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Partiti?

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Chi voto?  Chi voto?

Il post sotto l’ha scritto l’amico Stefano, che ringrazio come sempre perché mi permette di pubblicare tematiche interessanti senza la fatica di doverle scrivere di persona e ne approfitto stravolentieri! Faccio solo una breve osservazione: a parte il discorso Lega=fascistaxenofoborazzista che avrà si una parte di verità ma che a me suona tanto come propaganda da becero regime globalista (non mi riferisco a te Stefano, ma allo stesso sistema che contesti nel post), ebbene l’idea di “fondare un partito” veramente sovranista! Se guardiamo a destra o estrema destra troviamo Casapound e Forza nuova, a sinistra come ben dice Stefano il PCI di Rizzo… Ma mi sembra che alle recenti elezioni europee i primi due hanno a malapena raggiunto lo 0,5% dei consensi (tutti e due insieme, se avete paura che in Italia ci sia il ritorno del fascismo leggete QUI), mentre Rizzo non è arrivato all’1%!!! Dico: a che serve fondare il partito dello 0,….?!?!? Non sarebbe forse più utile, stabilito il principio che se non si esce dalla gabbia dell’euro comanda solo il partito della finanza e i simboli dei partiti altro non sono che stemmini colorati, fare davvero un fronte sovranista, unire cioè le forze, di destra e di sinistra, per uscire dal sistema e una volta ripristinate le condizioni minime di democrazia, cioè la possibilità di una vera alternanza politica, fare tana libera tutti e tornare ognuno nelle rispettive classificazioni, ideologie, ecc., ecc., ecc.? Ma pare di no, non si può fare perché quello è comunista, quell’altro fascista, bianco, nero, verde, rosso e Verdone!!!!

Io sono di sinistra da sempre, non è un segreto e non me ne vergogno di certo, ma sono anche nazionalista, patriota e quindi sovranista e… non c’è niente di male: è perfettamente logico e non necessariamente di “destra”.

Cosa c’è di male a tenerci alla propria “casa”? Ad avere un senso di appartenenza? A tifare per la nazionale e per gli atleti italiani, ad essere contento se una eccellenza italiana è apprezzata anche all’estero? Ad ammirare il proprio paese e trovarlo bello, a sentirsi parte ed integrato ad una cultura, ad una lingua, a dei modi di fare?

Altresì, apprezzo anche le peculiarità e le bellezze dei paesi e dei popoli diversi dall’Italia e capisco e rispetto, quindi, i nazionalismi degli altri… nella diversità. Ecco la parola chiave: “Diversità!”, la diversità è ricchezza!

Essere quindi contrario alla globalizzazione, non condividere l’idea di “cedere” sovranità, eccetera… non è un atteggiamento di “destra”, ma è solo di buon senso. E’ il salvaguardare quell’immenso patrimonio che è la cultura umana e l’umanità stessa! Nella diversità! Diversa, non omologata, ma propensa alla condivisione ed al rispetto al fine dell’arricchimento di ognuno.

Nel secolo scorso, quando sono nati i partiti, c’era una contrapposizione netta: il modello capitalistico, ma con forte controllo e smorzato dallo stato, di tipo Keynesiano, rappresentato soprattutto dalla DC, che aveva come riferimento l’America. Ed il modello economico centralizzato dallo stato, di tipo Marxista-Leninista rappresentato soprattutto dal PCI, con il riferimento all’Unione Sovietica.

Invece, Il modello ordo-liberistico di Von Hayek, in cui non c’è più il controllo statale ed il mercato è l’unico regolatore, in cui i più forti vincono sempre sui più deboli, in cui la ricchezza si sposta inesorabilmente dal basso verso l’alto della piramide, in pratica il modello vincente attuale, non aveva partiti di riferimento. Anche perché in ogni luogo ed in ogni tempo in cui si è manifestato si è sempre, logicamente, autodistrutto in rivoluzioni, in crisi economiche epocali o con l’avvento di dittature.

Con il crollo del modello Sovietico, che si era rivelato poi un capitalismo di stato, in cui i “padroni” invece di essere i magnati dell’industria erano i burocrati della nomenklatura, la contrapposizione è diventata tra il modello Keynesiano e quello Neo-liberista. Che potrebbero essere intesi, nell’ordine, come l’odierna sinistra e l’attuale destra.

Vediamo ora come si sono di fatto schierati i partiti: c’è il blocco dei globalizzatori, Euristi ed Euroinomani capitanati dal sedicente di “sinistra” PD. Questa è l’attuale destra. Poi c’è il blocco (piccolino) dei sovranisti, capitanati ora dalla Lega, poi fino a che punto la Lega, M5S ed altri siano veramente sovranisti è un discorso da approfondire a parte, che sarebbe l’attuale sinistra (pensate un po’!).

Solo che c’è un però, anzi un PERO’ grosso come una casa, e cioè che questi partiti di “attuale sinistra” si portano dietro un fardello enorme di valori (valori tutti loro!) della destra tradizionale… vedi il nazionalismo più retrivo e becero con saluto da impero romano, la xenofobia ed il razzismo vero e proprio! Per non parlare poi dell’omofobia, della lotta alla cannabis (che non ha mai fatto male a nessuno), del tradizionalismo più inutile, eccetera, eccetera.

Possibile mai che per votare a sinistra io debba accettare di votare per dei partiti razzisti? Possibile mai che non ci sia un partito decente di sinistra vera? Un partito che voglia attuare un’economia Keynesiana che tenga a bada lo strapotere privato delle banche e delle multinazionali? Un partito che voglia nazionalizzare la Banca d’Italia e le maggiori banche italiane e che voglia re-istituire il “Glass steagall act”? Che, attraverso la ritrovata sovranità monetaria possa garantire il lavoro a tutti e renda così non ricattabili gli ultimi? Insomma di SINISTRA senza tutto il ciarpame di destra?

Perfino il PCI di Marco Rizzo, unico partito sovranista di vera sinistra, si rifà a quel fallimento storico dell’Unione Sovietica!

Uffa!!!

Un amico mi ha suggerito di fondarlo io un partito, va beh… riconosco i miei limiti, non ne sono capace, ma se qualcuno lo farà lo voterò!!!

 

 

 

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Attualità Politica ed economia

Non andrò a votare alle europee (ma anche si)!

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<a href=”http://Foto di A. Krebs da Pixabay“>foto su Pixabay

Pubblico volentieri il post di Stefano, anche se questa volta non la pensiamo del tutto allo stesso modo. Infatti io credo che mai come in queste elezioni abbia un senso andare a votare alle europee. Quindi per chiarire entrambi i pensieri nei confronti di chi leggerà il post lo dividerò in due parti, una a favore del voto ( scritta da me) e una contro il voto ( scritta da Stefano).
Prima parte (scritta da Stefano) contro l’utilità del voto alle europee:

Di motivi ne ho diversi e non so da dove cominciare a spiegare.

Proviamo così:

Intanto perché il Parlamento Europeo, l’unico organo elettivo di questa nazione fasulla, non ha effettivi poteri. Quello che decide la Commissione Europea, mai eletta da nessuno, è già legge ed a poco vale l’eventuale eccezione del Parlamento. In seconda istanza il Parlamento deve approvare. Quindi che presa in giro è? In democrazia rappresentativa chi va a votare delega a qualcuno il proprio potere sovrano (del popolo) per esercitarlo, appunto, in vece sua, secondo i desiderata stilati nel programma del partito di riferimento.

Se io, votante, delego a qualcuno il mio potere, ma poi effettivamente lui non conta un ca… (finisce per …zzo) a che serve?

Come se non bastasse non decide solo la Commissione Europea, ma insieme agli altri due organi della famosa Troika. Ovvero la BCE (l’insieme delle Banche Nazionali Europee) e cioè un ente PRIVATO: ogni Banca Nazionale è posseduta da un consorzio di Banche private, con una partecipazione minoritaria dei singoli Stati. A controllo, quindi, privato. Il Gotha della finanza speculativa Europea che ha avuto già vita facile, dopo l’abolizione del “Glass Steagall Act” di clintoniana memoria, il quale (Clinton) verrà ricordato per la bazzecola della fellatio e non certo per questo vero abominio. Che ha causato, tra l’altro la grande crisi del 2007. Poi c’è, come terzo componente della Troia… pardon… Troika, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale)… praticamente la stessa cosa della BCE, però estesa a tutto il mondo (leggasi: Finanza Speculativa soprattutto Americana).

Quindi il mio deputatucolo eletto col mio votucolo che cosa conterebbe? Risposta: Un, seguito dalla stessa parola che finisce con ..zzo.

