sMer…cato?

Interesse Zio…nanale, o Na..leziona, o forse Le…zionana! Questo è più o meno il balbettio che le nostre istituzioni(?!?!?) tutte pronunciano quando devono o perlomeno dovrebbero difendere l’interesse della nazione che rappresentano.  Nel dire balbettano, non sono state programmate ad affrontare un’anomalia come quella dell’esempio francese che impone prioritariamente il LORO (dei francesi) interesse NAZIONALE in Libia piuttosto che nella gestione dei cantieri Saint-nazaire (questioni in realtà collegate), andando contro gli interessi del mercato (una barzelletta) che in questo caso coincide con gli interessi italiani. I sonori schiaffoni che puntualmente i nostri statisti al governo portano a casa non possono essere mascherati più di tanto neanche dai fedeli tiggì. Urlino pure ora : “Dov’è il mercato quando serve all’Italia?”

Se accetti di cancellare la tua Nazione in nome di un progetto superiore, L’Europa dei popoli, ma poi ti accorgi che tale progetto non esiste come ideale di unità ma solo come mezzo coercitivo per avvantaggiare alcuni a danno di altri, ebbene constatato ciò pur se con enorme ritardo, cosa dovresti fare?

Reintrodurre nel vocabolario la parola Nazione e condirla con altre importanti parole demonizzate quali ad esempio – investimenti pubblici per la tutela degli interessi nazionali (nazionalizzando aziende strategiche o banche quando serve) – ebbene tutto ciò sarebbe il minimo. Ma loro non lo faranno, continueranno fiduciosi ad affidarsi alle sorti del sMer…cato con regole puntualmente scritte su cata igenica!

Utopia: disubbidire al criterio dell’utile per ritornare alla civiltà!

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Isola_di_Utopia_MoroPremetto che per me le vere utopie (o menzogne?) sono quelle che vedono nella competizione sfrenata e nel libero mercato (dei monopoli!) i fattori principali di sviluppo della società e dell’individuo! Essi in realtà, alla prova dei fatti, si stanno dimostrando fattori di restaurazione e repressione delle libertà individuali, portando rapidamente all’eliminazione delle democrazie sociali del dopoguerra. In riferimento a questo riporto sotto alcune riflessioni fatte dall’economista John Maynard Keynes che mettono in luce gli aspetti distorsivi di un modello economico socialmente e politicamente insostenibile nel lungo periodo. Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:

“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.

Si pensi qui alla gestione odierna delle catastrofi ambientali in Italia, in primis a quella recente del terremoto: le “risorse” rigorosamente messe sotto controllo da rigidi parametri di matrice euro-pea, non bastano nemmeno per gestire l’emergenza! Ne è prova l’incompleta ricostruzione del centro storico dell’Aquila, ridotta a cumulo di macerie dal lontano 2009. Nella situazione attuale di cronica “mancanza di risorse pubbliche”, cancellate sull’altare del pareggio di bilancio e del fiscal compact, le speranze per la ricostruzione futura dei territori del centro Italia colpiti dal recente terremoto sono pressoché nulle. Ma lasciamo continuare Keynes con la sua critica al “sistema economico” di allora (che è quello riproposto in salsa euro-liberista oggi):

“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.

Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Keynes partecipò alla conferenza di pace di Parigi a Versailles nel 1919 e si oppose alle sanzioni di guerra che i paesi vincitori imposero alla Germania, sostenendo che esse avrebbero portato a nuove guerre e nessun beneficio… pochi anni più tardi l’avvento di totalitarismi quali quello della Germania nazista gli diedero – purtroppo – ragione: la gente sfruttata all’inverosimile dall’austerità causata dagli enormi debiti di guerra votò la persona sbagliata nella speranza che facesse la cosa giusta, liberarli dalla falsità e dalla menzogna dei propri governanti! Le cose poi non andarono così, ma le colpe di chi furono? Se i governi venduti agli interessi del capitale finanziario, allora come oggi, pensano solo a ciò che rende e tolgono ai popoli i diritti e la dignità (il lavoro e la speranza di una vita migliore), quale destino può aspettarci per il futuro? I segnali che vengono dagli Stati Uniti, quelli che vedono appunto un presidente eletto tradire le promesse fatte ai propri elettori riprendendo la politica destabilizzante e guerrafondaia del proprio predecessore non sembrano indicare via di uscita dal sistema di potere “neofeudale” che sta portandoci alla catastrofe, in Europa come nel resto del mondo con pochissime eccezioni. Il motto globalista usato prevalentemente in politica estera dagli USA è quello di “divide et impera”, efficacemente adottato da varie dinastie nel passato: in Medio Oriente come in Europa si andrà avanti destabilizzando i popoli per accerchiare la Russia e i suoi alleati, come appunto la Siria o l’Iran. Ma se ciò non avrà un freno, come sembrava voler fare Trump prima e subito dopo la sua elezione, le conseguenze diventeranno tragiche. In attesa di sapere se anche Trump si comporterà come una Clinton o un Obama qualsiasi, portando forse il mondo a una nuova (e definitiva?) guerra globale, concludo con Keynes sul ruolo dello Stato in economia:

“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”

Capito ministro Padoan e suoi colleghi? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. E se ora applaudite al prima tanto disprezzato Trump, solo perché ha lanciato i suoi missili in Siria per punire un – non si sa bene da chi concepito – attacco con armi chimiche, ebbene siete poi così sicuri che ci sarà posto per voi nei bunker riservati alle élite in caso di una guerra che avrà conseguenze imprevedibili? Non possiamo che sperare che dietro l’irrazionalità di tali scelte ci sia un senso nascosto che abbia come fine ultimo il mantenimento della pace e non l’ennesima presa in giro del proprio popolo!

Bibliografia e approfondimenti:

J.M. Keynes “Autarchia economica”, 1933

Luciano Barra Caracciolo, Euro e (o?) democrazia costituzionale, DIKE

 

Per un’Europa a 27 (e più) velocità!

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Bandiere degli stati europei

Giusto due parole sulla celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma: nulla è cambiato! Si è celebrato ancora una volta il primato dell’economia sulla politica, che prevede appunto l’adesione incondizionata a trattati sovranazionali in grado di ingabbiare le nazioni e indirizzare le loro scelte di politica economica verso lo smantellamento dello stato sociale! Se proviamo ad andare oltre i proclami e la solita propaganda dell’Europa che porta la pace, il progresso, la libertà… cosa rimane in concreto per i “cittadini d’Europa” da spendere per un futuro migliore? Se ci va bene, il NULLA! Ripeto, se ci va bene, perché altrimenti la spirale involutiva non può che portarci a condizioni sempre più critiche e socialmente insostenibili.

