Si chiamava Gesù

Testo di Fabrizio De André

Venuto da molto lontano
A convertire bestie e gente
Non si può dire non sia servito a niente
Perché prese la terra per mano
Vestito di sabbia e di bianco
Alcuni lo dissero santo
Per altri ebbe meno virtù
Si faceva chiamare Gesù Non intendo cantare la gloria
Né invocare la grazia e il perdono
Di chi penso non fu altri che un uomo
Come Dio passato alla storia
Ma inumano è pur sempre l’amore
Di chi rantola senza rancore
Perdonando con l’ultima voce
Chi lo uccide fra le braccia di una croce E per quelli che l’ebbero odiato
Nel Getzemani pianse l’addio
Come per chi l’adorò come Dio
Che gli disse sia sempre lodato
Per chi gli portò in dono alla fine
Una lacrima o una treccia di spine
Accettando ad estremo saluto
La preghiera l’insulto e lo sputo E morì come tutti si muore
Come tutti cambiando colore
Non si può dire non sia servito a molto
Perché il male dalla terra non fu tolto Ebbe forse un pò troppe virtù
Ebbe un nome ed un volto: Gesù
Di Maria dicono fosse il figlio
Sulla croce sbiancò come un giglio

Breve commento personale

De André pare che fosse ateo, sinceramente non so se durante la sua vita avesse mai cambiato questa posizione. Però questa canzone lascia comunque spazio alla grandiosità della figura di Cristo. <<…non fu altri che uomo, come Dio passato alla storia ma inumano è pur sempre l’amore di che rantola senza rancore perdonando con l’ultima voce chi lo uccide fra le braccia di una croce>>. Inumano o divino o superiore è la grandiosità di chi perdona ciò che altrimenti sarebbe imperdonabile! Cristo che pianse per l’intera umanità un male che continua a flagellare la terra, un male che è radicato nel cuore dell’uomo. Ma far spazio all’amore è diventato possibile attraverso un Dio che è nato nel mondo per convertire il cuore di tutti. Questa è la porta che Cristo ha aperto nella storia e che nessun male potrà mai richiudere.

Immutabile presenza

Cristoforo_de_Predis_001
* Morte del Sole, della Luna, e caduta delle stelle (Cristoforo de Predis, XV secolo) Fonte Wikipedia

Filosofia

significa cercare tremanti

la Verità delle cose

al di là delle illusioni

che costituiscono certezze

oltre il divenire, apparenza invalicabile

ma anche ingiustizia di ideali vivi.

Presente attuale della coscienza

mia coscienza d’individuo unico, irripetibile,

nel dubbio e nella certezza.

Ciò che cerco mi costituisce già adesso,

oltre il tempo nell’immutabile divinità:

Padre di ogni Io,

Madre nel bisogno,

Figlio che è fratello di ogni essere

nel dolore e nella mancanza

speranza irrinunciabile che sia Amore.

Come potrei parlare di Te se non ti conoscessi?

Nei recessi più profondi del mio essere

ho sentito la tua voce valicare il nulla

per far coincidere ogni istante nell’Eternità.

Hai placato il vento che soffiava sui miei anni,

che alzava la polvere davanti agli occhi

e lasciava i ricordi alle spalle

come foglie secche ormai cadute.

Ancora miriadi di strade dovrò percorrere

per arrivare di nuovo a Te,

per colmare la mia infinità alla ricerca di Dio.

 

  • se concepiamo il caos come causa prima anche la grandezza della natura è destinata a soccombere sotto i colpi inesorabili del divenire!

 La poesia è stata già pubblicata QUI!

Fragile

Vetro

La vita ti cammina addosso

e ti accorgi

di essere fragile come vetro.

L’esistenza

ti entra nella coscienza

ubriaca annebbiandoti

finché non senti

incrinare i sentimenti

la paura che controlli

il fingere di non sapere dove cammini

un abisso di nulla

oscurità

l’unica luce sono i tuoi occhi

non puoi vedere oltre

la luce dei tuoi occhi

e la coscienza di essere fragile.

* La poesia è già stata pubblicata QUI e all’interno del post Illusione permanente

Navigatori senza tempo

old-ship-in-the-fog.jpg

Come foglie cadute dagli alberi

veleggiamo

sulle nebbie del tempo

nell’oblio della continuità

del nostro eterno essere,

appesantiti dalla polvere

raccolta sulle strade della vita

che mantiene

le impronte del nostro passato.

Chi conosce

l’uomo che le ha lasciate?

Sei tu

non pensare alla polvere

che ti soffoca,

soffiaci sopra con il cuore leggero

per tornare a sentire

il respiro dell’esistenza.

Poesia già pubblicata QUI

Il respiro dell’esistenza, l’esistenza in ogni respiro… infondo non c’è altro che vita, l’alternativa non è conoscibile eppure il tempo sembra un abisso senza fine che possiamo rinchiudere in un istante! Non so se, come, quando ricominceremo a ricordare chi siamo e perché siamo qui ma il viaggio che l’umanità insieme alla creazione tutta sta percorrendo non è circolare, piuttosto è una spirale concentrica che si allontana e si avvicina al centro alternando evoluzioni esteriori con l’acquisizione di una maggiore consapevolezza interiore. In un tempo infinito – come quello dell’universo intero – la dimensione spazio-temporale umana scandita dal tempo delle stagioni e dettagliata dai giorni e dalle ore come una noiosa e prevedibile ripetizione, non può che scomparire. Ma forse, questo tempo fittizio destinato a sgretolarsi velocemente e a spargersi nell’infinito che c’è intorno, è già l’inizio del risveglio, un ritorno alle origini con una nuova consapevolezza, una realizzazione di quel Regno qui ed ora, nell’istante presente di ogni vita cosciente che non è più intrappolata nell’illusione.

Un mondo senza Essere

onde.jpg

L’onirico sogno

produce

la miseria della vita.

Nel nostro essere ci sono sogni

pieni di amorevoli bisogni

illusioni senza doni

sono quello

che vogliamo sapere su di noi

in questo mondo

con sogni senza Essere.

Ma come trovare una dimora

in questo giorno senza fine,

senza appoggi, senza confine?

C’infrangiamo come onde

sull’esistenza dura e spietata,

non accettiamo

neanche l’inizio di ciò che siamo

sofferenza per causa dell’esperienza

di crescere in sé stessi.

Si rimarrebbe desolati e folgorati

dall’evidenza del nulla

dell’attualità in cui esistiamo ora

e a cui ci attacchiamo.

Faremmo di tutto per non perdere

il nostro caro nulla,

ma c’è altra soluzione?

Non ci resta che esistere

e continuare a fluire

come sabbia al vento.

* Ho ripubblicato QUESTA mia vecchia poesia perché ritengo sia in continuità con il post precedente “Quel serpente…”. Un mondo senza Essere, illusioni senza doni… ciò è quello che l’umanità ha creato nei secoli nel suo ruolo di pura esistenza senza fondamento in sé stessa. La scelta è sempre fra l’Essere e il Nulla, un limite invalicabile, sconfinato, addirittura inconcepibile eppure è ad esso che l’uomo si rivolge quando prevale la paura. Di cosa abbiamo paura? Forse di continuare ad esistere SOLI senza mai ESSERE, scegliendo quello che possiamo chiamare “peccato mortale”: attaccarsi al nostro caro nulla non può che continuare a farci cadere nel baratro senza fine dell’esistenza senza Essere! Ma forse ci sarà una nuova luce…

Immutabile presenza

Cristoforo_de_Predis_001
* Morte del Sole, della Luna, e caduta delle stelle (Cristoforo de Predis, XV secolo) Fonte Wikipedia

Filosofia

significa cercare tremanti

la Verità delle cose

al di là delle illusioni

che costituiscono certezze

oltre il divenire, apparenza invalicabile

ma anche ingiustizia di ideali vivi.

Presente attuale della coscienza

mia coscienza d’individuo unico, irripetibile,

nel dubbio e nella certezza.

Ciò che cerco mi costituisce già adesso,

oltre il tempo nell’immutabile divinità:

Padre di ogni Io,

Madre nel bisogno,

Figlio che è fratello di ogni essere

nel dolore e nella mancanza

speranza irrinunciabile che sia Amore.

Come potrei parlare di Te se non ti conoscessi?

Nei recessi più profondi del mio essere

ho sentito la tua voce valicare il nulla

per far coincidere ogni istante nell’Eternità.

Hai placato il vento che soffiava sui miei anni,

che alzava la polvere davanti agli occhi

e lasciava i ricordi alle spalle

come foglie secche ormai cadute.

Ancora miriadi di strade dovrò percorrere

per arrivare di nuovo a Te,

per colmare la mia infinità alla ricerca di Dio.

 

  • se concepiamo il caos come causa prima anche la grandezza della natura è destinata a soccombere sotto i colpi inesorabili del divenire!

 

Fragile

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Cuore di vetro!

 

La vita ti cammina addosso

e ti accorgi

di essere fragile come vetro.

L’esistenza

ti entra nella coscienza

ubriaca annebbiandoti

finché non senti

incrinare i sentimenti

la paura che controlli

il fingere di non sapere dove cammini

un abisso di nulla

oscurità

l’unica luce sono i tuoi occhi

non puoi vedere oltre

la luce dei tuoi occhi

e la coscienza di essere fragile.

* La poesia è già stata pubblicata all’interno del post Illusione permanente

Navigatori senza tempo

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Come foglie cadute dagli alberi

veleggiamo

sulle nebbie del tempo

nell’oblio della continuità

del nostro eterno essere,

appesantiti dalla polvere

raccolta sulle strade della vita

che mantiene

le impronte del nostro passato.

Chi conosce

l’uomo che le ha lasciate?

Sei tu

non pensare alla polvere

che ti soffoca,

soffiaci sopra con il cuore leggero

per tornare a sentire

il respiro dell’esistenza.

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