Soltanto l’idea…

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Non l’amore, ma i suoi dintorni valgono la pena…

La sublimazione dell’amore illumina i suoi fenomeni con maggiore chiarezza della stessa esperienza. Ci sono verginità di grande comprensione. Agire compensa ma confonde. Possedere significa essere posseduto e dunque perdersi. Soltanto l’idea raggiunge, senza sciuparsi, la conoscenza della realtà.

Tratto da Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine, Feltrinelli

Gianni Rodari

Un grande maestro della fantasia, indimenticabile la sua capacità di insegnare “divertendo” qualsiasi argomento, anche i più difficili! Ho dedicato a lui numerosi post pubblicando alcune delle sue più belle filastrocche, qui voglio ricordarlo ancora una volta nel giorno dell’anniversario della sua morte, così vicino alla Pasqua di resurrezione: aiutaci dal cielo a non dimenticare la bellezza dell’essere bambini, perché solo così è possibile che dopo ogni sofferenza – che attraversi l’individuo o il mondo intero poco importa- l’umanità abbia sempre la forza di ri-sorgere!

Il vestito di Arlecchino

Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduja, una Brighella.

Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.

Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.

Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta!”.

Gianni Rodari

Il dromedario e il cammello

Una volta un dromedario,
incontrando un cammello,
gli disse: – Ti compiango,
carissimo fratello;
saresti un dromedario
magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più.

Il cammello gli rispose:
– Mi hai rubato la parola.
E’ una sfortuna per te
avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere
un cammello perfetto:
con te la natura
ha sbagliato per difetto.

La bizzarra querela
durò tutto una mattina.
In un canto ad ascoltare
stava un vecchio beduino
e tra sé, intanto, pensava:
“Poveretti tutti e due,
ognun trova belle
soltanto le gobbe sue.
Così spesso ragiona
al mondo tanta gente
che trova sbagliato
ciò che è solo differente!”

G.Rodari, Il libro delle filastrocche, Toscana nuova

Luca 6,37-38

«Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato. Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi»

Vivi di noi

Vivi di noi:

Sei

la verità che non ragiona:

un Dio che pena
nel cuore dell’uomo

Poesia di padre Turoldo, tratta da Anche Dio è infelice, ed. Piemme

Ragione

è necessitata a credere

ma prodigio ancora più grande

è credere

Poesia di padre Turoldo, tratta da Anche Dio è infelice, ed. Piemme

Padre Turoldo affermava che la libertà dell’uomo è un limite di Dio, ciò significa che la nostra libertà è alla base della stessa creazione. Quindi il mondo è mondo proprio per il gioco tremendo delle libertà e solo il misterioso agire della provvidenza rende possibile realizzare il bene anche dal male. La provvidenza è un argine, ma al contempo non è il limite al nostro agire che si mantiene libero.

Il male invece è limite, schiavitù, oppressione, esso è opera dell’uomo e si manifesta ogni volta che i nostri orgogli e le nostre avidità scavano una fossa invalicabile, un grande abisso che è capace di inglobare tutto e tutti. Per questo la storia cade ciclicamente nella disperazione, per questo sempre nuove nubi si scorgono all’orizzonte. Il grande abisso è sempre lì, fa parte del gioco delle libertà. Dobbiamo accorgerci in tempo che abbiamo dei fratelli, capire che rinunciare ad amare significa rinunciare alla salvezza. Avere fede, credere, questo si che è un atto rivoluzionario, forse l’unico capace di modificare il divenire, sia quello personale, sia quello della storia dell’uomo…

“… Essere Amore è sua

inevitabile pena”

Si chiamava Gesù

Testo di Fabrizio De André

Venuto da molto lontano
A convertire bestie e gente
Non si può dire non sia servito a niente
Perché prese la terra per mano
Vestito di sabbia e di bianco
Alcuni lo dissero santo
Per altri ebbe meno virtù
Si faceva chiamare Gesù Non intendo cantare la gloria
Né invocare la grazia e il perdono
Di chi penso non fu altri che un uomo
Come Dio passato alla storia
Ma inumano è pur sempre l’amore
Di chi rantola senza rancore
Perdonando con l’ultima voce
Chi lo uccide fra le braccia di una croce E per quelli che l’ebbero odiato
Nel Getzemani pianse l’addio
Come per chi l’adorò come Dio
Che gli disse sia sempre lodato
Per chi gli portò in dono alla fine
Una lacrima o una treccia di spine
Accettando ad estremo saluto
La preghiera l’insulto e lo sputo E morì come tutti si muore
Come tutti cambiando colore
Non si può dire non sia servito a molto
Perché il male dalla terra non fu tolto Ebbe forse un pò troppe virtù
Ebbe un nome ed un volto: Gesù
Di Maria dicono fosse il figlio
Sulla croce sbiancò come un giglio

Breve commento personale

De André pare che fosse ateo, sinceramente non so se durante la sua vita avesse mai cambiato questa posizione. Però questa canzone lascia comunque spazio alla grandiosità della figura di Cristo. <<…non fu altri che uomo, come Dio passato alla storia ma inumano è pur sempre l’amore di che rantola senza rancore perdonando con l’ultima voce chi lo uccide fra le braccia di una croce>>. Inumano o divino o superiore è la grandiosità di chi perdona ciò che altrimenti sarebbe imperdonabile! Cristo che pianse per l’intera umanità un male che continua a flagellare la terra, un male che è radicato nel cuore dell’uomo. Ma far spazio all’amore è diventato possibile attraverso un Dio che è nato nel mondo per convertire il cuore di tutti. Questa è la porta che Cristo ha aperto nella storia e che nessun male potrà mai richiudere.

San Martino

Photo by Ian Beckley on Pexels.com

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Giosuè Carducci

La poesia di Carducci ha questo titolo perché il giorno di Martino cade l’11 novembre, data in cui in Italia si festeggia la maturazione del vino, a cui si fa riferimento nel poema.

L’estate di San Martino

Un’estate

nella nebbia dell’autunno

breve ricordo della maturità passata.

La vita non torna indietro

ma i gesti che scaldano

vivono insieme a noi.

Un manto rosso

avvolge l’orizzonte

Martino dona la speranza

di vedere più lontano

non ci sono confini

ma verità da scoprire.

Le rime della Storia

La malattia dell’anima
è tornata
pervade, distrugge, amplifica
il dolore dell’intera umanità!

Si nutre d’odio e divisioni
mistifica i fatti
altera le percezioni
il suo è un marchio di sangue
dall’origine dei tempi.

Vedete il vento, la furia, l’ondata
che avanza schiacciando ogni cosa?

Vedete il male, il vero male
mostrarsi gagliardo
fra gli uomini?

Ride in faccia agli allibiti
si rivolta violento tra i fratelli
serpe velenosa pronta a mordere.

Non lo facciamo ancora, vi prego…
Non lo facciamo!
Il suo fascino
è un vestito di cartapesta
a coprire marciume ripugnante
privo di ogni pietà.

I buoni che coltivano odio
sono il frutto della paura,
le miriadi di cose inutili
che riempiono la vita
di un vuoto assordante
verranno spazzate via
da un vento implacabile,
lindo il cielo
forse
le rime della storia
possono ancora cambiare.

Accanto

Ho rotto quel legame
di dolore
l’ho perso
stringe ancora
ma l’ho perso!

Dove sei, dove sei andata?
Dove sei?

Le nostre vite
frammentate dal tempo
ci dividono
il cielo è una metafora
la terra un non luogo
dove mettere in scena
la vita.

Vacilliamo
sull’abisso
davanti all’infinito;
scintille al tramonto
assorbite dal Sole,
coscienze assopite
dall’inganno della morte
questa realtà
crea muri di niente.

Non siamo soli
c’è il vuoto intorno a noi.
Non siamo soli
ciechi nella luce.
Non siamo soli
nel sonno senza sogni
ci ritroveremo accanto.

.*♥**♥*★ *♥*..*♥*. BERNARD *♥**♥*★ *♥*..*♥*.

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