Il diritto di essere un bambino

Il diritto di essere un bambino
Chiedo un luogo sicuro dove posso giocare
chiedo un sorriso di chi sa amare
chiedo un papà che mi abbracci forte
chiedo un bacio e una carezza di mamma.
Io chiedo il diritto di essere bambino
di essere speranza di un mondo migliore
chiedo di poter crescere come persona.
Sarà che posso contare su di te?
Chiedo una scuola dove posso imparare
chiedo il diritto di avere la mia famiglia
chiedo di poter vivere felice,
chiedo la gioia che nasce dalla pace.
Chiedo il diritto di avere un pane,
chiedo una mano
che m’indichi il cammino.
Non sapremo mai quanto bene
può fare un semplice sorriso.
Madre Teresa di Calcutta

Aggiungerei anche un altro pensiero straordinario di Madre Teresa di Calcutta, che ci ricorda in modo inequivocabile che i figli sono si un dono, ma vanno accompagnati senza essere mai dei limiti, piuttosto un faro per permettere loro di scegliere con più consapevolezza la strada da seguire nella loro vita:

“I figli sono come gli aquiloni. Insegnerai a volare ma non voleranno il tuo volo. Insegnerai a sognare ma non sogneranno il tuo sogno. Insegnerai a vivere ma non vivranno la tua vita.”

Sant’Agostino sulla speranza

La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.

Se ami la vita e temi la morte, questo stesso timore della morte è come un inverno quotidiano.

La Guida

Vorrei fuggire lontano,

dimenticare, riposare il mio Io

nel limbo oscuro del non-Essere,

inconsapevole della paura

compagna fedele

da tempo immemorabile.

Non ho mai saputo vivere

sopraffatto dalla violenza

dei miei stessi giudizi,

ed ora la paura mi schiaccia,

è un fardello troppo pesante

da sopportare,

scava nell’animo ferito,

inquieto, lontano da ogni certezza,

solcato da un fiume di sofferenza

cosi tanta che sembra non fare parte

della mia esperienza,

eppure so che mi appartiene

perché lascia le sue tracce nel dolore.

Non ho più argini nel cuore

trabocca, annego in ogni istante

eppure vivo…

riemerge sempre la speranza

forse c’è una fede innata,

una Guida, piccola luce

nel buio dell’Essere…

ma non posso più esprimermi

non so dire nulla di Lei

pensieri, parole, non so…

c’è solo il sentire il suo soffio,

la sua accettazione che mi tiene a galla

circondato dalla paura,

dal Mistero inesprimibile

della nostra vita.

E’ qui che devo stare

per sciogliere i nodi che mi stringono

le dolenti membra.

E’ qui che devo stare

accettare il reale

e ciò che sono

oltre l’apparenza,

perché è in questo che consiste

il nostro doloroso mistero.

Dualistici sono i sogni

veli opachi sulla vita

e ci piace ingannare noi stessi

fingendoci felici.

Ma è qui che devo stare

essere responsabile

di ciò che è Vero,

oltre le maschere e le finzioni

su cui costruiamo le nostre vite.

Poesia già pubblicata https://opinioniweb.blog/2018/08/01/la-guida/

Mistero

foschia

Non c’è suono

che faccia eco alle mie domande

cammino da solo

senza sapere dove andare.

Non c’è luce

che rischiara il mio avanzare

è un mondo offuscato dal mistero

un mondo nero

che copre la verità.

Poesia già pubblicata qui:   https://opinioniweb.blog/2018/01/03/mistero/

No, non è mancanza di fede. Semplicemente il mondo non è la risposta ai nostri mali. Da soli non possiamo salvarci!

Quel dolore

Capita di capire cos’è la vita

quel dolore

è immenso, io lo so

cos’hai provato

lo faccio mio e taccio

Fra le onde siamo naufraghi

senza meta

Se c’è un senso

se c’è

la giustizia é la sua trama inestricabile

Lassù volano gli angeli

torneranno mai a parlarci d’amore?

Quel buio sconfinato é solo ombra

dolore che vive insieme a noi

non abbiamo occhi per vedere

mistero, trascendenza… è inutile cercare

Chi già ha attraversato l’abisso

non può cambiare il nostro destino

sfiorare, con un soffio, solitarie esistenze

No, siamo soli!

Quel dolore è la forma del vuoto

segno della nostra natura contingente

nel silenzio arriverà forse un suono

esigenza di una pienezza inesauribile

nota mai suonata

L’umanità, senza Dio, non ha voce

Il mistero delle api che preservano le icone

In Grecia, un pio apicoltore ha l’abitudine di mettere icone nei suoi alveari. Le icone benedicono le api… e le api proteggono le icone. Per un decennio, un apicoltore di nome Sidoros Ţiminis, che vive nella regione di Kapandriti, vicino ad Atene, ha mantenuto una tradizione: ogni primavera, infila icone di Cristo, la Santa Vergine e diversi santi nei suoi alveari, al fine di benedire le sue api e la sua produzione annuale di miele. E ogni anno, si verifica lo stesso fenomeno misterioso: le api fanno le loro cellule a nido d’ape attorno alle immagini pie, evitando meticolosamente di coprirle. Potrebbe essere semplicemente un fenomeno legato a qualche effetto nel dipinto stesso, che potrebbe impedire alle api di costruire i loro favi su di loro? In ogni caso, il lavoro di queste peculiari api greche rimane degno di interesse. Leggi qui l’articolo originale: https://aleteia.org/2017/07/05/the-mysterious-icon-preserving-bees/

Ascensione

Il 26 maggio di quest’anno ricorre la solennità dell’Ascensione di Gesù. L’Ascensione è l’ultimo episodio della presenza terrena di Gesù, narrato da Luca nel suo Vangelo (Lc 24,51) e negli Atti degli Apostoli (Atti 1,9-11) e dalle Lettere di San Paolo.

Insieme alla Pasqua e alla Pentecoste è una delle solennità più importanti per la cristianità, collocata liturgicamente il giovedì successivo alla quinta domenica dopo Pasqua, in un intervallo di quaranta giorni fra le due feste, in accordo con l’indicazione temporale data dagli Atti.
Per il cristianesimo, l’Ascensione è l’avvenimento che rappresenta il compimento definitivo della missione di Gesù: Egli si congeda dai discepoli nella gloria; tuttavia, pur non essendo più fisicamente visibile, rimane presente nel mondo grazie alla Sua parola e all’opera di evangelizzazione affidata agli Apostoli, che benedirà prima di lasciare, ponendo la premessa per la discesa su di loro dello Spirito Santo. L’Uomo-Dio, compiuta la sua missione nel mondo, ritorna al suo principio, descrivendo un circolo. Gesù stesso lo sintetizza: «Io sono uscito dal Padre e venni nel mondo; ora lascio il mondo e vado al Padre» (Gv 16,28).

L’Ascensione rappresenta l’umanità – debole, sofferente, devastata dal male fisico e morale – che attraverso Cristo entra definitivamente nella pienezza divina in anima e corpo.

La prima testimonianza della festa dell’Ascensione, è data dallo storico delle origini della Chiesa, il vescovo di Cesarea, Eusebio (265-340); la festa cadendo nel giovedì che segue la quinta domenica dopo Pasqua, è festa mobile e in alcune Nazioni cattoliche è festa di precetto, riconosciuta nel calendario civile a tutti gli effetti.
In Italia previo accordo con lo Stato Italiano, che richiedeva una riforma delle festività, per eliminare alcuni ponti festivi, la CEI ha fissato la festa liturgica e civile, nella domenica successiva ai canonici 40 giorni dopo Pasqua.

Santa Rita

La Santa di Cascia fu devota alla passione di Cristo per tutta la sua esistenza terrena. Un venerdì santo durante una delle sue intense preghiere supplicò Gesù di associarla alla sua passione e a quel punto un raggio di luce, partito dal crocifisso, andò a riflettersi sul suo capo e una spina del crocifisso davanti a cui stava pregando le si confisse in fronte. La profonda ferita diventò una piaga insanabile che le causò dolore. Inoltre produceva un tale fetore che costrinse la Santa a restare in solitudine a parlare con Dio. Alla fine dei suoi giorni, malata e costretta a letto, Rita chiese a una sua cugina venuta in vista da Roccaporena di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna, per farne dono alle consorelle. Ma siamo in inverno e la cugina la asseconda, pensandola nel delirio della malattia. Tornata a casa, la giovane parente trova in mezzo alla neve una rosa e due fichi e, stupefatta, subito torna a Cascia per portarli a Rita. In punto di morte, Rita da Cascia, sentì la voce di Gesù e della madre defunta che la invitavano a entrare nella dimora celeste. Era il 22 maggio del 1439.

Per chi non l’avesse già letto altre notizie su Santa Rita potete trovarle qui https://opinioniweb.blog/2020/05/17/santa-rita-e-le-api/

Limiti

Il mondo è abbastanza ricco per soddisfare i bisogni di tutti, ma non lo è per soddisfare l’avidità di ciascuno.

Mahatma Gandhi

Vero, ma purtroppo per noi la scelta che dobbiamo fare è fra Gandhi e sta roba qui :

https://www.r101.it/news/fuori-onda-news/1323168/overshoot-day-2022-litalia-ha-esaurito-le-risorse-naturali.html

Non ci sono alternative, se uno pensa che ci sia un’oncia di verità nell’agenda mondialista automaticamente esclude Gandhi. Idem se pensa che il vero si nasconde nella saggezza gandiana, in nulla compatibile con le verità “di fede” mondialiste.

Non esiste una natura “astratta e separata” dall’essere umano. C’è piuttosto un equilibrio precario ma pur sempre necessario tra sviluppo e natura; così come c’è una capacità dell’uomo di trascendere la natura stessa di cui fa parte.

Ma estrapoliamo alcune perle dall’articolo sopra:

“Per invertire la tendenza però non basta diminuire i consumi, dovremmo invece andare in negativo, quindi quando finisce l’anno dovremmo avere ancora risorse. Ma forse è pura utopia.

Immaginate di ridurre drasticamente l’alimentazione, l’energia, non costruire più case e tutto ciò che ha a che fare con l’edilizia. Stop alle auto e all’elettricità e al riscaldamento. Sono questi i fattori che determinano l’Over Shooting.

Vi ricorda qualcosa? Razionare l’energia e abbassare drasticamente i consumi è il neo-mantra per dare il nostro contributo alla pace. Oltre naturalmente ad inviare armi.

Comunque io ho già deciso, sto con Gandhi perché l’avidità, come la stupidità sono indiscutibilmente più dannosi e insostenibili di qualsiasi altro spreco che l’uomo possa fare. E voi con chi state?

I tre talismani per il duemila, Italo Calvino

Le risposte di Italo Calvino furono: Imparare poesie a memoria. – Fare calcoli complessi a mano. – Combattere l’astrattezza del linguaggio.

Ora pensiamo alla “memoria” nell’epoca dei media massivi e di internet! La valanga di notizie ci travolge e ogni giorno è così! Più che memoria è la sua cancellazione o insignificanza ad essere centrale nella nostra epoca.

La capacità di fare i “calcoli complessi”! Ogni evento complesso viene oggi estremamente semplificato dalla tecnologia, siamo utilizzatori passivi e la mente si adagia su sé stessa.

Finiamo con gli “slogan”, tutto il mondo è ormai modellato sugli slogan che sono l’esaltazione dell’astrattezza perché essi servono a dire tutto senza dire niente!

Ma su tutte spicca la considerazione finale: dobbiamo sapere che tutto ciò che abbiamo potrebbe esserci tolto in qualsiasi momento!

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora! Forse neanche ce ne accorgeremo di quanto abbiamo perso, sciolti in questo mondo dell’immediatezza-insensatezza, la nostra coscienza si farà trasportare dalla corrente.

Aureliano Tempera

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Escrito por PROF RAFAEL PORCARI, compartilhando sobre futebol, política, administração, educação, comportamento, sociedade, fotografia e religião.

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