti perlomeno cambiare direzione. Eccome se mi servì per orientarmi, ho capito che come in tutte le esperienze la corda non la puoi tirare troppo a lungo, anch’io pur sognatore e platonico  mi spezzai e dopo un paio d’anni intensi passati a sbattere la testa contro il muro (tanto ci volle a cambiare verso) troncai di netto l’ennesima esperienza al di fuori del mondo pseudoreale delle regole e intrapresi un cammino insieme ad una vera anima gemella,  con lei non sono mai deragliato, il sistema ha quindi apparentemente risucchiato entrambi in un contesto di vita standardizzato, quello della “famiglia”! E come mi disse un giorno (anzi come ci dissimo) era (eravamo) stata (stati) in balia delle onde del mare, un momento spinta verso il largo, senza più punti di riferimento, nel suo deserto di perlaceo grigiore, un momento riportata verso riva (o alla deriva)… così ci incontrammo perlomeno per iniziare a navigare insieme tenendoci per mano.

Continua …

 

Categorie
Filosofia e religione

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore! (prima parte)

strada

* Le pagine che seguono sono frutto di riflessioni personali  filosofico-esistenziali , non so se abbiano un senso o se perlomeno risultino comprensibili, ma ho deciso comunque di condividerle a puntate (i mattoni difficilmente si digeriscono). Ecco quindi la prima parte di un lungo discorso iniziato anni fa e in cammino, come la vita, verso mete sconosciute!

Avanti e indietro, indietro e avanti…

NON RIESCO A USCIRE DALLA GABBIA! Eppure in questo mondo nero un’ascesa e forse più di una l’ho avuta, una spinta per cambiare, in meglio, l’ho data, un’iniezione di speranza più volte, qualcuno, me l’ha regalata. Non tutto è da buttare, ma io sono incontentabile e annaspo: di che ho (abbiamo) bisogno per essere felici? Tutto astratto vero sto ragionamento? Non sono Budda, non vado in cerca il Nirvana, né lo voglio, ma la vita senza Verità e senza Dio (sinonimi che superano ogni fede) non so proprio a che serva, chiudi gli occhi e sei già polvere e quindi è un sicuro non senso: capite il perché non si può fare a meno di credere? Siamo indubbiamente eterni altrimenti non saremmo ORA, ma il dono è tutt’altro che facile da gestire. I saggi delle varie epoche che ci hanno preceduto i semi li hanno piantati eccome, ma va un po’ a gestirla tutta sta roba nella tua vita!!! Che poi ti accorgi che tanto tua non è.

Partiamo dall’orticello che coltivi giorno dopo giorno, ti circondi di abitudini, di normalità, ne hai bisogno ma quando l’imprevisto s’insinua e spezza il TUO sistema di regole… dove te le ficchi, come continui sulla strada della normalità apparente?

Poi c’è il campo, quello che ti coltivano attorno e da cui dipende anche la pseudo normalità di prima: la società con i suoi sistemi ti accoglie e ti insegna a ragionare su dei binari prestabiliti. Nei vari stadi di società e di realtà possibili, quello che vince è anche il più lontano da quello che sei o meglio dovresti essere, cioè una persona libera volta all’amore per se stessa e per chi gli sta accanto. Ma quando mai lo siamo?

Regna l’ingiustizia sociale e spirituale, vincono i controllori che godono nel poter dettare le regole adatte a normalizzare una non-realtà piena di male, in cui Dio (e quindi l’uomo che è una sua immagine) è assente e tenuto lontano in ogni modo, basta pensare che l’immateriale è ormai dominio dei controllori, c’è di fatto una rete telematica in cui ci riconosciamo e da cui dipendiamo. La nostra mente che MAI vuole perdere il controllo non ci lascia un solo istante: come fare a meno dei telefoni, dei pc, della RETE! Chi pensa a Dio come all’IMMATERIALE, ebbene si sbaglia, perché il REGNO DI DIO è il REGNO DELL’INCONTRO, Dio è colui che ti tiene per mano in ogni istante della tua vita, ma che tu ignori anche mentre lo stai guardando negli occhi, l’indifferenza con cui viviamo è agghiacciante, come ho detto sopra, annaspo, non ho molte cose da dire, eppure intuendo l’assurdo di questa vita non riesco comunque a rigettare il controllo, a rivoltare i falsi abiti che indosso, a guardare veramente oltre le apparenze.

Ricapitoliamo: cos’è l’uomo, l’uomo di ogni tempo e di ogni epoca?

L’uomo nella “storia”, quella dei documenti e delle testimonianze, è controllo, cioè dualismo perenne di controllori-controllati!!!

