(Chi è?) Er Cavaliere bianco e er Cavaliere nero?!?!?

Mo er cavaliere bianco c’aveva tre fiji, tutti e tre sfidano er cavaliere nero, ma er cavaliere nero l’ammazza tutti e tre. Mo sti tre fii c’avevano tre fii per uno; tutti e nove sfidano er cavaliere nero, ma er cavaliere nero l’ammazza tutti e nove.

Mo sti nove fii c’avevano tre fii per uno; tutti e ventisette sfidano er cavaliere nero, ma er cavaliere nero l’ammazza tutti e ventisette! Mo sti ventisette fii c’avevano tre fii per uno…”
“Va bene basta – dice il professore – Abbiamo capito, dicce la morale della storia…”
– “ok ok….la morale è che….al cavaliere nero non gli devi cagà er cazzo!

Ora leggiamo dall’enciclopedia Treccani online, sotto la voce “cavaliere nero” : … in politica internazionale, chi promuove politiche aggressive, che non si prefiggono la soluzione pacifica dei conflitti; …Nella moderna storia Usa, [Richard] Perle occupa un posto speciale: ai tempi di [Ronald] Reagan lo chiamavano «black knight», cavaliere nero, perché spingeva per il riarmo, guerre stellari incluse, nella convinzione che avrebbero messo ko l’Urss, ma divenne uno degli architetti del disarmo successivo. (Corriere della sera, 15 settembre 2002, p. 8, In primo piano)…Incapace di uscire dal vecchio schema: se cattivo nasci, cattivo resti (ovviamente si sta parlando del Cavaliere Nero). (Mario Ajello, Messaggero, 24 novembre 2007, p. 3, Primo piano).
Composto dal s. m. cavaliere e dall’agg. nero, ricalcando l’espressione ingl. black knight.
Già attestato nella Repubblica del 28 gennaio 1986, p. 10, Politica estera (Paolo Filo Della Torre). https://www.treccani.it/vocabolario/cavaliere-nero_%28Neologismi%29/

InZomma, ma oggi – nell’epoca del virus e della guerra (terza/mondiale?) tra Russia e Ucraina – CHI è il cavaliere nero?

Ogni cosa ha il suo tempo

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.

2C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
3Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
5Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
7Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
9Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?

10Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino. 11Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine.

Qo 3,1-11 Bibbia libro del Qoèlet

Vivi di noi

Vivi di noi:

Sei

la verità che non ragiona:

un Dio che pena
nel cuore dell’uomo

Poesia di padre Turoldo, tratta da Anche Dio è infelice, ed. Piemme

Ragione

è necessitata a credere

ma prodigio ancora più grande

è credere

Poesia di padre Turoldo, tratta da Anche Dio è infelice, ed. Piemme

Padre Turoldo affermava che la libertà dell’uomo è un limite di Dio, ciò significa che la nostra libertà è alla base della stessa creazione. Quindi il mondo è mondo proprio per il gioco tremendo delle libertà e solo il misterioso agire della provvidenza rende possibile realizzare il bene anche dal male. La provvidenza è un argine, ma al contempo non è il limite al nostro agire che si mantiene libero.

Il male invece è limite, schiavitù, oppressione, esso è opera dell’uomo e si manifesta ogni volta che i nostri orgogli e le nostre avidità scavano una fossa invalicabile, un grande abisso che è capace di inglobare tutto e tutti. Per questo la storia cade ciclicamente nella disperazione, per questo sempre nuove nubi si scorgono all’orizzonte. Il grande abisso è sempre lì, fa parte del gioco delle libertà. Dobbiamo accorgerci in tempo che abbiamo dei fratelli, capire che rinunciare ad amare significa rinunciare alla salvezza. Avere fede, credere, questo si che è un atto rivoluzionario, forse l’unico capace di modificare il divenire, sia quello personale, sia quello della storia dell’uomo…

“… Essere Amore è sua

inevitabile pena”

Lottare con Dio

Lotta di Giacobbe con l’angelo di Eugène Delacroix

Genesi 32,25-34
25 Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. 26 Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. 27 Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». 28 Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». 29 Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». 30 Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. 31 Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».

Scossi da Dio gridiamo giustiz ia affinché la sua voce emerga dalla profondità del suo silenzio! Del resto un Dio che libera dal male non può che fondare il suo amore verso le proprie creature attraverso una vera e propria ribellione amorosa! La nostra opposizione e ribellione è il fondamento del nostro essere liberi, del nostro essere diversi ma complementari al suo amore.

Giacobbe secondogenito di Isacco e fratello di Esaù infrange la Legge ingannando la propria famiglia e andando contro il volere dello stesso Dio, il tutto per diventare la guida del suo popolo. Non una scelta dettata dall’egoismo ma piuttosto da una consapevolezza interiore che lo guida e gli infonde coraggio in questa impresa disperata. E Dio premia questa sua caparbietà e lo benedice. Ma questa lotta è anche l’emblema del nostro rifiuto di Dio, del nostro volere fare da soli ed ergerci al di sopra delle nostre nullità. Dio, in questa lotta, riconosce e mantiene il nostro essere, dà dignità e vita alle nostre pretese.

La vita dello spirito implica una continua lotta interiore. Anche il pittore Delacroix sembra impegnato in una lotta contro Dio e nel 1 gennaio del 1861 durante la realizzazione della sua opera nella chiesa di Saint Suplice diceva: “… Le cose che sembravano essere le più facili da superare presentano difficoltà sconvolgenti e interminabili. Come è, allora, che invece di buttarmi giù, questo combattimento eterno mi solleva, non mi scoraggia, ma mi consola?”

Qui c’è tutto il tormento di vivere, il tormento di lottare incessantemente alla ricerca di Dio e una volta trovato non aver paura di gridargli in faccia le proprie ragioni, l’esigenza infinita delle sue benedizioni affinché ogni vuoto diventi pieno e ogni ingiustizia venga finalmente colmata.

Simulacro

Vivo sempre nel presente. Non conosco il futuro. Non ho più il passato. L’uno mi pesa come possibilità di tutto, l’altro come realtà di nulla. Non ho speranze né nostalgie. […] Non sono mai stato altro che un residuo e un simulacro di me stesso. Il mio passato è ciò che non sono riuscito ad essere. Tratto da Il libro dell’inquietudine, di Fernando Pessoa

Simulacri, copie evanescenti di non- realtà, questa davvero è la nostra vita? Forse! Forse l’impronta del nulla da cui emergiamo corrode il nostro animo. Continueremo a vivere ben oltre la realtà apparente, almeno finché non riusciremo a scegliere fra l’essere e il nulla.

Fantozzi e il Megadirettore, dialogo sull’oggi

Guardate il filmato, i protagonisti dell’oggi ci sono tutti: personalità illuminate, paternalismo, popolo sottomesso, ambiente ecclesiastico, il poverello d’Assisi… Una “commedia distopica” potremmo definirla. Quando citiamo Orwell o Huxley per parlare della loro capacità di descrivere con anni di anticipo quanto sta accadendo oggi, forse dovremmo ricordarci di aggiungere Paolo Villaggio. Riflettendo sulla funzione di questo tipo di letteratura rimangono aperte due strade. La prima è quella di aiutarci a leggere i segni dei tempi per saperlo affrontare con più consapevolezza. La seconda invece ci porta di fronte ad un vicolo cieco: nessuna speranza hanno i protagonisti di questi racconti, quindi è inutile qualsiasi reazione da parte nostra, meglio lasciarsi trasportare inerti dagli eventi, remare controcorrente non fa che aumentare le nostre sofferenze. Del resto cosa dice il Megadirettore a Fantozzi alla fine del filmato: “…posso aspettare fino a mille anni!”. Riflettiamo gente, riflettiamo…

Pixel life 2.0.2.1.

Era una fresca domenica di fine estate, ormai le vacanze stavano per finire e avrei presto dovuto interrompere l’uso del software”Happy holiday special” per tornare alla normalità! Quest’anno ho meritato ben due settimane di interruzione dal portale sociale, una piattaforma governativa volta a tutelare i cittadini dalle fake news diffuse da pericolosi virus di sistema: foto, video, mostrano un mondo “strano”, dove le persone interagiscono su un piano materiale a noi totalmente sconosciuto. Quella è la vera realtà – dicono – svegliatevi dal torpore e iniziate a percepire il vostro vero corpo! Corpo? Certo, il corpo “di carne”, diverso dal corpo etereo fatto dai pixel della Rete! Oggi noi tutti sappiamo che la mente è in grado di modellare la materia e che il mondo è virtualmente immateriale, la natura è il programma che sta alla base della vita di tutte le svariate connessioni attive nella Rete!

Quello che le varie fake ci dicono relativamente al concetto di “corpo materiale”, vorrebbero convincerci che oltre l’etere in cui tutti viviamo c’è una dimensione limitata dal tempo e dallo spazio, soggetta all’invecchiamento che si materializza come la peggiore e inevitabile della malattie, la morte! Perché parlo di queste baggianate? Sono affascinato dai complotti? Diciamo che l’idea di essere in una dimensione di precarietà, potersi muovere con dispositivi “meccanici” totalmente soggetti all’abilità umana e non gestiti da remoto come accade nel nostro mondo etereo, mi terrorizza e incuriosisce contemporaneamente. Pensateci un attimo: imprevedibilità, incidenti, caos, malattie… Ma anche scoperte, come in quelle fantastorie che raccontano di esplorazioni, di amori, di tragedie… Esseri strani si muovono in una natura selvaggia che è governata da gerarchie fra le varie specie

La mente domina e il corpo muta, questo è ciò che siamo, un’immagine nella rete adatta alle varie interazioni a cui dobbiamo sottoporci. Il lavoro dell’insegnante per esempio necessita di un’immagine severa e ispiratrice allo stesso tempo. Ma per insegnare cosa? La rete è maestra di vita per ognuno di noi, serve però una guida che possa portare i discenti a trovare la loro auto realizzazione nel sistema d’interazioni a cui siamo connessi. La mente ha infinite possibilità evolutive, alcune potenzialmente pericolose per sé stessi e per gli altri; la mente erge barriere che servono per identificarsi come individui e per esprimere delle potenzialità. Quando si espandono i confini della mente oltre ogni limite inizia davvero ad essere pericoloso, si percepisce prima una specie di sfarfallio, di tremore quasi materiale, ma per fortuna la piattaforma sociale non permette anomalie, io non ho mai dubbi su cosa sia giusto o sbagliato fare. Il dubbio, così come la libertà, sono concetti contraddittori quando mettono in discussione l’unica realtà che ha un senso, quella in cui siamo stati integrati e addestrati a vivere al meglio le nostre vite. C’è però una cosa, sopita, nascosta, quasi estranea a me stesso, eppure… Emerge a volte e stringe forte al centro del mio sé più profondo. Potrei aprire una porta in questa mia interiorità, potrei farlo abbastanza facilmente, ma ogni volta non ci riesco e torno indietro pronto a rioccupare il posto che mi è stato assegnato. Se io esisto allora DEVO stare al mio posto, perché qui non è in discussione il singolo ma l’intera società, gli antenati parlavano di BENE COMUNE, un modello di pensiero che ha salvato il nostro mondo portandoci pace e speranza per il futuro. Il motto è sempre quello: siamo ciò che pensiamo e pensiamo quello che è giusto pensare. PUNTO! Tutto, ripeto TUTTO è giusto così e non potrebbe essere altrimenti. Del resto siamo solo pixel, dove mai potremmo andare, o cosa potremmo fare se non fonderci in immagini virtuali attinenti al ruolo che ci ha assegnato il sistema. Eppure c’era un temo, un tempo diverso che si erge imponente a lato della coscienza profonda. Esso si erge in me e non riesco ad evitarlo, per quanto io faccia non posso negarlo e devo confrontarmi con una parte misteriosa, estranea ma viva, lontana ma presente, oscura ma luminosa. Chi sono o meglio chi sono stato? E soprattutto CHI ERANO GLI UMANI?

Continua

Si chiamava Gesù

Testo di Fabrizio De André

Venuto da molto lontano
A convertire bestie e gente
Non si può dire non sia servito a niente
Perché prese la terra per mano
Vestito di sabbia e di bianco
Alcuni lo dissero santo
Per altri ebbe meno virtù
Si faceva chiamare Gesù Non intendo cantare la gloria
Né invocare la grazia e il perdono
Di chi penso non fu altri che un uomo
Come Dio passato alla storia
Ma inumano è pur sempre l’amore
Di chi rantola senza rancore
Perdonando con l’ultima voce
Chi lo uccide fra le braccia di una croce E per quelli che l’ebbero odiato
Nel Getzemani pianse l’addio
Come per chi l’adorò come Dio
Che gli disse sia sempre lodato
Per chi gli portò in dono alla fine
Una lacrima o una treccia di spine
Accettando ad estremo saluto
La preghiera l’insulto e lo sputo E morì come tutti si muore
Come tutti cambiando colore
Non si può dire non sia servito a molto
Perché il male dalla terra non fu tolto Ebbe forse un pò troppe virtù
Ebbe un nome ed un volto: Gesù
Di Maria dicono fosse il figlio
Sulla croce sbiancò come un giglio

Breve commento personale

De André pare che fosse ateo, sinceramente non so se durante la sua vita avesse mai cambiato questa posizione. Però questa canzone lascia comunque spazio alla grandiosità della figura di Cristo. <<…non fu altri che uomo, come Dio passato alla storia ma inumano è pur sempre l’amore di che rantola senza rancore perdonando con l’ultima voce chi lo uccide fra le braccia di una croce>>. Inumano o divino o superiore è la grandiosità di chi perdona ciò che altrimenti sarebbe imperdonabile! Cristo che pianse per l’intera umanità un male che continua a flagellare la terra, un male che è radicato nel cuore dell’uomo. Ma far spazio all’amore è diventato possibile attraverso un Dio che è nato nel mondo per convertire il cuore di tutti. Questa è la porta che Cristo ha aperto nella storia e che nessun male potrà mai richiudere.

Ferite

AIUTA SOLTANTO CHI TE LO CHIEDE

Photo by Mikhail Nilov on Pexels.com

Bella riflessione di Stefano. Per quel che mi riguarda posso dire che facilmente sono disposto ad aiutare gli altri, molto meno lo sono riguardo alle persone che ho vicino, spesso sono sfuggente e superficiale purtroppo. Ma il peggio lo do nei confronti di me stesso, guai ad aprire gli occhi, sempre a sfuggire e rifuggire, a guardare le ombre e indossare delle maschere. Eppure come mai potrò amare se non accetto, nel profondo, ciò che sono?

Post di Stefano

AIUTA SOLTANTO CHI TE LO CHIEDE

Queste parole che ho letto su FB sono profondamente vere, io me le dovrei imprimere nel profondo perché spesso pecco nella presunzione di poter aiutare ad aprire gli occhi a delle persone che amano tenerli chiusi. Bisogna amare, questo sì, semplicemente perché questo rende felici se stessi e gli altri, ma è ben diverso dal voler imporre il proprio aiuto a persone che, attraverso il loro dolore ed i propri sbagli, hanno l’occasione di poter evolvere. Questo ovviamente vale anche e soprattutto per me. Intanto vi invito a leggere queste parole di profonda saggezza:

-Aiuta soltanto chi te lo chiede.

-Non ti intromettere mai nella sofferenza altrui.

-L’uomo deve stancarsi di se stesso e bere fino in fondo la coppa di veleno che gli spetta.

-Non essere presuntuoso e non sperare di poter aiutare tutti, è possibile aiutare soltanto chi è pronto ad accettare l’aiuto.

-Una persona che soffre vede il mondo attraverso il proprio dolore, e perciò è sorda e cieca.

-Ognuno si trascina dietro la sua esperienza di vita senza vedere che si tratta di un peso morto.

-Se interverrai nella altrui sofferenza, il vortice karmico ti risucchierà in un gioco a te estraneo.

-Ricorda che l’uomo è capace di contagiare, con la sua sofferenza.

-Procedi per la tua strada senza voltarti.

-Soltanto se stai facendo la tua strada potrai aiutare la gente a rialzarsi.

– Yogi Satyananda Saraswati

Costruttore autorizzato di arcobaleni

Due frecce non fanno un arco

Angelart Star

The beautiful picture of angels makes you happy.

approccio alternativo

Attualità e curiosità con spontaneità

Il mio ''branding''

Unicità, differenze ed evidenze!

Vita da Panda

Deliri di un povero Panda

in montagna di lunedì

foto ed esperienze a spasso per le sole montagne modenesi (o quasi)

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