Teoria dei livelli


L’articolo che segue mi è stato inviato dall’amico Stefano Tonnarelli e lo pubblico volentieri sperando che possa suscitare riflessioni e approfondimenti. L’ho collocato nella categoria “Filosofia e religione” perché secondo me affronta il grande tema del dubbio socratico sintetizzabile nel motto “So di non sapere”! Socrate era saggio appunto perchè SAPEVA di non sapere, questo era il nucleo interiore della sapienza, mentre chi non ne era consapevole si collocava nell’ignoranza. Forse è proprio questa la “consapevolezza dei propri limiti” di cui parla Stefano. Una consapevolezza a cui si riferisce anche Sant’Agostino in De vera religione, 39, 73: «Se non ti è chiaro quel che dico e dubiti che sia vero, guarda almeno se non dubiti di dubitarne; e, se sei certo di dubitare, cerca il motivo per cui sei certo. In questo caso senz’altro non ti si presenterà la luce di questo sole, ma la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo» (cit. da Giovanni, I, 9).

Teoria dei livelli

di Stefano Tonnarelli

Secondo me, nella definizione e nella narrazione dei fatti che accadono o delle realtà che ci circondano ognuno si colloca su un livello di interpretazione che dipende:

  1. Dalla quantità di informazioni che ognuno possiede. Sintetizzato in Conoscenza.
  2. Dalla capacità di discernimento, caratteristica e diversa per ognuno, di non sapere costituita dalla razionalità più dalla capacità intuitiva,(lobo destro più lobo sinistro, parte maschile più parte femminile). Sintetizzato in Coscienza.

Le due caratteristiche fuse insieme si possono sintetizzare nel termine Consapevolezza.

In una scala infinita di livelli che parte dalla menzogna assoluta ed arriva alla verità assoluta ognuno si colloca nel livello che più gli appartiene e generalmente, per mancanza di umiltà, combatte, spesso dialetticamente, ma a volte purtroppo non solo, l’interpretazione di chi ha una opinione che appartiene ad un livello diverso dal suo. Mentre è facile riscontrare che, anche nell’arco della propria vita, a causa delle variazioni che si hanno nei livelli di conoscenza e di coscienza, si cambia spesso opinione e ci si colloca, quindi, ad un diverso livello di interpretazione della verità.

E’ facile riscontrare che non esiste un livello zero (menzogna assoluta) in quanto ognuno ha almeno un livello minimo di conoscenze e di coscienza. Quindi è impossibile narrare delle falsità assolute anche da parte di chi possiede un alto livello di Consapevolezza. Così come è facile ipotizzare che nessuno abbia accesso alla verità assoluta in quanto presupporrebbe delle prerogative “divine”.

Quindi è evidente che ognuno si posiziona su un livello intermedio tra lo zero e l’infinito ed, all’interno di questi, ognuno gioca il suo ruolo. Che sia in una discussione amichevole, che sia in un dibattito politico, che sia nell’informazione giornalistica, che sia negli insegnamenti scolastici, eccetera.

E’ altrettanto logico che chi occupa un livello superiore ed è quindi più vicino alla verità assoluta è in grado di condizionare chi appartiene ad un livello inferiore in quanto ha una visione più ampia. Se poi questo individuo è motivato da obiettivi positivi ed altruistici, di fatto diventa un maestro per i soggetti che occupano livelli inferiori ed aiuta questi ad evolvere verso livelli di interpretazione più vicini alla verità. Al contrario chi è spinto da motivazioni egoistiche diventa di fatto un manipolatore che tende a bloccare o, addirittura, a far regredire l’evoluzione degli individui appartenenti ad un livello inferiore di Consapevolezza.

Le relazioni umane sarebbero enormemente più semplici e costruttive se ognuno avesse per lo meno la Consapevolezza dei propri limiti e se si rendesse conto che il suo livello interpretativo della realtà potrebbe non essere collocato al vertice (perché poi effettivamente non lo è mai). Questo instillerebbe in ognuno il grande vantaggio del Dubbio, che è un fattore evolutivo tra i più importanti, ed in gran parte toglierebbe potere ai manipolatori.

15 pensieri su “Teoria dei livelli

  1. L’ideale sarebbe che quantità di informazioni e capacità di discernimento andassero di pari passo. Ma spesso non è così. Basta leggere qualsiasi libro di Richard Dawkins per accorgersene.
    Per citare Eraclito: “Benché il logos sia comune, i più vivono come se avessero una sapienza loro propria”.

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  2. Quando leggo di argomentazioni così sincere ed ampie, nella loro ingenuità -che mi appartiene- di fronte al Divino che rimane un punto di arrivo in qualsiasi risvolto che andiamo a proporre proprio a partire da quella filosofia greca che sovente ed a ragione viene citata, non posso rimanere barricato in un versante che proprio su quei altissimi pensieri di fonda.
    Con rispetto, devo indicarVi che basate comunque ogni tipo di “indagine” senza la consapevolezza che la Fede è origine -per così malamente dire- e quindi appartiene ad un Ordine primordiale che nella troppo giovane intelligenza del “primo Uomo” si stava definendo per arrivare senza limiti a noi che viviamo. Ora.
    In tutto questo corso, l’Occidental visione passando dall’Ebraismo e dal Cristianesimo come “inizio” in un indicazione di Abramo, si è forgiato il termine “dogma”.
    Ma, c’è di più, esiste nella “Risoluzione islamica” maomettana una definizione determinante e finale che a tratti si scontra con quanto viene affermato ed anche qui, da questi Vostri ottimi commenti.
    L’errore, uno degli errori è di cercare un affronto a questo, dicasi contrapposizione; la realtà è ben più complessa e, bisogna procedere di passo in passo, laddove il concilio non è previsto da chi si ritrova a vivere in Terra.
    Mi permetto di sottoporVi una semplice lettura, grazie.
    https://mashallah-book.com/2017/06/05/essere-vivi-vivere-e-una-ragione-comportamentale-degna-di-elogio-del-pensiero-occidentale-being-alive-living-is-a-behavioral-reason-worthy-of-praise-of-western-thought/

    P.S. Serve “coraggio”; l’intellettuale che non lo dimostra è davvero “poca cosa”.

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    • Avevo letto a suo tempo, molto interessante. Alla base del pensiero occidentale c’è la ragione, che Hegel assolutizza affermando “il reale è razionale il razionale è reale”! Lui parte in realtà dalla religione studiando il rapporto tra l’uomo e Dio. Ma la ragione non credo sia in contrasto con la teologia. Affermando la razionalità della realtà coglie al contempo la trascendenza di Dio e lì si ferma. Il fondamento ultimo del suo dubitare non può che essere nell’Essere che sostiene ogni cosa

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      • Già…”bravissimo”… (ricopio da “Home page” https://mashallah-book.com/)
        (…) L’indispensabile equità -il fondamentale sostegno sociale- viene commisurata e distribuita discrezionalmente da alcuni Stati sovrani che detengono un potere formidabile ed incontrollato, i quali hanno progettato addirittura la costruzione del Dio come “pensiero di pensiero” (nóesis noéseos). L’Islam, anche da questo punto di vista è vincente: oltrepassando la metafisica occidentale e rinnovando le Fedi abramitiche in particolare, trapassando tutto ciò, offre una (la) sostanza che nel paradosso del supporto limitante dei fedeli perseguitati dalla ricerca di un umanesimo tratteggiato nell’età moderna non desiste, disponendosi alle invocazioni intercettanti del richiamo alla morte. (…)

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    • Ciao, in realtà l’intenzione del mio amico Stefano era quella di mettere al centro delle proprie scelte il dubbio come criterio per migliorare la propria consapevolezza. Il riferimento filosofico-religioso è il mio ed effettivamente è fuorviante… Forse sarebbe meglio toglierlo

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      • Dicevo il pezzo va bene sono io che sono arrivata a un grado di conoscenza in cui molti dicono di vivere in un menzogna …..etica….in cui sono costretti a restare.
        Da questa angolazione purtroppo guardò forse il mondo con cinismo privo di speranza. Ma il pezzo va bene è scritto molto bene.

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      • Grazie, Stefano sarà contento per il tuo apprezzamento. L’oncia di verità che è contenuta nel sistema di vita che normalmente ci propinano inizialmente rende realistiche le menzogne, poi però porta ad un rigetto totale. Forse stai vivendo in questa fase, non è il livello delle menzogne ma quello critico che porta al cambiamento

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      • Perché cambiare ? Le uniche persone che hanno tentato di cambiare volevano far cambiare il mondo, è strano ma risulta una zona no – comfort la conoscenza e ci si aspetta che gli altri attraversino il fiume e ci raggiungano ma non ne hanno nessuna voglia. Chi ha già la conoscenza sgomita per un sasso sulla piramide gettando gli altri di sotto. La conoscenza a volte diventa opinione a volta qualcosa da dimenticare. Oramai il pezzo è tuo.

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  3. Scritto realmente interessante!
    io aggiungo solo alcune mie considerazioni
    La conoscenza unita al discernimento, ci regala l’aspetto critico.
    Qualità che purtroppo non tutti possiedono, o ancor meglio, sono sicuri di possedere senza comprendere che sono già caduti nella trappola dell’omologazione
    Sono fermamente convinta che ogni individuo riesca a vivere un dono speciale…
    il dono che riceviamo ogni qualvolta ci poniamo ad “ascoltare” le parole altrui
    un caro saluto
    Adriana

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