Questo perché se è vero che ogni scelta politica è una scelta economica, è altrettanto vero che essa deve comunque passare attraverso la legittimazione democratica (cioè il voto espresso dalla maggioranza dei cittadini) ed essere compatibile con la Costituzione. Non è così per i Trattati che hanno dato origine all’UE! Le idee su cui si fonda l’Europa vedono invece i nazionalismi (e i loro sistemi costituzionali) come sterili e pericolosi ed esaltano una pseudo-unità che mira esclusivamente a risolvere il conflitto di classe tra lavoro e capitale a totale favore di quest’ultimo.  Molti intellettuali e politici italiani hanno aderito a questa impostazione neoliberista e inserendosi all’interno delle classi dirigenti (politiche e non) sono riusciti a sovvertire, ben schermati da una propaganda mediatica di attacco allo stato (brutto, corrotto, sporco, inefficiente, cattivo…), i principi sociali su cui si basano le democrazie europee del dopoguerra. Ecco ad esempio come Einaudi, già presidente della Repubblica, nel 1954 si riferiva alla necessità inderogabile di unificare l’Europa:

La necessità di unificare l’Europa è evidente. Gli stati esistenti sono polvere senza sostanza….Esisterà ancora un territorio italiano; non più una nazione, destinata a vivere come unità spirituale e morale solo a patto di rinunciare a una assurda indipendenza militare ed economica.

La citazione è tratta dal libro “La Costituzione nella palude” di Luciano Barra Caracciolo, dove si possono trovare tutti i necessari approfondimenti sul percorso storico di costruzione e imposizione dell’ordoliberismo (primato dell’economia sulla politica) e sull’adesione dell’Italia ai vari Trattati sovranazionali europei.

Le parole dell’allora presidente Einaudi sono in realtà perfettamente conciliabili con quelle dell’odierno presidente della Repubblica Mattarella, o con quelle del suo predecessore Giorgio Napolitano. Il percorso di restaurazione dei principi neoliberisti è lungo ed è stato portato avanti con determinazione. Per gli euro-peisti il nazionalismo sarebbe sempre e solo causa di ogni male e motivo primo delle guerre. Per questi motivi hanno ben pensato di sostituire gli stati nazionali con una supernazione europea,  mettendo alla guida di tale “rivoluzione pacifista” le élite dei paesi del nord Europa, a loro volta al servizio dei sistemi industriali-finanziari… e siamo arrivati al punto finale, che prevede di privatizzare TUTTO quello che è rimasto di appetibile in favore delle classi dominanti! Quindi quando sentirete i nostri amati leader ragliare in tv riguardo ai fantomatoci investimenti sulla crescita, saprete che mentono o peggio non sanno quello che dicono; o l’Europa si divide a causa del drastico e imprevedibile ritorno alla realtà dei cittadini europei tartassati da un sistema iniquo e inefficiente, che pretende solo sacrifici crescenti in cambio di farse e proclami senza alcuna sostanza, oppure la politica torna nei suoi ranghi e riprende in mano il mandato che i cittadini europei hanno dato a loro nelle rispettive nazioni: rimettere al primo posto la politica significa fare il bene comune, ristabilire i fondamentali economici che stanno alla base dei propri paesi, – a cominciare dalla moneta – per ripristinare al meglio le Costituzioni, unica tutela in grado di garantire quei diritti umani (a partire dal lavoro) che ci vengono abbondantemente elargiti a parole, ma costantemente negati nei fatti! Insomma, ritornare ad un Europa a 27 (e più) velocità per garantire la pace e la prosperità!

I conti non tornano: dall’emergenza terremoto alle banche asfittiche passando per la manovrina di primavera!

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Quante bugie ESSI raccontano per difendere la LORO verità!

Conta che ti conta ma tanto i conti non possono tornare: chi crede ancora che le manovre e manovrine possano non essere recessive? Il conte sembra essere uno di quelli, anche se non è molto credibile dato che fino a ieri diceva NO a nuove manovre imposte dall’UE! Il suo ministro dell’economia come al solito la butta sul virtuoso affermando che tanto ridurre il debito è fare l’interesse nazionale! Chissà perché però ci sono spese che sono virtuose e intoccabili per principio, una su tutte i super-sostanziosi contributi che l’Italia versa al bilancio UE: dal 2000 abbiamo versato oltre 80 miliardi in più di quelli che abbiamo ricevuto indietro, i quali fra le altre cose sono pure vincolati a regole di cofinanziamento  che ne limitano enormemente la spendibilità! A titolo di esempio: nel 2014 l’Italia ha versato 17.188 milioni di euro nelle casse UE ricevendo indietro solo 9.882 milioni di euro con un disavanzo di oltre 7.300 milioni. Siamo passati dai circa 3 miliardi di euro del 2007 (l’inizio della crisi) agli oltre 7 miliardi di oggi, sostenendo così i bilanci di altri stati UE che a differenza dell’Italia ricevono più di quello che versano. E se i trattati una volta firmati è giusto rispettarli, viste le conseguenze disastrose a cui ci hanno portato sarebbe anche  giunto il momento di far sentire la voce dei cittadini di questo martoriato paese senza se e senza ma: l’imposizione di regole di bilancio fortemente recessive – i nostri lacché al governo e i famigerati tecnici della Commissione – dove dovrebbero mettersele? I risultati sono evidenti e i conti non tornano! Il governo dovrà redigere una manovrina di circa 3 miliardi con i soliti tagli e aumenti vari ed avariati, rastrellando soldi direttamente e indirettamente dalle tasche di noi tutti! Senza pensare poi minimamente all’emergenza terremoto. Essi ci mandano a dire che tale correzione – se non avessero tenuto conto dell’emergenza terremoto – avrebbe dovuto essere di almeno 10 miliardi!!! Soldi che come una spada di Damocle sono pronti a richiederci se entro aprile non arriverà la manovrina del governo. Intanto il neo-presidente del parlamento europeo Taiani  pochi giorni fa ha fatto un bel tour nelle zone terremotate promettendo – a nome dell’UE – sostanziosi fondi: ben 30 milioni di euro sono stati stanziati a novembre (se sò sprecati) e altri aiuti arriveranno! Pare (per ora sono chiacchiere) che tra fondi per l’emergenza e fondi strutturali già a disposizione dell’Italia (praticamente i nostri soldi che ci rigirano dopo aver trattenuto il giusto compenso) si potrà arrivare perfino a 2 miliardi di euro!!! Addirittura i fondi strutturali saranno spendibili al 100% senza cofinanziamenti e burocrazie euriste varie! Tanta generosità lascia senza parole, peccato però che rispetto ai conti prontamente inviati dalla Protezione Civile alla Commissione europea, che ammontano a ben 23 miliardi necessari per la ricostruzione, non sembrano granché. Ben altra cosa sono i soldi che l’Ue daccordo con il governo italiano ha permesso di stanziare per ricapitalizzare le nostre banche,  20 miliardi di nuovo debito buttati poi come acqua in una vasca senza tappo: è inutile cercare di ricapitalizzare un sistema bancario che continua ad accumulare sofferenze a causa dei tagli e delle tasse che il modello economico euroimposto aggrava di giorno in giorno. Soldi quindi buttati nel cesso dell’austerità!

Come quelli che l’allora governo Monti si affrettò a versare nei fondi ESM, – chiamati dai media salva-stati – quando in realtà servirono a ricapitalizzare le banche (degli altri, soprattuto quelle tedesche e francesi) che a causa dei loro azzardi e speculazioni rischiavano di saltare in aria: ben 60 miliardi versati da noi italiani tramite IMU e compagnia bella alle banche greche, le quali li rigirarono prontamente a quelle del nord europa, i veri finanziatori dei mutui e prestiti a basso costo del popolo greco. Ma almeno altri 20 miliardi l’Italia ha versato nei fondi ESM sempre per ricapitalizzare le banche (degli altri) che avevano prestato a man bassa in paesi quali la Spagna o il Portogallo. Tanto gli speculatori sapevano che all’arrivo della crisi ci avrebbe pensato mamma UE e babbo BCE, – con governi lacché compiacenti – a restituire il tutto a suon di STATO LADRO DEBBBITOPUBBLICOBRRRUTTTO E SPRECHI E CORRUZZZIONE E FRESCACCE SIMILI: eccoti servita su un piatto d’argento la propaganda ideale per i polli che beccano le più indecenti menzogne! Debiti privati del sistema bancario e finanziario europeo ripagati con gli interessi dai cittadini europei a suon di austerità e riforme. In tutto ciò l’Italia, paese con una grande ricchezza privata proprio per la laboriosità e la produttività dei propri cittadini-lavoratori-imprese, sta pagando un prezzo altissimo e ingiusto: ci stanno spolpando senza ritegno e continueranno a farlo finché glielo permetteremo non focalizzando il vero problema: il nemico non è lo Stato, ma il sistema finanziario deregolamentato di cui l’UE è il braccio esecutivo!

Concludo ritornando sull’emergenza terremoto: che nulla o quasi è stato fatto ce lo dice lo stesso Errani! A settembre aveva detto che in 7 mesi sarebbe partita la ricostruzione, quando invece in regioni come le Marche ci sono comuni che ancora devono vedere le casette! Addirittura la regione Marche affida solo ora ai Consorsi di bonifica  i lavori per fare le stalle, insomma giusto in tempo per il pascolo primaverile! Tutto ciò oltre che alla mancanza di un’organizzazione efficiente, fa pensare alla mancanza di risorse. Per far ripartire il paese servono soldi e investimenti, così per ricostruire un territorio devastato dal terremoto e ridare vita al suo tessuto produttivo idem! E se le calamità naturali sono imprevedibili, non altrettanto lo sono le cause della crisi infinita a cui ci hanno condannato, una crisi che ha portato distruzione e sofferenze enormi: è giunto il momento di dire basta a questo sistema folle e pretendere giustizia compatti contro le infinite menzogne che ci raccontano da ormai troppo tempo. E se proprio volete sapere le giuste parole da dire all’Unione europea – e aggiungerei al governo –  di fronte alle richieste assurde che continuano a imporci, ascoltate quelle dette dal professor Becchi alla trasmissione Agorà (clicca per vedere il video), in particolare dal minuto 3,30 e condividete!

Populismi e pupùlismi a confronto!

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Sui media in questi giorni siamo soliti sentire il disco rotto ripetere – martellandoci i timpani – la seguente solfa: “populismi de qua, populismi de là, populismi de su, populismi de giù…”. I più seri, quelli che mettono le mani avanti e ci avvertono per tempo dei rischi a cui stiamo andando incontro, sono gli esimi rappresentanti del partito unico dell’euro e della globalizzazione (sinonimi interscambiabili) che avanzano appelli e proposte per affrontare questa inconcepibile deriva anti-EURO-peista. Gli esempi sono infiniti, ma nel mucchio proviamo a leggere l’articolo scritto sull’Avanti:

Di fronte al rischio che l’Unione Europea imploda, un gruppo di giuristi ed intellettuali ha lanciato un appello alla rifondazione dell’Unione, in modo che possa rispondere alle “tendenze autoritarie e all’ascesa di forze nazionaliste e xenofobe” che hanno messo sotto attacco l’Unione “sebbene abbia garantito pace, democrazia e benessere  per decenni”. L’appello, pubblicato su diversi quotidiani  europei, è stato firmato, tra gli italiani, da Giuliano Amato, Emma Bonino, Massimo Cacciari e Giuliano Cazzola”.

Notare l’abbinamento classico NAZIONALISTI=XENOFOBI! Oltre ai giuristi e agli intellettuali, in prima linea per la difesa dell’Unione metterei anche i LECCOnomisti, quelli chiamati per informarci che uscire dall’euro sarebbe un immane disastro,a causa della svalutazione, inflazione, spread alle stelle e chi più ne ha più ne metta, precisando poi immancabilmente che a rimetterci – stringe il cuore – come al solito sarebbero i più deboli, dalla vedova all’orfano, all’invalido de guerra ecc. ecc. ecc… Chiaramente una spiegazione credibile sui motivi della crisi infinita – con dati catastrofici mai visti dall’unità d’Italia escluse naturalmente le due guerre mondiali, – non è data a sapersi!

Quindi il pericolo è l’avanzata dei populismi, quelli per intenderci rappresentati da Trump in America o dalla Le Pen in Europa, cioè da chiunque presenti al “popolo” un programma alternativo all’UE e all’euro. Nel miglior dei casi essi sono descritti come demogoghi e il popolo agonizzante a causa delle “cure da cavallo” imposte dal sistema è rappresentato come demagogo di sé stesso, in grado di autoadularsi replicando sui social o simili le pericolose fantasie che descriverebbero l’Europa come un covo di finanzieri spregiudicati nemici della democrazia: non sapendo scegliere il nostro VERO BENE, sarebbe più giusto far scegliere a LORO, quelli seri e responsabili che sanno sempre qual è la cosa giusta da fare e da applicare costi quello che costi (non a LORO naturalmente)! E il fatto che le alternative al sistema (tipo Trump o Le Pen…) si propongano come alternativa democratica, – cioè cercando di venire eletti attraverso libere elezioni e non certo con colpi di stato autoritari o con il manganello dello spread –  poco importa: l’unica alternativa all’Europa è l’Europa (della finanza e delle banche)! La tattica è quella di sporcare l’immagine dell’avversario attribuendogli le peggiori nefandezza (razzista, sessista, xenofobo, omofobo, umanofobo…) nella migliore tradizione pupùlista-liberista. E ne stanno a fa de me..lma col disco rotto sparato a ripetizione – in ogni dove e in ogni occasione – contro ogni forma di recupero di sovranità popolare. Ma uscire dalla me..lma è possibile, lo dimostrano proprio le raffiche sopracitate e le tante che avrete sentito e continueremo a sentire nei prossimi giorni. Perché se la produzione di tal materia marroncina è indipendente dalla richiesta (quando scappa scappa!), è vero che quando l’offerta è troppa anche la me..lma s’inflaziona svalutandosi da sola e il tanfo rischia di svegliare perfino i più addormentati dalla propaganda. Aspettando che l’attacco diarrotico-mediatico si calmi proviamo a buttar giù alcune delle migliori popu-popò-pupù LISTE attualmente in voga nei media:

