Tagliamo i parlamentari?


Il post sotto è del mio amico Stefano, ma io condivido ogni parola. Delle considerazioni fatte quella che considero centrale è la riduzione degli spazi di democrazia in nome di fantomatici risparmi, un must del progetto liBBBerista!!! Non facciamoci prendere dall’odio nei confronti di un sistema che volutamente ci sbatte in faccia un giorno si e l’altro pure i disgustosi privilegi di lacchè senza dignità. Ci sono anche persone con una coscienza e con dei principi da difendere. E se non ci sono ora, prima o poi arriveranno. Soprattutto non scambiamo la riduzione o addirittura la cancellazione di diritti in nome di astrusi principi contabili. Soprattutto quando lo scambio è un misero piatto di lenticchie.

Sono assolutamente contrario al taglio dei parlamentari:
innanzitutto parliamo delle ragioni vere o presunte tali che giustifichino un tale provvedimento. Il M5S dice che si risparmiano un sacco di soldi, che in questa maniera la Casta dei privilegiati si riduce, eccetera. É ovvio che gli astiosi e i livorosi della politica accolgano felicemente tali riforme, e forse l’unica vera ragione che il Movimento ha è proprio quella di attirare a se i voti di tali personaggi, perché altri motivi non ne vedo.
Cominciamo dai costi della politica: è stato calcolato che il risparmio si aggirerà intorno al 0,007% del bilancio statale… e cioè… stiamo parlando del niente! Risparmiare qualche milione (pochi) di euri (volutamente in minuscolo) equivale al nulla, in confronto ai tanti miliardi di euri che smuovono una finanziaria. Questa è solo demagogia!
Ma parliamo della Casta dei privilegiati… è vero lo sono! Lo sono per tanti motivi che non sto qui ad elencare… bene, togliamo i privilegi allora! Si risparmierebbe molto di più, sempre del nulla parliamo eh, ma almeno, dal punto di vista morale si otterrebbe qualche risultato, perché: diminuire il numero dei privilegiati lascia comunque… alcuni privilegiati! Togliamo gli assurdi privilegi pensionistici, togliamo il “tutto gratis” che godono, togliamo soprattutto l’assurda possibilità di assentarsi dal lavoro! Quando si lavora, gli statali devono stare a lavorare… chiaro?!! Quando si discutono le leggi si deve discutere in parlamento, quando si vota si deve votare!!! Arichiarooo???
Per quanto riguarda lo stipendio, invece, DEVE essere alto, secondo me, perché sono dei dirigenti, degli eletti dal popolo, perché devono assumersi delle grosse responsabilità e quindi devono essere pagati molto bene!
Ma la cosa più macroscopica, in negativo, è che si diminuisce la rappresentanza e, in una democrazia rappresentativa come la nostra, si diminuisce la democrazia:
Meno personaggi “rappresenteranno” più persone e la gente voterà sempre di più dei personaggi “astratti” impossibili da conoscere personalmente.
Meno individui potranno accordarsi tra di loro più facilmente per fare i loro comodi.
Ci saranno meno persone da corrompere per ottenere lo stesso risultato… costerà di meno!
Non è un caso che tra i programmi della P2 c’era proprio il taglio dei parlamentari!
Per assurdo, continuando a diminuire i parlamentari, si potrà arrivare ad avere un unico deputato che potrà decidere tutto lui… che cosa vi ricorda?
Non è meglio allontanarsi il più possibile da questa prospettiva?

Api!

Si, api!!! Ho frequentato un corso apistico di primo livello con il fine principale di avvicinarmi all’affascinante mondo delle api e devo dire che ne è valsa la pena. Un esperienza culturale, perché l’interazione fra il mondo delle api e quello umano va avanti da migliaia di anni e ancora oggi è di primaria importanza.

Basta pensare che sono state rinvenute centinaia di incisioni rupestri con disegni di alveari risalenti perfino a oltre undicimila anni fa. Apicoltori primordiali che si avvicinano agli alveari “affumicandoli”, dimostrando di conoscere bene la funzione “calmante” di questa tecnica ancora usata dagli apicoltori moderni!

