Fragile

Vetro

La vita ti cammina addosso

e ti accorgi

di essere fragile come vetro.

L’esistenza

ti entra nella coscienza

ubriaca annebbiandoti

finché non senti

incrinare i sentimenti

la paura che controlli

il fingere di non sapere dove cammini

un abisso di nulla

oscurità

l’unica luce sono i tuoi occhi

non puoi vedere oltre

la luce dei tuoi occhi

e la coscienza di essere fragile.

* La poesia è già stata pubblicata QUI e all’interno del post Illusione permanente

Il cuore ci comunica

Chiesa luce

Il cuore

ogni tanto

ci comunica

improvvisi bagliori

d’anima,

soffocata

a volte disperata

inespressa

perché i sogni

che costruiscono

questa vita

c’impediscono d’amare,

di liberarci dalle catene

del dubbio e della paura.

E’ una luce d’amore

immensa e sincera

che imprigioniamo,

senza guardarci

mai in faccia

neghiamo noi stessi

e incateniamo la vita

con crudeli illusioni.

Ma il cuore

ogni tanto

ci comunica,

d’incanto ci apre

un’alba luminosa

dipinta di mille colori

illumina il buio

per farci assaporare

la libertà

d’essere noi stessi

in mezzo al mondo

degli uomini

dalle infinite immagini

cangianti

e con semplicità

ci riempie

d’infinita accettazione.

La fonte

Lavertezzo_-_Felsen_im_Verzasca.jpg

Poesie di Lorenzo

Senti

questo silenzio di cime mai svelate

ove solo il vento è padrone.

Il vento e quei fruscii

di un abisso profondo.

E ogni passo infrange

questo muro

ove l’illusione è un ricordo

portato lontano dal mare.

E su tutto, l’urlo straziato del vento.

Mi diverto in questa gara

col tempo,

già perduta, o chissà…?

Gli occhi non saranno mai

sazi di quell’acqua.

Aspettami fonte della vita

aspetta che mi crescano le ali.

Non mutare

il tuo azzurro riflesso

in quest’acqua nera.

 Poesia di Lorenzo già pubblicata QUI.

Sapere che ci sei

mondo

Coscienza

implica sempre

sapere che ci sei.

Il sapere di una mancanza.

Il sentire una presenza.

Il guardarti in faccia

senza vederti

piangere.

La poesia è già stata pubblicata QUI. E il tema è sempre e comunque quello della fede, declinata nelle mille sfumature della vita. Perché come mi ha ricordato alcuni giorni fa il mio amico Andrea, il credente è colui che crede che l’impossibile diventi reale e che il reale sia l’impossibile. Oscar Wilde affermava che gli uomini crederanno sempre nell’impossibile, ma mai nell’improbabile. Perché l’improbabile riguarda la ragionevolezza, l’impossibile invece riguarda il cuore che con il supporto della ragione ci proietta oltre il nulla che sembra circondare le nostre esistenze. Nel Vangelo di Luca è lo stesso Gesù a parlare della fede, sempre umanamente fragile, riferendosi a Pietro: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli».

Del resto cosa potremma mai fare da soli? Come potremmo, anche per un solo istante, tenere insieme le miriadi di atomi che ci compongono?

Io ho pregato per te… quando il nulla riemerge sembra esserci pronta una mano ad afferrarci nel vuoto! Peccato che per noi sia così difficile vedere…

Agostino d’Ippona: dubitare per credere!

 

800px-Alessandro_magnasco,_sant'agostino_e_il_bambino,_genova_03

Sant’Agostino e il bambino

Sant’Agostino morì ad Ippona il 28 Agosto 430. Ripubblico sotto un post che era stato ispirato dalle sue posizioni teologiche e dall’esperienza della sua conversione. Mi riferisco in particolare alla “razionalità della fede”: per Agostino la fede è un gradino della conoscenza, essa dona “i semi della verità” e quando si tratta di” verità supreme essa purifica il cuore e lo rende capace di accogliere e sostenere la luce della ragione”.

