Per un’Europa a 27 (e più) velocità!

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Bandiere degli stati europei

Giusto due parole sulla celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma: nulla è cambiato! Si è celebrato ancora una volta il primato dell’economia sulla politica, che prevede appunto l’adesione incondizionata a trattati sovranazionali in grado di ingabbiare le nazioni e indirizzare le loro scelte di politica economica verso lo smantellamento dello stato sociale! Se proviamo ad andare oltre i proclami e la solita propaganda dell’Europa che porta la pace, il progresso, la libertà… cosa rimane in concreto per i “cittadini d’Europa” da spendere per un futuro migliore? Se ci va bene, il NULLA! Ripeto, se ci va bene, perché altrimenti la spirale involutiva non può che portarci a condizioni sempre più critiche e socialmente insostenibili.

Questo perché se è vero che ogni scelta politica è una scelta economica, è altrettanto vero che essa deve comunque passare attraverso la legittimazione democratica (cioè il voto espresso dalla maggioranza dei cittadini) ed essere compatibile con la Costituzione. Non è così per i Trattati che hanno dato origine all’UE! Le idee su cui si fonda l’Europa vedono invece i nazionalismi (e i loro sistemi costituzionali) come sterili e pericolosi ed esaltano una pseudo-unità che mira esclusivamente a risolvere il conflitto di classe tra lavoro e capitale a totale favore di quest’ultimo.  Molti intellettuali e politici italiani hanno aderito a questa impostazione neoliberista e inserendosi all’interno delle classi dirigenti (politiche e non) sono riusciti a sovvertire, ben schermati da una propaganda mediatica di attacco allo stato (brutto, corrotto, sporco, inefficiente, cattivo…), i principi sociali su cui si basano le democrazie europee del dopoguerra. Ecco ad esempio come Einaudi, già presidente della Repubblica, nel 1954 si riferiva alla necessità inderogabile di unificare l’Europa:

La necessità di unificare l’Europa è evidente. Gli stati esistenti sono polvere senza sostanza….Esisterà ancora un territorio italiano; non più una nazione, destinata a vivere come unità spirituale e morale solo a patto di rinunciare a una assurda indipendenza militare ed economica.

La citazione è tratta dal libro “La Costituzione nella palude” di Luciano Barra Caracciolo, dove si possono trovare tutti i necessari approfondimenti sul percorso storico di costruzione e imposizione dell’ordoliberismo (primato dell’economia sulla politica) e sull’adesione dell’Italia ai vari Trattati sovranazionali europei.

Le parole dell’allora presidente Einaudi sono in realtà perfettamente conciliabili con quelle dell’odierno presidente della Repubblica Mattarella, o con quelle del suo predecessore Giorgio Napolitano. Il percorso di restaurazione dei principi neoliberisti è lungo ed è stato portato avanti con determinazione. Per gli euro-peisti il nazionalismo sarebbe sempre e solo causa di ogni male e motivo primo delle guerre. Per questi motivi hanno ben pensato di sostituire gli stati nazionali con una supernazione europea,  mettendo alla guida di tale “rivoluzione pacifista” le élite dei paesi del nord Europa, a loro volta al servizio dei sistemi industriali-finanziari… e siamo arrivati al punto finale, che prevede di privatizzare TUTTO quello che è rimasto di appetibile in favore delle classi dominanti! Quindi quando sentirete i nostri amati leader ragliare in tv riguardo ai fantomatoci investimenti sulla crescita, saprete che mentono o peggio non sanno quello che dicono; o l’Europa si divide a causa del drastico e imprevedibile ritorno alla realtà dei cittadini europei tartassati da un sistema iniquo e inefficiente, che pretende solo sacrifici crescenti in cambio di farse e proclami senza alcuna sostanza, oppure la politica torna nei suoi ranghi e riprende in mano il mandato che i cittadini europei hanno dato a loro nelle rispettive nazioni: rimettere al primo posto la politica significa fare il bene comune, ristabilire i fondamentali economici che stanno alla base dei propri paesi, – a cominciare dalla moneta – per ripristinare al meglio le Costituzioni, unica tutela in grado di garantire quei diritti umani (a partire dal lavoro) che ci vengono abbondantemente elargiti a parole, ma costantemente negati nei fatti! Insomma, ritornare ad un Europa a 27 (e più) velocità per garantire la pace e la prosperità!

Un mondo senza Essere

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L’onirico sogno

produce

la miseria della vita.

