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Filosofia e religione

Percezioni

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Duomo di San Ciriaco, Ancona, olio su tela

Quando ci poniamo di fronte alla realtà come osservatori consapevoli, sorgono una serie di problemi: vediamo ciò che ci mostrano gli occhi oppure ciò che appare alla nostra mente? Alla nostra parte logica e razionale basta ben poco per riconoscere un oggetto, essa si limita a simbolizzare e classificare, quanto basta per riconoscerlo. Vi accorgete di ciò proprio quando provate a disegnare quello che avete di fronte. Quanta fatica far corrispondere il vostro disegno con l’oggetto o la persona che provate a ritrarre.  Allora subito diciamo: “Io non so disegnare!”. Ma è davvero così? Oppure il problema è che non sappiamo più vedere con chiarezza le cose? Sembra proprio che molti di noi vagano nelle strade della vita affetti da miopia causata da un eccesso di logica e simbolismo. Ogni dibattito, ogni confutazione avviene sempre e solo a questo livello, ma ciò spesso non aiuta a vivere con chiarezza e soprattutto consapevolezza, perché ci sono costrutti falsi ma ben congeniati che fanno presa sulla nostra mente e ci fanno cadere nell’errore. Vedere le cose con altri occhi, quelli che si soffermano a guardare e osservare tutti i particolari andando oltre il simbolismo, può aiutarci a far cadere molte maschere mentali.

L’artista olandese Frederick Franck nel suo libro The Zen of Seeing relativamente al ritrarre i volti scrive:

<< Quando disegno un volto, un volto qualsiasi, è come se cadessero l’uno dopo l’altro tutti i diaframmi, tutte le maschere… finché non resta che l’ultima maschera che non può essere rimossa né alterata. E quando ho terminato il ritratto so molte cose di quel viso, poiché nessun viso può rimanere a lungo nascosto. Ma sebbene nulla sfugge all’occhio, tutto viene perdonato a priori. L’occhio non giudica, non fa apprezzamenti morali, non critica…>>

L’occhio non critica, ma poi di fronte ad un bel ritratto interviene anche la nostra parte razionale che con certezza può affermare: <<Si, è proprio lui, non ci sono dubbi!>> La percezione visiva e logica qui si saldano e si impongono con forza ai più.

Ecco perché dovremmo dedicarci di più all’arte in una delle sue innumerevoli espressioni! Ma non solo come fruitori, anche come esecutori, di un disegno, una melodia, un ritmo, un’armonia, un espressione poetica… Imparare a vedere, ad ascoltare servirebbe a molto nella nostra società delle icone. Usciremmo da molti stereotipi e da molti inganni, soprattutto capiremmo quanto sia inutile cercare una propria verità e farla vedere agli altri in un mondo dove la maggior parte di noi non è in grado di vedere con chiarezza neanche ciò che ha di fronte.

 

 

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Poesie

Il tempo e la vita

Biglietto lasciato prima di non andar via

Se non dovessi tornare

sappiate che non sono mai partito.

Il mio viaggiare

è stato tutto un restare qua,

dove non fui mai. *

*Poesia di Giorgio Caproni, “Biglietto lasciato prima di non andar via”, 1975 in “Il franco cacciatore”, Garzanti, Milano, 1982.
Azzardo un breve commento personale a questa bellissima poesia di Giorgio Caproni. Non trovo altre parole per definire l’essenza di ogni vita. Quasi mai capiamo che siamo oltre la nostra storia attuale, in un bozzolo di luce assai lontano dalle dimensioni del tempo e dello spazio dove invece pensiamo di essere ora. Non dobbiamo aver paura, nulla di ciò che siamo può davvero andare perduto…

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Filosofia e religione

Addomesticare

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Immagine da Wikipedia

Di solito con l’espressione “addomesticare” si intende il processo che rende un animale o una pianta dipendente dall’intervento umano. L’uomo addomestica la natura, cioè predispone l’ambiente che lo circonda in funzione delle sue necessità: attraverso il progresso, soprattutto quello tecnologico, la società umana è stata modellata in funzione di un ambiente sempre meno naturale. Ciò significa anche che l’uomo stesso è diventato sempre più parte di questo “ambiente addomesticato” e da esso è sempre più dipendente.

In natura lo stato “selvatico” implica la vittoria del più forte sulle avversità. Anche gli esseri umani sono stati selvatici, probabilmente essi saranno stati straordinariamente forti e dotati, i loro sensi super sviluppati per affrontare le avversità della natura. Poi è subentrata la sedentarietà e come sua conseguenza la domesticazione umana. Le nostre società prediligono individui docili, che non significa affatto buoni e gentili, semmai poco capaci di far prevalere l’istinto sulla ragione o la forza sulla mitezza…

Ma la domesticazione presuppone anche ulteriori responsabilità.

Addomesticare significa affezionarsi e addirittura amare chi ti sta accanto. Una responsabilità enorme su cui si struttura la nostra società, che dovrebbe basarsi sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca. La Volpe, per esempio, spiega così l’importanza dell’addomesticare al Piccolo Principe:  << Non si conoscono che le cose che si addomesticano>>, disse la volpe. <<Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla…Se tu vuoi un amico addomesticami>>. Leggi qui il post  La volpe insegna l’amore.

C’è poi la responsabilità di aver creato un mondo dove vincono tutti, nel senso che non c’è una selezione fra i più “naturalmente” dotati, perché è la società ad adattarsi a noi e non il contrario. Quindi se comunque ci sono degli esclusi, questa è una responsabilità di tutti. Il dovere dell’uomo è appunto modellare una società dove nessuno deve essere tagliato fuori.

Ma questo umanizzare il mondo è esso stesso natura o invece è un modo che l’uomo usa per sovrastarla? Forse ogni azione umana tende alla liberazione dal male e dalla sofferenza, quindi anche dalla natura che si pone a volte come madre, a volte come ostacolo. Una realizzazione dell’uomo nella storia che non può che culminare in un evento trascendente.