Dubitare per credere

“Sant’Agostino stava scrivendo il suo trattato sulla Trinità e si sforzava di approfondire il grande mistero. Ad un tratto s’accorse che a breve distanza da lui v’era un bimbo, che con una conchiglia attingeva dal mare e la trasportava in una piccola buca, che aveva scavata nella sabbia.
Che fai bimbo? – domandò Sant’Agostino.
Voglio svuotare il mare e metterlo in questa buca, – rispose il bambino.
Ma non vedi che è impossibile? Il mare è così grande e la buca così piccola!
Vescovo Agostino, e come potrai tu, piccola creatura della terra, con la tua limitata intelligenza comprendere un mistero così alto, quale è quello della SS. Trinità? Detto ciò, il piccolo scomparve. Era un angelo del Cielo.”

La fede è un continuo confronto con il Mistero. La fede non è certezza , ma ricerca di senso. Quello del credente è infatti un cammino nella fede, una messa in discussione continua delle proprie certezze, una risposta mai banale alle domande sulla propria esistenza e sul senso del Tutto in cui siamo inseriti. Alla base della fede non c’è solo la fiducia illimitata in un Dio che pensiamo o sentiamo o vogliamo che esista perché espressione di un nostro bisogno e una nostra fragilità. La fiducia quando non ha riscontri puntuali viene tradita e decade nel nulla. Oltre alla fiducia è necessario un fondamento e questo è possibile solo trovando nella nostra intimità quell’ IDEA GRANDIOSA di Dio che è parte del nostro essere: Dio è quell’Essere così perfetto in cui l’Essenza e l’Esistenza coincidono! Pensare Dio, come diceva Sant’Anselmo, è pensarlo necessariamente come esistente! Ciò non è solo un astruso ragionamento filosofico, ma è un presupposto fondante la fede, un principio che va oltre la pura razionalità e si impone ad ogni uomo che sia in atteggiamento di ascolto. Sentire Dio come esistente non significa però definirlo, tanto meno conoscerlo. Non si può chiudere Dio in una scatola e dire: “Ecco, questo è (il mio) Dio!”. Il saccente e il bigotto non faranno altro che preconfezionare il loro Dio e proporlo nella sua logicità agli altri. In realtà qui non c’è alcuna differenza fra l’ateo e il cosiddetto credente, entrambi hanno le loro incrollabili e immutabili certezze e accolgono sprezzanti con scetticismo ogni critica e posizione diversa dalla loro.

Sant’Agostino affermava che “…si deve cercare Dio per trovarlo e trovarlo per cercarlo ancora!”, questo perché nel credente il dubbio è risorgente, si crede ogni giorno nel cammino della propria esistenza, non ci sono risposte ai misteri del male e della sofferenza, anzi quasi mai è possibile spiegarli! Non sappiamo il perché del vuoto infinito che ci pervade, ma al contempo non possiamo fare a meno di credere pervasi da quella luminosa idea che si impone all’animo umano con la sua grandezza! Quell’atomo di Verità che scorgiamo quando ci liberiamo dai pregiudizi è il motore che ci spinge a rinnovare la fede in un cammino arduo e tormentato. Concludo con una bellissima preghiera di Sant’Agostino…

Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori.
E là ti cercavo.
Deforme, mi gettavo
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
quelle creature che non esisterebbero
se non esistessero in te.
Mi hai chiamato,
e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
Hai mandato un baleno,
e il tuo splendore
ha dissipato la mia cecità.
Hai effuso il tuo profumo;
l’ho aspirato e ora anelo a te.
Ti ho gustato,
e ora ho fame e sete di te.
Mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace.

(Confessioni 10.27.38)

 

 

 

 

 

Un attimo

Campo di grano

Vincent van Gogh, Campo di grano con volo di corvi

La vita è un attimo

che sconfina nell’eternità!

Come potrebbe essere altrimenti?

E’ così densa

nel tempo sottile

che sfugge

e rifugge

corre come il vento

fra le mani.

