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Fatti vs opinioni

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Marco Aurelio

“…tutto ciò che ascoltiamo è un’opinione, non un fatto. Tutto ciò che vediamo è una prospettiva, non è la verità […] Tu hai il potere sulla tua mente, non sugli eventi. Renditi conto di questo e troverai la forza.” pensieri di Marco Aurelio tratte dal suo libro “Meditazioni”

Non ho mai approfondito più di tanto l’argomento sull’11 settembre, ho trovato interessanti e personalmente condivisibili le dichiarazioni di Assange sulla questione: “I’m constantly annoyed that people are distracted by false conspiracies such as 9/11, when all around we provide evidence of real conspiracies, for war or mass financial fraud.” Un articolo collegato alla questione lo potete leggere QUI.  Il dibattito è certamente aperto e suscita dubbi e domande, ringrazio quindi Stefano per averne parlato nel suo interessantissimo post che pubblico volentieri e ognuno è poi libero di decidere se davvero le questioni sollevate da Stefano siano fatti oppure opinioni.

P.s.: Mi chiedo se i debunker e i complottisti non siano anche loro due facce della stessa medaglia, cioè l’ultima sponda di un sistema che gioca tutte le sue carte pur di tenere ai margini verità fattuali molto più incisive.  Ma questa NON è una questione attinente al post sotto e la lascio aperta per un prossimo ed eventuale approfondimento.

Post di Stefano

Torno a parlare dell 11 settembre dopo che ho visto un interessantissimo confronto tra Massimo Mazzucco, documentarista complottista, e Fausto Biloslavo, giornalista ed inviato di guerra mainstream, disponibile su Youtube e realizzato da Byoblu.
Per me ci sono due aspetti da considerare: il primo sono i fatti, quello che è accaduto fisicamente, quello che sottostà alle leggi della fisica, in pratica quello che è incontrovertibile… semplicemente perché è un FATTO. Il secondo aspetto sono le testimonianze, il panorama politico, le speculazioni opinionistiche geopolitiche, le opinioni “fideistiche”, eccetera. Il secondo aspetto è mutevole, interpretabile, corrompibile, soggettivo.
Non ritengo che il secondo aspetto sia trascurabile, ma se devo scegliere un punto di partenza scelgo il primo, ovvero, prima analizzo i fatti e poi mi faccio un’opinione. Il contrario è quello che ha fatto Biloslavo: lui parte dal presupposto che: “gli americani non si farebbero mai una cosa del genere”, che: “ci vorrebbero troppe persone per organizzare una tale messa in scena e prima o poi verrebbe fuori la verità” e che: “ci sono le testimonianze dei veri responsabili che confermano la versione ufficiale”.
Non metto in dubbio che il “secondo” aspetto è affascinante e tranquillizzante, purtroppo però cozza con i FATTI. L’elenco dei fatti certi è lunghissimo e mi limiterò a citare solo i più salienti, faccio presente che per “fatti” intendo cose che, chi ha vissuto e fatto esperienze per qualche anno di vita, oppure, chi abbia acquisito con merito la licenzia media, sono incontrovertibili. Premetto intanto, che i grattacieli sono progettati e costruiti per resistere agli incendi ed all’impatto di aerei, e credo non vi siano dubbi. Al contrario sarebbe come fare un’auto senza freni. Tant’è vero che non è mai successo nella storia che un grattacielo crollasse per incendio o per impatto con un aereo. Quindi, semplicemente le torri gemelle non sarebbero dovute crollare. Non certo, poi, alla velocità quasi di caduta libera senza che qualcosa non abbia tolto la resistenza dei piani inferiori, come ad esempio delle esplosioni, che tra l’altro sono visibili nei filmati, e come d’altronde si usa nelle demolizioni controllate. Non sarebbe certo crollato, dopo poche ore, il terzo grattacielo, il WTC 7. La versione ufficiale dice che è caduto per l’incendio “indotto” da una torre gemella…? Anche questo a velocità di caduta libera, con tanto di esplosioni ben visibili. Inoltre il Kerosene contenuto nei serbatoi brucia al massimo a 800 gradi centigradi, mentre l’acciaio di cui era fatta la struttura delle torri fonde almeno a 1500. A ground zero per settimane, scavando, si trovavano pozze di acciaio fuso. Si trovavano putrelle tagliate con la termite ad angoli di 45 gradi: metodo usato per far collassare meglio la struttura nelle demolizioni controllate. Sulle ragionevoli illazioni che i terroristi “piloti” non sapessero affatto guidare dei Boeing 757, che nessun pilota sarebbe stato in grado di fare certe manovre con quegli aerei, che il cielo più controllato del mondo non sia stato controllato e che non era presente l’aviazione americana perché impegnata, proprio quel giorno, da 4 esercitazioni diverse e contemporanee, questo appartiene al “secondo” aspetto, ma sul fatto che gli aerei viaggiassero a 900 Km all’ora a 200 metri sul livello del mare, questo è un FATTO. E degli aerei “normali” non lo possono fare. Col Pentagono mi piace accarezzare il “secondo” aspetto: vi sembra possibile che un terrorista che voglia fare il massimo dei danni non colpisca il Pentagono dall’alto, che tra l’altro è molto più facile, piuttosto che fare la solita manovra impossibile per portarsi a 900 Km H rasoterra e colpire un muro esterno? Vi sembra possibile che non siano disponibili filmati in uno dei posti più controllati del mondo? Ma torniamo ai fatti: quello che resta è un buco di circa 5 mt di diametro. Peccato che la fusoliera dell’aereo conti 15 mt di diametro, è vero che la fusoliera è di alluminio e leggera… ma i due motori appesi sotto le ali sono di acciaio e sono la parte più massiccia dell’aereo, bene, questi non hanno lasciato la minima traccia. E questi sono FATTI. Sorvoliamo poi sul fatto che non si sono mai trovati i resti del quarto aereo, ma solo una buca…? Boh?
Bene, di fatti ce ne sono tanti altri, ma bastano questi. Da questi si possono sviluppare tutte le teorie che si voglia, invito solo a pensare, però, che qualunque capo di stato dichiari una guerra sa perfettamente che sta causando centinaia di migliaia di morti. Per cui non ci si deve meravigliare se alcuni individui sanno prendere la decisione di ammazzare migliaia di persone. Lo prendono come uno “spiacevole”, ma inevitabile, danno collaterale.

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Attualità

Solidarietà familiare

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Foto da pixabay

Post di Stefano

Nella famiglia della mia compagna, che ormai è diventata la mia famiglia, una settimana fa sono successi, tutti nello stesso giorno, due eventi che hanno costretto all’ospedale due parenti strettissimi. In due ospedali diversi. Da allora è iniziata la consueta staffetta solidale, da parte di tutti i superstiti e che ha coinvolto anche me, per sopperire a tutte le necessità dei due malati ed anche a quelle degli assistenti ai pazienti. Non c’è niente di eroico in tutto questo, anzi, è tutto perfettamente normale. L’umanità, la vera umanità si esprime esattamente così, la società serve a questo, siamo esseri solidali. Le società umane, specie le più piccole, da sempre, hanno sempre tratto giovamento dall’aiuto reciproco e gratuito. Nelle società tribali non c’era bisogno dei baby sitter né dei badanti, bambini, malati e vecchi venivano accuditi da chi era lì disponibile, normalmente. Più recentemente nelle famiglie polinucleari e allargate era lo stesso. La famiglia è la forma di società più piccola, ma è la base di partenza dal quale si sviluppa lo scambio reciproco, gratuito e non mercantilistico. Il vantaggio individuale è ridotto, eventualmente, alla speranza di ricevere in futuro ed in caso di bisogno la stessa cura che si è spesa a favore degli altri. Non c’è alcuna contabilità e nessun vantaggio immediato, esclusa la indubbia soddisfazione dell’essersi sentiti utili. L’essere solidali e gregari, penso, sia una cosa connaturata alla nostra struttura genetica che, vista la indubbia debolezza che ci caratterizza come specie animale, ci ha permesso di sopravvivere. Ora, il mio sguardo disincantato non può fare a meno di notare come la famiglia sia vittima costante di continui attacchi da parte dei soliti “poteri forti”. Le tutele alla famiglia si assottigliano sempre di più, il lavoro, quando si riesce a trovare, è sempre più precario. Sempre più impegnativo in termini di tempo e sempre più delocalizzato. In pratica ogni giovane viene presto scoraggiato a mettere su famiglia e ad avere dei figli, viene privato della progettualità di vita. Invece, vengono incoraggiati quei rapporti potenzialmente sterili ed “a tempo” (mi fermo qui perché è un discorso scivoloso, ma a buon intenditor…). Quello che noto, dicevo, è l’attacco sistematico a tutte quelle realtà che prevedano per “statuto” la gratuità delle prestazioni ed in un contesto non mercantilistico, quelle che tolgono PIL al mercato. Occorre fare una precisazione: il lavoro gratuito è ben accetto sotto forma di “stage” infinito, di schiavismo di fatto, di “volontariato” eccetera. Il lavoro che non piace è quello dove non ci guadagna nessuno e, non solo, quello che toglie la possibilità a qualcuno di guadagnarci. Torno all’evento familiare per fare un esempio: assistere gratuitamente un paziente all’ospedale non va bene, pagare una terza persona per lo stesso servizio sì. In pratica tutto si deve pagare, e con i soldi! Tutto deve essere mercantilizzato, ci vogliono soli e consumatori. Io non so se tutto questo è semplicemente finalizzato ad un guadagno immediato o se ha uno scopo più elevato (o inferiore), sta di fatto che questo comportamento, per sua natura, è distruttivo per la specie umana quindi, per concludere, o i potenti sono miopi e psicopatici (come credo), o hanno un livello di comprensione così elevato che noi poveri mortali non possiamo capire (Malthus?).

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Attualità

Presentazione del libro “Una strana normalità” di Stefano Tonnarelli

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Di solito sono restio nel pubblicare due post nella stessa giornata, ma stavolta non potevo certo esimermi dal pubblicizzare il secondo incontro di presentazione del libro dell’amico e scrittore Stefano Tonnarelli, che fra le altre cose è anche l’autore di molti post del blog OpinioniWeb XYZ! Ho assistito all’incontro di Ancona e posso dirvi che ne è valsa veramente la pena: Stefano ha saputo rispondere alle domande della moderatrice e del pubblico in modo magistrale, stimolando la curiosità dei partecipanti che poi hanno deciso nella quasi totalità di acquistare il suo romanzo. Un libro di fantascienza assolutamente originale, da leggere tutto in un fiato! Invito chi abita a Senigallia e dintorni a partecipare numerosi all’incontro di domani, sabato 15 febbraio, presso la libreria Mondadori Bookstore in Corso II Giugno, 61 .

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Attualità Filosofia e religione

Venere, Cupido e le api

 

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Venere e Cupido, Lucas Cranach il Vecchio

Si dice che l’amor sia dolce e pungente e questo quadro ce ne mostra la ragione. Per gli antichi romani Cupido era il dio dell’amore che se ne andava in giro scoccando le sue frecce sugli umani al fine di risvegliarne la passione. Pare che prima di fare ciò intingesse le punte delle sue frecce proprio nel miele che rubava puntualmente saccheggiando gli alveari e portando via addirittura interi favi. Ecco perché nel quadro di Cranach è raffigurato piangente e tormentato dalle api, mentre cerca consolazione da sua madre Venere. Una Venere per nulla preoccupata, del resto le frecce dell’amore possono fare molto più male della puntura di un’ape. Lei stessa sembra volergli dire: “Ti serva da lezione, mio caro Cupido!

Nel quadro la Venere sembra quasi un’Eva pronta a cogliere il frutto del peccato. Il pittore vuole infatti mettere all’erta chi guarda la sua opera, sui pericoli fisici e morali dell’amore. Venere e i suoi amorini, primo fra tutti Cupido, dona infatti un amore effimero che lascia più vuoto che gioia.

Quindi a noi non resta che prendere la parte migliore dell’amore, simile a quel miele dolce che ci donano le api, animali laboriosi che non tradiscono mai chi si affida a loro con rispetto e cautela. L’amore, come il miele, è una cosa preziosa, frutto raro da trovare e ancora più difficile da raccogliere.

Cranach fece varie versioni di questo quadro, una è conservata nella galleria Borghese e la potete vedere cliccando Qui!. Invece la versione messa come apertura del post è attualmente conservata alla National Gallery di Londra e secondo la storica viennese Birgit Schwartz era parte integrante della collezione privata di Adolf Hitler.

Non mi resta che fare a tutti gli innamorati i miei migliori auguri di San Valentino.

 

 

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Poesie

Squarcio tra le nubi

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Foto da pixabay -poesia di Lorenzo

Vero

è leggero, silenzioso

e ci attende….

Se una brezza gioiosa di vita,

per arcane volonta’,

dirada

quelle nubi rumorose

si diffonde

come luce di sole

tra gli squarci;

muta,

vivificante,

prodiga di tesori.

Sorgente

di zampilli dorati;

per noi

sei la perla più preziosa

degli abissi,

sei la Dea magnifica

serrata

nella torre grigia

del pensiero.

Un tuo alito

ci espande

e in un attimo

siamo universo illimitato

ed avvolgente.

Come l’ago magnetico

ci ridona

il verso perduto

del cammino

 

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Attualità

Ho visto un alieno in TV (a Sanremo)

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Foto da pixabay

Post di Stefano

Per quanto ami la musica, di ogni genere, ho cominciato da vari anni a non guardare più Sanremo: qualità delle canzoni (e dei cantanti) molto bassa, spettacolo per lo più pompato, ma inconsistente… in pratica ormai una auto celebrazione di sé stesso. Dopo, se capita facendo zapping, non è che cambio subito canale, magari una canzone la ascolto pure, ma ieri sera mi ha impressionato l’alieno che faceva “bella” MOSTRA di sé. Si trattava di quello che rimane di Ornella Vanoni: una bella signora che se avesse accettato dignitosamente di vivere la sua vecchiaia, magari cantando pure, perché no? Si sarebbe esibita nella sua vera forma di una bella signora anziana, acconciata, truccata e vestita come una “bella signora anziana”. Non c’è nessuna vergogna in questo: diventare anziani è la speranza di tutti noi, anche perché l’alternativa è peggiore! Ed invece no, si è affidata alla chirurgia “estetica” (inestetica) ed è diventata… a me ha ricordato un videoclip dei Genesis degli anni ’80 (Land of confusion), in cui i personaggi rappresentati erano dei pupazzi animati, pupazzi che erano la caricatura dei personaggi stessi. In particolare l’Ornella nazionale, ieri sera, sembrava il pupazzo di Tony Banks. Ma quelli erano pupazzi, messi lì per far ridere! Lo spettacolo che offriva di sé era inquietante, non c’era più niente di umano, nessuna espressione, una maschera di cera… anzi di silicone. Un pupazzo animato. Insomma un vero e proprio alieno! A pensarci bene anche Patty Pravo ed altri, all’inizio anche Claudio Baglioni, poi forse si è ricreduto o ha cambiato chirurgo e adesso è un po’ più normale. Insomma vorrei capire che cosa spinge questi personaggi a cercare, nell’aspetto, una gioventù che non c’è più per motivi anagrafici, ma che, ripeto, non c’è niente di male che non ci sia. Molto più dignitoso, ricordo sempre a Sanremo di parecchi anni fa, Nicola Arigliano già ottantenne e un po’ claudicante, vecchio, ma perfettamente integrato nel personaggio reale che era, ha cantato nel suo stile, una bella canzone che a volte interpreto anch’io. Manteneva tutta la sua espressività, anzi, resa più profonda dall’essere anziano. Oppure come ha fatto Mina: quando non ha più accettato il suo aspetto fisico ha smesso di mostrarsi in video. Capisco, perché l’ho provato, che il palcoscenico sia una droga alla quale è difficile rinunciare, ma l’età, vera od apparente, non c’entra niente col potersi esibire. Virna Lisi da giovane interpretava parti da giovane, da matura interpretava ruoli di mezza età e da vecchia interpretava parti da vecchia. Sempre bellissima, sempre interessante, sempre espressiva. Se hai qualcosa da dire, o da dare, da vecchio lo puoi fare lo stesso, non ti dà niente di più un bisturi, anzi, ti toglie… l’umanità, o per lo meno quella apparente.

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Attualità

Un pianeta perfetto

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Saccaromiceti in azione: fermentazione alcolica!!!

Il racconto che segue è stato scritto da Stefano che lo ha sviluppato da un’idea originale del suo amico Tiberio, I due che si conoscono da una vita sono riusciti a sviluppare un breve racconto di fantascienza gradevole e soprattutto attuale. Buona lettura

«Lo so, lo so che la nostra è una razza “lenta”, che nella parte di universo che abbiamo esplorato la maggior parte delle razze intelligenti misurano il tempo considerando il giorno una rotazione del loro pianeta ed un anno la rivoluzione.»

Lo scienziato si guarda intorno per accertarsi dell’attenzione dei colleghi. «Lo so che noi, a differenza di molti altri, andiamo a dormire quando inizia l’inverno e ci svegliamo in primavera, mentre… pensate! Molte altre razze vanno a dormire di notte. Ogni notte!»

Sottolinea il concetto con un sorriso di sufficienza. «Quando per noi finisce un giorno per gli altri ne sono passati da 300 a 500. Quando li osserviamo muoversi sembrano delle formiche impazzite… ci pensate? Se loro potessero osservarci ci vedrebbero immobili come statue di pietra.»

Questi concetti, sul diverso scorrere del tempo a seconda del metabolismo dei diversi organismi, erano ben chiari a tutti i partecipanti della riunione, per cui ognuno si stava domandando dove volesse arrivare e lui era un tipo che non si faceva certo pregare.

«Questa cosa ci dà dei vantaggi innegabili: le razze veloci, per esempio, non possono viaggiare tra le stelle, visto che alla velocità massima possibile, che è circa il 90% di quella della luce, qualsiasi distanza interstellare sarebbe impercorribile da esseri che terminerebbero il loro ciclo biologico durante il viaggio. Mentre per noi qualsiasi distanza corrisponde solamente ad una piccola frazione della vita.»

 

In un altro tempo, sulla terra:

 

Fabio e Carlo stanno sorseggiando un bicchiere di ottimo rosso seduti sul divano, mentre le donne chiacchierano tra di loro in cucina.

Fabio, che è il vero intenditore di vini pregiati, alza il calice per un brindisi: «Agli antichi ed alla loro Ambrosia degli Dei.»

Brindando, Carlo, invece, propone una riflessione: «Sai cosa pensavo? Certamente sarà stato un caso, qualcuno avrà spremuto dell’uva per bersi un dolce succo, poi avrà lasciato l’avanzo da qualche parte e questo è fermentato…»

Fabio si intromette nell’ipotesi: «Ma non lui! Qualcun altro, per sbaglio, avrà bevuto il mosto andato a male e si sarà accorto che non era male per niente.»

«Perché non la stessa persona?»  

Col suo fare sempre sicuro di se, Fabio ribatte: «Gli antichi non avevano le nostre conoscenze, ma non erano scemi: lo sapevano benissimo che gli alimenti, dopo un po’, si deteriorano.»

Carlo assume un atteggiamento riflessivo. «Beh sì, certo, solo che pensavo ai saccaromiceti… che stupidi animali!» Conclude scuotendo la testa pensieroso.

«Perché?»

«Scusa eh? Prima si nutrono degli zuccheri del mosto, e si riproducono in una progressione geometrica, perché c’è tanto cibo, ma così facendo espellono l’alcool, che è un prodotto di scarto, ma che è anche velenoso per loro. Alla fine, quando c’è troppo alcool nell’ambiente in cui vivono, muoiono intossicati!»

Fabio guarda l’amico ammirato per l’acuta osservazione.

 

In un altro tempo, su un altro pianeta:

 

«Scusa collega, ma dove vuoi andare a parare?»

Il relatore sorride sicuro di se: «Ci arrivo, non vi preoccupate!: Allora, avete presente quel pianeta perfettamente abitabile, dove da poco è caduto un grosso meteorite che ha distrutto tutte le forme di vita più grandi di 10 Kg di peso?»

«Ah si, abbiamo capito… sarebbe molto utile per le nostre colonizzazioni. Ma gli studiosi di abitat esobiologici hanno già escluso che possa essere adatto alla nostra struttura metabolica.»

«Sì, certo, conosco bene i risultati di quegli studi: troppo ossigeno in atmosfera, troppo freddo, troppe foreste, troppa luce solare… eppure mi è venuta una idea!»

Tutti gli altri insorgono in un chiacchiericcio di disapprovazione: «E’ inutile anche parlarne, l’investimento che dovremmo fare per trasformare quel pianeta, in termine di risorse, di tempo e di fatica, sarebbe troppo grande e non ne varrebbe la pena!»

«Invece io voglio proporvi un sistema semplicissimo e geniale.» Sottolinea la frase con rapidi gesti delle mani.

«Sentiamo dunque! Ma spero proprio sia una proposta sensata, che qui di tempo ne stiamo sprecando anche troppo!»

Il relatore, per niente intimorito, si prende invece tutto il tempo per organizzare verbalmente la sua esposizione: «Bene, abbiamo visto che nel pianeta, finora, sono vissute solo razze “veloci”. Dovremo quindi aspettare poco tempo, per noi, fino a quando una razza non sarà promettente. A quel punto potremmo intervenire per modificare geneticamente quella razza.»

Si ferma come per organizzare tutto nella sua testa, poi riprende: «Possiamo fare così: ne creiamo uno… di sesso maschile. Gli diamo anche la caratteristica dell’intelligenza, ma non del tutto, non come la nostra. Non gli inseriamo il concetto di limite e di sostenibilità, anzi gli mettiamo dentro la cupidigia. Lo mettiamo in un ambiente favorevole e circoscritto. Sì insomma, un paradiso terrestre.  Vediamo come si comporta e lo adattiamo man mano. Se funziona bene, gli creiamo la femmina e li lasciamo liberi di scorrazzare per tutto il pianeta.»

«Esimio collega, non capisco dove vuoi arrivare!»

«Ma è molto semplice! Con quelle caratteristiche, in poche migliaia dei loro anni, si moltiplicheranno e raggiungeranno presto il numero e la tecnologia per trasformare l’intero pianeta come noi lo vorremmo: poco ossigeno, molta anidride carbonica, molto più caldo e con meno luce visto che ci sarebbero sempre le nubi. E non solo, a quel punto non riusciranno a sopravvivere alla loro catastrofe e ci consegneranno un pianeta praticamente perfetto!»

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Attualità

Ordinario delirio

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Foto di skeeze da pixabay

Nelle considerazioni fatte da Stefano nel post qui sotto c’è tutto! Ci sono i motivi delle “riforme di-strutturali”, del perché ogni tentativo di ripristinare tutele e diritti venga invece presentato come un pernicioso privilegio (posto fisso, pensioni retributive, sanità gratuita…), della demonizzazione sistematica del voto popolare finalizzato ad un qualsivoglia cambiamento, della critica ad un’immigrazione incontrollata… Continuate voi se ne avete la voglia (e soprattutto la forza)! Tutto è cambiato per tornare indietro di decenni, forse addirittura di secoli! Il globalismo assolutista è diventato oggi una necessità per trasformare il pianeta in un’unica grande società al servizio di pochi padroni che controllano tutto. Come se i popoli fossero un grande branco chiuso in un recinto sempre più stretto con i predatori che sbranano alla bisogna. Eppure ricordiamoci che se il branco andasse unito in una stessa direzione, rivoltandosi compatto verso i pochi predatori, non ci sarebbe per loro scampo.  E nel branco, accomunati da un’identico destino, ci sono persino i politici collaborazionisti, quelli che in modo più o meno consapevole costruiscono il recinto e vi fanno entrare le prede. Avessero un lume che li mettesse davanti alle loro reali responsabilità e al loro destino: non c’è scampo per nessuno in un sistema anti-umano, l’utile che pensate di ricavarne per voi dura il tempo di un cerino tenuto fra le dita. Come fate a non sentirne il calore?

Post di Stefano

Mi ricordo che negli anni ’70 e ’80 il giovedì pomeriggio, ma soprattutto nella giornata di domenica, gli alimentari erano tutti chiusi, per legge. Nella mia città c’era un pazzo (era davvero un pugile suonato), in un quartiere ultra popolare, che teneva la sua piccola bottega aperta, sempre! Anche il giorno di Natale, e tutti i giorni fino a notte inoltrata. Dopo infinite multe, negli orari non canonici, teneva la serranda abbassata fino a 20 cm da terra, ma lui c’era! Il segnale era la luce accesa. Bastava bussargli, lui ti sbirciava dalla finestrella accanto e, se gli andavi a genio o ti conosceva, ti vendeva tutto quello che gli chiedevi. Io, opportunista come tutti, ne approfittavo. Poi sono arrivati i supermercati di periferia che, piano piano, hanno fatto chiudere tutti i negozi di quartiere ed abolito gli orari di chiusura, ed i centri commerciali che, per qualsiasi mercanzia, è veramente ormai difficile trovarli chiusi. Passavo lì davanti il 26 dicembre e l’IKEA era aperta! Che significa che i lavoratori del grande magazzino sono stati costretti a non poter salutare, alla ripartenza, i parenti arrivati da lontano per le feste natalizie. Non parliamo poi delle vendite on-line: se hai l’abbonamento giusto e la mattina del 1° gennaio hai bisogno di un avocado, fai la richiesta giusta e nel giro di mezzora ti arriva a casa. Eh… giusto! Come si fa a stare senza avocado la mattina dopo la sbornia colossale? Quindi, i lavoratori della grande impresa multinazionale la sbornia se la sognano… al pari dei medici e degli operatori del pronto soccorso! Ma l’avocado è l’avocado!!! Va beh quegli altri salvano vite, ma l’avocado… Comunque tranquilli, Amazon ha dichiarato che ha dato lavoro ad un sacco di gente in tutto il mondo: ha fatto un’opera di bene! Peccato che, alla chiusura di migliaia di piccoli e grandi esercizi commerciali, di posti di lavoro se ne sono persi ben di più. Peccato anche che tali lavoratori vengono trattati come schiavi, ma che vuoi? E’ IL NEOLIBERISMO BABY!

Devo dire che come consumatore mi sento sempre più coccolato, il problema semmai arriva quando cambio ruolo e divento un produttore di beni e servizi, traduco: Lavoratore. Eh, lì qualche problemino c’è. La rinomata legge di mercato impone che il costo del lavoro sia ridotto al minimo, che le tutele e le sicurezze siano ridotte al minimo, che la flessibilità negli orari e nei luoghi di lavoro sia massima… che ci vuoi fare: “Ce lo chiede il mercato!” E, nonostante questi sacrifici, il numero assoluto dei lavoratori diminuisce sempre più, i percettori di un reddito diminuiscono sempre di più, la ricchezza del ceto medio-basso, quella più numerosa, diminuisce sempre di più. Mi nasce spontanea una domanda: ma quando questa ricchezza sarà così bassa che il “consumo” si ridurrà a quello di sopravvivenza, chi ordinerà più l’avocado la mattina del 1° gennaio?

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Filosofia e religione

Don Bosco «Da mihi animas, coetera tolle»

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Foto da pixabay

<<Dammi le anime e prendi tutto il resto>>, questo era il motto che Don Bosco teneva nella sua camera!

Don Bosco morì il 31 gennaio 1888. Egli fu un grande educatore e un grande santo.

Ogni insegnante o educatore dovrebbe ricordare sempre queste parole di Don Bosco:

Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi”.

Oggi più che mai sono parole  luminose, soprattutto per una scuola devastata da riforme scellerate che hanno ribaltato il suo compito fondamentale: EDUCARE ISTRUENDO!

Non certo addestrare oppure colmare le menti con nozioni o fantomatiche competenze. È l’uomo, anzi la “persona” a dover essere formata in ogni suo aspetto, affettivo e (anche) cognitivo. Essa sarà così il cittadino e il professionista del domani in una società in cui avrà ancora un senso parlare di futuro.

Riguardo al santo…

Don Bosco nella sua giovinezza aveva un’amicizia d’anima, Luigi Comollo, che come affermerà nelle sue Memorie: “Posso dire che da lui ho incominciato a imparare a vivere da cristiano”. Ebbene in seminario Don Bosco dopo la morte a soli 22 anni del suo giovane amico, lo vide apparire insieme ad altri 20 compagni di camera, come un rombo di tuono e sotto forma di una luce che per tre volte consecutive disse: “Bosco! Bosco! Bosco! Io sono salvo!”

Pensate che dono immenso regalò a Don Bosco il suo amico Luigi! Il segno della vera Salvezza, da portare nel cuore e da trasmettere ai suoi giovani protetti: <<Tutto passa, ciò che non è eterno è niente>>!

E che cosa è mai eterno nelle nostre misere esistenze? Certamente l’anima e Don Bosco era animato da un fuoco di carità e d’amore verso il prossimo; tutto ciò che fece per gli altri fu unicamente riflesso del suo amore verso Dio. Il suo amore verso il prossimo ebbe sempre un unico intento, salvare le anime, di cui tutto il resto fu strumento.

In un mondo in cui è molto più facile perdersi che ritrovarsi il suo esempio è davvero un faro nella notte, una speranza per tutti quelli che credono che il Signore non abbandona mai i suoi figli ed è sempre pronto a parlarci e guidarci attraverso un’anima santa che umilmente sa ascoltare e rendersi strumento di salvezza per l’umanità.

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Poesie

Pianura desolata

deserto

Una materia informe

ho modellato con la mia mente

al pari di un Dio delirante

creando fantasmi

fatti di un denso pensiero

che vivono in me

offuscando speranze legate alla vita.

Seduto in una pianura desolata

osservo il mio corpo

ombra di una luce,

proiezione di ciò che siamo,

vagare in un mondo

tenuto insieme dai nostri sguardi

e basta chiudere gli occhi

per annullare il tutto

restando sospesi nel buio

che sta al di sotto dell’Essere.

Vorrei che avesse un senso Dio

e non fosse una vana compagnia

 creata dalla mente

strumento onnipotente

aperta al Tutto,

un vuoto evanescente.

Ma non posso negare di esserci

non posso negare il pensiero

che sostiene il mio animo,

che modella le cose

o le riduce ad un niente.

Seduto in una pianura desolata

ora riesco ad alzare lo sguardo

verso le essenze

che si specchiano in una realtà

riflesso di modelli ideali,

di perfezioni divine

al di sopra di noi

che a volte giochiamo ad essere Dio

 non accontentandoci delle immagini

e non illudendoci di vivere davvero

ci sforziamo per capire

alzando lo sguardo verso il cielo.

Poesia già pubblicata QUI!