Natale: una luce sulla notte della Terra!

wp-1544441262147-1792563789-e1544460358836.jpg

Lavoro eseguito dall’insegnante Paola Berti, con gli alunni della classe V della scuola primaria “F. Socciarelli” di Ancona

 

Uno Sguardo innamorato

dalle profondità dell’Universo

si è posato leggero

illuminando la notte della Terra.

Dagli sconfinati abissi dello spazio

senza dimensioni

sei arrivato o Dio

ad accorgerti di noi.

Hai lasciato tutto, hai perso tutto.

Sei entrato come bambino indifeso

nel nostro mondo.

Né angeli né pastori possono comprendere

questa follia…

Follia di chi ama

e non ha paura

di perdersi

Forza travolgente che bussa senza stordire…

Non ritornerà da dove è partita

senza aver fatto posto

nel cuore e nell’anima

senza che questo Amore infinito

abbia vinto ogni resistenza, ogni male.

*Poesia scritta da Paola Berti!

Il lavoro che vedete sopra è frutto del paziente lavoro di un’amica che insegna nella scuola primaria, Paola Berti, insieme ai suoi alunni. Chi come lei ama l’insegnamento trova sempre soddisfazione nel lavorare insieme ai bambini per dare forma alla loro creatività. Che si tratti di un disegno, di una poesia, di un testo, di una recita teatrale,… ogni cosa è ben venuta e mai è tempo sprecato! Qui i bambini danno il meglio di sé, ognuno con le proprie capacità e originalità. Complimenti quindi a questi ragazzi per  aver saputo creare questa splendida “vetrata presepe”, il miglior dono che potevano fare per ricordare la nascita di Gesù bambino; complimenti anche a Paola che oltre ad aver magistralmente guidato i suoi alunni nella realizzazione di questo bellissimo lavoro è anche l’autrice della poesia che ne è il completamento ideale!

 

Elogio alla lentezza

lumaca

Stefano è tornato e siccome a stare a casa si annoiava (!!!!), allora ha prodotto un ottimo articolo supercondivisibilissimno in ogni riga, lettera, virgola, apostrofo… Ma chiudo con una distinzione, scontata ma necessaria, fra la lentezza di cui parla Stefano e il non fare niente, nella vita, per principio. Un amico era famoso per ciò (e Stefano lo ha conosciuto). Ci vediamo in palestra (in realtà era La cantina dei pesi, clicca se vuoi leggere la filastrocca) e Andrea dice: << Lo sai che Grillo (è un soprannome) ha scoperto di essere abitudinario!>>  Io: <<Ma non lo sapevi? E’ una vita che non fa un ca$$o dalla mattina alla sera!>> E vi sfido anche solo a immaginare la fatica di pre-vedere ogni minima mossa e contromossa (una vera e propria preveggenza) pur di riuscire davvero, ogni santo giorno, a non fare un ca$$o dalla mattina alla sera. Una fatica immane!! Un genio assoluto!!! Ma questa è un’altra storia, vi lascio al post di Stefano…

Non sono andato a lavorare perché sto male: raffreddore, mal di gola, mal di testa… qualche linea di febbre. Dall’ufficio arrivano telefonate che c’è da fare questo e quello ed io a spiegare che non ci sono, che mi riposo. Già mi immagino a correre di qua e di la (faccio l’economo nel mio Istituto e quindi mi occupo di rapporti con le Ditte esterne e con gli approvvigionamenti) con questa debolezza addosso e la testa intontita dal virus. Magari ce la potevo fare, c’è gente che fa di ben peggio e ce la fa, ma non è questo il punto… serve?

Faccio anche l’impiegato ovviamente e che vedo?: migliaia di leggi e di commi tutti complicatissimi da attuare, quelli successivi servono ad aggiustare errori fatti da leggi precedenti, palesi trattamenti di favore o di sfavore nei confronti di platee di cittadini che a seconda dei casi si ritrovano ad essere fortunati o sfortunati, di questi tempi per lo più… sfortunati! Arrivano quindi nuove norme che dovrebbero risolvere i problemi e che fanno? Di primo acchito sembra che semplifichino, ma… e c’è sempre un MA, complicano… complicano e complicano! C’è sempre da compilare un nuovo modulo c’è sempre da accedere a nuove banche dati, c’è sempre da controllare di più, di più… di più!

Basterebbe che ci fossero delle norme semplici, uguali per tutti ed un buon computer per fare tutto il lavoro del mio Istituto, ma si sa: il diavolo sta nei dettagli.

Nella produzione? Ormai le fabbriche moderne le fanno senza l’impianto di illuminazione nelle catene di montaggio: ai robot non serve!

Ma tutto questo per tradursi in cosa? In pochi che corrono tutto il giorno per far lavorare bene le macchine, altri che si affannano tutto il giorno per conquistare una rendita da una speculazione finanziaria parassitaria. In tanti che corrono tutto il giorno per trovare un’occupazione ed in altrettanti in coma disperativo che hanno un pasto assicurato da dei genitori che, però, prima o poi li lasceranno per ragioni anagrafiche. Nel nostro mondo: quello ricco, si potrebbe lavorare tutti per non più di due ore al giorno, stare sereni e poter dedicare il tempo ai figli, al divertimento, al gusto per le piccole cose ed alla contemplazione del mondo e dell’universo e perché no?… alla crescita spirituale! Tutto ciò, poi, è anche esportabile al mondo povero in poco tempo e con poca fatica, dato che tutte le tecnologie sono già disponibili! E quante altre ce ne sono che ci tengono nascoste?

Però no! Non si fa… o meglio, chi potrebbe non lo fa.

Fare le cose per il gusto di farle, creare arte, comunicare… o al limite annoiarsi…

Annoiarsi? Ma… ma l’ozio è il padre dei vizi!!!

Chi l’ha detto?

Nel mio piccolo, la noia è creativa! Le cose migliori le ho immaginate, e poi realizzate, in momenti di noia, nella lentezza, nel prendere coscienza adagio, nell’assaporare lentamente il gusto di un progetto. La noia fa pensare!

Ma non preoccupatevi, anche per i disoccupati l’antidoto alla noia è servito su un piatto elettronico di tablet e smartphone.

E’ chiaro che il pensiero fa paura e dà fastidio anche se chi pensa è muto come un pesce…” cantava Lucio Dalla…

San Nicola, una stella nel cuore!

Michele_di_Baldovino,_Dossale_San_Nicola_e_storie_della_sua_vita,_II_meta_del_XIII_secolo,_Peccioli,_Prepositura_di_San_Verano.jpg

Ripropongo questo breve post aggiungendo una riflessione: figure leggendarie come quella di Santa Claus scristianizzano il Natale? Personalmente non credo. È vero che la nascita di Gesù bambino è stata progressivamente messa da parte dal consumismo e lo stesso Babbo Natale è molto legato all’esigenza del dono\consumo! Ma i valori cristiani del Natale, quelli della famiglia e della gioia del donare, non vengono meno; è una festa che rimanda sempre il suo fondamento ad un mistero che trascende l’umano, ad un qualcosa in più che è necessario alla vita per dare senso ad ogni cosa, a ciò che siamo soliti definire Amore.

La storia di questo santo vescovo, i cui resti la tradizione vuole siano stati traghettati fino in Italia da alcuni marinai nell’antichità, si diffonde come un vento improvviso in ogni luogo della terra, in particolare dopo l’anno mille, fino a sconfinare in epoca moderna nella figura leggendaria di Babbo Natale, o Santa Claus, o San Nicolaus. Ho letto molti articoli che narrano in maniera esemplare le sue gesta, io voglio semplicemente fare riflessioni che partono da una domanda: è venuta prima la storia o la leggenda?

Forse è come una stella lontana, ne vediamo la luce, ma è un segno antico che si perde nel tempo, nella corsa che ha fatto per arrivare fino a noi, milioni di anni appunto!

Forse anche per le storie misteriose dei santi, uomini lontani nel tempo, rimane solo il brillare di una stella,  segno certo della loro esistenza che torna a splendere nel cuore dell’umanità!

Mi piace pensare che anche San Nicola sia una stella nel cuore, soprattutto dei milioni di bambini che la tengono accesa e la fanno splendere con luce abbagliante insieme al bambino del presepe.

Ombre della mente

ombre.jpeg

Lascio

le mie impronte sulla roccia

per la fatica di avanzare

il freddo penetra nel mio cuore

che sente ciò che mi sostiene

in uno stato di dolore.

Sono un uomo appartenente

ad un popolo di morti

morti dentro

spenti dai sogni della mente

che incoscienti ricercano rimedi

per non svegliarsi mai più.

Apparteniamo all’Eternità,

eppure non ricordo

di essere mai stato

così schiavo del mondo

di aver visto tanta rassegnazione

intorno a me

gente disperata aggrapparsi

all’illusione del domani.

Come ombre mi attraversano

questi uomini fatti di niente,

ed io come loro

fra di loro

ombra della mente

non riesco a sollevarmi

dalla terra

per guardare una sola volta

in faccia a me stesso.

Sul male e sul peccato: pensando al Natale

Natività

Cappella Palatina, Palermo, Natività, XII secolo – fonte Wikipedia

Nel buio oscuro della notte, nella grotta di Betlemme… una notte, a dire il vero, che non ha mai lasciato l’umanità, anche se splendenti rimangono le stelle nel cielo! L’oscurità del male sembra contrapporsi  alla luce del bene che ci sovrasta.

Del male ne è partecipe la Creazione tutta: la sofferenza e la morte colpiscono l’uomo come gli animali e addirittura le piante in quanto esseri viventi. Ma vi è un male più radicale, esso è il peccato che è “umano” in quanto solo l’uomo ne è il soggetto libero e responsabile, l’uomo ne è l’artefice.

Quando parliamo dei crimini, –  ecologici, economici, forme di sfruttamento e crudeltà verso tutto e tutti… – ebbene ci riferiamo al male morale, al peccato che come una nube nera offusca e cancella la vita.

Un conto è quindi la morte o la malattia, che appartengono entrambi al male e scandalizzano l’uomo, in modo particolare il credente; un altro conto è il peccato come scelta libera dell’uomo di agire per fare il male.

E l’uomo che si ribella al male è anche l’uomo che si ribella a Dio: ma in che cosa consiste questa ribellione? Essenzialmente nel continuo tentativo delle società umane di negare la libertà!

Ecco forse il perché dei totalitarismi, delle ideologie che giustificano i peggiori crimini e sacrifici per liberarci dal male supremo, la libertà di essere sé stessi, cioè di essere uomini!

Ecco perché per liberarci da ogni male si uccide lo stesso Dio, mettendolo sulla croce o addirittura umanizzandolo, rendendolo fenomeno umano, negandone ogni trascendenza. Così l’uomo non rimane che alla mercé di sé stesso e delle proprie terribili virtù! I virtuosi sapienti narrano di pseudo armonie di uomini con gli uomini e/o degli uomini con il mondo: una liberazione collettiva che nei fatti è NEGAZIONE DELLA SALVEZZA PERSONALE!

Perché se fosse Dio a cancellare tale ribellione umana, ciò significherebbe cancellare lo stesso uomo e negare quindi l’Amore che è l’essenza stessa della divinità!

Ed è prorpio dalla libertà, concetto su cui si fonda l’intera creazione, che nasce la negazione di Dio. Una negazione che porta alla ribellione e al suo rifiuto. Dio crea e il mondo diviene lo spazio della libertà umana, in questo contesto è naturale che l’uomo che si ribella a Dio non può che generare schiavitù. Dio è bene cioè libertà che cerca la reciprocità nell’amore. L’uomo è libero di scegliere, quindi anche di ribellarsi e di rinnegare Dio.  Ma l’uomo è certamente degno di quella libertà che gli è stata donata, non gli resta che credere nell’amore o scegliere di conseguenza. Lo capite che l’ultima parola spetta a noi? Lo capite quanto è grande il SUO AMORE?

Un’impotenza che esalta in realtà la potenza di Dio e rende indecifrabile il suo amore. Un mistero, come è un mistero quello di un bambino che nasce per essere destinato alla croce: ma qui (sulla croce!) la vittoria del male ha annientato davvero l’Amore?

In ogni tempo, in ogni epoca, in ogni mondo possibile e immaginabile, nella profondità dell’essere di ogni uomo Dio rivela sé stesso e in questa trascendenza si manifesta nella storia. Per poi nascere uomo fra gli uomini, impotente di fronte al rifiuto, di fronte alla ribellione, di fronte al male…

Una stella ci sovrasta, una stella rischiara il buio della notte. Prepariamoci al mistero del Natale!

Risveglio II

terra

Palpitante musica celeste

dentro un grembo

sogni colorati

di una vita che nasce.

Chissà se c’è continuità

tra quei sogni

e questo mio esistere?

Rassicurato

dai battiti ovattati

di un amore materno

ho vissuto in un oasi

di felicità.

Ma il grembo

che circonda questa vita

è ora troppo grande

non vedo i suoi confini

né sento il calore

delle sue pareti

avvolgere le mie membra.

