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Filosofia e religione

Dalla trasfigurazione al Getsemani!

trasfigurazione

«Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce»

Nell’episodio della “trasfigurazione”, l’umanità di Gesù lascia trasparire la sua divinità, addirittura è il Padre a chiamare esplicitamente Gesù “Figlio”.

Getsemani

Al contrario nell’orto del Getsemani, Dio lascia trasparire tutta la sua umanità attraverso l’agonia e la morte di Gesù, abbattendo di fatto ogni muro o ostacolo tra Dio e l’uomo. Gesù ci incontra nella nostra condizione di “miseri” e inchinandosi sulle nostre miserie, prima fra tutte la sofferenza e la morte, si fa Lui stesso innalzare da noi uomini, povere creature incapaci di salvarci da soli!

Nel Getsemani c’è l’incontro tra la volontà umana presente in Gesù (“Allontana da me questo calice”) e quella divina (“Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”). Il punto d’arrivo è la volontà del Padre a cui Cristo si abbandona rimanendovi fedele.

I discepoli dormono, non sono in grado di rimanere vigili di fronte al male del Mondo che sta sconvolgendo Gesù portandolo addirittura a “sudare sangue”! Gli uomini di fronte al male si perdono, la loro anima è assopita e spesso non sono in grado di riconoscerlo. La preghiera è qui l’unico rimedio per trovare in sé stessi la forza di superare ostacoli altrimenti superiori a qualsiasi sforzo umano.

Concludo riprendendo il concetto della MISERICORDIA, cioè dell’amore che trabocca che Dio ha nei confronti di tutta l’umanità: esso si manifesta ogni volta che nell’incontrare le miserie umane, noi per primi ci abbassiamo al bisognoso, non per pietà o distinzione, ma proprio perché ci riconosciamo noi stessi nella sua misera condizione. Ognuno di noi è un nulla nell’infinita solitudine del mondo, così è stato lo stesso Cristo nell’orto del Getsemani, è diventato il NULLA, ha sperimentato in modo assoluto la nostra miseria di essere uomini e si è Lui stesso inchinato innalzandosi e innalzandoci oltre la nostra umanità per dare un senso al futuro e alla storia!

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Attualità Politica ed economia

Utopia: disubbidire al criterio dell’utile per ritornare alla civiltà!

utopie

Isola_di_Utopia_MoroPremetto che per me le vere utopie (o menzogne?) sono quelle che vedono nella competizione sfrenata e nel libero mercato (dei monopoli!) i fattori principali di sviluppo della società e dell’individuo! Essi in realtà, alla prova dei fatti, si stanno dimostrando fattori di restaurazione e repressione delle libertà individuali, portando rapidamente all’eliminazione delle democrazie sociali del dopoguerra. In riferimento a questo riporto sotto alcune riflessioni fatte dall’economista John Maynard Keynes che mettono in luce gli aspetti distorsivi di un modello economico socialmente e politicamente insostenibile nel lungo periodo. Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:

“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.

Si pensi qui alla gestione odierna delle catastrofi ambientali in Italia, in primis a quella recente del terremoto: le “risorse” rigorosamente messe sotto controllo da rigidi parametri di matrice euro-pea, non bastano nemmeno per gestire l’emergenza! Ne è prova l’incompleta ricostruzione del centro storico dell’Aquila, ridotta a cumulo di macerie dal lontano 2009. Nella situazione attuale di cronica “mancanza di risorse pubbliche”, cancellate sull’altare del pareggio di bilancio e del fiscal compact, le speranze per la ricostruzione futura dei territori del centro Italia colpiti dal recente terremoto sono pressoché nulle. Ma lasciamo continuare Keynes con la sua critica al “sistema economico” di allora (che è quello riproposto in salsa euro-liberista oggi):

“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.

Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Keynes partecipò alla conferenza di pace di Parigi a Versailles nel 1919 e si oppose alle sanzioni di guerra che i paesi vincitori imposero alla Germania, sostenendo che esse avrebbero portato a nuove guerre e nessun beneficio… pochi anni più tardi l’avvento di totalitarismi quali quello della Germania nazista gli diedero – purtroppo – ragione: la gente sfruttata all’inverosimile dall’austerità causata dagli enormi debiti di guerra votò la persona sbagliata nella speranza che facesse la cosa giusta, liberarli dalla falsità e dalla menzogna dei propri governanti! Le cose poi non andarono così, ma le colpe di chi furono? Se i governi venduti agli interessi del capitale finanziario, allora come oggi, pensano solo a ciò che rende e tolgono ai popoli i diritti e la dignità (il lavoro e la speranza di una vita migliore), quale destino può aspettarci per il futuro? I segnali che vengono dagli Stati Uniti, quelli che vedono appunto un presidente eletto tradire le promesse fatte ai propri elettori riprendendo la politica destabilizzante e guerrafondaia del proprio predecessore non sembrano indicare via di uscita dal sistema di potere “neofeudale” che sta portandoci alla catastrofe, in Europa come nel resto del mondo con pochissime eccezioni. Il motto globalista usato prevalentemente in politica estera dagli USA è quello di “divide et impera”, efficacemente adottato da varie dinastie nel passato: in Medio Oriente come in Europa si andrà avanti destabilizzando i popoli per accerchiare la Russia e i suoi alleati, come appunto la Siria o l’Iran. Ma se ciò non avrà un freno, come sembrava voler fare Trump prima e subito dopo la sua elezione, le conseguenze diventeranno tragiche. In attesa di sapere se anche Trump si comporterà come una Clinton o un Obama qualsiasi, portando forse il mondo a una nuova (e definitiva?) guerra globale, concludo con Keynes sul ruolo dello Stato in economia:

“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”

Capito ministro Padoan e suoi colleghi? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. E se ora applaudite al prima tanto disprezzato Trump, solo perché ha lanciato i suoi missili in Siria per punire un – non si sa bene da chi concepito – attacco con armi chimiche, ebbene siete poi così sicuri che ci sarà posto per voi nei bunker riservati alle élite in caso di una guerra che avrà conseguenze imprevedibili? Non possiamo che sperare che dietro l’irrazionalità di tali scelte ci sia un senso nascosto che abbia come fine ultimo il mantenimento della pace e non l’ennesima presa in giro del proprio popolo!

Bibliografia e approfondimenti:

J.M. Keynes “Autarchia economica”, 1933

Luciano Barra Caracciolo, Euro e (o?) democrazia costituzionale, DIKE

 

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Poesie

Sole

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Poesie di Lorenzo

Quale forza

si emana dalla

tua maestosa corona.

Sei penetrato

nei miei pensieri

e seduci ogni residuo

di paura.

Desiderio di sole

vita

ma ecco sommessa

l’ombra della notte.

Dove sei verità…?

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Filosofia e religione

In attesa del plenilunio di primavera…

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L’11 aprile ci sarà il plenilunio di primavera che come ogni anno, da millenni, fissa la data della Pasqua. Ci troviamo ancora per poco nel silenzio-deserto della Quaresima che terminerà il giovedì santo, proviamo quindi a riflettere sul senso della vita dell’uomo in attesa della risposta della Pasqua! Lo spunto ci arriva dal libro del Qoelet che inizia così:

“Vanità delle vanità, tutto è vanità. Che senso ha tutta la fatica dell’uomo sulla Terra?” (Qo 1, 2-3).

Primo appunto: la risposta (“…tutto è vanità”) è preceduta dalla domanda (“che senso ha la fatica dell’uomo…”). La domanda riguarda direttamente noi uomini, alla ricerca di un senso che giustifichi la fatica di vivere! Ma se la risposta del Qoelet è “tutto è vanità” non sembra esserci un bene sulla terra che dia un senso alla fatica di vivere. Il mondo e la natura – il Tutto – si muove ma al contempo resta uguale a se stesso, invece l’affannarsi dell’uomo (“il suo cuore non riposa nemmeno di notte”) è un girare su se stesso (Qo 2,29). Il mondo nuovo che continuamente ci affanniamo a costruire, i progressi della scienza e della tecnologia, tutto sfugge continuamente dalle nostre mani in un continuo fare e disfare.