Cosa c’è oltre l’apparenza?

C’è Dio-Verità, colui che ci tiene per mano in ogni istante della nostra esistenza!

Perché viviamo nella pseudo-normalità, vero male di ogni epoca, ora giunta al culmine attraverso la massificazione immateriale della rete?

Perché Dio è persona vivente, è l’incontro, l’amore, la reciprocità, mentre la materia, così come l’immateriale in cui ci ostiniamo a vivere è l’oblio, l’indifferenza, il male che vuole in ogni modo costringerci alla non-vita lontano dal vero bene. L’uomo insomma attraverso il libero arbitrio può vivere lontano da Dio pur essendo morto, cioè svuotato della sua anima, una parvenza d’amore colmata dall’odio più puro dell’indifferenza. Non è forse questa la realtà che nei secoli, nei millenni abbiamo plasmato? Quanti di noi di fronte alle occasioni d’incontro con il bene, gli voltano, poco o tanto consapevolmente, le spalle? Chi ha il coraggio di uscire dal sistema di controllo a cui ci sottoponiamo più o meno liberamente? Si fa finta di vivere, per cosa?!? Provate a domandarvelo veramente VOI per cosa vivete e in che cosa credete!! Vi accorgerete che non troppe parole usciranno dalla vostra bocca, nulla o quasi attenuerà il torpore della vostra mente…pseudorisposte, forse neanche quelle, per poi affrettarsi a tornare nel sonno dell’incoscienza!

Continua…

Categorie
Filosofia e religione

Giro tondo

220px-Angelico,_giudizio_universale_01b.jpg.cf
Giudizio universale – Beato Angelico

Giro, giro tondo

casca il mondo

casca la terra

tutti giù per terra.

 

Una filastrocca per esorcizzare la morte, probabilmente di origini inglesi, inventata al tempo della peste nera quando mieteva vittime a migliaia e lasciava pochi dubbi sulla triste sorte di noi miseri umani.

IMG_20170715_105432
Barrea e il suo lago

Sulle sponde del lago di Barrea, formato da uno sbarramento artificiale all’inizio degli anni 50, nel 2005 a seguito di lavori realizzati per una pista ciclabile, è stata rinvenuta una necropoli sannita risalente al primo secolo avanti Cristo, gli antichi abitanti della valle del fiume Sangro appunto. Essa ha proprio una forma circolare, i defunti “tutti giù per terra” ma comunque vicini alla luce, a pochi centimetri dalla superficie, sono riaffiorati a ricordarci insieme alle nostre fiere origini “italiche”,  il legame con l’eternità che il cerchio, figura senza inizio e senza fine, simboleggia da sempre.

Il nome Italia deriva dall’antica lingua dei sanniti e significa libertà: dalle oppressioni, dalle ingiustizie e forse perfino dalla morte. La libertà è un peso per niente lieve da portare, un diritto ma anche un dovere per ogni uomo e di ogni popolo che creda nella vita (il cerchio) e giochi con la paura e con la morte (tutti giù per terra) esorcizzandola ancora e ancora e ancora verso l’infinito.

 

Categorie
Filosofia e religione

San Tommaso, oltre la fede il comprendere!

Le_Caravage_-_L'incrédulité_de_Saint_Thomas
Incredulità di San Tommaso – Caravaggio

Il 3 luglio è la festa di San Tommaso, l’ultimo degli apostoli a credere nella risurrezione di Gesù, il quale apparirà di nuovo nel cenacolo – 8 giorni dopo la Pasqua – appositamente per lui invitandolo esplicitamente a toccare le sue piaghe per “credere”! Nella risposta di Tommaso c’è poi una comprensione profonda, un’illuminazione: “Mio Signore e mio Dio!”.

Quello che gli altri apostoli ancora non erano riusciti a fare, identificare la profonda umanità di Gesù con la sua divinità, riesce a Tommaso attraverso l’intell8genza della fede: percepire quell’idea grandiosa insita nell’animo umano, che non dipende da noi ma ci sta di fronte nonostante la nostra incredulità!  E come è stato ben detto (o meglio bene-detto) le “ragioni della fede servono alla fede”!  L’uomo ha bisogno di risposte, di avere giustizia, di continuare ad avere speranza e soprattutto di non essere solo e continuamente preso a schiaffi dal proprio creatore.  La presenza di Gesù risorto è un’esperienza concreta per gli apostoli, trascendente eppure reale, in grado di comunicare ad uomini timorosi ed esitanti e spingerli a cambiare o meglio fondare la loro e la nostra vita altrimenti evanescente.

La figura di San Tommaso è quindi utile per continuare il percorso iniziato nel post DUBITARE PER CREDERE , in cui si parlava del dubbio come motore della fede. E proprio Sant’Agostino affermava in proposito che Tommaso “vedeva e toccava l’uomo, ma confessava la sua fede in Dio che non vedeva né toccava”!

Ma a noi uomini di oggi cosa è dato “vedere e toccare”? La domanda di Tommaso è anche la nostra domanda: “Perché mai dovrei credere a quello che dite voi? Solo se vedrò con i miei occhi e toccherò con le mie mani, allora potrò credere!”.

La figura di Gesù si muove infatti su due linee: una orizzontale , quella della storia di un uomo terminata con la sua crocifissione; l’altra verticale, che tende cioè verso l’alto, verso l’oltre e l’infinito. Ciò avviene con il riconoscimento della risurrezione, che attribuisce a Gesù la divinità!

In qualche modo, in una dimensione “altra” ma ugualmente accessibile in quanto donata a noi umani, le due linee convergono, piegando il tempo e lo spazio in un intreccio indissolubile. Non resta a noi che dubitare, mettendo i semi di una Rivelazione. Perché del dubbio e della fede, questo è certo, non possiamo proprio farne a meno.

Concludo, come avevo già fatto QUI, con una citazione tratta dal Fedone di Platone:

A me sembra, come anche a te, o Socrate, che intorno a queste cose il sapere chiaramente sia impossibile o difficilissimo, mentre d’altra parte il non indagare in tutti i modi ciò che si è detto e il desistere avanti che uno sia esaurito nell’osservare sotto ogni aspetto, è certo da uomo ignavo. E’ necessario quindi decidersi in uno di questi due modi: o accoglier da altri, o scoprire da sé come stanno le cose; o,  se ciò è impossibile, accettando almeno il migliore e il più inconfutabile degli argomenti; e, affidati a questo come su di una zattera, fare in modo pericolante la traversata della vita; a meno che uno non sia in grado, in modo più stabile e meno arrischiato, di compiere la traversata su di un sostegno più sicuro, cioè su di una certa divina rivelazione.”

Categorie
Filosofia e religione Poesie

Nulla sarebbe più!… Oltre la volontà di dominio ipertecnologico

Joseph_Mallord_William_Turner_-_Snow_Storm_-_Steam-Boat_off_a_Harbour's_Mouth_-_WGA23178.jpg
William Turner, Tempesta di neve: battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth (1842)

Un sole caldo, luminoso, sereno,

d’improvviso questa mattina

è scomparso oscurato dalle nubi.

Un vento impetuoso,

tempesta terribile, uragano immane,

ha iniziato a spazzare,

distruggere ogni cosa sul suo cammino.

Nulla può resistere alla sua forza:

né alberi, né palazzi, né montagne eterne:

lo stesso oceano sembra straripare

incombendo sul tutto.

Ma il deserto non è ancora:

una luce fioca, all’apparenza un nulla…

Continua a devastare impietosa

la tempesta,

per giorni e notti senza fine.

Ma una luce fioca, all’apparenza un nulla

è ancora accesa, nella sua infinita umiltà

di fronte all’oscena catastrofe.

Eppure nell’impotenza estrema,

senza imporsi,

è ancora lì , ad indicarci una meta nel buio.

Mistero inesplicabile,

forza inesauribile

ma minima incombenza

di fronte al Nulla che avanza.

La tempesta è finita,

le nubi sono diradate

è incredibilmente riapparso il sole

caldo, luminoso, sereno.

Una cosa è certa:

senza quella luce, all’apparenza fioca,

nulla sarebbe più.

 

Si tratta di un’esperienza interiore, una ricerca per arrivare a Dio o chi per Lui voglia Essere e imporsi, senza che siamo noi a chiuderlo in una scatola, preconfezionando saccenti il proprio Dio ideale! Rinunciare alla propria natura, andare oltre, prevaricare i propri limiti sembra essere costitutivo del nostro essere uomini, perlomeno nel contesto attuale del pensiero occidentale! Ne parlavo con Ivano nei commenti di un suo splendido articolo INCANTESIMI CINEMUSICALI 8: ORGANIC E PROPHECIES. Grazie a lui mi sono ricordato di questa vecchia poesia dove sperimentavo una PRESENZA nella MANCANZA ASSOLUTA di Dio, un Dio che abbiamo cancellato dalle coscienze pur essendo sempre presente nel vocabolario e nelle parole dei nostri rappresentanti politici o religiosi. Parole – appunto – niente altro che parole vuote, in totale continuità col sistema degradato e degradante istituito dal dominio tecnocratico!