Altro argomento: L’Europa… anzi più precisamente “Questa Europa”… che, di per se, il concetto non sarebbe sbagliato: fare una grande Nazione Federale, con un solo governo, una sola moneta, un solo esercito, soprattutto un solo governo… ci renderebbe più forti, competitivi sul piano internazionale, ci metterebbe al riparo dalle tante guerre continentali che abbiamo avuto… solo che… io non ci credo! A dimostrazione della mia tesi c’è l’effettiva pseudo-realizzazione della tesi europeista: liberismo sfrenato, deregolamentazione sfrenata dei mercati, speculazione sfrenata, divaricamento sfrenato della forbice tra ricchi e poveri, progressiva perdita di ogni garanzia lavorativa, progressiva perdita di ogni progettualità di vita.

E poi, sinceramente, ce li vedete insieme i tedeschi con gli spagnoli? O gli irlandesi con gli inglesi? O gli italiani coi francesi? O i greci con gli olandesi? Eccetera? Io no!

Altro argomento: chi andare a votare? Un partito europeista ed euroinomane… beh dopo quello che ho spiegato… Quindi un partito anti-europeista…? Ma scusate, io dovrei votare, per eleggere nel parlamento di una nazione in cui non credo, un partito anti-sistema? Ma non vi sembra un po’ come tagliarselo per fare un dispetto alla propria moglie?

Parlo sempre di quella cosa che finisce per …zzo!

Va beh, speriamo che il 26 maggio ci sia il sole così vado al mare!

Ecco la seconda parte (scritta da me) pro voto per le europee:

Qui non si tratta di dare una legittimazione democratica al finto parlamento europeo, quanto piuttosto, perlomeno per l’Italia, di sostenere politicamente il governo giallo-verde che è visto come fumo negli occhi dalle élite eurocratiche! Perché pur con tutte le loro contraddizioni – euro si, no, forse, boh…- il recupero di una possibile sovranità perduta passa attraverso questa coalizione di governo!

O vogliamo forse ripristinare il solito (e dagli esiti scontati) bipolarismo centro-destra vs centro-sinistra?

Intanto possiamo tranquillamente affermare che non esiste ne mai esisterà alcuna super-nazione europea! Grazie alle enormi asimmetrie economiche causate dalla moneta unica – debole per gli stati del nord Europa ma forte per quelli del sud Europa – in pochi anni ogni residua speranza di unione è miseramente naufragata in nome di riforme volte unicamente ad impoverire i popoli europei. Le relazioni economiche, diplomatiche, la “tenuta sociale” degli stati europei che è alla base della pace, sono davvero migliorate nel ventennio dell’euro? E siamo sicuri che non ci siano davvero alternative politiche ad una sempre più probabile guerra civile (basta vedere cosa sta accadendo in Francia) causata dalla presa in giro di quelli che “cambieremo l’Europa dall’interno” o “un’altra Europa è possibile”? Che poi è certo che un’altra Europa è possibile, quella lontana dal paternalismo dei padri af-fondatori dell’UE, che hanno imposto un modello politico-economico senza passare attraverso il consenso popolare, perché “la gente non avrebbe capito”!!! Ma cosa c’è da capire quando ti propongono impoverimento, precariato, degrado e privatizzazioni selvagge in nome del Mercato sacro e contro lo Stato ladro? E su questo io e Stefano siamo certissimamente d’accordo!

Allora perché non votare? Perché pensare che non ci siano alternative e che il sistema non possa davvero cambiare con un voto? Certo non sarà il Parlamento europeo a decidere il destino dell’Europa, ma il voto della gente è tutt’altro che neutro: nel gioco schizofrenico del Mercato, dove gli interessi degli speculatori sono sempre nell’immediato e soprattutto sono divergenti e raramente coordinati, io credo che questo voto potrà fare molto di più di quello che possiamo immaginare!
“Grande la confusione è sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole!” cit. Mao Tse-Tung

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Su(l)l’IVA, (giù)l’IVA

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<a href="http://Foto di Michael K da Pixabay“>In attesa di IVA l’oca giulIVA!

Su Repubblica relativamente al possibile aumento dell’IVA il ministro Tria dichiara: “La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative (LEGGI QUI )!

Ora io sono perfettamente consapevole che le alternative ci saranno se e solo se la parte eurocritica del governo uscirà rafforzata dalle prossime elezioni europee. E basterebbe un decreto a cancellare una volta per tutte ste famigerate clausole di salvaguardia per introdurre poi misure realmente anticicliche che non tengano conto di astrusi parametri fiscali che altro non sono che misure d’austerità recessive (in realtà tanto amate proprio dai ragliatori della crescita che hanno affossato il paese)!

Ma per fare un’analisi sull’oggi riprendo qui brevemente alcune riflessioni fatte dal grande economista J.M. Keynes nel suo libro “Autarchia economica” del 1933.

Keynes sul ruolo dello Stato in economia:
“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”

Capito ministro Tria e suoi predecessori? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. Ma continuiamo con Keynes…

Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:
“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.
“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.

Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Le critiche che Keynes rivolgeva ai politici di allora, che con le loro assurde scelte economiche impoverivano interi popoli ad esclusivo vantaggio di pochi gruppi industriali legati a doppio filo con il sistema finanziario, potrebbero essere ripetute pari pari ai politici italiani e più in generale europei (ma anche USA, Cina, ecc., ecc.). E a me dell’oca giùl’IVA o dei vincoli di bilancio o del debito pubblico BRUTTO poco importa. Attendo con speranza la “città delle meraviglie” perché di altra povertà e menzogne, magari condite da solite guerre devastanti non vorrei proprio più sentir parlare…

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Bruxelles, reddito di cittadinanza e quota 100!

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Stefano ha scritto questa interessante riflessione sulle tanto discusse riforme del governo: reddito di cittadinanza e quota 100! Da parte mia aggiungo solo che il reddito di cittadinanza è essenzialmente uno strumento funzionale alla precarizzazione del lavoro! Serve cioè a livellare i salari sul “reddito” stabilito dallo Stato e ingabbiare, appiattire i lavoratori dentro questo sistema: accetti il lavoro offerto dall’impresa o sei fuori! Il problema è che sappiamo già che per gli imprenditori al Sud, i 780 euro, sono troppi!!! Ciò significa che lì i salari sono molto al di sotto di questa soglia e ciò ai generosi padroni non va assolutamente bene. Vedremo quindi quanto sarà redistributiva questa manovra, nel breve periodo certamente si, darà un po’ di respiro a molte persone, ma nel lungo non ha futuro, non è in grado di migliorare alcunché perché si basa su un sistema lavorativo che favorisce comunque la precarietà e lo sfruttamento. Dove ci sono le tutele e il lavoro è garantito il reddito di cittadinanza non serve, è un controsenso. Dobbiamo scegliere fra redistribuire il reddito tra e i lavoratori e i padroni (grandi aziende)  o lasciare tutta la torta in mano a quest’ultimi completando così il lavoro fatto dai governi precedenti. Basta con le prese in giro, con gli esperimenti contabili fatti sulla pelle della gente. Lo Stato torni a fare lo Stato, garantisca cioè equità e diritti sociali, in primis il lavoro. Tutto il resto, sistema pensionistico “umano” compreso, verrà fuori come logica conseguenza. Ma vi lascio al post di Stefano…

Ancora non ha potuto fornire alcun esito, ma la manovra finanziaria ha già i suoi effetti nefasti: per i burocrati di Bruxelles l’Italia non avrà crescita nel 2019 o ne avrà meno del previsto e bla bla bla.

Hanno detto che il “reddito di cittadinanza” va nelle direzione giusta, ma la “quota 100” mai e poi mai!!!

Traduciamo:

l’elemosina data a persone considerate incapaci di lavorare come matti e di produrre per tutta la vita per stipendi da fame, purché restino in vita e continuino ad essere consumatori, va bene.

Riconoscere che delle persone, stanche da una vita di lavoro, di solito stressante e disumanizzante, possano finalmente concedersi il lusso di riposarsi un po’, e magari curare di più i propri affetti ed interessi, no!

Premetto che non sono d’accordo né col primo né col secondo caposaldo del “governo del cambiamento” (solo a parole).

Cominciamo col secondo: non va bene né la quota 100 né la “Fornero”, era meglio prima, c’era la vecchiaia… tipo a 65 anni (e già sono tanti) o l’anzianità con 40 anni di lavoro… caspita!!! Quarant’anni di lavoro sono un’enormità!!! Non bastano? Quanto deve disumanizzarsi uno? No, uno deve restare almeno fino a 62 anni, e magari ha già lavorato per 45 anni!!! Fermo restando che se qualcuno era così fortunato da fare un lavoro che gli piaceva, particolarmente stimolante o creativo, nessuno lo obbligava a smettere.