Il problema centrale della vita dell’uomo è la morte: sempre ci sarà il limite della morte, l’occhio dell’uomo continuerà a non saziarsi di vedere e l’orecchio di ascoltare (Qo 1,8b) e alla ricerca dell’uomo continuerà a sfuggire il senso dell’insieme (Qo 3,11). La vanità umana è tale proprio perché urta contro il limite invalicabile della morte, che colpisce ogni uomo, ne annulla lo sforzo e gli sottrae tutte quelle realizzazioni che faticosamente si è costruito! Ogni sforzo è vanificato, ogni virtù decade, tutti gli uomini sono accomunati da tale misera sorte: “Dio agisce così perché l’uomo abbia timore di Lui “ (Qo 3,4). Qui il “timore di Dio” è correlato alla consapevolezza dei propri limiti, ma apre anche alla speranza religiosa, che si rivolge ad un Dio in grado di creare e donare la vita.

In questo gioco di dolore e speranza si inserisce la figura di Gesù che proprio in risposta alla morte come limite fa incredibilmente coincidere il “Crocifisso” con il “Risorto”, due facce di un Dio in grado di donare e portare in sé la scintilla di verità su cui si regge il mondo e la vita: l’Amore.

Un principio che si impone andando oltre ogni fede e opinione umana, oltre l’affannarsi per fare e disfare, oltre la falsità e l’odio, la paura e il dolore…

Riferimenti bibliografici e approfondimenti: Rinaldo Fabris e collaboratori, Introduzione generale alla Bibbia, ELLEDICI

 

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Poesie

La conchiglia

conchiglia
Poesie di Lorenzo

Desolata conchiglia

abbandonata a fulgidi voli

ed al vento sovrano.

Chiuso in te l’orizzonte,

l’immenso

come voci sole e mai udite.

Entro queste mura immobili

ascolto le tue vane grida

come l’uccello colpito

nel volo di vita.

Sterminate corse

sulla nuda riva,

le eterne grida

delle onde,

la rete calata

e tante volte tornata,

le sperdute urla

di qualche voce lontana,

lo stormire di volatili

sospinti da una forza invincibile.

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Attualità Politica ed economia

Per un’Europa a 27 (e più) velocità!

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Bandiere degli stati europei

Giusto due parole sulla celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma: nulla è cambiato! Si è celebrato ancora una volta il primato dell’economia sulla politica, che prevede appunto l’adesione incondizionata a trattati sovranazionali in grado di ingabbiare le nazioni e indirizzare le loro scelte di politica economica verso lo smantellamento dello stato sociale! Se proviamo ad andare oltre i proclami e la solita propaganda dell’Europa che porta la pace, il progresso, la libertà… cosa rimane in concreto per i “cittadini d’Europa” da spendere per un futuro migliore? Se ci va bene, il NULLA! Ripeto, se ci va bene, perché altrimenti la spirale involutiva non può che portarci a condizioni sempre più critiche e socialmente insostenibili.

Questo perché se è vero che ogni scelta politica è una scelta economica, è altrettanto vero che essa deve comunque passare attraverso la legittimazione democratica (cioè il voto espresso dalla maggioranza dei cittadini) ed essere compatibile con la Costituzione. Non è così per i Trattati che hanno dato origine all’UE! Le idee su cui si fonda l’Europa vedono invece i nazionalismi (e i loro sistemi costituzionali) come sterili e pericolosi ed esaltano una pseudo-unità che mira esclusivamente a risolvere il conflitto di classe tra lavoro e capitale a totale favore di quest’ultimo.  Molti intellettuali e politici italiani hanno aderito a questa impostazione neoliberista e inserendosi all’interno delle classi dirigenti (politiche e non) sono riusciti a sovvertire, ben schermati da una propaganda mediatica di attacco allo stato (brutto, corrotto, sporco, inefficiente, cattivo…), i principi sociali su cui si basano le democrazie europee del dopoguerra. Ecco ad esempio come Einaudi, già presidente della Repubblica, nel 1954 si riferiva alla necessità inderogabile di unificare l’Europa:

La necessità di unificare l’Europa è evidente. Gli stati esistenti sono polvere senza sostanza….Esisterà ancora un territorio italiano; non più una nazione, destinata a vivere come unità spirituale e morale solo a patto di rinunciare a una assurda indipendenza militare ed economica.

La citazione è tratta dal libro “La Costituzione nella palude” di Luciano Barra Caracciolo, dove si possono trovare tutti i necessari approfondimenti sul percorso storico di costruzione e imposizione dell’ordoliberismo (primato dell’economia sulla politica) e sull’adesione dell’Italia ai vari Trattati sovranazionali europei.

Le parole dell’allora presidente Einaudi sono in realtà perfettamente conciliabili con quelle dell’odierno presidente della Repubblica Mattarella, o con quelle del suo predecessore Giorgio Napolitano. Il percorso di restaurazione dei principi neoliberisti è lungo ed è stato portato avanti con determinazione. Per gli euro-peisti il nazionalismo sarebbe sempre e solo causa di ogni male e motivo primo delle guerre. Per questi motivi hanno ben pensato di sostituire gli stati nazionali con una supernazione europea,  mettendo alla guida di tale “rivoluzione pacifista” le élite dei paesi del nord Europa, a loro volta al servizio dei sistemi industriali-finanziari… e siamo arrivati al punto finale, che prevede di privatizzare TUTTO quello che è rimasto di appetibile in favore delle classi dominanti! Quindi quando sentirete i nostri amati leader ragliare in tv riguardo ai fantomatoci investimenti sulla crescita, saprete che mentono o peggio non sanno quello che dicono; o l’Europa si divide a causa del drastico e imprevedibile ritorno alla realtà dei cittadini europei tartassati da un sistema iniquo e inefficiente, che pretende solo sacrifici crescenti in cambio di farse e proclami senza alcuna sostanza, oppure la politica torna nei suoi ranghi e riprende in mano il mandato che i cittadini europei hanno dato a loro nelle rispettive nazioni: rimettere al primo posto la politica significa fare il bene comune, ristabilire i fondamentali economici che stanno alla base dei propri paesi, – a cominciare dalla moneta – per ripristinare al meglio le Costituzioni, unica tutela in grado di garantire quei diritti umani (a partire dal lavoro) che ci vengono abbondantemente elargiti a parole, ma costantemente negati nei fatti! Insomma, ritornare ad un Europa a 27 (e più) velocità per garantire la pace e la prosperità!

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Poesie

Un mondo senza Essere

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L’onirico sogno

produce

la miseria della vita.

Nel nostro essere ci sono sogni

pieni di amorevoli bisogni

illusioni senza doni

sono quello

che vogliamo sapere su di noi

in questo mondo

con sogni senza Essere.

Ma come trovare una dimora

in questo giorno senza fine,

senza appoggi, senza confine?

C’infrangiamo come onde

sull’esistenza dura e spietata,

non accettiamo

neanche l’inizio di ciò che siamo

sofferenza per causa dell’esperienza

di crescere in sé stessi.

Si rimarrebbe desolati e folgorati

dall’evidenza del nulla

dell’attualità in cui esistiamo ora

e a cui ci attacchiamo.

Faremmo di tutto per non perdere

il nostro caro nulla,

ma c’è altra soluzione?

Non ci resta che esistere

e continuare a fluire

come sabbia al vento.

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Poesie

Viso di una sera

folgore
Poesie di Lorenzo

D’improvviso

un viso candido.

Purezza

per me sei inafferrabile

e lanci bagliori

in mezzo a questa nebbia.

Dovremmo fermare il tempo

ed immortalare la folgore,

diventare lievi

come l’aria

per raggiungere le tue altezze.

Vestito dell’Amore

aiutaci a lasciare

queste catene,

illuminaci!

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Filosofia e religione

San Patrizio: il trifoglio immagine della Trinità

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croce celtica

Oggi, 17 marzo, è la festa di San Patrizio il patrono d’Irlanda. Esso arrivò in Irlanda nel 432 d.C. e nel giro di pochi anni riuscì a convertire al cristianesimo gli irlandesi portando rapidamente alla scomparsa l’antica religione dei druidi. In realtà il druidismo si fuse con la nuova religione e gli elementi culturali di matrice cristiana si arricchirono dello spiritualismo celtico e dei suoi simboli, uno su tutti la croce celtica. Quello che è certo è che in Irlanda la nuova fede ebbe effetti profondi, infatti il cristianesimo riuscì a resistere nei monasteri irlandesi anche quando in Europa durante il Medioevo le invasioni barbariche mettevano a dura prova l’esistenza della cultura e la fede cristiana.

trifoglio

Si dice che San Patrizio usò il trifoglio come icona della Trinità: con i suoi tre lembi rappresenta il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ma anche le tre virtù teologali della Fede, dell’Amore e della Speranza!