C’è troppo spazio per sognare

c’è troppo spazio

per vedere una mèta,

il mio sguardo si perde nell’ignoto

di questa vita sconfinata,

solo anch’io,

come i miei fratelli

dispersi nell’esistenza,

con il cuore stretto dalla speranza

che la grande Madre

un giorno torni ad abbracciarci

ed a farci sentire

il calore del suo grembo.

Poesia già pubblicata QUI.

 

Sarebbe stato azzurro!

 

Mi scuso subito con Stefano per aver pubblicato il suo post con qualche giorno di ritardo, dato che come leggerete risale al 9 Novembre. Comunque non credo che cambierà la sostanza del discorso e chi vorrà accogliere la sua richiesta di supporto da oggi potrà iniziare ad osservare il cielo per trarne le proprie personali riflessioni (che se vorrà potrà condividere anche qui). Per quel che mi riguarda faccio mio il detto evangelico che più mi sembra adeguato alla tematica affrontata: “Non c’è nulla fuori dall’uomo, che entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro” (Mc 7,15).

Oggi è il 9 novembre 2018, dopo i nubifragi e i disastri dei giorni scorsi oggi sarebbe stata una bellissima giornata di sole con un cielo completamente azzurro e con poche nuvolette solo all’orizzonte.

Perché dico sarebbe?

Perché in effetti il cielo è pieno di strane strisce bianco-lattiginose. Ognuna va in una direzione diversa e solo poche sono parallele tra loro, altre si incrociano formando triangoli o quadrati. Tutte tendono ad allargarsi ed a sbiadire nell’arco di ore, non scompaiono mai del tutto, oggi pomeriggio quasi tutto il cielo è coperto ed anche sovrapposto da scie più giovani che si vanno man mano a formare.

Bene! Tutto questo non ha niente di naturale!!!

Ho controllato. Dalla finestra del mio ufficio ho una bella visuale del cielo e spesso, per riposare la vista dal desktop, guardo fuori. Mi sono creato una sorta di timelapse mentale. Prima passa un aereo che ha una scia infinita dietro che copre tutto l’arco del cielo visibile. Poi la scia si allarga, si sposta col vento, i triangoli ed i quadrati si spostano col vento ed intanto si allargano.

Nella storia di ognuna di esse c’è un aereo all’origine.

Quando ero giovane, mi ricordo, quelle rare volte che un aereo lasciava una scia visibile era sempre molto corta, tanto che c’era un gioco tra noi amici. Chi vedeva casualmente una scia corta era perché c’era una bionda che lo pensava, chi la vedeva un po’ più lunga… era una bruna. Ma erano tutte… TUTTE cortissime in confronto a quelle che si vedono ora! Adesso a volte capita di vedere aerei che non lasciano scie. E’ esattamente l’opposto di prima, ma gli aerei sono sempre gli stessi di allora ed il traffico aereo non è cambiato molto da 40 anni ad oggi. Il kerosene che bruciano è sempre lo stesso!

Io amo guardare il cielo, l’ho sempre fatto. Io amo gli aerei perché fanno volare ed io amo volare, avevo anche cominciato a volare col deltaplano… poi ho smesso per motivi economici.

Non vi chiedo di credermi, ma solo di guardare il cielo… un po’ più spesso… vi prego!

Ok, chi l’ha fatto non può che pensarla come me. Quindi perché lo fanno?

Posso solo fare delle ipotesi: Controllo meteo? Rendere l’aria più conduttiva per le telecomunicazioni? Magari militari? Creare una cortina che diminuisca l’effetto serra?

In effetti non lo so, ma il fenomeno c’è, e… se non ce lo dicono, per forza, ci dev’essere un motivo che all’opinione pubblica non starebbe bene.

Da stamattina non faccio altro che dirlo a tutti ed a scattare foto, però ricevo solo dei “Ma sei sicuro?”, “Boh?”, “Ma ti pare?”, eccetera. Non ce la faccio più a non trovare un partner e così, in pieno impeto masturbatorio-adolescenziale, ho deciso di scrivere…

dav

In attesa dell’alba

dawn-782773_960_720

Sei come il mare in tempesta

che inquieta il mio cuore

con la sua forza.

Sei come il mare in agosto

che rispecchia il sole

con la sua immensità.

Sei profonda come il mare

e forse non potrò mai arrivare

al fondo del tuo cuore.

Con un tuffo ho provato a raggiungerti,

mi sono immerso nella tua bellezza

ho intravisto tesori preziosi…

Ma in questa immensità

non ho trovato isole per respirare insieme,

in questa immensità

ho rischiato d’annegare il mio amore

come il sole al tramonto

inghiottito dal mare

in attesa dell’alba.