Aneliti

grotta

Poesie di Lorenzo

Dove sei Amore,

Luce,

zampillo di vita?

Parlami,

concedimi

un tuo lieve alito

che mi scaldi il cuore.

Riempimi gli occhi

di lacrime

che io possa

sentirti appena….

Io sono

un’ombra grigia

in questa grotta

e il ricordo di te

mi avvolge

e mi strazia.

Stillami

una tua goccia

e concedimi

di non sprecarla.

Maria, piena di grazia

Madonna del duomo di San Ciriaco, Ancona. Olio su coppo libera interpretazione, Roberto Nicolini

La dottrina dell’Immacolata Concezione afferma che Maria è stata concepita  senza “peccato originale”, ma ciò cosa significa? Forse essa, anche dopo la nascita di Gesù, ha vissuto una vita privilegiata, senza difetti o passioni o tentazioni umane? Certamente l’intenzione di tale dottrina non può essere quella di divinizzare Maria, ne tantomeno di disumanizzarla. Al centro dell’Immacolata Concezione va quindi posto il dono della Grazia, attraverso il quale Dio pone Maria in una condizione speciale. In un certo senso possiamo dire che attraverso Maria vediamo Dio (il Donatore) che si dona all’umanità!

Innanzitutto perché questo dono non è riservato unicamente a Maria, ma Dio lo rivolge a tutti gli esseri umani, è un’offerta di salvezza permanente che fa parte dell’esistenza entrando anche nella dimensione storica. Essa deborda il perimetro della sfera cristiana per essere pienamente universale, presente in ogni luogo e disponibile ad ogni persona.

Quindi la grazia deve essere gustata indirettamente attraverso le cose create, essa indirizza gli uomini verso il mondo e attraverso il mondo realizza la comunione con Dio creatore.

In quest’ottica non possiamo pensare a Maria come donna ideale e idealizzata, essa è invece donna storica e concreta in grado di vivere pienamente la vita nella gioia e nei dolori, nel bene e perfino nel male. Vera donna, vera madre, vera sposa, vera sorella di ogni uomo e donna sulla terra… Accoglie Cristo Immacolata, è benedetta dal cielo ma vive come figlia della terra e sulla terra, passando anche lei attraverso il dubbio e la disperazione nonostante tutto, nonostante l’Amore l’abbia colmata, un Amore che trabocca in ogni dove e in ogni tempo, un Amore che è diventato storia, storia di liberazione, dal dolore, dalla paura, dalla morte…

Ma siamo davvero sicuri che si possa esistere senza passare attraverso il peccato? Come affermava padre Turoldo nel suo libro “Il dramma è Dio”:  “…che Dio è libertà, e che la storia del mondo – la storia di tutta l’umanità – non è che una continua lotta di liberazione.”

Nel binomio “Amore – Libertà” si racchiude la scelta (necessaria?) della creazione: l’umanità si allontana e il Signore insegue e sostiene e perdona … e Maria preservata sin dall’origine, attraverso il suo – “Eccomi, sono la serva del Signore!” – è l’immagine vivente della nuova Creazione.

 

San Nicola, una stella nel cuore!

Michele_di_Baldovino,_Dossale_San_Nicola_e_storie_della_sua_vita,_II_meta_del_XIII_secolo,_Peccioli,_Prepositura_di_San_Verano.jpgLa storia di questo santo vescovo, i cui resti la tradizione vuole siano stati traghettati fino in Italia da alcuni marinai nell’antichità, si diffonde come un vento improvviso in ogni luogo della terra, in particolare dopo l’anno mille, fino a sconfinare in epoca moderna nella figura leggendaria di Babbo Natale, o Santa Claus, o San Nicolaus. Ho letto molti articoli che narrano in maniera esemplare le sue gesta, io voglio semplicemente fare riflessioni che partono da una domanda: è venuta prima la storia o la leggenda?

Forse è come una stella lontana, ne vediamo la luce, ma è un segno antico che si perde nel tempo, nella corsa che ha fatto per arrivare fino a noi, milioni di anni appunto!

Forse anche per le storie misteriose dei santi, uomini lontani nel tempo, rimane solo il brillare di una stella,  segno certo della loro esistenza che torna a splendere nel cuore dell’umanità!

Mi piace pensare che anche San Nicola sia una stella nel cuore, soprattutto dei milioni di bambini che la tengono accesa e la fanno splendere con luce abbagliante insieme al bambino del presepe.

La cantina dei pesi

IMG_20171201_184128.jpg

Lo specchio è la nostra storia, oltre ogni immaginazione!

In tempi remoti

iniziarono i pesi

e da allora mai accadde

che furon sospesi.

Facce ormai lontane

frequentarono la cantina

e alcune ancor costanti

sollevano i pesi

con sforzi impressionanti.

C’è Grillo puntuale

alle sette e quaranta

e Brunello d’umor nero

che mugugna loquace

tornato da un lavoro,

immutabile destino,

dove se guadagna poco

ma si lavora un casino.

Il perfido Nicolini

subito sorride illuminato

pensando ad un Brunello

dalla sorte condannato.

I suoi occhi celesti

sembran quasi fulminanti

quando racconta episodi assurdi

con finali esileranti.

C’è poi Andrea il padrone

dai muscoli possenti

che solleva i pesi

con risultati sorprendenti:

quando a centocinquanta chili è arrivato

si è addirittura incoronato!

Venite anche voi

qui il tempo si è fermato

e sulla polvere antica

ogni segno è conservato.

Guardando nello specchio

vedrete immagini passate

che oggi ancor rimangono

per sempre conservate.

* La cantina è stata (ed è tuttora) un luogo di spensieratezza,  di riflessione e soprattutto d’incontro e d’amicizia vera! Per capire meglio la filastrocca: l’orario d’apertura era 18,30  con chiusura verso le 19,40 proprio quando arrivava Grillo puntuale…

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (quinta parte)

Tragic_comic_masks_-_roman_mosaic

Maschere della tragedia e commedia greco-romana – fonte Wikipedia


Ricollegandomi alla puntata precedente che insieme alle altre potete trovare  QUI, di cosa stavamo parlando? Ah ecco, del nostro continuo pensare al futuro rimpiangendo il passato e scordando immancabilmente di vivere il presente! Qui centro IO come TU come NOI tutti, in un’involuzione esteriore che impedisce di guardare all’interiorità con consapevolezza.Inoltre in questa dimensione dilaniante vissuta dal singolo (forse fanno eccezione i bambini, perlomeno quelli abbastanza piccoli per i quali esiste SOLO il presente e ne assaporano ogni goccia nell’istante che è il mare chiamato Tempo) rientrano anche considerazioni sul modo distorto in cui la coscienza collettiva plasma la società: la Storia si ripete all’infinito, fa rime tragicomiche con le nostre vite eppure non vediamo mai la via d’uscita, il discrimine tra realtà e tragedia oltre la finzione in cui siamo costretti a vivere!

Oltre la finzione!

Possiamo chiederci che cosa nella nostra vita sia oltre la finzione. Parlavo dell’amicizia e mi viene subito in mente Faceboock o Twitter o simili, strumenti apparentemente “social”. Molti di noi sentono l’esigenza di condividere con il sistema e attraverso di esso, le gioie e i dolori della propria vita. Sembrerebbe catarchico, purificante, una bacheca della mente personale e collettiva, visibile a tutti e quindi in grado di amplificare o diluire le gioie e i dolori.

Ma oltre la finzione, dicevo sopra, cosa c’è? Vallo a capire, le acque sono torbide e tutt’altro che semplici da scrutare, siamo immersi in un mondo dell’informazione-formazione pilotata e ci abituiamo a tal punto alla menzogna da non farne più a meno. Il nostro vero essere soffre e si ribella generando distorsioni e cercando di farci cambiare verso! Eppure i peggiori nemici di noi stessi siamo sempre noi, è così difficile amarsi, accettarsi, aprire gli occhi, molto meglio adeguarsi al sistema precostituito, alcuni ne sono addirittura artefici consapevoli e mai tornerebbero indietro. Voglio dire che si può voltare le spalle al bene, accontentandosi di quell’orto o di quel campo di cui parlavo all’inizio delle mie riflessioni, diventandone in qualche modo gestori; c’è addirittura chi si crede convinto di poter scegliere il meglio per tutti, considerando la libertà che è all’origine della creazione come un dono riservato a pochi eletti. E’ questo il vizio di molte religioni e quindi di politiche economiche distorte che regnano nel nostro mondo incentivando varie forme di razzismo e  autorazzismo: se gli uomini soffrono e attribuiscono le loro colpe in gran parte alle proprie incapacità, allora meglio accetteranno di rinunciare a benefici e tutele, perché il SACRIFICIO lava le colpe e rigenera.

Proviamo quindi ad affrontarli i fantasmi della mente, creati ad arte da chi pensa di poter mettersi al nostro posto nella gestione della vita, nel plasmare la nostra personalità e il nostro destino. Provo a riferirmi alla democrazia come governo in grado di dare tutele, meglio ancora di permettere un risveglio, una forma di equità materiale che per quanto imperfetta garantisce delle libertà. E ripeto che ogni forma di libertà ci spinge verso il bene e l’accettazione del proprio sé, ci mette di fronte alle nostre responsabilità, a delle decisioni che coinvolgono noi stessi e chi ci sta vicino, che quindi ci fanno evolvere.

Dopo il non-senso delle guerre mondiali, con la loro devastante privazione di libertà, con il carico di morte e odio che portarono nel mondo, qualcosa sembrò sfuggire al controllo di chi si erge a giudice e carnefice dell’umanità: ai popoli vennero dati degli spazi di autodeterminazione, si generarono Costituzioni in grado di garantire benessere e creare consapevolezza diffusa. Alla base di esse c’erano appunto gli stati democratici, mezzi  imperfetti creati nel tentativo di distribuire uguaglianza. Nella nostra costituzione ad esempio si parla del lavoro come base della società, perché è attraverso il fare che la società cresce. Al contempo si deve garantire un’istruzione in grado di decondizionare l’individuo e permettergli di orientarsi verso il futuro costruendo e vivendo attivamente il presente, un sistema sanitario per garantire un prolungato benessere dell’individuo e aiutarlo a superare le infermità, una gestione pubblica di tutti servizi e dei beni di cui l’uomo ha necessità: l’acqua, l’elettricità, il trasporto,… esattamente il contrario di quello che i governi stanno facendo ora. C’è un assalto dei controllori sui controllati, in cambio di oppressione e stupefacenti vari stiamo cedendo il benessere che portava consapevolezza e libertà nelle vite di milioni di esseri umani. I fantasmi in cui credere sono tanti, loro ce li indicano come i problemi causa dei nostri mali: corruzione, debito pubblico, sprechi,… quando invece impongono riforme per cancellare l’equilibrio garantito dal lavoro e dal benessere diffuso realizzato grazie alla parentesi della democrazia.

Parlando dell’immateriale non si può non pensare al denaro, se usato solo come uno strumento per ridistribuire ricchezza esso è un bene. Per essere tale la gestione del denaro deve rimanere in mano pubblica, cioè gestito da un esecutivo che se pur corrotto sia comunque sottoposto al giudizio degli elettori. Con giudizio degli elettori intendo che dovrebbero essere solo i governi eletti ad essere responsabili della gestione pubblica del denaro, non invece istituzioni private quali le banche. In Europa infatti non esiste più una sovranità monetaria che non sia quella delle istituzioni non elette dell’eurozona, l’emissione di denaro è sottoposta alle regole antidemocratiche che impongono agli stati – le cosiddette “riforme” – le quali altro non servono che a garantire il capitale a discapito della gente, ridotta a meri strumenti in mano al sistema tecnocratico.

Come arginare la catastrofe partendo da se stessi? Il primo punto è sempre quello di evitare di chiudere gli occhi, proprio perché solo la Verità ci rende liberi. Gran parte della nostra vita è costruita sulla menzogna, poi ci sono dei bivi che ci spingono a volte ad aprire gli occhi a volte a chiuderli. Ricordiamoci che tutto viene fatto alla luce del sole, cioè nulla ci viene veramente nascosto dal sistema perché i primi a rifiutare la verità siamo proprio noi. E’ un fardello difficile da sostenere, se la intravedi spesso rinunci in cambio del precostituito. Ma vale la pena provare a svegliarci per cambiare direzione e iniziare veramente a vivere meglio, a realizzarci. Non c’è vita senza verità: quanti “illuminati” dalla Verità sono morti per questo?  Ricordiamoci che quasi sempre la menzogna è composta da tante piccole verità, il cui fine è quello di disegnare un quadro coerente ma sostanzialmente falso dei problemi che ci affliggono.

Se dicono che il problema è il debito pubblico, gli sprechi, la corruzione e sbattono ogni santo momento in televisione o in prima pagina un servizio che supporta queste tesi, ebbene provare a negare l’evidenza e la forza fattuale di tali argomenti è sicuramente impresa ostica. Eppure questi problemi, seppur veri, sono lontani anni luce dall’essere le cause dei mali della nostra società! Ogni soluzione adottata come pseudorimedio ha portato la nostra democrazia a regredire a stato feudale, in cui le persone sono ormai meno che sudditi stupidi a cui imporre diktat e autoflagellazioni quotidiane. Ci impediscono di ragionare imponendoci le loro verità, il precostituito è amaro come il fiele e noi li a ingurgitare… Come siamo ridotti, allontaniamo quegli istanti basati sulla verità dell’amicizia, del rispetto e dell’amore per sostituirli con il livore e l’invidia. E sostituiamo i diritti alla libertà e all’uguaglianza con la cosmesi dei falsi diritti in cui la moralità è abolita in un oceano indistinto senza regole, anzi dove l’unica regola è proprio la mancanza di regole!

Continua…

Un mondo senza Essere

onde.jpg

L’onirico sogno

produce

la miseria della vita.

Nel nostro essere ci sono sogni

pieni di amorevoli bisogni

illusioni senza doni

sono quello

che vogliamo sapere su di noi

in questo mondo

con sogni senza Essere.

Ma come trovare una dimora

in questo giorno senza fine,

senza appoggi, senza confine?

C’infrangiamo come onde

sull’esistenza dura e spietata,

non accettiamo

neanche l’inizio di ciò che siamo

sofferenza per causa dell’esperienza

di crescere in sé stessi.

Si rimarrebbe desolati e folgorati

dall’evidenza del nulla

dell’attualità in cui esistiamo ora

e a cui ci attacchiamo.

Faremmo di tutto per non perdere

il nostro caro nulla,

ma c’è altra soluzione?

Non ci resta che esistere

e continuare a fluire

come sabbia al vento.

* Ho ripubblicato QUESTA mia vecchia poesia perché ritengo sia in continuità con il post precedente “Quel serpente…”. Un mondo senza Essere, illusioni senza doni… ciò è quello che l’umanità ha creato nei secoli nel suo ruolo di pura esistenza senza fondamento in sé stessa. La scelta è sempre fra l’Essere e il Nulla, un limite invalicabile, sconfinato, addirittura inconcepibile eppure è ad esso che l’uomo si rivolge quando prevale la paura. Di cosa abbiamo paura? Forse di continuare ad esistere SOLI senza mai ESSERE, scegliendo quello che possiamo chiamare “peccato mortale”: attaccarsi al nostro caro nulla non può che continuare a farci cadere nel baratro senza fine dell’esistenza senza Essere! Ma forse ci sarà una nuova luce…

Quel serpente…

William_Blake,_The_Temptation_and_Fall_of_Eve.JPG

* La Tentazione e la Caduta di Eva, di William Blake 

…che è in me!

Striscia, parla, si nasconde nelle fronde della mia mente. Nel mito mai è stato “fuori”, sull’Albero, essere o animale fra gli animali del Giardino! E’ sempre stato in noi il Peccato come frutto della Ragione, come opposizione all’Essere che è Vita, come baratro senza fine ed eterna solitudine. Franare nel proprio stesso io, morire e frantumarsi in infinite morti senza mai diventare Nulla assoluto, un’esistenza senza Essere o  essere un non-Nulla! Mai più il Nulla, scintille, spirali, frammenti ma pur sempre essere un non-Nulla grazie a Lui!

Affidarsi all’Essere, atto di fede in quel principio luminoso che è sostanza della stessa ragione, ciò è l’inizio della Vita. Essere un non-Nulla, lontano da ogni fondamento che non sia Dio, è scegliere di morire in sé stessi nell’Eterna solitudine della ragione umana, ricolma di superbia e di falsità. Ne cogliamo i suoi frutti in ogni forma di potere sulla terra, si manifesta in ogni gesto e manifestazione della ragione separata dalla fede, essa ci divinizza ma crea al contempo un infinito vuoto di dolore e irrazionalità. Affidarsi alla grazia, al fatto che Dio segue in ogni dove, sostiene le sue creature pur allontanandole da sé a causa della disobbedienza della ragione!

Il fine della Storia è forse cogliere il nuovo frutto donato dall’Amore e riempire il vuoto di Dio con Dio, un Dio che si umanizza divinizzando l’uomo, donandogli quella che sarà la vera vita eterna?

 

Solo

tra milioni di esseri

Solo

sicuro che Tu

sia qui

ma rimane la paura…

Perché l’urlo

nel mio cuore

non ha mai fine?

*La donna è l’ultima e quindi la più perfetta tra le creature, l’anello che tiene unita l’intera creazione. Nudi e senza maschere o contorcimenti della mente, vagavano nel giardino, dove lo stesso Dio passeggiava. Dio li chiama… “Chi ti ha detto che eri nudo?”.  Nudo in quanto pura esistenza in balia di sé stessa, ora divenuta conoscenza incarnata in un’essenza, il serpente, in grado di penetrare, strisciare, avvolgere con le sue spirali e dare la Morte! In questo male oscuro, in questo pozzo della conoscenza in cui si è calato l’uomo agli albori dell’esistenza rimane forse lo spazio per la salvezza dopo la creazione.

 

 

Sono qui!

20170924_162707-EFFECTS.jpg

Poesie di Lorenzo *

Sono qui

in questa lotta

tra vento, mare e terra

fusi in un unico elemento

che non si placa

Macigni ribelli

non mi fanno vedere

ed il cuore è muto.

Respiri profondi

tentano di calmare

questa tormenta

e se un attimo

mi vedo

gli occhi si colmano

di lacrime.

Dov’è l’Amore?

Ti invoco

mio Signore

Sono ancora qui

a chiedere il tuo Perdono

a desiderare

un tuo Alito

un tuo Bagliore

Labirinti conosciuti

Sono qui!

* Foto della “Seggiola del Papa”, spiaggia del Passetto ad Ancona

67 pensionato (morto?) che parla!

Banquo

Macbeth, Apparizione del fantasma di Banquo by Théodore Chass ( la coscienza di Macbeth si ribella ai suoi delitti)* 

Il titolo del post si inspira oltre che alle recenti dichiarazioni del presidente dell’INPS sulla necessità dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, anche ad un film di Totò, 47 morto che parla; un po’ perché andando avanti su questa strada delle “riforme” i futuri pensionati potranno percepire l’assegno pensionistico solo previa seduta spiritica che ne attesti l’esistenza “in morte” nell’Aldilà! Ma anche perché la trama del film sembra affine alle vicende attuali: l’avarissimo barone Peletti decide di nascondere il testamento del defunto padre, che prevedeva un lascito al comune per la costruzione della scuola. Saranno gli stessi amministratori comunali a mettere in scena un’efficace imbroglio per far credere al barone di essere nell’aldilà minacciandolo con terribili punizioni se non confessava dove nascondeva il tesoro!

La realtà odierna è assai peggiore, visto che i cittadini non chiedono allo Stato un lascito, ma una pensione adeguata come prevede l’articolo 38 della Costituzione e godibile in un’età compatibile sia con le aspettative di vita statistiche, sia con quelle umane! E tale richiesta è stata pagata con tributo di anni di vita lavorativa e adeguati soldi versati nelle casse pubbliche.

Non sappiamo bene a che statistiche si riferiscano oggi i dati ISTAT sulle aspettative di vita future, soprattutto perché il 2015 si chiudeva con un triste primato, quello della più bassa natalità dal 1861 sostenuta al ribasso dalla più alta mortalità, paragonabile solo alle due guerre mondiali come scritto su questo articolo del Sole 24 ore La Caporetto demografica. Non avveniva dal 1917!

Questo bel primato è il frutto concomitante delle Riforme e dell’austerità EURO-imposta dalle virtuose élite europee e tanto ben recepita dai garzoni nostrani a suon di leggi e aggiustamenti strutturali. La previdenza in Italia NON E’ IN DISAVANZO DA ALMENO 20 ANNI! Addirittura nel 2011, anno dell’entrata in vigore della famigerata Legge Fornero, “il saldo fra entrate contributive e le prestazioni previdenziali nette era in attivo per ben 24 miliardi di euro”, come magistralmente spiegato in IN QUESTO POST nel blog Orizzonte 48. Attualmente il bilancio del settore previdenziale (scorporato da quello assistenziale) è ugualmente in attivo, anche se passa dai 24 miliardi del 2011 ai 3,7 miliardi del 2015. E questo nonostante (o proprio a causa) continuino ad alzare l’asticella del pensionamento. Riflettiamo sul fatto che non esiste nessun sistema pensionistico sostenibile se adotti un sistema di welfare che precarizza il lavoro e riduce in maniera drastica i contributi. Le pensioni in essere dovrebbero infatti venir pagate dai contributi versati dai lavoratori attuali e ciò può accadere solo se gli stipendi e i relativi contributi lavorativi crescono agganciati a meccanismi di indicizzazione ormai da tempo aboliti. Inoltre con la disoccupazione stabilmente sopra l’11%, sommata a varie forme di precariato sottapagato non garantiscono alcuna sostenibilità alla previdenza e tantomeno all’assistenza pubblica. Si dovrebbe agire proprio sul versante del lavoro, ripristinando tutele e investendo soldi pubblici per assumere dipendenti con lavoro stabile ed equamente retribuito per far ripartire i consumi e con essi l’economia. Ma il fine di questa crisi e di queste riforme non è la tenuta sociale, tantomeno la “crescita”, ma piuttosto la cancellazione definitiva dello stato democratico pluriclasse. Quello costruito sul modello costituzionale che punta alla piena occupazione e garantisce sotto varie forme l’uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini. Esso deve essere sostituito dallo Stato minimo, che non interviene nell’economia e lascia agire i privati attraverso il benefico mercato. Ogni aspetto deve essere in mano alla finanza privata: sanità, pensioni, scuola, lavoro… Ecco il fine sotteso delle riforme, l’unico e vero motivo perché di deve andare in pensione oggi a 67 anni, domani a 70 e poi a 75 se ancora esisterà la previdenza pubblica. Ecco perché pur essendo il bilancio previdenziale in attivo si incentiva l’APE, anticipo pensionistico, attraverso finanziamenti delle banche private! Ecco perché si sono incentivati fondi privati che più che integrare la pensione futura, servono a mettere mano alle ingenti somme della previdenza pubblica che dovrebbero essere patrimonio esclusivo dello Stato al servizio degli italiani. Ecco infine perché ci insegnano in ogni modo ad odiare lo Stato, che con tutti i suoi difetti è l’unico baluardo per noi comuni cittadini, ma con gli slogan stato brutto corrotto inefficiente….ci hanno addestrato ad essere i peggiori nemici di noi stessi!

* Nel dramma la speranza è che anche la coscienza di chi è ingiusto si possa ribellare ai suoi delitti!

L’ape innamorata

ape

Trilatrocca dedicata a tutti i cornuti. Perché l’amore è una cosa seria

Oh ape innamorata

che vai di fiore in fiore

portando il tuo amore

e pungendo con dolore

all’ignaro scalatore.

Che cos’è la tua vita?

Svolazzi nei prati e nei giorni passati

hai cercato fortemente

un amore travolgente.

Adesso lo hai trovato

e lo pungi sul prato

ma invece che amore

lui prova sol dolore.

“Ahii!” – lui geme – “Non resisto…

mi sovviene un gran dolore che m’attrista

forte il cuore!!!”

“Oh tu ape solinga,

pensavi di donarmi il tuo amore,

invece non mi hai fatto un gran favore.

E di tutta tua cagion che ne rimane?”

“Oh me sventurata,

aihmè non sono stata ricambiata!”

E sospirando fortemente

si accascia al suol morente!

* Trilastrtocca scritta a sei mani da Lorenzo, Maurizio e Roberto (il colore dei nomi contraddistingue l’autore dei versi  colorati appunto in giallo arancio, rosso e verde)  durante una vacanza in montagna nel rifugio Locatelli, situato nelle bellissime dolomiti di Sesto. Data probabile 23 Agosto 1998 (anno più anno meno che tanto l’amore anche quando non  ricambiato è eterno).