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Inaspettato paradiso

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Faccio una specie di contro-introduzione al post di Stefano, non tanto per fare una critica a quanto dice, quanto piuttosto per leggere le sue considerazioni da un’altra prospettiva. Intanto io sono sempre molto sospettoso sull’efficacia di un’eventuale de-crescita (in)felice! Che guarda caso è uno degli slogan tante volte propagandati dal m5s o perlomeno dal suo vate Beppe Grillo. Per me la situazione attuale può avere certamente dei lati positivi, ma nella sostanza prevalgono gli effetti negativi non solo sulla salute pubblica, ma soprattutto sulla tenuta sociale. Partiamo dallo “smart working”, anch’io come insegnante lo sto praticando con i miei alunni, idem in altre situazioni è una soluzione “tampone” che permette di gestire tante situazioni lavorative. Ma senza considerare i pro e i contro delle varie situazioni dove esso è stato praticato (per la scuola potrei scriverci innumerevoli post) esso è un esperimento sociale che potrà avere come prime vittime proprio noi lavoratori, che di “smart” fra un po’ avremo solo stipendio (e di conseguenza anche le pensioni). Non ci sono i soldi e si delinea una sempre più probabile scelta di affidarsi a meccanismi europei di finanziamento che porteranno alle solite richieste di svendite dei beni pubblici, di tagli e devastazioni sociali in un contesto che più devastato non si può. I governanti nostrani ed europei anche in questo caso non sembrano proprio riuscire a vedere oltre la punta del loro naso. Ho letto una serie di punti pianificati in un recente incontro fra il governo e le parti sociali che prevedono un eventuale ritorno alla normalità nella “primavera 2021”!!! Stiamo parlano, ripeto, di un “eventuale” ritorno alla normalità. Nel frattempo tutto ciò che riaprirà sarà sottoposto a regole ferree, che sarebbero giustificabili se e solo se lo Stato andasse davvero incontro alle esigenze di supporto economico dei lavoratori (autonomi o dipendenti pubblici e privati che siano). Ma nulla di buono è stato fatto finora e nulla ci indica che sarà fatto nel prossimo futuro. La scelta di vivere diversamente da quanto la società mi propone è da tempo che mi affascina, mi sono avvicinato alla campagna, ho iniziato a coltivare l’orto, allevare galline per le uova, le api per il miele ed altri prodotti preziosi. Ci vorrebbe da parte mia molto coraggio per lasciare una strada certa per una con tante problematiche e difficoltà, ma tutto è possibile se davvero uno lo vuole. Penso però che una scelta di vita che ci riavvicini alla dimensione naturale sia difficilissima anche se possibile per il singolo, ma certamente impossibile per la collettività. Perciò dico anch’io “evviva il paradiso perduto” a patto che esso non si trasformi  nell’anticamera dell’inferno !

Post di Stefano

Io mi considero fortunato, specialmente in questo periodo di reclusione domestica forzata. Abito in un paesino piccolissimo, praticamente in campagna, ed ho un piccolo giardino. Ogni giorno, dopo lo “smart working” ne approfitto per lavorare in giardino, appunto, ed all’esterno di casa. Lavori di manutenzione che era da tanto tempo che rimandavo. Poi mi concedo una passeggiata sulle stradine intorno e me ne frego altamente dei divieti, visto che passeggio da solo o con la mia compagna, con la quale dormo insieme per cui… chi infetterei? Da chi verrei infettato? Per gli eventuali controlli ho pronta la scusa: il medico mi ha ordinato di camminare per almeno mezz’ora al giorno a passo veloce. Ed è esattamente ciò che faccio: motivi di salute! Oggi, ma sono già diversi giorni che lo noto, è stata una giornata stupenda, sole brillantissimo, cielo completamente azzurro, libero finalmente dalla cappa delle scie chimiche (si vede che, ora che nessuno vola, gli aerei sono praticamente fermi e costerebbe troppo far volare apposta dei cargo diffusori di porcherie chimiche). Aria pura, l’inquinamento è un lontano ricordo. La primavera che avanza maestosa regalandoci dei colori da favola. Pochissimi rumori: qualche cane che abbaia lontano, uccellini, bambini (pochi, ma qualcuno c’è… e meno male!) che gridano, sempre lontani. Niente auto. Insomma un paradiso!

Ora qualcuno dirà: “La fai facile tu che abiti in campagna e che hai uno stipendio assicurato, mentre chi abita in un condominio dormitorio di periferia e magari sta perdendo il lavoro…”

Vero!

Tutto vero, l’ho premesso: sono fortunato!

Ma il cielo azzurro? I cani/bambini/uccellini?

Ho visto dei daini in giro (veramente!), degli scoiattoli, un’istrice, gazze ladre…

Che cosa mi sono perso? Che cosa mi ero perso?

Ma davvero la vita normale che desideriamo tanto recuperare… è una cosa normale? Davvero non c’è un altro modo di intendere la vita e la società? Non si può cercare di eliminare il superfluo, l’inutile e cercare di concentrarci su ciò che veramente ci da la felicità? Rallentare? Evitare le code perditempo in auto ed i pomeriggi festivi nei centri commerciali?

Se questo enorme esperimento sociale del coronavirus è stato creato per scopi a noi negativi, come credo, per abituarci ad ulteriori perdite di libertà e di privacy, perché non trasformarlo, invece, in un’occasione di crescita?

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Cinismo

«Guarda dietro di te l’abisso dell’eternità e davanti a te un altro infinito. In questa dimensione che differenza c’è tra vivere tre giorni o tre volte gli anni di Nestore

(Marco Aurelio, 4.50.)

Faccio due considerazioni al post di Stefano. Relativamente alla mortalità del coronavirus, attualmente in base ai dati ufficiali essa non è assolutamente paragonabile alle epidemie del passato come la peste o anche ad influenze come la “Spagnola” che su una popolazione di circa due miliardi di persone fece tra i 50 e i 100 milioni di morti. Speriamo proprio di non replicare mai questi dati spaventosi, anche se è vero che in alcune provincie italiane come quella di bergamo i numeri sono elevatissimi. Ed è altrettanto vero che la fasce deboli della popolazione, in particolare gli anziani, sono da essa maggiormente colpiti. Riguardo invece a chi ne pagherà le conseguenze. Noi in realtà le stiamo già ora pagando le scelte fatte dai vari governi di cancellare posti letto, terapie intensive e tagliare senza ritegno il personale sanitario. Ma la crisi nel mondo ha messo alla luce anche i piedi di argilla di un modello globale che si sta sciogliendo come neve al sole: è vero che nell’UE stanno ancora giocando le stesse carte del 2011, proponendo sistemi di finanzamento del credito assurdi come il MES o uno dei fantasiosi nomi che gli appiopperanno per riproporlo tale e quale ai governi collaborazionisti, il nostro compreso (gli euristi nostrani sono sempre più realisti del re)! Ma se nel mondo si sta mettendo in discussione l’indipendenza delle banche centrali per finanziare senza limiti cittadini e aziende in crisi e si cerca di ripristinare la produzione nazionale in nome dell’emergenza sanitaria (pensiamo alle riconversioni delle aziende per i presidi sanitari), credono davvero le élite europee di poter rimanere fossilizzate in un modello rigido, miope e ormai superato dalla storia? A chi mai potranno ancora vendere le storielle sullo stato ladro, il debito pubblico brutto, le virtù della privatizzazione selvaggia della sanità o della previdenza e altre assurdità che non possiamo più permetterci neanche di pensare in queste condizioni? Capisco la testardaggine che li caratterizza e anche l’evidente mancanza di empatia e senso di umana pietà verso il prossimo, ma ho la netta sensazione che stavolta saranno le stesse élite della finanza a scontrarsi con la durezza del vivere che li porterà ad aprire gli occhi una volta per tutte.

Post di Stefano

Può sembrare cinico solamente a pensarci, ma quando un fatto è tale è inutile autocensurarsi, bisogna prenderne atto. In passato le epidemie generalizzate, una volta superate, portavano ad una ripresa dell’economia con dei numeri superiori al periodo precedente. Questo è facile da spiegare: c’erano meno bocche da sfamare e le ricchezze accumulate precedentemente venivano divise per un numero minore di individui. I beni rifugio come l’oro venivano ereditati dai figli, nelle case restavano delle stanze libere, le terre dovevano sfamare meno persone e così anche gli animali da allevamento. In effetti anche oggi non ci sarebbe motivo per cui non dovrebbe essere lo stesso. Sempre per restare cinici, epidemie, come in particolare questa, fanno vittime specialmente tra le persone in età avanzata o con patologie pregresse, per cui riducono quella popolazione che normalmente non è attiva economicamente. Quindi il rilancio economico, una volta superata la crisi, dovrebbe essere positivo. Anche perché le persone economicamente attive resteranno grosso modo dello stesso numero e saranno sgravate dal dover “mantenere” gran parte di quella popolazione, diciamo, “passiva”. Vi prego: non consideratemi un mostro, sto solo cercando di essere più freddo, calcolatore e concreto possibile, per una precisa scelta narrativa. Quello che invece si sente dire, e che si paventa, è che l’intera Europa, e l’Italia in particolare, subirà un tracollo tale, in termine di PIL e di debito pubblico, che sarà difficile, se non impossibile, recuperare.
Perché? Che cosa è successo? Credo di avere una risposta!
Prima parlavo della popolazione “passiva” riferendomi agli anziani ed ai malati, ma in questa epoca “neoliberista” c’è anche un’altra grossa fetta di popolazione passiva e parassita. Grossa non nel numero, ma nell’importanza e nella ricchezza. Questi individui sono principalmente gli speculatori finanziari che non producono alcun bene reale, ma che guadagnano giocando nelle mega roulette delle borse. Questi non solo non offrono alcun servigio all’umanità, ma determinano la fortuna o il tracollo di aziende o di Stati interi scommettendo, anche, su eventi come le pandemie. E più in su i grandi manager delle banche e delle multinazionali che, attraverso la precarizzazione e lo sfruttamento dei lavoratori, la delocalizzazione e l’uso dei paradisi fiscali, messi a disposizione dalla globalizzazione selvaggia, uccidono i “piccoli” produttori che sono la vera fucina dell’eccellenza, del lavoro garantito e del reddito della classe media.
Non che in passato non ci fossero state sacche di parassitismo sociale, sto pensando ai nobilastri annoiati ed ai regnanti vari, ma forse “quelli” non erano riusciti ad avere il potere di uscire indenni dalle epidemie. Quello che invece è certo è che, in questa situazione, gli attuali regnanti, i “tecnocrati” europei, presenteranno a noi il conto da pagare. E lo faranno attraverso l’ennesima “crisi” economica fatta di ancora più precarizzazione e di sfruttamento ricattatorio. O con il MES.

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Prove tecniche di regime?

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<a href=”http://Foto di Barbara Bonanno da Pixabay“>Foto di Barbara Bonanno da Pixabay

Ho aggiunto un punto di domanda al titolo del post di Stefano che potete leggere sotto. Almeno per dare il beneficio del dubbio a chi sta governando ora una situazione eccezionale in tutti i paesi del mondo. Anch’io ritengo certi provvedimenti molto poco sensati. Chi come me vive in un piccolo paese circondato dalla campagna che pericoli mai correrebbe o farebbe correre ai suoi vicini a permettersi una breve passeggiata in solitaria? Certamente molti meno di chi, suo malgrado, è ancora costretto ad andare al lavoro e vive in un condominio dove interagisce con i suoi vicini. Se giustamente si ritiene necessario mantenere servizi essenziali, altrettanto necessario dovrebbe essere ripristinare minime libertà di sopravvivenza psicologica finalizzate ad una migliore e soprattutto prolungata resistenza dei cittadini nell’affrontare l’emergenza. Proprio ieri è uscita la notizia di una “Sommossa nell’Hubei” in Cina. Gli abitanti, nonostante un allentamento delle misure restrittive, sono ormai esasperati dalla prolungata quarantena e non accettano più le restrizioni agli spostamenti che ancora gli vengono imposti. Reazione esagerata o logica conseguenza di imposizioni che minano la salute mentale e indirettamente anche quella fisica delle persone? In particolare bisognerebbe almeno smettere di esasperare psicologicamente le persone creando mediaticamente un clima di terrore permanente che ormai rischia solo di far implodere le nostre società. E se si vuole davvero puntare al bene comune bisogna sin da subito garantire economicamente chi sta a casa: la gente non può essere messa di fronte alla scelta di ammalarsi di coronavirus o perdere il lavoro e fare la fame! Ci si affida con più convinzione a chi si dimostra persona seria e responsabile e la credibilità di chi ci governa passa attraverso la trasparenza e concretezza delle misure di aiuto effettivo che sono in grado di dare ai loro cittadini.

Post di Stefano

Prove tecniche di regime

La prima cosa che ho pensato quando sono state emanate le misure di contenimento del contagio è stata: “Prove tecniche di regime!”

Premetto che non ho nulla in contrario a tutto ciò che si può fare per arginare al massimo la trasmissione del virus, perché in questo modo si ammalerebbero, soffrirebbero e morirebbero il minor numero possibile di persone e le strutture sanitarie non si troverebbero a collassare per l’impossibilità di accogliere contemporaneamente un numero di pazienti superiore alle loro capacità ricettive.

Purché sia utile, purché siano misure intelligenti, purché siano misure rispettose dei diritti fondamentali e costituzionali degli individui! Purché si rispettino le persone invece di trattarle da imbecilli. Non metto in dubbio che vi siano degli idioti in giro, e questi come tali vanno trattati, anche se ugualmente rispettati, ci mancherebbe, ma trattati da idioti. Invece, la stragrande maggioranza delle persone imbecille non è e va pertanto considerata intelligente e responsabile.

Le mascherine: un famoso microbiologo ha paragonato la loro efficacia a quella che avrebbe un cancello nel bloccare l’ingresso delle zanzare, perché queste sono le corrette proporzioni.

I guanti: sempre secondo lo stesso microbiologo, impediscono alla pelle delle mani, provvista di propri agenti batterici non patogeni e chimici, di svolgere una delle sue funzioni basilari e peculiari, la distruzione della maggior parte dei virus esterni.

Stare a casa ad oltranza: negli ambienti chiusi si verifica la massima contagiosità, per cui matematicamente tutti i conviventi si contagiano tra loro. Può essere utile solo a contenere l’infezione verso le altre case, anche se gli incontri casuali nel pianerottolo, in ambiente lavorativo e nei mezzi pubblici di trasporto facilitano la trasmissione del virus e quindi il contagio nelle “altre” case. Stare all’aria aperta è il modo migliore per sconfiggere il virus: il sole con i suoi raggi ultravioletti sterilizza e il vento disperde i patogeni finché non muoiono.

Non passeggiare o non poter andare in bicicletta per diletto o per sport: questa è la limitazione più grave! Passeggiare da soli o con i propri conviventi, con il cane, eccetera, non produce alcuna ulteriore e nuova occasione di contagio! Semmai, si dovrebbe vietare di fare comunella all’aperto, NON vietare la passeggiata. Ma ci trattano da imbecilli!

A questo punto, al vecchio complottista vengono forti dubbi. Intanto, non essendoci una cura farmacologica, l’antidoto migliore è quello di rafforzare il nostro sistema immunitario: stare all’aria aperta per aumentare la quantità di ossigeno assimilato; esporsi al sole per stimolare l’autoproduzione di vitamina D, indispensabile ad aumentare le difese; migliorare, soprattutto, il proprio morale, perché l’allegria, la positività, l’empatia sono le componenti che più di ogni altra rafforzano il sistema immunitario, come ormai dimostrato da milioni di esperimenti e dalle esperienze personali. Viceversa, lo stare sempre chiusi in casa, poco esposti alla luce e magari bombardati dalla sequenza infinita ed ansiogena dei notiziari che non parlano d’altro e che prospettano una realtà senza speranza, deprime il morale e il sistema di difesa anti patogeno.

Non so se questo nuovo morbo sia stato diffuso intenzionalmente, anche se non lo escludo, ma di sicuro in questo momento viene utilizzato per effettuare un enorme esperimento sociale, atto a testare i limiti di resistenza umana alla privazione continua di ogni diritto costituzionale. Inoltre, gli stessi media “dimenticano” di informare che la vera emergenza è provocata non certo da questo virus, che è mortale come quello di una qualsiasi altra influenza, ma dalla vergognosa carenza strutturale in cui versa la nostra sanità, impossibilitata a fronteggiare la situazione, perché sprovvista di quei macchinari di assistenza respiratoria indispensabili quando risultano colpiti i polmoni. Macchinari che fino a 10/15 anni fa erano in dotazione sufficiente nei nostri ospedali, ma che poi sono stati dismessi a causa della “spending review”.

Il vero nemico, quindi, non è il corona vAirus (1), ma il Celochiedeleuropah (2).

Ultima riflessione. Ogni epoca storica ha avuto i suoi fascismi e io avevo classificato “morbido” quello attuale. Morbido, perché gli schiavi sono stati persuasi di essere cittadini liberi e, come tali, hanno spontaneamente “scelto” di serrare le proprie catene. Di accettare condizioni inaccettabili sul lavoro e sul precariato. Di cedere la propria privacy volontariamente sui social. Di essere controllati su tutto. Di essere contemporaneamente produttori e consumatori di beni futili. Di rinunciare all’accrescimento personale in cambio di intrattenimenti demenziali.

Non credevo che il potere, anche stavolta, avesse bisogno di imporsi con il manganello e con la polizia in strada. Perché? Dove vuole ancora arrivare?

Io mi comporterò responsabilmente e farò il possibile per non veicolare il virus. Se poi dovesse emergere che le misure adottate non hanno prodotto gli effetti desiderati e se, nonostante tutto, il regime di forte limitazione delle libertà personali dovesse ancora perdurare, mi farò parte attiva e promuoverò da solo o collettivamente azioni legali volte al ripristino dei diritti costituzionali.

  1. Cit. Luigi Di Maio
  2. Cit. Stefano Re
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Una storia di crisi e di opportunità

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Foto da pixabay

Il racconto che segue è frutto della florida fantasia di Stefano. Personalmente non sono riuscito a classificarlo, è fantascienza o tragica parodia? Boh, probabilmente la realtà attuale supera in originalità e colpi di scena anche la più fervida immaginazione.

Fanta-racconto di Stefano

Di primo acchito la notizia non sembra rivestire una grande importanza.

In India, nel Rajastan, c’è il timore di una epidemia da influenza che provoca, in alcuni casi e in persone con problemi di salute, una grave polmonite a volte letale.

La notizia viene data dal telegiornale serale quasi in conclusione: «… il contagio è per ora limitato alla città di Jaipur e le autorità locali hanno circoscritto l’area. Il reparto malattie infettive dell’ospedale locale è presidiato per evitare ulteriori fuoriuscite del virus dalla zona rossa.»

Mia moglie ed io commentiamo che probabilmente si tratta della solita “falsa” epidemia, come la Sars, l’Aviaria e altre. «Sarà la solita influenza stagionale!» Critico io con fare noncurante.

La sera successiva, come al solito, accendo la TV sul notiziario. L’annuncio sulla strana influenza è già balzato in terza posizione con centinaia di contagiati, una ventina di morti e alcuni casi sospetti anche a Nuova Delhi ed a Calcutta.

Due settimane dopo, il virus viene isolato da alcuni biologi italiani e riceve anche un nome: Caudavirus (virus con la coda) per la sua forma particolare. Il Presidente del Consiglio Giovanni Duca, spinto dalle solite polemiche, plaude i ricercatori precari e raccomanda che questi vengano assunti a tempo indeterminato. Passa un’altra settimana e il Caudavirus conquista il primo posto su tutti i TG: in India i contagiati sono ormai duemila e quattrocento i morti, parecchi paesi asiatici hanno i loro focolai e in Europa compare prima nel Regno Unito e da lì poi in Italia, a Tivoli.

La situazione precipita di giorno in giorno: Tivoli diventa zona rossa e, a seguire, Roma e il Lazio, mentre focolai di contagio si diffondono in tutta Italia al punto da renderla ben presto il Paese più colpito al mondo dopo l’India. Duca, dopo aver ascoltato il parere dei più importanti virologi italiani, parla a reti unificate ed impone lo stato di allerta nazionale: chiusura delle scuole e di tutte le attività non strettamente indispensabili, divieto assoluto di spostamenti non necessari e di tutte le forme di assembramento.

Poco dopo l’annuncio, il Premier riunisce il governo e convoca i segretari dei partiti che lo sostengono.

Con fare estremamente serio e compunto esordisce, imponendo il silenzio con la mano: «Ho una proposta, ma la esporrò dopo avervi illustrato tutta la situazione in base alle informazioni a me pervenute da fonti assolutamente attendibili.»

I membri rumoreggiano tra loro e si guardano a vicenda per scoprire se qualcuno di loro sia a conoscenza di qualcosa. Duca riprende: «Intanto voglio precisare, ma immagino che molti di voi già ne siano a conoscenza, che non abbiamo a che fare con un virus naturale, ma con un’arma diffusa dai nostri potenti alleati per colpire quegli Stati che non si sono allineati ai loro diktat. Se guardate la diffusione geografica dell’epidemia, potrete comprendere a chi mi sto riferendo e perché.»

Nonostante la maggior parte dei presenti sia già a conoscenza di queste informazioni, il gelo cala nell’assemblea, in quanto ognuno inizia a interrogarsi sugli obiettivi del Premier.

«Inoltre, questo morbo è stato formulato per non provocare troppi morti, ma per risultare virulento ed allarmante: insomma è un’arma strategica, persuasiva.»

Interviene il leader della Corrente 5 Lune, partito di maggioranza relativa, Di Peio: «Visto che è un virus poco mortale, direi che è inutile fermare così drasticamente l’economia della nazione, poiché il danno finanziario nella popolazione ci sarà fatale alle prossime elezioni!»

Il Premier si indispettisce per l’interruzione: «La prego di farmi terminare l’esposizione e, in merito alle prossime elezioni, sappia che saranno comunque un disastro per i partiti di maggioranza, a meno che…».

Mentre l’assemblea borbotta, Duca riprende: «Vi dico subito che le autorità europee non hanno intenzione di aiutarci economicamente e che, anzi, non aspettano altro per commissariare il nostro Paese e finire di comprare, per quattro soldi, tutti i nostri patrimoni. Ho inoltre parlato personalmente col presidente Kramp per sollecitare una distensione politica e ottenere l’antidoto al loro morbo. Mi ha cordialmente risposto che se potesse decidere autonomamente avrebbe già fatto le sue scelte, ma purtroppo deve assecondare i finanziatori della sua campagna elettorale che, da tempo, hanno già messo gli occhi sul nostro Paese.»

A questo punto insorge Rometti, leader del Partito Sinistro: «Non è possibile, lei dice che tutti i nostri amici ci stanno tradendo! Andrò io personalmente a parlare con tutti e sistemerò le cose!»

«Ho già detto che non gradisco le interruzioni, il Presidente del Consiglio sono io e fin quando non sarò sfiduciato spetta a me dettare l’agenda.»

Il nervosismo nell’aula comincia ad essere denso, Rometti si agita sulla sedia, facendo il gesto di andarsene, senza però agire.

«Quello che dirò d’ora in poi deve restare qui dentro e io negherò sempre di aver pronunciato queste parole.» Rapidamente Duca preme un bottone su un apparecchio elettronico che inizia a produrre disturbi in grado di vanificare eventuali registrazioni.

«Ora non potrete registrare nulla! Dunque, ho parlato anche col Presidente della Repubblica Rasagnola per ottenere il suo appoggio, che mi è stato rifiutato per fedeltà all’Unione Europea. Avete compreso? Il Capo dello Stato è più fedele ad un organismo straniero che alla sua nazione! Comunque la mia proposta è questa: con l’alibi dell’epidemia inaspriamo le misure di restrizione e blocchiamo la gente a casa, chiudiamo tutti gli uffici pubblici, i ministeri, le banche, i bancomat… insomma tutto! Dopodiché dichiariamo l’uscita dall’Unione Europea e dall’Euro.» Sottolinea la frase con enfasi. Dopo un silenzio lungo almeno dieci eterni secondi scoppia la bagarre. Le voci si accavallano in un caos inestricabile. Il Premier comincia a battere la mano sul tavolo con violenza: «Silenzio! Silenzio vi prego, avrete modo di parlare tutti, ma civilmente ed uno per volta!»

Subito Rometti approfitta di un attimo di parziale calma: «Non sono per niente d’accordo, l’Europa è la nostra nuova patria, abbiamo firmato i trattati e, sinceramente, da soli ci ritroveremmo fagocitati da tutti i competitori internazionali.»

Duca dimostra una calma glaciale: «Benissimo, io non obbligo nessuno a stare ad ascoltare il mio piano. Se riuscirò a formare una maggioranza andrò avanti, altrimenti, se riuscirete a sfiduciarmi, mi farò da parte.»

Con un gesto di stizza Rometti chiama tutti i suoi ministri ed esce dall’aula, seguito subito dal leader e ministri dell’altro partitino di governo. Il Premier resta da solo con i rappresentanti della Corrente 5 Lune. «Vi prego, fate chiamare dagli uscieri tutti i rappresentanti dei partiti di opposizione e di quelli del gruppo misto. Vediamo se si riesce a mettere insieme una maggioranza parlamentare.»

Di Peio fa un gesto ad uno dei suoi che esce di fretta, poi chiede: «Sta facendo sul serio? Lo sa che cosa stiamo rischiando?»

«Non sono mai stato più convinto. Ovviamente qualche timore ce l’ho, ma stavolta mi sono davvero stufato di non dare retta alla mia coscienza. Non era questo che volevo quando ho intrapreso la mia carriera politica. L’Italia, anche se non aveva grandi risorse naturali, era una potenza economica per merito del suo popolo e della sua inventiva, della sua bellezza e della sua posizione geografica. Non si merita proprio che venga svenduta a popoli che non hanno niente della sua civiltà, della sua creatività e della sua eccellenza! Vedrà, se ce la faremo torneremo ad essere tra i primi al mondo e la gente se ne ricorderà nelle urne.»

Di Peio si rabbuia in una espressione triste. «Anche io ed i miei, quando siamo stati eletti, avevamo questi ideali, anzi, credo che la nostra base ancora sia legata a queste aspirazioni, ma, come sa…»

«Lo so, lo so! Ascolti, mi sono fatto una cultura nei blog e nei siti della controinformazione. Abbiamo una schiera di professionisti e di esperti in ogni campo della gestione politica che potrebbero aiutarci a tirare fuori l’Italia da questa situazione paradossale. Abbiamo economisti, esperti di comunicazione, ideologi, filosofi, giuristi, costituzionalisti, psicologi e sociologi. Tecnici meravigliosi che sarebbero felici di farci da consulenti. Mi creda, possiamo farcela!»

«Sa che cosa le dico? Quasi quasi la appoggio, considerato che non c’è alcuna speranza che alle prossime elezioni la mia Corrente possa venire rieletta al governo, vista la magra figura fatta finora.» «Non mi sarei mai permesso di farglielo pesare, ma ha perfettamente ragione!»

Nel frattempo arrivano in aula i tre rappresentanti della destra, quello della estrema sinistra ed altri fuoriusciti da vari partiti, per lo più dalla Corrente.

Duca fa un breve riassunto del suo piano e conclude: «Io so che ognuno di voi aveva un ideale quando si è lanciato in politica, magari peculiare, ma in tutti accomunato dall’amore per la nostra Patria. Conosciamo altresì tutti il livello di coercizione e di corruzione al quale siamo stati sottoposti e al quale abbiamo ceduto, ma questa può essere la nostra occasione di riscatto: se ce la faremo, ne raccoglieremo di sicuro i frutti. Sta a voi scegliere!»

Mario Moscio del partitino Comunismo interviene dubbioso: «Quindi devo decidere se allearmi con i partiti di destra?»

«È ovvio che sarebbe un’alleanza programmatica, finalizzata all’uscita dall’Europa e alla delicata gestione del “dopo” nei successivi tre anni, fino alle prossime elezioni “politiche”. Voi siete i più dichiaratamente sovranisti.»

«La cosa mi alletta, ma dovrò sentire i compagni di partito prima di decidere.»

«D’accordo, ma che sia una decisione rapida! Sentiamo ora Bertuccioni del partito Alé Italia.»

Il vecchio industriale prestato alla politica si fa serio: «A me questa Europa non piace per niente, ma già una volta ho tentato di mettermi di traverso e ne ho pagato le conseguenze. Non posso rischiare che mi silurino ancora, io devo pensare anche alle mie aziende e a tutto l’azionariato di minoranza. Mi rincresce!»

«Ho capito, ma se non le dispiace la prego di accomodarsi fuori.»

Bertuccioni obbedisce mesto.

«Bene, non importa, penso che ce la possiamo fare lo stesso, ora voglio sentire la signora Cocomeri leader dei Cugini d’Italia.»

La onorevole è raggiante e non prova neanche a mascherare il suo accento romanesco: «Davvero non mi sarei mai aspettata da lei una mossa simile. Il mio Partito aderirà entusiasticamente!»

«Ne ero certo. Ora, Disfattini, leader dell’Amalgama, lei rappresenta il secondo partito del Paese. Aveva nel suo programma elettorale proprio la presa di distanza dai Trattati Europei, poi però quando è andato al governo con le 5 Lune, pur avendone la possibilità, non ha sostanzialmente agito in quella direzione. Comunque l’Amalgama è vincente nei sondaggi e, con questa mossa, potrebbe ancora di più compiacere i suoi elettori e ambire alla leadership nelle prossime elezioni. Che cosa ne dice?»

Disfattini è un uomo alquanto rude nei modi, molto pieno di sé e borioso. Stranamente resta in silenzio mentre si guarda intorno, stranamente impacciato. Allora Duca prova con la carta dell’adulazione: «Consideri che, senza il suo appoggio, temo di non riuscire ad ottenere la maggioranza!»

Finalmente prende la parola nel suo slang da profondo nord: «Il motto del mio partito è: “In alto gli italiani”, a me l’Europa ha rotto i cogl… (la parolaccia era intera): aderisco! Ma voglio il Ministero degli Interni!»

Duca sorride: «Benissimo, vedremo cosa si potrà fare. Ora vorrei anche il parere dei rappresentanti del gruppo misto.»

Due dei rappresentanti se ne vanno spontaneamente seguendo gli altri dissidenti, ma la maggioranza resta annuendo.

Duca è raggiante: «Perfetto, dobbiamo agire così: lei Di Peio dovrà uscire dalla maggioranza e far cadere il governo. Si beccherà le critiche da tutti per aver provocato una crisi proprio in questo momento difficile, ma subito dopo dovrà andare insieme ai leader del nuovo governo dal Capo dello Stato a proporre la soluzione alla crisi. Lui sarà recalcitrante visto che il Partito Sinistro non farà parte della maggioranza, ma voi porgerete la soluzione di emergenza su un piatto d’argento. Mi raccomando!!! Non fate mai cenno al vostro vero programma.»

La Cocomeri prende la parola: «Mi scusi eh, ma a quest’ora già sarà stato informato del suo piano! Figuriamoci, Rometti sarà corso a “piangere” da lui!»

«Certo, lo immagino, solo che nel doppio caos provocato dall’emergenza sanitaria e dalla crisi di governo si troverà costretto ad accettare in fretta, altrimenti sarà considerato lui il colpevole. Bisogna sfruttare proprio questa situazione eccezionale.»

La Cocomeri e tutti gli altri sorridono diabolicamente. Il Premier riprende: «Il Governo si dovrà costituire in un lampo ed al primo fine settimana dichiareremo l’uscita dall’Euro, con la scusa della necessità immediata di enorme liquidità, per salvaguardare la salute e la vita di milioni di persone. Con la Nazione bloccata, le Borse chiuse e il popolo costretto a casa sarà tutto più semplice. Usciremo poi dalla crisi sanitaria e pomperemo una enorme liquidità, faremo ricostruire le zone terremotate e faremo così ripartire l’economia a mille all’ora. Commissioneremo il debito pubblico e costringeremo i debitori ad accettare la nuova Lira. Istituiremo un programma di lavoro garantito a tutti, insomma a quel punto ci faremo guidare dagli economisti Keynesiani che vorranno collaborare con noi…» Tutti sorridono compiaciuti.

Poi mi sono svegliato.

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Percezioni o realtà?

 

Post di Stefano

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Le percezioni sono fomentate e cavalcate dai media, fanno leva sui sentimenti per lo più negativi dell’essere umano, in estrema sintesi sulla paura: paura che mi rubino qualcosa, paura di morire, paura di restare solo, paura di impazzire, paura che, per colpa di qualcuno che se ne approfitta, io o la mia famiglia potremmo ricevere dei danni, eccetera. Le percezioni vengono utilizzate dal potere per metterci l’uno contro l’altro. Nessuno ne è immune e intelligenza è prenderne atto. Chi confonde le percezioni con la realtà deve lavorare su sé stesso e fare un bagno di umiltà, poiché deve comprendere che le percezioni che ha, derivano da fattori esterni a sé, da opinioni altrui o, peggio, da menzogne studiate a tavolino e diffuse dai media per orientare le scelte. L’opinione che ognuno di noi elabora si basa su informazioni che arrivano dall’esterno, sulle quali non abbiamo potere. Ripeto, nessuno ne è escluso. Anche e soprattutto il sottoscritto, anche ognuno di voi che ha la compiacenza di leggere. NESSUNO! Nessuno è in grado di discernere se le singole notizie siano vere, se l’enfasi che viene usata sia giustificata, se l’ordine di importanza che viene imposto sia reale… se vi siano delle notizie omesse. Sono maestri di psicologia delle comunicazioni, di programmazione neuro linguistica e di persuasione occulta. Considerando poi che i possessori dei maggiori media al mondo sono 6 e che corrispondono ai maggiori centri di interesse mondiale… è lapalissiano che gli stessi veicolino messaggi convenienti a loro.

La realtà è oggettiva, è quello che è, non è negativa né positiva. La realtà attuale può dipendere dalle scelte passate o da altri infiniti fattori e non è modificabile. Per cui va accettata così come è. Semmai è possibile ed auspicabile operare scelte che possano modificare la realtà futura per far sì che il futuro sia migliore.

Ora farò degli esempi un po’ a caso:

La percezione è che il debito pubblico sia un problema? Nella realtà, in uno stato normale che abbia la sovranità monetaria e la Banca Centrale prestatore di ultima istanza (che possa comperare i Titoli di Stato invenduti), il D.P. è un semplice dato contabile che serve solo a conoscere l’entità della moneta circolante e dei Titoli di Stato emessi. Giappone docet.

La percezione è che l’Italia sia entrata nella spirale del debito dalla quale non può uscire? In effetti l’Italia è in avanzo primario da moltissimi anni (percepisce più soldi dalle tasse di quanto spende) e il debito aumenta solo in virtù degli interessi usurai che paga. Basterebbe riacquisire l’ability to pay (la capacità di ripagare tutto attraverso la sovranità monetaria) per abbassare gli interessi fino allo zero.

La percezione è che Germania e Francia siano stati virtuosi e l’Italia no? La realtà è che la Germania attraverso la sua più grande Banca pubblica continua ad immettere liquidità per tutto quello che gli serve (cosa vietata dai trattati, ma lei lo fa) e la Francia, attraverso l’emissione del Franco Coloniale alle “ex” colonie, ha di fatto la sovranità monetaria e non ha mai smesso di averla.

La percezione è che viviamo al disopra delle nostre possibilità e che i nostri figli pagheranno per la nostra vita dissennata? In realtà il debito pubblico è quantificato in moneta e la moneta è un numero. I numeri si possono modificare, le banconote si possono stampare o distruggere. I beni ed i servizi che usufruiamo sono stati prodotti da qualcuno, anche da noi, e sono beni reali non numeri. Se quei beni c’erano e li abbiamo usati vuole dire che erano presenti in quel momento e non che dovranno essere prodotti nel futuro. I nostri figli potranno usufruire di quei beni che sapranno produrre nella loro epoca. La vera ricchezza sono i beni ed i servizi a cui si ha accesso, non è il denaro.

La percezione è che ai tempi della “liretta” c’era una inflazione altissima e questo era un grosso problema? La realtà è che c’era una politica monetaristica espansiva che faceva sì che ci fosse dell’inflazione, ma che garantiva condizioni sociali sempre migliori, lavoro e reddito a tutti. La svalutazione invece era coperta dall’indennità integrativa speciale e dagli alti tassi di interesse sui BOT che garantivano il valore dei risparmi.

La percezione è che le tasse servano a pagare i servizi pubblici per cui gli evasori sono dei pericolosi criminali? In realtà le tasse, in uno Stato normale, non servono mai a pagare nulla, ma solo a drenare il denaro circolante in eccesso. A validare la moneta circolante, ad impedire accumuli eccessivi di ricchezza ed a redistribuire il reddito. Ogni Stato paga qualsiasi cosa emettendo nuova moneta, poi eventualmente, ma non necessariamente nella stessa misura, tassa.

La percezione è che viviamo una crisi economica infinita dal 2008 a tutt’oggi? In realtà nessuna crisi economica è mai durata tanto, né può durare così: c’è stato un deliberato e criminale cambio di paradigma da un sistema Keynesiano ad uno Neoliberista ed il conseguente spostamento della ricchezza dal popolo alla élite.

La percezione è che i lavoratori pubblici italiani siano dei fannulloni? In realtà il numero percentuale dei lavoratori pubblici in Italia è inferiore a qualsiasi altro stato europeo.

La percezione è che il pubblico sia lento e inefficace, mentre il privato funzioni meglio? La realtà è che aver demandato dei servizi essenziali ai privati, che perseguono solo l’interesse privato e NON quello pubblico, ha prodotto eventi come quello del Ponte Morandi o come quello dell’emergenza sanitaria del Corona Virus in cui in prima linea è rimasto solo il servizio sanitario pubblico, ma con risorse insufficienti.

La percezione è che l’essere politici corrotti li rendano automaticamente inadeguati? In realtà le due cose sono disgiunte, ad esempio la maggior parte dei politici della “prima repubblica” erano sì dei ladri, ma facevano bene il loro mestiere e noi stavamo sempre meglio. Anche considerando che, per quanto potevano rubare, era un nulla in confronto ad un bilancio statale. Quelli attuali, invece, sono ugualmente dei corrotti, ma in più sono degli incapaci, unica cosa veramente grave.

E così via, si potrebbero fare mille altri esempi. Il mio consiglio è di restare sempre col cervello collegato, con una forte dose di umiltà e con la capacità di fare 2 + 2, perché le falle, nella comunicazione di massa, ci sono.

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I fantasmi del liberismo

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Nell’800 tutti credevano ai fantasmi! Ci credevano davvero ed è un fatto che la gente VEDEVA FANTASMI OVUNQUE: nei castelli, nelle case abbandonate, ma anche nelle proprie abitazioni… Non stiamo qui discutendo se i fantasmi esistono o meno,  ma sul fatto che essi erano realtà tangibili tanto quanto la vita concreta e quotidiana di ognuno di noi: essi quindi facevano paura!

Ma oggi le cose sono cambiate? A ben guardare direi proprio di no! Più che altro è cambiata la percezione, non esistono più i fantasmi ectoplasmatici ex-umani tornati dall’oltretomba, ma esistono invece i fantasmi del liberismo! E quali sono? Ma essenzialmente i fantasmi che fanno paura si chiamano DEBITO PUBBLICO, INFLAZIONE, SPREAD, MES,… Il mondo va avanti (o indietro?) credendo che ci sono dei vincoli e dei limiti totalmente irreali, ma che agiscono nella realtà prepotentemente facendo danni e a volte anche morti. Sto forse esagerando? Può darsi, certo è paradossale come una crisi economica mondiale innescata dalla diffusione del corona virus li stia facendo cadere miseramente uno per uno.  Essi infatti sono più il tragico frutto di scelte politiche assurde, spesso chiamate con nomi altrettanto assurdi come austerità espansiva! Che essenzialmente è servita ad abbassare il reddito dei lavoratori per rilanciare il profitto dei grandi capitalisti; la distruzione del reddito ha così candidamente portato alla svendita delle imprese italiane e anche alla conseguente privatizzazione dei settori cruciali della vita economica del paese in nome del “privato è bello” e del “pubblico è inefficiente e brutto e corrotto”. Ciò lo stiamo vivendo sulla nostra pelle a seguito dei tagli imposti alla sanità, ma anche alla scuola o alla previdenza pubblica ormai in parte confluita nei fondi privati e probabilmente destinata a sparire in un prossimo futuro.

Ma ora che il gioco non è più praticabile, perché la recessione mondiale è molto più concreta e reale di questi fantasmi che ci hanno propinato per anni, ecco che scopriamo il vero ruolo di una vera banca centrale (sostenere gli stati emettendo tutta la moneta che serve all’economia reale) e anche il ruolo di un vero stato (spendere il necessario per far funzionare al meglio servizi come la sanità, o sostenere i redditi dei cittadini). Rimane il fatto che i nostri amati politici,  non solo italiani a dire il vero, sono reticenti. Molti di loro ben infarinati e indottrinati dai mantra liBBeristi non riescono a digerire ste eclatanti novità: ma davvero possiamo spendere per salvare la GGente? E poi il DEBBITO? E l’INFLAZZZIONE? Questi ce credene davvero poverini, così come credono alla concretezza delle loro comode poltrone. Ma chi fra loro ha sempre saputo, vedrete, glielo farà presto capire come funziona l’economia in tempo di guerre e di corona virus. Bisogna accantonare i fantasmi per cercare di non rimanere schiacciati dalle macerie, quelle quando cadono non risparmiano nessuno, nemmeno le poltrone!

 

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Riflessioni filo-virologiche

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<a href="http://Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay“>Foto da pixabay

Riflessione interessante, alla quale aggiungo solo due parole. Se questo virus è un prodotto della natura, significa forse che essa sa fin troppo bene liberarsi di chi inizia a risultare un pericolo ai fini evolutivi. Non che sia questa l’ora della nostra estinzione, ma almeno impariamo a rispettarla (la natura)! Se invece il virus è un prodotto umano, finalizzato, fra le altre cose, a isolare e quindi a dividere le persone per meglio ottenere controllo e sfruttamento collettivo, ritorniamo comunque alla prima opzione: la natura sa bene come liberarsi di chi non è utile (evolutivamente parlando)! Cari controllori, se mai ci siete e soprattutto siete all’ascolto (modello Grande Fratello), siete sicuri di aver ben capito a che gioco state giocando?
Post di Stefano

La mia compagna mi ha fatto riflettere con una frase: “Questo è il virus dell’incomunicabilità!”. Effettivamente sembra quasi il tassello finale e, ad un paranoico come me, non poteva sfuggire. Dopo la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa che fanno comunicare sì, ma da lontano. Dopo la diffusione dei sistemi di intrattenimento, dei giochi elettronici, che vengono usufruiti soprattutto in solitudine, questo regale vAirus sembra quasi la ciliegina sulla torta. Vietato avvicinarsi a meno di un metro… ho sentito anche dire a meno di 1,82 mt! Vietato darsi la mano, vietatissimo abbracciarsi e baciarsi, parlarsi solo attraverso lo schermo delle mascherine, restare più possibile confinati alla propria abitazione, con pochissime deroghe e solo per procurarsi il cibo ed i farmaci, ma ovviamente a distanza di sicurezza! Vietati gli assembramenti, le cene conviviali, le risate in compagnia, le partite di calcetto. Vietata la cultura di massa, cinema, teatro, concerti, musei. Vietato insomma il contatto umano. L’altro è vissuto come un potenziale nemico. In questo periodo la fanno da padroni il telefonino ed internet, in cui la comunicazione consta di soli suoni ed immagini, riprodotti, artificiali. Percepiti solo dal cervello razionale con rare deroghe verso la parte emozionale e praticamente nessuna verso la parte creativa ed intuitiva. Nessuna comunicazione non verbale, nessun contatto, nessun odore, anche perché coperto dal disinfettante. Comunicazioni robotizzate che preludono all’automazione dell’uomo stesso, al trans-umanesimo. Dicono che sono disposizioni temporanee, che passata l’emergenza tornerà tutto come prima… ma intanto un bell’esperimento è stato attuato. Intanto abbiamo imparato ad auto recluderci, abbiamo cominciato ad abituarci ai controlli di polizia. Eh… è per il nostro bene! Poi chissà? A volte niente è più definitivo del temporaneo. Il denaro contante potrebbe essere veicolo di contagio, lo vogliamo abolire? La geo-localizzazione obbligatoria sarebbe utile in emergenze future, la vogliamo concretizzare? Certo che questo virus, per le élite, se non ci fosse stato bisognava inventarlo!

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Solidarietà familiare

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Post di Stefano

Nella famiglia della mia compagna, che ormai è diventata la mia famiglia, una settimana fa sono successi, tutti nello stesso giorno, due eventi che hanno costretto all’ospedale due parenti strettissimi. In due ospedali diversi. Da allora è iniziata la consueta staffetta solidale, da parte di tutti i superstiti e che ha coinvolto anche me, per sopperire a tutte le necessità dei due malati ed anche a quelle degli assistenti ai pazienti. Non c’è niente di eroico in tutto questo, anzi, è tutto perfettamente normale. L’umanità, la vera umanità si esprime esattamente così, la società serve a questo, siamo esseri solidali. Le società umane, specie le più piccole, da sempre, hanno sempre tratto giovamento dall’aiuto reciproco e gratuito. Nelle società tribali non c’era bisogno dei baby sitter né dei badanti, bambini, malati e vecchi venivano accuditi da chi era lì disponibile, normalmente. Più recentemente nelle famiglie polinucleari e allargate era lo stesso. La famiglia è la forma di società più piccola, ma è la base di partenza dal quale si sviluppa lo scambio reciproco, gratuito e non mercantilistico. Il vantaggio individuale è ridotto, eventualmente, alla speranza di ricevere in futuro ed in caso di bisogno la stessa cura che si è spesa a favore degli altri. Non c’è alcuna contabilità e nessun vantaggio immediato, esclusa la indubbia soddisfazione dell’essersi sentiti utili. L’essere solidali e gregari, penso, sia una cosa connaturata alla nostra struttura genetica che, vista la indubbia debolezza che ci caratterizza come specie animale, ci ha permesso di sopravvivere. Ora, il mio sguardo disincantato non può fare a meno di notare come la famiglia sia vittima costante di continui attacchi da parte dei soliti “poteri forti”. Le tutele alla famiglia si assottigliano sempre di più, il lavoro, quando si riesce a trovare, è sempre più precario. Sempre più impegnativo in termini di tempo e sempre più delocalizzato. In pratica ogni giovane viene presto scoraggiato a mettere su famiglia e ad avere dei figli, viene privato della progettualità di vita. Invece, vengono incoraggiati quei rapporti potenzialmente sterili ed “a tempo” (mi fermo qui perché è un discorso scivoloso, ma a buon intenditor…). Quello che noto, dicevo, è l’attacco sistematico a tutte quelle realtà che prevedano per “statuto” la gratuità delle prestazioni ed in un contesto non mercantilistico, quelle che tolgono PIL al mercato. Occorre fare una precisazione: il lavoro gratuito è ben accetto sotto forma di “stage” infinito, di schiavismo di fatto, di “volontariato” eccetera. Il lavoro che non piace è quello dove non ci guadagna nessuno e, non solo, quello che toglie la possibilità a qualcuno di guadagnarci. Torno all’evento familiare per fare un esempio: assistere gratuitamente un paziente all’ospedale non va bene, pagare una terza persona per lo stesso servizio sì. In pratica tutto si deve pagare, e con i soldi! Tutto deve essere mercantilizzato, ci vogliono soli e consumatori. Io non so se tutto questo è semplicemente finalizzato ad un guadagno immediato o se ha uno scopo più elevato (o inferiore), sta di fatto che questo comportamento, per sua natura, è distruttivo per la specie umana quindi, per concludere, o i potenti sono miopi e psicopatici (come credo), o hanno un livello di comprensione così elevato che noi poveri mortali non possiamo capire (Malthus?).

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Ho visto un alieno in TV (a Sanremo)

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Post di Stefano

Per quanto ami la musica, di ogni genere, ho cominciato da vari anni a non guardare più Sanremo: qualità delle canzoni (e dei cantanti) molto bassa, spettacolo per lo più pompato, ma inconsistente… in pratica ormai una auto celebrazione di sé stesso. Dopo, se capita facendo zapping, non è che cambio subito canale, magari una canzone la ascolto pure, ma ieri sera mi ha impressionato l’alieno che faceva “bella” MOSTRA di sé. Si trattava di quello che rimane di Ornella Vanoni: una bella signora che se avesse accettato dignitosamente di vivere la sua vecchiaia, magari cantando pure, perché no? Si sarebbe esibita nella sua vera forma di una bella signora anziana, acconciata, truccata e vestita come una “bella signora anziana”. Non c’è nessuna vergogna in questo: diventare anziani è la speranza di tutti noi, anche perché l’alternativa è peggiore! Ed invece no, si è affidata alla chirurgia “estetica” (inestetica) ed è diventata… a me ha ricordato un videoclip dei Genesis degli anni ’80 (Land of confusion), in cui i personaggi rappresentati erano dei pupazzi animati, pupazzi che erano la caricatura dei personaggi stessi. In particolare l’Ornella nazionale, ieri sera, sembrava il pupazzo di Tony Banks. Ma quelli erano pupazzi, messi lì per far ridere! Lo spettacolo che offriva di sé era inquietante, non c’era più niente di umano, nessuna espressione, una maschera di cera… anzi di silicone. Un pupazzo animato. Insomma un vero e proprio alieno! A pensarci bene anche Patty Pravo ed altri, all’inizio anche Claudio Baglioni, poi forse si è ricreduto o ha cambiato chirurgo e adesso è un po’ più normale. Insomma vorrei capire che cosa spinge questi personaggi a cercare, nell’aspetto, una gioventù che non c’è più per motivi anagrafici, ma che, ripeto, non c’è niente di male che non ci sia. Molto più dignitoso, ricordo sempre a Sanremo di parecchi anni fa, Nicola Arigliano già ottantenne e un po’ claudicante, vecchio, ma perfettamente integrato nel personaggio reale che era, ha cantato nel suo stile, una bella canzone che a volte interpreto anch’io. Manteneva tutta la sua espressività, anzi, resa più profonda dall’essere anziano. Oppure come ha fatto Mina: quando non ha più accettato il suo aspetto fisico ha smesso di mostrarsi in video. Capisco, perché l’ho provato, che il palcoscenico sia una droga alla quale è difficile rinunciare, ma l’età, vera od apparente, non c’entra niente col potersi esibire. Virna Lisi da giovane interpretava parti da giovane, da matura interpretava ruoli di mezza età e da vecchia interpretava parti da vecchia. Sempre bellissima, sempre interessante, sempre espressiva. Se hai qualcosa da dire, o da dare, da vecchio lo puoi fare lo stesso, non ti dà niente di più un bisturi, anzi, ti toglie… l’umanità, o per lo meno quella apparente.

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Attualità Politica ed economia

Contiamo il contante

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Le mie idee sulla questione le avevo esposte nel post “Lotta al contante” https://opinioniweb.blog/2019/09/18/lotta-al-contante/. Nel post che segue potete leggere un’efficace riflessione dell’amico Stefano

Post di Stefano

Ultimamente ho letto, con piacere, che la BCE… la BCE!!! Non gradisce che l’Italia attui la limitazione del contante nei pagamenti. Non avrei mai creduto in vita mia di poter essere d’accordo con l’immonda istituzione, ma nella vita non bisogna mai porsi dei limiti e la capacità di confrontarsi con gli interlocutori senza il “paraocchi” credo sia una dote delle persone intelligenti (tranquilli… mi considero stupido su tante altre cose!). Una tendenza, ormai chiara a tutti, è quella di limitare al massimo l’uso del contante, fino a farlo scomparire del tutto a favore dei pagamenti elettronici: Carte di credito, Bancomat, Smartphone… ed in futuro tramite microchip innestato sottopelle… ecc. Per tutto questo la “scusa” principale è la solita: combattere l’evasione fiscale, visto che il lavoro in nero viene pagato, appunto, in contanti. A parte il fatto che le transizioni per le grandi e significative evasioni non vengono affatto effettuate in contanti, ma con passaggi di denaro virtuale appoggiato in paradisi fiscali e che quindi la limitazione al contante semmai colpisce i piccoli: i soliti tartassati che, per lo più, attuano una evasione fiscale di sopravvivenza. Inoltre i pagamenti “locali” fatti da e per la malavita organizzata vengono effettuati in contante senza limite di somma, ovviamente. A parte quindi questo, è ovvio che il vero motivo è di favorire il sistema bancario che, attraverso le commissioni, la maggiore liquidità presente in cassa e la possibilità di risolvere le crisi bancarie stesse attraverso la predazione dei risparmi dei correntisti (vedasi Bail-In), possono lucrare e spadroneggiare come vogliono. Ma, l’eliminazione del denaro contante è estremamente pericolosa! Per la libertà stessa! Già ora siamo anche troppo controllati: dall’agenzia delle entrate, dalle banche stesse: ho provato a fare un movimento di denaro strano (per loro!) per comprare il camper e da allora mi assillano per “adeguate verifiche”. Dalle ditte produttrici di qualunque cosa: chissà perché ogni volta che ci interessiamo o compriamo qualcosa su internet veniamo subissati di pubblicità, guarda caso, proprio di quegli articoli lì! Senza più contante il controllo sarebbe totale… ma scusate: se io volessi fare qualche acquisto al sexy shop o… volessi andare a puttane? Perché qualcuno dovrebbe essere autorizzato a saperlo? Se mi volessi curare con farmaci non ortodossi (legali eh)? Se volessi ubriacarmi dalla mattina alla sera? Se volessi drogarmi con psicofarmaci legali? Ma semplicemente, se non volessi far sapere a chichessia quanto sono ricco, di soldi guadagnati onestamente… saranno cavoli miei o no? Ma c’è di più: senza contante basterebbe un black out, anche limitato al CED, della banca per non avere più disponibilità… che cosa mangio? Basterebbe un hacker a distruggerci! Il servizio segreto di uno Stato a noi nemico? Ma il top è semplicemente: uno Stato fintamente democratico, al quale non siamo simpatici, che si inventa una accusa di crimine terribile (per esempio): EVASIONE FISCALE!!! Per metterci fuori gioco bloccando il nostro credito. Una vera manna per uno Stato tecnocratico e fascistoide. Meno male che i “poteri” sono ancora divisi tra vari “potentati” e a volte il conveniente di uno non è quello dell’altro. Stavolta è la BCE che non ha convenienza! Ooops, mi sono rimesso il paraocchi!!!