Nel nostro essere ci sono sogni

pieni di amorevoli bisogni

illusioni senza doni

sono quello

che vogliamo sapere su di noi

in questo mondo

con sogni senza Essere.

Ma come trovare una dimora

in questo giorno senza fine,

senza appoggi, senza confine?

C’infrangiamo come onde

sull’esistenza dura e spietata,

non accettiamo

neanche l’inizio di ciò che siamo

sofferenza per causa dell’esperienza

di crescere in sé stessi.

Si rimarrebbe desolati e folgorati

dall’evidenza del nulla

dell’attualità in cui esistiamo ora

e a cui ci attacchiamo.

Faremmo di tutto per non perdere

il nostro caro nulla,

ma c’è altra soluzione?

Non ci resta che esistere

e continuare a fluire

come sabbia al vento.

San Patrizio: il trifoglio immagine della Trinità

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croce celtica

Oggi, 17 marzo, è la festa di San Patrizio il patrono d’Irlanda. Esso arrivò in Irlanda nel 432 d.C. e nel giro di pochi anni riuscì a convertire al cristianesimo gli irlandesi portando rapidamente alla scomparsa l’antica religione dei druidi. In realtà il druidismo si fuse con la nuova religione e gli elementi culturali di matrice cristiana si arricchirono dello spiritualismo celtico e dei suoi simboli, uno su tutti la croce celtica. Quello che è certo è che in Irlanda la nuova fede ebbe effetti profondi, infatti il cristianesimo riuscì a resistere nei monasteri irlandesi anche quando in Europa durante il Medioevo le invasioni barbariche mettevano a dura prova l’esistenza della cultura e la fede cristiana.

trifoglio

Si dice che San Patrizio usò il trifoglio come icona della Trinità: con i suoi tre lembi rappresenta il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ma anche le tre virtù teologali della Fede, dell’Amore e della Speranza!

San Patrizio riuscì così ad avvicinare al mistero della Trinità il popolo irandese. Nel cristianesimo ciò che nelle antiche religioni era esoterico, cioè nascosto e riservato a pochi, si manifesta attraverso la Rivelazione nella dimensione trascendente ( è Dio che con la Grazia viene incontro all’uomo), ma entra nella storia attraverso Gesù. Nella storia del mondo la Trinità rappresenta la naturale evoluzione verso l’alto. Se l’evoluzione è un movimento e un processo di crescita che parte dal basso, nell’uomo tale crescita diviene cosciente di sé stessa e in modo dinamico si orienta verso Dio. E l’uomo di fronte al mistero riceve la grazia attraverso cui incontra Dio che è in sé stesso, da tutta l’eternità, trinitario. Caratteristica dell’uomo è quindi l’apertura al trascendente, la dimensione dell’incontro con Dio, Esso stesso uno e in relazione: come una foglia di trifoglio dove la fede, la speranza e l’amore si uniscono senza distinzione!

Chiudo sulla scuola: il MANTRA!

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Il mantra arriverà alla fine, intanto faccio un breve riepilogo dalle puntate precedenti (post “Smantellare la scuola pubblica per canceellare la democrazia” e “Ancora sulla (Buona) scuola“): l’unica scuola possibile è quella che possa garantire a tutti un’istruzione efficace, in grado di intervenire per superare le disuguaglianze. Se la “Buona scuola” e le riforme che ci hanno portato ad essa, è concepita in funzione delle realtà economiche neoliberiste che caratterizzano oggi l’UE è chiaro che essa aumenterà e addirittura causerà il consolidarsi delle disuguaglianze economiche e sociali del Paese. Essi vogliono una società di precari sottopagati e soprattutto incapaci di reagire e di vedere DOVE sta il male!

La scuola NON deve mai essere un servizio che privilegia le esigenze dell’utenza, ma deve garantire un’istruzione qualificata e deve educare alla criticità, base della democrazia. La Buona scuola porta invece a compimento l’idea di una scuola pubblica privatizzata – dove le finalità educative del pubblico vengono equiparate a quelle del privato che ha come priorità il profitto – che si basa su un’organizzazione aziendalistica, un modello di scuola che si adopera per le diseguaglianze sia tra gli insegnanti (meritocrazia), sia tra gli studenti (competenze e merito non meglio definiti).

L’unica scuola per l’uguaglianza è LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE!

