Elogio alla lentezza

lumaca

Stefano è tornato e siccome a stare a casa si annoiava (!!!!), allora ha prodotto un ottimo articolo supercondivisibilissimno in ogni riga, lettera, virgola, apostrofo… Ma chiudo con una distinzione, scontata ma necessaria, fra la lentezza di cui parla Stefano e il non fare niente, nella vita, per principio. Un amico era famoso per ciò (e Stefano lo ha conosciuto). Ci vediamo in palestra (in realtà era La cantina dei pesi, clicca se vuoi leggere la filastrocca) e Andrea dice: << Lo sai che Grillo (è un soprannome) ha scoperto di essere abitudinario!>>  Io: <<Ma non lo sapevi? E’ una vita che non fa un ca$$o dalla mattina alla sera!>> E vi sfido anche solo a immaginare la fatica di pre-vedere ogni minima mossa e contromossa (una vera e propria preveggenza) pur di riuscire davvero, ogni santo giorno, a non fare un ca$$o dalla mattina alla sera. Una fatica immane!! Un genio assoluto!!! Ma questa è un’altra storia, vi lascio al post di Stefano…

Non sono andato a lavorare perché sto male: raffreddore, mal di gola, mal di testa… qualche linea di febbre. Dall’ufficio arrivano telefonate che c’è da fare questo e quello ed io a spiegare che non ci sono, che mi riposo. Già mi immagino a correre di qua e di la (faccio l’economo nel mio Istituto e quindi mi occupo di rapporti con le Ditte esterne e con gli approvvigionamenti) con questa debolezza addosso e la testa intontita dal virus. Magari ce la potevo fare, c’è gente che fa di ben peggio e ce la fa, ma non è questo il punto… serve?

Faccio anche l’impiegato ovviamente e che vedo?: migliaia di leggi e di commi tutti complicatissimi da attuare, quelli successivi servono ad aggiustare errori fatti da leggi precedenti, palesi trattamenti di favore o di sfavore nei confronti di platee di cittadini che a seconda dei casi si ritrovano ad essere fortunati o sfortunati, di questi tempi per lo più… sfortunati! Arrivano quindi nuove norme che dovrebbero risolvere i problemi e che fanno? Di primo acchito sembra che semplifichino, ma… e c’è sempre un MA, complicano… complicano e complicano! C’è sempre da compilare un nuovo modulo c’è sempre da accedere a nuove banche dati, c’è sempre da controllare di più, di più… di più!

Basterebbe che ci fossero delle norme semplici, uguali per tutti ed un buon computer per fare tutto il lavoro del mio Istituto, ma si sa: il diavolo sta nei dettagli.

Nella produzione? Ormai le fabbriche moderne le fanno senza l’impianto di illuminazione nelle catene di montaggio: ai robot non serve!

Ma tutto questo per tradursi in cosa? In pochi che corrono tutto il giorno per far lavorare bene le macchine, altri che si affannano tutto il giorno per conquistare una rendita da una speculazione finanziaria parassitaria. In tanti che corrono tutto il giorno per trovare un’occupazione ed in altrettanti in coma disperativo che hanno un pasto assicurato da dei genitori che, però, prima o poi li lasceranno per ragioni anagrafiche. Nel nostro mondo: quello ricco, si potrebbe lavorare tutti per non più di due ore al giorno, stare sereni e poter dedicare il tempo ai figli, al divertimento, al gusto per le piccole cose ed alla contemplazione del mondo e dell’universo e perché no?… alla crescita spirituale! Tutto ciò, poi, è anche esportabile al mondo povero in poco tempo e con poca fatica, dato che tutte le tecnologie sono già disponibili! E quante altre ce ne sono che ci tengono nascoste?

Però no! Non si fa… o meglio, chi potrebbe non lo fa.

Fare le cose per il gusto di farle, creare arte, comunicare… o al limite annoiarsi…

Annoiarsi? Ma… ma l’ozio è il padre dei vizi!!!

Chi l’ha detto?

Nel mio piccolo, la noia è creativa! Le cose migliori le ho immaginate, e poi realizzate, in momenti di noia, nella lentezza, nel prendere coscienza adagio, nell’assaporare lentamente il gusto di un progetto. La noia fa pensare!

Ma non preoccupatevi, anche per i disoccupati l’antidoto alla noia è servito su un piatto elettronico di tablet e smartphone.

E’ chiaro che il pensiero fa paura e dà fastidio anche se chi pensa è muto come un pesce…” cantava Lucio Dalla…

Manto soffice

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Ancora sulla Speranza, poche parole, forse banali. Nella poesia sotto uno stato d’animo, di sconforto a volte, ma anche di luce…

Due essenzialmente sono i segni che ci permettono  di aprirci alla Speranza: il primo riguarda la dignità umana, essa va perseguita costantemente nella società attraverso il riconoscimento della libertà (in ogni sua forma) insieme alla promozione di ognuno. Il secondo segno è la giustizia senza la quale non si può parlare di equità o dignità umana.Sappiamo bene quanto l’uomo nella storia abbia negato questi principi, pur avendoli teorizzati e in modo spesso marginale concretizzati in delle forme di governo.

Ma essi sono presenti nella coscienza dell’umanità e possono trovare una sintesi teologica nella Rivelazione dell’amore di Dio da cui discendono tutte le altre forme di amore. E attraverso l’Amore il creato, la storia e la stessa umanità devono trovare compimento. Perciò è neccessario per i credenti lasciarsi guidare dalla fede, vivere il presente con lo sguardo rivolto al futuro impegnandosi concretamente nella realizzazione di questi principi nella vita reale e nella società, opponendosi con fermezza ai modelli distorti di falsa giustizia che  negano appunto lavoro e vita dignitosa alle persone, ristorati nei momenti di sconforto da un rifugio interiore, dove c’è posto per tutti e dove tutti possono entrare per condividere l’esigenza di giustizia e dignità…

Giornata cupa questa.

Un vento freddo e pungente mi fa rabbrividire.

All’improvviso inizia a piovere,

sembra quasi neve

acqua gelida destinata a trasmettere

sensazioni di morte.

E’ così che ci sentiamo

quando siamo soli

e manca la speranza.

Ma anche la neve può portare la vita,

trasformandosi in un manto caldo e soffice

che protegge i germogli

e li tiene al sicuro.

Forse anche per noi c’è un caldo rifugio.

Certo a volte c’è tempesta

e il freddo prevale…

Continuiamo a sperare

affinché ognuno possa trovare trovare

un caldo rifugio.