Quel serpente…

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* La Tentazione e la Caduta di Eva, di William Blake 

…che è in me!

Striscia, parla, si nasconde nelle fronde della mia mente. Nel mito mai è stato “fuori”, sull’Albero, essere o animale fra gli animali del Giardino! E’ sempre stato in noi il Peccato come frutto della Ragione, come opposizione all’Essere che è Vita, come baratro senza fine ed eterna solitudine. Franare nel proprio stesso io, morire e frantumarsi in infinite morti senza mai diventare Nulla assoluto, un’esistenza senza Essere o  essere un non-Nulla! Mai più il Nulla, scintille, spirali, frammenti ma pur sempre essere un non-Nulla grazie a Lui!

Affidarsi all’Essere, atto di fede in quel principio luminoso che è sostanza della stessa ragione, ciò è l’inizio della Vita. Essere un non-Nulla, lontano da ogni fondamento che non sia Dio, è scegliere di morire in sé stessi nell’Eterna solitudine della ragione umana, ricolma di superbia e di falsità. Ne cogliamo i suoi frutti in ogni forma di potere sulla terra, si manifesta in ogni gesto e manifestazione della ragione separata dalla fede, essa ci divinizza ma crea al contempo un infinito vuoto di dolore e irrazionalità. Affidarsi alla grazia, al fatto che Dio segue in ogni dove, sostiene le sue creature pur allontanandole da sé a causa della disobbedienza della ragione!

Il fine della Storia è forse cogliere il nuovo frutto donato dall’Amore e riempire il vuoto di Dio con Dio, un Dio che si umanizza divinizzando l’uomo, donandogli quella che sarà la vera vita eterna?

 

Solo

tra milioni di esseri

Solo

sicuro che Tu

sia qui

ma rimane la paura…

Perché l’urlo

nel mio cuore

non ha mai fine?

*La donna è l’ultima e quindi la più perfetta tra le creature, l’anello che tiene unita l’intera creazione. Nudi e senza maschere o contorcimenti della mente, vagavano nel giardino, dove lo stesso Dio passeggiava. Dio li chiama… “Chi ti ha detto che eri nudo?”.  Nudo in quanto pura esistenza in balia di sé stessa, ora divenuta conoscenza incarnata in un’essenza, il serpente, in grado di penetrare, strisciare, avvolgere con le sue spirali e dare la Morte! In questo male oscuro, in questo pozzo della conoscenza in cui si è calato l’uomo agli albori dell’esistenza rimane forse lo spazio per la salvezza dopo la creazione.

 

 

Sono qui!

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Poesie di Lorenzo *

Sono qui

in questa lotta

tra vento, mare e terra

fusi in un unico elemento

che non si placa

Macigni ribelli

non mi fanno vedere

ed il cuore è muto.

Respiri profondi

tentano di calmare

questa tormenta

e se un attimo

mi vedo

gli occhi si colmano

di lacrime.

Dov’è l’Amore?

Ti invoco

mio Signore

Sono ancora qui

a chiedere il tuo Perdono

a desiderare

un tuo Alito

un tuo Bagliore

Labirinti conosciuti

Sono qui!

* Foto della “Seggiola del Papa”, spiaggia del Passetto ad Ancona

67 pensionato (morto?) che parla!

Banquo

Macbeth, Apparizione del fantasma di Banquo by Théodore Chass ( la coscienza di Macbeth si ribella ai suoi delitti)* 

Il titolo del post si inspira oltre che alle recenti dichiarazioni del presidente dell’INPS sulla necessità dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, anche ad un film di Totò, 47 morto che parla; un po’ perché andando avanti su questa strada delle “riforme” i futuri pensionati potranno percepire l’assegno pensionistico solo previa seduta spiritica che ne attesti l’esistenza “in morte” nell’Aldilà! Ma anche perché la trama del film sembra affine alle vicende attuali: l’avarissimo barone Peletti decide di nascondere il testamento del defunto padre, che prevedeva un lascito al comune per la costruzione della scuola. Saranno gli stessi amministratori comunali a mettere in scena un’efficace imbroglio per far credere al barone di essere nell’aldilà minacciandolo con terribili punizioni se non confessava dove nascondeva il tesoro!

La realtà odierna è assai peggiore, visto che i cittadini non chiedono allo Stato un lascito, ma una pensione adeguata come prevede l’articolo 38 della Costituzione e godibile in un’età compatibile sia con le aspettative di vita statistiche, sia con quelle umane! E tale richiesta è stata pagata con tributo di anni di vita lavorativa e adeguati soldi versati nelle casse pubbliche.

Non sappiamo bene a che statistiche si riferiscano oggi i dati ISTAT sulle aspettative di vita future, soprattutto perché il 2015 si chiudeva con un triste primato, quello della più bassa natalità dal 1861 sostenuta al ribasso dalla più alta mortalità, paragonabile solo alle due guerre mondiali come scritto su questo articolo del Sole 24 ore La Caporetto demografica. Non avveniva dal 1917!