La filosofia moderna nel mettere in discussione Dio-l’Essere-l’Eterno ha assolutizzato il divenire. Lo strumento di fronte al quale ogni speranza crolla è la tecnica, che illumina ogni mistero e ci porta di fronte al baratro del nulla. Se infatti grazie alla tecnica non c’è niente che l’uomo non possa o non sappia indagare e/o dominare, allora non rimane alcuno spazio per Dio. Tanto più avanzeremo verso il paradiso della tecnica tanto più la vita perderà il suo senso più profondo perdendo il contatto con la Terra e con la creazione. Ma tutto ciò lo potete leggere e capire  al meglio nell’articolo di Ivano cliccando sul link sopra.

 

Categorie
Attualità Filosofia e religione

Coercizionismo e dignità umana

Ripa_dignity_allegory

Traggo dal “Compendio della Dottrina sociale” della Chiesa alcune riflessioni sul rispetto della dignità umana che risultano particolarmente attuali nel contesto sociale in cui viviamo, quello di uno Stato che considera sempre più l’individuo come MEZZO per realizzare un modello economico anti-sociale e soprattutto anti-democratico imposto da organizzazioni internazionali di natura privatistica, gestita cioè da individui non eletti al servizio del sistema finanziario. E per fare ciò lo Stato non esita ad utilizzare forme giuridiche coercitive in nome di presunte emergenze sanitarie (vedi decreto sui vaccini) o presunte crisi economiche infinite (vedi alla voce RIFORME:  previdenziale, del lavoro, dellla scuola, della sanità…) o altre forme “giustificate” di esproprio legalizzato ( vedi alla voce bail in e al decreto che autorizza la nuova Agenzia delle entrate ad entrare nei nostri conti correnti per regolarizzare sanzioni).Tutto ciò potremmo sintetizzarlo con l’espressione COERCIZIONISMO, per indicare appunto la realizzazione di fini altrimenti irrealizzabili per via democratica, laddove cioè la voce del popolo conta ancora qualcosa.

Ecco al riguardo cosa dice la Chiesa nel Compendio:

CAP. III LA PERSONA UMANA E I SUOI DIRITTI

c) Il rispetto della dignità umana

132. Una società giusta può essere realizzata soltanto nel rispetto della dignità trascendente della persona umana. Essa rappresenta il fine ultimo della società, la quale è ad essa ordinata: <<Pertanto l’ordine sociale e il suo progresso devono sempre far prevalere il bene delle persone, perchè l’ordine delle cose deve essere adeguato all’ordine delle persone e non viceversa>>.

133. In nessun caso la persona umana può essere strumentalizzata per fini estranei al suo stesso sviluppo, che può trovare compimento pieno e definitivo soltanto in Dio e nel suo progetto salvifico: l’uomo, infatti, nella sua interiorità trascende l’universo ed è l’unica creatura ad essere stata voluta da Dio per sé stessa. Per questa ragione né la sua vita, né lo sviluppo del suo pensiero, né i suoi beni, né quanti condividono la sua vicenda personale e familiare, possono essere sottoposti a ingiuste restrizioni nell’esercizio dei propri diritti e della propria libertà.

La persona non può essere finalizzata a progetti di carattere economico, sociale e politico imposti da qualsivoglia autorità, sia pure in nome di presunti progressi della comunità civile nel suo insieme o di altre persone, nel presente o nel futuro. E’ necessario pertanto che le autorità pubbliche vigilino con attenzione, affinché ogni restrizione della libertà o comunque ogni onere imposto all’agire personale non sia mai lesivo della dignità personale e affinché venga garantita l’effettiva praticabilità dei diritti umani.

La libertà è quindi strettamente connessa alla dignità umana, vista come realizzazione piena della persona, esattamente l’opposto di quello che sta accadendo oggi: comprimono i diritti sociali, partendo dal lavoro, e chiudono gli individui in gabbie sempre più strette in nome di presunti virtuosismi e necessità!

 

IMAGEONPOETRY

La verità vi renderà liberi (San Paolo)

Take a walk

日記、エッセイ、ポエム、散歩、サッカー観戦など!

diesis&bemolle

musica in primo piano

Raccolta & Differenziata

Per rimettere in circolo quello che passa fra le mani e per la testa

Nature,science,health,engineering

Distinguished reader selectively reads

Occhi al futuro

Viviamo il presente per costruire in esso il nostro futuro

Political and moral philosophy

Politics and ethics reunited

SenzaFrontiere's Blog

"I pensieri sono perle false finché non si trasformano in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo" - M.K.GANDHI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: