Sogni

Photo by Pixabay on Pexels.com

<<Persino sognare è una punizione. Ho raggiunto nei sogni una tale lucidità che ogni cosa che sogno la vedo come se fosse reale. Era una perdita, dunque, tutto ciò che la rendeva preziosa come cosa di sogno?

Sogno di essere famoso? Sento l’indifferenza che la gloria reca, capisco la privazione dell’intimità e dell’anonimato che rende la gloria dolorosa.>> da “Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, ed. Feltrinelli

“Sognare è dimenticare” – dice Pessoa – “è un sogno senza sogni fatto in stato di veglia!”.

Pensateci! Smettiamo mai di sognare? Forse, quell’inquietudine, quei déjà-vu, quei disallineamenti nell’apparente continuità della nostra vita. La lucidità è pazzia, vedere i sogni senza più dimenticare schiaccia la coscienza e stride, forse, addirittura, uccide la speranza, u c c i d e la speranza, si… la uccide.

Certezze

Photo by Eva Elijas on Pexels.com

Post di Stefano

Premessa: chiunque sia esperto di filosofia si astenga dal commentare, compreso l’editore di questo articolo, non ho mai studiato tale materia e sarebbe quindi come sparare sulla Croce Rossa. Grazie.
Dunque, su quali certezze posso far conto? Sulla base delle scoperte scientifiche e sulle consapevolezze certe e dimostrabili? Ovviamente quello che elencherò non è farina del mio sacco, ho attinto qua e là, senza peraltro ricordare i nomi di tutti gli autori.
-IO ESISTO, penso quindi esisto, e di conseguenza esiste anche tutto il resto. Beninteso, non dico che il tutto esista nella forma e nella sensazione che percepisco, poiché potrebbe essere una sensazione illusoria, dico solo che qualcosa esiste. Che non è nulla, che non è vuoto. Fosse anche solo una apparenza, una mia creazione immaginaria, un ologramma… comunque sia, quella illusione esiste, quell’ologramma esiste, un qualcosa in grado di creare quell’illusione esiste.
-IO HO UN CORPO, qualsiasi cosa sia, qualsiasi cosa sia la materia. Interagisce con qualsiasi cosa io (che esisto) percepisca come materia. Se tiro un pugno al muro mi faccio male. Lo so che la scienza dice che la materia non è altro che energia condensata e che la materia stessa è composta per la stragrande maggioranza da vuoto, ma la consistenza del mio corpo è paragonabile alla consistenza di qualsiasi altro corpo materiale e questa cosa, qualsiasi cosa sia, è un corpo.
-IO SONO VIVO (per ora), mi comporto in maniera diversa da qualsiasi cosa non sia viva, tipo un minerale. Mi comporto, invece, in maniera simile a qualsiasi altro essere percepisco come vivo. Nasco, mi nutro, cresco, mi muovo volontariamente o involontariamente, ma nell’ultimo caso per effetto di processi biologici, posso anche “venir mosso”, ma in tal caso mi comporterei in maniera non difforme da un minerale, ho la possibilità di riprodurmi, nella maggioranza dei casi, ed infine morirò come tutti gli esseri viventi.
-IO MORIRÒ, per quanto la scienza non possa asserire con certezza assoluta né il quando, né il come, né, addirittura, il se… visto che è un evento “solo” altamente probabile, ma non certo (sempre per la scienza). Però, visto che l’esperienza, nella vita dei miei predecessori, almeno negli ultimi 3000 anni (da quando esiste la storia documentale), per TUTTI gli esseri considerati “viventi”, non è mai successo che qualcuno sopravviva in eterno, io credo sia ragionevole e certo asserire che tutti gli esseri viventi prima o poi muoiano.
-IO SONO QUALCHE COSA IN PIÙ DI SOLAMENTE UN CORPO, il mio corpo, ripeto, qualunque cosa sia, è costituito da un insieme di parti più piccole suddivisibili fino all’infinitesimo. Queste parti, che per convenzione chiamiamo molecole ed atomi, subiscono una sostituzione continua. È stato calcolato che mediamente tutti (TUTTI!) i singoli atomi del corpo vengono sostituiti nel giro di 4 anni, tranne i neuroni che ci mettono un po’ di più, ma al massimo 10 anni. Io ho più di 60 anni, quindi come minimo mi sono “cambiato” almeno 6 volte! Quel bambino, che giocava con gli amici e che saliva in braccio a mamma, non sono più io. Quel ragazzo che si innamorava delle prime ragazze, quell’uomo che dopo tanti ripensamenti decideva di avere un figlio, eccetera, non sono più io. Quegli atomi ora appartengono a qualche altra pianta, a qualche altro animale o a qualche altro essere umano, oppure sono a zonzo nell’atmosfera, nell’oceano o nel terreno. Però io sono sempre io, ho tutti i miei ricordi, le mie esperienze e le mie maturazioni, il mio carattere e le mie manie… Dunque, se il mio corpo non c’è più, che cosa è rimasto di me? Non so cosa sia, ma è qualcosa che va oltre il mio corpo.

Altre certezze non sento di averne, anzi, un’ultima certezza ce l’ho ed è quella di “non sapere”, ma chi pensa di annoverarne altre, di certezze… certe! Prego, si faccia avanti (filosofi esclusi!), sarebbe interessante interloquire.

Miserie

Photo by slon_dot_pics on Pexels.com

<<La tragedia principale della mia vita è, come ogni tragedia, un’ironia del Destino. Rifiuto la vita reale come una condanna; rifiuto il sogno come una liberazione ignobile. Ma vivo la parte più sordida e più quotidiana della vita reale; e vivo la parte più intensa e più costante del sogno. Sono come uno schiavo che si ubriaca durante il riposo: due miserie in un unico corpo.>> Tratto da “Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, Feltrinelli editore

Viviamo nell’inganno perpetuo e siamo noi i peggiori nemici di noi stessi! Il detto evangelico “Ama il tuo prossimo come te stesso” è un vero paradosso: come si fa ad amare il prossimo fuggendo continuamente da sé stessi? L’a-moralità, l’assenza di valori e di tradizioni è alla base dell’inconsistenza delle nostre società. “Ama rifiutando te stesso”, cioè odia ciò che si avvicina all’unica verità che ti è permesso di conoscere davvero! Che destino può avere un sistema di vita fondato sulla menzogna?

Come un sasso nell’acqua

Photo by Pixabay on Pexels.com

Ecco la seconda parte del post https://opinioniweb.blog/2020/09/25/lamore-conosce-solo-la-vita/ le riflessioni che seguono sono tratte da un discorso di Osho

“Ma allora come si fa ad amare? L’amore è una cosa che ci pervade, che ci costituisce, sta a noi aprire il cuore e donarlo, lasciarlo andare. Normalmente l’amore nasce nei confronti di una persona cara, oppure di un partner, ma dobbiamo renderci conto che quella persona è solo il centro e non dobbiamo chiuderlo in una prigione con avidità, perché così trasformeremmo il nostro amore in possesso. Se lanciamo un sasso nell’acqua possiamo vedere che dal centro si espandono decine di cerchi concentrici. E’ questo l’effetto che deve provocare l’amore quando ci pervade, può essere diretto ad una persona ma i suoi effetti devono andare oltre, devono coinvolgere il mondo intorno a noi e farne sentire i suoi effetti benefici. Se stai vicino ad una persona che sa amare veramente, tu ne sentirai gli effetti, le sue vibrazioni e ti sentirai amato.

Una persona che ama è sempre viva perché si rinnova continuamente nel dare. L’amore non è una cosa che si esaurisce, più ne dai e più avrai bisogno di darne ancora. E’ nel dare che ti rinnovi, che ti senti pieno d’amore e gioisci della vita. E’ come se fossi un pozzo e lasciassi che la gente attorno a te attingesse continuamente alla tua fonte. Non ci sarà mai acqua vecchia in te, ma un continuo rinnovamento, acqua limpida, amore puro. Ricordati che nel nostro mondo ci insegnano solo a ragionare, e la ragione si attacca sempre alle cose , mentre il cuore vuole solo donare. Il cuore è generoso e non potrà mai essere avaro. Vivi con leggerezza e non lasciarti prendere dal mondo, con le sue false ricchezze, i suoi falsi amori, i suoi falsi doni…

Non sono importanti le nostre azioni per valutare la vita che facciamo, per sentirci a posto con Dio e con gli altri. Se scegliamo il tipo di vita che vogliamo condurre su questa terra in base al premio che poi pretenderemmo di ottenere, allora significa che continuiamo a ragionare secondo il meccanismo del possesso, che non vogliamo perdere niente, che il nostro dare non viene dal cuore. Stiamo brancolando nel buio. Un uomo che ha mancato l’occasione della vita, pensa sempre a qualche altra vita, al senso di quello che accade intorno a lui, al volere raggiungere un certo obiettivo per riceverne il tornaconto. Ma se non sappiamo vivere questa vita che ci è stata donata, questo dipende solo da noi, dalla libertà che ci è stata donata e che nessuno può toglierci : se non cambiamo noi allora anche il paradiso può diventare un inferno. Il paradiso è sempre a nostra disposizione, è nel nostro cuore ma soffocato dagli egoismi di cui non riusciamo a liberarci. E’ un’eterna primavera quella che può nascere dal cuore, sta solo a noi aprire le porte delle prigioni in cui siamo rinchiusi e incominciare a vivere nell’amore. Allora i veli cadranno e vedremo soltanto la verità che è sempre stata a nostra disposizione, ma rifiutata in cambio delle apparenze che ci fanno soffrire.”

Riflessioni filosofiche: la linfa della vita

Foto da Pixabay

“Anche le gioie del più profondo affetto sono solo l’ombra della luce”. Franco Battiato


Cos’è che ci divide? Che cosa sono questi gusci impenetrabili che mantengono le emozioni prigioniere di un io tiranno? E’ questa la nostra condanna: essere prigionieri dei nostri stessi pensieri, un nugolo scuro che ci accieca e ci addormenta. E’ come un torpore mortale che ci rende prigionieri dell’illusione, un torpore provocato dalle nostre coscienze inconsapevoli, non ancora in grado d’uscire dal grembo dell’essere per iniziare ad esistere. In realtà non è il corpo a costituirci e a trascinarci nella vita, ma sono i pensieri a dare forma al nostro corpo, perché la mente è sempre rivolta all’esteriorità e all’azione. Ma cosa dà forma alle tante forme d’amore che sono presenti nella nostra esistenza? La ragione non può spiegarci perché amiamo qualcuno, da dove nasce l’empatia o la compassione. E questo sentire ci guida ogni giorno, eppure noi ne siamo a malapena consapevoli. Tutto nell’evoluzione collettiva ci porta a vivere all’esterno. Ma se apriamo gli occhi, pur rimanendo nel torpore del sonno, ogni cosa nel mondo in cui viviamo inizia a perdere spessore e significato per diventare solo apparenza. E se apriamo ancora di più gli occhi allora potremmo accorgerci che l’intera nostra vita non è altro che apparenza, un ricoprirsi di maschere in mezzo ad altre maschere. E spesso sotto queste coperture c’è un essere che vive e soffre, perché soffocato dallo stesso sistema che gli impedisce di respirare. E’ il sistema del possesso, dell’avere, del non-essere: perché l’uomo ha creato una prigione così difficile da penetrare?
Ci vengono proposti traguardi ambiti da raggiungere per diventare qualcuno, cose da possedere, modelli da imitare…Ma è inutile abbellire la nostra prigione, ridipingere di volta in volta le pareti, renderla più comoda e confortevole o dividerla con qualcun altro…rimane e rimarrà sempre una prigione da cui non si può scappare. Se il nostro problema è dare spazio al vero sé, all’esistenza nel vero senso del termine, allora è necessario uscire dalla prigione. La chiave per uscirne dev’essere nel posto più segreto e innominabile, al buio perché non deve essere vista e trovata: questo posto è l’essenza intima che ci costituisce, è il nostro stesso cuore spirituale.
Forse allora ci accorgeremmo che siamo davvero i tralci di una stessa vite, che la linfa che ci nutre è la stessa, che siamo un’unica entità pur essendo in tanti a poter dire “io esisto”. Forse allora ci accorgeremmo che esistiamo come rami o foglie e non come piante separate, che l’individualità puramente razionale è un inganno della mente, un non voler accettare il proprio vero essere. Capiremmo che l’amore che a volte ci pervade e che rivolgiamo ad un’altra persona in realtà non ci appartiene, ma è la stessa linfa che ci tiene in vita e che ci ha creati. E quando riuscirò a smettere di sognare, allora io non esisterò più come tralcio, come entità separata, ma esisterò invece come l’intera pianta nutrita da una linfa d’amore. Così da individuo che esiste nel tutto diventerò consapevole di essere l’intero tutto. Ma questo non potrà mai realizzarsi fintanto che ci saranno uomini che continueranno a vivere separati nelle loro accoglienti prigioni. E’ duro ammettere a sé stessi che io sono nel povero, nel malato, nel tiranno spietato, nell’essere più degradato come in quello più sublime. Siamo attraversati da uno stesso flusso, questo flusso è la linfa della vita, con le sue scorie e il suo nutrimento. Impariamo a riconoscere la purezza attraverso il divino che è in noi e che è in grado di portarci verso la luce della consapevolezza. Chi-amati per nome, uno ad uno risorgeremo ad una nuova vita!

Addomesticare

Canis_phylogeny_(ita)
Immagine da Wikipedia

Di solito con l’espressione “addomesticare” si intende il processo che rende un animale o una pianta dipendente dall’intervento umano. L’uomo addomestica la natura, cioè predispone l’ambiente che lo circonda in funzione delle sue necessità: attraverso il progresso, soprattutto quello tecnologico, la società umana è stata modellata in funzione di un ambiente sempre meno naturale. Ciò significa anche che l’uomo stesso è diventato sempre più parte di questo “ambiente addomesticato” e da esso è sempre più dipendente.

In natura lo stato “selvatico” implica la vittoria del più forte sulle avversità. Anche gli esseri umani sono stati selvatici, probabilmente essi saranno stati straordinariamente forti e dotati, i loro sensi super sviluppati per affrontare le avversità della natura. Poi è subentrata la sedentarietà e come sua conseguenza la domesticazione umana. Le nostre società prediligono individui docili, che non significa affatto buoni e gentili, semmai poco capaci di far prevalere l’istinto sulla ragione o la forza sulla mitezza…

Ma la domesticazione presuppone anche ulteriori responsabilità.

Addomesticare significa affezionarsi e addirittura amare chi ti sta accanto. Una responsabilità enorme su cui si struttura la nostra società, che dovrebbe basarsi sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca. La Volpe, per esempio, spiega così l’importanza dell’addomesticare al Piccolo Principe:  << Non si conoscono che le cose che si addomesticano>>, disse la volpe. <<Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla…Se tu vuoi un amico addomesticami>>. Leggi qui il post  La volpe insegna l’amore.

C’è poi la responsabilità di aver creato un mondo dove vincono tutti, nel senso che non c’è una selezione fra i più “naturalmente” dotati, perché è la società ad adattarsi a noi e non il contrario. Quindi se comunque ci sono degli esclusi, questa è una responsabilità di tutti. Il dovere dell’uomo è appunto modellare una società dove nessuno deve essere tagliato fuori.

Ma questo umanizzare il mondo è esso stesso natura o invece è un modo che l’uomo usa per sovrastarla? Forse ogni azione umana tende alla liberazione dal male e dalla sofferenza, quindi anche dalla natura che si pone a volte come madre, a volte come ostacolo. Una realizzazione dell’uomo nella storia che non può che culminare in un evento trascendente.

 

 

Sull’arte e sulla poesia

notebook-4184633_1920.jpg
Immagine tratta da pixabay

L’esigenza di dare una forma all’incontenibile, che si manifesta nell’animo di chi ricerca il Vero con il cuore aperto, ha sempre portato l’uomo a creare un “che” di universale, sovra individuale, che comunemente chiamiamo ARTE.

L’arte come creatività è non solo originalità, bellezza, espressione del Vero, ma anche ed innanzitutto un ponte con il trascendente. Come esseri finiti non è facile per noi superare il limite, contenere l’incontenibile, assaggiare nel profondo la vita per riuscire a leggerne la continuità. Per questo forse l’artista, nel momento di dar forma all’inesprimibile si avvicina alla pazzia, è totalmente preso da un attimo, un istante senza tempo in cui galleggia l’Eternità stessa; lì legge il Vero ed in qualche modo lo trasforma, lo comunica a chi, come lui in quegli istanti, lascia spazio alla voce dell’anima.

Parlo di anima come identità e mistero profondo che si nasconde nell’uomo, ognuno di noi è una porta verso l’oltre, l’arte stessa non potrebbe esistere, rimarrebbe un’espressione vuota di senso, incapace di suscitare alcunché, di appagare l’intimità con la sua voce che invece può penetrare in ogni atomo e dargli vita.

Le poesie che potete leggere in questo blog (le trovate cliccando sul menu del blog alla voce POESIE), hanno come principale finalità il tentativo di colmare il vuoto spesso presente nell’incessante divenire dei nostri vissuti con degli istanti d’eternità! Non c’è nessun merito in chi le ha scritte (sono spesso mie o dove indicato di Lorenzo), a loro come a tanti altri le ha donate la vita stessa. Per questo sperano di poterle condividere con chi cerca un accesso alla verità e vorrebbe dare un senso più profondo alla propria esistenza.

Fra la polvere dell’oblio e i navigatori senza tempo

Il tempo è polvere, strati su strati formano le sue dune cangianti e ingannevoli. Soffoca e appesantisce nell’intimità, crea dei solchi, come rughe dell’anima!

Ma come esploratori dell’infinito basta un soffio per alleggerire e spazzare via la nebbia dell’oblio proprio come Navigatori senza tempo…

https://opinioniweb.blog/2017/02/18/navigatori-senza-tempo/

Costruttore autorizzato di arcobaleni

Due frecce non fanno un arco

Angelart Star

The beautiful picture of angels makes you happy.

approccio alternativo

Attualità e curiosità con spontaneità

Il mio ''branding''

Unicità, differenze ed evidenze!

Vita da Panda

Deliri di un povero Panda

in montagna di lunedì

foto ed esperienze a spasso per le sole montagne modenesi (o quasi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: