Voglia di radici

albero

Poesie di Lorenzo

Venti possenti vengono

e vogliono guidarti

verso nebbie

senza radici;

là i miraggi

mi portano,

il cuore

si ammutolisce

e non ho dove posarmi.

Solo un pianto

sincero

offre spiragli,

così tenui

ma che un po’ riscaldano.

Oh amico albero

dalle forti radici,

aiutami,

rendimi stabile

e avvinto alla sorgente,

così che crescano

rami e frutti rigogliosi

e possa sorridere

e danzare felice

ad ogni soffio del vento.

Oltre

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Jacopo Del Sellaio, Trionfo dell’Eternità 1480-1485

Non sò se avete mai incontrato o meglio provato un attimo d’Eternità, un istante in cui siete andati oltre…oltre il frastuono del divenire, della vita che scorre come un fiume in piena, degli attimi infiniti e tutti uguali e tutti cancellati dall’acqua che li travolge irrequieta! Oltre si placa! Oltre svanisce…la paura di ciò che può accadere, di ciò che sarà bene o male. Noi siamo lì da sempre eppure sognamo una vita diversa e ci agitiamo per nulla. Non ne sono più padrone di quell’attimo regalato dal destino in cui ho aperto gli occhi ed ho capito che non c’è niente da temere quando avanziamo incerti, quando inciampiamo c’è sempre qualcuno pronto a rialzarci e ad accoglierci. E ciò che è più incredibile è che ci ritroveremo lì, tutti insieme, nello stesso istante, in un attimo d’Eternità!

Buona Pasqua

Dalla trasfigurazione al Getsemani!

trasfigurazione

«Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce»

Nell’episodio della “trasfigurazione”, l’umanità di Gesù lascia trasparire la sua divinità, addirittura è il Padre a chiamare esplicitamente Gesù “Figlio”.

Getsemani

Al contrario nell’orto del Getsemani, Dio lascia trasparire tutta la sua umanità attraverso l’agonia e la morte di Gesù, abbattendo di fatto ogni muro o ostacolo tra Dio e l’uomo. Gesù ci incontra nella nostra condizione di “miseri” e inchinandosi sulle nostre miserie, prima fra tutte la sofferenza e la morte, si fa Lui stesso innalzare da noi uomini, povere creature incapaci di salvarci da soli!

Nel Getsemani c’è l’incontro tra la volontà umana presente in Gesù (“Allontana da me questo calice”) e quella divina (“Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”). Il punto d’arrivo è la volontà del Padre a cui Cristo si abbandona rimanendovi fedele.

I discepoli dormono, non sono in grado di rimanere vigili di fronte al male del Mondo che sta sconvolgendo Gesù portandolo addirittura a “sudare sangue”! Gli uomini di fronte al male si perdono, la loro anima è assopita e spesso non sono in grado di riconoscerlo. La preghiera è qui l’unico rimedio per trovare in sé stessi la forza di superare ostacoli altrimenti superiori a qualsiasi sforzo umano.

Concludo riprendendo il concetto della MISERICORDIA, cioè dell’amore che trabocca che Dio ha nei confronti di tutta l’umanità: esso si manifesta ogni volta che nell’incontrare le miserie umane, noi per primi ci abbassiamo al bisognoso, non per pietà o distinzione, ma proprio perché ci riconosciamo noi stessi nella sua misera condizione. Ognuno di noi è un nulla nell’infinita solitudine del mondo, così è stato lo stesso Cristo nell’orto del Getsemani, è diventato il NULLA, ha sperimentato in modo assoluto la nostra miseria di essere uomini e si è Lui stesso inchinato innalzandosi e innalzandoci oltre la nostra umanità per dare un senso al futuro e alla storia!

Utopia: disubbidire al criterio dell’utile per ritornare alla civiltà!

utopie

Isola_di_Utopia_MoroPremetto che per me le vere utopie (o menzogne?) sono quelle che vedono nella competizione sfrenata e nel libero mercato (dei monopoli!) i fattori principali di sviluppo della società e dell’individuo! Essi in realtà, alla prova dei fatti, si stanno dimostrando fattori di restaurazione e repressione delle libertà individuali, portando rapidamente all’eliminazione delle democrazie sociali del dopoguerra. In riferimento a questo riporto sotto alcune riflessioni fatte dall’economista John Maynard Keynes che mettono in luce gli aspetti distorsivi di un modello economico socialmente e politicamente insostenibile nel lungo periodo. Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:

“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.

Si pensi qui alla gestione odierna delle catastrofi ambientali in Italia, in primis a quella recente del terremoto: le “risorse” rigorosamente messe sotto controllo da rigidi parametri di matrice euro-pea, non bastano nemmeno per gestire l’emergenza! Ne è prova l’incompleta ricostruzione del centro storico dell’Aquila, ridotta a cumulo di macerie dal lontano 2009. Nella situazione attuale di cronica “mancanza di risorse pubbliche”, cancellate sull’altare del pareggio di bilancio e del fiscal compact, le speranze per la ricostruzione futura dei territori del centro Italia colpiti dal recente terremoto sono pressoché nulle. Ma lasciamo continuare Keynes con la sua critica al “sistema economico” di allora (che è quello riproposto in salsa euro-liberista oggi):

“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.

Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Keynes partecipò alla conferenza di pace di Parigi a Versailles nel 1919 e si oppose alle sanzioni di guerra che i paesi vincitori imposero alla Germania, sostenendo che esse avrebbero portato a nuove guerre e nessun beneficio… pochi anni più tardi l’avvento di totalitarismi quali quello della Germania nazista gli diedero – purtroppo – ragione: la gente sfruttata all’inverosimile dall’austerità causata dagli enormi debiti di guerra votò la persona sbagliata nella speranza che facesse la cosa giusta, liberarli dalla falsità e dalla menzogna dei propri governanti! Le cose poi non andarono così, ma le colpe di chi furono? Se i governi venduti agli interessi del capitale finanziario, allora come oggi, pensano solo a ciò che rende e tolgono ai popoli i diritti e la dignità (il lavoro e la speranza di una vita migliore), quale destino può aspettarci per il futuro? I segnali che vengono dagli Stati Uniti, quelli che vedono appunto un presidente eletto tradire le promesse fatte ai propri elettori riprendendo la politica destabilizzante e guerrafondaia del proprio predecessore non sembrano indicare via di uscita dal sistema di potere “neofeudale” che sta portandoci alla catastrofe, in Europa come nel resto del mondo con pochissime eccezioni. Il motto globalista usato prevalentemente in politica estera dagli USA è quello di “divide et impera”, efficacemente adottato da varie dinastie nel passato: in Medio Oriente come in Europa si andrà avanti destabilizzando i popoli per accerchiare la Russia e i suoi alleati, come appunto la Siria o l’Iran. Ma se ciò non avrà un freno, come sembrava voler fare Trump prima e subito dopo la sua elezione, le conseguenze diventeranno tragiche. In attesa di sapere se anche Trump si comporterà come una Clinton o un Obama qualsiasi, portando forse il mondo a una nuova (e definitiva?) guerra globale, concludo con Keynes sul ruolo dello Stato in economia:

“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”

Capito ministro Padoan e suoi colleghi? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. E se ora applaudite al prima tanto disprezzato Trump, solo perché ha lanciato i suoi missili in Siria per punire un – non si sa bene da chi concepito – attacco con armi chimiche, ebbene siete poi così sicuri che ci sarà posto per voi nei bunker riservati alle élite in caso di una guerra che avrà conseguenze imprevedibili? Non possiamo che sperare che dietro l’irrazionalità di tali scelte ci sia un senso nascosto che abbia come fine ultimo il mantenimento della pace e non l’ennesima presa in giro del proprio popolo!

Bibliografia e approfondimenti:

J.M. Keynes “Autarchia economica”, 1933

Luciano Barra Caracciolo, Euro e (o?) democrazia costituzionale, DIKE