Miele dolce miele

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Vi avevo già parlato della mia nuova avventura nel mondo delle api (clicca QUI per leggere ) e nella foto sopra potete vedere il frutto dell’estenuante lavoro di questi laboriosi insetti. Io mi sono limitato a qualche controllo e poi finalmente, alla fine di luglio, insieme all’amico Gabriele che ho coinvolto convincendo anche lui ad acquistare qualche arnia, abbiamo proceduto alla raccolta dei melari e alla successiva smielatura dei telaini dove il miele era stato deposto dalle nostre api.

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Come potete vedere, nonostante una temperatura superiore ai 30 gradi, abbiamo indossato delle vere e proprie tute da astronauta! Questo perché per portare via il miele dalle nostre amiche api abbiamo scelto un metodo che a loro farà certamente poco piacere: sollevare uno ad uno i telaini contenente il miele, affumicare e spazzolare via delicatamente ma con rapidità le molte api ad esso attaccate. Ogni melario ha 9 telaini e in tutto abbiamo lavorato su 6 arnie e 9 melari, è stato un lavoro abbastanza impegnativo, ne siamo usciti letteralmente spremuti come limoni visto la terribile sudata che ci siamo fatti dentro quelle tute!

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Ed ecco qui sopra i melari accatastati contenenti i telaini di miele. Ora questi telaini contenente miele “maturo”, cioè con un contenuto di umidità inferiore al 17%, vengono opercolati dalle api. In parole semplici quando ogni singola celletta è piena di miele le api la chiudono con un cupolino di cera (opercolo).

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Come potete vedere prima di essere inseriti nello smielatore, tramite un’apposita forchetta ( o idoneo coltello) si procede alla disopercolatura, necessaria per far uscire tutto il miele dai favi.

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Gli opercoli sono preziosi perché oltre a contenere del miele essi sono di cera purissima. Per questo motivo vengono raccolti in un banco di disopercolatura dove il miele continuerà a gocciolare e ad essere filtrato, dopodiché tutta la cera rimasta verrà raccolta e fusa in blocchi da portare in cereria. Pensate che se un barattolo di un kg di miele ha un costo medio di 10 euro, un kg di cera può arrivare a 18-20 euro. E all’apicoltore ogni anno servono nuovi fogli cerei da inserire negli alveari.

Ed ecco finalmente lo smielatore al lavoro, quello che vedete (non è nostro ma di un apicoltore che ci ha gentilmente permesso di utilizzare la sua attrezzatura) centrifuga 20 telaini alla volta. Con pazienza, dopo vari giri, il miele si raccoglie sul fondo e con un rubinetto e un secchio-contenitore per alimenti si versa di volta in volta il miele in un maturatore in acciaio dotato di un filtro meccanico (lo potete vedere dietro il banco di disopercolazione). Qui il miele deve maturare alcuni giorni. Questo termine è in realtà inappropriato, perché il miele è già maturo e pronto all’uso. Ma è necessario lasciarlo riposare affinché le impurità che il filtro non è riuscito a fermare (bollicine d’aria, particelle di cera o magari una zampetta d’ape), vengano in superficie e possano essere tolte prima dell’invasettatura.

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Su complessive sei arnie abbiamo raccolto 120 kg di ottimo miele, formato da una miscela di fioriture plurime e da melata, un risultato eccellente per vari motivi. In primis perché è stata un’annata anomala, praticamente il mese di maggio ha piovuto sempre e la raccolta è iniziata a giugno quando già le fioriture diminuiscono drasticamente. Inoltre noi abbiamo comperato dei “nuclei”, cioè delle famiglie d’api che erano state già divise e quindi con un numero ridotto rispetto ad una famiglia forte (con oltre 50000 api). Una mia arnia è addirittura sciamata e una di Gabriele per vari motivi non è riuscita a salire a melario limitando la produzione di miele a quelle restanti.

Siamo quindi soddisfattissimi di questa piccola produzione per autoconsumo (ma non mancheremo di regalare e far assaggiare ad amici e parenti), i miei figli hanno addirittura iniziato a scrivere alcune etichette  battezzandolo “Miele millefiori dell’Acquasanta”, perché il nostro piccolo orto è situato vicino ad un fosso dove scorre sempre acqua pulita e così è stata chiamata questa località (Acquasanta appunto).

Ma il difficile viene in realtà proprio ora, preparare le api per l’inverno, eseguire i gusti trattamenti contro la Varroa, un terribile acaro che è in grado di decimarle e controllare il loro stato di salute. Vedermo poi a marzo come è andata.

Sulla natura dell’uomo

Un post che definirei “fanta-filosofico” quello scritto sotto da Stefano, infatti ho scelto di inserirlo nella categoria “filosofia e religione” che purtroppo sto trascurando da tempo! Riguardo a Biglino dei suoi testi conosco solo i titoli e ho una conoscenza indiretta delle sue teorie, quindi preferisco astenermi da giudizi. Osservo solo che la Bibbia si presta a facili strumentalizzazioni e regala una visibilità certa a chi sa sapientemente usarne il contenuto, anche se in questo caso le tesi sembrano essere sostenute da un bagaglio personale di conoscenze abbastanza solido.Comunque come dice chiaramente Stefano alla fine del post, l’esistenza di entità extraterrestri che avrebbero messo il loro zampino per “creare” l’uomo sulla terra non è né alternativa né tantomeno sostitutiva alla religione e all’esistenza di Dio! In nulla conoscere le nostre origini “aliene” può in qualche modo appagare la contingenza e la sete d’infinito insita nella natura umana! Poi a proposito di Jurassik Park, nel libro “Il mondo perduto” del grande Michael Crichton, Malcon il personaggio principale della serie, sotiene che la vita sulla terra più che una storia evolutiva è una storia di “estinzione” e che gli animali complessi si estinguono non a causa di mancati adattamenti evolutivi all’ambiente, ma invece a causa di rapidi e imprevedibili cambiamenti di comportamento. Riporto qui alcuni stralci del libro “Il mondo perduto” tratti da Wikipedia : “L’evoluzione è solo il risultato di una serie di mutazioni che si affermano o scompaiono. Giusto?” “Giusto”, confermò Arby. “Ma in questo concetto sono insiti alcuni problemi”, proseguì Malcolm. “In primo luogo, il problema tempo. Un singolo batterio – la più antica forma di vita – ha duemila enzimi. Gli scienziati hanno calcolato che per raccogliere a caso questi enzimi da un brodo primordiale occorrerebbe un tempo che varia da quaranta miliardi a cento miliardi di anni. Ma la terra ha solo quattro miliardi di anni. Quindi un processo casuale sembrerebbe troppo lento. Tanto più che sappiamo che i batteri sono comparsi solo quattrocento milioni di anni dopo il principio della Terra. La vita è comparsa molto rapidamente, ed è per questo che gli scienziati hanno ipotizzato che essa debba avere origini extraterrestri. Anche se, a mio avviso, questa non è una vera e propria risposta”. “D’accordo, ma…”. “Secondariamente, c’è un problema di coordinazione. Se si accetta la teoria attuale, allora tutta la straordinaria complessità della vita altro non è se non l’accumularsi di eventi casuali… una serie di eventi genetici riuniti insieme. Ma osservando attentamente gli animali, si direbbe che molti elementi debbano aver avuto un’evoluzione simultanea. Prendiamo per esempio i pipistrelli, che sono guidati dall’eco degli ultrasuoni da loro emessi. Per fare una cosa simile, molti elementi devono evolversi. I pipistrelli hanno bisogno di un apparato speciale per emettere suoni, di un udito speciale per udire l’eco, di un cervello speciale capace di interpretare i suoni, e di un corpo capace di scendere in picchiata per catturare gli insetti. Se tutte queste cose non si evolvono contemporaneamente, non vi è alcun vantaggio. E immaginare che tutto questo avvenga per puro caso è come immaginare che un tornado possa abbattersi su un cimitero di rifiuti industriali e mettere insieme un jumbo jet funzionante[2]. Difficile da credere”. (p. 240) Comunque la si pensi sembrerebbe proprio che il caso non esiste…

Stavo riflettendo sulle analisi, molto argute, che fa Mauro Biglino (noto traduttore di lingue antiche) sulla Bibbia e su altri testi antichi che provengono da varie parti del mondo e da varie civiltà. Vorrei però partire dalle considerazioni finali, che esulano un po’ dall’indagine sulla traduzione letterale.

L’uomo è un animale strano, molto strano, quasi impossibile! Anzi forse proprio impossibile!

Indipendentemente dall’intelligenza che ha, nettamente superiore a qualsiasi altro essere vivente su questo pianeta, che gli permette non solo di sopravvivere, ma anche di dominare tutta la materia, gran parte dell’energia e tutti gli altri esseri viventi.

Dal punto di vista strettamente evolutivo non sarebbe, per esempio, mai potuto sopravvivere, in quanto omeotermico (a sangue caldo), quasi privo di peli, piume o altro. Non solo per proteggersi dal freddo, ma anche dal sole. E’ l’unico! E’ l’unico animale costretto a “vestirsi” e ad abitare in un rifugio. Anche gli altri animali abitano in tane, ma non ne sono strettamente costretti pena la sopravvivenza. Questa perdita dei peli non può essere sopraggiunta in seguito ad un cambio di abitudini. Sono solo poche migliaia di anni che l’uomo si “veste” e, sempre evolutivamente, è un tempo infinitesimo! Non esiste un solo ambiente naturale in cui un bambino svezzato possa sopravvivere, senza avere alle spalle una comunità ed una antropizzazione artificiale dell’ambiente.

Altra cosa: i capelli. Non esiste proprio che i capelli crescano all’infinito, sono un impiccio assoluto! Quale animale potrebbe sopravvivere se dopo due passi inciampa sui suoi capelli e cade. Se dopo quattro passi i capelli si intrecciano a qualche ramo e si ferma dolorosamente. Noi invece siamo stati costretti ad inventare qualsiasi cosa possa tagliarceli artificialmente periodicamente. E non avremmo potuto essercelo inventato prima dell’estinzione.

Inoltre: siamo degli animali veramente sfigati, non abbiamo né artigli né zanne per essere carnivori, e non abbiamo alcuna competitività nel correre veloci, che hanno gli erbivori, nella nostra ridotta capacità motoria data dall’aver dedicato solo due arti alla locomozione. Non abbiamo inoltre corna o altre armi difensive. Per quanto le mani siano l’attrezzo più utile sia mai stato concepito e che fa di noi degli animali raccoglitori e manipolatori dell’ambiente, prima di “inventare” la clava ci saremmo sicuramente estinti.

Ancora: Visto l’enorme sviluppo che ha la nostra scatola cranica, fin dalla fase fetale, per via della dimensione del cervello, siamo costretti a nascere in uno stato prematuro ed assolutamente dipendente dalle cure parentali per un tempo lunghissimo. E’ stato calcolato che per essere al pari degli altri primati dovremmo nascere almeno al 13° o 14° mese di gestazione, purtroppo però, in quel caso, saremmo tutti figli unici poiché nel parto uccideremmo nostra madre.

In pratica, se non avessimo la nostra brava intelligenza non potremmo in nessun caso sopravvivere, figuriamoci poi diventare i padroni del mondo…

Ci sono poi un paio di cosine curiose, forse più di due, ma io conosco queste: tutti i primati hanno 24 coppie di cromosomi e quindi possono riprodursi tra specie diverse, non lo prediligono, ma potrebbero farlo. Gli incroci sarebbero probabilmente non, evolutivamente, vincenti, ma possibili. Noi siamo a tutti gli effetti dei primati, ma abbiamo solo 23 coppie di cromosomi. Condividiamo il 98% dei geni dei bonobo ed il 95% degli scimpanzé o dei gorilla, ma non possiamo incrociarci con loro. Abbiamo meno differenze di quelle che ci sono, per esempio, tra cavalli ed asini, ma loro possono incrociarsi e noi no! Ma la cosa ancora di più strana è che uno dei nostri cromosomi è lungo esattamente il doppio degli altri. In pratica abbiamo tutti gli stessi geni di tutti gli altri primati, ma non possiamo incrociarci. Sembra quasi fatto apposta! Sembra solo o… è stato fatto apposta?

Altra cosina: negli esperimenti fatti da individui che volontariamente si sono isolati dall’alternanza giorno/notte naturale, per esempio in caverne profonde come il Montalbini di Montemarciano, è risultato che l’uomo alla fine si stabilizza, nei propri bioritmi, ad una cadenza di circa 25 ore e non 24. Altri esperimenti hanno invece dimostrato che tutti gli altri animali e tutte le piante mantengono i propri bioritmi a 24 ore. Solo noi… ma noi siamo di questo pianeta o proveniamo da un pianeta più lento?

E torniamo a bomba alle traduzioni dai testi antichi! Parlano di esseri che vengono dalle stelle, che hanno tecnologie mirabolanti e mezzi volanti (è ovvio che li abbiano scambiati per Dei), che operano interventi di ingegneria genetica per procurarsi degli operai/schiavi, che isolano le loro “creature” in territori/laboratori (il famoso paradiso terrestre) per i loro esperimenti (vi ricordate il film Jurassic Park?), salvo poi scacciarli quando cominciano a riprodursi ed a rendersi indipendenti (la cacciata dall’Eden). E non ne parla solo la Bibbia, ma anche i Veda indiani, i Testi Sumero/Arcadici, eccetera. Con l’unica differenza che questi esseri vengono chiamati una volta Elohim (che è un termine plurale), una volta Anunnachi… o Giganti, eccetera.

Tutto questo, ovviamente ed a beneficio dei credenti, non esclude la tesi per cui a creare il tutto sia stato un Dio o più Dei… o una intelligenza che tutto pervade, o un Grande Architetto, eccetera, poiché, se questi esseri hanno “creato” noi, resta il problema di scoprire chi ha creato loro… sempre che sia necessario un creatore (e questo è a beneficio degli atei).

Come diceva Arbore: “Meditate gente, meditate!”

Vocazione chioccia!

A settembre ho comprato due galline ovaiole con l’intento di produrre uova per autoconsumo ( Leggi “Uova e galline”). Ebbene una il 6 novembre e l’altra intorno al 20 dicembre, entrambe sono diventate galline adulte ed hanno iniziato a produrre ottime uova quasi giornalmente. Il fatto è che ho scelto di lasciarle libere in un piccolo terreno di mia proprietà completamente recintato. Il pollaio ha un ingresso a circa un metro da terra e loro entrano ed escono a piacimento per mangiare granaglie o per dormire appollaiate. Anche le uova hanno imparato a farle in un nido dentro il pollaio, non ci sono stati grandi problemi per convincerle. Tutto bene, tutto liscio almeno fino ai primi d’aprile, quando Polda, la gallina ovaiola tardiva (che ha deposto il primo uovo a fine dicembre), ha smesso di deporre e non usciva quasi più dal nido! E quando usciva il suo comportamento era strano, camminava guardinga, gonfiava tutte le piume e la sua voce era roca, quasi gracchiante. All’inizio pensavo fosse malata invece rassicurato dalla signora che mi ha portato le due galline, ho capito che era diventata una chioccia!!!

Ora dovete sapere che le Isa Brown, cioè il nome con cui vengono chiamate questo tipo di galline ovaiole, sono degli ibridi create qualche decennio fa dall’industria con il preciso fine di fare uova, addirittura fino a 300 all’anno!!! Ibridi non riproducibili, con un brevetto segreto, ai quali sarebbe stato tolto ogni istinto alla cova in quanto deviante dal produrre uova a livello industriale!

Eppure Polda è andata oltre la selezione e si sta dimostrando un’ottima chioccia. Perché, visto la sua testardaggine nel covare le uova non fecondate della compagna, ho deciso di farmi dare alcune uova da un amico che ha un bel Gallo per fecondarle e dopo 21 giorni esatti, mercoledì primo Maggio, sono nati due splendidi pulcini, uno chiaro e uno scuro!

In realtà le uova sono cinque ma oltre ai due andati a buon fine, un altro pulcino è riuscito a fare un buco nell’uovo per poi morire nello sforzo, mentre le altre due forse non erano fecondate.

Tolte oggi le uova rimaste, finalmente Polda si è decisa ad alzarsi per tenere testa e svezzare i suoi vivaci pulcini. Perché per oltre 21 giorni è rimasta in cova, alzandosi al massimo 10-15 minuti per sgranchirsi le zampe e mangiare un pochino. E almeno altre 7-8 settimane le dedicherà allo svezzamento dei pulcini. Insomma una vera e propria vocazione, un grande sacrificio quello di essere chioccia!

Oltre la programmazione di noi uomini c’è la natura che punta sempre e comunque alla vita. Le galline sono animali socievoli, quasi “cani con le ali” e sperdute nel mio campo hanno sviluppato l’istinto della riproduzione! Vi terrò aggiornati sulla crescita dei pulcini.

Lode all’Italia!

Come non condividere le parole di Stefano? Si, perché l’articolo sotto è il suo ma ricalca in toto quello che penso anch’io dell’Italia! Anche la passione del camper ci accomuna, l’ho acquistato nel 2008 per potermi muovere con la “casa appresso” avendo allora due bimbi che avevano rispettivamente 1 e 3 anni e mi ha permesso di scoprire tanti piccoli paesi e realtà nascoste paragonabili a gioielli preziosi. Perché questa è l’Italia, una culla di culture e tradizioni e natura… Per questo motivo sarebbe doveroso adottare un modello economico che sia non solo compatibile con l’ambiente naturale, ma anche con quello socio-culturale, con le piccole imprese che nascono dal territorio e dalle infinite potenzialità del nostro paese. Certo che oltre alle luci, ci sono molte ombre! Ma queste giustificano forse la scarsa valorizzazione, a volte addirittura il disprezzo che spesso sembra prevalere nei media, tanto bravi ad esaltare i difetti e lodare gli altri, i virtuosi per definizione? Perché chi paragona il “piccolo” all’inefficienza, addirittura ad una metastasi che non potrà mai competere con le grandi e belle e superiori mega-ultra-multinazionali, forse non conosce bene (o non gli in teressa conoscere) la ricchezza della nostra terra, fatta in gran parte di piccole realtà. Viva la BIO-SOCIOdiversità, viva l’Italia!

Post di Stefano

Da quando la mia compagna ed io abbiamo il camper capita spesso una cosa: io sono uno specialista nello sbagliare strada, malgrado il navigatore, così magari cerchiamo di raggiungere un posto e, per sbaglio, ne troviamo un altro. Più bello di quello che cercavamo! In Italia capita spesso!

Non mi piace fare il nazionalista e spesso penso che la maggioranza degli italiani non merita di vivere in mezzo a così tanta bellezza, non l’apprezza abbastanza e magari agisce, nel suo piccolo, per distruggerne una parte.

Ma no!

Io credo fortemente che nulla avvenga per caso, per cui, chiunque abbia il Karma di vivere in Italia ce l’ha per uno scopo, come premio o come occasione di crescita nell’insegnamento positivo.

Ho avuto ed ho la fortuna di fare molti viaggi, a volte anche molto lontano, ed ho avuto l’occasione di vedere… che ne so… delle spiagge tra le più belle del mondo, ma pensandoci bene in Italia ne ho viste di altrettanto belle. Ho visto le montagne più alte del mondo, però la bellezza delle Dolomiti…

vogliamo poi parlare dei borghi antichi? A migliaia e tutti caratteristici! Le città? Alcune, anzi molte, sono dei veri e propri musei all’aria aperta… Roma, Venezia, Firenze, Napoli… eccetera, sono uniche al mondo ed irripetibili, neanche paragonabili a nessun’altra città del mondo. I siti termali… quanti ce ne sono? Vado spesso a Saturnia: le “cascatelle” sono uniche!

Migliaia di chilometri di spiagge, ma non spiagge normali… bellissime!

Abbiamo il comprensorio sciistico più grande e più bello del mondo! I sentieri di montagna, le ferrate… e non solo nelle Alpi, un po’ dappertutto.

E poi l’arte… L’ARTE???

In sintesi ogni stato estero ha le una sua caratteristica, magari peculiare, ma ne ha una… o due. L’Italia no! L’Italia le ha tutte!!!

E’ ovvio che tanta bellezza così concentrata in un solo paese comporta delle responsabilità enormi a carico di chi lo abita questo paese. Responsabilità troppo spesso disattese.

Però, l’attacco economico che sistematicamente subiamo dai paesi vicini, io penso, che non sia solo di natura prettamente economica e che l’invidia sia in fondo, in fondo la causa scatenante.

Social-parassitismo!

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Nel mondo dove viviamo esistono molti esempi di parassitismo. I parassiti si nutrono di organismi viventi e talvolta possono portarli alla morte. Non sempre i parassiti sono dannosi, a volte essi creano delle simbiosi dalle quali entrambi (parassita e essere vivente) possono trarre dei vantaggi.

Fatto sta che l’organismo vivente più grande esistente sulla Terra sembra essere proprio un parassita, il fungo Armillaria ostoyae, che con le sue ife, cioè delle complesse strutture tubolari ramificate che compongono il micelio o corpo filamentoso, si è esteso sottoterra su una superficie di circa 10 chilometri quadrati.

Il fungo “entità” è stato scoperto casualmente da alcuni studiosi nel 1998, nelle Blue Mountains in Oregon (USA). Essi dovevano trovare un rimedio alla diffusione di questo fungo che attacca gli alberi di conifere facendone marcire le radici, ma da una serie di esami del DNA si resero conto che non si trattava di funghi diversi, ma di un unico gigantesco fungo pesante migliaia di tonnellate e vecchio almeno 2400 anni!!! (Su wikipedia potete trovare altre informazioni )

Ora questo è un parassita che uccide gradualmente gli alberi con cui entra in contatto, è quindi un’entità antica e letale oltre che estremamente difficile da debellare. Certo ha anche delle qualità positive, è commestibile SOLO SE COTTO e forse ha proprietà farmacologiche, ma è e rimane un parassita che trae vantaggio distruggendo la vita di altri esseri viventi!

Probabilmente il parassitismo è fra le forze più potenti della natura e della sua evoluzione, altrimenti non si spiegherebbe come un fungo abbia potuto diventare un’entità millenaria così impressionante. Bisognerebbe capire se i parassiti, nelle loro forme più varie, mirino però a limitare il potenziale evolutivo degli altri esseri viventi.

Nel modo umano sembra che le cose stiano proprio così: un manipolo di parassiti di vario genere e tipo succhiano energie vitali alle società, che spesso sono espressione di degrado e infelicità! Oggi la forma di parassitismo più evidente pare proprio quella economico-finanziaria: esse prevale sull’azione politica addirittura stabilendone i fini! Possiamo chiamare questo fenomeno ordoliberismo, esso svuota dall’interno la stessa democrazia, cercando però di conservarne la “facciata democratica”! Lo strumento principe è il “moralismo” sempre e comunque diretto contro lo Stato (brutto, corrotto,inefficiente, ladro…) e mai chiaramente contro il (Dio) Mercato e la finanza! La democrazia sostanziale, quella che ha come fine l’eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini (in poche parole la realizzazione della Costituzione), viene negata nei fatti anche se la cornice moralistica con cui realizzano la restaurazione di una dittatura (finanziaria) ha un’apparente funzione tranquillizzante, essa parla di SACRIFICI, inneggia alla PACE, esalta le VIRTU’, l’ACCOGLIENZA, la COMPETENZA, è anti-FASCISTA e chiaramente anti-RAZZISTA per definizione! E il cerchio si chiude, l’evoluzione parassitaria ha vinto (ancora una volta) sull’evoluzione sociale! E le persone, come i tronchi marciti attaccati dalla Armillaria ostoyale, vengono gradualmente svuotate della loro vitalità.

Ma ci sono davvero individui alla base di questa pianificazione parassitario-evolutiva del mondo sociale umano? Oppure essi sono come i funghi di Armillaria, apparentemente singoli individui ma nella realtà tutti frutto di un’unica entità plurimillenaria apparentemente invincibile?

Servono le foreste all’Armillaria ostoyale, così come servono le società ai parassiti-(umani) che le svuotano della loro linfa vitale; in questo gioco macabro esistono certamente spazi evolutivi degli esseri viventi che fanno parte di questo complesso sistema di controllo. Ma ciò che più terrorizza è che se la natura mantiene in equilibrio i vari organismi viventi con la disponibilità di risorse, nel mondo umano raramente si rispetta questo principio: non lo si rispetta nei confronti della natura e neanche nei confronti degli stessi esseri umani. Se per ipotesi la popolazione di una singola specie vivente superasse un determinato limite, essa potrebbe a sua volta danneggiare tutti gli altri esseri viventi addirittura portandoli all’estinzione dovuta all’eccessiva presenza di predatori o parassiti o distruzione di risorse e habitat! La chiamano biodiversità, che io paragonerei alla socio-diversità, che significa per me la possibile creazione di una società pluriclasse, dove i singoli individui si sentano tutelati e salvaguardati, possano coesistere ed esprimersi appieno nelle varie espressioni umane della società, in una parole essere “persone”!

Ma non divago oltre, ho già farneticato abbastanza, del resto anche noi umani e ogni nostra espressione o creazione è essa stessa natura! O no?

Dal Monte Vettore al Lago di Pilato, il lago maledetto!

Lago specchio

Lo specchio!

Il Lago di Pilato è diventato famoso grazie ad una serie di servizi apparsi nei telegiornali nazionali dedicati ad un suo famoso “abitante”, il “chirocefalo del Marchesoni” ( LEGGI QUI), un piccolo crostaceo che vive esclusivamente in questa valle glaciale a 1940m slm.

Secondo la leggenda il corpo di Pilato, messo su un carro trainato dai buoi dopo essere stato condannato a morte dall’imperatore Tiberio, arrivato sul più alto dei Monti Sibillini precipitò nel lago che lo inghiottì nelle sue acque ribollenti!

Ma fu a partire dal 1200 che il Lago iniziò a legare la sua fama alla magia e all’occulto, dato che i documenti antichi testimoniano la presenza di un continuo via vai di maghi e negromanti che portarono la popolazione a credere che “…quivi soggiornano i diavoli e danno risposta a chi li interroga…alcuni uomini di lontano paese et vennero a questi luoghi per consacrare libri scellerati e malvagi al diavolo, per poter ottenere alcuni suoi biasimevoli desideri, cioè di ricchezze, di onori, di amenosi piaceri e simili cose” (L. Degli Alberti, Descrittione di tutta Italia, 1557). Proprio per impedire l’accesso a questa valle le autorità di Norcia vi fecero costruire delle mura insieme a delle forche come monito per i trasgressori. Ecco perché ancora oggi i due passi da cui si accede alla piana di Castelluccio e poi al sentiero che dal Vettore arriva al Lago di Pilato si chiamano Forca de Presta e Forca Canapine!

Le foto che seguono sono state scattate dal mio amico Emanuele Brunelli in due diverse escursioni, una del 27 Maggio 2018 e l’altra del 24 Giugno 2018. Un mese esatto in cui è possibile osservare lo scioglimento della neve e l’evoluzione delle acque del lago.

Foto del 27 Maggio

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La valle del Lago di Pilato

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Escursionisti

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Il Lago ghiacciato

Foto del 24 Giugno

Dal Vettore

Dal Vettore sopra la valle del Lago di Pilato

Gli occhiali

Gli occhiali!

Occhiali valle

I ghiaioni!

Ritorno

Ritorno!

Piana castelluccio

Sulla Piana di Castelluccio

Castelluccio lontana

Castelluccio sovrasta la Piana

Vietato accesso

Vietato l’accesso!

Castelluccio bello

Comunque stupenda!

Ringrazio ancora Emanuele per avermi fatto pubblicare le sue bellissime foto. La mia ultima salita al Vettore risale ai primi di Luglio del 2015, un anno prima del terribile terremoto che ha devastato questi splendidi luoghi. Ora le strade e i sentieri del parco dei Monti Sibillini sono nella stargrande maggioranza dei casi di nuovo accessibili. Speriamo che presto anche i paesi e le persone che ad essi sono legate tornino a vivere, a ricostruire il futuro!

Bibliografia.

Per approfondimenti storici e naturalistici consiglio il libro “Parco Nazionale del Monti Sibillini, le più belle escursioni” di Alberico Alesi e Maurizio Calibani, SER 2004

 

Tra la luce e l’oscurità sul Monte d’Ancona!

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Panorama dal Monte Conero, Pian dei Raggetti: dal Monte San Vicino ai Sibillini fino al Gran Sasso!

Il post che segue e la relativa escursione corredata di foto è stato scritto circa un anno fa, il 27 dicembre 2016! Fra quelle foto ho scelto quella di apertura nella pagina Home del blog, che ci ha accompagnato nella lunga ascesa verso la luce dal solstizio d’inverno, passando per stagioni, solstizi ed equinozi… ora alle soglie di un nuovo inizio vedremo se ci saranno altre immagini luminose cariche di energie e speranze ad guidare il nostro cammino verso la Luce! Ma lasciamo parlare il vecchio post con le sue immagini…
La foto che vedete è stata fatta oggi sul Monte Conero, da Pian dei Raggetti con veduta verso i Sibillini! La passeggiata che abbiamo fatto è stata ricca di scorci di luce e vedute tra cielo, terra e mare che valeva la pena condividere in questo post. Mi vengono in mente una serie di riflessioni per ricollegarmi al Natale e al tema della LUCE: il 26 dicembre è la festività di Santo Stefano, primo martire e primo ad assere accostato alla nascita del figlio di Dio. Domani, 27 dicembre, seguirà Giovanni evangelista, l’apostolo che più di ogni altro nel suo Vangelo ha cercato Dio nella spiritualità del Verbo oltre la dimensione terrena. Non è un caso che Giovanni venga accostato al solstizio d’inverno: in questo periodo infatti la ricerca della luce va fatta nell’interiorità anche se non mancano nella natura scorci meravigliosi che la evidenziano più che in estate, dove un eccesso di luminosità spesso la nullifica! Pubblico sotto il commento di un amico che mi ha fatto riflettere sul mistero dell’illuminazione interiore…
Commento al post: Natale, il mistero di salvezza:
Stefano Tonnarelli
24 dicembre 2016 alle 15:42
 E’ vero, il Natale è un simbolo che trae origine dal fenomeno astronomico dell’inizio del cammino verso una illuminazione sempre più completa e che, archetipicamente, l’uomo associa alla nascita della coscienza/Cristo verso un cammino di unificazione col tutto… col grande Uno. Purtroppo però, in questa gabbia dorata che è il nostro pianeta, al 21 dicembre segue sempre il 21 giugno come inizio della caduta verso l’oscurità. E così in questa ciclicità di giorni e notti, estati e inverni, morti e rinascite, sonni e risvegli, si dipana la nostra esistenza orizzontale che è utile solo ai parassiti che ci circondano… SVEGLIAAAAA!!!! (Questo è l’augurio che faccio… anche a me stesso!)
Rispondi
  opinioniweb
  24 dicembre 2016 alle 17:21 Modifica
 Pensa che nel cristianesimo l’assunzione in cielo di Maria avviene nel pieno dell’estate il 15 di agosto! L’estate è al culmine che più di così …si muore. È come un girasole colmo di colore, carico di semi ma stanco della sua fecondità che si accinge a morire per passare ad altra vita!
Quindi in estate la natura esplode con la sua ricchezza di colori fino a morire per “eccesso di vita” andando rapidamente verso l’autunno! Ma torniamo al Monte Conero e alla sua luce invernale…
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1) Qui stavamo scendendo verso il belvedere nord, una balconata che si affaccia verso Ancona sulla baia di Portonovo e sulla spiaggia di Mezzevalle…

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2) Monte Conero, Belvedere nord: veduta della spiaggia  di Mezzavalle e di Ancona

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3) Da qui scendiamo verso Pian grande per poi andare verso Pian dei Raggetti a goderci il tramonto…

 

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4) I raggi di luce intensa del tramonto penetrano nel fitto del bosco…

 

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5) In pochi minuti arriviamo e ci si apre davanti uno spettacolo che va dal Monte San Vicino alla catena dei sibillini al Gran Sasso…

 

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6) Aspettiamo che il crepuscolo avanzi e ritorniamo a casa consapevoli che questo lungo cammino dell’inverno e della vita è solo all’inizio…