Ma soprattutto col primo punto perché… perché che senso ha?

Ci sono due tipi di attività lavorative:

quelle che producono un reddito, un valore aggiunto monetizzabile e di solito sono appannaggio dei privati. Quindi tutto il mondo dell’imprenditoria e della produzione di beni e servizi.

E quelle che non producono un reddito, che sono anche loro servizi utili alla collettività, ma queste sono appannaggio degli stati.

Bene, visto che lo stato deve pagare questo reddito di cittadinanza, la disoccupazione, la cassa integrazione, eccetera… perché non utilizzare questa potenziale forza lavoro per le attività non redditizie?

Quanti anziani e bambini ci sono da accudire? Quante foreste, spiagge e fiumi ci sono da pulire? Quanti lavori imprevisti ed urgenti ci sono nell’amministrazione pubblica? Quante sistemazioni contro il dissesto idro-geologico? Per non parlare poi delle eventuali (non auspicabili) emergenze catastrofiche…

Inoltre, la dignità dove la mettiamo? Tornare a casa dopo aver lavorato e sentire di esserseli guadagnati quei soldi, piuttosto che ricevere un sussidio, un’elemosina appunto? Inoltre, continuare a stare in attività, magari imparare altre professioni… spendibili nel privato? Inoltre, e questo è il punto più importante, renderebbe la gente non ricattabile, eliminerebbe il caporalato e gran parte del lavoro nero.

Sono contrario al reddito di cittadinanza e favorevole ad un programma di lavoro garantito dallo stato!

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Politica ed economia

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra…

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…cantava il grandissimo e compianto Giorgio Gaber.

Stefano è estremamente prolifico in questo periodo e mi manda molti più post di quelli che riesco a pubblicare! Ho poco tempo, ma grazie a lui il blog rimane vivo e con calma spero di tornare anch’io a scrivere qualcosa d’interessante da leggere. Riguardo alla destra e alla sinistra, è certo che in Italia e probabilmente anche in Europa ha imperversato per anni il “partito unico”, quello che si è contraddistinto in ogni modo, tempo e luogo per tessere le lodi dell’Europa unita e dell’Euro! E la sinistra, con i suoi bei vestitini rosso fiammante, si è contraddistinta nel fare macelleria sociale, accanendosi in particolare con gli operai fino ad arrivare all’attacco trasversale alla cosiddetta classe media. Una sinistra elitaria che in campo sociale ha fatto solo e unicamente politiche di destra, avvantaggiando così, guarda caso, il ritorno dell’estrema destra in ogni paese europeo!!! Sarebbe ora che questa sinistra di governo si liberasse delle proprie classi dirigenti, spesso infiltrate dalla finanza e al servizio del Capitale, per riappropriarsi delle proprie origini: rimettere al centro il lavoro e la Costituzione, unica in grado di ripristinare uguaglianza e garantire dignità ai cittadini. Ma finché ciò non accadrà come non condividere le conclusioni di Stefano?

Mi sono formato politicamente negli anni ’70 dove Destra era difendere il padronato e Sinistra era difendere gli operai (in estrema sintesi). Io ho optato per la seconda ed avevo le mie argomentazioni, ma ho conosciuto anche tanta gente che la pensava diversamente, con alcuni ho fatto anche amicizia, perché li consideravo onesti intellettualmente e le loro argomentazioni, per quanto non le condividessi, mi davano spunti di riflessione e quindi mi arricchivano.

La realtà dell’Italia di quegli anni era di una miriade di piccole e medie imprese con i loro centinaia di migliaia di “padroncini” che davano lavoro a milioni di operai. C’erano, certo, anche i grandi, come gli Agnelli, ma erano veramente pochi in Italia. Questa era l’Italia che produceva. Poi c’erano anche i falsi invalidi, gli statali fannulloni (non tutti, ma molti sì), i raccomandati e gli infiltrati per motivi politici, sindacali e confessionali, ma questi incidevano molto poco, secondo me, nell’economia generale dello stato, anche perché contribuivano anche loro alla domanda interna e quindi aiutavano a mantenere florida la parte produttiva. Alla fine la stragrande maggioranza della gente lavorava o comunque aveva un reddito.

A quell’epoca, quindi, in un mondo bipolare dove esisteva una U.R.S.S. che aveva eliminato la borghesia dei padroncini, realizzando un capitalismo di stato, dove la nomenklatura dei burocrati era diventata la vera classe dominante. E dove esisteva un sistema privatistico/capitalista Americano, dove il vero potere erano (e sono tutt’ora) le lobby multinazionali. L’Italia si poneva in mezzo, e le due forze politiche principali erano polarizzate (e finanziate) dai rispettivi esempi ideologici.

Dopo il crollo del Muro di Berlino i due grandi partiti non avevano più senso ed infatti sono stati cancellati dalla storia con lo strumento (la scusa) di “Tangentopoli”. Quindi, con un capitalismo privato consolidato a livello mondiale che cosa è diventata la Destra? Che cosa è diventata la Sinistra?

Quasi nessuno, ormai, mette più in discussione la realtà, e forse anche la validità, del capitalismo privato e non voglio farlo neanch’io, ma andiamo ad analizzare quali sono le forze che si contrappongono adesso:

-da una parte c’è l’attuale ideologia dominante fatta di “Mercato”, di “Globalizzazione”, di “Competitività”… in una parola di “Neoliberismo”! Non solo Americano, ma transnazionale.

-Dall’altra parte, la moltitudine dei disoccupati, sottoccupati, precarizzati e di padroncini (la vecchia borghesia di destra) che si suicidano perché non riescono ad essere “competitivi”!

Vogliamo chiamare attuale Destra la prima ed attuale Sinistra la seconda?

Ma… ma… nella Sinistra di adesso c’è la vecchia borghesia???

E quali sono le forze politiche di riferimento dei due schieramenti principali contrapposti?

Secondo voi l’erede del PCI a quale schieramento appartiene?

Qualcuno dice che il PD si è trasformato nella vecchia DC… ma dove??? I governi a guida DC erano per buona parte Keynesiani, espansivi dell’economia… con tutte le storture e corruzioni hanno portato l’Italia ad essere il 7° paese più industrializzato ed il 2° più ricco (di ricchezza privata) del mondo!!!

Quella volta per me la DC era il nemico, ora grido con forza: “Aridatece la dicci”!!

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Attualità Politica ed economia

+? -? =? 3%!!!

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In questi giorni i media stanno in ogni modo preparando un bel campo minato su cui far muovere l’imminente manovra economica che il governo entro settembre dovrà presentare. Fra le tematiche più in voga c’è il famoso criterio del 3% di deficit e secondo le prime indiscrezioni (che ormai sembrerebbero definitivamente smentite) l’Italia si appresterebbe a sforare. Si ma Tria ha detto, Salvini ha fatto, Di Maio ha dichiarato…Boh!?!? Se i mercati si sono calmati grazie alle parole di quest’ultimi, con dichiarazioni che si sono accavallate una sull’altra senza arrivare ad alcuna certezza (faremo quello che è necessario per i cittadini e quindi sforeremo i parametri europei ma anzi pure manterremo i conti in ordine rispettando i vincoli e quindi però faremo una manovra espansiva e quindi anche non ci sarà alcuna rivoluzione perché procederemo per gradi…).

Chiaro no perché i mercati si sono rassicurati!?!?

Proviamo ad ipotizzare che effettivamente il governo del cambiamento scelga appunto… il CAMBIAMENTO. Quindi non solo non ci accontenteremmo più della flessibilità dello 0,… tanto generosamente offerta ai governi precedenti dall’UE, ma addirittura l’Italia tornerebbe a spendere alla grande e allora il debito pubblico e lo spread, almeno secondo i liBBeristi, esploderebbero!!! O forse no? Diciamo che ha ragione Tria a dire che FINCHÉ SIAMO NELL’EURO bisogna tenere i conti in ordine perché ogni euro di spesa pubblica farebbe ripartire le importazioni e quindi aumenterebbe il debito estero che oggi è invece più che contenuto (intorno al 30%). Pare che essendo l’euro una moneta debole per la Germania, quando andiamo a fare la spesa perfino nella filiera del made in Italy s’infila sempre e comunque una fetta di prodotto che viene importato da lì. E se è così la crescita avrebbe delle conseguenza assai deleterie per la nostra economia, rendendoci ancora più dipendenti dai diktat dei paesi esteri con i quali saremmo costretti a indebitarci per “pagare” il surplus d’importazioni!

Ma ha ragione anche Salvini affermando che per un vero cambiamento bisogna sforare i parametri europei, perché solo lo Stato ha la forza di immettere moneta per rilanciare i consumi innescando un processo veramente virtuoso e duraturo di crescita. Pensate invece che i liBBeristi sta moneta vorrebbero che ce la mettessero gli INVESTIMENTI ESTERI, che in pratica equivalgono ad essere investiti da un treno: come se un nostro vicino virtuoso (tipo Francia o Germania) o un investitore benefattore (tipo Soros) ci prestassero soldi AGGRATISSE!!!!!! Questi per loro sarebbero gli INVESTIMENTI, quelli dello Stato invece sempre e comunque DEBITI! Comunque bisogna capirli per loro lo Stato è per definizione BRUTTO e CATTIVO, lo dice LASCIENZA, come dice un mucchio di altre cose che non si possono mettere in discussione né con la parola né con il pensiero pena LASCIENZA a reti unificate contro l’oscurantismo fasciopopulista!

Ma tornando al 3% + – =, sarà interessante vedere come potranno dare soldi agli italiani riuscendo al contempo a fare in modo che gli italiani, attraverso i maggiori consumi generati da una maggiore disponibilità di reddito, non li spendano tutti in beni esteri! Un’interessante e complicatissima partita di scacchi, con avversari che hanno risorse e tempo da spendere. Non so come ma credo che se c’è una via d’uscita è qui che si dovrà cercare una soluzione che dia un senso all’amletico enigma del +- = 3% , facendo così contenti al contempo quelli che gridano “servi dell’UE e dell’euro”, oppure “pericolosi populisti, fuori dall’UE c’è la guerra e fuori dall’Euro la fame”, ma anche “altro che cambiamento, siete proni ai parametri europei”, che però ” porterete il debito pubblico fuori controllo e sfascerete l’Italia da noi tanto faticosamente salvata”, ecc.,ecc.,ecc. Sentite che armonia, che controcanto sublime? Che la musica è cambiata, perlomeno quello… ma altro non so dire, cadrei nel Lascientifico…

Solite considerazioni (noiose, scontate, non leggetele!) finali…

Ma come mai, nonostante l’Italia negli ultimi 7 anni abbia costantemente ridotto il deficit (cioè ha speso sempre meno per i cittadini arrivando ad un passo dal pareggio di bilancio), il rapporto deficit/pil è esploso arrivando a superare il 130%? Esso era al 108% del pil nel 2007, prima dell’esplosione della bolla finanziaria a seguito del fallimento della Lehman Brothers che innescò una recessione – causata dal debito PRIVATO – su scala mondiale! Debiti accumulati dalla banca grazie a crediti inesigibili, dati a man bassa senza garanzie solide di copertura. La deregolamentazione del mercato aveva inZomma funzionato più che bene, le istituzioni finanziarie si sono sentite libere di speculare accumulando montagne di crediti/debiti e all’arrivo della crisi il cerino rimane sempre in mano dei lavoratori e risparmiatori su scala globale. Perché anche quando gli Stati ci mettono una toppa, come è poi accaduto nell’Unione Europea, essi lo fanno attraverso le austerità, drenando denaro dai propri cittadini e al contempo mettendo sul banco degli accusati il DEBITO PUBBLICO e lo STATO LADRO e inefficiente! Bravi! Rappresentanti politici eletti dai cittadini (ma anche no, l’Italia è un esempio in tal senso) pronti a fare i fedeli garzoni al servizio del Capitale: GLI STIPENDI E LE PENSIONI SONO A RISCHIO, qualcuno si ricorda forse il terrorismo psicologico con cui hanno iniziato a ribaltare il modello economico e sociale del nostro paese? E poi giù a massacrare il PIL, distruggere la domanda interna, far chiudere negozi, saltare imprese, perdere il lavoro e ogni certezza come fossimo in tempo di guerra! Perché ogni danno, ogni crisi è buona per portare a casa ulteriori vantaggi per gli speculatori che detengono sempre più ingenti capitali, accumulati prevalentemente e molto più facilmente attraverso le crisi piuttosto che creando valore, investimenti, benessere diffuso! Questo è il vero problema delle riforme: anche chi crede allo Stato ladro, al Debito pubblico, alla corruZZZione pubblica, alla mancanza di efficienza del pubblico, alle virtù del privato, ecc., ecc., ecc. forse si sarà accorto che qualche problemino c’è anche laddove il pubblico soccombe delegando la gestione al privato con risultati alquanto discutibili.

Il pil corrisponde al reddito, alla ricchezza prodotta da uno stato e i numeri ci dicono che esso è letteralmente crollato nel 2012, anno dell’arrivo del governo Monti con le sue assurde politiche di austerità e di tagli alla spesa pubblica, perdendo oltre 63 miliardi di euro in 9 trimestri di recessione consecutivi – LEGGI QUI – . Politiche che nonostante l’evidenza dei danni sono state fedelmente perseguite dai successivi governi “clone”, esecutori fedeli del modello economico liberista. E anche la “flessibilità” che negli anni ci è stata concessa dall’UE altro non è stata che una “verga” con cui hanno sferzato senza pietà la nostra spesa pubblica, cancellando tutele e diritti prima garantiti dallo Stato. Perché questa flessibilità, muovendosi nel contesto dei principi del pareggio di bilancio e del fiscal compact (principi votati già nel 2012 quasi all’unanimità dal nostro parlamento, allora totalmente asservito agli interessi esteri), non ha fatto altro che limitare i danni per renderli socialmente sopportabili nel medio periodo, ma il risultato nella sostanza non cambia di una virgola: la distruzione della domanda interna (i cosiddetti consumi) attraverso demenziali politiche d’austerità messe in atto in un periodo di forte recessione globale, ha cancellato la crescita e impoverito il paese facendo esplodere la disoccupazione e il degrado – ambientale, sociale, culturale,… – ogni aspetto è stato volutamente e pesantemente modificato in modo peggiorativo con l’unico fine di creare una nuova società votata allo Stato minimo e al massimo profitto di pochi gruppi industriali e finanziari. Il metodo del SALASSO, tanto in voga nel medioevo e applicato con perizia dai cerusici come toccasana universale è stato applicato con dovizia dai Ministri dell’economia, portando se non alla morte perlomeno al collasso economico il nostro paese.

Ricordiamo che senza possibilità di spesa in pratica non esiste democrazia e l’azzeramento del deficit impedisce nei fatti i già magri investimenti pubblici necessari a mantenere in piedi lo Stato. E lo Stato si mantiene in piedi se la sua”ossatura legislativa”, cioè la Costituzione, non vviene by passata e disapplicata i nome di principi ad essa superiori non meglio definiti. Non è possibile alcuna ripresa che non sia al contempo anche un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. La ripresa fatta nel contesto delle regole ultraliberiste dell’UE, con il manganello continuo dello spread e le minacce della BCE, è infatti ottenuta esclusivamente dalla precarizzazione del lavoro e quindi dallo sfruttamento dei lavoratori, con i salari in caduta libera e le tutele cancellate. In questo contesto, che mira alla creazione di un esercito industriale di riserva (come diceva Marx) formato da milioni disoccupati e disperati (vedi le masse d’immigrati che vanno ad ampliare il già enorme bacino di sfruttamento creato in questi anni dalle “riforme di-strutturali), non può esserci altro cambiamento che quello che parte dal ripristino delle possibilità, da parte dello Stato, di fare investimenti pubblici e rilanciare così i consumi interni. Questo sarebbe il principale motore di una vera ripresa economica. E siccome le regole europee non permettono questo, ne mai lo permetteranno proprio perché esse nascono per garantire al Capitale il massimo profitto e quindi la massima libertà di sfruttamento della forza lavoro, è chiaro che solo infrangendo queste regole potrà realizzarsi il cambiamento che molti cittadini attendono da tempo. Un cambiamento che chiaramente non riguarda solo l’Italia, coinvolgendo trasversalmente un modello globalista che domina ormai il mondo da decenni. Se questo modello è stato messo politicamente in discussione con l’elezione del presidente Trump negli Stati Uniti o con la Brexit nell’UE significa che ormai gli interessi contrapposti di chi comanda il mondo stanno per venire al pettine e vedremo presto le conseguenze… Quindi + – = 3% è poi così importante? Nel breve periodo forse, ma nel medio e lungo periodo poco importa la vittoria di una singola partita di scacchi con il sistema. L’Italia dovrà essere un buon giocatore e fare la sua parte per un cambiamento ma non dipende solo da noi.

Ci saranno benefici per i cittadini? Un miglioramento delle condizioni sociali? Una più ampia sovranità popolare, in grado attraverso il voto democratico di spostare le decisioni degli esecutivi verso una maggiore equità, che miri almeno in parte a redistribuire le risorse economiche ad una più ampia fascia di popolazione (magari non solo europea, ma anche africana in nome di una solidarietà sbandierata a parole e negata nei fatti dai propagandisti mediaticopolicitizzati dell’accoglienza senza se e senza ma!))? Ancora non possiamo dirlo, perché a conti fatti anche questo governo di politiche espansive volte a ripristinare delle vere tutele e rilanciare i consumi, non le ha fatte. Vedremo presto quale finanziaria proporranno e allora qualcosa sapremo… Sapremo innanzitutto se verrà messa veramente in discussione questa UE e il suo modello economico liberista, oppure se sarà invece un’ennesima stampella del sistema, con dei semplici accorgimenti volti a dare il contentino alle masse.. Personalmente non credo che ciò sarà possibile e resto fiducioso in un reale cambiamento. Per ora ricordiamoci semplicemente che le riforme (hanno avuto un’unica chiave di lettura: garantire sempre e comunque il Capitale, il suo dominio assoluto che passa dall’assoggettare gli Stati a regole che servono a smontare, pezzo per pezzo, tutto ciò che prima era una garanzia per il normale cittadino. Quindi se il cambiamento ci sarà, non credo sarà difficile accorgersene!

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Attualità Politica ed economia

Countdown: G7, G6, G5, G4….

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C’è già chi dice che il prossimo sarà un G6, visto il grande successo del G7 canadese ( Leggi qui)! La presa di distanza di Trump dai “paesi amici” del G7 rischia forse di far tornare indietro di 70 anni le relazioni con quest’ultimi? Ormai c’è una guerra commerciale conclamata e bisognerebbe chiedersi che credibilità potrebbero mai avere le decisioni prese da un eventuale G6 senza la presenza degli Stati Uniti.

70 anni è un numero “limite” sembrerebbe, visti i tanti nodi che stanno venendo al pettine. Anche gli EUROpeisti duri e puri sono soliti ripetere a pappagallo la narrazione che l’Europa unita ci ha portato 70 anni di pace! Nessuno nega che ci sia stata una certa stabilità politica, ma sicuramente un’affermazione del genere andrebbe motivata e non certo data in pasto all’opinione pubblica come verità rivelata ed autoevidente.

Per quello che riguarda l’Italia il riferimento alla “pace” più autorevole lo possiamo trovare nella nostra Costituzione e precisamente nell’articolo 11:

<L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.>

C’è chi vede in questo articolo un riferimento all’adesione italiana hai vari trattati europei, quelli appunto che “…in condizioni di parità con gli altri stati…” avrebbero assicurato la pace e la giustizia fra le nazioni! Ho evidenziato la parte che riguarda le condizioni di parità fra gli stati proprio perché l’Unione europea sembra alquanto asimmetrica dal punto di vista della convenienza economica e della gestione politica. Siamo abituati ad un paese che accumula surplus stratosferici – la Germania – ma non fa investimenti pubblici aumentando stipendi e pensioni a casa propria; pensando quindi esclusivamente alla propria competitività a discapito degli altri partner europei e dei suoi stessi cittadini LEGGI QUI. Gli squilibri economici che l’euro e questa politica “imperialista” hanno causato in Europa, stanno ora evidentemente generando attriti sociali ed esiti politici imprevedibili (o forse prevedibilissimi) che minano fortemente quest’apparente stabilità e mettono in pericolo la stessa pace.

Da questo ragionamento ne deriva un altro che provo a spiegare in poche parole: “Forse nell’Europa del dopoguerra, per metterla al sicuro “da sé stessa”, i padri fondatori delle varie costituzioni antifasciste  hanno preferito il vassallaggio americano aderendo alla NATO (…consente, in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni). ” Il deterrente bellico, sostenuto dal paese economicamente e militarmente più credibile, cioè gli Stati Uniti, è stato il vero garante della pace europea. Una guerra fredda permanente con il blocco sovietico, ha di fatto congelato rappresaglie militari fino alla caduta del muro di Berlino. Poi il progetto dell’UE ha avuto un evidente accelerazione con Maastricht e l’adesione all’euro dei principali paesi europei.

Se questo progetto (l’UE e l’euro) è nato lo dobbiamo certamente all’appoggio USA, che però oggi sembra venire a mancare. L’America crea e l’America distrugge quando il gioco diventa economicamente insostenibile. Trump infatti, con il suo motto “America first”, lo sta ostacolando in ogni modo appoggiando addirittura la formazione di esecutivi moderatamente anti-UE come quello italiano. Saranno forse solo una forma di cortesia le parole che il presidente americano rivolge al nostro premier Conte dopo l’incontro avuto al G7? Ecco  il tweet:

Donald J. Trump

@realDonaldTrump

Just met the new Prime Minister of Italy, @GiuseppeConteIT, a really great guy. He will be honored in Washington, at the @WhiteHouse, shortly. He will do a great job – the people of Italy got it right!

A parziale sostegno di questa ipotesi (di un appoggio USA al nuovo governo italiano) consiglio di leggere Questo articolo. Pare che  il giochetto dello spread stavolta non funzionerà come arma di ricatto tipo 2011 perché i fondi USA sono intervenuti nell’acquisto dei nostri BTP calmierando i tassi d’interesse. Gli enormi surplus tedeschi  danno sempre più fastidio ad una parte della finanza USA (vedi dazi) e la formazione di un governo in grado di porre argini in Europa a tale strapotere fa comodo. Il vento e gli equilibri di potere stanno cambiando ancora nel mondo, attendiamoci grandi cambiamenti sperando che l’Italia possa essere protagonista positiva.

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Attualità Politica ed economia

Dal referendum alle elezioni: la sterilizzazione del voto?

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Questo tempo è finito?

L’avevamo detto alla vigilia del referendum costituzionale che nonostante Il no ha già vinto, ma la rotta prosegue barra a dritta verso il disastro (CLICCA PER LEGGERE) , nulla sarebbe cambiato nell’azione politica del governo. Anche se un’eventuale vittoria del SI avrebbe definitivamente modificato l’ossatura stessa della carta costituzionale, vincolando in maniera più stringente, addirittura inderogabile, ogni atto legislativo di qualsivoglia governo italiano LEGGI QUI.

Ma quello che non accadde allora è ormai prossimo a realizzarsi. Sembra che la formazione di un esecutivo in grado di portare un cambiamento che sia realmente frutto della volontà popolare non abbia possibilità alcuna di concretizzarsi (GUARDA UN PO’ IL CASO!!!).

C’è chi crede addirittura che ci saranno nuove elezioni, o più probabilmente un governo del presidente, magari con un tecnico in puro stile montiano (un nome fra tutti Cottarelli) che potrebbe portare avanti indisturbato la solita agenda ultraliberista eterodiretta dall’Europa senza troppi problemi per nessuno. Del resto quali sarebbero le forze politiche che non lo appoggerebbero? Il movimento 5 stelle forse? Basta pensare quanto il loro programma-contratto sia assimilabile e adattabile a quello del partito più EUROpeista che sia mai stato concepito da mente umana, il PD: “reddito di cittadinanza” che fa eco al “sussidio di povertà”, pronto a trasformarsi alla bisogna in sussidio familiare o sostegno alle pensioni o a qualsivoglia altro campo del sociale. In fondo l’obolo serve se vuoi almeno momentaneamente sopire il dissenso e al contempo andare avanti nel solco già tracciato del “più Europa”. Dare quanto basta per sopire il dissenso, cambiare tutto per non cambiare nulla…Ma delle assonanze e similitudini fra il movimento e il PD ne avevamo già parlato QUI (clicca per leggere)!

Certo è difficile credere, vista la posizione ” rigida” del m5s, ad un governo dove Di Maio non sia premier, ma gli eventi e lo scongiurare le elezioni in nome delle solite emergenze nazionali potrebbero fare miracoli. Poi quando il delirio diventerà ulteriore macelleria sociale con la partecipazione straordinaria ma sostanziale del m5s, magari le gente tornerà a rivolgersi verso nuovi-vecchi ma affidabili partiti, quelli del ” non ce lo possiamo permettere”, i realisti con il c@l@ degli altri. Perché dopo le mazzate prese anche grazie al partito degli “onesti duri e puri” perfino il vomitevole paternalismo piddino (lo fanno per il nostro bene, da solo il popolo non è in grado di scegliere) ci sembrerà lenitivo. E il cerchio, ancora una volta, si chiuderà come una morsa senza vie di scampo su tutti noi.

Quindi accadrà davvero che il mantra Berlusconi NO si trasformi in un neo-Monti SI?!? Chiaramente è fantapolitica e ci stra-auguriamo tutti che mai e poi mai accadrà! E se mai dovesse accadere (PER PURO CASO!!!), nonostante la copertura fumogena mediatica a mescolare gli eventi prenderemo nota di dove, chi, come e quando arriveranno i numeri per sostenere un tale governo non facendo sconti a nessuno, Lega o Movimento o qualsiasi altra forza politica che sia!

Il problema vero però, dicevo nel titolo, non è tanto la continuità dei programmi di governo presenti (passati) e futuri, essa a me pare già assicurata dato che l’unico partito che ha mantenuto un minimo di credibilità nel puntare i piedi all’Europa è la Lega, attualmente neutralizzata da un lato dalla sua stessa coalizione, dall’altro dal m5s che pur proponendo “contratti” in puro stile berlusconiano, mette veti ad un’alleanza che includesse FI! Quando a mio parere il miglior modo per cancellare definitivamente Berlusconi sarebbe stato proprio allearsi con il centrodestra e fare muro insieme alla Lega su un programma “blindato” che recepisse le istanze di recupero di sovranità, sostegno al lavoro, cancellazione delle clausole di salvaguardia imposte dalla commissione europea, tutela dei risparmiatori e al contempo delle banche italiane… I voti di FI sarebbero stati ininfluenti, mentre il “contratto” sarebbe stato blindato da una solida maggioranza dei partiti che hanno preso più voti. Tutti temi però che evidentemente non interessano realmente.

Ma il peggior esito potrebbe essere chiudere definitivamente la porta ad una possibilità di cambiamento dal basso attraverso le elezioni. Salvini risponderà positivamente a Di Maio costringendo il presidente della Repubblica a indire rapidamente nuove elezioni? Vista la situazione di stallo, per evitare quanto detto sopra, cioè un funesto governo tecnico, la proposta di Di Maio è l’unica percorribile. Un governo di minoranza a guida centrodestra, del resto, che programma di cambiamento potrebbe mai realizzare? Dato che m5s e Lega hanno di fatto la maggioranza in Parlamento, una loro richiesta compatta di nuove elezioni non potrà che essere accettata dal Presidente della Repubblica. Eppure tra tutte le soluzioni questa a me sembra la meno probabile. Intanto le 48 ore esplorative date alla Casellati per tentare un accordo fra Lega e M5S sono moltiplicate per Fico che lascia ancora le porte aperte al PD in attesa che con comodo si completi l’autodistruzione del partito.

Presto vedremo chi e cosa escogiteranno per tirare avanti, sterilizzare una volta per tutte il processo elettorale fonte di tante preoccupazioni delle élite e arrivare così alle elezioni europee già fissate per la fine di maggio 2019 con le idee chiare sul da farsi: queste si che dovrebbero diventare prevalenti, prioritarie nel dettare l’agenda di ogni futuro governo nazionale. Diventare prioritarie, cioè di fatto “sostituire le elezioni nazionali” da mantenere solo per le poltrone della politica e in funzione “ludi cartacei” per chi ancora avrà voglia di votare. A patto che, nel frattempo, abbia ancora senso parlare di EUROpa!

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Attualità Politica ed economia

I castelli di sabbia della finanza!

castelli

Pare che i castelli di sabbia costruiti dal sistema finanziario globale stiano crollando ancora una volta e questa non è certamente una buona notizia per nessuno. Penso che pochi siano realmente consapevoli della gravità di ciò che sta accadendo. Sui quotidiani, anche quelli finanziari, leggiamo parole tipo bolle, volatilità, bruciati miliardi…

Draghi mette subito le mani avanti affermando che: “Non vi è alcuna evidenza di bolle sistemiche causate da un eccesso di credito”. Sarà! Diciamo che le banche centrali, – quali BCE e FED – hanno immesso nell’economia “di carta” miliardi nel tentativo di mantenere in equilibrio il modello neoliberista su cui si basa ormai il welfare mondiale. E in cosa consiste questo modello? Ma essenzialmente nelle RIFORME, in particolare in riforme che si scaricano sul lavoro! Ormai in Europa ne abbiamo ben conosciuto l’utilità e in Italia possiamo prendere ad esempio le parole della Fornero che nel 2012 affermava: “Stiamo cercando di proteggere le persone e non i loro posti di lavoro. Gli atteggiamenti delle persone devono cambiare. Il lavoro non è un diritto; Deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificioQUI l’articolo del Fatto Quotidiano. . Essa continuava dicendo che era necessario cambiare il comportamento degli italiani in molti modi!

Non da meno furono le dichiarazioni di Monti, le cui gesta vennero appoggiate da tutti i partiti in modo trasversale. E’ lui stesso a spiegare a cosa servirono gli enormi sacrifici richiesti agli italiani dal suo governo: “Rischiavamo di non avere i soldi per pagare gli stipendi”! QUI l’articolo del Tempo

Peccato che queste sue affermazioni contrastano nettamente con quelle che fece in un’intervita rilasciata alla CNN che potete vedere QUI . Essenzialmente Monti diceva che le azioni messe in essere dal suo governo HANNO DISTRUTTO LA DOMANDA INTERNA, che tradotto significa che hanno fatto crollare i consumi attraverso l’azione concomitante dei tagli alla spesa pubblica e dell’innalzamento della pressione fiscale. Quindi cosa mai centravano le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici? Assolutamente nulla! Se davvero il problema fosse stato il debito pubblico divenuto a causa della crisi ormai insostenibile, che senso aveva distruggere la domanda interna facendo crollare i consumi e con essi il pil? Il pil (prodotto interno lordo) è esattamente la ricchezza che uno stato produce e che ne garantisce la solvibilità sui mercati o quantomeno lo mette nelle condizioni di poter restituire i debiti contratti. Eppure l’austerità montiana imposta dai diktat europei portò l’Italia a ben 12 trimestri di recessione consecutivi, record negativo superato solo dalla distruzione di ricchezza causata dalle due guerre mondiali!

InZomma l’Italia distruggendo soldi e ricchezza, mandando all’aria imprese, aumentando la disoccupazione, diminuendo i servizi pubblici, portando le tasse a livelli stratosferici sarebbe stata salvata! In realtà allora l’unica cosa che questi benefattori al servizio del capitale finanziario dovevano salvare erano proprio gli istituti di credito dei paesi del nord Europa. L’euro è stato proprio un affare per le speculazioni fra paesi aderenti all’eurozona, in primis perché la moneta unica metteva al sicuro gli investimenti dai rischi di pesanti svalutazioni, poi perché tale unione si basa su un organo “indipendente” (da chi? Ma chiaramente dagli stati democratici o perlomeno dai loro cittadini!), la BCE, pronto ad intervenire per imporre pesanti condizionalità agli Stati (ex) sovrani e costringerli con le buone o con le cattive a partecipare alla restituzione dei loro azzardi finanziari (vedi ad esempio letterina inviata nel 2011 all’allora governo Berlusconi prontamente sostituito dal nuovo bene-e-fico governo Monti)!!! Quindi lì tutti i media di regime a gridare “al deBBBito puBBBlico”, al “puBBBlico deBBBito”, quando in realtà vennero istituiti i fondi salva stati (ESM) con l’unico fine di ricapitalizzare gli azzardi speculativi delle banche (degli altri). L’Italia, per fare un esempio, versò circa 80 miliardi in questi fondi, e di questi 60 andarono in Grecia dove l’esposizione debitoria dei nostri istituti di credito era molto bassa, mentre quella delle banche francesi e tedesche era elevata. Ecco a cosa servirono l’aumento delle tasse e l’introduzione fatta in fretta e furia di nuove! La soluzione più logica sarebbe stata quella di uscire dall’euro e restituire i debiti esteri accumulati dalle famiglie e dalle imprese dei paesi più esposti, come Grecia, o Portogallo, o Spagna nelle loro valute, chiaramente fortemente svalutati! Ma non sia mai che chi aveva speculato avesse indietro carta straccia svalutata. Soprattutto quando grazie all’occhio vigile della BCE tali speculazioni avevano assunto dimensioni tali da far collassare stati virtuosi come quelli del nord Europa.

Rientrati dagli azzardi fino all’ultimo centesimo, i paesi dell’UE sono comunque rimasti nella morsa dell’austerità per completare il puzzle neoliberista con le agognate riforme. Parlavo sopra della riforma del lavoro proprio perché togliere le tutele esistenti era essenziale per recuperare la competitività. L’UE e l’euro si basano su due capisaldi, il primo è la libera circolazione dei capitali di cui sopra abbiamo visto i benefici. Le banche di stati diversi si prestano soldi che vanno a finire nelle tasche di noi cittadini attraverso mutui o prestiti. E una moneta unica, come ad esempio una taglia unica, non può avere vantaggi uguali per tutti. In poche parole il funzionamento dell’euro è questo: moneta debole per i paesi forti (Germania in primis) e forte per i paesi deboli (ad esempio Grecia, Spagna ma anche Francia e Italia). In questi 18 anni di moneta unica c’è stato un graduale e sistematico calo della produttività dei paesi del sud Europa che si è tradotto in un parallelo aumento della produttività dei paesi del nord Europa. E quest’ultimi hanno ben pensato di riversare la loro liquidità dovuta agli indubbi vantaggi regalati loro dall’euro, in prestiti nei paesi euro-deboli che hanno creato un falso benessere, falso perché basato sul debito, sui prestiti facili dati a basso tasso d’interesse ma estremamente pericolosi. Pericolosi innanzitutto perché il lavoro, l’unica garanzia in grado di sostenere in maniera credibile un debito, è stato spazzato via al primo arrivo di una crisi finanziaria globale. E questo è accaduto in maniera estremamente pesante proprio in quei paesi in cui la moneta unica taglia extralarge aveva nei fatti già minato la produttività delle imprese! Se affronti una tempesta con una barca che ha falle da tutte le parti quante possibilità hai di rimanere a galla? Assolutamente nessuna e questo i nostri amici(?!?!) liBBeristi lo sapevano!!! “Abbiamo dovuto distruggere la domanda interna”, cioè come dicevamo anche sopra “Abbiamo dovuto affondare l’Italia”, sacrificarla insieme ad altri malcapitati paesi in nome di un modello economico che danneggia i molti per arricchire a dismisura pochi.

Ma dicevamo che l’UE e l’euro hanno due capisaldi, il primo è il libero movimento di capitali che giustamente si sono spostati dove si poteva lucrare di più, lasciando le macerie in mano ad interi popoli; il secondo caposaldo è invece la libera circolazione delle persone, o meglio della merce più pregiata nell’economia reale, il lavoro!!! Ecco perché una volta che l’austerità ha salvato l’euro e restituito i capitali investiti in valuta forte ai creditori, ora essi vogliono fare “en plein” e realizzare il massimo profitto possibile: spostare le persone come birilli laddove serve forza lavoro; poterli licenziare alla bisogna con un calcio in c@l@; pagarli una miseria senza garantirgli più nessun tipo di assistenza o tutela ( che saranno eventualmente loro stessi a pagare versando i contributi ai rispettivi aguzzini-padroni di tutto: pensioni tramite fondi privati, sanità, previdenza assicurativa privata, ecc., ecc., ecc…), infine metterle in competizione al ribasso con masse crescenti di disperati…

Queste belle riforme liBBeriste che stanno tanto facendo del bene in Europa, ma altrettanto bene hanno sempre fatto negli Stati Uniti, impoverendo i popoli e facendoli indebitare per incrementare i loro (dei padroni della finanza) sempre più lauti guadagni stanno per scontrarsi con una dura realtà: se togli i soldi alla gente e fai crollare i consumi, la deflazione ti avverte che prima o poi esploderà una nuova bolla finanziaria in grado di far sparire centinaia di miliardi e innescare una devastante recessione su scala mondiale! Perché le famiglie che perdono lavoro NON PAGANO I DEBITI, i beni immobili quali case o altre proprietà espropriate e messe all’asta continuano a perdere valore in una spirale a ribasso senza fine e non basteranno i giochi contabili che trasformano i debiti in derivati da rifilare in ogni modo possibile e immaginabile agli stati o ai risparmiatori! Prima o poi la bolla del debito – basato sullo sfruttamento del lavoro e l’impoverimento di interi popoli – esploderà e non sarà un bello spettacolo per nessuno. NON C’E’ NESSUNA CRESCITA, NE ORMAI POTREBBE ESSERCI VISTE LE RIFORME! Esse nel mondo globalizzato hanno realizzato una deflazione da debiti che spazzerà via ogni illusione e menzogna con cui oggi i media descrivono gli scossoni di borsa, che altro non sono che piccoli avvertimenti di quello che accadrà nei prossimi mesi. Sono le logiche conseguenze di élite che vogliono avere il potere assoluto senza dare nulla in cambio, neanche quel minimo di redistribuzione della ricchezza necessaria a garantire la pace e un benessere diffuso, attraverso modelli come quello indicato dalla Costituzione.

A noi non resta che aspettare, nella speranza di limitare i danni e uscire da un incubo di cui ora non si vede la fine. Forse dalla distruzione potrebbe nascere un vero cambiamento. Intanto ricordiamoci bene chi ha tracciato il solco per farci a cadere senza protezioni nel baratro in cui siamo ora. Non solo i personaggi sopracitati, sempre pronti ad uscire dal cilindro di qualche padrone per garantirgli i migliori risultati. Ricordiamoci anche di quei partiti che si sono prestati a completare il disastro e che oggi, perfino in campagna elettorale se ne vantano.

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Attualità Politica ed economia

Elezioni, propaganda e messaggi in bottiglia!

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Partiamo dal presupposto che i Padri costituenti hanno messo nella nostra Costituzione tutto quello che era necessario affinché lo Stato formasse un modello sociale che puntava alla piena occupazione e garantiva l’istruzione, la salute, il risparmio, la previdenza al di sopra di qualsiasi astruso principio contabile. Questo per chi legge con attenzione la Costituzione è ciò che è stato effettivamente fatto, ma le forze regressive hanno comunque preso il sopravvento! Ciò è avvenuto in parte formando una classe dirigente che ha portato avanti questa ideologia neoliberista all’interno delle principali forze politiche, in parte attraverso l’adesione a trattati sovranazionali che hanno snaturato i principi sociali su cui si basava la nostra democrazia sostituendoli con dogmatici e immutabili principi contabili. Questi attraverso la continua e incessante propaganda mediatica sono entrati a far parte del modo di essere e di pensare della maggior parte dei cittadini, che spesso sono i primi a invocare meno stato, tagli alla spesa, abbattimento del debito pubblico…

Questi temi, il rigore, i conti pubblici in ordine, l’abbattimento del deficit e del debito pubblico, il fiscal compact, SONO TUTTI PRINCIPI LIBERISTI INCOMPATIBILI CON LO STATO DEMOCRATICO COSTITUZIONALE! Essi vanno contro i diritti dei cittadini cancellando lo Stato, perché gli impediscono nei fatti il funzionamento. Quindi i partiti che mettono nel proprio programma elettorale questi principi, li considerano validi o eventualmente solo modificabili alla bisogna, ebbene ci stanno dicendo che NON FARANNO L’INTERESSE DEI PROPRI CITTADINI MA LAVORERANNO PER GARANTIRE IL SISTEMA DEGRADATO E DEGRADANTE CHE HA PORTATO L’ITALIA AD UNA CRISI EPOCALE DA CUI NON SI VEDE UN’USCITA!

Ma nonostante tutto i contabili rigoristi che tanto bene hanno rappresentato e governato il nostro paese negli ultimi anni non demordono. “Non tutte le promesse elettorali sono relizzabili. Abolire la legge Fornero sarebbe gravissimo!” – afferma il ministro Padoan!.

Ma gravissimo per chi? In un post che scrissi agli esordi del blog – fine settembre 2016 – parlavo proprio delle lettere e delle letterine con cui il nostro ministro dell’economia provava a contrattare o meglio a elemosinare spazi di manovra con i virtuosi membri non eletti della commissione europea. Lo ripropongo sotto per poi tornare a riflettere su quello che gli italiani dovrebbero aspettarsi da queste elezioni. Ecco il post:

Lettere, letterine e messaggi in bottiglia

Se avete la sensazione di vivere costantemente nella nebbia, di essere immersi in una nube nera che respirate ed entra intimamente a far parte del vostro essere, ebbene questa è la “coscienza collettiva” che si sta formando sulla spinta devastante del cosiddetto “risanamento”: il sogno di costruire una società nuova e migliore attraverso sacrifici immani che portano all’incenerimento di tutto ciò che i popoli europei avevano ricostruito dalle macerie e dalle sofferenze della seconda guerra mondiale. La spinta che seguì portò a realizzare democrazie sociali, con tutele e diritti che mai i popoli avevano potuto sperimentare prima e ora sembra che tutto ciò sia stato un lusso che non possiamo più permetterci. La CRISI è come un’onda lunga che non smette mai di cadere infrangendo ogni speranza e resistenza, è il motore per imporre ai cittadini, ormai sempre più sudditi e senza voci in capitolo, la rinuncia ad ogni sacrosanto diritto: LAVORO, PREVIDENZA, SERVIZI PUBBLICI, SANITA’, … Il bello è che le mezze verità che quotidianamente il mainstream dell’informazione di massa ci somministra hanno convinto i più che i diritti siano diventati privilegi e che tali privilegi siano le cause prime del disastro: sprechi, corruzione, casta, parassiti… Problematiche che esistono dall’alba dell’umanità sarebbero quindi i motivi del male che si sta scaricando su ognuno di noi. Ma se la disinformazione di massa può dare un’impressione di credibilità a queste pseudo-risposte, non può cancellare la nube nera che si è insinuata nella coscienza di milioni di persone: anche se molti ancora non riescono a prenderne consapevolezza, la sensazione è che l’inganno che ci hanno propinato sta per venire a luce piena e non credo che ci siano “controllori” in grado di prevederne le conseguenze. La nube si è iniziata ad intravedere già con” la lettera della BCE” al governo Berlusconi, dove nell’agosto 2011 una banca centrale nata al fine di mantenere la stabilità dei prezzi (cioè la temutissima inflazione) e realizzare una politica monetaria unica per i paesi dell’area euro, si occupava invece di dettare l’agenda ai futuri governi italiani. Governi rigorosamente nominati a garanzia della realizzazione di tali virtuose richieste, con i risultati che tutti noi viviamo giorno per giorno sulla nostra pelle: riforma delle pensioni, accurata revisione delle norme che regolano assunzione e licenziamento dei dipendenti, significativa riduzione dei costi del pubblico impiego rafforzando il turnover e (se necessario) riducendo gli stipendi, accettazione di clausole automatiche di riduzione del deficit che specifichino che ogni scostamento dagli obiettivi stabiliti sia compensato con tagli orizzontali (col falciò) sulle spese… Sono esattamente i “PRIVILEGI” di cui parlavo sopra! Chiaramente l’intento dei burocrati europei era ed è solo quello di “normalizzarli” e renderli “sostenibili”! O no?

Tutto ciò ha un nome ormai entrato a far parte della nostra quotidianità: le RIFORME (DI)-STRUTTURALI!!! Esse nei fatti rappresentano quello che Marx definiva “misticismo logico”, cioè le istituzioni e le leggi che realizzano, invece che mirare al bene comune ed avere come soggetto l’uomo e il cittadino, con tutte le esigenze sociali di cui ha bisogno, rappresentano una “realtà ideale” che se ne sta occultamente dietro di loro: un vero e proprio capovolgimento in cui i cittadini invece di essere soggetti/fini dell’azione dello Stato, di fatto diventano i mezzi, le cavie da laboratorio della nuova società ultraliberista su cui si fonda il progetto europeo! E questo bel sogno, questo ideale, sta diventando l’incubo insostenibile pronto a svegliare bruscamente chi ancora dorme beato nel paradiso dell’Europa perduta! Fatte queste (doverose) premesse, fa sorridere parlare della “letterina” che pochi giorni fa il ministro dell’economia Padoan ha scritto sul Corriere della sera in risposta alla critiche fatte all’operato del governo da Paolo Mieli. Le critiche riguardavano i famigerati TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA, o tradotto in linguaggio liberista corrente TAGLI AGLI SPRECHI! Questo perché ogni centesimo che lo Stato spende per i cittadini in servizi, o per gli stipendi dei dipendenti pubblici, o per le opere pubbliche,…. sarebbe sempre e comunque mal speso, ci sarebbero gli ingranaggi della burocrazia e le mani onnipresenti della corruzione, per non parlare poi dei fannulloni (vedi un esempio nel mio profilo o nella sezione Chi sono)! Per far ripartire l’economia bisogna tagliare, tagliare e ancora tagliare la spesa, cosa che il nostro ministro, si è prontamente premurato di dimostrare nella sua lettera di risposta mostrando i DATI: pensate che ” in Italia la spesa pubblica al netto degli interessi è cresciuta durante la crisi (2009-2014) meno che in altri Paesi: solo dell’1,4%, contro un aumento del 5,7% nel Regno Unito considerato campione di austerità e del 9% medio nella Ue.” Inoltre il ministro precisa che tale sforzo di risanamento e consolidamento delle finanze pubbliche per i cittadini italiani è stato sicuramente superiore a quello sostenuto da chiunque altro nell’Eurozona. Tali dati, aggiungo io, oltre ad essere preoccupanti dimostrano che la spesa pubblica italiana rapportata ad un pil che è da anni in stato comatoso è talmente bassa da essere ormai a livelli di quella dei paesi del terzo mondo. Ce ne accorgiamo dal fatto che invece di ricevere servizi migliori e più efficienti, di anno in anno ci viene tolto qualcosa! Ma il ministro non sembra pensarla allo stesso modo quando dice che i 25 miliardi di spesa lorda tagliati nella precedente finanziaria sarebbero stati effettuati solo sulle spese inefficienti e non invece sulla sanità o sulla scuola (tanto per citare due dei settori pubblici più martoriati dai cosiddetti tagli agli “sprechi”)! L’articolo si chiude però con un appello che secondo me il ministro Padoan rivolge all’Europa, un discorso apparentemente in contraddizione con quello detto sopra perché mirato ad evidenziare che la strada dei tagli e dell’austerità perseguita dai governi italiani molto più che altrove, non è più sostenibile e quindi è necessario concedere anche all’Italia la possibilità di fare maggiori investimenti pubblici! Ecco quindi svelati i veri destinatari della lettera: i commissari – burocrati – sacerdoti dell’austerità europei! Senza concessioni o maggiore flessibilità sui conti pubblici, il governo attuale non ha futuro e dovrà presto essere rottamato! Con quali conseguenze? I controllori credono davvero che la strada seguita fino ad ora possa essere sostenuta ancora a lungo? Anche se la maggior parte dei cittadini non si fermano a riflettere sui veri contenuti che soggiacciono in teatrini come quello aperto dalla lettera sopracitata, tali tematiche continueranno a modificare pesantemente i nostri stili di vita continuando a toglierci diritti senza darci nulla in cambio!

Ricordo che mio nonno mi raccontava sempre una storia: nel dopoguerra c’era in paese un ragazzo “semplice” che quando partecipava a dei pranzi si abbuffava a più non posso, al punto che quando gli iniziavano a saltare i bottoni della giacca chiedeva alla madre: ” Mà, basta?” Ecco, è arrivato il momento che la giusta capacità di discernimento inizi rapidamente a diffondersi tra di noi, dobbiamo iniziare a capire con maggiore chiarezza qual è il bene per noi stessi e i nostri figli, per fare quella “massa critica” necessaria a costringere chi ci comanda a cambiare strada facendogli perseguire almeno in parte i nostri sacrosanti diritti! Purtroppo però le questioni affrontate in questo post sono lontane dalla vita quotidiana, sono piuttosto come messaggi in bottiglia lanciati nel mare del web, destinati a vagare senza una meta precisa, senza la speranza di aprire una vera discussione nella società in cui viviamo! E nonostante il mio smisurato pessimismo continuo ogni giorno a sperare che ci sia qualcuno in grado di farmi cambiare idea…

E oggi dopo più di un anno siamo ancora qui a discutere di limiti EURO-imposti, limiti i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: una pseudo-ripresa che non porta beneficio a nessuno, tranne a quei pochi gruppi industriali e finanziari che hanno depredato un paese in rovina e continueranno a farlo senza remore se il nuovo governo lavorerà solo per la cosiddetta “sostenibilità finanziaria” negando invece l’esigenza di liberarci dalla gabbia dei vincoli europei e far ripartire l’economia reale del paese. Perché in fondo il mio messaggio in bottiglia nel mare del web non rimane che questo: liberarci da un sistema dominato per anni dal “partito unico” (dell’euro e della finanza) – rappresentato trasversalmente da tutte le forze politiche presenti e passate, rimane impresa quasi impossibile – ma imparare a distinguere il vero dal falso, ciò che è necessario da ciò che è dannoso, è invece possibile! Sia questo puntare alla verità al di là di ogni ideologia e appartenenza politica che guidi le nostre scelte future, nella speranza che ci sia un cambiamento che venga dal basso, dalla nostra esigenza di cittadini che vogliono avere un futuro e decidere il meglio per sé stessi e per i propri figli.