  • Se usciremo dall’euro gli spread saliranno alle stelle… esattamente come quando c’imposero il governo Monti? Chissà se allora l’euro ci difese o se invece fu la causa del ricatto dei mercati?
  • A rimetterci saranno le classi più deboli, gli stipendi perderanno potere d’acquisto… ad avercelo ancora uno stipendio dopo 7 anni di crisi euro-imposta, la disoccupazione al 12% condita dalle riforme che impongono la precarizzazione permanente con l’aggiunta di aumenti di tasse e tagli indiscriminati  che cerrrrrtamente hanno aiutato le classi deboli!!!
  • Le materie prime andranno alle stelle… con i prossimi aumenti delle accise fatti per “correggere i conti perché “ce lo chiede l’Europa” arriveremo ad avere la benzina a 2 euro al litro? Abbiamo mai veramente sentito i benefici di una moneta forte per acquistare le materie prime in tutta questa infinita era dell’euro?
  • La lira si svaluterà… esattamente come si è svalutato l’euro(fino al 30%) in più occasioni senza che ce ne accorgessimo?
  • Il debito pubblico sarà insostenibile… grazie alle riforme che hanno distrutto i consumi interni e la crescita (pil) il debito pubblico italiano che la stessa UE definiva sostenibile nel medio e lungo periodo è ora a rischio! Siamo sicuri che senza un recupero della sovranità monetaria potremo mai tornare fare politiche di bilancio pubblico sostenibili?                                                                                                           InZomma potremmo continuare a lungo (se ci sono volenterosi cercatori di pupù la aggiungano nei commenti) ma la sostanza è che nella maggioranza dei casi vengono semplicemente scambiati gli effetti con la causa e le RIFORME servono proprio per mantenere in vita la causa della crisi: l’euro come strumento a servizio del capitale finanziario, il bastone abbinato all’olio di ricino in grado di far digerire immantinente ogni possibile protesta! Gli effetti collaterali (dell’olio di ricino) li sentiamo però tutti, non turiamoci il naso è ora di SVEGLIARSI!!!

 

 

Il governo risponde all’UE: tranqui, continueremo a massacrare i cittadini…

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…ma tanto tranqui quelli della commissione europea non sembrano! Il buon Junker sta certamente sfogliando la margherita: li commissariamo o non li commissariamo, avviamo sta procedura d’infrazione o non l’avviamo?!?  Perché come dice  Repubblica  il presidente Junker è da sempre impegnato ad aiutare l’Italia (e pensa te se non ci aiutava come eravamo ridotti!!!).

Riassumendo: il ministro Padoan invia alla Commissione UE una  letterina in cui promette i soliti tagli conditi da tasse in salsa d’accise varie ed avariate, ma non detta i tempi per realizzare tali immond…ehm agognate e purificatrici manovre correttive. Pare che chiarirà i conti ad aprile, ma si sa che ” ad aprile è dolce dormire” e quindi i virtuosi del nord non si fidano degli inaffidabili italiani del sud… Pare che lo stesso Renzi, che sta preparando di gran lena la prossima (imminente?) campagna elettorale, abbia suggerito al suo (ex?) governo di prendere tempo, allontanando così i venti burrascosi dell’impopolarità dai suoi commilitoni di partito.

Ricapitolando: Junker a breve dovrà scegliere se fare campagna elettorale per l’uscità dall’euro commissariando l’Italia avviando la famigerata procedura d’infrazione (beatificando Salvini e la Meloni che da tempo dicono di uscire) o se dare tempo all’armata brancaleone eurista capeggiata (sembra) dal solito Renzi e condita dagli strasoliti Bersani, D’Alema, Vendola e compagnia bella, perdendo al contempo credibilità (n’do sta il rigore se – addirittura anche perfino – gli italiani se ne sbattono degli ordini made UE?).

Ma questi avranno capito che il vento è cambiato? Se la stampa è riuscita addirittura a riesumare dall’oblio la vicenda delle dimissioni premature del buon Ratzinger significa che dopo l’elezione di Trump si è scoperchiato un vaso di pandora che lascia alle élite mondialiste ben poche possibilità di vittoria. Speriamo che una volta tanto saranno i cittadini ad assistere alle loro disfatte, facendoci due risate quando, presi dal panico, dovranno lasciare le loro amate poltrone di comando!

L’Italia come la Grecia

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Era il settembre 2011 quando Monti diceva su La7 nella trasmissione di Gad Lerner L’infedele: “Stiamo assistendo al grande successo dell’euro, e qual è la manifestazione più concreta del grande successo dell’euro? La Grecia“. Atene colava a picco e già si annusava la crisi per tutta l’eurozona, ma Monti era certo che l’esempio della Grecia fosse da seguire. Ecco spiegato il motivo: “Perché l’euro – aggiunse il professore – è stato creato per convincere la Germania che attraverso l’euro e i suoi vincoli la cultura della stabilità tedesca si sarebbe diffusa a tutti. Quale caso di scuola si sarebbe potuto immaginare migliore di una Grecia che è costretta a dare peso alla cultura della stabilità e sta trasformando se stessa?” Cit. tratte da Il Giornale! Per quelli che hanno lo stomaco forte e vogliono vedere in pratica che grande successo l’euro a guida tedesca ha realizzato in Grecia, cliccate su “il più grande successo dell’euro”.

Vi ricordate che a seguito di un referendum a cui i greci votarono in massa contro l’austerità, ricevettero invece pesanti commissariamenti dalla troika imposti dai diktat tedeschi?  Leggiamo i dati tratti da wikipedia: Il Ministero degli interni greco ha comunicato i dati definitivi con la vittoria dell’NO (OXI) con il 61,3% con 3.558.450 voti, mentre il fronte del SI ha ricevuto 2.245.537 voti con il 38,69; con una partecipazione al voto di 6.161.140 cittadini, pari al 62,5% degli aventi diritto. E il Renzi greco se ne uscì con queste dichiarazioni:

Subito dopo i leader politici hanno fatto le prime dichiarazioni dopo il voto, tra questi Alexīs Tsipras:

« I greci hanno fatto una scelta coraggiosa, che cambierà il dibattito in Europa. […] La Grecia da domani vuole sedersi di nuovo al tavolo delle trattative: vogliamo continuarle con un programma reale di riforme ma con giustizia sociale e dobbiamo “riarticolare” la questione del debito. »
(Alexīs Tsipras)

Sappiamo poi come è andata e purtroppo ora tocca a noi. L’Italia è un grande paese e certamente le conseguenze di un commissariamento così esplicito sarebbero imprevedibili. Però ho dubbi che si faranno molti scrupoli ad andare avanti!

Riassumendo il teatrino pro-EUROpa: abbiamo un PdR che dice che alle elezioni senza cambiare la legge elettorale non si può andare! Eppure proprio lui nel maggio 2015 firmò l’Italicum senza nulla profferire come potete leggere QUI!

La Consulta si esprimerà solo il 24 Gennaio e nel frattempo la memoria corta degli italiani, con le acque ben intorbidite dai soliti media pro-regime, avranno sistemato ben benino la questione elezioni anticipate. Ci andremo, certo, alle elezioni,ma non seguendo l’onda del voto referendario! Ciò accadrà piuttosto quando sto fantasma di governo, completata la svendita dell’Italia, verrà travolto dall’onda del malcontento popolare arrivato all’apice della sopportazione! Ora ai mercati interessa soprattutto che venga ratificata la soluzione “giusta” sulle banche italiane: ricevere aiuti di stato, via fondi ESM, su modello (esemplare nei risultati – vedi sopra) della Grecia. Per questo motivo Renzi ha detto: ” O governo di tutti o elezioni anticipate”! Visto che stanno per far commissariare l’Italia dalla Troika ( o da simili e assimilabili istituzioni) con conseguenti devastanti richieste di ulteriori e folli austerità, occorre spalmare la mer… ehm responsabilità politica di tale capolavoro patriottico su tutti i partiti. Pare (addirittura!) che neanche forza italia ci voglia stare, quindi Mattarella riproporrà un governo Renzi-bis con presidente del consiglio un ministro: se sarà Padoan la svendita al peggior offerente è garantita. Probabilmente però sceglieranno  una nullità politica, un non-ministro- non -presidente del consiglio, come se potessero davvero credere di salvare politicamente il PD e compagnia bella da ciò che stanno per fare!!! Renzi ha lasciato in eredità al PD solo macerie e agli italiani idem del loro paese. Qualsiasi fantasma o ectoplasma si presterà a garantire la continuità al governo attuale per portare avanti la cessione del sistema bancario italiano a danno di tutti i cittadini, poco importa. Alla stupidità non c’è mai fine, ma se ti danno martellate sui piedi è difficile che non ti svegli dal torpore che fino a ieri ti spingeva a credere alle assurdità che tali personaggi ti vendevano come oro! E dopo l’adesione ai fondi salva stati TUTTO sarà possibile! Ricordo che l’Italia ha versato dal governo Monti in poi oltre 60 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche degli altri (quelle francesi e tedesche in primis) e oggi non può spendere 1 euro di soldi pubblici per sostenere un sistema bancario stremato dalla crisi: la gente perde lavoro, le imprese chiudono e non pagano più mutui o finanziamenti. Grazie all’austerità imposta dall’Europa e dall’euro abbiamo accumulato nel sistema bancario una montagna di sofferenze e ci chiedono, invece di farci uscire da sto sistema folle e recessivo, di accettare soldi vincolati ad ulteriori austerità. Pensate solo al fatto che le banche italiane NON hanno ricevuto aiuti pubblici (MPS a parte) mentre la sola Germania dal 2008 ha versato 290 miliardi di euro per sostenere il proprio sistema bancario. Per non parlare poi dei soldi che NOI ITALIANI, grazie a Monti e ai suoi degni successori (Letta e Renzi) abbiamo continuato a versare per le loro banche altrimenti fallite!

L’unica nota positiva è che si è ricominciato a parlare di uscita dall’euro e di possibili alleanze in tal senso: Lega e M5S potrebbero avere i numeri per un governo che punti a recuperare sovranità e indipendenza per l’Italia. Sul telegraph l’intervista a Claudio Borghi! Sono solo sogni visto che il M5S non ha mai manifestato la volontà di uscire dall’euro parlando so lo di un fantomatico referendum. Ci sarebbero però le”correnti” o roba simile: se Grillo dimostrasse di non essere il piano B del sistema (Cit. Alberto Bagnai) e decidesse di far pesare i suoi voti a favore del recupero di sovranità sarebbe un bel colpo per gli euristi. A loro piace vincere facile ma credo gli rimanga poco tempo prima dell’inevitabile fine dell’euro! La baracca politica malcostruita per sostenere “il più Europa” è crollata (o perlomeno è gravemente lesionata) sotto il voto del referendum costituzionale. Gli italiani possono sopportare tre governi e più al servizio del sistema finanziario, ma sembrano mal digerire un SI netto e a scatola chiusa, un salto  verso il buio di pseudocambiamenti mai definiti, che manifestano con fin troppa chiarezza la fretta di togliere di torno i fastidiosi residui della democrazia mantenuti  in vita dalla nostra costituzione. Sarebbe già tanto che a noi comuni cittadini  rimanesse in mano qualcosa per ricostruire le nostre vite, affidandole a persone che non hanno voltato le spalle al loro paese nel momento del bisogno.

Se vince il NO… arriverà l’ennesimo governo tecnico?

draghi

La preponderante presenza mediatica del premier per presentarci le cosiddette “ragioni del  si” mettono in evidenza come stiano cercando di sparare le “ultime cartucce”  (a salve), contro la sempre più certa vittoria del no.

Quello che non riescono a capire, nel loro annaspare e farfugliare pseudo-motivazioni pro-riformiste, è quello che dicevo pochi giorni fa analizzando il voto a favore di Trump: se alla gente fai mancare il “pane quotidiano”, cioè il lavoro stabile unica sicurezza per il futuro, ai voglia tu a parlare di cambiamento, ripresa, risparmi, calo del debito o minaccia degli spread…

Gli ultimi dati istat confermano che l’Italia rimane in deflazione Leggi QUI!  Poi però l’istat ci ripensa e fa uscire stime PRELIMINARI del PIL che confermerebbero la fatidica crescita, come potete leggere QUI!  Ci dovrebbe spiegare il premier, o il ministro Padoan, come è possibile parlare di ripresa e di aumento dell’occupazione , quando i dati certificano in modo inequivocabile che i consumi non ripartono?  Se si aggrava la deflazione come si fa a dire che aumenta l’occupazione, usando squallidi giochi di parole – disoccupati, inattivi, occupati…il gioco delle tre carte – col solo fine di confondere la gente? Di che tipo di lavoro stiamo parlando, dato che su base nazionale la quota salari rimane invariata anche quando aumenterebbe l’occupazione?

Questi dati certificano che le riforme, compresa quella della Costituzione, stabilizzano solo i diritti della mega aziende, prevalentemente estere, di fare shopping a basso costo in un’Italia in rovina: investono soldi e hanno in cambio lavoratori sottopagati e schiavizzati! Questo è il vero motivo per cui la gente voterà NO!  Renzi ha già fatto capire che lui “nella palude non ci rimarrà”! Non si comporterà come i soliti politici che “galleggiano” e mai si tolgono di torno. Sinceramente mi pare difficile “galleggiare” quando grazie alle RIFORME l’intero sistema paese affonda; comunque sembra proprio volerci dire che si dimetterà, – come i suoi padroni euristi gli avranno già chiesto – ma non certo per andare ad elezioni anticipate!  Sono già uscite previsioni di istituti di credito, come la banca svizzera Credit Suisse, che danno la probabilità di un governo tecnico a seguito della vittoria del NO al 70%! Leggi Qui!

Alla guida di tal governo potrebbe spendersi una figura carismatica, autorevole, come ad esempio quella di Mario Draghi, in grado di rassicurare i piddini di tutte le specie (definizione del professor Bagnai, potete trovare il vero significato del termine nel suo blog Goofynomics )  sempre pronti ad accogliere a braccia aperte il salvatore della patria (degli altri) di turno!

Nel caso invece si andasse alle elezioni anticipate con l’attuale maggioritario non è da escludere una vittoria dei 5s con alla guida del paese un Di Maio, che si è prestato a fare un tour di presentazione dai potenti del mondo, come già fece Renzi Lo potete leggere QUI!

 In entrambi i casi la GARANZIA che il SISTEMA RIFORMISTA LIBBBBERISTA NON CAMBI è assicurata! I 5s hanno detto più volte che la permanenza dell’Italia dentro l’unione europea NON è in discussione. Per loro, come per i piddini, l’euro NON è il problema, lo sono invece gli sprechi, la casta, la corruzione… in poche parole gli stessi temi cavalcati da un Renzi o un Monti qualsiasi con il distinguo dell’onestà!

Su Draghi e le sue capacità indiscusse di salvare l’euro non ho molto da dire. Se mai si prestasse a governare l’Italia con il solito governo di “responsabilità nazionale”,  capiremmo presto se la salvezza dell’euro è compatibile con la vita di noi poveri cittadini!

In tutto ciò, naturalmente, l’incognita nel gioco dei poteri potrebbe essere Trump e la sua dichiarata opposizione al sistema globalista: i buuu-rocrati potrebbero aver fatto il loro tempo e la democrazia, pur se con dei “limiti”, avrebbe perlomeno una piccola speranza di rivincita. Chiaramente è solo un sogno, ma dopo tanti incubi dovuti all’indigestione di pesanti salse euriste (l’Europa ci dà la pace, lavoremo tutti un giorno in meno guadagnando di più, l’Euro ci protegge,bla, bla, bla…), cercheremo perlomeno di farlo ad occhi aperti e non lasciarci ingannare tanto facilmente.

Debiti e pane quotidiano: da Trump ai libberisti di casa nostra

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La lezione “Trump” sarà servita a far cambiare prospettiva ai libberisti euristi di casa nostra? Mi riferisco alle politiche volte ad aumentare la DISOCCUPAZIONE e la PRECARIZZAZIONE, volte deliberatamente ad impoverire la gente aumentandone la disperazione. Perché chi ha votato Trump l’ha fatto pensando al “pane quotidiano”, le manipolazioni mediatiche, le demonizzazioni, non hanno avuto alcun effetto sulle “troppe” persone che si sono trovate senza lavoro e prospettive di miglioramento! In un impero, come quello americano, il sistema non sarà mai davvero “democratico”, chiunque vinca sta lì a garantire gli interessi del sistema, ma anche un modello imperialista-lobbista deve tener conto di equilibri delicati come quello della sussistenza dignitosa di milioni di persone: attualmente ci sono oltre 40 milioni di cittadini americani che sono costretti a ricorrere agli aiuti alimentari per vivere! Credo che la corda, quella che porta alla disperazione e alla violenza, era pronta per rompersi, quindi una discontinuità politica, per quanto imprevedibile, è l’unica speranza che le cose possano migliorare!

Anche da noi, nel vecchio continente e nella nostra Italia, le “riforme” a sentire i media e i tromboni di regime, presto faranno “ripartire” il paese.  La realtà è che dopo 5 anni di crisi portata avanti in modo magistrale dagli ultimi tre governi, tutti subalterni al sistema finanziario eurocratico, la gente comune è sull’orlo della disperazione più totale: pochi capiscono cosa sta accadendo davvero, ma di fronte al suicidio a cui stanno portando la nostra civiltà, l’istinto di sopravvivenza dei più è alla disperata ricerca di qualcuno che ci indichi una via d’uscita: dare il “pane”, cioè il “LAVORO”, quello vero, quello in grado di garantire un futuro dignitoso! E per PRETENDERE il “pane quotidiano” dobbiamo passare attraverso la comprensione di alcuni “temi” o meglio “best seller” tanto in voga in quest’era ultralibberista!

Una delle tematiche più care alle élite libberiste è quella del DEBITO PUBBLICO! A causa dell’enorme DEBITO PUBBLICO, ci dicono, dobbiamo fare le riforme per cambiare l’Italia e tornare a crescere! Quante volte avrete sentito questa litania snocciolata dal premier di turno o dal solito e ripetitivo servizio sui telegiornali. Funziona sempre: abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, i debiti dei padri ricadono ora sopra i figli, troppi privilegi cancellano così i diritti e dobbiamo fare i sacrifici altrimenti…

Eppure è semplice riflettere su un dato di fatto: se c’è uno o più debitori, chi sono i creditori? O detta altrimenti: la spesa di uno è sempre il guadagno di qualcun altro! Sicuramente in questo contesto, quello dell’euro, il taglio del DEBITO PUBBLICO è il principale pretesto per fare le riforme che si scaricano sui cittadini: riforma delle pensioni, tagli feroci alla sanità e all’istruzione, precarizzazione selvaggia del lavoro reso, grazie al jobs act, precario a tempo indeterminato… Quindi sembra proprio che questo debito non sia il guadagno, l’arricchimento dei cittadini! Ma andiamo avanti…

Era l’estate del 2012 quando, sotto il governo Monti, la stragrande maggioranza del Parlamento italiano votava a favore del “PAREGGIO DI BILANCIO” in Costituzione cambiando così insieme all’articolo 81 l’intera struttura della nostra Carta costituzionale. Provate infatti a spiegare COME uno Stato che rinuncia a fare politiche di spesa pubblica, può per esempio “adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” come afferma, suo malgrado, l’articolo 2 della Costituzione? Oppure come può favorire il risparmio come dice l‘articolo 47, dato che fa solo politiche volte a rastrellare i soldi dirottandoli verso i mercati finanziari?  Uno Stato che oggi più che mai tira dritto verso il deficit zero decide con tranquillità di rinunciare ad immettere nell’economia liquidità per sostenere l’occupazione o ricostruire i paesi devastati dal terremoto! Checché ne dica Renzi, che va elemosinando lo 0,… di deficit in più ai suoi padroni europei, chi non mette radicalmente in discussione il pareggio di bilancio e le assurde regole europee da cui deriva, nulla può dare ai propri cittadini: può solo aumentare le tasse e/o tagliare la spesa pubblica, creando impoverimenti senza fine. Già dal 1992, con il Trattato di Maastricht, l’Italia ha adottato i vincoli per il risanamento dei conti pubblici iniziando a fare consistenti “avanzi primari”. Ciò significa che da circa 25 anni l’Italia  ha sempre speso meno di quello che ha incassato via tasse. L’unica voce in bilancio che ha fatto lievitare in modo consistente il famigerato debito pubblico è stata infatti la “spesa per interessi”! Ora siccome il costo medio del nostro debito pubblico è di circa il 4% del pil, è matematico che con un deficit attuale intorno al 2% come ce lo chiede l’Europa il governo non può DARE NULLA per la ripresa o per altri fini sociali. Ripeto: se lo Stato non può spendere come sancisce il principio del pareggio di bilancio, non può far altro che tassare e tagliare la spesa sociale privatizzando i servizi, PUNTO!

Ma ritorniamo alla domanda cruciale: a chi entrano in tasca gli interessi sul debito pubblico italiano? Se tali titoli andassero in tasca a cittadini o ad imprese ed istituti finanziari italiani lo Stato avrebbe di fatto un debito con se stesso: in una famiglia i soldi che il marito dà alla moglie per andare a fare la spesa contribuiscono al reddito famigliare non generando alcun debito! Il problema si pone quando i soldi non bastano e allora un componente della famiglia deve fare la spesa a debito! Ma anche in questo caso l’Italia ha un debito estero corrispondente a circa il 40% del pil, percentuale non considerata preoccupante dagli economisti. Quindi esaminato sotto vari aspetti il Debito pubblico in termini assoluti è del tutto comparabile a quello di paesi con economie simili a quella italiana, è tenuto sotto controllo da politiche d’austerità che impongono esclusivamente avanzi primari consistenti e compressione della spesa pubblica, è ulteriormente “controllato” da riforme, come quella previdenziale, che tagliando le gambe (il futuro) a milioni di pensionati è in grado di abbassare la spesa per le pensioni nel medio e lungo periodo! InZomma, il Debito pubblico, soprattutto se protetto da una banca centrale in grado di acquistarlo alla bisogna e tenere sotto controllo i famigerati spread, è il NON problema! Casomai, nel nostro caso, è proprio la BANCA CENTRALE ad essere il problema: una banca dei banchieri, esente dal controllo democratico degli stati e al totale servizio delle istituzioni finanziarie! L’euro, moneta di nessuno, è appunto il manganello e l’olio di ricino da usare e dosare a dovere nei confronti dei malcapitati cittadini dell’Eurozona.

L’ha dimostrato Draghi quando nel 2012 dichiarò che avrebbe fatto di tutto per “SALVARE L’EURO” (l’euro, non i cittadini europei) e infatti da allora ha acquistato direttamente titoli pubblici, anche italiani, abbassando notevolmente i tassi debitori e mantenendo un’apparente calma finanziaria! Apparente perché l’economia reale non ne ha tratto alcun beneficio; anzi la minaccia di nuove “crisi” euroimposte per tramite della stessa BCE, pronta a chiudere i rubinetti del quantitative easing, interrompere cioè l’acquisto di titoli pubblici riportando gli spread alle stelle e togliendo liquidità agli stati che non fanno i “compiti a casa” adottando perfino, come accaduto in Grecia e a Cipro il “controllo dei capitali”: vennero limitati i trasferimenti finanziari da banca a banca, i prelievi ai bancomat… il tutto perché i greci avevano votato no all’arrivo della troika, che poi puntualmente arrivò per tramite della Commissione UE, imponendo su volere della Germania, una devastante rinegoziazione del debito! Tutto pur di non farli uscire dall’euro, precedente pericoloso che avrebbe potuto rafforzare le voci critiche che sostengono addirittura che continueremo a vivere anche senza l’euro! Se si usasse la spesa pubblica per rilanciare i consumi, sostenere l’occupazione, rafforzare e ripristinare le tutele sociali, inizieremmo ad uscire, pur fra mille ostacoli e difficoltà, da una crisi che non ha mai fine. Nulla di tutto ciò è possibile se prima non si ripristina la sovranità monetaria uscendo dall’euro,  vero tema da affrontare per primo se si vuole un cambiamento per la gente, volto a dare una speranza e un futuro alle nuove generazioni!

Quando lo Stato risparmia…

disastri

Dall’inizio della crisi e in particolare dall’entrata in campo di Monti che ha inaugurato l’era infinita dell’austerità, lo Stato italiano ha realizzato nelle manovre finanziarie notevoli “risparmi”, ma essi sono andati di pari passo ad una caduta verticale degli “investimenti” pubblici in modo praticamente trasversale a tutti i settori della vita sociale, che sono proprio quelli che servono ad esempio per la manutenzione delle strade, la messa in sicurezza degli edifici pubblici, la prevenzione di disastri ambientali… Insomma, più lo Stato ha risparmiato, più ha tolto, cancellato, letteralmente MANDATO IN ROVINA il nostro paese! Inutile qui dire l’elenco infinito dei disastri che si sarebbero potuti evitare o perlomeno limitare con la giusta manutenzione e con adeguati investimenti pubblici, basta ricordare il recentissimo crollo del viadotto di Lecco! Ma come mai, se lo Stato risparmia, – perché il debito pubblico SAREBBE IL SOLO E UNICO PROBLEMA – tali risparmi non si convertono in servizi aggiuntivi, in risorse per affrontare l’emergenza, come ce la cantano giornalmente in tutte le salse da anni i media di regime?!?!?!?!?!?  La spesa è un problema, quindi il risparmio, i TAGLI AGLI SPRECHI, sarebbero la soluzione, non è forse vero? Iniziamo a vedere l’effetto dei tagli o se preferite dei risparmi, sul comparto sanità: “La spesa sanitaria italiana è del 28,7% più bassa rispetto ai Paesi EU14, con una forbice, anche in percentuale del PIL, che si allarga anno dopo anno…” Qui trovate la fonte di tali dati.

Possiamo continuare con la spesa per l’istruzione:

Ocse: Italia penultima per spesa, record di Neet e prof anziani

venerdì 16 settembre 2016  –   Edscuola  –  da Il Sole 24 Ore   –   di Alessia Tripodi

Una spesa pubblica scesa del 14% in 5 anni – che mette l’Italia al penultimo posto dopo l’Ungheria – record di insegnanti over 50 (con salari in calo) e di Neet, cioè di ragazzi che non studiano e non lavorano… L’articolo continua qui.

InZomma, sia se l’analizziamo per settori, – salute, istruzione, servizi… – sia se l’analizziamo in termini assoluti, l’Italia risulta tra i paesi dell’area euro con la spesa pubblica più bassa! Ed è tale spesa – che per i liBBeristi di tutte le salse che invadono con le loro blaterazioni la tv sarebbe ABNORME, PESO IMMORALE SULLE SPALLE DEI FIGLI, IMPRODUTTIVA, BRUTTA, SPRECO DA TAGLIARE… – che è rimasta in termini reali praticamente INVARIATA tra il 2005 e il 2015! Certo il debito pubblico continua a salire, ma siamo sicuri che sia questo il problema? SI! Siamo sicuri che il debito pubblico NON è il problema e ce lo certifica la stessa Commissione europea oltre che prestigiosi istituti di ricerca tedeschi. Qui l’articolo. Per chi non ha la pazienza di aprire i link e leggersi gli articoli riporto dei brani significativi:

“Il primo, certificato EU e già qui ricordato, è che l’Italia mai, nemmeno per un momento, è stata a rischio default. Lo certifica la stessa Commissione Europea nel suo Fiscal Stability Report…”, “…l’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, ha ribadito che l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più sostenibile dell’eurozona! “

Per collegare i puntini fra una frase e l’altra ripeto che l’articolo dovete leggervelo da soli. Però non fatevi trarre in inganno dalle conclusioni, dove l’autore dice che siccome l’Italia è il paese che più di ogni altro ha applicato i vincoli di bilancio imposti dall’UE, avrebbe quindi titolo per “chiedere”, “pretendere”, “realizzare” un maggiore flessibiltà e incrementare così gli inesistenti investimenti pubblici rilanciando la domanda interna ( i consumi) e incrementando il pil (la ricchezza prodotta dagli italiani). Le avrete sentite tutti le farneticazioni del buon Renzi, che addirittura si è spinto a dire “…non possiamo accettare che crollino le scuole per rispettare le regole di bilancio europee!” Eppure lui insieme ai suoi predecessori (Letta e Monti) sono stati i campioni di austerità: se riduci il deficit e porti il tuo paese al “pareggio di bilancio” ,e applichi addirittura il Fiscal compact allora significa che accetti con leggerezza di continuare a impoverire il tuo paese e a tagliare le risorse per la sicurezza e lo stato sociale! Ma al di là degli slogan politici, il motivo per cui i garzoni di bottega che si sono succeduti negli ultimi tre governi hanno “curato” la gamba sana dell’Italia, cioè la spesa pubblica con cui dal dopoguerra ad oggi gli italiani tutti hanno visto migliorare le loro condizioni di vita, non è certo per ignoranza o per incompetenza. Essi infatti hanno lavorato al servizio dei creditori esteri, gli stessi che attraverso il controllo del mercato dei capitali e degli spread dettano le regole del gioco: limitare la democrazia (per ESSI sinonimo di populismo), azzerare le tutele sul lavoro, demonizzare tutto ciò che è pubblico spingendo l’ex-Stato a privatizzare i servizi. Se vi ricordate la “crisi” è iniziata da una banca statunitense, la Lehaman Brothers, che a causa delle speculazioni dei mutui subprime fallì spalmando la voragine di insolvenze accumulate nel sistema bancario di tutto il mondo. Per chi non lo sapesse i mutui subprime sono ad alto tasso di insolvenza proprio perché dati a persone con lavori precari e senza tutele, appunto perché negli Stati Uniti la precarizzazione selvaggia del lavoro è la regola! Quando TUTTI o la stragrande maggioranza dei lavoratori hanno lavori senza tutele e possono essere licenziati dal datore di lavoro senza problemi, il sistema finanziario spinge a dare prestiti senza garanzie, siano essi carte di credito, mutui, finanziamenti poco importa: il modello sociale si basa sul DEBITO (non sui consumi) e poi quando una recessione globale fa saltare il giochetto aumentando vertiginosamente la disoccupazione, ebbene ci pensano gli Stati, attraverso l’austerità, a rapinare i propri cittadini incrementando le tasse e cancellando lo Stato sociale con i tagli: il tutto naturalmente per ripagare le SPECULAZIONI PRIVATE DELLE BANCHE. L’Italia, per fare un esempio, ha regalato, attraverso i fondi ESM istituiti dall’UE per salvare prevalentemente le banche francesi e tedesche, oltre 40 miliardi di euro. Leggete questo articolo per chiarirvi le idee. Questi soldi sono stati versati alle banche greche che prima della crisi avevano prestato senza troppe garanzie enormi capitali sotto forma di mutui e prestiti alle famiglie e imprese greche e tali soldi arrivavano prevalentemente dalle ricche banche tedesche e francesi. Tanto sapevano che arrivata la crisi nei vari paesi dell’eurozona ci sarebbero stati umili servitori pronti a strangolare i loro cittadini atteraverso l’austerità pur di ripianare, con i dovuti interessi, le folli speculazioni fatte dal sistema finanziario deregolamentato. In tutto ciò l’euro è il principale baluardo del sistema: una moneta che non appartiene a nessuno stato, gestita dal sistema finanziario a garanzia della realizzazione delle cosiddette “RIFORME DI-STRUTTURALI” e della speculazione selvaggia. Nel mondo dei predatori il più grosso mangia il più piccolo e in Europa il sistema finanziario tedesco è quello che più di ogni altro gestisce l’euro per i propri fini, senza tener troppo conto degli ormai innumerevoli focolai di ribellione che nei paesi europei stanno per venire alla luce. Forse è ora di iniziare ad aprire gli occhi e iniziare a guardare la realtà con più consapevolezza. In Italia finché l’opinione pubblica è distratta dai soliti temi della casta, della corruzione, dei privilegi, continueranno a farci credere che la terra è piatta, anche se sono ormai molti i liBBeristi che iniziano a raccontarci che il sole è luminoso e l’acqua è bagnata. Cosa voglio dire? Che iniziano già a cambiare disco cantando “lo Stato è brutto si, ma l’austerità è anch’essa cattiva”, “l’euro è divino si, ma se la Germania fa sempre e solo i ca..i suoi allora è meglio andare ognuno per la propria strada”. Il problema è che sti personaggi che dicono tali mezze verità, non lo fanno certo per noi, perché si sono pentiti o sono rinsaviti dopo aver per anni demonizzato lo stato e idealizzato la DIS-Unione europea basata sul Mercato Salvatore. Lo fanno perché da un momento all’altro il sistema potrebbe implodere e potranno così dire: ve l’avevo detto che era sbagliato! Ma chi vende menzogne non potrà mai fare niente di buono per la collettività. Che ci rimane allora a noi cittadini? La consapevolezza di quale sia la direzione da seguire, rafforzare lo Stato per ripristinare i diritti sociali garantiti dalla Costituzione e la speranza che ancora possano esistere forze politiche e sociali, vecchie o nuove che siano poco importa, in grado di schierarsi dalla nostra parte.