 

 

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Filosofia e religione

La bambola di Kafka e l’Amore

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Foto da Pixabay

Un anno prima della sua morte, Franz Kafka visse un’esperienza insolita. Passeggiando per il parco Steglitz a Berlino incontrò una bambina, Elsi, che piangeva sconsolata: aveva perduto la sua bambola preferita, Brigida. Kafka si offrì di aiutarla a cercarla e le diede appuntamento per il giorno seguente nello stesso posto.
Incapace di trovare la bambola scrisse una lettera – da parte della bambola – e la portò con se quando si rincontrarono. “Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…”, così cominciava la lettera.
Quando lui e la bambina si incontrarono egli le lesse questa lettera attentamente descrittiva di avventure immaginarie della bambola amata. La bimba ne fu consolata e quando i loro incontri arrivarono alla fine Kafka le regalò una bambola. Era ovviamente diversa dalla bambola perduta, e in un biglietto accluso spiegò: “i miei viaggi mi hanno cambiata”.
Molti anni più avanti la ragazza cresciuta trovò un biglietto nascosto dentro la sua bambola ricevuta in dono. Riassumendolo diceva: ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l’amore muterà in una forma diversa“.

Tratto da “Kafka e la bambola viaggiatrice” di Jordi Sierra i Fabra

“…alla fine l’amore  muterà in una forma diversa”, che è come dire: “La morte non esiste!”

Se c’è l’Amore la morte come nullificazione della vita non può esistere, perché il nostro essere è nell’Amore in ogni istante che viviamo e dipendiamo da Esso in ogni respiro.

La vita è quindi trasformazione, essenzialmente essa punta all’ordine per preservare sé stessa ma solo attraverso l’Amore può vincere contro il caos e il male. L’Amore è un disordine ordinato, l’unico che andando contro la corrente entropica dell’Universo può riportarci all’origine esaltando noi stessi!

 

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Attualità

Narrazioni

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Foto da pixabay

Alle considerazioni di Stefano aggiungo solo che il “fatto” secondo me deve la sua potenza a quella briciola di verità che necessariaMENTE contiene: è essa a renderlo credibile agli occhi del mondo! Come il lievito che pur invisibile fa crescere l’impasto, così la verità, pur minima, è un potente lievito nella costruzione delle narrazioni mass-mediatiche.

Post di Stefano

Nell’epoca della comunicazione globale ogni fatto è una narrazione. La narrazione non corrisponde necessariamente al fatto. Un fatto può essere reale o inventato di sana pianta. Un fatto può essere stato creato artificialmente per scopi narrativi completamente diversi dalla realtà del fatto stesso. Può essere ingigantito o ridotto, enfatizzato o ridicolizzato, può diventare l’unico argomento di discussione presente nei media o essere ignorato del tutto. Lo scopo è la narrazione ed attraverso questa l’indottrinamento dei fruitori. É uno strumento di potere, il più potente strumento di potere. L’unico strumento in grado di far benedire le catene agli schiavi. Nessun altro strumento ci riesce: l’esercizio della forza, la violenza, l’oppressione, la coercizione, il ricatto, la corruzione… nessun altro strumento salva dal rischio di rivoluzioni collettive o individuali, dal rischio di prese di coscienza, dalle fughe per la libertà. Poiché l’accurata modulazione della narrazione, sostituendosi alla realtà per quella che è, crea la coscienza individuale e collettiva, la percezione della realtà, crea la reazione adeguata ed addomesticata.

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Attualità

Inaspettato paradiso

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Faccio una specie di contro-introduzione al post di Stefano, non tanto per fare una critica a quanto dice, quanto piuttosto per leggere le sue considerazioni da un’altra prospettiva. Intanto io sono sempre molto sospettoso sull’efficacia di un’eventuale de-crescita (in)felice! Che guarda caso è uno degli slogan tante volte propagandati dal m5s o perlomeno dal suo vate Beppe Grillo. Per me la situazione attuale può avere certamente dei lati positivi, ma nella sostanza prevalgono gli effetti negativi non solo sulla salute pubblica, ma soprattutto sulla tenuta sociale. Partiamo dallo “smart working”, anch’io come insegnante lo sto praticando con i miei alunni, idem in altre situazioni è una soluzione “tampone” che permette di gestire tante situazioni lavorative. Ma senza considerare i pro e i contro delle varie situazioni dove esso è stato praticato (per la scuola potrei scriverci innumerevoli post) esso è un esperimento sociale che potrà avere come prime vittime proprio noi lavoratori, che di “smart” fra un po’ avremo solo stipendio (e di conseguenza anche le pensioni). Non ci sono i soldi e si delinea una sempre più probabile scelta di affidarsi a meccanismi europei di finanziamento che porteranno alle solite richieste di svendite dei beni pubblici, di tagli e devastazioni sociali in un contesto che più devastato non si può. I governanti nostrani ed europei anche in questo caso non sembrano proprio riuscire a vedere oltre la punta del loro naso. Ho letto una serie di punti pianificati in un recente incontro fra il governo e le parti sociali che prevedono un eventuale ritorno alla normalità nella “primavera 2021”!!! Stiamo parlano, ripeto, di un “eventuale” ritorno alla normalità. Nel frattempo tutto ciò che riaprirà sarà sottoposto a regole ferree, che sarebbero giustificabili se e solo se lo Stato andasse davvero incontro alle esigenze di supporto economico dei lavoratori (autonomi o dipendenti pubblici e privati che siano). Ma nulla di buono è stato fatto finora e nulla ci indica che sarà fatto nel prossimo futuro. La scelta di vivere diversamente da quanto la società mi propone è da tempo che mi affascina, mi sono avvicinato alla campagna, ho iniziato a coltivare l’orto, allevare galline per le uova, le api per il miele ed altri prodotti preziosi. Ci vorrebbe da parte mia molto coraggio per lasciare una strada certa per una con tante problematiche e difficoltà, ma tutto è possibile se davvero uno lo vuole. Penso però che una scelta di vita che ci riavvicini alla dimensione naturale sia difficilissima anche se possibile per il singolo, ma certamente impossibile per la collettività. Perciò dico anch’io “evviva il paradiso perduto” a patto che esso non si trasformi  nell’anticamera dell’inferno !

Post di Stefano

Io mi considero fortunato, specialmente in questo periodo di reclusione domestica forzata. Abito in un paesino piccolissimo, praticamente in campagna, ed ho un piccolo giardino. Ogni giorno, dopo lo “smart working” ne approfitto per lavorare in giardino, appunto, ed all’esterno di casa. Lavori di manutenzione che era da tanto tempo che rimandavo. Poi mi concedo una passeggiata sulle stradine intorno e me ne frego altamente dei divieti, visto che passeggio da solo o con la mia compagna, con la quale dormo insieme per cui… chi infetterei? Da chi verrei infettato? Per gli eventuali controlli ho pronta la scusa: il medico mi ha ordinato di camminare per almeno mezz’ora al giorno a passo veloce. Ed è esattamente ciò che faccio: motivi di salute! Oggi, ma sono già diversi giorni che lo noto, è stata una giornata stupenda, sole brillantissimo, cielo completamente azzurro, libero finalmente dalla cappa delle scie chimiche (si vede che, ora che nessuno vola, gli aerei sono praticamente fermi e costerebbe troppo far volare apposta dei cargo diffusori di porcherie chimiche). Aria pura, l’inquinamento è un lontano ricordo. La primavera che avanza maestosa regalandoci dei colori da favola. Pochissimi rumori: qualche cane che abbaia lontano, uccellini, bambini (pochi, ma qualcuno c’è… e meno male!) che gridano, sempre lontani. Niente auto. Insomma un paradiso!

Ora qualcuno dirà: “La fai facile tu che abiti in campagna e che hai uno stipendio assicurato, mentre chi abita in un condominio dormitorio di periferia e magari sta perdendo il lavoro…”

Vero!

Tutto vero, l’ho premesso: sono fortunato!

Ma il cielo azzurro? I cani/bambini/uccellini?

Ho visto dei daini in giro (veramente!), degli scoiattoli, un’istrice, gazze ladre…

Che cosa mi sono perso? Che cosa mi ero perso?

Ma davvero la vita normale che desideriamo tanto recuperare… è una cosa normale? Davvero non c’è un altro modo di intendere la vita e la società? Non si può cercare di eliminare il superfluo, l’inutile e cercare di concentrarci su ciò che veramente ci da la felicità? Rallentare? Evitare le code perditempo in auto ed i pomeriggi festivi nei centri commerciali?

Se questo enorme esperimento sociale del coronavirus è stato creato per scopi a noi negativi, come credo, per abituarci ad ulteriori perdite di libertà e di privacy, perché non trasformarlo, invece, in un’occasione di crescita?

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Attualità

Cinismo

«Guarda dietro di te l’abisso dell’eternità e davanti a te un altro infinito. In questa dimensione che differenza c’è tra vivere tre giorni o tre volte gli anni di Nestore

(Marco Aurelio, 4.50.)

Faccio due considerazioni al post di Stefano. Relativamente alla mortalità del coronavirus, attualmente in base ai dati ufficiali essa non è assolutamente paragonabile alle epidemie del passato come la peste o anche ad influenze come la “Spagnola” che su una popolazione di circa due miliardi di persone fece tra i 50 e i 100 milioni di morti. Speriamo proprio di non replicare mai questi dati spaventosi, anche se è vero che in alcune provincie italiane come quella di bergamo i numeri sono elevatissimi. Ed è altrettanto vero che la fasce deboli della popolazione, in particolare gli anziani, sono da essa maggiormente colpiti. Riguardo invece a chi ne pagherà le conseguenze. Noi in realtà le stiamo già ora pagando le scelte fatte dai vari governi di cancellare posti letto, terapie intensive e tagliare senza ritegno il personale sanitario. Ma la crisi nel mondo ha messo alla luce anche i piedi di argilla di un modello globale che si sta sciogliendo come neve al sole: è vero che nell’UE stanno ancora giocando le stesse carte del 2011, proponendo sistemi di finanzamento del credito assurdi come il MES o uno dei fantasiosi nomi che gli appiopperanno per riproporlo tale e quale ai governi collaborazionisti, il nostro compreso (gli euristi nostrani sono sempre più realisti del re)! Ma se nel mondo si sta mettendo in discussione l’indipendenza delle banche centrali per finanziare senza limiti cittadini e aziende in crisi e si cerca di ripristinare la produzione nazionale in nome dell’emergenza sanitaria (pensiamo alle riconversioni delle aziende per i presidi sanitari), credono davvero le élite europee di poter rimanere fossilizzate in un modello rigido, miope e ormai superato dalla storia? A chi mai potranno ancora vendere le storielle sullo stato ladro, il debito pubblico brutto, le virtù della privatizzazione selvaggia della sanità o della previdenza e altre assurdità che non possiamo più permetterci neanche di pensare in queste condizioni? Capisco la testardaggine che li caratterizza e anche l’evidente mancanza di empatia e senso di umana pietà verso il prossimo, ma ho la netta sensazione che stavolta saranno le stesse élite della finanza a scontrarsi con la durezza del vivere che li porterà ad aprire gli occhi una volta per tutte.

Post di Stefano

Può sembrare cinico solamente a pensarci, ma quando un fatto è tale è inutile autocensurarsi, bisogna prenderne atto. In passato le epidemie generalizzate, una volta superate, portavano ad una ripresa dell’economia con dei numeri superiori al periodo precedente. Questo è facile da spiegare: c’erano meno bocche da sfamare e le ricchezze accumulate precedentemente venivano divise per un numero minore di individui. I beni rifugio come l’oro venivano ereditati dai figli, nelle case restavano delle stanze libere, le terre dovevano sfamare meno persone e così anche gli animali da allevamento. In effetti anche oggi non ci sarebbe motivo per cui non dovrebbe essere lo stesso. Sempre per restare cinici, epidemie, come in particolare questa, fanno vittime specialmente tra le persone in età avanzata o con patologie pregresse, per cui riducono quella popolazione che normalmente non è attiva economicamente. Quindi il rilancio economico, una volta superata la crisi, dovrebbe essere positivo. Anche perché le persone economicamente attive resteranno grosso modo dello stesso numero e saranno sgravate dal dover “mantenere” gran parte di quella popolazione, diciamo, “passiva”. Vi prego: non consideratemi un mostro, sto solo cercando di essere più freddo, calcolatore e concreto possibile, per una precisa scelta narrativa. Quello che invece si sente dire, e che si paventa, è che l’intera Europa, e l’Italia in particolare, subirà un tracollo tale, in termine di PIL e di debito pubblico, che sarà difficile, se non impossibile, recuperare.
Perché? Che cosa è successo? Credo di avere una risposta!
Prima parlavo della popolazione “passiva” riferendomi agli anziani ed ai malati, ma in questa epoca “neoliberista” c’è anche un’altra grossa fetta di popolazione passiva e parassita. Grossa non nel numero, ma nell’importanza e nella ricchezza. Questi individui sono principalmente gli speculatori finanziari che non producono alcun bene reale, ma che guadagnano giocando nelle mega roulette delle borse. Questi non solo non offrono alcun servigio all’umanità, ma determinano la fortuna o il tracollo di aziende o di Stati interi scommettendo, anche, su eventi come le pandemie. E più in su i grandi manager delle banche e delle multinazionali che, attraverso la precarizzazione e lo sfruttamento dei lavoratori, la delocalizzazione e l’uso dei paradisi fiscali, messi a disposizione dalla globalizzazione selvaggia, uccidono i “piccoli” produttori che sono la vera fucina dell’eccellenza, del lavoro garantito e del reddito della classe media.
Non che in passato non ci fossero state sacche di parassitismo sociale, sto pensando ai nobilastri annoiati ed ai regnanti vari, ma forse “quelli” non erano riusciti ad avere il potere di uscire indenni dalle epidemie. Quello che invece è certo è che, in questa situazione, gli attuali regnanti, i “tecnocrati” europei, presenteranno a noi il conto da pagare. E lo faranno attraverso l’ennesima “crisi” economica fatta di ancora più precarizzazione e di sfruttamento ricattatorio. O con il MES.

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Attualità

Prove tecniche di regime?

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<a href=”http://Foto di Barbara Bonanno da Pixabay“>Foto di Barbara Bonanno da Pixabay

Ho aggiunto un punto di domanda al titolo del post di Stefano che potete leggere sotto. Almeno per dare il beneficio del dubbio a chi sta governando ora una situazione eccezionale in tutti i paesi del mondo. Anch’io ritengo certi provvedimenti molto poco sensati. Chi come me vive in un piccolo paese circondato dalla campagna che pericoli mai correrebbe o farebbe correre ai suoi vicini a permettersi una breve passeggiata in solitaria? Certamente molti meno di chi, suo malgrado, è ancora costretto ad andare al lavoro e vive in un condominio dove interagisce con i suoi vicini. Se giustamente si ritiene necessario mantenere servizi essenziali, altrettanto necessario dovrebbe essere ripristinare minime libertà di sopravvivenza psicologica finalizzate ad una migliore e soprattutto prolungata resistenza dei cittadini nell’affrontare l’emergenza. Proprio ieri è uscita la notizia di una “Sommossa nell’Hubei” in Cina. Gli abitanti, nonostante un allentamento delle misure restrittive, sono ormai esasperati dalla prolungata quarantena e non accettano più le restrizioni agli spostamenti che ancora gli vengono imposti. Reazione esagerata o logica conseguenza di imposizioni che minano la salute mentale e indirettamente anche quella fisica delle persone? In particolare bisognerebbe almeno smettere di esasperare psicologicamente le persone creando mediaticamente un clima di terrore permanente che ormai rischia solo di far implodere le nostre società. E se si vuole davvero puntare al bene comune bisogna sin da subito garantire economicamente chi sta a casa: la gente non può essere messa di fronte alla scelta di ammalarsi di coronavirus o perdere il lavoro e fare la fame! Ci si affida con più convinzione a chi si dimostra persona seria e responsabile e la credibilità di chi ci governa passa attraverso la trasparenza e concretezza delle misure di aiuto effettivo che sono in grado di dare ai loro cittadini.

Post di Stefano

Prove tecniche di regime

La prima cosa che ho pensato quando sono state emanate le misure di contenimento del contagio è stata: “Prove tecniche di regime!”

Premetto che non ho nulla in contrario a tutto ciò che si può fare per arginare al massimo la trasmissione del virus, perché in questo modo si ammalerebbero, soffrirebbero e morirebbero il minor numero possibile di persone e le strutture sanitarie non si troverebbero a collassare per l’impossibilità di accogliere contemporaneamente un numero di pazienti superiore alle loro capacità ricettive.

Purché sia utile, purché siano misure intelligenti, purché siano misure rispettose dei diritti fondamentali e costituzionali degli individui! Purché si rispettino le persone invece di trattarle da imbecilli. Non metto in dubbio che vi siano degli idioti in giro, e questi come tali vanno trattati, anche se ugualmente rispettati, ci mancherebbe, ma trattati da idioti. Invece, la stragrande maggioranza delle persone imbecille non è e va pertanto considerata intelligente e responsabile.

Le mascherine: un famoso microbiologo ha paragonato la loro efficacia a quella che avrebbe un cancello nel bloccare l’ingresso delle zanzare, perché queste sono le corrette proporzioni.

I guanti: sempre secondo lo stesso microbiologo, impediscono alla pelle delle mani, provvista di propri agenti batterici non patogeni e chimici, di svolgere una delle sue funzioni basilari e peculiari, la distruzione della maggior parte dei virus esterni.

Stare a casa ad oltranza: negli ambienti chiusi si verifica la massima contagiosità, per cui matematicamente tutti i conviventi si contagiano tra loro. Può essere utile solo a contenere l’infezione verso le altre case, anche se gli incontri casuali nel pianerottolo, in ambiente lavorativo e nei mezzi pubblici di trasporto facilitano la trasmissione del virus e quindi il contagio nelle “altre” case. Stare all’aria aperta è il modo migliore per sconfiggere il virus: il sole con i suoi raggi ultravioletti sterilizza e il vento disperde i patogeni finché non muoiono.

Non passeggiare o non poter andare in bicicletta per diletto o per sport: questa è la limitazione più grave! Passeggiare da soli o con i propri conviventi, con il cane, eccetera, non produce alcuna ulteriore e nuova occasione di contagio! Semmai, si dovrebbe vietare di fare comunella all’aperto, NON vietare la passeggiata. Ma ci trattano da imbecilli!

A questo punto, al vecchio complottista vengono forti dubbi. Intanto, non essendoci una cura farmacologica, l’antidoto migliore è quello di rafforzare il nostro sistema immunitario: stare all’aria aperta per aumentare la quantità di ossigeno assimilato; esporsi al sole per stimolare l’autoproduzione di vitamina D, indispensabile ad aumentare le difese; migliorare, soprattutto, il proprio morale, perché l’allegria, la positività, l’empatia sono le componenti che più di ogni altra rafforzano il sistema immunitario, come ormai dimostrato da milioni di esperimenti e dalle esperienze personali. Viceversa, lo stare sempre chiusi in casa, poco esposti alla luce e magari bombardati dalla sequenza infinita ed ansiogena dei notiziari che non parlano d’altro e che prospettano una realtà senza speranza, deprime il morale e il sistema di difesa anti patogeno.

Non so se questo nuovo morbo sia stato diffuso intenzionalmente, anche se non lo escludo, ma di sicuro in questo momento viene utilizzato per effettuare un enorme esperimento sociale, atto a testare i limiti di resistenza umana alla privazione continua di ogni diritto costituzionale. Inoltre, gli stessi media “dimenticano” di informare che la vera emergenza è provocata non certo da questo virus, che è mortale come quello di una qualsiasi altra influenza, ma dalla vergognosa carenza strutturale in cui versa la nostra sanità, impossibilitata a fronteggiare la situazione, perché sprovvista di quei macchinari di assistenza respiratoria indispensabili quando risultano colpiti i polmoni. Macchinari che fino a 10/15 anni fa erano in dotazione sufficiente nei nostri ospedali, ma che poi sono stati dismessi a causa della “spending review”.

Il vero nemico, quindi, non è il corona vAirus (1), ma il Celochiedeleuropah (2).

Ultima riflessione. Ogni epoca storica ha avuto i suoi fascismi e io avevo classificato “morbido” quello attuale. Morbido, perché gli schiavi sono stati persuasi di essere cittadini liberi e, come tali, hanno spontaneamente “scelto” di serrare le proprie catene. Di accettare condizioni inaccettabili sul lavoro e sul precariato. Di cedere la propria privacy volontariamente sui social. Di essere controllati su tutto. Di essere contemporaneamente produttori e consumatori di beni futili. Di rinunciare all’accrescimento personale in cambio di intrattenimenti demenziali.

Non credevo che il potere, anche stavolta, avesse bisogno di imporsi con il manganello e con la polizia in strada. Perché? Dove vuole ancora arrivare?

Io mi comporterò responsabilmente e farò il possibile per non veicolare il virus. Se poi dovesse emergere che le misure adottate non hanno prodotto gli effetti desiderati e se, nonostante tutto, il regime di forte limitazione delle libertà personali dovesse ancora perdurare, mi farò parte attiva e promuoverò da solo o collettivamente azioni legali volte al ripristino dei diritti costituzionali.

  1. Cit. Luigi Di Maio
  2. Cit. Stefano Re
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Attualità

Una storia di crisi e di opportunità

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Foto da pixabay

Il racconto che segue è frutto della florida fantasia di Stefano. Personalmente non sono riuscito a classificarlo, è fantascienza o tragica parodia? Boh, probabilmente la realtà attuale supera in originalità e colpi di scena anche la più fervida immaginazione.

Fanta-racconto di Stefano

Di primo acchito la notizia non sembra rivestire una grande importanza.

In India, nel Rajastan, c’è il timore di una epidemia da influenza che provoca, in alcuni casi e in persone con problemi di salute, una grave polmonite a volte letale.

La notizia viene data dal telegiornale serale quasi in conclusione: «… il contagio è per ora limitato alla città di Jaipur e le autorità locali hanno circoscritto l’area. Il reparto malattie infettive dell’ospedale locale è presidiato per evitare ulteriori fuoriuscite del virus dalla zona rossa.»

Mia moglie ed io commentiamo che probabilmente si tratta della solita “falsa” epidemia, come la Sars, l’Aviaria e altre. «Sarà la solita influenza stagionale!» Critico io con fare noncurante.

La sera successiva, come al solito, accendo la TV sul notiziario. L’annuncio sulla strana influenza è già balzato in terza posizione con centinaia di contagiati, una ventina di morti e alcuni casi sospetti anche a Nuova Delhi ed a Calcutta.

Due settimane dopo, il virus viene isolato da alcuni biologi italiani e riceve anche un nome: Caudavirus (virus con la coda) per la sua forma particolare. Il Presidente del Consiglio Giovanni Duca, spinto dalle solite polemiche, plaude i ricercatori precari e raccomanda che questi vengano assunti a tempo indeterminato. Passa un’altra settimana e il Caudavirus conquista il primo posto su tutti i TG: in India i contagiati sono ormai duemila e quattrocento i morti, parecchi paesi asiatici hanno i loro focolai e in Europa compare prima nel Regno Unito e da lì poi in Italia, a Tivoli.

La situazione precipita di giorno in giorno: Tivoli diventa zona rossa e, a seguire, Roma e il Lazio, mentre focolai di contagio si diffondono in tutta Italia al punto da renderla ben presto il Paese più colpito al mondo dopo l’India. Duca, dopo aver ascoltato il parere dei più importanti virologi italiani, parla a reti unificate ed impone lo stato di allerta nazionale: chiusura delle scuole e di tutte le attività non strettamente indispensabili, divieto assoluto di spostamenti non necessari e di tutte le forme di assembramento.

Poco dopo l’annuncio, il Premier riunisce il governo e convoca i segretari dei partiti che lo sostengono.

Con fare estremamente serio e compunto esordisce, imponendo il silenzio con la mano: «Ho una proposta, ma la esporrò dopo avervi illustrato tutta la situazione in base alle informazioni a me pervenute da fonti assolutamente attendibili.»

I membri rumoreggiano tra loro e si guardano a vicenda per scoprire se qualcuno di loro sia a conoscenza di qualcosa. Duca riprende: «Intanto voglio precisare, ma immagino che molti di voi già ne siano a conoscenza, che non abbiamo a che fare con un virus naturale, ma con un’arma diffusa dai nostri potenti alleati per colpire quegli Stati che non si sono allineati ai loro diktat. Se guardate la diffusione geografica dell’epidemia, potrete comprendere a chi mi sto riferendo e perché.»

Nonostante la maggior parte dei presenti sia già a conoscenza di queste informazioni, il gelo cala nell’assemblea, in quanto ognuno inizia a interrogarsi sugli obiettivi del Premier.

«Inoltre, questo morbo è stato formulato per non provocare troppi morti, ma per risultare virulento ed allarmante: insomma è un’arma strategica, persuasiva.»

Interviene il leader della Corrente 5 Lune, partito di maggioranza relativa, Di Peio: «Visto che è un virus poco mortale, direi che è inutile fermare così drasticamente l’economia della nazione, poiché il danno finanziario nella popolazione ci sarà fatale alle prossime elezioni!»

Il Premier si indispettisce per l’interruzione: «La prego di farmi terminare l’esposizione e, in merito alle prossime elezioni, sappia che saranno comunque un disastro per i partiti di maggioranza, a meno che…».

Mentre l’assemblea borbotta, Duca riprende: «Vi dico subito che le autorità europee non hanno intenzione di aiutarci economicamente e che, anzi, non aspettano altro per commissariare il nostro Paese e finire di comprare, per quattro soldi, tutti i nostri patrimoni. Ho inoltre parlato personalmente col presidente Kramp per sollecitare una distensione politica e ottenere l’antidoto al loro morbo. Mi ha cordialmente risposto che se potesse decidere autonomamente avrebbe già fatto le sue scelte, ma purtroppo deve assecondare i finanziatori della sua campagna elettorale che, da tempo, hanno già messo gli occhi sul nostro Paese.»

A questo punto insorge Rometti, leader del Partito Sinistro: «Non è possibile, lei dice che tutti i nostri amici ci stanno tradendo! Andrò io personalmente a parlare con tutti e sistemerò le cose!»

«Ho già detto che non gradisco le interruzioni, il Presidente del Consiglio sono io e fin quando non sarò sfiduciato spetta a me dettare l’agenda.»

Il nervosismo nell’aula comincia ad essere denso, Rometti si agita sulla sedia, facendo il gesto di andarsene, senza però agire.

«Quello che dirò d’ora in poi deve restare qui dentro e io negherò sempre di aver pronunciato queste parole.» Rapidamente Duca preme un bottone su un apparecchio elettronico che inizia a produrre disturbi in grado di vanificare eventuali registrazioni.

«Ora non potrete registrare nulla! Dunque, ho parlato anche col Presidente della Repubblica Rasagnola per ottenere il suo appoggio, che mi è stato rifiutato per fedeltà all’Unione Europea. Avete compreso? Il Capo dello Stato è più fedele ad un organismo straniero che alla sua nazione! Comunque la mia proposta è questa: con l’alibi dell’epidemia inaspriamo le misure di restrizione e blocchiamo la gente a casa, chiudiamo tutti gli uffici pubblici, i ministeri, le banche, i bancomat… insomma tutto! Dopodiché dichiariamo l’uscita dall’Unione Europea e dall’Euro.» Sottolinea la frase con enfasi. Dopo un silenzio lungo almeno dieci eterni secondi scoppia la bagarre. Le voci si accavallano in un caos inestricabile. Il Premier comincia a battere la mano sul tavolo con violenza: «Silenzio! Silenzio vi prego, avrete modo di parlare tutti, ma civilmente ed uno per volta!»

Subito Rometti approfitta di un attimo di parziale calma: «Non sono per niente d’accordo, l’Europa è la nostra nuova patria, abbiamo firmato i trattati e, sinceramente, da soli ci ritroveremmo fagocitati da tutti i competitori internazionali.»

Duca dimostra una calma glaciale: «Benissimo, io non obbligo nessuno a stare ad ascoltare il mio piano. Se riuscirò a formare una maggioranza andrò avanti, altrimenti, se riuscirete a sfiduciarmi, mi farò da parte.»

Con un gesto di stizza Rometti chiama tutti i suoi ministri ed esce dall’aula, seguito subito dal leader e ministri dell’altro partitino di governo. Il Premier resta da solo con i rappresentanti della Corrente 5 Lune. «Vi prego, fate chiamare dagli uscieri tutti i rappresentanti dei partiti di opposizione e di quelli del gruppo misto. Vediamo se si riesce a mettere insieme una maggioranza parlamentare.»

Di Peio fa un gesto ad uno dei suoi che esce di fretta, poi chiede: «Sta facendo sul serio? Lo sa che cosa stiamo rischiando?»

«Non sono mai stato più convinto. Ovviamente qualche timore ce l’ho, ma stavolta mi sono davvero stufato di non dare retta alla mia coscienza. Non era questo che volevo quando ho intrapreso la mia carriera politica. L’Italia, anche se non aveva grandi risorse naturali, era una potenza economica per merito del suo popolo e della sua inventiva, della sua bellezza e della sua posizione geografica. Non si merita proprio che venga svenduta a popoli che non hanno niente della sua civiltà, della sua creatività e della sua eccellenza! Vedrà, se ce la faremo torneremo ad essere tra i primi al mondo e la gente se ne ricorderà nelle urne.»

Di Peio si rabbuia in una espressione triste. «Anche io ed i miei, quando siamo stati eletti, avevamo questi ideali, anzi, credo che la nostra base ancora sia legata a queste aspirazioni, ma, come sa…»

«Lo so, lo so! Ascolti, mi sono fatto una cultura nei blog e nei siti della controinformazione. Abbiamo una schiera di professionisti e di esperti in ogni campo della gestione politica che potrebbero aiutarci a tirare fuori l’Italia da questa situazione paradossale. Abbiamo economisti, esperti di comunicazione, ideologi, filosofi, giuristi, costituzionalisti, psicologi e sociologi. Tecnici meravigliosi che sarebbero felici di farci da consulenti. Mi creda, possiamo farcela!»

«Sa che cosa le dico? Quasi quasi la appoggio, considerato che non c’è alcuna speranza che alle prossime elezioni la mia Corrente possa venire rieletta al governo, vista la magra figura fatta finora.» «Non mi sarei mai permesso di farglielo pesare, ma ha perfettamente ragione!»

Nel frattempo arrivano in aula i tre rappresentanti della destra, quello della estrema sinistra ed altri fuoriusciti da vari partiti, per lo più dalla Corrente.

Duca fa un breve riassunto del suo piano e conclude: «Io so che ognuno di voi aveva un ideale quando si è lanciato in politica, magari peculiare, ma in tutti accomunato dall’amore per la nostra Patria. Conosciamo altresì tutti il livello di coercizione e di corruzione al quale siamo stati sottoposti e al quale abbiamo ceduto, ma questa può essere la nostra occasione di riscatto: se ce la faremo, ne raccoglieremo di sicuro i frutti. Sta a voi scegliere!»

Mario Moscio del partitino Comunismo interviene dubbioso: «Quindi devo decidere se allearmi con i partiti di destra?»

«È ovvio che sarebbe un’alleanza programmatica, finalizzata all’uscita dall’Europa e alla delicata gestione del “dopo” nei successivi tre anni, fino alle prossime elezioni “politiche”. Voi siete i più dichiaratamente sovranisti.»

«La cosa mi alletta, ma dovrò sentire i compagni di partito prima di decidere.»

«D’accordo, ma che sia una decisione rapida! Sentiamo ora Bertuccioni del partito Alé Italia.»

Il vecchio industriale prestato alla politica si fa serio: «A me questa Europa non piace per niente, ma già una volta ho tentato di mettermi di traverso e ne ho pagato le conseguenze. Non posso rischiare che mi silurino ancora, io devo pensare anche alle mie aziende e a tutto l’azionariato di minoranza. Mi rincresce!»

«Ho capito, ma se non le dispiace la prego di accomodarsi fuori.»

Bertuccioni obbedisce mesto.

«Bene, non importa, penso che ce la possiamo fare lo stesso, ora voglio sentire la signora Cocomeri leader dei Cugini d’Italia.»

La onorevole è raggiante e non prova neanche a mascherare il suo accento romanesco: «Davvero non mi sarei mai aspettata da lei una mossa simile. Il mio Partito aderirà entusiasticamente!»

«Ne ero certo. Ora, Disfattini, leader dell’Amalgama, lei rappresenta il secondo partito del Paese. Aveva nel suo programma elettorale proprio la presa di distanza dai Trattati Europei, poi però quando è andato al governo con le 5 Lune, pur avendone la possibilità, non ha sostanzialmente agito in quella direzione. Comunque l’Amalgama è vincente nei sondaggi e, con questa mossa, potrebbe ancora di più compiacere i suoi elettori e ambire alla leadership nelle prossime elezioni. Che cosa ne dice?»

Disfattini è un uomo alquanto rude nei modi, molto pieno di sé e borioso. Stranamente resta in silenzio mentre si guarda intorno, stranamente impacciato. Allora Duca prova con la carta dell’adulazione: «Consideri che, senza il suo appoggio, temo di non riuscire ad ottenere la maggioranza!»

Finalmente prende la parola nel suo slang da profondo nord: «Il motto del mio partito è: “In alto gli italiani”, a me l’Europa ha rotto i cogl… (la parolaccia era intera): aderisco! Ma voglio il Ministero degli Interni!»

Duca sorride: «Benissimo, vedremo cosa si potrà fare. Ora vorrei anche il parere dei rappresentanti del gruppo misto.»

Due dei rappresentanti se ne vanno spontaneamente seguendo gli altri dissidenti, ma la maggioranza resta annuendo.

Duca è raggiante: «Perfetto, dobbiamo agire così: lei Di Peio dovrà uscire dalla maggioranza e far cadere il governo. Si beccherà le critiche da tutti per aver provocato una crisi proprio in questo momento difficile, ma subito dopo dovrà andare insieme ai leader del nuovo governo dal Capo dello Stato a proporre la soluzione alla crisi. Lui sarà recalcitrante visto che il Partito Sinistro non farà parte della maggioranza, ma voi porgerete la soluzione di emergenza su un piatto d’argento. Mi raccomando!!! Non fate mai cenno al vostro vero programma.»

La Cocomeri prende la parola: «Mi scusi eh, ma a quest’ora già sarà stato informato del suo piano! Figuriamoci, Rometti sarà corso a “piangere” da lui!»

«Certo, lo immagino, solo che nel doppio caos provocato dall’emergenza sanitaria e dalla crisi di governo si troverà costretto ad accettare in fretta, altrimenti sarà considerato lui il colpevole. Bisogna sfruttare proprio questa situazione eccezionale.»

La Cocomeri e tutti gli altri sorridono diabolicamente. Il Premier riprende: «Il Governo si dovrà costituire in un lampo ed al primo fine settimana dichiareremo l’uscita dall’Euro, con la scusa della necessità immediata di enorme liquidità, per salvaguardare la salute e la vita di milioni di persone. Con la Nazione bloccata, le Borse chiuse e il popolo costretto a casa sarà tutto più semplice. Usciremo poi dalla crisi sanitaria e pomperemo una enorme liquidità, faremo ricostruire le zone terremotate e faremo così ripartire l’economia a mille all’ora. Commissioneremo il debito pubblico e costringeremo i debitori ad accettare la nuova Lira. Istituiremo un programma di lavoro garantito a tutti, insomma a quel punto ci faremo guidare dagli economisti Keynesiani che vorranno collaborare con noi…» Tutti sorridono compiaciuti.

Poi mi sono svegliato.

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Percezioni o realtà?

 

Post di Stefano

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Foto da pixabay

 

Le percezioni sono fomentate e cavalcate dai media, fanno leva sui sentimenti per lo più negativi dell’essere umano, in estrema sintesi sulla paura: paura che mi rubino qualcosa, paura di morire, paura di restare solo, paura di impazzire, paura che, per colpa di qualcuno che se ne approfitta, io o la mia famiglia potremmo ricevere dei danni, eccetera. Le percezioni vengono utilizzate dal potere per metterci l’uno contro l’altro. Nessuno ne è immune e intelligenza è prenderne atto. Chi confonde le percezioni con la realtà deve lavorare su sé stesso e fare un bagno di umiltà, poiché deve comprendere che le percezioni che ha, derivano da fattori esterni a sé, da opinioni altrui o, peggio, da menzogne studiate a tavolino e diffuse dai media per orientare le scelte. L’opinione che ognuno di noi elabora si basa su informazioni che arrivano dall’esterno, sulle quali non abbiamo potere. Ripeto, nessuno ne è escluso. Anche e soprattutto il sottoscritto, anche ognuno di voi che ha la compiacenza di leggere. NESSUNO! Nessuno è in grado di discernere se le singole notizie siano vere, se l’enfasi che viene usata sia giustificata, se l’ordine di importanza che viene imposto sia reale… se vi siano delle notizie omesse. Sono maestri di psicologia delle comunicazioni, di programmazione neuro linguistica e di persuasione occulta. Considerando poi che i possessori dei maggiori media al mondo sono 6 e che corrispondono ai maggiori centri di interesse mondiale… è lapalissiano che gli stessi veicolino messaggi convenienti a loro.

La realtà è oggettiva, è quello che è, non è negativa né positiva. La realtà attuale può dipendere dalle scelte passate o da altri infiniti fattori e non è modificabile. Per cui va accettata così come è. Semmai è possibile ed auspicabile operare scelte che possano modificare la realtà futura per far sì che il futuro sia migliore.

Ora farò degli esempi un po’ a caso:

La percezione è che il debito pubblico sia un problema? Nella realtà, in uno stato normale che abbia la sovranità monetaria e la Banca Centrale prestatore di ultima istanza (che possa comperare i Titoli di Stato invenduti), il D.P. è un semplice dato contabile che serve solo a conoscere l’entità della moneta circolante e dei Titoli di Stato emessi. Giappone docet.

La percezione è che l’Italia sia entrata nella spirale del debito dalla quale non può uscire? In effetti l’Italia è in avanzo primario da moltissimi anni (percepisce più soldi dalle tasse di quanto spende) e il debito aumenta solo in virtù degli interessi usurai che paga. Basterebbe riacquisire l’ability to pay (la capacità di ripagare tutto attraverso la sovranità monetaria) per abbassare gli interessi fino allo zero.

La percezione è che Germania e Francia siano stati virtuosi e l’Italia no? La realtà è che la Germania attraverso la sua più grande Banca pubblica continua ad immettere liquidità per tutto quello che gli serve (cosa vietata dai trattati, ma lei lo fa) e la Francia, attraverso l’emissione del Franco Coloniale alle “ex” colonie, ha di fatto la sovranità monetaria e non ha mai smesso di averla.

La percezione è che viviamo al disopra delle nostre possibilità e che i nostri figli pagheranno per la nostra vita dissennata? In realtà il debito pubblico è quantificato in moneta e la moneta è un numero. I numeri si possono modificare, le banconote si possono stampare o distruggere. I beni ed i servizi che usufruiamo sono stati prodotti da qualcuno, anche da noi, e sono beni reali non numeri. Se quei beni c’erano e li abbiamo usati vuole dire che erano presenti in quel momento e non che dovranno essere prodotti nel futuro. I nostri figli potranno usufruire di quei beni che sapranno produrre nella loro epoca. La vera ricchezza sono i beni ed i servizi a cui si ha accesso, non è il denaro.

La percezione è che ai tempi della “liretta” c’era una inflazione altissima e questo era un grosso problema? La realtà è che c’era una politica monetaristica espansiva che faceva sì che ci fosse dell’inflazione, ma che garantiva condizioni sociali sempre migliori, lavoro e reddito a tutti. La svalutazione invece era coperta dall’indennità integrativa speciale e dagli alti tassi di interesse sui BOT che garantivano il valore dei risparmi.

La percezione è che le tasse servano a pagare i servizi pubblici per cui gli evasori sono dei pericolosi criminali? In realtà le tasse, in uno Stato normale, non servono mai a pagare nulla, ma solo a drenare il denaro circolante in eccesso. A validare la moneta circolante, ad impedire accumuli eccessivi di ricchezza ed a redistribuire il reddito. Ogni Stato paga qualsiasi cosa emettendo nuova moneta, poi eventualmente, ma non necessariamente nella stessa misura, tassa.

La percezione è che viviamo una crisi economica infinita dal 2008 a tutt’oggi? In realtà nessuna crisi economica è mai durata tanto, né può durare così: c’è stato un deliberato e criminale cambio di paradigma da un sistema Keynesiano ad uno Neoliberista ed il conseguente spostamento della ricchezza dal popolo alla élite.

La percezione è che i lavoratori pubblici italiani siano dei fannulloni? In realtà il numero percentuale dei lavoratori pubblici in Italia è inferiore a qualsiasi altro stato europeo.

La percezione è che il pubblico sia lento e inefficace, mentre il privato funzioni meglio? La realtà è che aver demandato dei servizi essenziali ai privati, che perseguono solo l’interesse privato e NON quello pubblico, ha prodotto eventi come quello del Ponte Morandi o come quello dell’emergenza sanitaria del Corona Virus in cui in prima linea è rimasto solo il servizio sanitario pubblico, ma con risorse insufficienti.

La percezione è che l’essere politici corrotti li rendano automaticamente inadeguati? In realtà le due cose sono disgiunte, ad esempio la maggior parte dei politici della “prima repubblica” erano sì dei ladri, ma facevano bene il loro mestiere e noi stavamo sempre meglio. Anche considerando che, per quanto potevano rubare, era un nulla in confronto ad un bilancio statale. Quelli attuali, invece, sono ugualmente dei corrotti, ma in più sono degli incapaci, unica cosa veramente grave.

E così via, si potrebbero fare mille altri esempi. Il mio consiglio è di restare sempre col cervello collegato, con una forte dose di umiltà e con la capacità di fare 2 + 2, perché le falle, nella comunicazione di massa, ci sono.