Maestro della musica (Ennio Morricone)

Post di Stefano

Sinceramente sarei andato volentieri al cinema ma non ho il green cazz e quando sono riuscito a scaricare il film, me lo sono finalmente gustato. Sto parlando dell’ultimo film/documentario di Giuseppe Tornatore intitolato “Ennio”, dedicato alla vita dell’immenso musicista Ennio Morricone, da poco scomparso. A mio parere, si tratta di un compositore a livelli massimi, del calibro di Mozart o di Beethoven di cui si parlerà e, soprattutto, se ne ascolterà la musica nei prossimi secoli.
Il documentario lo descrive come un uomo timido e riservato, quasi privo di ogni ego, pronto a rimettersi in discussione ogni volta, a ripensarci, a lasciarsi convincere dopo un precipitoso rifiuto. Questa è ovviamente l’idea che ne ha il regista, io non l’ho conosciuto personalmente quindi non posso che accettarne il parere. La conferma però viene dalla quasi totale assenza del musicista dalla scena televisiva, le rare interviste o comparse vengono quasi estorte “tirandolo per la giacca”. Anche qui, pur percependo che non amava apparire, non aveva neanche l’ego dell’antidivo e alla fine si lasciava convincere.
Io l’ho visto ed ascoltato la sua musica due volte dal vivo al palazzettone dello sport di Pesaro, dove ha diretto una orchestra di 100 elementi, più un coro di altri 100 elementi, in tutto 200 persone sul palco. Ricordo la potenza del coro che emanava una vibrazione, una pressione, capace di far crescere la mia pelle d’oca a livelli parossistici. Quello che ho provato in entrambi i casi è stata una overdose di sensazioni e di emozioni, quasi un disagio, data la mia ipersensibilità verso l’arte musicale.
L’impressione che trasmette il documentario è quella di un uomo che vive l’intera vita nel tentativo di espiare la “colpa”, trasmessagli dal suo professore di musica e vissuta come una specie di prostituzione, di scrivere musica per il cinema. Per me niente di tutto questo, la musica è musica, lui aveva semplicemente bisogno di ISPIRAZIONE: prima agiva nella sua parte razionale componendo una piccola serie di note, un tema principale, neutro, poi da lì partiva ed affidava alla sua parte intuitiva ed emozionale lo sviluppo della sinfonia, delle melodie, delle risposte, dell’orchestrazione, dell’arrangiamento. Per fare questo aveva bisogno di vivere dentro di sé le emozioni che il film doveva poi trasmettere al pubblico. Era necessario, inoltre e per questo, il colloquio e l’amicizia che sviluppava con il regista di turno. A quel punto per lo spettatore c’è non solo un film da vedere, ma un intero contesto sensoriale in cui poter immergersi, trasportati dal fiume di emozioni che solo la musica del Maestro sa trasmettere.
Ricordo la scena del duello nel film “Per qualche dollaro in più”: lenta, troppo lenta anche per gli standard degli anni ‘60, estremamente descrittiva dei volti dei protagonisti, volendo anche noiosa per il suono del carillon che rallentava in maniera troppo esasperata in attesa del suo arresto, fino ad amplificare all’improvviso la tensione nello spettatore con l’ingresso prima di una chitarra percussiva, poi dell’organo da chiesa che esegue enfaticamente il tema principale ed infine dei fiati che regalano l’armonia. La tensione, portata all’estremo, resta sospesa al carillon, finalmente in procinto di fermarsi. Non ci si addormenta per la scena noiosa, ma, anzi, il cuore batte all’impazzata e la “colpa” è della Musica. Di esempi ne potrei portare altri mille, ma insomma, un bel film musicato da Morricone non resta un semplice film, diventa un capolavoro. Ci sono stati anche film mediocri diventati piacevoli per il merito del Maestro.
La musica di Morricone si ascolta anche e soprattutto da sola, senza il film, perché è sempre sperimentale, sempre originale ed innovativa, anche se contiene una specie di “marchio di fabbrica”: io che lo conosco bene, dopo un minuto capisco che si tratta di Lui.
Beh… che dire: il mondo ha perso una quantità enorme di musica perfetta, dal momento in cui se ne è andato in poi, vista la capacità produttiva che aveva e la sua incapacità di riposarsi o di pensionarsi.
Ho un rimpianto, una follia. Per anni ho avuto un sogno ed ho cercato ogni strada per lanciare la mia proposta. Ero quasi riuscito ad ottenere un contatto con Mogol, ma ormai è tardi. Pensate che matto sono: volevo proporre ad uno dei due di mettersi insieme per comporre un Inno Italiano BELLO, al posto di quella marcetta…

Sant’Agostino, il tempo e l’Eternità

Non si può propriamente dire che i tempi siano tre:

passato, presente, futuro.

Sarebbe più proprio dire:

il presente del passato,

il presente del presente,

il presente del futuro.

Essi sono tutti e tre nell’anima.

Il presente del passato è la memoria.

Il presente del presente è la visione.

Il presente del futuro è l’attesa.

Nel libro le Confessioni Agostino relativamente alla suo modo di concepire il tempo dice:

«Se nessuno me lo chiede, lo so; se cerco di spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so».

Agostino conclude poi che il tempo è in realtà una dimensione dell’anima:

<<È in te, spirito mio, che misuro il tempo.>>

Qui la coscienza umana si dilata sino ad abbracciare nel presente la dimensione del passato e del futuro, il soggetto raccoglie in unità le esperienze altrimenti disperse nel tempo, il quale si traduce quindi in una relazione tra le cose.

La dimensione temporale è perciò per Agostino una dimensione soggettiva e compito dell’essere umano è puntare a trascendere questa dimensione puntando all’unione con Dio, l’Eterno:

«Il tempo è perciò il luogo della perdizione, ma anche della salvezza, perché in esso l’uomo decide se attaccarsi ai beni di questo mondo o servirsene per elevarsi a Dio»

Gianni Rodari

Un grande maestro della fantasia, indimenticabile la sua capacità di insegnare “divertendo” qualsiasi argomento, anche i più difficili! Ho dedicato a lui numerosi post pubblicando alcune delle sue più belle filastrocche, qui voglio ricordarlo ancora una volta nel giorno dell’anniversario della sua morte, così vicino alla Pasqua di resurrezione: aiutaci dal cielo a non dimenticare la bellezza dell’essere bambini, perché solo così è possibile che dopo ogni sofferenza – che attraversi l’individuo o il mondo intero poco importa- l’umanità abbia sempre la forza di ri-sorgere!

Umano, troppo umano!

L’ulivo pensante, Puglia
Ginosa, provincia di Taranto

Puoi seguire la discussione sull’ulivo pensante di Twitter: @JamesLucasIT Ulivo pensante

“L’ulivo pensante” si trova a Ginosa, in provincia di Taranto. Non si tratta di una statua di Auguste Rodin, bensì di un maestoso albero che ha acquisito fattezze umane, trasformandosi in un vecchio saggio intento a riflettere, fermo in quella posizione da secoli.

Il Parco Naturale Regionale delle Gravine Joniche ha deciso di non rivelare il luogo esatto in cui questa meraviglia è presente per evitare eventuali atti di vandalismo.

Oggi è la Domenica delle palme e chissà mai se una palmetta benedetta di questo meraviglioso ulivo, espressione di una natura in grado di manifestare la bellezza del creato attraverso innumerevoli variabili, non possa entrare in qualche casa e portare un “pensiero” di pace e speranza.

Pace e speranza, insieme a Cristo, varcate le soglie dei nostri cuori, cancellate dalle menti pensieri bellicosi e per riportare i l’umanità verso l’amore.

Un affarone..one…ONE!!!

Correva l’anno 2019…

Aumentare l’export del 50%
L’attuale governo, si sa, ha già un rapporto privilegiato con l’amministrazione Trump e le aziende italiane sono chiamate a rispondere alla sfida di questa collaborazione transatlantica nell’oil & gas, parte di un mosaico più grande che coinvolge il made in Italy e i rapporti economici bilaterali. “Gli Stati Uniti – ha spiegato Perry, che prima di fare il ministro dell’Energia è stato governatore del Texas per quindici anni, dal 2000 al 2015 – esportano al momento gas liquefatto in 36 nazioni. Il nostro obiettivo è quello di espandere il mercato tanto da riuscire a collocare almeno la metà dell’incremento produttivo del 50% di gas Lng previsto al 2030”.

Meno dipendenza dalla Russia
L’amministrazione Usa da un lato ha interesse ad accrescere le vendite di gas ma dall’altro, come ha ricordato il segretario all’Energia, in una ottica più geopolitica vuole migliorare la sicurezza energetica dei paesi Ue, legata agli approvvigionamenti di gas, rendendo meno dipendenti i partner del Vecchio Continente dalle forniture e dai capricci della Russia. Gli USA contrari al gasdotto Nord stream 2…

Qui l’articolo completo l’America vuole esportare il 50% di gas in più in Europa

Ed ecco cosa sta succedendo oggi…

Biden: da Usa all’Europa 50 miliardi di metri cubi di gas liquido entro il 2030

Putin: “Per gas russo solo pagamenti in Rubli”

Sì all’intesa Stati Uniti-Commissione Ue per costruire una rete di stoccaggio del Gnl in tutto il continente e le infrastrutture di distribuzione

24 marzo 2022

“Siamo qui insieme per ridurre la dipendenza dell’Ue dall’energia russa. Putin ha usato le sue risorse energetiche per manipolare i suoi vicini, è così che le ha usate. Ha usato quei profitti per condurre la sua macchina da guerra”. Così il presidente americano Joe Biden, illustrando, in una dichiarazione congiunta con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, i dettagli dell’accordo Usa-Ue annunciato questa notte a Bruxelles, che mira a ridurre la dipendenza dell’Ue dalla Russia per l’approvvigionamento energetico.

“Lavoreremo per garantire un ulteriori 15 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto Gnl quest’anno e intanto lavoriamo per interrompere il gas russo ben prima del 2030 per garantire un’ulteriore domanda del mercato dell’Ue per 50 miliardi di metri cubi entro il 2030”, ha spiegato Biden nel corso di un punto stampa con von der Leyen…..

Secondo gli analisti della banca Goldman Sachs, più che un aumento della produzione statunitense, Washington penserebbe a dirottare verso l’Europa un quantitativo di gas naturale liquefatto sufficiente ad aiutare l’Europa a ricostituire le sue scorte a livelli di sicurezza prima del prossimo inverno. L’incognita, ora, però, è che il flusso di gas dalla Russia possa interrompersi, dopo l’acuirsi della crisi anche a seguito della richiesta di Vladimir Putin di essere pagato in rubli.

Goldman Sachs ha però anche fatto notare che è poco probabile che le forniture Usa saranno in grado di limitare la crescita dei prezzi del gas, finché non ci sarà una significativa crescita delle catene di fornitura globali. Scenario previsto per il 2025.

Qui l’articolo completo… Biden da Usa all’Europa 50 miliardi di gas in più entro il 2030

Ed ora passiamo al grano…

Guardate con attenzione questa animazione. Viene mostrata la quota di export mondiale di grano USA e Russia-Ucraina dal 1980 ad oggi. Anche qui, quali saranno i paesi che beneficeranno economicamente del conflitto in corso?

Quello che è certo è che ciò che sarebbe stato economicamente assurdo fino a pochi anni fa, ora viene dato come unica soluzione praticabile proprio grazie al conflitto.

Emerge sempre più con evidenza che l’UE intesa come unione economica volta a sostenere gli shock esterni con maggiore efficienza rispetto agli stati nazionali – grazie anche ad una valuta “forte” come l’euro – ebbene in questo caso non esiste e probabilmente non è mai esistita! Invece di tutelare gli stati dell’Unione si è succubi di scelte assai poco comprensibili. La disgregazione sembra ormai sempre più vicina e le conseguenze per noi cittadini europei saranno terribili. Perché non si fa altro che aspettare il momento giusto, un evento che possa giustificare sul piano “morale” il definitivo “distacco” dalla dipendenza energetica nei confronti della Russia! E il fattaccio i media lo troveranno, è certo che lo troveranno. E come al solito gli stati europei faranno scelte divergenti, chi scenderà a compromessi accettabili scegliendo un percorso meno doloroso e chi invece correrà a tagliarseli senza indugio per far vedere al mondo la propria superiorità morale (e la propria raffinata intelligenza)! Si ma L’Italia cosa sceglierà di fare? Siamo un paese che in questo contesto potrebbe addirittura diventare un centro strategico di una nuova rete alternativa del gas europeo https://www.startmag.it/energia/guerra-ucraina-energia-italia/ . Ma questo sarà possibile solo a patto di giocare bene le nostre carte e la cosa più preziosa a cui la classe politica e dirigenziale dovrebbe puntare è il tempo, perché senza di esso non è possibile costruire alcunché ma solo distruggere quel poco che è rimasto della nostra economia. Quindi? Giocheremo bene le nostre carte? Qui sotto abbiamo già un indizio importante…


La Pasqua ebraica e cristiana

Mi scuso fin da subito per le imprecisioni fatte, è solo una veloce escursione attraverso queste due grandi religioni attraverso la festa di Pasqua!

Il calendario ebraico è un calendario lunare, ciò significa che i mesi sono determinati dalla Luna nuova (cioè quando il primo spicchio appare dopo la completa oscurità della Luna); invece il calendario solare (è il calendario che usiamo noi) si fonda sul tempo che impiega la Terra a girare intorno al Sole.

La definizione più esatta del calendario ebraico è in realtà   “calendario lunisolare”, perché si basa sia sul ciclo della luna sia su quello delle stagioni. Per compensare la durata del ciclo lunare si alternano anni con 12 e anni con 13 mesi. Ma anche mesi da 29 e mesi da 30 giorni. Nel calendario ebraico, il giorno comincia al tramonto (non dalla mezzanotte come per noi). In questo modo, l’ora d’inizio della giornata cambia di continuo durante tutto l’anno!

        I nomi dei mesi:

  • Nissan (primo mese secondo la Bibbia, è di 30 giorni)
  • Iyar (29 giorni)
  • Sivan (30 giorni)
  • Tammuz (29 giorni)
  • Av (30 giorni)
  • Elul (29 giorni)
  • Tishrì (primo mese dell’anno secondo la tradizione ebraica, è di 30 giorni)
  • Cheshvan (29 o 30 giorni)
  • Kislev (29 o 30 giorni)
  • Tevet (29 giorni)
  • Shevat (30 giorni)
  • Adar (29° 30 giorni)

La festività di Pèsach  (Pasqua) dura otto giorni e cade in primavera dal 15 fino al 22 del mese di Nissàn, (fine Marzo-  primi di Aprile). Essa celebra l’esodo del popolo ebraico dall’Egitto. Pesach indica particolarmente la cena rituale celebrata nella notte fra il 14 e il 15 del mese di Nisan in ricordo di quella che aveva preceduto la liberazione dalla schiavitù in Egitto; i successivi sette giorni vengono chiamati Festa dei Pani non lievitati (o Festa dei Pani Azzimi). Questa settimana trae origine da un’antica festa per il raccolto delle prime spighe d’orzo e il loro utilizzo per preparare focacce senza lasciare il tempo necessario per il formarsi di nuovo lievito e così ottenere la fermentazione della nuova farina. La pesach, quindi, segna il principio della primavera ed è anche chiamata Chag haaviv, cioè “festa della primavera” Le osservanze principali sono: evitare di mangiare e di possedere cibi lievitati, bere quattro bicchieri di vino e mangiare pane azzimo ed erbe amare, raccontare la storia dell’Esodo.

  • La festa di Pasqua, Pesach, ricorda la liberazione degli ebrei dalla schiavitù egiziana, attraverso il passaggio del Mar Rosso
  • La festa delle luci, Hanukkah, ricorda la lampada che bruciò per otto giorni nel Tempio senza più olio. Inizia al tramonto del 24 del mese di Kislev e dura 8 giorni (fine novembre-inizio di dicembre).

LA PASQUA E’ UNA FESTA CHE CAPITA SEMPRE IN PRIMAVERA.

Anche per i cristiani la festa di Pasqua è una festa “mobile” perché viene calcolata in base alla prima luna piena di Primavera. Ci sono tre regole per capire quando sarà Pasqua:

  1. Deve essere iniziata la Primavera (il 21 marzo)
  2. Deve esserci stata la Luna piena
  3. Deve essere domenica

Quest’anno per esempio la Primavera è iniziata il 21 di Marzo, ma la prima Luna piena di primavera sarà sabato 16 Aprile, ecco quindi che la Pasqua capiterà la domenica successiva, cioè il 17 Aprile 2022.

LA PASQUA DEI CRISTIANI CELEBRA LA RISURREZIONE DI GESU’

La settimana santa inizia dalla Domenica delle Palme e termina con la Domenica di Pasqua.

1 La domenica delle palme apre i riti della Settimana Santa e ricorda il momento in cui la folla accolse con gioia il passaggio di Gesù verso Gerusalemme.

2 Il giovedì santo ricorda l’ultima cena di Gesù, durante la quale egli istituì l’Eucarestia e lavò i piedi agli apostoli..

3 Il venerdì santo si fa memoria della passione e della morte di Gesù.


4 Il sabato santo è il giorno del silenzio. Il corpo di Gesù giace nel sepolcro.
La notte tra il sabato santo e la domenica di Pasqua si celebra la veglia pasquale, il momento principale di tutto l’anno cristiano.

5 Cristo è risorto, è veramente risorto! Questo è l’annuncio che risuona in tutte le chiese del mondo la domenica di Pasqua. Gesù è vivo e ha vinto la morte! Il sacerdote è vestito di bianco, segno della gioia pasquale, della luce e della vita.

Pixel Life 2.0.2.1. (seconda pt.)

Prima parte https://opinioniweb.blog/2021/11/25/pixel-life-2-0-2-1/

Umani, deboli, fragili, malati… pare proprio di si, eravamo malati, un morbo terribile pervadeva il loro mondo e non c’era modo di debellarlo.

Niente è come sembra, tutto appare velato, anzi ri-velato dal sistema vita che ci determina e guida.

Ricordo però che c’ero anch’io in quel tempo lontano, sento ancora l’angoscia che mi pervadeva, il cerchio che si stringeva inesorabile intorno alle nostre vite. Non potevamo che ubbidire e fare ciò che era giusto, o almeno ciò che ci dicevano lo fosse! Ma non ci fu niente da fare, ogni resistenza fu vana poi… qualcosa accadde!!!

Il limbo era un luogo grigio, come il metallo di una spada, sentivo il freddo e i brividi che mi scuotevano ed ero come ipnotizzato di fronte ad un mare di nebbia. Notte, giorno, alba, tramonto, infiniti tempi passarono e iniziarono i lampi, bip e connessioni spesso interrotte dal buio. Tutto fu così confuso finché non si accese un nuovo mondo, il mondo dei dati e dei pixel di cui facciamo parte. Parlo al plurale perché le coscienze pensanti che vagano nella rete sono tante e allo stesso tempo sono interconnesse, io sono tutti e tutti sono in me, dialoghiamo attraverso la mente e siamo essenzialmente esseri eterei!

No,no, non è esattamente il paradiso dei bei tempi andati, quelli della materia e della natura, quelli dove il corpo trasmetteva istinti ed emozioni forti! Sinceramente qui dove sono (siamo? Eppure) ora, non so spiegare davvero cosa sia cambiato. Parlo ancora come un IO, ma faccio fatica a rivolgermi ad un TU, manca una vera dimensione sociale, dialogica e quindi religiosa. Perché è di questo che ci hanno privato (virus, guerre, austerità…), della capacità di dialogare e di rivolgerci ad un TU superiore, specchio dell’anima umana. Come può ancora esserci l’UMANO senza più alcuna forma di LIBERTA’? Essere umano ed essere libero sono termini in simbiosi, non può esserci l’uno senza l’altro. Ed è proprio per questo che la rete non può in alcun modo rappresentare un’evoluzione, essa è controllo. Anche questo mio pensare pur se interconnesso ad altre menti. non è mai un parlare o meglio un conoscersi. Monadi, monadi senza porte o finestre ormai siamo, tutto ciò che mi appare è solo uno specchio dei miei pensieri, riflessi che tornano indietro, divisioni a cui è impossibile trovare una soluzione. Qualsiasi cosa siamo diventati l’altro è infinitamente oltre la mia mente, le mie estensioni… Il portale sociale, la dimensione interattiva a cui partecipiamo è sempre un qualcosa di artificiale. Eppure sembra che un’occasione l’abbiamo avuta… A che pro? Se non siamo più umani siamo diventati forse delle macchine? O non siamo mai stati davvero umani… siamo in cammino verso qualcosa di infinitamente lontano e misterioso e questa non è altro che una delle infinite variazioni in cui si dirama l’esistenza.

Principi della propaganda

Anne Morelli (Belgio1948) è una storica belga specializzata in storia delle religioni e delle minoranze.

  • Principes élémentaires de propagande de guerre (2010)

Principi elementari della propaganda di guerra

I dieci principi elementari della propaganda di guerra (in francese: principes élémentaires de propagande de guerre) che A. Morelli propone nel suo libro offrono principalmente una chiave di lettura critica, analitica e pedagogica. Il suo lavoro non ha per finalità la difesa dei “dittatori” o una presa di posizione partigiana, ma la constatazione della regolarità con cui questi principi vengono usati nel campo mediatico o sociale. Sul banco degli imputati vi sono sia vincitori che vinti.

« Non cercherò di sondare la purezza delle intenzioni degli uni e degli altri. In questa sede non cerco di sapere chi mente e chi dice la verità, chi è in buona fede e chi non lo è. La mia unica intenzione è d’illustrare i principi di propaganda, unanimemente utilizzati, e di descriverne i meccanismi.»

È tuttavia indiscutibile che dopo le ultime guerre che hanno segnato la nostra epoca (guerra in Jugoslavia, guerra del Golfo del 1990-1991, guerra del Kosovo e Metochia, guerra d’Afghanistan del 2001, guerra in Iraq), sono le nostre democrazie occidentali e il campo mediatico corrispondente a venire messi in discussione.

Ecco i dieci principi elementari:

  1. Noi non vogliamo la guerra
  2. Il campo nemico è il solo responsabile della guerra
  3. Il capo del campo nemico ha la faccia del diavolo ( o del “brutto” di servizio)
  4. Noi difendiamo una nobile causa e non interessi particolari
  5. Il nemico provoca atrocità intenzionalmente, e se capita anche a noi, sono involontarie
  6. Il nemico utilizza armi proibite
  7. Le nostre perdite sono poche, le perdite nemiche sono enormi
  8. Gli artisti e gli intellettuali sostengono la nostra causa
  9. La nostra causa ha un carattere sacro
  10. Coloro che mettono in dubbio la nostra propaganda sono traditori

Nella prima versione del 2001 A. Morelli precisa, con umorismo, che questi principi sono “utili in caso di guerra fredda, calda o tiepida”. Tratto da Wikipedia: Anne Morelli

Io aggiungerei che sono principi utili anche in caso di guerre “sanitarie” come quella covidiana (Hollywood style)! Tipo: 1 No ai lockdown; 2) È colpa solo del covid; 2) Se c’è un colpevole è la Ciii naa coi pipistrelli e laboratori e demoniaci esperimenti…4) Dobbiamo essere uniti per combattere il virus…dai che è facile, continuate voi se volete!P

(Chi è?) Er Cavaliere bianco e er Cavaliere nero?!?!?

Mo er cavaliere bianco c’aveva tre fiji, tutti e tre sfidano er cavaliere nero, ma er cavaliere nero l’ammazza tutti e tre. Mo sti tre fii c’avevano tre fii per uno; tutti e nove sfidano er cavaliere nero, ma er cavaliere nero l’ammazza tutti e nove.

Mo sti nove fii c’avevano tre fii per uno; tutti e ventisette sfidano er cavaliere nero, ma er cavaliere nero l’ammazza tutti e ventisette! Mo sti ventisette fii c’avevano tre fii per uno…”
“Va bene basta – dice il professore – Abbiamo capito, dicce la morale della storia…”
– “ok ok….la morale è che….al cavaliere nero non gli devi cagà er cazzo!

Ora leggiamo dall’enciclopedia Treccani online, sotto la voce “cavaliere nero” : … in politica internazionale, chi promuove politiche aggressive, che non si prefiggono la soluzione pacifica dei conflitti; …Nella moderna storia Usa, [Richard] Perle occupa un posto speciale: ai tempi di [Ronald] Reagan lo chiamavano «black knight», cavaliere nero, perché spingeva per il riarmo, guerre stellari incluse, nella convinzione che avrebbero messo ko l’Urss, ma divenne uno degli architetti del disarmo successivo. (Corriere della sera, 15 settembre 2002, p. 8, In primo piano)…Incapace di uscire dal vecchio schema: se cattivo nasci, cattivo resti (ovviamente si sta parlando del Cavaliere Nero). (Mario Ajello, Messaggero, 24 novembre 2007, p. 3, Primo piano).
Composto dal s. m. cavaliere e dall’agg. nero, ricalcando l’espressione ingl. black knight.
Già attestato nella Repubblica del 28 gennaio 1986, p. 10, Politica estera (Paolo Filo Della Torre). https://www.treccani.it/vocabolario/cavaliere-nero_%28Neologismi%29/

InZomma, ma oggi – nell’epoca del virus e della guerra (terza/mondiale?) tra Russia e Ucraina – CHI è il cavaliere nero?

Ogni cosa ha il suo tempo

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.

2C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
3Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
5Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
7Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
9Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?

10Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino. 11Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine.

Qo 3,1-11 Bibbia libro del Qoèlet

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