Le api nascono con i fiori, esse sono essenzialmente insetti impollinatori, ma oggi devono confrontarsi con un’agricoltura intensiva che ne mette in serio pericolo l’esistenza, da una parte limitando la diffusione delle specie floreali (la cosiddetta biodiversità), dall’altra a causa dell’uso di pest\nicidi. Eppure la mancata impollinazione è un danno per gli stessi agricoltori, magari arriverà il mom\nento che saranno costretti loro stessi a salire su degli alberi da frutta per scrollarli nella speranza che il vento faccia ciò che le api non potranno più fare quando l’uomo le avrà decimate in modo irrimediabile!

Perché da quel poco che mi è sembrato di capire un altro pericolo per questi straordinari insetti potrebbe essere l’apicoltore stesso! Almeno quando questo punta su un’apicoltura esclusivamente intensiva, volta cioè alla massima produzione dei prodotti dell’alveare senza badare troppo alla salute delle api! Ogni attività umana dovrebbe essere qualificata da un giusto compromesso tra il dare e l’avere. Chiaramente l’apicoltore di professione, come qualsiasi altro allevatore che si rispetti, deve conoscere bene il modo delle api e essere in grado di ricavare profitto da questa attività. Ma ci sono modi più rispettosi e altri meno, credo cioè che sia possibile un’apicoltura estensiva che aumenti il numero di alveari senza però aumentare il tempo e gli interventi invasivi che l’apicoltore deve dedicare ad esse!

Diciamo che da poco più di un secolo sono state introdotte delle arnie razionali, cioè ispezionabili perché dotate di telaini con fogli cerei amovibili. Queste hanno comportato degli indubbi vantaggi in termini di conoscenza della famiglia-alveare, delle loro esigenze e delle loro patologie. Hanno inoltre permesso di sfruttare le api spingendole prevalentemente a produrre miele e limitare, per esempio, le sciamature.

Per chi non ha dimestichezza con le api è importante sapere che ogni famiglia di api è un organismo a sé stante, l’organismo alveare appunto! E come ogni organismo esso punta alla propria sopravvivenza nel tempo replicandosi, cioè nel caso delle api sciamando e formando così nuove famiglie! Questo però dal punto di vista dell’apicoltore è un problema, perché dopo la sciamatura, quando possibile, è necessario recuperare lo sciame. E comunque le nuove famiglie (quella della vecchia sciamata magari su un albero e quella rimasta nell’arnia con una regina nuova), avranno sicuramente meno potenziale nella raccolta di nettare essendo inizialmente composte da poche api giovani e da covate che non nasceranno prima di 3 settimane. Da qui nasce l’esigenza di provocare “sciamature artificiali”, rendendo orfano una parte dell’alveare togliendo al momento opportuno della stagione la regina e alcuni telaini di covata pronta a schiudersi. Questa pratica comportarà la nascita di una nuova regina nella famiglia rimasta orfana e la possibilità per l’apicoltore di vendere il nucleo d’api ricavatodalla sciamatura artificiale.

Ma puntare ad un’apicoltura estensiva mantenedo al contempo reddito e lavoro per l’apicoltore può essere possibile adottando arnie tipo la Warrè o la Top Bar africana, che pur rimanendo “ispezionabili” non utilizzano fogli cerei e fanno invece produrre i favi interamente alle api come succede in natura. Il miele ricavato invece di essere centrifugato in smielatori adatti al sistema dei telaini con fogli cerei verrebbe ricavato dalla spremitura e successiva filtrazione meccanica dei favi stessi! Un miele dal sapore poco conosciuto, poco commerciale ma probabilmente più buono per quelli che non si soffermano al primo assaggio per valutare la bontà di un prodotto!

Sarebbe questa l’apicoltura che nel tempo mi piacerebbe praticare. Uso il condizionale perché attualmente ho comperato tre arnie classiche (dadant) da dieci telaini con fogli cerei ispezionabili. In Italia le arnie a cui ho accennato sopra non sono molto diffuse e gli apicoltori d’esperienza usano prevalentemente queste da me acquistate. Non so se sarò un bravo apicoltore, questo più che un mestiere, anche quando praticato come hobby è un arte e richiede passione e dedizione (oltre ad un notevole intuito sulla gestione pratica dell’alveare)! Vi aggiornerò sull’andamento della mia gestione delle api e sull’eventuale raccolto di miele! Certo è che un maggio così brutto io proprio non me lo ricordo e le mie api devono già affrontare difficoltà che sono più legate all’inverno che alla primavera, la stagione dei fiori e del raccolto nettarifero per eccellenza. Ma è inutile lamentarsi, vedremo cosa accadrà. Io cercherò di mettercela tutta per gestire al meglio questa situazione e speriamo che un po’ di fortuna e un po’ d’intuito mi aiutino a fare le scelte giuste.

Un po’ di calore accanto a me!

 

 

 

Dopo il successo di Chat , Stefano ritorna con un altro imperdibile videoracconto. Purtroppo in questa versione di wordpress non posso caricare il video, ma lo potete vedere utilizzando il link sotto. Buona visione!

Un’esperienza che sarebbe bella da vivere, un viaggio dentro sé stessi …

Con tanti ringraziamenti per Barbara e Giorgio, due grandissimi professionisti che mi hanno fatto questo onore!

 

Un po’ di calore accanto a me – videoracconto di Stefano Tonnarelli su you tube

Sui Pink Floyd (e su ciò che uscirà dal Festival di San Remo)!

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Era il 1994 quando, proprio con Stefano, sono andato a Roma per vedere i Pink Floyd nel concerto a Cinecittà, un evento indimenticabile! Poi li ho riascoltati in vari tribute fatti da una band anconetana, i D.N.A., che avevano proprio Stefano come cantante! Quindi è stata una passione vissuta e speriamo davvero che il futuro riservi ancora nuovi artisti in grado di emozionare in modo così intenso!

Ho visto su RAI 5 la storia dei Pink Floyd… io ho cantato per 15 anni i Pink Floyd.

Non hanno dato molto spazio alla musica, ma di più alla psicologia dei componenti, e neanche hanno tanto approfondito le tematiche affrontate nei testi e nelle musiche, testi, a volte, veramente rivoluzionari.

M’è scaturita una riflessione, neanche troppo originale, anzi, lo faccio molto spesso.

E’ vero che c’era da cambiare la musica del tempo, troppo bacchettona e conformista e quinti anti-artistica. I Beatles avevano solo cominciato e c’era tanta strada da fare.

E’ altrettanto vero che hanno fatto uso di droghe, come molti musicisti in quei tempi, per trovare un’ispirazione, che non credo sia scaturita dalla chimica, ma di più dalla voglia di cambiare qualcosa.

E’ vero che avevano finalmente dei nuovi strumenti tecnologici che permetteva loro di avere una potenza sonora tale da sostituire una orchestra in sole quattro persone.

Ma come hanno fatto 5 ragazzi (compreso il vero fondatore Syd Barret) a raggiungere una tale potenza musicale coinvolgente e duratura da costringere uno come me, dopo che lo ha ascoltato migliaia di volte e cantato dall’inizio alla fine centinaia di volte, nel momento in cui ascolto il cuore pulsante del finale di “The Dark Side Of The Moon”, a dire, “Ma come hanno fatto?” Scuotere la testa, cercare di uscire a fatica dall’onda emozionale ed acquietare il mio di cuore.

Forse non sono stati dei musicisti eccezionali, o forse sì, non lo so! Grandi artisti certamente sì!

Sicuramente sono stati fortunati. Fortunati nel vivere in un’epoca in cui la creatività era premiata, in cui una casa discografica investiva al buio… eh sì! Perché chissà quanti gruppi non sono stati “fortunati” come i Pink, ma magari qualcuno ha ugualmente investito su loro.. e gli è andata male. Ma non importa, perché l’arte non è calcolo, anzi, dove c’è il calcolo non c’è mai l’arte.

The Dark Side ha 46 anni, io lo ascolto da 44 (l’ho conosciuto in ritardo), voglio proprio vedere se le canzoni di questo Festival di Sanremo verranno ascoltate tra 46 anni! Chi scuoterà la testa, cercherà di uscire a fatica dall’emozione per acquietare il cuore?

Sarebbe stato azzurro!

 

Mi scuso subito con Stefano per aver pubblicato il suo post con qualche giorno di ritardo, dato che come leggerete risale al 9 Novembre. Comunque non credo che cambierà la sostanza del discorso e chi vorrà accogliere la sua richiesta di supporto da oggi potrà iniziare ad osservare il cielo per trarne le proprie personali riflessioni (che se vorrà potrà condividere anche qui). Per quel che mi riguarda faccio mio il detto evangelico che più mi sembra adeguato alla tematica affrontata: “Non c’è nulla fuori dall’uomo, che entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro” (Mc 7,15).

Oggi è il 9 novembre 2018, dopo i nubifragi e i disastri dei giorni scorsi oggi sarebbe stata una bellissima giornata di sole con un cielo completamente azzurro e con poche nuvolette solo all’orizzonte.

Perché dico sarebbe?

Perché in effetti il cielo è pieno di strane strisce bianco-lattiginose. Ognuna va in una direzione diversa e solo poche sono parallele tra loro, altre si incrociano formando triangoli o quadrati. Tutte tendono ad allargarsi ed a sbiadire nell’arco di ore, non scompaiono mai del tutto, oggi pomeriggio quasi tutto il cielo è coperto ed anche sovrapposto da scie più giovani che si vanno man mano a formare.

Bene! Tutto questo non ha niente di naturale!!!

Ho controllato. Dalla finestra del mio ufficio ho una bella visuale del cielo e spesso, per riposare la vista dal desktop, guardo fuori. Mi sono creato una sorta di timelapse mentale. Prima passa un aereo che ha una scia infinita dietro che copre tutto l’arco del cielo visibile. Poi la scia si allarga, si sposta col vento, i triangoli ed i quadrati si spostano col vento ed intanto si allargano.

Nella storia di ognuna di esse c’è un aereo all’origine.

Quando ero giovane, mi ricordo, quelle rare volte che un aereo lasciava una scia visibile era sempre molto corta, tanto che c’era un gioco tra noi amici. Chi vedeva casualmente una scia corta era perché c’era una bionda che lo pensava, chi la vedeva un po’ più lunga… era una bruna. Ma erano tutte… TUTTE cortissime in confronto a quelle che si vedono ora! Adesso a volte capita di vedere aerei che non lasciano scie. E’ esattamente l’opposto di prima, ma gli aerei sono sempre gli stessi di allora ed il traffico aereo non è cambiato molto da 40 anni ad oggi. Il kerosene che bruciano è sempre lo stesso!

Io amo guardare il cielo, l’ho sempre fatto. Io amo gli aerei perché fanno volare ed io amo volare, avevo anche cominciato a volare col deltaplano… poi ho smesso per motivi economici.

Non vi chiedo di credermi, ma solo di guardare il cielo… un po’ più spesso… vi prego!

Ok, chi l’ha fatto non può che pensarla come me. Quindi perché lo fanno?

Posso solo fare delle ipotesi: Controllo meteo? Rendere l’aria più conduttiva per le telecomunicazioni? Magari militari? Creare una cortina che diminuisca l’effetto serra?

In effetti non lo so, ma il fenomeno c’è, e… se non ce lo dicono, per forza, ci dev’essere un motivo che all’opinione pubblica non starebbe bene.

Da stamattina non faccio altro che dirlo a tutti ed a scattare foto, però ricevo solo dei “Ma sei sicuro?”, “Boh?”, “Ma ti pare?”, eccetera. Non ce la faccio più a non trovare un partner e così, in pieno impeto masturbatorio-adolescenziale, ho deciso di scrivere…

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Creazioni

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Keith Haring, tratto dal murales Tuttomondo a Pisa: danza, musica e colori!

Riflessione interessante quella fatta da Stefano in questo post. Ogni opera d’arte vive di vita propria, condivido in pieno quest’affermazione. Io penso addirittura che, come accade per i figli, sia un DONO e abbia a che fare con il divino! Essa è un ponte verso Dio, in quanto ciò che è sommo bene non potrà che essere al contempo somma bellezza. Ma senza fare troppi preamboli che rischierebbero di alterare quello che vuole dire Stefano vi lascio al suo post…

Ogni opera d’arte è una creazione, il creatore è l’artista e l’opera è una creatura.

Come ogni creatura, una volta rilasciata nel mondo, vive di vita propria e non è più sotto il controllo del “creatore”.

Come un figlio: il figlio viene creato dall’unione dei gameti dei genitori, dagli influssi ambientali ed astrali dal momento del concepimento alla nascita, che ne fa un esemplare unico ed irripetibile. Ma da quando comincia a vivere di vita propria si evolve e cambia a seconda delle esperienze che farà, dei contatti che avrà, dell’ambiente, del cibo e di tutto. Per quanto si possano sforzare, i genitori non potranno fermare questo processo di trasformazione e l’esemplare, sempre più unico, seguirà la sua via, diversissima dai suoi creatori.

Tornando all’opera d’arte è un po’ lo stesso. Una canzone, quando nasce, nasce dalla cooperazione di vari musicisti… o anche di uno solo, e all’inizio ne conosciamo una sola versione: quella originale.

Ma poi vivrà di vita propria!

Ognuno che l’ascolterà lo farà in maniera diversa e ad ognuno suggerirà emozioni diverse.

Altri musicisti, che vorranno rifare la stessa canzone, la faranno alla loro maniera, la reinterpreteranno a modo loro, anche involontariamente. Per quanto la voglia delle tribute band sia quella di “rifare” il pezzo il più possibile fedele all’originale, e parlo per esperienza personale, non ci riusciranno mai. Magari saranno bravissimi a ricreare il sound e il groove originale, ma ci sarà sempre quel quid che distinguerà la cover dall’originale.

Lo stesso è per la narrativa.

Un racconto o un romanzo verrà interpretato in maniera diversa a seconda di chi lo legge ed a chiunque susciterà impressioni diverse a seconda del vissuto personale. Ognuno ne parlerà in modo diverso ed ognuno consiglierà o ne sconsiglierà la lettura agli altri, secondo diverse argomentazioni.

Addirittura ognuno interpreterà i significati nascosti nell’opera alla sua maniera e perfino il finale verrà spiegato diversamente, a me è capitato anche questo!

Forse per questo ogni volta che finisco a scrivere qualcosa, correggo, rileggo ed aspetto all’infinito prima di renderlo pubblico.

Il peccato originale del genitore medio.

Chi prendeva in giro chi?

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Stefano ha qualche hanno più di me e devo a lui la mie scarse conoscenze musicali! Mi ha trasmesso la sua passione per la musica e ha avuto la pazienza di portarmi con lui a diversi concerti: Peter Gabriel, Sting, Vasco, Simple Mind o a concerti mitici come quello dei Pink Floyd a Cinecittà nel 1992. Quindi non ho molto da aggiungere alla sua riflessione, mi af-fido a lui senza troppo commentare…

Amo la musica da prima che avessi i primi ricordi di questa vita.

Da piccolo i miei si meravigliavano di come riproducevo canticchiando tutte le musichette che ascoltavo alla tv o alla radio. Avevo ed ho la “musicalità”… è un dono. Io ce l’ho!

La mia vera passione per la musica è nata e cresciuta negli anni ‘70, anni in cui la creatività era al massimo. Dopo la rivoluzione portata avanti dai Beatles e da altri gruppi negli anni 60 che hanno cambiato radicalmente la concezione stessa della musica, perlomeno in occidente, e dall’avvento dei nuovi strumenti musicali, elettrici ed elettronici, la creatività dei gruppi, ma anche dei singoli, era incoraggiata dal mercato e dalle industrie discografiche.

Arte!

Anche la musica degli anni precedenti a quel magico periodo, credo, sia stata intesa come vera arte. I musicisti ed i cantanti venivano scelti da una selezione naturale severissima, chi non valeva durava poco. Non voglio dire che non ci sia stata la “musica commerciale”, ma per lo più era musica destinata a durare… e lo dimostra il fatto che la si ascolta ancora piacevolmente.

Io per primo ho sviluppato recentemente una vera e propria passione per le canzoni degli anni ‘40 e ‘50. Sì, magari, col senno del poi, ho sicuramente selezionato la roba migliore e forse tantissimi brani di allora sono stati ascoltati per poco tempo, non so… sta di fatto che a distanza di 80 anni, di 70, 60, 50, 40 anni ancora si riesce a percepire una genialità nella costruzione musicale, l’inventiva, la dolcezza e la forza che ancora fa venire la pelle d’oca.

I musicisti “selezionati” di allora riescono a produrre fino ad oggi, fino a che non muoiono, sono i famosi dinosauri, ma non ce ne sono oggi di musicisti altrettanto validi che possano sostituire generazionalmente i vecchi?

Che cosa c’è di nuovo oggi? Il Rap? La musica elettronica… da ballo?

Nel Rap i testi hanno un ruolo essenziale, il “cantante” recita non canta… alcuni bravissimi eh! Ma la musica dov’è?

La musica elettronica: io non sono un musicista, sono un semplice cantante e non so distinguere un “sol” da un tavolino (come disse Branduardi), però una volta mi sono messo ad un computer ed in una mezz’ora ho composto un brano elettronico perfetto, con un semplice programma sequencer! Anche migliore di alcuni che si sentono in giro, beh, quella non è musica! Se so farla io, che non sono un musicista, quella non è musica!!!

Bene, voglio evitare di commettere lo stesso errore che commetteva mio padre: quando mettevo su i Pink Floyd o i Genesis lui protestava e diceva che “quella” non era musica, ma solo rumore!

Lascio il beneficio del dubbio… ma… ma l’altro giorno, per caso, sentivo un pezzo “elettronico” e, dopo una sequenza estenuante di percussioni, basso e tastiere in loop infinito e crescente, si affacciava una vecchissima melodia, accennata da una tastiera che aveva un suono improbabile. Anche la vecchia melodia veniva looppata, accellerata, ed entrava a far parte del giro estenuante di basso e percussioni…

Sembrava quasi che il nuovo, rappresentato dal loop elettronico, prendesse in giro il vecchio.

Però poi quello che ti restava dentro, quello che continuavi a canticchiare, era la vecchia melodia.

Chi prendeva in giro chi?

Un ex sindaco come amico

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Questa foto potrebbe essere presa come l’emblema di quello che alcuni anni dopo sarebbe accaduto nella piccola cittadina di Riace: accogliere chi viene salvato dal mare! Stefano non si ferma più e mi ha inviato un post su un’altra tematica d’attualità assai “scottante” (collegata al precedente L’immigrazione!!! ), quella riguardante le accuse al sindaco di Riace! Stefano dice la sua con la sua solita chiarezza ed efficacia. Io sulla persona (del sindaco Lucano) non mi esprimo, sembra uno che crede in quello che fa ed è disposto a rischiare per le proprie idee. Noto che questa situazione sembrerebbe mettere d’accordo sia la Chiesa, che condanna i populismi e proclama l’esigenza di un’accoglienza senza limiti da parte dell’Italia e dell’Europa, sia i liberisti di sinistra, che prendono il modello Riace come un esempio da seguire ed eseguire su larga scala. Peccato però che a parte poche eccezioni i migranti economici sono vittime di un sistema di sfruttamento che rende questo fenomeno sia numericamente, sia socialmente insostenibile. Ma su questo fronte dagli “accoglisti” non giungono né critiche né soluzioni praticabili. Quello che è certo è che se il modello Riace potrà proseguire, esso dovrà essere fatto nel contesto della legalità.

Per chiarezza premetto che non sono un elettore di questo governo e che, probabilmente, continuerò a non esserlo. Sono di sinistra da sempre, dove per sinistra intendo una ridistribuzione della ricchezza dall’alto verso il basso, per far sì che tutti abbiano la possibilità di avere un reddito che permetta, a tutti, una vita dignitosa. Nella mia evoluzione sono passato dal credere in una economia completamente statalizzata (comunismo reale) a credere, meglio, ad una economia capitalista, ma con il controllo dello stato e che lascia allo stato la gestione dei servizi essenziali (per esempio la sanità, la scuola e la previdenza) e dei monopoli di fatto (per esempio le strade/autostrade, le ferrovie, le telecomunicazioni) che io chiamo socialismo. Ho salutato quindi favorevolmente il primo documento di economia e finanza (DEF) di sinistra da venti anni almeno ad oggi. Non lo condivido in pieno, sia chiaro, io non approvo il reddito di cittadinanza per esempio, preferirei il lavoro garantito dallo stato, per una serie di motivi che non sto qui ad elencare… ma è la prima riforma di sinistra! Sposta la ricchezza verso il basso!!!

Chi è il principale contestatore di questa riforma? Il principale partito “sedicente” di sinistra… il PD!

Con quali motivazioni poi?

Perché con questo disavanzo fa aumentare lo spread e quindi incrementa il debito pubblico… se si vanno a guardare le statistiche i governi più dell’austerità (Monti e successivi) sono quelli che hanno fatto di più aumentare il Debito!

Perché fa crollare le borse e fa bruciare un sacco di soldi… i soldi non si bruciano, si trasferiscono solamente da un posto ad un altro e poi… chissenefrega del reddito degli speculatori finanziari?

Perché bisogna rispettare i vincoli Europei… la Francia e la Germania non hanno mai rispettato questi vincoli!!! E poi perché bisogna rispettare l’istituzione più Antidemocratica, Neoliberista, Tecnocratica e Fascista di tutti i tempi?

Tutte motivazioni, quelle del PD,…non di Destra, ma di Ultradestra!!! Gli attuali partiti seri di Destra (parlo di tutta Europa) sono nettamente più di Sinistra di quelli “sedicenti” di Sinistra!

Inoltre come “contestazione” a questo governo, vengono usati tutti i mezzi possibili. E cosa c’è di meglio dell’onda emotiva del sentimento verso gli ultimi, ora rappresentata dall’immigrazione?

Il Sindaco di Riace ha infranto la legge! E’ un rappresentate delle istituzioni, ha fatto una campagna per farsi eleggere NON come legislatore (magari da parlamentare avrebbe potuto cambiare delle leggi per lui ingiuste), ma come esecutore di norme, come vigilante dell’attuazione delle norme!

Io non ho niente in contrario a non rispettare delle leggi che ritengo ingiuste, ma me ne assumo la responsabilità e soprattutto non mi faccio eleggere per andare a far rispettare delle leggi che ritengo ingiuste!!!

Sono convinto che abbia agito in buona fede e per coscienza, ma non poteva farlo da sindaco! Per cui, per me, andrebbe punito, anche se lievemente visto che ha tutte le attenuanti del mondo. Ma dovrebbe essere dimesso e poi da ex-sindaco mi piacerebbe poterlo conoscere e, magari, diventarci amico, visto che è una brava persona!

…e poi venne l’auditel!!!

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In continuità con il precedente post menzogne!?!? l’amico Stefano mi ha inviato un’altra interessante riflessione su come, secondo lui, va il mondo (e se continua a essere così creativ-produttivo dovrò per forza aprirgli una rubrica personale sul blog!). Il finale sembra pessimista, il messaggio sembra essere… “il potere vince sempre” ma non tutto è perduto (almeno dal mio punto di vista). Perché io non credo molto nell’evoluzione, ma punto piuttosto sull’in-voluzione (interiore LEGGI QUI LA MIA STORIA…)! Ma dove potremmo o vorremmo mai andare, noi umani, con la nostra sete di potere e di conoscenza? I limiti,… c’è sempre un limite, anche e soprattutto al potere! Quante volte riflettendo sulla vostra vita avete avuto la sensazione di andare avanti per poi voltarvi indietro e scoprire che infondo non ci si è mossi di un solo passo? Io spesso, pur avendo avuto tanto, mi accorgo che l’ombra che delimita la mia vita si staglia netta intorno a me. Si, certo, ma il progresso? Dove lo metti il progresso? Tutto sta a vedere a cosa serve, per me, il progresso; sia quello collettivo, sia quello personale, non ha fatto altro che mettere in evidenza il limite oggettivo di ogni evoluzione, cioè essere proiettata, apparentemente, nel nulla! Perciò non credo troppo nel controllo che il sistema esercita su di noi, fa parte di un percorso in-volutivo, quando arriveremo di fronte al nulla, atterriti dal baratro, forse inizieremo a scoprire chi siamo. Ma al di là dei miei astrusi ragionamenti filosofici lascio la parola al ben più logico e soprattutto chiaro post di Stefano. Buona lettura!

Una volta i personaggi erano inventati, le storie erano inventate. C’erano certo le biografie dei personaggi famosi, c’erano certo le ricostruzioni storiche… ma erano romanzate, le trame erano per lo più inventate, i personaggi di contorno, anche loro, di fantasia. Anche chi scrive un autobiografia tende a romanzare, ad evidenziare certi aspetti, a dare una certa immagine di se. C’era creatività, veniva valorizzata la creatività! Nella narrativa, l’autore, voleva lanciare un messaggio, quindi, magari, si adagiava su un periodo storico e su quello costruiva una trama che, attraverso la metafora, conteneva il suo messaggio. Era importante che le storie fossero inventate, che i personaggi non fossero del tutto reali. Solo così si potevano creare delle situazioni sui generis, così eccezionali ed irreali da non poter essere confusi, sul piano razionale, con la realtà, ma che della realtà erano la metafora o l’iperbole. Il messaggio arrivava emozionale, subliminale. Tutta la narrativa, dalla scrittura, al teatro e al cinema.

Quella era arte. L’arte ti fa pensare, ti emoziona, ti lascia qualcosa dentro. Nell’arte la comunicazione passa dall’autore al fruitore. Quando c’è arte, chi ne usufruisce si arricchisce.

Da qualche decina di anni si sono moltiplicati i film in cui tra i titoli di coda fa bella mostra di se una scritta del tipo “Tratto da una storia vera”. Ovviamente non sono contrario, in linea di principio, alla narrazione di storie vere, ma quella è storiografia… è un altro campo, non è arte. Questa esposizione sì, che interessa la razionalità, e… tanto di cappello agli storiografi, ma nessuno di questi si offenderà se non li definisco artisti. Saranno sicuramente bravissimi nel descrivere fatti realmente accaduti e sono utilissimi a creare una coscienza comune, ma non sono artisti.

Poi sono arrivati i “reality show” in televisione… dai grandi fratelli, alle isole dei famosi, alle danze con le stelle, ai talent vari. Inframezzati da programmi di gente che si azzuffa per questioni sentimentali o di condominio. Probabilmente di “reality” questi programmi non hanno niente e sono costruiti a tavolino. I complici protagonisti, strafelici di avere un posticino sotto i riflettori, recitano una parte insegnata loro dai veri autori dei programmi. Ma a parte questo aspetto a me interessa il messaggio che viene veicolato. Abbiamo appurato che non è arte, ma un messaggio lo trasmettono. Qualcosa resta dentro ed è l’IDENTIFICAZIONE e la RASSEGNAZIONE. Non c’è più l’esaltazione dell’eccezionalità, per quanto inventata, a spingere l’individuo a ricercare dentro di se le proprie potenzialità evolutive. Viceversa il messaggio che coagula è “io mi sento mediocre, ma il mondo che mi circonda lo è altrettanto, per cui mi rassegno, sono già ben integrato e vivo la mia mediocrità”.

Ovviamente questo non poteva bastare a tutti, in fondo ognuno di noi si sente un po’ speciale… PERCHÉ LO È! Io sono assolutamente convinto di questo, ognuno ha i suoi talenti, ognuno ha le sue potenzialità infinite, ognuno è perfettibile. Non poteva bastare, c’era bisogno di qualcos’altro, qualcosa per cui ognuno potesse esprimersi e credere di realizzarsi.

Qui c’è da dire che il “potere” è geniale!!!

Si sono inventati i social networks…

E così, tra un selfie, la foto del proprio cane, la ricetta preferita o il commento sulla propria squadra di calcio, ognuno può crogiolarsi nella propria mediocrità… e credere anche di essere speciale, di essere un protagonista!!!

L’involuzione della specie servita su un piatto d’argento.