Questo bel primato è il frutto concomitante delle Riforme e dell’austerità EURO-imposta dalle virtuose élite europee e tanto ben recepita dai garzoni nostrani a suon di leggi e aggiustamenti strutturali. La previdenza in Italia NON E’ IN DISAVANZO DA ALMENO 20 ANNI! Addirittura nel 2011, anno dell’entrata in vigore della famigerata Legge Fornero, “il saldo fra entrate contributive e le prestazioni previdenziali nette era in attivo per ben 24 miliardi di euro”, come magistralmente spiegato in IN QUESTO POST nel blog Orizzonte 48. Attualmente il bilancio del settore previdenziale (scorporato da quello assistenziale) è ugualmente in attivo, anche se passa dai 24 miliardi del 2011 ai 3,7 miliardi del 2015. E questo nonostante (o proprio a causa) continuino ad alzare l’asticella del pensionamento. Riflettiamo sul fatto che non esiste nessun sistema pensionistico sostenibile se adotti un sistema di welfare che precarizza il lavoro e riduce in maniera drastica i contributi. Le pensioni in essere dovrebbero infatti venir pagate dai contributi versati dai lavoratori attuali e ciò può accadere solo se gli stipendi e i relativi contributi lavorativi crescono agganciati a meccanismi di indicizzazione ormai da tempo aboliti. Inoltre con la disoccupazione stabilmente sopra l’11%, sommata a varie forme di precariato sottapagato non garantiscono alcuna sostenibilità alla previdenza e tantomeno all’assistenza pubblica. Si dovrebbe agire proprio sul versante del lavoro, ripristinando tutele e investendo soldi pubblici per assumere dipendenti con lavoro stabile ed equamente retribuito per far ripartire i consumi e con essi l’economia. Ma il fine di questa crisi e di queste riforme non è la tenuta sociale, tantomeno la “crescita”, ma piuttosto la cancellazione definitiva dello stato democratico pluriclasse. Quello costruito sul modello costituzionale che punta alla piena occupazione e garantisce sotto varie forme l’uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini. Esso deve essere sostituito dallo Stato minimo, che non interviene nell’economia e lascia agire i privati attraverso il benefico mercato. Ogni aspetto deve essere in mano alla finanza privata: sanità, pensioni, scuola, lavoro… Ecco il fine sotteso delle riforme, l’unico e vero motivo perché di deve andare in pensione oggi a 67 anni, domani a 70 e poi a 75 se ancora esisterà la previdenza pubblica. Ecco perché pur essendo il bilancio previdenziale in attivo si incentiva l’APE, anticipo pensionistico, attraverso finanziamenti delle banche private! Ecco perché si sono incentivati fondi privati che più che integrare la pensione futura, servono a mettere mano alle ingenti somme della previdenza pubblica che dovrebbero essere patrimonio esclusivo dello Stato al servizio degli italiani. Ecco infine perché ci insegnano in ogni modo ad odiare lo Stato, che con tutti i suoi difetti è l’unico baluardo per noi comuni cittadini, ma con gli slogan stato brutto corrotto inefficiente….ci hanno addestrato ad essere i peggiori nemici di noi stessi!

* Nel dramma la speranza è che anche la coscienza di chi è ingiusto si possa ribellare ai suoi delitti!

L’ape innamorata

ape

Trilatrocca dedicata a tutti i cornuti. Perché l’amore è una cosa seria

Oh ape innamorata

che vai di fiore in fiore

portando il tuo amore

e pungendo con dolore

all’ignaro scalatore.

Che cos’è la tua vita?

Svolazzi nei prati e nei giorni passati

hai cercato fortemente

un amore travolgente.

Adesso lo hai trovato

e lo pungi sul prato

ma invece che amore

lui prova sol dolore.

“Ahii!” – lui geme – “Non resisto…

mi sovviene un gran dolore che m’attrista

forte il cuore!!!”

“Oh tu ape solinga,

pensavi di donarmi il tuo amore,

invece non mi hai fatto un gran favore.

E di tutta tua cagion che ne rimane?”

“Oh me sventurata,

aihmè non sono stata ricambiata!”

E sospirando fortemente

si accascia al suol morente!

* Trilastrtocca scritta a sei mani da Lorenzo, Maurizio e Roberto (il colore dei nomi contraddistingue l’autore dei versi  colorati appunto in giallo arancio, rosso e verde)  durante una vacanza in montagna nel rifugio Locatelli, situato nelle bellissime dolomiti di Sesto. Data probabile 23 Agosto 1998 (anno più anno meno che tanto l’amore anche quando non  ricambiato è eterno).

Sognare una vita


Solitudine

una prigione senza porte

dov’è impossibile scappare

in profondità infinite

prigionieri di sé stessi.

Cuori infranti vagano

alla ricerca di risposte

illudendosi che il passato

straripante di speranze

s’imponga sull’avvenire.

Ma riaprire gli occhi al buio

annulla tutte le apparenze

e cancella gioie costruite

tentando d’ingannare il destino.

Tasto al buio le pareti

alla ricerca di un’uscita,

poi richiudo gli occhi disperato

tornando a sognare una vera vita!

Dal fuoco sacro al fuoco dello Spirito

fuoco

L’uomo sin dal suo stato primitivo di conoscenza, credeva che due forze governassero l’universo, quella benefica della luce,costituita nella sua essenza di fuoco puro e quella malefica delle tenebre portatrice di disordine e quindi del male. Due dovevano anche essere le origini di questi principi primi: le tenebre e gli déi malvagi ad esse collegate si originavano dalla notte e la luce e gli déi benefici derivavano invece dal fuoco sacro.

Nella religiosità popolare si ritrovano ancora oggi molti aspetti collegati al paganesimo e all’eterno dualismo tra tenebre e luce o tra acqua e fuoco o tra bene e male… Nei due solstizi ad esempio, quello invernale e quello estivo, vengono celebrate le nascite di Cristo (il Natale, 25 dicembre) e quella di Giovanni Battista (24 giugno) il quale nel Vangelo di Luca così affermava:

<< Io vi battezzo con acqua, ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e Fuoco!>>

Ecco qui riproporsi l’apparente dualismo fra acqua e fuoco che viene però risolto in Gesù attraverso lo Spirito Santo che tutto purifica con il suo amore!

Ora nella notte di Halloween (composizione delle parole inglesi All Saints Day Even in italiano Ognissanti), si ripropone con forza il dualismo fra le forze del male e quelle del bene che è stato risolto nel cristianesimo. I druidi affermavano che nel periodo invernale dominasse il dio delle tenebre e per questo motivo passavano nelle case della gente chiedendo doni per placare gli spiriti maligni. Inoltre questa notte era quella del passaggio fra il “fuoco sacro”, l’unico che doveva bruciare in questa terribile notte nei villaggi dei celti e la riaccensione di un nuovo fuoco il mattino successivo. Fu forse San Patrizio a contrapporre per primo il fuoco dello Spirito e la luce del Cristo risorto a quello delle tenebre. Sappiamo che il suo messaggio evangelico fu assai efficace convertendo rapidamente gli irlandesi al nuovo culto. Ma di San Patrizio avevo parlato QUI!

Ritorniamo quindi allo Spirito e al luogo dove è presente! Il paradosso è che Egli è presente dove si verificano sintesi superiori, in cui ogni aspetto oltre che equilibrato è sostenuto dall’opposto; Egli è l’unità nella distinzione, la sua azione unifica e divide implicandosi una nell’altra; unisce senza fondere e/o confondere, distingue senza mai separare!!! Croce e gloria, morte e vita, una “debolezza onnipotente” che porta a perdersi per ritrovarsi davvero! In questa sintesi nella distinzione sta la vera novità del cristianesimo: superare il dualismo fra bene e male attraverso il dono dell’Amore che sana ogni mancanza. Vedere il male più come mancanza di bene che come entità contrapposta al bene. Per questo motivo lo Spirito soffia più forte che mai là dove si sperimenta il perdono nell’odio o dove si dà la vita per amore. Spirito, Amore, Libertà, Carità sinonimi specchio di una dimensione trascendente in cui tutti saremo l’uno nell’altro in una vita nuova, una vita vera, l’unica in grado di essere tale!

 

Pensieri sul Mondo

ROSSO TRAMONTO

Finirà

l’azzurro del cielo,

il verde dei prati,

il rosso del sole

al tramonto?

Apro gli occhi:

è ancora notte.

Il cielo stellato mi ricorda

che domani sarà un nuovo giorno.

E’ certo che domani

sarà un nuovo giorno

con i colori

del Mondo!

* Il mondo è lo specchio della coscienza umana come  noi siamo lo specchio della coscienza di Dio che nel suo infinito amore ci sostiene nell’Essere!

Una Repubblica affondata sul lavoro!

prigione

Per una grande libertà ci vuole una grande gabbia

Ri-pubblico uno dei primi post del blog ( ottobre 2016), dove prendevo spunto dalle profetiche riflessioni di padre Turoldo che già negli anni 70 parlava di “condominio globale” e tirannia dei mercati. Al centro dei suoi discorsi c’era il concetto di “potere solidale”: i poteri, anche quando sembrano contrapposti fra loro, sono in realtà sempre e comunque solidali nella gestione “assoluta” del sistema (politico, giuridico, sociale, religioso,…). Esso deve sempre e comunque rimanere in mano a pochi e potenti gruppi d’affari! In quest’ottica è interessante provare ad analizzare le ormai prossime elezioni, che vedono (apparentemente) contrapporsi tre poli: PD, CentroDestra e Lega, M5S. Dicevo “apparentemente”, perché nella sostanza nessuno di ESSI va alle elezioni mettendo in discussione la SOTTOMISSIONE della Repubblica italiana all’ordine internazionale dei mercati finanziari, rappresentato dall’Unione Europea e dall’adozione dell’euro come principale strumento politico di dominio.  L’esito probabile di tali elezioni sarà l’ennesimo governo tecnico-istituzionale voluto dall’Europa per la stabilità e le Riforme. Non ci sono alternative alle riforme euro-imposte proprio perché non ci sono forze politiche che vanno  contro il sistema di potere instauratisi apertamente dal 2011 (anno della de-stituzione del governo Berlusconi tramite la famosa lettera della BCE), ma che esiste come “governo ombra” da decenni e accomuna tutte le forze politiche vecchie e nuove senza grandi differenze. Il voto rimane comunque utile nell’ottica dei cambiamenti futuri, quelli che non avverranno per via politica e probabilmente non partiranno dall’Italia, ma saranno frutto di rotture improvvise a livello sociale, già ora prevedibili (es. Catalogna in Spagna). Gli elettori possono dare un segnale chiaro punendo politicamente quelle forze di governo (mi riferisco in particolare all’ASINIstra piddina ma non solo) che si sono impegnate senza ritegno nella distruzione della “civiltà del lavoro” prima garantita dal sistema costituzionale. Oggi la Repubblica è stata miseramente “affondata” sul lavoro, cancellando decenni di conquiste sociali e facendo regredire la società del lavoro a squallida società dello sfruttamento.Infatti tutte le riforme vanno lette come la costruzione di un sistema liberista volto a distruggere ogni potere contrattuale dei lavoratori e di conseguenza a riscrivere ogni aspetto della società ad esso collegato: la previdenza che con la precarizzazione del lavoro diviene insostenibile indipendentemente dall’allungamento dell’età pensionabile; la scuola pubblica, ora trasformata in azienda privata volta a certificare competenze e aumentare le diseguaglianze sociali, modello di anti-cultura istituzionalizzato in cui gli alunni devono venire addestrati e preparati alla società della precarizzazione; la sanità pubblica, ormai totalmente a carico dei cittadini che si devono necessariamente rivolgere al privato per esami e visite; aggiungerei infine l’istituzione di una specie di “ministero della verità” di stampo orwelliano, attraverso la campagna mediatica sulle “fake news” voluta dalla presidenta della Camera e appoggiata trasversalmente da POLLItici diversamente democratici. Molte altre sarebbero le cose da aggiungere ma ognuno sa ben fare i conti in casa propria vedendo quanto ha perso e quanto avrebbe potuto avere se l’Italia fosse stata rappresentata da persone che amano il proprio paese più delle proprie discutibili ideologie!

Ripeto:  votare contro il sistema non è votare contro chi governa, perché ora in Italia non ci sono forze politiche DIVERSE! Tutte appoggiano il modello EURO-MERCATISTICO-GLOBALISTICO,  ma il messaggio del voto darebbe perlomeno un segnale di prudenza a quelli che potrebbero andare al governo. Che poi l’Europa ci imporrà un governo tecnico per garantire la strada delle riforme anticostituzionali,  è un altro discorso e non ritengo ortodosso farlo adesso! Ma ora vi lascio all’articolo sopracitato…

Il Potere solidale!

Premetto che le riflessioni che seguono prendono in parte ispirazione dal libro-raccolta di David Maria Turoldo ” La parabola di Giobbe”, la cui lettura è consigliata a chiunque cerchi ulteriori approfondimenti. Basti pensare che in scritti del 1972, vedeva con lucidità l’evolversi della società verso il sistema che definiva “condominio globale del potere”, espressione massima dell’asservimento dell’individuo!

Ma partiamo proprio dal titolo del post: i Poteri, anche nel loro apparente antagonismo, sono fra loro “solidali”: ciò che li unifica è appunto salvaguardare la “regola del potere”, una regola che consiste nel chiudere interi popoli e Stati in gabbie più o meno grandi, dove agli uomini rimarrà al massimo l’illusione di essere liberi!

Un piccolo ma significativo esempio a riguardo, è  dato dall’analisi della situazione politica italiana ed europea. La scelta di cambiamento per gli elettori italiani è sempre e comunque dentro il partito unico dell’euro, che è quello che garantisce la continuità del Sistema  attaccando e demonizzando in modo permanente lo Stato! Uno Stato che non si identifica più come comunità di cittadini portatori di diritti e doveri, quanto piuttosto come enorme termitaio basato sui principi disumanizzanti dell’organizzazione e dell’efficienza. In tutto ciò l’euro, apparentemente solo una moneta, è la linea di discrimine tra l’indicibile e l’immaginabile, indicibile perché non si può in alcun modo mettere in discussione che l’euro ci ha protetto da immani disastri; inimmaginabile perché non c’è futuro o speranza o forma di vita senziente fuori dall’euro! Solo al nominare la lira, che poi altro non dovrebbe essere che un sinonimo della perduta sovranità monetaria, la maggior parte della gente perde le staffe e inizia a snocciolare il solito mantra dei problemi atavici che sovrasterebbero la nostra martoriata patria: la casta, gli sprechi, il debito sulle spalle dei figli, la corruzione devastante, la mancanza di competitività, il clientelismo,…continuate pure voi se volete (e ne avete la forza)! Ai cittadini è quindi stata imposta per via artificiale o mass-mediatica incontrastata, una condizione di cecità e mutismo reale relativamente al principale ingranaggio del sistema, cioè la gestione privatistica della moneta svincolata dagli esecutivi dei paesi europei che ad essa hanno aderito. Non può certamente esserci alcuna sovranità, tanto meno sovranità popolare, se il principale strumento di redistribuizione della ricchezza e quindi del reddito dei cittadini è in mano ad élite non elette! Eppure nessun partito o movimento si fa portavoce di questa basilare verità, al massimo la cita tra i problemi lasciando ad un popolo debitamente disinformato in merito a quello che dovrebbe essere il meglio per se stesso, la falsa possibilità di scegliere cosa fare attraverso ad esempio, i referendum! Che essi riguardino la Costituzione o l’ipotetica uscita dall’euro, poco importa! Il loro esito non sarà certamente dettato da scelte consapevoli, quanto piuttosto da esigenze di potere.  Sembrerà assurdo ma il sistema globale, come ogni organismo che si rispetti, cerca di difendersi in tutti i modi: nel campo civile è passato alla restaurazione, alla solidificazione del potere, alla cosiddetta stabilità di governo che altro poi non è che mancanza di rappresentanza politica dei cittadini: dove non c’è alternanza non c’è niente da scegliere e la democrazia è solo una parola vuota o al più può avere una funzione cosmetica in bocca ad uno dei tanti tromboni di regime che sentiamo ciarlare in televisione! In tutto ciò non mancano certamente le responsabilità individuali, equamente distribuite a carico di tutta la collettività, perché come diceva Dostoevskij <<il più grande peso per l’uomo è quello di essere libero>> un peso così gravoso che i più cercano sempre qualcuno a cui affidarlo!

Di fronte a questa agghiacciante verità è necessario iniziare a chiederci chi siamo e cosa vogliamo per noi stessi e per i nostri figli. Dobbiamo decidere QUALI sono le cose che veramente contano. Ogni uomo è irripetibile, insostituibile, unico, solo con la sua sorte e il suo destino. Per questo motivo ognuno di noi deve scegliere fra la propria salvezza o condanna: dobbiamo confrontarci con la nostra volontà di essere liberi! Libertà, fraternità, uguaglianza, concetti nati nel contesto della Rivoluzione francese , hanno poi avuto una rilevanza enorme influenzando tutta la cultura occidentale: sono tutti termini interscambiabili che stanno alla base del convivere e dei diritti di ogni uomo. Sono il fondamento per cui ogni etica, o norma, o legge, deve partire sempre dall’altro se vuole essere compatibile con una società a misura d’uomo. Erick Fromm diceva che “è razionale partecipare al bene comune di cui facciamo parte”, aggiungerei che è essenzialmente umano  amare il prossimo attraverso cui ogni io si realizza. Di fatto chi gestisce il Potere ha paura solo della nostra capacità di essere coscienti, di affermare la proprietà assoluta, personale e inespugnabile della nostra coscienza che è la prima via alla libertà. E quando diventa coscienza diffusa, coscienza delle moltitudini, ogni potere deve tornare indietro. Ma ciò non accadrà finché noi persone comuni non prenderemo consapevolezza della nostra capacità e possibilità concreta di essere liberi, possibilità che ha come precondizione quello di cercare la verità in mezzo al mare di menzogne che ci propinano ed essere da esempio per gli altri creando delle oasi di libertà e di resistenza al sistema. Chi ha continuato a leggere fin qui significa che tante domande se le è fatte, anche se risposte io per primo non le so dare, comunque una piccola oasi d’incontro e condivisione l’abbiamo creata. Insieme! Perché seguendo la via dell’individualismo, della solitudine, non si può andare da nessuna parte!

Una riflessione finale rimanda necessariamente all’attualità, sempre utile è leggere interviste che vanno nella direzione di un cambiamento inverso, cioè quello che per noi cittadini ingabbiati nel sistema oligarchico dell’UE è una regressione sociale, mentre per LORO, che si sentono i padroni incontrastati di interi continenti è un progresso costante verso l’oligopolio mondialista. I garzoni di bottega sono i politicanti di turno, poi ci sono i custodi delle regole dogmatiche, indiscutibili, su cui si fonda il progetto euro-mondialista di regressione delle civiltà europee occidentali, loro ribadiscono che i danni fatti fin qui sono un bene, che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e quindi la sofferenza attuale ce la siamo cercata, che tornare indietro (alla democrazia) non è possibile… Entriamo nel merito delle questioni appena ribadite provando a commentare la recente intervista fatta dal governatore della banca d’Italia Ignazio Visco: Parla Visco

L’intervista inizia con il vero problema per ogni liberista che si rispetti: se l’Europa non funziona è perché ci vuole più Europa! In comune i paesi dell’eurozona devono avere solo la moneta, arma sufficiente a creare gli squilibri e ad imporre le agognate riforme. Così è stato e così (ancora per poco) sarà, l’importante è però ribadire che serve l’unità politica, fiscale, …insomma la dis-integrazione nell’interesse di tutti i cittadini europei! Sulle cause della crisi e della mancata crescita dell’Italia si citano le solite problematiche: il DEBITO PUBBLICO, l’IMPREPARAZIONE (gli italiani devono sentirsi incapaci per definizione) rispetto alla globalizzazione e all’abbandono del tasso di cambio (cioè rinuncia alla sovranità monetaria)! Chiaramente si sorvola dall’evidenziare che l’esplosione del debito pubblico c’è stata in Italia a seguito dell’adesione allo SME nel 1979 e alla successiva privatizzazione della Banca d’Italia nel 1981. In poco più di 10 anni da questa data fatidica il rapporto debito/pil raddoppiò arrivando a superare il 120% del pil nel 1994! Il mancato controllo dei tassi d’interesse sul debito pubblico fu una chiara scelta politica: quella di finalizzare la spesa dello Stato al pagamento di sempre più ingenti interessi sul debito, interessi che da oltre 30 anni vanno in tasca agli investitori finanziari e vengono costantemente tolti, via tasse e tagli, ai cittadini! Si sorvola anche dal riflettere che rinunciare alla sovranità monetaria significa imporre costantemente nel tempo politiche economiche più o meno austere, in quanto il cambio sopravvalutato comporta recessioni e riforme che si scaricano sul costo del lavoro, cioè in ultima analisi sui lavoratori che si trovano sempre più precari, disoccupati e sfruttati! Non importa quanti errori sono stati compiuti, quanti danni l’imposizione delle regole europee hanno inflitto agli Stati (si pensi alla Grecia), la strada, il solco tracciato per gli euristi-liberisti è quello sacro e giusto! L’intervista al governatore Visco si chiude sulle banche: nel 2008 la crisi su scala mondiale è nata da una banca d’affari americana, la Lehman Brothers, ed è proseguita in Europa imponendo ai cittadini austerità spaventose, per ripagare, per via fiscale, i fallimenti a catena che il sistema bancario PRIVATO avrebbe altrimente generato: le banche tedesche e francesi in primis, sotto la sorveglianza (!?!) della virtuosissima e infallibile BCE, avevano prestato a man bassa capitali stratosferici ai paesi euro-deboli (Grecia, Spagna, Portogallo…), ben sapendo che all’arrivo di una crisi le eventuali insolvenze sarebbero state ripagate dai governi SOLIDALI col potere finanziario (vedi alla voce: governo di responsabilità nazionale) o se non disponibile dalla fidata troika! Ebbene oggi, che le cose vanno peggio (per noi) e meglio per le banche estere che allora via fondi salva stati (banche private) hanno beneficiato dei nostri soldi, pare che tocca ancora una volta a noi, incapaci di una vera ripresa, ricapitalizzare le nostre banche sommerse da un mare di sofferenze: mutui non pagati da famiglie di neo-disoccupati, prestiti dati a imprese ormai insolventi o fallite! E alla fine non è nemmeno importante (anzi è auspicabile) che i nostri istituti di credito finiscano in mano estere: ricapitalizzate via espropri (bail in) e regalate via “investimenti esteri” sempre ben venuti dalle nostre patriottiche élite! Ma è inutile continuare…

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE 

 

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (quarta parte)

Murano ok

Croce del Monte Murano

Presente passato, passato presente, in un alternarsi di prospettive il divenire si dipana ma non lasciamoci ingannare: non c’è futuro che non sia già stato, non c’è passato che non sarà futuro, non c’è io senza eterno presente. Ogni storia di vita vissuta rimbalza immutabilmente in uno spazio-tempo senza limiti…

Per chi se le fosse perse (e volesse farsi del male leggendole), ecco qui la Prima parte  , Seconda parte   e   Terza parte    .

Assaggi adolescenziali dallo pseudo-passato…

Se mi volto indietro vedo ancora un crinale avvolto nella luce del sole pomeridiano, era estate, mentre in quattro amici discendevamo un po’ a balzi e un po’ con le corde il ripido pendio del Monte Murano. Sento ancora il male al ginocchio destro, che avevo forzato nella discesa, iniziavo a zoppicare e dovevo stringere i denti per andare avanti. Dovevamo cercare le pareti della Gola della Rossa dall’alto del ripidissimo crinale, individuando delle vie di roccia conosciute per poi calarci e riuscire nell’impresa. Nonostante il caldo estivo, la fatica e la parete rocciosa ormai in ombra mi fecero venire la pelle d’oca, sia per il freddo, sia per i brividi dell’altezza, diverse decine di metri. Il tutto partì semplicemente osservando dalla superstrada sottostante il versante del Monte Murano che discendeva ripido, ma fattibile, verso la conosciuta Gola della Rossa. Ideatore e autore principale Andrea, supportato da Lorenzo con la partecipazione dei pard Nico e Brunello! Così io, Andrea, Brunello e Lorenzo una domenica qualsiasi provammo a discendere dalla cima del monte verso una nuova strada, inesistente e da ricreare ex-novo con un minimo di suspense dovuto al trovare la giusta uscita, cioè l’attacco di vie di roccia preesistenti della sottostante Gola della Rossa,… altrimenti ci saremmo dovuti “attaccare” a ben altro arnese!

Era giusto per fare un esempio di che cosa può voler dire improvvisare un’avventura senza tanti fini, più che altro per divertirsi!

Quanti buoni propositi ho infranto, dimenticato o neanche provato a realizzare. La mia carriera scolastica per esempio fu alquanto tormentata e lo è tuttora visto che sono un insegnante insoddisfatto del modello ultraliberista aziendalista in cui è stata trasformata la scuola negli ultimi 20 anni! Era il 1983 quando in seconda media venni fermato (o meglio bocciato) a causa di un anno disastroso! Nella casa dove abitavo stavano ristrutturando il palazzo e passai l’estate a salire e scendere dall’impalcatura riflettendo sulla mia incapacità ad adattarmi ad un sistema scolastico che consideravo ostile e lontano anni luce dalla mia vita. Se il sistema (sociale) ora come allora vuole formarci, la scuola non riuscì nell’impresa di impormi un metodo di studio, di suscitarmi interesse e consapevolezza maggiore. Anzi fuggivo e rifuggivo da qualsiasi inquadramento e gratificazione scolastica. Ripartii nella nuova classe con poca voglia in più, appena sufficiente a proiettarmi in primo superiore assieme al mio nuovo amico Massimiliano. Scelsi, o meglio scegliemmo l’ITIS, l’istituto tecnico che avrebbe dovuto darmi un’istruzione prevalentemente tecnico-scientifica, esattamente opposta a quella che di lì a poco sarebbe stata la nuova strada che avrei deciso (convintamente) di percorrere: durante il secondo anno decisi infatti di iscrivermi alla scuola magistrale per diventare in seguito un maestro di scuola elementare (primaria). Fu quell’Andrea dei pesi già citati sopra a indirizzarmi, stimolando al contempo lo studio della filosofia, sua grande passione. Per passare dall’ITIS al secondo anno delle magistrali dovetti studiare latino e superare la prova scritta e orale a settembre. Durante l’estate andai addirittura a ripetizioni e riuscii nell’impresa. Da irriducibile somaro a studente modello, serio e impegnato. Basti pensare che nell’ultimo anno di scuola superiore reincontrai una professoressa di scienze che stava all’ITIS che rimase letteralmente scioccata nel vedere il cambiamento che avevo fatto in quegli anni: mi disse a chiare lettere che ero una specie di Dottor Jekyll e Mr Hyde, dovevo avere una doppia personalità oppure io non ero più io!!! Poveretta, io ero sempre io ma qualcosa era cambiato, non so dire se in meglio o in peggio, semplicemente cambiato!

Quando ero nell’istituto tecnico sopracitato mi capitava spesso e volentieri di entrare dalla porta principale per poi uscire dalla finestra (al piano terra) prima dell’arrivo dei professori. Una volta insieme a Massimiliano decidemmo di entrare un’ora dopo a causa dell’interrogazione del professore di geografia, un tale Ceccacci, che intuite le motivazioni di tale ritardo pensò bene di spedirci dal vicepreside per farci passare la voglia di fare seghino! Ma fra battutine- “Professore la prego non Cec – cacci!”– e i soliti buoni propositi- “Non lo faremo più!”– ce la cavammo a buon mercato. Eravamo un “macello”, passai alla classe seconda rimandato d’inglese e di fisica per poi rimediare discretamente a settembre. L’anno successivo non fu certo migliore, a parte il fatto che reincontrai i compagni che avevo lasciato dopo la bocciatura in seconda media, fermati a loro volta alle superiori, in particolare mi riferisco a quel Brunello citato sopra. 

Che tipo! Portava degli occhiali con montatura simil-osso e lenti spesse un dito a causa di una forte miopia. Gli occhi oltre quei fondi di bottiglia risultavano naturalmente rimpiccioliti e inespressivi (tipo squalo)!!! Alto e longilineo, fisico alla Pippo per intenderci, con flemma inglese sopportava tutti i nostri attacchi e le prese in giro, la sua reazione più violenta consisteva in un – “Ma va in galera!”– pronunciato con disprezzo e immancabilmente preceduto da un –”nc’ù”– schiocco di labbra idoneo ad esprimere disapprovazione. Nei vari cambi d’aula non era raro prendere lo zaino del Brunello ed entrare di corsa, inseguiti dallo stesso, lanciandoglielo in fondo alla stanza…e lui dietro a gridare – “Nooo, gli occhiali, la calcolatriceeee….Ma va in galera!!! Nc’ù, nc’ù, nc’ù…”. Ebbene il Brunello di allora, impacciato e insicuro (quello di oggi è tutt’altra persona), aveva sicuramente bisogno di educazione adeguata ed un pronto svezzamento, così lo invitai a fare i pesi nella “cantina” di Andrea, insieme a Massimiliano.

Tutti lo conoscevamo (Andrea) visto che abitavo proprio nel condominio dove faceva i pesi nella cantina sottostante il mio appartamento. Ricordo che un giorno d’estate, mentre stavo ascoltando il nuovo album di Claudio Baglioni, “La vita adesso” disteso sul letto a leggere i soliti fumetti, sentii suonare alla porta di casa: era proprio Andrea che mi chiedeva se potevo fargliene una copia e al contempo m’invitava in “cantina” – avete capito bene – in “cantina” a fare i pesi. Infatti era null’altro che una vecchia cantina adibita a palestra: panca artigianale per gli addominali e una per i dorsali, panca per i pesi e manubri per spalle e bicipiti. Dietro, nella parte di giardino annessa a tale locale, era stata piantata una grande e robusta sbarra in acciaio per fare trazioni e cose simili… Andrea, il maestro, ci preparò una tabella d’allenamento da fare invidia a Silvester Stallone: 5 serie di panca piana con il metodo piramidale per potenziare “la forza”, 4 serie di sbarra, addominali, dorsali, manubri…arrivavamo a quasi due ore d’intenso allenamento e poi sfiniti rientravamo in casa. Ma ubbidivamo senza fiatare, Andrea per noi adolescenti era un maestro e un modello da imitare.

Tipi strani e particolari erano abitué dei pesi: Grillo, Corrado, Magilla, a fasi alterne Testaguzza, io, Massimiliano e poi lo stesso Brunello: nomi e soprannomi si mischiano e diventano leggenda nella narrazione mitico-adolescienziale! E sempre da lì anche Brunello passò alle uscite domenicali: eravamo seri io e Andrea nei suoi riguardi all’inizio, ma presto ci sbragammo con trattamenti d’urto. Nel procedere nei sentieri alla minima difficoltà tastava il terreno incerto come una gallina che razzola nel cortile e noi lì giù a spintoni… Una volta in un difficilissimo fuori sentiero nel Conero, era notte ed eravamo in molti, uno del gruppo soprannominato Magilla, a causa delle sue enormi membra scimmiesche, lo afferrò in estremis per le gambe mentre cascava di testa in un mezzo precipizio, e lui invece di aiutarsi e cercare di tirarsi su da solo stava lì a gridare: “Gli occhiali, gli occhiali….”. Ma il Brunello di allora non è qui un diversivo sulla strada della mia vita, lui rimane insieme ad Andrea, ancora oggi ancorato alla cantina dei pesi e all’amicizia indissolubile che abbiamo costruito negli anni, è sicuramente uno di quei “tipi precisi” con i quali dovevo avere a che fare, con cui ho percorso molta strada insieme, anche se spesso su cammini separati, pur sempre paralleli. Così capita che se inciampa uno, l’altro gli dà una mano a rialzarsi, perché questa è la vera amicizia che fa sperare nel senso e allontana il vuoto che ci siamo creati e ci costruiscono intorno.

Seguii a lungo quel solco tracciato da Andrea e dagli altri miei amici, come detto sopra vissi poi come in una giungla, o in un deserto, – non so ben definirlo – che mi portò a respingere e soffrire, ad un confronto interiore tenuto a galla da abitudini che servivano solo a non sprofondare in un abisso di non-senso, il mio vero habitat naturale. Se ad un certo punto ho scelto di cambiare, o perlomeno modificare o meglio ancora ampliare il solco della mia vita, è stato per deviarne la direzione verso altre dimensioni perché non potevo continuare lì: è come una vena aurifera, una volta esaurita puoi continuare a scavare nell’illusione di trovare altro oro, ma prima o poi devi trovare la forza e la consapevolezza di abbandonarla e riprendere la ricerca da capo. Che poi non è mai un abbandonare, quanto piuttosto un cambiare prospettiva per vedere quello che avevi accanto senza accorgertene! Tutto nelle nostre vite è a portata di mano, bisogna imparare ad aprire gli occhi e a far uscire dall’ombra le giuste soluzioni. E’ sempre dura ricominciare, ma se ti porti dietro il bagaglio d’esperienze che hai accumulato nel cammino, per quanto pesante e ingombrante, dentro trovi sempre la risposta per andare avanti. Così ad un certo punto fu, anche se quella vena era stata assai ricca e ci vollero molti anni per esaurirla! Anni, che poi si traducono sempre in un istante presente di consapevolezza, come ora che li ricordo (o li ri-vivo, o addirittura li vivo!)… Somma di istanti che chiamiamo divenire, vita presente che chiamiamo essere, tutto si gioca in questo continuo voltarsi avanti e indietro, come se esistesse sempre un passato che ci fa poi guardare verso il futuro ignorando però il presente. Basta rigirare troppo le parole, di che stavamo parlando?

Continua…