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L’Italia come la Grecia

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Era il settembre 2011 quando Monti diceva su La7 nella trasmissione di Gad Lerner L’infedele: “Stiamo assistendo al grande successo dell’euro, e qual è la manifestazione più concreta del grande successo dell’euro? La Grecia“. Atene colava a picco e già si annusava la crisi per tutta l’eurozona, ma Monti era certo che l’esempio della Grecia fosse da seguire. Ecco spiegato il motivo: “Perché l’euro – aggiunse il professore – è stato creato per convincere la Germania che attraverso l’euro e i suoi vincoli la cultura della stabilità tedesca si sarebbe diffusa a tutti. Quale caso di scuola si sarebbe potuto immaginare migliore di una Grecia che è costretta a dare peso alla cultura della stabilità e sta trasformando se stessa?” Cit. tratte da Il Giornale! Per quelli che hanno lo stomaco forte e vogliono vedere in pratica che grande successo l’euro a guida tedesca ha realizzato in Grecia, cliccate su “il più grande successo dell’euro”.

Vi ricordate che a seguito di un referendum a cui i greci votarono in massa contro l’austerità, ricevettero invece pesanti commissariamenti dalla troika imposti dai diktat tedeschi?  Leggiamo i dati tratti da wikipedia: Il Ministero degli interni greco ha comunicato i dati definitivi con la vittoria dell’NO (OXI) con il 61,3% con 3.558.450 voti, mentre il fronte del SI ha ricevuto 2.245.537 voti con il 38,69; con una partecipazione al voto di 6.161.140 cittadini, pari al 62,5% degli aventi diritto. E il Renzi greco se ne uscì con queste dichiarazioni:

Subito dopo i leader politici hanno fatto le prime dichiarazioni dopo il voto, tra questi Alexīs Tsipras:

« I greci hanno fatto una scelta coraggiosa, che cambierà il dibattito in Europa. […] La Grecia da domani vuole sedersi di nuovo al tavolo delle trattative: vogliamo continuarle con un programma reale di riforme ma con giustizia sociale e dobbiamo “riarticolare” la questione del debito. »
(Alexīs Tsipras)

Sappiamo poi come è andata e purtroppo ora tocca a noi. L’Italia è un grande paese e certamente le conseguenze di un commissariamento così esplicito sarebbero imprevedibili. Però ho dubbi che si faranno molti scrupoli ad andare avanti!

Riassumendo il teatrino pro-EUROpa: abbiamo un PdR che dice che alle elezioni senza cambiare la legge elettorale non si può andare! Eppure proprio lui nel maggio 2015 firmò l’Italicum senza nulla profferire come potete leggere QUI!

La Consulta si esprimerà solo il 24 Gennaio e nel frattempo la memoria corta degli italiani, con le acque ben intorbidite dai soliti media pro-regime, avranno sistemato ben benino la questione elezioni anticipate. Ci andremo, certo, alle elezioni,ma non seguendo l’onda del voto referendario! Ciò accadrà piuttosto quando sto fantasma di governo, completata la svendita dell’Italia, verrà travolto dall’onda del malcontento popolare arrivato all’apice della sopportazione! Ora ai mercati interessa soprattutto che venga ratificata la soluzione “giusta” sulle banche italiane: ricevere aiuti di stato, via fondi ESM, su modello (esemplare nei risultati – vedi sopra) della Grecia. Per questo motivo Renzi ha detto: ” O governo di tutti o elezioni anticipate”! Visto che stanno per far commissariare l’Italia dalla Troika ( o da simili e assimilabili istituzioni) con conseguenti devastanti richieste di ulteriori e folli austerità, occorre spalmare la mer… ehm responsabilità politica di tale capolavoro patriottico su tutti i partiti. Pare (addirittura!) che neanche forza italia ci voglia stare, quindi Mattarella riproporrà un governo Renzi-bis con presidente del consiglio un ministro: se sarà Padoan la svendita al peggior offerente è garantita. Probabilmente però sceglieranno  una nullità politica, un non-ministro- non -presidente del consiglio, come se potessero davvero credere di salvare politicamente il PD e compagnia bella da ciò che stanno per fare!!! Renzi ha lasciato in eredità al PD solo macerie e agli italiani idem del loro paese. Qualsiasi fantasma o ectoplasma si presterà a garantire la continuità al governo attuale per portare avanti la cessione del sistema bancario italiano a danno di tutti i cittadini, poco importa. Alla stupidità non c’è mai fine, ma se ti danno martellate sui piedi è difficile che non ti svegli dal torpore che fino a ieri ti spingeva a credere alle assurdità che tali personaggi ti vendevano come oro! E dopo l’adesione ai fondi salva stati TUTTO sarà possibile! Ricordo che l’Italia ha versato dal governo Monti in poi oltre 60 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche degli altri (quelle francesi e tedesche in primis) e oggi non può spendere 1 euro di soldi pubblici per sostenere un sistema bancario stremato dalla crisi: la gente perde lavoro, le imprese chiudono e non pagano più mutui o finanziamenti. Grazie all’austerità imposta dall’Europa e dall’euro abbiamo accumulato nel sistema bancario una montagna di sofferenze e ci chiedono, invece di farci uscire da sto sistema folle e recessivo, di accettare soldi vincolati ad ulteriori austerità. Pensate solo al fatto che le banche italiane NON hanno ricevuto aiuti pubblici (MPS a parte) mentre la sola Germania dal 2008 ha versato 290 miliardi di euro per sostenere il proprio sistema bancario. Per non parlare poi dei soldi che NOI ITALIANI, grazie a Monti e ai suoi degni successori (Letta e Renzi) abbiamo continuato a versare per le loro banche altrimenti fallite!

L’unica nota positiva è che si è ricominciato a parlare di uscita dall’euro e di possibili alleanze in tal senso: Lega e M5S potrebbero avere i numeri per un governo che punti a recuperare sovranità e indipendenza per l’Italia. Sul telegraph l’intervista a Claudio Borghi! Sono solo sogni visto che il M5S non ha mai manifestato la volontà di uscire dall’euro parlando so lo di un fantomatico referendum. Ci sarebbero però le”correnti” o roba simile: se Grillo dimostrasse di non essere il piano B del sistema (Cit. Alberto Bagnai) e decidesse di far pesare i suoi voti a favore del recupero di sovranità sarebbe un bel colpo per gli euristi. A loro piace vincere facile ma credo gli rimanga poco tempo prima dell’inevitabile fine dell’euro! La baracca politica malcostruita per sostenere “il più Europa” è crollata (o perlomeno è gravemente lesionata) sotto il voto del referendum costituzionale. Gli italiani possono sopportare tre governi e più al servizio del sistema finanziario, ma sembrano mal digerire un SI netto e a scatola chiusa, un salto  verso il buio di pseudocambiamenti mai definiti, che manifestano con fin troppa chiarezza la fretta di togliere di torno i fastidiosi residui della democrazia mantenuti  in vita dalla nostra costituzione. Sarebbe già tanto che a noi comuni cittadini  rimanesse in mano qualcosa per ricostruire le nostre vite, affidandole a persone che non hanno voltato le spalle al loro paese nel momento del bisogno.

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Se vince il NO… arriverà l’ennesimo governo tecnico?

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La preponderante presenza mediatica del premier per presentarci le cosiddette “ragioni del  si” mettono in evidenza come stiano cercando di sparare le “ultime cartucce”  (a salve), contro la sempre più certa vittoria del no.

Quello che non riescono a capire, nel loro annaspare e farfugliare pseudo-motivazioni pro-riformiste, è quello che dicevo pochi giorni fa analizzando il voto a favore di Trump: se alla gente fai mancare il “pane quotidiano”, cioè il lavoro stabile unica sicurezza per il futuro, ai voglia tu a parlare di cambiamento, ripresa, risparmi, calo del debito o minaccia degli spread…

Gli ultimi dati istat confermano che l’Italia rimane in deflazione Leggi QUI!  Poi però l’istat ci ripensa e fa uscire stime PRELIMINARI del PIL che confermerebbero la fatidica crescita, come potete leggere QUI!  Ci dovrebbe spiegare il premier, o il ministro Padoan, come è possibile parlare di ripresa e di aumento dell’occupazione , quando i dati certificano in modo inequivocabile che i consumi non ripartono?  Se si aggrava la deflazione come si fa a dire che aumenta l’occupazione, usando squallidi giochi di parole – disoccupati, inattivi, occupati…il gioco delle tre carte – col solo fine di confondere la gente? Di che tipo di lavoro stiamo parlando, dato che su base nazionale la quota salari rimane invariata anche quando aumenterebbe l’occupazione?

Questi dati certificano che le riforme, compresa quella della Costituzione, stabilizzano solo i diritti della mega aziende, prevalentemente estere, di fare shopping a basso costo in un’Italia in rovina: investono soldi e hanno in cambio lavoratori sottopagati e schiavizzati! Questo è il vero motivo per cui la gente voterà NO!  Renzi ha già fatto capire che lui “nella palude non ci rimarrà”! Non si comporterà come i soliti politici che “galleggiano” e mai si tolgono di torno. Sinceramente mi pare difficile “galleggiare” quando grazie alle RIFORME l’intero sistema paese affonda; comunque sembra proprio volerci dire che si dimetterà, – come i suoi padroni euristi gli avranno già chiesto – ma non certo per andare ad elezioni anticipate!  Sono già uscite previsioni di istituti di credito, come la banca svizzera Credit Suisse, che danno la probabilità di un governo tecnico a seguito della vittoria del NO al 70%! Leggi Qui!

Alla guida di tal governo potrebbe spendersi una figura carismatica, autorevole, come ad esempio quella di Mario Draghi, in grado di rassicurare i piddini di tutte le specie (definizione del professor Bagnai, potete trovare il vero significato del termine nel suo blog Goofynomics )  sempre pronti ad accogliere a braccia aperte il salvatore della patria (degli altri) di turno!

Nel caso invece si andasse alle elezioni anticipate con l’attuale maggioritario non è da escludere una vittoria dei 5s con alla guida del paese un Di Maio, che si è prestato a fare un tour di presentazione dai potenti del mondo, come già fece Renzi Lo potete leggere QUI!

 In entrambi i casi la GARANZIA che il SISTEMA RIFORMISTA LIBBBBERISTA NON CAMBI è assicurata! I 5s hanno detto più volte che la permanenza dell’Italia dentro l’unione europea NON è in discussione. Per loro, come per i piddini, l’euro NON è il problema, lo sono invece gli sprechi, la casta, la corruzione… in poche parole gli stessi temi cavalcati da un Renzi o un Monti qualsiasi con il distinguo dell’onestà!

Su Draghi e le sue capacità indiscusse di salvare l’euro non ho molto da dire. Se mai si prestasse a governare l’Italia con il solito governo di “responsabilità nazionale”,  capiremmo presto se la salvezza dell’euro è compatibile con la vita di noi poveri cittadini!

In tutto ciò, naturalmente, l’incognita nel gioco dei poteri potrebbe essere Trump e la sua dichiarata opposizione al sistema globalista: i buuu-rocrati potrebbero aver fatto il loro tempo e la democrazia, pur se con dei “limiti”, avrebbe perlomeno una piccola speranza di rivincita. Chiaramente è solo un sogno, ma dopo tanti incubi dovuti all’indigestione di pesanti salse euriste (l’Europa ci dà la pace, lavoremo tutti un giorno in meno guadagnando di più, l’Euro ci protegge,bla, bla, bla…), cercheremo perlomeno di farlo ad occhi aperti e non lasciarci ingannare tanto facilmente.

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Debiti e pane quotidiano: da Trump ai libberisti di casa nostra

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La lezione “Trump” sarà servita a far cambiare prospettiva ai libberisti euristi di casa nostra? Mi riferisco alle politiche volte ad aumentare la DISOCCUPAZIONE e la PRECARIZZAZIONE, volte deliberatamente ad impoverire la gente aumentandone la disperazione. Perché chi ha votato Trump l’ha fatto pensando al “pane quotidiano”, le manipolazioni mediatiche, le demonizzazioni, non hanno avuto alcun effetto sulle “troppe” persone che si sono trovate senza lavoro e prospettive di miglioramento! In un impero, come quello americano, il sistema non sarà mai davvero “democratico”, chiunque vinca sta lì a garantire gli interessi del sistema, ma anche un modello imperialista-lobbista deve tener conto di equilibri delicati come quello della sussistenza dignitosa di milioni di persone: attualmente ci sono oltre 40 milioni di cittadini americani che sono costretti a ricorrere agli aiuti alimentari per vivere! Credo che la corda, quella che porta alla disperazione e alla violenza, era pronta per rompersi, quindi una discontinuità politica, per quanto imprevedibile, è l’unica speranza che le cose possano migliorare!

Anche da noi, nel vecchio continente e nella nostra Italia, le “riforme” a sentire i media e i tromboni di regime, presto faranno “ripartire” il paese.  La realtà è che dopo 5 anni di crisi portata avanti in modo magistrale dagli ultimi tre governi, tutti subalterni al sistema finanziario eurocratico, la gente comune è sull’orlo della disperazione più totale: pochi capiscono cosa sta accadendo davvero, ma di fronte al suicidio a cui stanno portando la nostra civiltà, l’istinto di sopravvivenza dei più è alla disperata ricerca di qualcuno che ci indichi una via d’uscita: dare il “pane”, cioè il “LAVORO”, quello vero, quello in grado di garantire un futuro dignitoso! E per PRETENDERE il “pane quotidiano” dobbiamo passare attraverso la comprensione di alcuni “temi” o meglio “best seller” tanto in voga in quest’era ultralibberista!

Una delle tematiche più care alle élite libberiste è quella del DEBITO PUBBLICO! A causa dell’enorme DEBITO PUBBLICO, ci dicono, dobbiamo fare le riforme per cambiare l’Italia e tornare a crescere! Quante volte avrete sentito questa litania snocciolata dal premier di turno o dal solito e ripetitivo servizio sui telegiornali. Funziona sempre: abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, i debiti dei padri ricadono ora sopra i figli, troppi privilegi cancellano così i diritti e dobbiamo fare i sacrifici altrimenti…

Eppure è semplice riflettere su un dato di fatto: se c’è uno o più debitori, chi sono i creditori? O detta altrimenti: la spesa di uno è sempre il guadagno di qualcun altro! Sicuramente in questo contesto, quello dell’euro, il taglio del DEBITO PUBBLICO è il principale pretesto per fare le riforme che si scaricano sui cittadini: riforma delle pensioni, tagli feroci alla sanità e all’istruzione, precarizzazione selvaggia del lavoro reso, grazie al jobs act, precario a tempo indeterminato… Quindi sembra proprio che questo debito non sia il guadagno, l’arricchimento dei cittadini! Ma andiamo avanti…

Era l’estate del 2012 quando, sotto il governo Monti, la stragrande maggioranza del Parlamento italiano votava a favore del “PAREGGIO DI BILANCIO” in Costituzione cambiando così insieme all’articolo 81 l’intera struttura della nostra Carta costituzionale. Provate infatti a spiegare COME uno Stato che rinuncia a fare politiche di spesa pubblica, può per esempio “adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” come afferma, suo malgrado, l’articolo 2 della Costituzione? Oppure come può favorire il risparmio come dice l‘articolo 47, dato che fa solo politiche volte a rastrellare i soldi dirottandoli verso i mercati finanziari?  Uno Stato che oggi più che mai tira dritto verso il deficit zero decide con tranquillità di rinunciare ad immettere nell’economia liquidità per sostenere l’occupazione o ricostruire i paesi devastati dal terremoto! Checché ne dica Renzi, che va elemosinando lo 0,… di deficit in più ai suoi padroni europei, chi non mette radicalmente in discussione il pareggio di bilancio e le assurde regole europee da cui deriva, nulla può dare ai propri cittadini: può solo aumentare le tasse e/o tagliare la spesa pubblica, creando impoverimenti senza fine. Già dal 1992, con il Trattato di Maastricht, l’Italia ha adottato i vincoli per il risanamento dei conti pubblici iniziando a fare consistenti “avanzi primari”. Ciò significa che da circa 25 anni l’Italia  ha sempre speso meno di quello che ha incassato via tasse. L’unica voce in bilancio che ha fatto lievitare in modo consistente il famigerato debito pubblico è stata infatti la “spesa per interessi”! Ora siccome il costo medio del nostro debito pubblico è di circa il 4% del pil, è matematico che con un deficit attuale intorno al 2% come ce lo chiede l’Europa il governo non può DARE NULLA per la ripresa o per altri fini sociali. Ripeto: se lo Stato non può spendere come sancisce il principio del pareggio di bilancio, non può far altro che tassare e tagliare la spesa sociale privatizzando i servizi, PUNTO!

Ma ritorniamo alla domanda cruciale: a chi entrano in tasca gli interessi sul debito pubblico italiano? Se tali titoli andassero in tasca a cittadini o ad imprese ed istituti finanziari italiani lo Stato avrebbe di fatto un debito con se stesso: in una famiglia i soldi che il marito dà alla moglie per andare a fare la spesa contribuiscono al reddito famigliare non generando alcun debito! Il problema si pone quando i soldi non bastano e allora un componente della famiglia deve fare la spesa a debito! Ma anche in questo caso l’Italia ha un debito estero corrispondente a circa il 40% del pil, percentuale non considerata preoccupante dagli economisti. Quindi esaminato sotto vari aspetti il Debito pubblico in termini assoluti è del tutto comparabile a quello di paesi con economie simili a quella italiana, è tenuto sotto controllo da politiche d’austerità che impongono esclusivamente avanzi primari consistenti e compressione della spesa pubblica, è ulteriormente “controllato” da riforme, come quella previdenziale, che tagliando le gambe (il futuro) a milioni di pensionati è in grado di abbassare la spesa per le pensioni nel medio e lungo periodo! InZomma, il Debito pubblico, soprattutto se protetto da una banca centrale in grado di acquistarlo alla bisogna e tenere sotto controllo i famigerati spread, è il NON problema! Casomai, nel nostro caso, è proprio la BANCA CENTRALE ad essere il problema: una banca dei banchieri, esente dal controllo democratico degli stati e al totale servizio delle istituzioni finanziarie! L’euro, moneta di nessuno, è appunto il manganello e l’olio di ricino da usare e dosare a dovere nei confronti dei malcapitati cittadini dell’Eurozona.

L’ha dimostrato Draghi quando nel 2012 dichiarò che avrebbe fatto di tutto per “SALVARE L’EURO” (l’euro, non i cittadini europei) e infatti da allora ha acquistato direttamente titoli pubblici, anche italiani, abbassando notevolmente i tassi debitori e mantenendo un’apparente calma finanziaria! Apparente perché l’economia reale non ne ha tratto alcun beneficio; anzi la minaccia di nuove “crisi” euroimposte per tramite della stessa BCE, pronta a chiudere i rubinetti del quantitative easing, interrompere cioè l’acquisto di titoli pubblici riportando gli spread alle stelle e togliendo liquidità agli stati che non fanno i “compiti a casa” adottando perfino, come accaduto in Grecia e a Cipro il “controllo dei capitali”: vennero limitati i trasferimenti finanziari da banca a banca, i prelievi ai bancomat… il tutto perché i greci avevano votato no all’arrivo della troika, che poi puntualmente arrivò per tramite della Commissione UE, imponendo su volere della Germania, una devastante rinegoziazione del debito! Tutto pur di non farli uscire dall’euro, precedente pericoloso che avrebbe potuto rafforzare le voci critiche che sostengono addirittura che continueremo a vivere anche senza l’euro! Se si usasse la spesa pubblica per rilanciare i consumi, sostenere l’occupazione, rafforzare e ripristinare le tutele sociali, inizieremmo ad uscire, pur fra mille ostacoli e difficoltà, da una crisi che non ha mai fine. Nulla di tutto ciò è possibile se prima non si ripristina la sovranità monetaria uscendo dall’euro,  vero tema da affrontare per primo se si vuole un cambiamento per la gente, volto a dare una speranza e un futuro alle nuove generazioni!

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Quando lo Stato risparmia…

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Dall’inizio della crisi e in particolare dall’entrata in campo di Monti che ha inaugurato l’era infinita dell’austerità, lo Stato italiano ha realizzato nelle manovre finanziarie notevoli “risparmi”, ma essi sono andati di pari passo ad una caduta verticale degli “investimenti” pubblici in modo praticamente trasversale a tutti i settori della vita sociale, che sono proprio quelli che servono ad esempio per la manutenzione delle strade, la messa in sicurezza degli edifici pubblici, la prevenzione di disastri ambientali… Insomma, più lo Stato ha risparmiato, più ha tolto, cancellato, letteralmente MANDATO IN ROVINA il nostro paese! Inutile qui dire l’elenco infinito dei disastri che si sarebbero potuti evitare o perlomeno limitare con la giusta manutenzione e con adeguati investimenti pubblici, basta ricordare il recentissimo crollo del viadotto di Lecco! Ma come mai, se lo Stato risparmia, – perché il debito pubblico SAREBBE IL SOLO E UNICO PROBLEMA – tali risparmi non si convertono in servizi aggiuntivi, in risorse per affrontare l’emergenza, come ce la cantano giornalmente in tutte le salse da anni i media di regime?!?!?!?!?!?  La spesa è un problema, quindi il risparmio, i TAGLI AGLI SPRECHI, sarebbero la soluzione, non è forse vero? Iniziamo a vedere l’effetto dei tagli o se preferite dei risparmi, sul comparto sanità: “La spesa sanitaria italiana è del 28,7% più bassa rispetto ai Paesi EU14, con una forbice, anche in percentuale del PIL, che si allarga anno dopo anno…” Qui trovate la fonte di tali dati.

Possiamo continuare con la spesa per l’istruzione:

Ocse: Italia penultima per spesa, record di Neet e prof anziani

venerdì 16 settembre 2016  –   Edscuola  –  da Il Sole 24 Ore   –   di Alessia Tripodi

Una spesa pubblica scesa del 14% in 5 anni – che mette l’Italia al penultimo posto dopo l’Ungheria – record di insegnanti over 50 (con salari in calo) e di Neet, cioè di ragazzi che non studiano e non lavorano… L’articolo continua qui.

InZomma, sia se l’analizziamo per settori, – salute, istruzione, servizi… – sia se l’analizziamo in termini assoluti, l’Italia risulta tra i paesi dell’area euro con la spesa pubblica più bassa! Ed è tale spesa – che per i liBBeristi di tutte le salse che invadono con le loro blaterazioni la tv sarebbe ABNORME, PESO IMMORALE SULLE SPALLE DEI FIGLI, IMPRODUTTIVA, BRUTTA, SPRECO DA TAGLIARE… – che è rimasta in termini reali praticamente INVARIATA tra il 2005 e il 2015! Certo il debito pubblico continua a salire, ma siamo sicuri che sia questo il problema? SI! Siamo sicuri che il debito pubblico NON è il problema e ce lo certifica la stessa Commissione europea oltre che prestigiosi istituti di ricerca tedeschi. Qui l’articolo. Per chi non ha la pazienza di aprire i link e leggersi gli articoli riporto dei brani significativi:

“Il primo, certificato EU e già qui ricordato, è che l’Italia mai, nemmeno per un momento, è stata a rischio default. Lo certifica la stessa Commissione Europea nel suo Fiscal Stability Report…”, “…l’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, ha ribadito che l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più sostenibile dell’eurozona! “

Per collegare i puntini fra una frase e l’altra ripeto che l’articolo dovete leggervelo da soli. Però non fatevi trarre in inganno dalle conclusioni, dove l’autore dice che siccome l’Italia è il paese che più di ogni altro ha applicato i vincoli di bilancio imposti dall’UE, avrebbe quindi titolo per “chiedere”, “pretendere”, “realizzare” un maggiore flessibiltà e incrementare così gli inesistenti investimenti pubblici rilanciando la domanda interna ( i consumi) e incrementando il pil (la ricchezza prodotta dagli italiani). Le avrete sentite tutti le farneticazioni del buon Renzi, che addirittura si è spinto a dire “…non possiamo accettare che crollino le scuole per rispettare le regole di bilancio europee!” Eppure lui insieme ai suoi predecessori (Letta e Monti) sono stati i campioni di austerità: se riduci il deficit e porti il tuo paese al “pareggio di bilancio” ,e applichi addirittura il Fiscal compact allora significa che accetti con leggerezza di continuare a impoverire il tuo paese e a tagliare le risorse per la sicurezza e lo stato sociale! Ma al di là degli slogan politici, il motivo per cui i garzoni di bottega che si sono succeduti negli ultimi tre governi hanno “curato” la gamba sana dell’Italia, cioè la spesa pubblica con cui dal dopoguerra ad oggi gli italiani tutti hanno visto migliorare le loro condizioni di vita, non è certo per ignoranza o per incompetenza. Essi infatti hanno lavorato al servizio dei creditori esteri, gli stessi che attraverso il controllo del mercato dei capitali e degli spread dettano le regole del gioco: limitare la democrazia (per ESSI sinonimo di populismo), azzerare le tutele sul lavoro, demonizzare tutto ciò che è pubblico spingendo l’ex-Stato a privatizzare i servizi. Se vi ricordate la “crisi” è iniziata da una banca statunitense, la Lehaman Brothers, che a causa delle speculazioni dei mutui subprime fallì spalmando la voragine di insolvenze accumulate nel sistema bancario di tutto il mondo. Per chi non lo sapesse i mutui subprime sono ad alto tasso di insolvenza proprio perché dati a persone con lavori precari e senza tutele, appunto perché negli Stati Uniti la precarizzazione selvaggia del lavoro è la regola! Quando TUTTI o la stragrande maggioranza dei lavoratori hanno lavori senza tutele e possono essere licenziati dal datore di lavoro senza problemi, il sistema finanziario spinge a dare prestiti senza garanzie, siano essi carte di credito, mutui, finanziamenti poco importa: il modello sociale si basa sul DEBITO (non sui consumi) e poi quando una recessione globale fa saltare il giochetto aumentando vertiginosamente la disoccupazione, ebbene ci pensano gli Stati, attraverso l’austerità, a rapinare i propri cittadini incrementando le tasse e cancellando lo Stato sociale con i tagli: il tutto naturalmente per ripagare le SPECULAZIONI PRIVATE DELLE BANCHE. L’Italia, per fare un esempio, ha regalato, attraverso i fondi ESM istituiti dall’UE per salvare prevalentemente le banche francesi e tedesche, oltre 40 miliardi di euro. Leggete questo articolo per chiarirvi le idee. Questi soldi sono stati versati alle banche greche che prima della crisi avevano prestato senza troppe garanzie enormi capitali sotto forma di mutui e prestiti alle famiglie e imprese greche e tali soldi arrivavano prevalentemente dalle ricche banche tedesche e francesi. Tanto sapevano che arrivata la crisi nei vari paesi dell’eurozona ci sarebbero stati umili servitori pronti a strangolare i loro cittadini atteraverso l’austerità pur di ripianare, con i dovuti interessi, le folli speculazioni fatte dal sistema finanziario deregolamentato. In tutto ciò l’euro è il principale baluardo del sistema: una moneta che non appartiene a nessuno stato, gestita dal sistema finanziario a garanzia della realizzazione delle cosiddette “RIFORME DI-STRUTTURALI” e della speculazione selvaggia. Nel mondo dei predatori il più grosso mangia il più piccolo e in Europa il sistema finanziario tedesco è quello che più di ogni altro gestisce l’euro per i propri fini, senza tener troppo conto degli ormai innumerevoli focolai di ribellione che nei paesi europei stanno per venire alla luce. Forse è ora di iniziare ad aprire gli occhi e iniziare a guardare la realtà con più consapevolezza. In Italia finché l’opinione pubblica è distratta dai soliti temi della casta, della corruzione, dei privilegi, continueranno a farci credere che la terra è piatta, anche se sono ormai molti i liBBeristi che iniziano a raccontarci che il sole è luminoso e l’acqua è bagnata. Cosa voglio dire? Che iniziano già a cambiare disco cantando “lo Stato è brutto si, ma l’austerità è anch’essa cattiva”, “l’euro è divino si, ma se la Germania fa sempre e solo i ca..i suoi allora è meglio andare ognuno per la propria strada”. Il problema è che sti personaggi che dicono tali mezze verità, non lo fanno certo per noi, perché si sono pentiti o sono rinsaviti dopo aver per anni demonizzato lo stato e idealizzato la DIS-Unione europea basata sul Mercato Salvatore. Lo fanno perché da un momento all’altro il sistema potrebbe implodere e potranno così dire: ve l’avevo detto che era sbagliato! Ma chi vende menzogne non potrà mai fare niente di buono per la collettività. Che ci rimane allora a noi cittadini? La consapevolezza di quale sia la direzione da seguire, rafforzare lo Stato per ripristinare i diritti sociali garantiti dalla Costituzione e la speranza che ancora possano esistere forze politiche e sociali, vecchie o nuove che siano poco importa, in grado di schierarsi dalla nostra parte.

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Ne riparliamo il 5 dicembre…

alba

RISVEGLI

Sogni colorati

nel grembo materno

circondato da un battito d’amore.

Quale continuità con questa esistenza?

Forse un giorno mi sveglierò

e come un fiore a primavera

vedrò la luce

di una nuova creazione.

C’era un tempo in cui ero così poco concreto che mi ritrovavo a dialogare con il fantasma di me stesso e  non sapevo più distinguere chi ero!!! Ora ho sbattuto contro il muro della dura realtà, una, due, tre, forse quattro volte…ma almeno ho iniziato ad aprire gli  occhi prima di crollare nel mare dell’incoscienza! Auguriamoci che si sveglino anche ESSI, quelli ben più concreti di me che stanno reggendo le sorti del mondo portandolo allo sfascio!

Il 5 dicembre, cioè appena saputo l’esito del referendum costituzionale, la commissione europea “farà i conti” con il governo italiano! Leggi QUI l’articolo sul Corriere Vista la manovra, per ora, prima di dichiarare una bocciatura su tutta la linea, hanno ritenuto opportuno astenersi per non influenzare ulteriormente l’esito del referendum. Perché è vero si che in Italia ci pensano i media a deviare le informazioni intorbidendo le acque presentando i si-no-no-si-no-isti di tutte le specie, portatori di idee uguali e contrarie allo stesso tempo, al punto che per i più il voto sarà una scelta dell’ultimo minuto e metteranno la croce con gli occhi bendati. Però sta Commissione che impone sempre e solo tagli e sacrifici, hai visto mai che a qualcuno (potrebbe essere perfino un giornalista!)  venisse in mente di indicare agli italiani che la modifica dell’articolo 70 inserisce in Costituzione proprio la ratifica dei trattati europei fra le principali funzioni-missioni del nuovo senato non-elettivo! Cioè già ora di fatto, sta gente non eletta (i buuuu-rocrati euristi)  impone ai governi europei regole assurde che cancellano diritti sacrosanti come quello alla pensione o al lavoro…e in Italia i nostri governanti lacché e garzoni di bottega al servizio esclusivo di lobby estere sono i primi ad applicarle senza remore distruggendo ogni futuro per i nostri figli! Hai visto mai che le minacce, di alzare gli spread e inviarci la famigerata troika, sortiscano l’effetto di far rinsavire perfino gli ultralibbberisti piddini di casa nostra? Boh, staremo a vedere se ci sarà il “risveglio”! Dovete capire che finora i sacrifici li abbiamo fatti seguendo il mantra de “ce lo chiede l’Europa” e dal 5 dicembre, se passerà il SI, di fatto gli italiani legheranno il loro (triste) destino al sistema di privatizzazione-cancellazione selvaggia e totale dei diritti sociali PRIMA garantiti dalla Costituzione. Perché nei trattati europei NON SI PARLA DI CITTADINI, MA DI CONSUMATORI e di MERCATO! Tutto deve essere programmato in funzione del Dio mercato e ciò che prima era pubblico deve passare in mano privata attraverso la gestione lungimirante di banche e assicurazioni! Non ci spingono forse già ora a fare assicurazioni pensionistiche, sanitarie, sul rischio terremoto e chissà cos’altro!?! Dopo i virtuosi della finanza, quelli che ci hanno portato dentro la crisi e la gestiscono per i loro esclusivi fini e interessi, metteranno la parola fine ad ogni ombra di servizio pubblico con l’aggravante del nostro assenso.

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Illusione permanente!

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FRAGILE

La vita ti cammina addosso

e ti accorgi

di essere fragile come vetro.

L’esistenza

ti entra nella coscienza

ubriaca annebbiandoti

finché non senti

incrinare i sentimenti

la paura che controlli

il fingere di non sapere dove cammini

un abisso di nulla

oscurità

l’unica luce sono i tuoi occhi

non puoi vedere oltre

la luce dei tuoi occhi

e la coscienza di essere fragile.

C’è molta amarezza in questa poesia, disperazione di fronte al silenzio e alla paura di sentirsi “SOLI”, ma anche una grande ricerca di senso della vita e di verità. Sono passati quasi 18 anni da quando l’ho scritta in un momento di sconforto, ma sono ancora qui a parlare di verità, di giustizia nei confronti del non-senso del mondo, un non senso che spesso siamo proprio noi esseri umani a modellare per i nostri simili! Siamo come le pedine di un domino, stiamo velocemente cadendo uno dopo l’altro ma non ce ne accorgiamo. Non mi riferisco ora a concetti astratti, ma alla realtà che giorno per giorno “ci cammina addosso” , che ci fa del male senza la minima forma di opposizione o resistenza da parte nostra.

Passeggiando per le strade della mia città non ci vuole tanto a vedere, a capire che c’è stata una guerra: negozi chiusi con interminabili scritte di VENDESI, AFFITTASI, VENDESI e/o AFFITTASI! E ogni posto è uguale, e ogni realtà è drammatica. Eppure i “compiti a casa” l’Italia li ha fatti, ligi alle regole europee più di ogni stato UE non abbiamo ricavato altro che devastazione, degrado, regressione dei diritti civili in ogni campo, dalla scuola, alla sanità, alla previdenza…

L’illusione permanente è proprio quella della crescita e delle riforme per la crescita quando la realtà dei fatti conferma invece l’esatto contrario, che non c’è alcuna crescita, né in Italia, né altrove! Non parlo solo dell’Europa, ma anche degli Stati Uniti, i dati che ci forniscono sono altalenanti, continui saliscendi intervallati da una prossima, imminente, immancabile crisi su modello (aggravato) di quella del 2008! Il sistema oligarchico globale ha deciso che l’unica ripresa che valga la pena sostenere sia quella del DEBITO, pubblico o privato che sia poco importa. Bloccare gli stipendi dei lavoratori causa crisi permanente ed istituzionalizzata  è stato il primo tassello da realizzare per giustificare poi la precarizzazione  via jobs act e attraverso la creazione di quello che Marx chiamava “esercito industriale di riserva”, cioè i disoccupati sempre crescenti in competizione fra loro, finalizzare il tutto ad abbassare rapidamente i salari. A dimostrazione che la riforma del lavoro funziona benissimo nel rendere stabile e addirittura incrementare i licenziamenti delle aziende “per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo“, potete leggere tali strabilianti dati appena sfornati addirittura sulla Repubblica semplicemente cliccando QUI Quindi non è un caso che anche nell’affrettata e disastrosa riforma della scuola pubblica il modello da imporre già ai ragazzini di scuola primaria sia centrato sul concetto di competenza: non più formare la persona, il cittadino e il futuro professionista, non più educare alla criticità, ma invece al saper competere, essere soprattuto addestrati al fare senza problematizzare troppo sui diritti o sulla qualità della propria vita da schiavo. Come se il lavoro non fosse un cardine dell’essere persona attiva e al contempo positiva nella società. Tutto è collegato all’impoverimento collettivo che caratterizza ormai da decenni la società civile italiana ed europea. Stiamo seguendo, attraverso l’arma micidiale della moneta unica (l’euro), la realizzazione di un modello neoliberista importato dalla finanza americana e anglosassone, un modello incompatibile con i precedenti sistemi democratici, che infatti stanno scomparendo. L’illusione ci fa vedere SOLO i difetti delle ormai morenti democrazie, senza evidenziare MAI le assurdità dei modelli economici antisociali euroimposti! Fra noi cittadini c’è un muro, un muro creato ad hoc che come quello che divideva Berlino Est da Berlino Ovest ora divide il sempre maggior numero dei poveri dai ricchi che oltre a migliorare la loro enorme ricchezza detengono il potere quasi assoluto sulle nostre vite. L’assurdo è che la maggior parte di noi comuni mortali neanche se lo pone il problema del muro, si limita a cercare i propri spazi nella gabbia aspettando che le cose cambino da sole, perché è inutile e noioso affrontare la realtà, meglio lasciare che ci pensi chi comanda e accontentarsi di quello che abbiamo.

Eppure ci sono persone, addirittura artisti che utilizzano la loro popolarità per cercare di scalfire il muro di omertà e di menzogna che i media erigono giornalmente tra di noi. Un esempio in tal senso è la bellissima canzone di PoviaChi comanda il mondo che se già non conoscete potete vedere e soprattutto”ascoltare attentamente” semplicemente cliccando sul titolo sottolineato che ho evidenziato poco sopra!

Musica, poesia, letteratura, pittura, nascono dall’esigenza di dare una forma all’incontenibile, che si manifesta in chi ricerca il vero con il cuore aperto e che porta da sempre gli uomini a creare dei messaggi universali chiamati appunto ARTE! L’arte non può mentire perché altrimenti rimarrebbe un’espressione vuota di senso, incapace di suscitare alcunché, di appagare l’animo umano con la sua voce che può penetrare in ogni atomo e dargli vita. Dico tutto ciò perché nei prossimi post cercherò di usare più spesso l’arte in una delle sue tante forme nel tentativo di colmare il vuoto presente nell’incessante divenire dei nostri vissuti, nella nostra vita circondata  dai muri che sono difficili da superare, ma che dobbiamo almeno iniziare a guardare con occhi più consapevoli.

 

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Il Potere solidale!

Premetto che le riflessioni che seguono prendono in parte ispirazione dal libro-raccolta di David Maria Turoldo ” La parabola di Giobbe”, la cui lettura è consigliata a chiunque cerchi ulteriori approfondimenti. Basti pensare che in scritti del 1972, vedeva con lucidità l’evolversi della società verso il sistema che definiva “condominio globale del potere”, espressione massima dell’asservimento dell’individuo!

Ma partiamo proprio dal titolo del post: i Poteri, anche nel loro apparente antagonismo, sono fra loro “solidali”: ciò che li unifica è appunto salvaguardare la “regola del potere”, una regola che consiste nel chiudere interi popoli e Stati in gabbie più o meno grandi, dove agli uomini rimarrà al massimo l’illusione di essere liberi!

Un piccolo ma significativo esempio a riguardo, è  dato dall’analisi della situazione politica italiana ed europea. La scelta di cambiamento per gli elettori italiani è sempre e comunque dentro il partito unico dell’euro, che è quello che garantisce la continuità del Sistema  attaccando e demonizzando in modo permanente lo Stato! Uno Stato che non si identifica più come comunità di cittadini portatori di diritti e doveri, quanto piuttosto come enorme termitaio basato sui principi disumanizzanti dell’organizzazione e dell’efficienza. In tutto ciò l’euro, apparentemente solo una moneta, è la linea di discrimine tra l’indicibile e l’immaginabile, indicibile perché non si può in alcun modo mettere in discussione che l’euro ci ha protetto da immani disastri; inimmaginabile perché non c’è futuro o speranza o forma di vita senziente fuori dall’euro! Solo al nominare la lira, che poi altro non dovrebbe essere che un sinonimo della perduta sovranità monetaria, la maggior parte della gente perde le staffe e inizia a snocciolare il solito mantra dei problemi atavici che sovrasterebbero la nostra martoriata patria: la casta, gli sprechi, il debito sulle spalle dei figli, la corruzione devastante, la mancanza di competitività, il clientelismo,…continuate pure voi se volete (e ne avete la forza)! Ai cittadini è quindi stata imposta per via artificiale o mass-mediatica incontrastata, una condizione di cecità e mutismo reale relativamente al principale ingranaggio del sistema, cioè la gestione privatistica della moneta svincolata dagli esecutivi dei paesi europei che ad essa hanno aderito. Non può certamente esserci alcuna sovranità, tanto meno sovranità popolare, se il principale strumento di redistribuizione della ricchezza e quindi del reddito dei cittadini è in mano ad élite non elette! Eppure nessun partito o movimento si fa portavoce di questa basilare verità, al massimo la cita tra i problemi lasciando ad un popolo debitamente disinformato in merito a quello che dovrebbe essere il meglio per se stesso, la falsa possibilità di scegliere cosa fare attraverso ad esempio, i referendum! Che essi riguardino la Costituzione o l’ipotetica uscita dall’euro, poco importa! Il loro esito non sarà certamente dettato da scelte consapevoli, quanto piuttosto da esigenze di potere.  Sembrerà assurdo ma il sistema globale, come ogni organismo che si rispetti, cerca di difendersi in tutti i modi: nel campo civile è passato alla restaurazione, alla solidificazione del potere, alla cosiddetta stabilità di governo che altro poi non è che mancanza di rappresentanza politica dei cittadini: dove non c’è alternanza non c’è niente da scegliere e la democrazia è solo una parola vuota o al più può avere una funzione cosmetica in bocca ad uno dei tanti tromboni di regime che sentiamo ciarlare in televisione! In tutto ciò non mancano certamente le responsabilità individuali, equamente distribuite a carico di tutta la collettività, perché come diceva Dostoevskij <<il più grande peso per l’uomo è quello di essere libero>> un peso così gravoso che i più cercano sempre qualcuno a cui affidarlo!

Di fronte a questa agghiacciante verità è necessario iniziare a chiederci chi siamo e cosa vogliamo per noi stessi e per i nostri figli. Dobbiamo decidere QUALI sono le cose che veramente contano. Ogni uomo è irripetibile, insostituibile, unico, solo con la sua sorte e il suo destino. Per questo motivo ognuno di noi deve scegliere fra la propria salvezza o condanna: dobbiamo confrontarci con la nostra volontà di essere liberi! Libertà, fraternità, uguaglianza, concetti nati nel contesto della Rivoluzione francese , hanno poi avuto una rilevanza enorme influenzando tutta la cultura occidentale: sono tutti termini interscambiabili che stanno alla base del convivere e dei diritti di ogni uomo. Sono il fondamento per cui ogni etica, o norma, o legge, deve partire sempre dall’altro se vuole essere compatibile con una società a misura d’uomo. Erick Fromm diceva che “è razionale partecipare al bene comune di cui facciamo parte”, aggiungerei che è essenzialmente umano  amare il prossimo attraverso cui ogni io si realizza. Di fatto chi gestisce il Potere ha paura solo della nostra capacità di essere coscienti, di affermare la proprietà assoluta, personale e inespugnabile della nostra coscienza che è la prima via alla libertà. E quando diventa coscienza diffusa, coscienza delle moltitudini, ogni potere deve tornare indietro. Ma ciò non accadrà finché noi persone comuni non prenderemo consapevolezza della nostra capacità e possibilità concreta di essere liberi, possibilità che ha come precondizione quello di cercare la verità in mezzo al mare di menzogne che ci propinano ed essere da esempio per gli altri creando delle oasi di libertà e di resistenza al sistema. Chi ha continuato a leggere fin qui significa che tante domande se le è fatte, anche se risposte io per primo non le so dare, comunque una piccola oasi d’incontro e condivisione l’abbiamo creata. Insieme! Perché seguendo la via dell’individualismo, della solitudine, non si può andare da nessuna parte!

Una riflessione finale rimanda necessariamente all’attualità, sempre utile è leggere interviste che vanno nella direzione di un cambiamento inverso, cioè quello che per noi cittadini ingabbiati nel sistema oligarchico dell’UE è una regressione sociale, mentre per LORO, che si sentono i padroni incontrastati di interi continenti è un progresso costante verso l’oligopolio mondialista. I garzoni di bottega sono i politicanti di turno, poi ci sono i custodi delle regole dogmatiche, indiscutibili, su cui si fonda il progetto euro-mondialista di regressione delle civiltà europee occidentali, loro ribadiscono che i danni fatti fin qui sono un bene, che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e quindi la sofferenza attuale ce la siamo cercata, che tornare indietro (alla democrazia) non è possibile… Entriamo nel merito delle questioni appena ribadite provando a commentare la recente intervista fatta dal governatore della banca d’Italia Ignazio Visco: Parla Visco

L’intervista inizia con il vero problema per ogni liberista che si rispetti: se l’Europa non funziona è perché ci vuole più Europa! In comune i paesi dell’eurozona devono avere solo la moneta, arma sufficiente a creare gli squilibri e ad imporre le agognate riforme. Così è stato e così (ancora per poco) sarà, l’importante è però ribadire che serve l’unità politica, fiscale, …insomma la dis-integrazione nell’interesse di tutti i cittadini europei! Sulle cause della crisi e della mancata crescita dell’Italia si citano le solite problematiche: il DEBITO PUBBLICO, l’IMPREPARAZIONE (gli italiani devono sentirsi incapaci per definizione) rispetto alla globalizzazione e all’abbandono del tasso di cambio (cioè rinuncia alla sovranità monetaria)! Chiaramente si sorvola dall’evidenziare che l’esplosione del debito pubblico c’è stata in Italia a seguito dell’adesione allo SME nel 1979 e alla successiva privatizzazione della Banca d’Italia nel 1981. In poco più di 10 anni da questa data fatidica il rapporto debito/pil raddoppiò arrivando a superare il 120% del pil nel 1994! Il mancato controllo dei tassi d’interesse sul debito pubblico fu una chiara scelta politica: quella di finalizzare la spesa dello Stato al pagamento di sempre più ingenti interessi sul debito, interessi che da oltre 30 anni vanno in tasca agli investitori finanziari e vengono costantemente tolti, via tasse e tagli, ai cittadini! Si sorvola anche dal riflettere che rinunciare alla sovranità monetaria significa imporre costantemente nel tempo politiche economiche più o meno austere, in quanto il cambio sopravvalutato comporta recessioni e riforme che si scaricano sul costo del lavoro, cioè in ultima analisi sui lavoratori che si trovano sempre più precari, disoccupati e sfruttati! Non importa quanti errori sono stati compiuti, quanti danni l’imposizione delle regole europee hanno inflitto agli Stati (si pensi alla Grecia), la strada, il solco tracciato per gli euristi-liberisti è quello sacro e giusto! L’intervista al governatore Visco si chiude sulle banche: nel 2008 la crisi su scala mondiale è nata da una banca d’affari americana, la Lehman Brothers, ed è proseguita in Europa imponendo ai cittadini austerità spaventose, per ripagare, per via fiscale, i fallimenti a catena che il sistema bancario PRIVATO avrebbe altrimente generato: le banche tedesche e francesi in primis, sotto la sorveglianza (!?!) della virtuosissima e infallibile BCE, avevano prestato a man bassa capitali stratosferici ai paesi euro-deboli (Grecia, Spagna, Portogallo…), ben sapendo che all’arrivo di una crisi le eventuali insolvenze sarebbero state ripagate dai governi SOLIDALI col potere finanziario (vedi alla voce: governo di responsabilità nazionale) o se non disponibile dalla fidata troika! Ebbene oggi, che le cose vanno peggio (per noi) e meglio per le banche estere che allora via fondi salva stati (banche private) hanno beneficiato dei nostri soldi, pare che tocca ancora una volta a noi, incapaci di una vera ripresa, ricapitalizzare le nostre banche sommerse da un mare di sofferenze: mutui non pagati da famiglie di neo-disoccupati, prestiti dati a imprese ormai insolventi o fallite! E alla fine non è nemmeno importante (anzi è auspicabile) che i nostri istituti di credito finiscano in mano estere: ricapitalizzate via espropri (bail in) e regalate via “investimenti esteri” sempre ben venuti dalle nostre patriottiche élite! Ma è inutile continuare…

Concludo con una citazione tratta dal Fedone di Platone:

A me sembra, come anche a te, o Socrate, che intorno a queste cose il sapere chiaramente sia impossibile o difficilissimo, mentre d’altra parte il non indagare in tutti i modi ciò che si è detto e il desistere avanti che uno sia esaurito nell’osservare sotto ogni aspetto, è certo da uomo ignavo. E’ necessario quindi decidersi in uno di questi due modi: o accoglier da altri, o scoprire da sé come stanno le cose; o,  se ciò è impossibile, accettando almeno il migliore e il più inconfutabile degli argomenti; e, affidati a questo come su di una zattera, fare in modo pericolante la traversata della vita; a meno che uno non sia in grado, in modo più stabile e meno arrischiato, di compiere la traversata su di un sostegno più sicuro, cioè su di una certa divina rivelazione.

Quello che è certo, indipendentemente dalla scelta o dalla fede (dono luminoso riservato a pochi), è che da soli non si va da nessuna parte!

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Lettere, letterine e messaggi in bottiglia!

Se avete la sensazione di vivere costantemente nella nebbia, di essere immersi in una nube nera che respirate ed entra intimamente a far parte del vostro essere, ebbene questa è la “coscienza collettiva” che si sta formando sulla spinta devastante del cosiddetto “risanamento”: il sogno di costruire una società nuova e migliore attraverso sacrifici immani che portano all’incenerimento di tutto ciò che i popoli europei avevano ricostruito dalle macerie e dalle sofferenze della seconda guerra mondiale. La spinta che seguì portò a realizzare democrazie sociali, con tutele e diritti che mai i popoli avevano potuto sperimentare prima e ora sembra che tutto ciò sia stato un lusso che non possiamo più permetterci. La CRISI è come un’onda lunga che non smette mai di cadere infrangendo ogni speranza e resistenza, è il motore per imporre ai cittadini, ormai sempre più sudditi e senza voci in capitolo, la rinuncia ad ogni sacrosanto diritto: LAVORO, PREVIDENZA, SERVIZI PUBBLICI, SANITA’, … Il bello è che le mezze verità che quotidianamente il mainstream dell’informazione di massa ci somministra hanno convinto i più che i diritti siano diventanti privilegi e che tali privilegi siano le cause prime del disastro: sprechi, corruzione, casta, parassiti… Problematiche che esistono dall’alba dell’umanità sarebbero quindi i motivi del male che si sta scaricando su ognuno di noi. Ma se la disinformazione di massa può dare un’impressione di credibilità a queste pseudo-risposte, non può cancellare la nube nera che si è insinuata nella coscienza di milioni di persone: anche se molti ancora non riescono a prenderne consapevolezza,  la sensazione è che l’inganno che ci hanno propinato sta per venire a luce piena e non credo che ci siano “controllori” in grado di prevederne le conseguenze. La nube si è iniziata ad intravedere già con” la lettera della BCE” al governo Berlusconi, dove nell’agosto 2011 una banca centrale nata al fine di mantenere la stabilità dei prezzi (cioè la temutissima inflazione) e realizzare una politica monetaria unica per i paesi dell’area euro, si occupava invece di dettare l’agenda ai futuri governi italiani. Governi rigorosamente nominati a garanzia della realizzazione di tali virtuose richieste, con i risultati che tutti noi viviamo giorno per giorno sulla nostra pelle: riforma delle pensioni, accurata revisione delle norme che regolano assunzione e licenziamento dei dipendenti, significativa riduzione dei costi del pubblico impiego rafforzando il turnover e (se necessario) riducendo gli stipendi, accettazione di clausole automatiche di riduzione del deficit che specifichino che ogni scostamento dagli obiettivi stabiliti sia compensato con tagli orizzontali (col falciò) sulle spese… Sono esattamente i “PRIVILEGI” di cui parlavo sopra! Chiaramente l’intento dei burocrati europei era ed è solo quello di “normalizzarli” e renderli “sostenibili”! O no?

Tutto ciò ha un nome ormai entrato a far parte della nostra quotidianità: le RIFORME DI-STRUTTURALI!!! Esse nei fatti rappresentano quello che Marx definiva “misticismo logico”, cioè le istituzioni e le leggi che realizzano, invece che mirare al bene comune ed avere come soggetto l’uomo e il cittadino, con tutte le esigenze sociali di cui ha bisogno, rappresentano una “realtà ideale” che se ne sta occultamente dietro di loro: un vero e proprio capovolgimento in cui i cittadini invece di essere soggetti/fini dell’azione dello Stato, di fatto diventano i mezzi, le cavie da laboratorio della nuova società ultraliberista su cui si fonda il progetto europeo! E questo bel sogno, questo ideale, sta diventando l’incubo insostenibile pronto a svegliare bruscamente chi ancora dorme beato nel paradiso dell’Europa perduta! Fatte queste (doverose) premesse, fa sorridere parlare della “letterina” che pochi giorni fa il ministro dell’economia Padoan ha scritto sul Corriere della sera in risposta alla critiche fatte all’operato del governo da Paolo Mieli. Le critiche riguardavano i famigerati TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA, o tradotto in linguaggio liberista corrente TAGLI AGLI SPRECHI! Questo perchè ogni centesimo che lo Stato spende per i cittadini in servizi, o per gli stipendi dei dipendenti pubblici, o per le opere pubbliche,…. sarebbe sempre e comunque mal speso, ci sarebbero gli ingranaggi della burocrazia e le mani onnipresenti della corruzione, per non parlare poi dei fannulloni (vedi un esempio nel mio profilo o nella sezione Chi sono)! Per far ripartire l’economia bisogna tagliare, tagliare e ancora tagliare la spesa, cosa che il nostro ministro, si è prontamente premurato di dimostrare nella sua lettera di risposta mostrando i DATI: pensate che ” in Italia la spesa pubblica  al netto degli interessi è cresciuta durante la crisi (2009-2014) meno che in altri Paesi: solo dell’1,4%, contro un aumento del 5,7% nel Regno Unito considerato campione di austerità e del 9% medio nella Ue.” Inoltre il ministro precisa che tale sforzo di risanamento e consolidamento delle finanze pubbliche per i cittadini italiani è stato sicuramente superiore a quello sostenuto da chiunque altro nell’Eurozona. Tali dati, aggiungo io, oltre ad essere preoccupanti dimostrano che la spesa pubblica italiana rapportata ad un pil che è da anni in stato comatoso è talmente bassa da essere ormai a livelli di quella dei paesi del terzo mondo. Ce ne accorgiamo dal fatto che invece di ricevere servizi migliori e più efficienti, di anno in anno ci viene tolto qualcosa! Ma il ministro non sembra pensarla allo stesso modo quando dice che i 25 miliardi di spesa lorda tagliati nella precedente finanziaria sarebbero stati effettuati solo sulle spese inefficienti e non invece sulla sanità o sulla scuola (tanto per citare due dei settori pubblici più martoriati dai cosiddetti tagli agli “sprechi”)! L’articolo si chiude però con un appello che secondo me il ministro Padoan rivolge all’Europa, un discorso apparentemente in contraddizione con quello detto sopra perché mirato ad evidenziare che la strada dei tagli e dell’austerità perseguita dai governi italiani molto più che altrove, non è più sostenibile e quindi è necessario concedere anche all’Italia la possibilità di fare maggiori investimenti pubblici! Ecco quindi svelati i veri destinatari della lettera: i commissari – burocrati – sacerdoti dell’austerità europei! Senza concessioni o maggiore flessibilità sui conti pubblici, il governo attuale non ha futuro e dovrà presto essere rottamato! Con quali conseguenze? I controllori credono davvero che la strada seguita fino ad ora possa essere sostenuta ancora a lungo? Anche se la maggior parte dei cittadini non si fermano a riflettere sui veri contenuti che soggiacciono in teatrini come quello aperto dalla lettera sopracitata, tali tematiche continueranno a modificare pesantemente i nostri stili di vita continuando a toglierci diritti senza darci nulla in cambio!

Ricordo che mio nonno mi raccontava sempre una storia: nel dopoguerra c’era in paese un ragazzo “semplice” che quando partecipava a dei pranzi si abbuffava a più non posso, al punto che quando gli iniziavano a saltare i bottoni della giacca chiedeva alla madre: ” Mà, basta?”  Ecco,  è arrivato il momento che la giusta capacità di discernimento  inizi rapidamente a diffondersi tra di noi, dobbiamo iniziare a capire con maggiore chiarezza qual è il bene per noi stessi e i nostri figli, per fare quella “massa critica” necessaria a costringere chi ci comanda a cambiare strada facendogli perseguire almeno in parte i nostri sacrosanti diritti! Purtroppo però le questioni affrontate in questo post sono lontane dalla vita quotidiana, sono piuttosto come messaggi in bottiglia lanciati nel mare del web, destinati a vagare senza una meta precisa, senza la speranza d’aprire una vera discussione nella società in cui viviamo! E nonostante il mio smisurato pessimismo continuo ogni giorno a sperare che ci sia qualcuno in grado di farmi cambiare idea…