Si deve capire che la scuola, pur con tutti i suoi limiti, ci ha dato gli strumenti per difenderci, culturalmente e democraticamente, dalla distruzione della nostra società. Gli insegnanti per primi devono prendere posizione e opporsi alla scuola dei quiz INVALSI, delle privatizzazioni e dalla cultura del pensiero unico dominante: esso pone le Riforme o come soluzioni ai nostri problemi oppure, quando c’è qualcuno che alza la testa e inizia a denunciare l’assurdità di tali imposizioni, come sacrifici necessari chiamando populismo ogni idea in grado di destabilizzare il sistema!

La “Buona scuola” è una riforma che in nome del risparmio porterà all’azzeramento delle risorse economiche e culturali che caratterizzano la vita sociale e personale (di ogni cittadino) del Paese, per questo è essenziale dare un segnale forte alle istituzioni, perlomeno devono sapere che la responsabilità morale e politica di tale distruzione è la loro, non potranno nascondersi dietro la solita propaganda orchestrata ad arte da tutti i mezzi d’informazione unificati!

L’unica idea da difendere e da pretendere è quella de…

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P.s.: il MANTRA è una potente e breve formula sonora spirituale che ha la capacità di trasformare la coscienza. La ripetizione del MANTRA  è un’antica tecnica dinamica con la caratteristica di possedere un potere cumulabile, infatti più lo si ripete più esso affonda le proprie radici nella nostra coscienza, tanto che continueremo a ripeterlo mentalmente senza nemmeno rendercene conto. Questo è il nostro mantra…visto mai che funziona!!!!

 

L’Amore per l’Invisibile

usignolo

Poesie di Lorenzo

Il canto dell’usignolo

il silenzio della vetta

o i colori dell’iride

e l’azzurro del tuo cielo

sono le ombre della tua voce

e della tua luce.

Quando potremo

ascoltare il tuo canto

o guarire della nostra cecità?

Già difficile

nel rumore dei giorni

accogliere i tuoi doni:

la fede, il rispetto

e l’Amore per l’Invisibile.

 

 

Ancora sulla (Buona) scuola!

 

Renzi Giannini

Come da titolo – per dar seguito al post “Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia” –  continuo a proporre delle riflessioni e approfondimenti sulla legge n.107/2015 in vista della sua definitiva approvazione e della (ancora) possibile azione di contrasto da parte del mondo della scuola attraverso l’adesione allo sciopero del 17 marzo.

Nei mesi di settembre-ottobre 2014 era stata aperta una piattaforma digitale su la Buona scuola, che oltre ad indicare le caratteristiche della Legge permetteva ai docenti e alle istituzioni scolastiche di inserire pareri, critiche, consigli. Non sappiamo se davvero tali commenti vennero presi in considerazione, ma pur essendo scettico sul modo e sull’efficacia della consultazione scrissi anch’io alcune righe in merito alla Riforma  dopo aver letto pareri pro e contro e consultato varie fonti. Alla luce della sua applicazione le ripropongo, credo siano ancora utili per analizzare cosa è stato fatto e le (ancora parziali) conseguenze di questi 18 mesi di applicazione della Legge. Ecco le riflessioni di allora:

Leggendo il rapporto su ” La buona scuola” Clicca per leggere – lungo ben 136 pagine (esiste però una versione light di sole 13 pagine) – e difficilmente commentabile con “qualche crocetta” o “mi piace” come si sta facendo attraverso una superficiale consultazione on line – è difficile NON pensare che esso NON sia il completamento dello smantellamento della scuola pubblica, che di fatto funzionerà (e costerà) sempre di più come quella privata!

C’è un po’ di tutto, difficile da leggere e soprattutto da commentare: si evidenzia il raccordo della scuola all’impresa, dando per scontato che l’occupazione dipenda direttamente dall’istruzione, non invece da scelte politiche di modelli economici efficaci (come quello keynesiano volto al sostegno pubblico dello Stato per la piena occupazione proposto dalla Costituzione). Si parla di un ulteriore ampliamento dell’offerta formativa (forse pilotata dall’exstrascuola: aziende, famiglie, enti vari…) e la flessibilità didattica sembra in realtà un adattamento-imposizione-improvvisazione al non ben definito”nuovo modello” di scuola delle competenze. Si va verso l’annullamento del contratto collettivo nazionale, presto sostituito da bonus-premiali di stampo meritocratico, che servono a mettere in competizione (non bastavano gli alunni) gli insegnanti, valutati su progetti e attività quasi sempre lontani anni luce dalla loro attività d’insegnamento (che NON è valutabile in modo oggettivo e univoco). La mobilità viene proposta in funzione tappa-buchi e volta esclusivamente al risparmio, con un’assegnazione schizofrenica che non tiene minimamente conto delle esigenze familiari e personali degli insegnanti…

Questa Riforma, per ammissione dello stesso Renzi e del(la) Ministro(a) della Pubblica istruzione Giannini, va a completare le Riforme della scuola che iniziarono con la legge sull’AUTONOMIA SCOLASTICA del 1999, la quale non si basava su finalità culturali e pedagogiche, ma serviva ad estendere principi di stampo privatistico all’area dell’istruzione. In particolare venne utilizzato il principio di sussidiarietà (ecco perché si parla di autonomia a tutti i livelli dell’apparato statale) per far  passare esplicite cessioni di sovranità statali a enti-super-burocratizzati sovranazionali e non eletti (vedi UE, BCE, FMI e simili…). Essi nello Stato nazionale, in varie forme e attraverso percorsi contorti e intricati,  – costruiti ad hoc proprio per rendere al cittadino difficile vedere il rapporto di causa ed effetto ( a noi deve passare esclusivamente il messaggio “Stato ladro, inefficiente, fonte di ogni danno e burocrazia”!) –  impongono interessi privati con il fine di smantellare le tutele sociali sul lavoro, togliendo ai lavoratori diritti garantiti (sta accadendo ORA in tutti i settori pubblici e privati). Anche la scuola pubblica attraverso l’autonomia si trasforma da un’istituzione che svolge una funzione statale nel prevalente interesse generale, in un’azienda pubblica, – su modello di un’azienda privata – che svolge un servizio pubblico! Invece di realizzare il diritto allo studio, costruisce un sistema aziendale di natura privata in cui deve proporre e mostrare alla “clientela” il piano delle attività, tutto va formalizzato e burocratizzato fino all’assurdo: commissioni di ogni genere e tipo, funzioni e incarichi fra l’inutile, il fantasioso e il dannoso, POF, PTOF, crediti, debiti, progetti, corsi d’aggiornamento,, valutazione e valutazioni, dipartimenti, consigli ordinari e straordinari… Cosa resta per l’insegnamento? Quale didattica possono portare avanti gli insegnanti in questo contesto assurdo e ingestibile in cui si trovano a lavorare? Dov’è la centralità degli alunni in tutto ciò?

Ritorniamo all’oggi: mi sembra che quello che si temeva prima dell’approvazione della Riforma si sia poi in gran parte realizzato, soprattutto negli aspetti negativi sopraevidenzati. Dobbiamo però riflettere sul fatto che questo modello “mercatocentrico” che ci chiede (impone) l’Europa potrebbe avere i giorni contati. Mi riferisco ai segnali che vengono sia dai paesi europei in cui stanno per svolgersi nuove elezioni, in primis Francia e Germania, sia dagli Stati Uniti in cui le elezioni ci sono già state con i risultati che sappiamo. Se il revival del nazionalismo dovesse travolgere come un’onda il globalismo-colonialista che ha imperato finora nell’UE e in generale nel mondo occidentale, le riforme non avrebbero più motivo alcuno di essere imposte, soprattutto perché i governi avrebbero di nuovo a disposizione strumenti di natura finanziaria per uscire dalla crisi, gestendo le monete nazionali fuori da cambi fissi imposti e deprimenti l’economia. Se i cittadini prendono consapevolezza dei loro diritti i governi dovranno porre rimedio ai danni fatti. Ma la campagna mediatica di distrazione di massa che ha per anni incitato all’odio verso lo Stato ladro e la corruzione senza dire una parola nei confronti della privazione continua e devastante dei principali diritti costituzionali fatta attraverso la cessione di sovranità a istituzioni private al servizio della finanza, lascia ben poco spazio e ancor meno speranze che la massa  di cittadini sia tale da far cambiare rotta alle riforme e recuperare così quello che ci hanno tolto. La scuola in un momento così delicato dovrebbe dare un contributo in tal senso: aiutare i ragazzi a capire quali sono i loro diritti e a pretenderli. Sicuramente NON fa parte dei loro diritti lo sfruttamento che subiscono attraverso l’alternanza scuola-lavoro. Quello come TUTTE le riforme serve esclusivamente a favorire la DEFLAZIONE SALARIALE (cit. Alberto Bagnai), cioè ad abbassare ancora di più il costo del lavoro, con la beffa che i primi a rimetterci saranno proprio i nostri giovani. Partiamo quindi dalla scuola, base di ogni sistema democratico, prepariamoci al cambiamento e non perdiamo di vista l’importanza dei principi costituzionali unici garanti dell’uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini.