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Filosofia e religione

La bambola di Kafka e l’Amore

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Foto da Pixabay

Un anno prima della sua morte, Franz Kafka visse un’esperienza insolita. Passeggiando per il parco Steglitz a Berlino incontrò una bambina, Elsi, che piangeva sconsolata: aveva perduto la sua bambola preferita, Brigida. Kafka si offrì di aiutarla a cercarla e le diede appuntamento per il giorno seguente nello stesso posto.
Incapace di trovare la bambola scrisse una lettera – da parte della bambola – e la portò con se quando si rincontrarono. “Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…”, così cominciava la lettera.
Quando lui e la bambina si incontrarono egli le lesse questa lettera attentamente descrittiva di avventure immaginarie della bambola amata. La bimba ne fu consolata e quando i loro incontri arrivarono alla fine Kafka le regalò una bambola. Era ovviamente diversa dalla bambola perduta, e in un biglietto accluso spiegò: “i miei viaggi mi hanno cambiata”.
Molti anni più avanti la ragazza cresciuta trovò un biglietto nascosto dentro la sua bambola ricevuta in dono. Riassumendolo diceva: ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l’amore muterà in una forma diversa“.

Tratto da “Kafka e la bambola viaggiatrice” di Jordi Sierra i Fabra

“…alla fine l’amore  muterà in una forma diversa”, che è come dire: “La morte non esiste!”

Se c’è l’Amore la morte come nullificazione della vita non può esistere, perché il nostro essere è nell’Amore in ogni istante che viviamo e dipendiamo da Esso in ogni respiro.

La vita è quindi trasformazione, essenzialmente essa punta all’ordine per preservare sé stessa ma solo attraverso l’Amore può vincere contro il caos e il male. L’Amore è un disordine ordinato, l’unico che andando contro la corrente entropica dell’Universo può riportarci all’origine esaltando noi stessi!

 

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Filosofia e religione

L’altro

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Un giorno un vecchio rabbino domandò ai suoi discepoli come potevano distinguere la fine della notte dall’inizio del giorno.

Uno dei discepoli disse: – Quando si può vedere un animale in lontananza e dire se è una pecora o un cane.

– No – rispose il rabbino.

Un altro disse: – Quando si può guardare un albero da lontano e dire se è una pianta di fichi o di albicocche.

– No – rispose il rabbino.

– Quando allora? – chiesero i discepoli.

– È quando potete guardare ogni uomo e ogni donna e vedere che sono vostro fratello e vostra sorella. Perché se non potete vedere questo, è ancora notte.

(Antica storia ebraica)*

*tratto da “I colori della luce Vol.4,5”. Ed. Theorema Autore E.Marchetti

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Poesie

Campane di Pasqua

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Foto di wwboy da Pixabay

Campane di Pasqua festose
che a gloria quest’oggi cantate,
oh voci vicine e lontane
che Cristo risorto annunciate,
ci dite con voci serene:
“Fratelli, vogliatevi bene!
Tendete la mano al fratello,
aprite la braccia al perdono;
nel giorno del Cristo risorto
ognuno risorga più buono!”
E sopra la terra fiorita,
cantate, oh campane sonore,
ch’è bella, ch’è buona la vita,
se schiude la porta all’amore.

Gianni Rodari
Mi affido ancora una volta a Rodari, uno dei pochi che sapeva parlare ai bambini per insegnare ai grandi. Caro Gianni – scusa se mi permetto di darti del tu – c’è davvero bisogno di accogliere Cristo per imparare a perdonare. Come te il Signore si rivolgeva proprio ai più piccoli, come te Lui parlava a chi sa ascoltare e vedere in profondità. Che è la cosa più difficile in un Mondo che ci ha rapito l’animo. Ma essere piccoli o essere deboli ed indifesi sono luoghi fertili dove può manifestarsi la potenza di Dio; i piccoli ci insegnano quanto sia importante rinunciare a sé stessi per aprire la porta all’Amore.

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Attualità

Piccolo presepio “vivente”!

Il post che segue e le foto a corredo sono state realizzate dalla mia amica Paola, insegnante di scuola primaria. Gli alunni della sua scuola hanno realizzato questo bel presepe, non scendo nei particolari perché spiega con precisione tutto lei nel post. Mi limito a partecipare all’entusiasmo dei bambini e delle loro insegnanti nel realizzare questo lavoro, la nascita di Gesù Bambino, il Salvatore! Nonostante i nostri siano tempi bui, dove la società fa di tutto per cancellare il sacro dalle nostre vite, i bambini continuano ad insegnarci che vale ancora la pena di credere, di avere una fede nell’oltre, nel bene, nella vita. E con questa speranza vi auguro di cuore di trascorrere un buon Santo Natale!!!

Non sempre una progettazione minuziosa e pianificata dà quei risultati che vorrebbe perseguire.
Talvolta è proprio un’intuizione, direi quasi un’emozione a far nascere risultati insperati perché frutto di una condivisione (a volte inconsapevole) di speranze e valori che accomuna alunni ed insegnanti.

Nasce così l’idea di un presepio “riciclato”, fatto di materiali di scarto come vassoi di polistirolo usati, bottiglie di plastica vuote, contenitori in pvc precedentemente utilizzati che però ritagliati, incollati e dipinti diventano case, fattorie, castelli, mulini, ponti e perfino la famosa stalla di Betlemme.
L’ entusiasmo e la meraviglia di far nascere da alcuni insignificanti imballaggi una casetta, un mulino, di accostare contenitori anonimi per dar vita ad un piccolo villaggio ha iniziato a serpeggiare fra le classi delle Socciarelli fin dalla metà di novembre, unendole, invisibilmente, quasi come i fili che si susseguono nei corridoi della scuola, pieni di decorazioni natalizie.

L’entusiasmo ha pian piano preso la forma di un disegno geometrico, tracciato prima sulla carta e poi accuratamente ritagliato sul polistirolo. La geometria piana è uscita dal quaderno di classe per diventare una casetta, un solido, una ringhiera, delle scale, per far ruotare le pale di un mulino a vento, la manovella di un pozzo.
Ragazzi di V ormai esperti “architetti”, minuziosi e scrupolosi nella progettazione, hanno affiancato con affettuosa e delicata attenzione i piccoli delle prime che li hanno osservati con ammirazione e stupore.
Vedere bambini di varie età accumunati dal piacere di dipingere a tinte vivaci i piccoli edifici, di escogitare soluzioni per risolvere problemi concreti di assemblaggio e abbellimenti vari, fa capire quanto questo tipo di esperienze scolastiche non rubino tempo agli apprendimenti, ma ne migliorino solo la qualità e la valenza.
La bellezza di questo presepio però non è solo in questo atto creativo, ma nell’affiancare ai piccoli edifici esseri viventi : alberelli e piantine di vario tipo.
Un presepe vivo, non solo per l’entusiasmo dei piccoli costruttori, ma anche per la bellezza delle piante che incorniciano i piccoli ambienti.
Le piante protagoniste silenziose, ma vive, che gli alunni imparano ad amare e proteggere. Ora nel presepio, domani ad abbellire e ornare il giardino della scuola.

La speranza che il mondo possa essere un luogo migliore per tutti, dove creatività e bellezza si rispettino e si fondano, può nascere anche da qui.
Due metri quadrati di terreno…un’aiuola piuttosto anonima all’ingresso delle Socciarelli, non hanno mai ospitato un’ambizione più grande.
E credo che anche il Figlio di Dio, non sia dispiaciuto di venire ancora una volta al mondo, in quella piccola stalla di polistirolo, di fronte agli occhi luccicanti di tanti bambini.
Anna Paola Berti

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Filosofia e religione

Com-Unione!

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Michelangelo, Cappela Sistina

All’inizio della Quaresima avevo scritto un POST per parlare della dimensione del silenzio e del deserto interiore come luogo privilegiato dell’incontro tra l’uomo e Dio. Perché il silenzio implica, fra le altre cose, la dimensione dell’ascolto. Del resto come si può veramente parlare di Dio? Come si potrebbe mai dare un suono al silenzio, a ciò che è inesprimibile (a parole)? Eppure sono qui a scrivere nel vano tentativo di trasformare le parole in pensieri e i pensieri in immagini e le immagini in vita vissuta…

Ora con l’inizio della Primavera, avvicinandosi a grandi passi il plenilunio che fisserà la domenica di Pasqua (che cade appunto dopo il plenilunio di Primavera), parlerò brevemente della dimensione comunitaria dell’uomo e dello stesso Dio.

In realtà nessun uomo vive da solo e per sé solo, ma ognuno vive in una comunità. E ogni comunità è essenzialmente comunione, quella comunione che i cristiani chiamano eucaristia, ove il “tutto si compie”: c’è Dio che si fa mangiare e l’uomo che è magiato (da Dio)! Se c’è stata una creazione originaria essa deve tendere all’unità, deve cioè comporsi nell’amore. E nell’eucaristia c’è l’atto del mangiare che porta alla piena identità tra chi magia (l’uomo) e chi viene mangiato (Dio). Dio diventa “me stesso” attraverso l’eucaristia e così accade alla stessa creazione che ha il pieno compimento in una “comunione cosmica”! L’uomo che assimila Dio  attira a sè tutte le cose del mondo ed entra in comunione con l’intera creazione. Ecco perché se con l’incarnazione Cristo diventa uomo fra gli uomini, con l’eucaristia Lui diventa noi, individualmente e collettivamente! Diventa (insieme all’umanità) quel corpo vivente che chiamiamo Chiesa, dove si realizza in pieno l’Unità attraverso il mangiare ed essere mangiati, che è possibile solo a Dio e al suo amore infinito. Un Dio che è venuto alla nostra ricerca ben prima che noi uomini ci rivolgessimo a Lui. E ogni giorno è un nuovo giorno, e ogni primavera è una nuova primavera e ogni Pasqua è una nuova risurrezione, un nuovo tentativo di Dio di entrare in comunione con i suoi amati.

*Riferimenti bibliografici: David Maria Turoldo, Neanche Dio può stare solo, Edizioni Piemme.

 

 

 

 

 

 

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Poesie

Ci sta aspettando!

Chiesa luce

Attende tutti

e prepara ad ognuno

un giaciglio accogliente

nel suo Regno.

Lui è l’Eterno,

e ciò che ci promette

è senza fine.

Lui è amore,

e mai potrà abbandonarci.

Ma tutto ciò sembra non arrivare mai.

Perché?

Perché il finito, l’effimero, l’illusorio,

prevale sul Tutto?

Perché ciò che è un istante,

sembra non avere mai fine?

Perché anche i secondi, nella sofferenza,

sono attimi senza tempo?

Eppure c’è una mancanza nei nostri cuori

che non può essere causata dal Nulla.

Deve essere già qui,

di fronte, addirittura in noi.

Solo l’amore può aprirci gli occhi

e farci respirare, per un attimo

l’Eterno.