Pixel Life 2.0.2.1. (seconda pt.)

Prima parte https://opinioniweb.blog/2021/11/25/pixel-life-2-0-2-1/

Umani, deboli, fragili, malati… pare proprio di si, eravamo malati, un morbo terribile pervadeva il loro mondo e non c’era modo di debellarlo.

Niente è come sembra, tutto appare velato, anzi ri-velato dal sistema vita che ci determina e guida.

Ricordo però che c’ero anch’io in quel tempo lontano, sento ancora l’angoscia che mi pervadeva, il cerchio che si stringeva inesorabile intorno alle nostre vite. Non potevamo che ubbidire e fare ciò che era giusto, o almeno ciò che ci dicevano lo fosse! Ma non ci fu niente da fare, ogni resistenza fu vana poi… qualcosa accadde!!!

Il limbo era un luogo grigio, come il metallo di una spada, sentivo il freddo e i brividi che mi scuotevano ed ero come ipnotizzato di fronte ad un mare di nebbia. Notte, giorno, alba, tramonto, infiniti tempi passarono e iniziarono i lampi, bip e connessioni spesso interrotte dal buio. Tutto fu così confuso finché non si accese un nuovo mondo, il mondo dei dati e dei pixel di cui facciamo parte. Parlo al plurale perché le coscienze pensanti che vagano nella rete sono tante e allo stesso tempo sono interconnesse, io sono tutti e tutti sono in me, dialoghiamo attraverso la mente e siamo essenzialmente esseri eterei!

No,no, non è esattamente il paradiso dei bei tempi andati, quelli della materia e della natura, quelli dove il corpo trasmetteva istinti ed emozioni forti! Sinceramente qui dove sono (siamo? Eppure) ora, non so spiegare davvero cosa sia cambiato. Parlo ancora come un IO, ma faccio fatica a rivolgermi ad un TU, manca una vera dimensione sociale, dialogica e quindi religiosa. Perché è di questo che ci hanno privato (virus, guerre, austerità…), della capacità di dialogare e di rivolgerci ad un TU superiore, specchio dell’anima umana. Come può ancora esserci l’UMANO senza più alcuna forma di LIBERTA’? Essere umano ed essere libero sono termini in simbiosi, non può esserci l’uno senza l’altro. Ed è proprio per questo che la rete non può in alcun modo rappresentare un’evoluzione, essa è controllo. Anche questo mio pensare pur se interconnesso ad altre menti. non è mai un parlare o meglio un conoscersi. Monadi, monadi senza porte o finestre ormai siamo, tutto ciò che mi appare è solo uno specchio dei miei pensieri, riflessi che tornano indietro, divisioni a cui è impossibile trovare una soluzione. Qualsiasi cosa siamo diventati l’altro è infinitamente oltre la mia mente, le mie estensioni… Il portale sociale, la dimensione interattiva a cui partecipiamo è sempre un qualcosa di artificiale. Eppure sembra che un’occasione l’abbiamo avuta… A che pro? Se non siamo più umani siamo diventati forse delle macchine? O non siamo mai stati davvero umani… siamo in cammino verso qualcosa di infinitamente lontano e misterioso e questa non è altro che una delle infinite variazioni in cui si dirama l’esistenza.

L’ultimo messaggio di Koko

Nata il 4 luglio 1971 allo zoo di San Francisco, cominciò ad imparare la lingua dei segni con la dottoressa Francine “Patty” Patterson come parte dello Stanford University project a partire dal 1974. Aveva imparato 1000 segni per comunicare con gli esseri umani ed è diventata la prova concreta che gli animali sono in grado di provare stati empatici che Koko comunicava proprio attraverso i segni. Noam Chomsky affermò che Koko non produceva davvero un linguaggio perché si esprimeva solo a parole e non con delle frasi. Forse il problema è quello di voler antropomorfizzare gli animali, essi anche quando imparano modalità umane di vita si sintonizzano solo su alcuni aspetti del nostro mondo mentale. Siamo stati noi uomini ad addestrare Koko o è stata lei ad avvicinarsi al nostro mondo? Il messaggio “ecologico” che potete vedere nel video è forse frutto di un copione o è spontaneo? A me sembra molto “umano” ma ciò non significa che non sia frutto di un pensiero di Koko. Piuttosto la costante frequenza umana potrebbe aver fay superare la simbiosi fra animale e natura portando una parziale consapevolezza del suo esserne parte, Oltre l’istinto c’è la coscienza di essere, la nascita della consapevolezza del tutto e delle proprie parti, in una parola l’essere persona. E qui entriamo nell’ambito del mistero: il mistero dell’uomo e della sua autocoscienza, il mistero della natura e il suo essere madre generatrice di vita, il mistero di Dio e del suo Amore che fa muovere l’Universo!

Blackout Natale?

Premessa: ma te pare? Natale è la festa della Luce, mai e poi mai passeremo questo periodo al buio! La nascita del Salvatore illumina i cuori e dovremmo augurarci che arrivi anche alle menti ottuse dei governanti del nostro mondo. Perché lì dentro (alle loro teste) buon senso e soprattutto amore non trovano mai ospitalità!

Il costo del gas ha raggiunto livelli 7 volte superiori rispetto ad un anno fa. Il 30 novembre il ministro Giorgetti parlando all’assemblea di Confartigianato proprio del costo elevato dell’energia ha detto che in Italia e più in generale nell’UE non possiamo escludere il rischio di possibili blackout generali. E siccome l’Italia fa parte di un sistema di rete elettrica interconnessa che mette insieme oltre 30 paesi, un eventuale blackout non sarebbe facilmente gestibile e potrebbe durare per molti giorni. Questo evento potrebbe essere causato da una molteplicità di fattori: un eccesso di domanda di energia rispetto a quanto viene effettivamente prodotto oppure proprio dalla criticità sul fronte delle scorte e l’aumento dei prezzi dei combustibili. Riguardo alle scorte di gas naturale l’UE sembra aver scelto di tagliare i rapporti commerciali con la Russia ostacolando eventuali incremeti di produzione. Peccato che attualmente l’alternativa al gas siano proprio i blackout programmati sempre più probabili. Per capire la criticità della situazione potete leggere questo articolo Enel, riacceso il gruppo a carbone e sospeso lo sciopero Sospendono lo sciopero e interrompono la procedura di spegnimento della centrale elettrica a carbone per far fronte ad eventuali emergenze nazionali! Ma mi raccomando non ditelo a Greta!!