San Patrizio riuscì così ad avvicinare al mistero della Trinità il popolo irandese. Nel cristianesimo ciò che nelle antiche religioni era esoterico, cioè nascosto e riservato a pochi, si manifesta attraverso la Rivelazione nella dimensione trascendente ( è Dio che con la Grazia viene incontro all’uomo), ma entra nella storia attraverso Gesù. Nella storia del mondo la Trinità rappresenta la naturale evoluzione verso l’alto. Se l’evoluzione è un movimento e un processo di crescita che parte dal basso, nell’uomo tale crescita diviene cosciente di sé stessa e in modo dinamico si orienta verso Dio. E l’uomo di fronte al mistero riceve la grazia attraverso cui incontra Dio che è in sé stesso, da tutta l’eternità, trinitario. Caratteristica dell’uomo è quindi l’apertura al trascendente, la dimensione dell’incontro con Dio, Esso stesso uno e in relazione: come una foglia di trifoglio dove la fede, la speranza e l’amore si uniscono senza distinzione!

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Attualità

Chiudo sulla scuola: il MANTRA!

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Il mantra arriverà alla fine, intanto faccio un breve riepilogo dalle puntate precedenti (post “Smantellare la scuola pubblica per canceellare la democrazia” e “Ancora sulla (Buona) scuola“): l’unica scuola possibile è quella che possa garantire a tutti un’istruzione efficace, in grado di intervenire per superare le disuguaglianze. Se la “Buona scuola” e le riforme che ci hanno portato ad essa, è concepita in funzione delle realtà economiche neoliberiste che caratterizzano oggi l’UE è chiaro che essa aumenterà e addirittura causerà il consolidarsi delle disuguaglianze economiche e sociali del Paese. Essi vogliono una società di precari sottopagati e soprattutto incapaci di reagire e di vedere DOVE sta il male!

La scuola NON deve mai essere un servizio che privilegia le esigenze dell’utenza, ma deve garantire un’istruzione qualificata e deve educare alla criticità, base della democrazia. La Buona scuola porta invece a compimento l’idea di una scuola pubblica privatizzata – dove le finalità educative del pubblico vengono equiparate a quelle del privato che ha come priorità il profitto – che si basa su un’organizzazione aziendalistica, un modello di scuola che si adopera per le diseguaglianze sia tra gli insegnanti (meritocrazia), sia tra gli studenti (competenze e merito non meglio definiti).

L’unica scuola per l’uguaglianza è LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE!

Si deve capire che la scuola, pur con tutti i suoi limiti, ci ha dato gli strumenti per difenderci, culturalmente e democraticamente, dalla distruzione della nostra società. Gli insegnanti per primi devono prendere posizione e opporsi alla scuola dei quiz INVALSI, delle privatizzazioni e dalla cultura del pensiero unico dominante: esso pone le Riforme o come soluzioni ai nostri problemi oppure, quando c’è qualcuno che alza la testa e inizia a denunciare l’assurdità di tali imposizioni, come sacrifici necessari chiamando populismo ogni idea in grado di destabilizzare il sistema!

La “Buona scuola” è una riforma che in nome del risparmio porterà all’azzeramento delle risorse economiche e culturali che caratterizzano la vita sociale e personale (di ogni cittadino) del Paese, per questo è essenziale dare un segnale forte alle istituzioni, perlomeno devono sapere che la responsabilità morale e politica di tale distruzione è la loro, non potranno nascondersi dietro la solita propaganda orchestrata ad arte da tutti i mezzi d’informazione unificati!

L’unica idea da difendere e da pretendere è quella de…

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P.s.: il MANTRA è una potente e breve formula sonora spirituale che ha la capacità di trasformare la coscienza. La ripetizione del MANTRA  è un’antica tecnica dinamica con la caratteristica di possedere un potere cumulabile, infatti più lo si ripete più esso affonda le proprie radici nella nostra coscienza, tanto che continueremo a ripeterlo mentalmente senza nemmeno rendercene conto. Questo è il nostro mantra…visto mai che funziona!!!!