Quella densità

che pesa

il cuore gonfio

di speranza

un altro giorno

se ne va

è la vita che passa

ma

ricominciare è un attimo!

 

 

Frammenti celesti

img_20180331_110132.jpg

Maestosa è la montagna,

imponente roccia

a volte fredda e spietata

nell’accogliere gli arditi viandanti.

Eppure ogni suono è più ricco in montagna,

purezza senza filtri

accesso diretto all’essere del Mondo.

Fatica e pericoli cerchiamo in montagna,

irte pendenze, abissi senza fondo.

E uniti al cielo che sfioriamo con un dito

pensiamo alle stelle da cui arrivammo,

frammenti celesti di un cuore divino.

Un passo inaccessibile

abbiamo valicato in montagna.

Mete impossibili per andare oltre

e tornare ad essere

ciò che siamo da sempre.

Voglia di radici

albero

Poesie di Lorenzo

Venti possenti vengono

e vogliono guidarti

verso nebbie

senza radici;

là i miraggi

mi portano,

il cuore

si ammutolisce

e non ho dove posarmi.

Solo un pianto

sincero

offre spiragli,

così tenui

ma che un po’ riscaldano.

Oh amico albero

dalle forti radici,

aiutami,

rendimi stabile

e avvinto alla sorgente,

così che crescano

rami e frutti rigogliosi

e possa sorridere

e danzare felice

ad ogni soffio del vento.

Poesia di Lorenzo già pubblicata QUI.

La Guida

450px-Spluga_della_Preta_131

Vorrei fuggire lontano,

dimenticare, riposare il mio Io

nel limbo oscuro del non-Essere,

inconsapevole della paura

compagna fedele

da tempo immemorabile.

Non ho mai saputo vivere

sopraffatto dalla violenza

dei miei stessi giudizi,

ed ora la paura mi schiaccia,

è un fardello troppo pesante

da sopportare,

scava nell’animo ferito,

inquieto, lontano da ogni certezza,

solcato da un fiume di sofferenza

cosi tanta che sembra non fare parte

della mia esperienza,

eppure so che mi appartiene

perché lascia le sue tracce nel dolore.

Non ho più argini nel cuore

trabocca, annego in ogni istante

eppure vivo…

riemerge sempre la speranza

forse c’è una fede innata,

una Guida, piccola luce

nel buio dell’Essere…

ma non posso più esprimermi

non so dire nulla di Lei

pensieri, parole, non so…

c’è solo il sentire il suo soffio,

la sua accettazione che mi tiene a galla

circondato dalla paura,

dal Mistero inesprimibile

della nostra vita.

E’ qui che devo stare

per sciogliere i nodi che mi stringono

le dolenti membra.

E’ qui che devo stare

accettare il reale

e ciò che sono

oltre l’apparenza,

perché è in questo che consiste

il nostro doloroso mistero.

Dualistici sono i sogni

veli opachi sulla vita

e ci piace ingannare noi stessi

fingendoci felici.

Ma è qui che devo stare

essere responsabile

di ciò che è Vero,

oltre le maschere e le finzioni

su cui costruiamo le nostre vite.

LO SPECCHIO DELL’ANIMA

Il_mattino_dopo_il_diluvio

Luce e colore. Il mattino dopo il diluvio di William Turner 1843

Gli occhi della gente

raccontano storie

d’esperienze

vissute in profondità.

Nella loro luce

c’è la nostra anima,

nelle loro espressioni

c’è la vera immagine

del nostro essere.

Gli occhi della gente

comunicano gioie e dolori,

paure ed inquietudini,

grandi dolcezze ed odi profondi…

Sono come stelle antiche

nello spazio infinito

che inviano messaggi di luce

vecchi come l’universo.

Gli occhi della gente

parlano di vite passate,

riportano all’origine dell’esistenza,

c’immergono in profondità primordiali

in cui già eravamo all’inizio del tempo.

Gli occhi della gente

sono fari nella notte,

dimostrano che non siamo soli,

che qualcuno ci attende

alla fine del buio.