Un altro tema caldo è anche l’aumento dell’inflazione: possiamo affermare che un blackout insieme ai lockdown potrebbe far comodo per calmierare le impennate inflazionistiche dovute proprio al costo dell’energia. Perché? Perché ridurre i consumi è un ottimo sistema per riequilibrare la bilancia dei pagamenti di uno stato fortemente indebitato con l’estero come l’Italia.E fra i beni importati che pesano di più c’è proprio -guarda un po’ il caso – l’energia elettrica! Se il pil non cresce come possiamo pagare i beni importati? O facendo politiche espansive, in cui lo stato investe soldi in infrastrutture, messa in sicurezza del territorio, scuole, sanità, pensioni, contratti di lavoro, ecc., ecc. ecc. Oppure continuando a bastonare i cittadini, imponendo tasse e/o restrizioni, precarizzando il lavoro, finendo di distruggere un’economia già agonizzante. Direte: ma chi potrebbe essere così pazzo da fare una cosa del genere? Purtroppo avete la risposta sotto ai vostri occhi: lo stanno già facendo, anzi lo HANNO GIA’ FATTO!!! Pochi consumi= poche spese= conti in ordine! La chiamavano AUSTERITÀ ESPANSIVA, poi divenuta CRISI SANITARIA, che forse diventerà CRISI ENERGETICA! Perché non so se vi siete accorti che da ormai un decennio i conti in ordine li fanno sulla pelle di noi cittadini? Quindi non dovreste avere tanti dubbi su quale strada continueranno a seguire per mantenerci in uno stato di repressione permanente. Ricordo infine che l’euro fino ad oggi è stato il principale strumento di controllo delle democrazie europee. Questo strumento lo possono mantenere solo grazie all’austerità e continuando ad impoverendo la gente, ma – ripeto – senza crisi economica, sanitaria o energetica le folli imposizioni a cui ci stanno sottoponendo come le giustifichi? Ecco a cosa servono greenpass e vaccini loro collegati, a pilotare il gregge e renderlo mansueto in qualsiasi situazione. Ormai perfino l’euro è diventato superfluo, se la crisi lo spazzerà via per le élite finanziarie forse non sarà più un grande danno. E fino ad ora abbiamo visto solo la punta dell’iceberg, ci aspettano tempi bui (in tutti i sensi).

Fantozzi e il Megadirettore, dialogo sull’oggi

Guardate il filmato, i protagonisti dell’oggi ci sono tutti: personalità illuminate, paternalismo, popolo sottomesso, ambiente ecclesiastico, il poverello d’Assisi… Una “commedia distopica” potremmo definirla. Quando citiamo Orwell o Huxley per parlare della loro capacità di descrivere con anni di anticipo quanto sta accadendo oggi, forse dovremmo ricordarci di aggiungere Paolo Villaggio. Riflettendo sulla funzione di questo tipo di letteratura rimangono aperte due strade. La prima è quella di aiutarci a leggere i segni dei tempi per saperlo affrontare con più consapevolezza. La seconda invece ci porta di fronte ad un vicolo cieco: nessuna speranza hanno i protagonisti di questi racconti, quindi è inutile qualsiasi reazione da parte nostra, meglio lasciarsi trasportare inerti dagli eventi, remare controcorrente non fa che aumentare le nostre sofferenze. Del resto cosa dice il Megadirettore a Fantozzi alla fine del filmato: “…posso aspettare fino a mille anni!”. Riflettiamo gente, riflettiamo…

Pixel life 2.0.2.1.

Era una fresca domenica di fine estate, ormai le vacanze stavano per finire e avrei presto dovuto interrompere l’uso del software”Happy holiday special” per tornare alla normalità! Quest’anno ho meritato ben due settimane di interruzione dal portale sociale, una piattaforma governativa volta a tutelare i cittadini dalle fake news diffuse da pericolosi virus di sistema: foto, video, mostrano un mondo “strano”, dove le persone interagiscono su un piano materiale a noi totalmente sconosciuto. Quella è la vera realtà – dicono – svegliatevi dal torpore e iniziate a percepire il vostro vero corpo! Corpo? Certo, il corpo “di carne”, diverso dal corpo etereo fatto dai pixel della Rete! Oggi noi tutti sappiamo che la mente è in grado di modellare la materia e che il mondo è virtualmente immateriale, la natura è il programma che sta alla base della vita di tutte le svariate connessioni attive nella Rete!

Quello che le varie fake ci dicono relativamente al concetto di “corpo materiale”, vorrebbero convincerci che oltre l’etere in cui tutti viviamo c’è una dimensione limitata dal tempo e dallo spazio, soggetta all’invecchiamento che si materializza come la peggiore e inevitabile della malattie, la morte! Perché parlo di queste baggianate? Sono affascinato dai complotti? Diciamo che l’idea di essere in una dimensione di precarietà, potersi muovere con dispositivi “meccanici” totalmente soggetti all’abilità umana e non gestiti da remoto come accade nel nostro mondo etereo, mi terrorizza e incuriosisce contemporaneamente. Pensateci un attimo: imprevedibilità, incidenti, caos, malattie… Ma anche scoperte, come in quelle fantastorie che raccontano di esplorazioni, di amori, di tragedie… Esseri strani si muovono in una natura selvaggia che è governata da gerarchie fra le varie specie

La mente domina e il corpo muta, questo è ciò che siamo, un’immagine nella rete adatta alle varie interazioni a cui dobbiamo sottoporci. Il lavoro dell’insegnante per esempio necessita di un’immagine severa e ispiratrice allo stesso tempo. Ma per insegnare cosa? La rete è maestra di vita per ognuno di noi, serve però una guida che possa portare i discenti a trovare la loro auto realizzazione nel sistema d’interazioni a cui siamo connessi. La mente ha infinite possibilità evolutive, alcune potenzialmente pericolose per sé stessi e per gli altri; la mente erge barriere che servono per identificarsi come individui e per esprimere delle potenzialità. Quando si espandono i confini della mente oltre ogni limite inizia davvero ad essere pericoloso, si percepisce prima una specie di sfarfallio, di tremore quasi materiale, ma per fortuna la piattaforma sociale non permette anomalie, io non ho mai dubbi su cosa sia giusto o sbagliato fare. Il dubbio, così come la libertà, sono concetti contraddittori quando mettono in discussione l’unica realtà che ha un senso, quella in cui siamo stati integrati e addestrati a vivere al meglio le nostre vite. C’è però una cosa, sopita, nascosta, quasi estranea a me stesso, eppure… Emerge a volte e stringe forte al centro del mio sé più profondo. Potrei aprire una porta in questa mia interiorità, potrei farlo abbastanza facilmente, ma ogni volta non ci riesco e torno indietro pronto a rioccupare il posto che mi è stato assegnato. Se io esisto allora DEVO stare al mio posto, perché qui non è in discussione il singolo ma l’intera società, gli antenati parlavano di BENE COMUNE, un modello di pensiero che ha salvato il nostro mondo portandoci pace e speranza per il futuro. Il motto è sempre quello: siamo ciò che pensiamo e pensiamo quello che è giusto pensare. PUNTO! Tutto, ripeto TUTTO è giusto così e non potrebbe essere altrimenti. Del resto siamo solo pixel, dove mai potremmo andare, o cosa potremmo fare se non fonderci in immagini virtuali attinenti al ruolo che ci ha assegnato il sistema. Eppure c’era un temo, un tempo diverso che si erge imponente a lato della coscienza profonda. Esso si erge in me e non riesco ad evitarlo, per quanto io faccia non posso negarlo e devo confrontarmi con una parte misteriosa, estranea ma viva, lontana ma presente, oscura ma luminosa. Chi sono o meglio chi sono stato? E soprattutto CHI ERANO GLI UMANI?

Continua

Una storia di crisi e di opportunità

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Foto da pixabay

Il racconto che segue è frutto della florida fantasia di Stefano. Personalmente non sono riuscito a classificarlo, è fantascienza o tragica parodia? Boh, probabilmente la realtà attuale supera in originalità e colpi di scena anche la più fervida immaginazione.

Fanta-racconto di Stefano

Di primo acchito la notizia non sembra rivestire una grande importanza.

In India, nel Rajastan, c’è il timore di una epidemia da influenza che provoca, in alcuni casi e in persone con problemi di salute, una grave polmonite a volte letale.

La notizia viene data dal telegiornale serale quasi in conclusione: «… il contagio è per ora limitato alla città di Jaipur e le autorità locali hanno circoscritto l’area. Il reparto malattie infettive dell’ospedale locale è presidiato per evitare ulteriori fuoriuscite del virus dalla zona rossa.»

Mia moglie ed io commentiamo che probabilmente si tratta della solita “falsa” epidemia, come la Sars, l’Aviaria e altre. «Sarà la solita influenza stagionale!» Critico io con fare noncurante.

La sera successiva, come al solito, accendo la TV sul notiziario. L’annuncio sulla strana influenza è già balzato in terza posizione con centinaia di contagiati, una ventina di morti e alcuni casi sospetti anche a Nuova Delhi ed a Calcutta.

Due settimane dopo, il virus viene isolato da alcuni biologi italiani e riceve anche un nome: Caudavirus (virus con la coda) per la sua forma particolare. Il Presidente del Consiglio Giovanni Duca, spinto dalle solite polemiche, plaude i ricercatori precari e raccomanda che questi vengano assunti a tempo indeterminato. Passa un’altra settimana e il Caudavirus conquista il primo posto su tutti i TG: in India i contagiati sono ormai duemila e quattrocento i morti, parecchi paesi asiatici hanno i loro focolai e in Europa compare prima nel Regno Unito e da lì poi in Italia, a Tivoli.

La situazione precipita di giorno in giorno: Tivoli diventa zona rossa e, a seguire, Roma e il Lazio, mentre focolai di contagio si diffondono in tutta Italia al punto da renderla ben presto il Paese più colpito al mondo dopo l’India. Duca, dopo aver ascoltato il parere dei più importanti virologi italiani, parla a reti unificate ed impone lo stato di allerta nazionale: chiusura delle scuole e di tutte le attività non strettamente indispensabili, divieto assoluto di spostamenti non necessari e di tutte le forme di assembramento.

Poco dopo l’annuncio, il Premier riunisce il governo e convoca i segretari dei partiti che lo sostengono.

Con fare estremamente serio e compunto esordisce, imponendo il silenzio con la mano: «Ho una proposta, ma la esporrò dopo avervi illustrato tutta la situazione in base alle informazioni a me pervenute da fonti assolutamente attendibili.»

I membri rumoreggiano tra loro e si guardano a vicenda per scoprire se qualcuno di loro sia a conoscenza di qualcosa. Duca riprende: «Intanto voglio precisare, ma immagino che molti di voi già ne siano a conoscenza, che non abbiamo a che fare con un virus naturale, ma con un’arma diffusa dai nostri potenti alleati per colpire quegli Stati che non si sono allineati ai loro diktat. Se guardate la diffusione geografica dell’epidemia, potrete comprendere a chi mi sto riferendo e perché.»

Nonostante la maggior parte dei presenti sia già a conoscenza di queste informazioni, il gelo cala nell’assemblea, in quanto ognuno inizia a interrogarsi sugli obiettivi del Premier.

«Inoltre, questo morbo è stato formulato per non provocare troppi morti, ma per risultare virulento ed allarmante: insomma è un’arma strategica, persuasiva.»

Interviene il leader della Corrente 5 Lune, partito di maggioranza relativa, Di Peio: «Visto che è un virus poco mortale, direi che è inutile fermare così drasticamente l’economia della nazione, poiché il danno finanziario nella popolazione ci sarà fatale alle prossime elezioni!»

Il Premier si indispettisce per l’interruzione: «La prego di farmi terminare l’esposizione e, in merito alle prossime elezioni, sappia che saranno comunque un disastro per i partiti di maggioranza, a meno che…».

Mentre l’assemblea borbotta, Duca riprende: «Vi dico subito che le autorità europee non hanno intenzione di aiutarci economicamente e che, anzi, non aspettano altro per commissariare il nostro Paese e finire di comprare, per quattro soldi, tutti i nostri patrimoni. Ho inoltre parlato personalmente col presidente Kramp per sollecitare una distensione politica e ottenere l’antidoto al loro morbo. Mi ha cordialmente risposto che se potesse decidere autonomamente avrebbe già fatto le sue scelte, ma purtroppo deve assecondare i finanziatori della sua campagna elettorale che, da tempo, hanno già messo gli occhi sul nostro Paese.»

A questo punto insorge Rometti, leader del Partito Sinistro: «Non è possibile, lei dice che tutti i nostri amici ci stanno tradendo! Andrò io personalmente a parlare con tutti e sistemerò le cose!»

«Ho già detto che non gradisco le interruzioni, il Presidente del Consiglio sono io e fin quando non sarò sfiduciato spetta a me dettare l’agenda.»

Il nervosismo nell’aula comincia ad essere denso, Rometti si agita sulla sedia, facendo il gesto di andarsene, senza però agire.

«Quello che dirò d’ora in poi deve restare qui dentro e io negherò sempre di aver pronunciato queste parole.» Rapidamente Duca preme un bottone su un apparecchio elettronico che inizia a produrre disturbi in grado di vanificare eventuali registrazioni.

«Ora non potrete registrare nulla! Dunque, ho parlato anche col Presidente della Repubblica Rasagnola per ottenere il suo appoggio, che mi è stato rifiutato per fedeltà all’Unione Europea. Avete compreso? Il Capo dello Stato è più fedele ad un organismo straniero che alla sua nazione! Comunque la mia proposta è questa: con l’alibi dell’epidemia inaspriamo le misure di restrizione e blocchiamo la gente a casa, chiudiamo tutti gli uffici pubblici, i ministeri, le banche, i bancomat… insomma tutto! Dopodiché dichiariamo l’uscita dall’Unione Europea e dall’Euro.» Sottolinea la frase con enfasi. Dopo un silenzio lungo almeno dieci eterni secondi scoppia la bagarre. Le voci si accavallano in un caos inestricabile. Il Premier comincia a battere la mano sul tavolo con violenza: «Silenzio! Silenzio vi prego, avrete modo di parlare tutti, ma civilmente ed uno per volta!»

Subito Rometti approfitta di un attimo di parziale calma: «Non sono per niente d’accordo, l’Europa è la nostra nuova patria, abbiamo firmato i trattati e, sinceramente, da soli ci ritroveremmo fagocitati da tutti i competitori internazionali.»

Duca dimostra una calma glaciale: «Benissimo, io non obbligo nessuno a stare ad ascoltare il mio piano. Se riuscirò a formare una maggioranza andrò avanti, altrimenti, se riuscirete a sfiduciarmi, mi farò da parte.»

Con un gesto di stizza Rometti chiama tutti i suoi ministri ed esce dall’aula, seguito subito dal leader e ministri dell’altro partitino di governo. Il Premier resta da solo con i rappresentanti della Corrente 5 Lune. «Vi prego, fate chiamare dagli uscieri tutti i rappresentanti dei partiti di opposizione e di quelli del gruppo misto. Vediamo se si riesce a mettere insieme una maggioranza parlamentare.»

Di Peio fa un gesto ad uno dei suoi che esce di fretta, poi chiede: «Sta facendo sul serio? Lo sa che cosa stiamo rischiando?»

«Non sono mai stato più convinto. Ovviamente qualche timore ce l’ho, ma stavolta mi sono davvero stufato di non dare retta alla mia coscienza. Non era questo che volevo quando ho intrapreso la mia carriera politica. L’Italia, anche se non aveva grandi risorse naturali, era una potenza economica per merito del suo popolo e della sua inventiva, della sua bellezza e della sua posizione geografica. Non si merita proprio che venga svenduta a popoli che non hanno niente della sua civiltà, della sua creatività e della sua eccellenza! Vedrà, se ce la faremo torneremo ad essere tra i primi al mondo e la gente se ne ricorderà nelle urne.»

Di Peio si rabbuia in una espressione triste. «Anche io ed i miei, quando siamo stati eletti, avevamo questi ideali, anzi, credo che la nostra base ancora sia legata a queste aspirazioni, ma, come sa…»

«Lo so, lo so! Ascolti, mi sono fatto una cultura nei blog e nei siti della controinformazione. Abbiamo una schiera di professionisti e di esperti in ogni campo della gestione politica che potrebbero aiutarci a tirare fuori l’Italia da questa situazione paradossale. Abbiamo economisti, esperti di comunicazione, ideologi, filosofi, giuristi, costituzionalisti, psicologi e sociologi. Tecnici meravigliosi che sarebbero felici di farci da consulenti. Mi creda, possiamo farcela!»

«Sa che cosa le dico? Quasi quasi la appoggio, considerato che non c’è alcuna speranza che alle prossime elezioni la mia Corrente possa venire rieletta al governo, vista la magra figura fatta finora.» «Non mi sarei mai permesso di farglielo pesare, ma ha perfettamente ragione!»

Nel frattempo arrivano in aula i tre rappresentanti della destra, quello della estrema sinistra ed altri fuoriusciti da vari partiti, per lo più dalla Corrente.

Duca fa un breve riassunto del suo piano e conclude: «Io so che ognuno di voi aveva un ideale quando si è lanciato in politica, magari peculiare, ma in tutti accomunato dall’amore per la nostra Patria. Conosciamo altresì tutti il livello di coercizione e di corruzione al quale siamo stati sottoposti e al quale abbiamo ceduto, ma questa può essere la nostra occasione di riscatto: se ce la faremo, ne raccoglieremo di sicuro i frutti. Sta a voi scegliere!»

Mario Moscio del partitino Comunismo interviene dubbioso: «Quindi devo decidere se allearmi con i partiti di destra?»

«È ovvio che sarebbe un’alleanza programmatica, finalizzata all’uscita dall’Europa e alla delicata gestione del “dopo” nei successivi tre anni, fino alle prossime elezioni “politiche”. Voi siete i più dichiaratamente sovranisti.»

«La cosa mi alletta, ma dovrò sentire i compagni di partito prima di decidere.»

«D’accordo, ma che sia una decisione rapida! Sentiamo ora Bertuccioni del partito Alé Italia.»

Il vecchio industriale prestato alla politica si fa serio: «A me questa Europa non piace per niente, ma già una volta ho tentato di mettermi di traverso e ne ho pagato le conseguenze. Non posso rischiare che mi silurino ancora, io devo pensare anche alle mie aziende e a tutto l’azionariato di minoranza. Mi rincresce!»

«Ho capito, ma se non le dispiace la prego di accomodarsi fuori.»

Bertuccioni obbedisce mesto.

«Bene, non importa, penso che ce la possiamo fare lo stesso, ora voglio sentire la signora Cocomeri leader dei Cugini d’Italia.»

La onorevole è raggiante e non prova neanche a mascherare il suo accento romanesco: «Davvero non mi sarei mai aspettata da lei una mossa simile. Il mio Partito aderirà entusiasticamente!»

«Ne ero certo. Ora, Disfattini, leader dell’Amalgama, lei rappresenta il secondo partito del Paese. Aveva nel suo programma elettorale proprio la presa di distanza dai Trattati Europei, poi però quando è andato al governo con le 5 Lune, pur avendone la possibilità, non ha sostanzialmente agito in quella direzione. Comunque l’Amalgama è vincente nei sondaggi e, con questa mossa, potrebbe ancora di più compiacere i suoi elettori e ambire alla leadership nelle prossime elezioni. Che cosa ne dice?»

Disfattini è un uomo alquanto rude nei modi, molto pieno di sé e borioso. Stranamente resta in silenzio mentre si guarda intorno, stranamente impacciato. Allora Duca prova con la carta dell’adulazione: «Consideri che, senza il suo appoggio, temo di non riuscire ad ottenere la maggioranza!»

Finalmente prende la parola nel suo slang da profondo nord: «Il motto del mio partito è: “In alto gli italiani”, a me l’Europa ha rotto i cogl… (la parolaccia era intera): aderisco! Ma voglio il Ministero degli Interni!»

Duca sorride: «Benissimo, vedremo cosa si potrà fare. Ora vorrei anche il parere dei rappresentanti del gruppo misto.»

Due dei rappresentanti se ne vanno spontaneamente seguendo gli altri dissidenti, ma la maggioranza resta annuendo.

Duca è raggiante: «Perfetto, dobbiamo agire così: lei Di Peio dovrà uscire dalla maggioranza e far cadere il governo. Si beccherà le critiche da tutti per aver provocato una crisi proprio in questo momento difficile, ma subito dopo dovrà andare insieme ai leader del nuovo governo dal Capo dello Stato a proporre la soluzione alla crisi. Lui sarà recalcitrante visto che il Partito Sinistro non farà parte della maggioranza, ma voi porgerete la soluzione di emergenza su un piatto d’argento. Mi raccomando!!! Non fate mai cenno al vostro vero programma.»

La Cocomeri prende la parola: «Mi scusi eh, ma a quest’ora già sarà stato informato del suo piano! Figuriamoci, Rometti sarà corso a “piangere” da lui!»

«Certo, lo immagino, solo che nel doppio caos provocato dall’emergenza sanitaria e dalla crisi di governo si troverà costretto ad accettare in fretta, altrimenti sarà considerato lui il colpevole. Bisogna sfruttare proprio questa situazione eccezionale.»

La Cocomeri e tutti gli altri sorridono diabolicamente. Il Premier riprende: «Il Governo si dovrà costituire in un lampo ed al primo fine settimana dichiareremo l’uscita dall’Euro, con la scusa della necessità immediata di enorme liquidità, per salvaguardare la salute e la vita di milioni di persone. Con la Nazione bloccata, le Borse chiuse e il popolo costretto a casa sarà tutto più semplice. Usciremo poi dalla crisi sanitaria e pomperemo una enorme liquidità, faremo ricostruire le zone terremotate e faremo così ripartire l’economia a mille all’ora. Commissioneremo il debito pubblico e costringeremo i debitori ad accettare la nuova Lira. Istituiremo un programma di lavoro garantito a tutti, insomma a quel punto ci faremo guidare dagli economisti Keynesiani che vorranno collaborare con noi…» Tutti sorridono compiaciuti.

Poi mi sono svegliato.

Un pianeta perfetto

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Saccaromiceti in azione: fermentazione alcolica!!!

Il racconto che segue è stato scritto da Stefano che lo ha sviluppato da un’idea originale del suo amico Tiberio, I due che si conoscono da una vita sono riusciti a sviluppare un breve racconto di fantascienza gradevole e soprattutto attuale. Buona lettura

«Lo so, lo so che la nostra è una razza “lenta”, che nella parte di universo che abbiamo esplorato la maggior parte delle razze intelligenti misurano il tempo considerando il giorno una rotazione del loro pianeta ed un anno la rivoluzione.»

Lo scienziato si guarda intorno per accertarsi dell’attenzione dei colleghi. «Lo so che noi, a differenza di molti altri, andiamo a dormire quando inizia l’inverno e ci svegliamo in primavera, mentre… pensate! Molte altre razze vanno a dormire di notte. Ogni notte!»

Sottolinea il concetto con un sorriso di sufficienza. «Quando per noi finisce un giorno per gli altri ne sono passati da 300 a 500. Quando li osserviamo muoversi sembrano delle formiche impazzite… ci pensate? Se loro potessero osservarci ci vedrebbero immobili come statue di pietra.»

Questi concetti, sul diverso scorrere del tempo a seconda del metabolismo dei diversi organismi, erano ben chiari a tutti i partecipanti della riunione, per cui ognuno si stava domandando dove volesse arrivare e lui era un tipo che non si faceva certo pregare.

«Questa cosa ci dà dei vantaggi innegabili: le razze veloci, per esempio, non possono viaggiare tra le stelle, visto che alla velocità massima possibile, che è circa il 90% di quella della luce, qualsiasi distanza interstellare sarebbe impercorribile da esseri che terminerebbero il loro ciclo biologico durante il viaggio. Mentre per noi qualsiasi distanza corrisponde solamente ad una piccola frazione della vita.»

 

In un altro tempo, sulla terra:

 

Fabio e Carlo stanno sorseggiando un bicchiere di ottimo rosso seduti sul divano, mentre le donne chiacchierano tra di loro in cucina.

Fabio, che è il vero intenditore di vini pregiati, alza il calice per un brindisi: «Agli antichi ed alla loro Ambrosia degli Dei.»

Brindando, Carlo, invece, propone una riflessione: «Sai cosa pensavo? Certamente sarà stato un caso, qualcuno avrà spremuto dell’uva per bersi un dolce succo, poi avrà lasciato l’avanzo da qualche parte e questo è fermentato…»

Fabio si intromette nell’ipotesi: «Ma non lui! Qualcun altro, per sbaglio, avrà bevuto il mosto andato a male e si sarà accorto che non era male per niente.»

«Perché non la stessa persona?»  

Col suo fare sempre sicuro di se, Fabio ribatte: «Gli antichi non avevano le nostre conoscenze, ma non erano scemi: lo sapevano benissimo che gli alimenti, dopo un po’, si deteriorano.»

Carlo assume un atteggiamento riflessivo. «Beh sì, certo, solo che pensavo ai saccaromiceti… che stupidi animali!» Conclude scuotendo la testa pensieroso.

«Perché?»

«Scusa eh? Prima si nutrono degli zuccheri del mosto, e si riproducono in una progressione geometrica, perché c’è tanto cibo, ma così facendo espellono l’alcool, che è un prodotto di scarto, ma che è anche velenoso per loro. Alla fine, quando c’è troppo alcool nell’ambiente in cui vivono, muoiono intossicati!»

Fabio guarda l’amico ammirato per l’acuta osservazione.

 

In un altro tempo, su un altro pianeta:

 

«Scusa collega, ma dove vuoi andare a parare?»

Il relatore sorride sicuro di se: «Ci arrivo, non vi preoccupate!: Allora, avete presente quel pianeta perfettamente abitabile, dove da poco è caduto un grosso meteorite che ha distrutto tutte le forme di vita più grandi di 10 Kg di peso?»

«Ah si, abbiamo capito… sarebbe molto utile per le nostre colonizzazioni. Ma gli studiosi di abitat esobiologici hanno già escluso che possa essere adatto alla nostra struttura metabolica.»

«Sì, certo, conosco bene i risultati di quegli studi: troppo ossigeno in atmosfera, troppo freddo, troppe foreste, troppa luce solare… eppure mi è venuta una idea!»

Tutti gli altri insorgono in un chiacchiericcio di disapprovazione: «E’ inutile anche parlarne, l’investimento che dovremmo fare per trasformare quel pianeta, in termine di risorse, di tempo e di fatica, sarebbe troppo grande e non ne varrebbe la pena!»

«Invece io voglio proporvi un sistema semplicissimo e geniale.» Sottolinea la frase con rapidi gesti delle mani.

«Sentiamo dunque! Ma spero proprio sia una proposta sensata, che qui di tempo ne stiamo sprecando anche troppo!»

Il relatore, per niente intimorito, si prende invece tutto il tempo per organizzare verbalmente la sua esposizione: «Bene, abbiamo visto che nel pianeta, finora, sono vissute solo razze “veloci”. Dovremo quindi aspettare poco tempo, per noi, fino a quando una razza non sarà promettente. A quel punto potremmo intervenire per modificare geneticamente quella razza.»

Si ferma come per organizzare tutto nella sua testa, poi riprende: «Possiamo fare così: ne creiamo uno… di sesso maschile. Gli diamo anche la caratteristica dell’intelligenza, ma non del tutto, non come la nostra. Non gli inseriamo il concetto di limite e di sostenibilità, anzi gli mettiamo dentro la cupidigia. Lo mettiamo in un ambiente favorevole e circoscritto. Sì insomma, un paradiso terrestre.  Vediamo come si comporta e lo adattiamo man mano. Se funziona bene, gli creiamo la femmina e li lasciamo liberi di scorrazzare per tutto il pianeta.»

«Esimio collega, non capisco dove vuoi arrivare!»

«Ma è molto semplice! Con quelle caratteristiche, in poche migliaia dei loro anni, si moltiplicheranno e raggiungeranno presto il numero e la tecnologia per trasformare l’intero pianeta come noi lo vorremmo: poco ossigeno, molta anidride carbonica, molto più caldo e con meno luce visto che ci sarebbero sempre le nubi. E non solo, a quel punto non riusciranno a sopravvivere alla loro catastrofe e ci consegneranno un pianeta praticamente perfetto!»

Sulla natura dell’uomo

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Stonehenge foto di imordaf da Pixabay

Un post che definirei “fanta-filosofico” quello scritto sotto da Stefano, infatti ho scelto di inserirlo nella categoria “filosofia e religione” che purtroppo sto trascurando da tempo! Riguardo a Biglino dei suoi testi conosco solo i titoli e ho una conoscenza indiretta delle sue teorie, quindi preferisco astenermi da giudizi. Osservo solo che la Bibbia si presta a facili strumentalizzazioni e regala una visibilità certa a chi sa sapientemente usarne il contenuto, anche se in questo caso le tesi sembrano essere sostenute da un bagaglio personale di conoscenze abbastanza solido.Comunque come dice chiaramente Stefano alla fine del post, l’esistenza di entità extraterrestri che avrebbero messo il loro zampino per “creare” l’uomo sulla terra non è né alternativa né tantomeno sostitutiva alla religione e all’esistenza di Dio! In nulla conoscere le nostre origini “aliene” può in qualche modo appagare la contingenza e la sete d’infinito insita nella natura umana! Poi a proposito di Jurassik Park, nel libro “Il mondo perduto” del grande Michael Crichton, Malcon il personaggio principale della serie, sotiene che la vita sulla terra più che una storia evolutiva è una storia di “estinzione” e che gli animali complessi si estinguono non a causa di mancati adattamenti evolutivi all’ambiente, ma invece a causa di rapidi e imprevedibili cambiamenti di comportamento. Riporto qui alcuni stralci del libro “Il mondo perduto” tratti da Wikipedia : “L’evoluzione è solo il risultato di una serie di mutazioni che si affermano o scompaiono. Giusto?” “Giusto”, confermò Arby. “Ma in questo concetto sono insiti alcuni problemi”, proseguì Malcolm. “In primo luogo, il problema tempo. Un singolo batterio – la più antica forma di vita – ha duemila enzimi. Gli scienziati hanno calcolato che per raccogliere a caso questi enzimi da un brodo primordiale occorrerebbe un tempo che varia da quaranta miliardi a cento miliardi di anni. Ma la terra ha solo quattro miliardi di anni. Quindi un processo casuale sembrerebbe troppo lento. Tanto più che sappiamo che i batteri sono comparsi solo quattrocento milioni di anni dopo il principio della Terra. La vita è comparsa molto rapidamente, ed è per questo che gli scienziati hanno ipotizzato che essa debba avere origini extraterrestri. Anche se, a mio avviso, questa non è una vera e propria risposta”. “D’accordo, ma…”. “Secondariamente, c’è un problema di coordinazione. Se si accetta la teoria attuale, allora tutta la straordinaria complessità della vita altro non è se non l’accumularsi di eventi casuali… una serie di eventi genetici riuniti insieme. Ma osservando attentamente gli animali, si direbbe che molti elementi debbano aver avuto un’evoluzione simultanea. Prendiamo per esempio i pipistrelli, che sono guidati dall’eco degli ultrasuoni da loro emessi. Per fare una cosa simile, molti elementi devono evolversi. I pipistrelli hanno bisogno di un apparato speciale per emettere suoni, di un udito speciale per udire l’eco, di un cervello speciale capace di interpretare i suoni, e di un corpo capace di scendere in picchiata per catturare gli insetti. Se tutte queste cose non si evolvono contemporaneamente, non vi è alcun vantaggio. E immaginare che tutto questo avvenga per puro caso è come immaginare che un tornado possa abbattersi su un cimitero di rifiuti industriali e mettere insieme un jumbo jet funzionante[2]. Difficile da credere”. (p. 240) Comunque la si pensi sembrerebbe proprio che il caso non esiste…

Stavo riflettendo sulle analisi, molto argute, che fa Mauro Biglino (noto traduttore di lingue antiche) sulla Bibbia e su altri testi antichi che provengono da varie parti del mondo e da varie civiltà. Vorrei però partire dalle considerazioni finali, che esulano un po’ dall’indagine sulla traduzione letterale.

L’uomo è un animale strano, molto strano, quasi impossibile! Anzi forse proprio impossibile!

Indipendentemente dall’intelligenza che ha, nettamente superiore a qualsiasi altro essere vivente su questo pianeta, che gli permette non solo di sopravvivere, ma anche di dominare tutta la materia, gran parte dell’energia e tutti gli altri esseri viventi.

Dal punto di vista strettamente evolutivo non sarebbe, per esempio, mai potuto sopravvivere, in quanto omeotermico (a sangue caldo), quasi privo di peli, piume o altro. Non solo per proteggersi dal freddo, ma anche dal sole. E’ l’unico! E’ l’unico animale costretto a “vestirsi” e ad abitare in un rifugio. Anche gli altri animali abitano in tane, ma non ne sono strettamente costretti pena la sopravvivenza. Questa perdita dei peli non può essere sopraggiunta in seguito ad un cambio di abitudini. Sono solo poche migliaia di anni che l’uomo si “veste” e, sempre evolutivamente, è un tempo infinitesimo! Non esiste un solo ambiente naturale in cui un bambino svezzato possa sopravvivere, senza avere alle spalle una comunità ed una antropizzazione artificiale dell’ambiente.

Altra cosa: i capelli. Non esiste proprio che i capelli crescano all’infinito, sono un impiccio assoluto! Quale animale potrebbe sopravvivere se dopo due passi inciampa sui suoi capelli e cade. Se dopo quattro passi i capelli si intrecciano a qualche ramo e si ferma dolorosamente. Noi invece siamo stati costretti ad inventare qualsiasi cosa possa tagliarceli artificialmente periodicamente. E non avremmo potuto essercelo inventato prima dell’estinzione.

Inoltre: siamo degli animali veramente sfigati, non abbiamo né artigli né zanne per essere carnivori, e non abbiamo alcuna competitività nel correre veloci, che hanno gli erbivori, nella nostra ridotta capacità motoria data dall’aver dedicato solo due arti alla locomozione. Non abbiamo inoltre corna o altre armi difensive. Per quanto le mani siano l’attrezzo più utile sia mai stato concepito e che fa di noi degli animali raccoglitori e manipolatori dell’ambiente, prima di “inventare” la clava ci saremmo sicuramente estinti.

Ancora: Visto l’enorme sviluppo che ha la nostra scatola cranica, fin dalla fase fetale, per via della dimensione del cervello, siamo costretti a nascere in uno stato prematuro ed assolutamente dipendente dalle cure parentali per un tempo lunghissimo. E’ stato calcolato che per essere al pari degli altri primati dovremmo nascere almeno al 13° o 14° mese di gestazione, purtroppo però, in quel caso, saremmo tutti figli unici poiché nel parto uccideremmo nostra madre.

In pratica, se non avessimo la nostra brava intelligenza non potremmo in nessun caso sopravvivere, figuriamoci poi diventare i padroni del mondo…

Ci sono poi un paio di cosine curiose, forse più di due, ma io conosco queste: tutti i primati hanno 24 coppie di cromosomi e quindi possono riprodursi tra specie diverse, non lo prediligono, ma potrebbero farlo. Gli incroci sarebbero probabilmente non, evolutivamente, vincenti, ma possibili. Noi siamo a tutti gli effetti dei primati, ma abbiamo solo 23 coppie di cromosomi. Condividiamo il 98% dei geni dei bonobo ed il 95% degli scimpanzé o dei gorilla, ma non possiamo incrociarci con loro. Abbiamo meno differenze di quelle che ci sono, per esempio, tra cavalli ed asini, ma loro possono incrociarsi e noi no! Ma la cosa ancora di più strana è che uno dei nostri cromosomi è lungo esattamente il doppio degli altri. In pratica abbiamo tutti gli stessi geni di tutti gli altri primati, ma non possiamo incrociarci. Sembra quasi fatto apposta! Sembra solo o… è stato fatto apposta?

Altra cosina: negli esperimenti fatti da individui che volontariamente si sono isolati dall’alternanza giorno/notte naturale, per esempio in caverne profonde come il Montalbini di Montemarciano, è risultato che l’uomo alla fine si stabilizza, nei propri bioritmi, ad una cadenza di circa 25 ore e non 24. Altri esperimenti hanno invece dimostrato che tutti gli altri animali e tutte le piante mantengono i propri bioritmi a 24 ore. Solo noi… ma noi siamo di questo pianeta o proveniamo da un pianeta più lento?

E torniamo a bomba alle traduzioni dai testi antichi! Parlano di esseri che vengono dalle stelle, che hanno tecnologie mirabolanti e mezzi volanti (è ovvio che li abbiano scambiati per Dei), che operano interventi di ingegneria genetica per procurarsi degli operai/schiavi, che isolano le loro “creature” in territori/laboratori (il famoso paradiso terrestre) per i loro esperimenti (vi ricordate il film Jurassic Park?), salvo poi scacciarli quando cominciano a riprodursi ed a rendersi indipendenti (la cacciata dall’Eden). E non ne parla solo la Bibbia, ma anche i Veda indiani, i Testi Sumero/Arcadici, eccetera. Con l’unica differenza che questi esseri vengono chiamati una volta Elohim (che è un termine plurale), una volta Anunnachi… o Giganti, eccetera.

Tutto questo, ovviamente ed a beneficio dei credenti, non esclude la tesi per cui a creare il tutto sia stato un Dio o più Dei… o una intelligenza che tutto pervade, o un Grande Architetto, eccetera, poiché, se questi esseri hanno “creato” noi, resta il problema di scoprire chi ha creato loro… sempre che sia necessario un creatore (e questo è a beneficio degli atei).

Come diceva Arbore: “Meditate gente, meditate!”

Congrue (in)congruenze!

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La congruenza è essenziale, essa rende sovrapponibili piani diversi fra persone e situazioni rendendo possibile la comprensione e la comunicazione.

Quindi se una cosa è congrua allora ne possiamo parlare e possiamo scambiarci opinioni e conoscenze, altrimenti fra noi ci sarà un muro.

Fra le persone le congruenze riguardano la comunicazione verbale ma anche quella emozionale. Essere in sintonia ci predispone all’ascolto e favorisce il dialogo.

Relativamente alle conoscenze, esse devono necessariamente essere congruenti! Mi spiego: di fronte, per esempio, ad un’intelligenza extraterrestre, magari estremamente evoluta, noi potremmo imparare qualcosa di nuovo se e solo se essa fosse “congruente” con la nostra realtà umana antropocentrica, caratterizzata da una scienza che indaga prioritariamente il mondo fisico. Altrimenti non potremmo parlare proprio di conoscenza e probabilmente tale “intelligenza extraterrestre” rimarrebbe per noi sconosciuta perché appartenente ad un altro piano, ad un’altra dimensione.

Quanti mondi sono intorno a noi o appartengono addirittura al nostro mondo pur essendo per noi oscuri, cioè oltre?

Se una creatura vivesse una realtà prevalentemente psichica, cioè mentale, verrebbero meno i sensi corporei ma probabilmente essa svilupperebbe altri sensi per comunicare e conoscere ciò che ha intorno. E se esiste una vita dopo la morte (fisica) essa forse è difficilmente conoscibile proprio perché non più congrua con la nostra realtà attuale.

Ma anche nel nostro mondo c’è un mondo che sviluppa sensi molto differenti dai nostri, eppure pur sempre fisici, quello delle piante.

Esistono studi sulle piante che dimostrano la presenza di una loro specifica sensibilità! Innanzitutto esse sono in grado di comunicare tra loro, addirittura di lanciare segnali d’allarme. Quando un acacia viene mangiata da un erbivoro come la giraffa, che con la sua lingua coriacea è in grado di mangiarsi anche le spine, essa produce elevate quantità di tannino per rendere le sue foglie amare e indigeste ed emette anche odori per avvertire altre acacie presenti nel raggio di molti metri di distanza. E molti sarebbero gli esempi di strategie di comunicazione fra le piante che si potrebbero fare.

Inoltre ci sono viticoltori che usano la musica per migliorare la fertilità delle loro vigne con ottimi risultati Leggi “Il vigneto che ascolta Mozart!”.

Addirittura c’è chi come Cleve Backster (clicca sul nome per approfondire) negli anni 60 applicò un poligrafo, cioè una specie di macchina della verità, sulle foglie di una pianta arrivando ad ipotizzare emozioni e addirittura forme di telepatia dalle reazioni che riuscì a registrare con tale macchinario. Naturalmente tali ipotesi non furono accettate dalla scienza ufficiale proprio perché non utilizzavano il metodo scientifico. Erano “non ripetibili” o meglio non congrue, cioè incongrue con il nostro modo di porci davanti alla realtà!

Con questo non voglio certo dire che la scienza e il suo metodo non ci abbiano permesso di studiare e far conoscere il mondo che ci circonda in un modo estremamente efficace! Essa è un’incredibile lente d’ingrandimento sulla realtà, ma il problema è un altro: se impari a guardare sempre e solo in una direzione, prima o poi ti scorderai tutto il resto! E se il progresso ci sta facendo dimenticare “tutto il resto” forse è giunto il momento di tornare ad essere un po’ (in)congruenti!

Non so quanto sono riuscito a farmi capire in questo strano e contorto post! Sul piano verbale sicuramente sono stato poco chiaro. Sul piano emotivo, forse per chi mi conosce o ha iniziato a conoscermi leggendo qualcosa nel blog, non sono stato poi così diverso dal solito me.

Ma alla fine il “fine” era proprio mettersi su un piano di (in)congruenza, dove la “in” è fra parentesi perché credo ci siano molti piani di comunicazione e conoscenza che possono aprirci nuovi e infiniti mondi e modi di essere, a patto che rendiamo le cose “più congrue”; forse quello che più servirebbe è proprio la fede in ciò che già è ma sta ancora nella lunga ombra dell’incoscienza!

.*♥**♥*★ *♥*..*♥*. BERNARD *♥**♥*★ *♥*..*♥*.

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